Estratto del documento

Capitolo 1: Anni costruttivi

L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica

Al termine del secondo conflitto mondiale le condizioni dell'Italia erano catastrofiche anche se in misura inferiore rispetto ad altri paesi. Oltre alle abitazioni, le bombe non avevano risparmiato le aule scolastiche, le attrezzature ospedaliere, ponti, strade, molti terreni erano stati minati. Gli impianti industriali del nord furono in larga misura salvati ma la ripresa industriale fu rallentata dalle disastrose condizioni delle vie di comunicazione, la mancanza di capitale, la contrazione dei consumi privati e la necessità di riconvertire la produzione.

La conclusione della guerra rendeva improrogabile la formazione di un governo rappresentativo delle diverse parti del paese. Il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia premeva affinché la guida dell'esecutivo fosse affidata a una personalità non legata all'epoca del prefascismo. Il presidente del consiglio in carica Bonomi si dimise a giugno 1945 ed emerse il nome di Parri che formò un governo nel quale erano presenti i leader dei partiti antifascisti che componevano il CLN: Partito Socialista, Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito d'Azione e Partito Liberale. Tuttavia presto emersero le differenze ideologiche e politiche fra i partiti del CLN e a Parri mancavano le doti indispensabili per imporre una linea politica generale all'interno del governo. Ben presto perse la fiducia e dovette annunciare le dimissioni. La DC riuscì a imporre la candidatura di De Gasperi sempre a capo di un governo comprendente tutti i partiti del CLN. Le prime mosse di De Gasperi andarono in senso moderato. A gennaio '46 furono negoziati accordi con gli Stati Uniti per l'attuazione di un programma di aiuti.

Essendo l'elettorato democristiano diviso tra monarchici e repubblicani, si decise di affidare la scelta al suffragio popolare. Il governo De Gasperi appoggiò due decreti con cui furono stabilite le modalità di convocazione degli elettori sia per il referendum istituzionale sia per eleggere con metodo proporzionale i deputati della Costituente, entrambi fissati il 2 giugno '46. Si stabilì inoltre che in caso di vittoria repubblicana al presidente del consiglio sarebbero stati affidati provvisoriamente le funzioni di capo di stato. Il clima complessivo della campagna elettorale referendaria risultava incerto. Per forzare a proprio favore la situazione, Vittorio Emanuele III, compromesso con il regime fascista, annunciò l'abdicazione a favore del figlio Umberto II e partì per l'esilio.

Il voto politico per la Costituente confermò la forza dei partiti di massa e la prevalenza della DC che ottenne la maggioranza relativa dei suffragi, al secondo posto il PSIUP e solo terzo il PCI. Per entrambi i partiti della sinistra risultava grave la debolezza nelle regioni meridionali e nelle isole. Gli elettori italiani mostrarono di voler rompere non solo con il fascismo ma anche con il prefascismo.

Sulla questione istituzionale il conteggio dei voti procedeva molto a rilento per quanto le prime notizie parlassero di vittoria repubblicana. Furono presentati dei ricorsi in quanto, in base al decreto che aveva indetto il referendum, la vittoria sarebbe stata assegnata sulla base della maggioranza degli elettori votanti e ciò imponeva che si conteggiassero anche le schede nulle. La Corte di Cassazione comunicò tuttavia i risultati senza il numero delle schede non valide. Re Umberto rifiutò ogni compromesso e il 12 giugno il presidente del consiglio dichiarò di assumere le funzioni di capo provvisorio dello stato. Umberto si recò in esilio volontario. Il 18 giugno vennero resi noti i risultati definitivi e fu ufficialmente proclamata la Repubblica. Il 25 giugno l'Assemblea Costituente elesse il proprio presidente, il socialista Saragat, e come capo provvisorio dello stato De Nicola, un monarchico. De Gasperi ricevette l'incarico di formare un nuovo governo che vide la partecipazione di DC, PCI, PSIUP e PRI, mentre furono esclusi gli azionisti e i liberali.

Una delle questioni cruciali fu quella della Sicilia. In tutto il sud si erano intensificate le agitazioni contadine e le occupazioni dei latifondi. Già nel 1944 si erano introdotte delle riforme che avevano permesso di guadagnare fiducia verso lo stato. La Sicilia era stata la prima regione a essere occupata dagli alleati ed è certo che essi si trovarono nella necessità di rivolgersi alle personalità dotate di maggiore influenza per controllare e governare il territorio, fra cui notabili locali e capi mafiosi. Nel vuoto istituzionale, emerse la spinta indipendentista. Nel 1944, quando la Sicilia tornò sotto l'amministrazione del governo italiano, fu istituito un Alto commissariato per l'isola, affidato a Aldisio, un democristiano siciliano che cercò di favorire la strada dell'autonomia. Per ottenere ciò non disdegnò di entrare in rapporti con i notabili mafiosi nella convinzione che potessero offrire un aiuto contro il Movimento indipendentista. La strada vincente si rivelò quella dell'attuazione dei progetti autonomistici che portarono rapidamente alla sconfitta del MIS.

Le scelte decisive del 1947

Mentre la prima fase delle elezioni amministrative, svoltesi nella primavera del '46, aveva visto trionfare la DC, il secondo turno mostrò un suo tracollo a favore del movimento dell'Uomo Qualunque. Tratti principali del movimento erano l'individualismo, lo scetticismo, l'insofferenza dei ceti medi. Il punto fondamentale era la polemica contro le imposte ritenute eccessive. Alle amministrative il movimento coagulò attorno a sé tutte le porzioni di elettorato scontento della DC e ostili al comunismo. La Democrazia Cristiana rischiava di perdere il consenso dei ceti medi, gli ex fascisti, i notabili locali che si erano rivolti verso di essa in funzione anticomunista, già delusi per l'esito del referendum istituzionale. Per De Gasperi proseguire la collaborazione con le sinistre significava perdere voti ma allo stesso tempo rompere con esse significava assumersi gravi responsabilità, sia in ordine alla firma del trattato di pace, sia per quanto riguardava i lavori della Costituente. L'occasione per la rottura si presentò all'inizio del '47 quando De Gasperi partì per gli Stati Uniti per rafforzare i legami con i dirigenti americani.

Mentre De Gasperi si trovava oltreoceano si verificò la frattura del PSIUP che a sua volta innescò la crisi di governo. All'interno del partito Saragat aveva assunto la guida dello schieramento più moderato fortemente ostile al PCI. Inoltre voleva spostare la collocazione internazionale del Partito Socialista all'interno del blocco occidentale, imitando i laburisti inglesi. La componente di destra durante il congresso del Partito Socialista si ritirò e annunciò la nascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Prima conseguenza fu la perdita della posizione predominante del Partito Socialista rispetto al Partito Comunista. De Gasperi, rientrato dall'America, preso atto della situazione, presentò le dimissioni. De Gasperi, convinto che si dovessero prima risolvere i problemi legati al trattato di pace e alla Costituzione, formò un nuovo governo in cui figuravano DC, PCI e PSI, ma queste ultime persero ministeri importanti. Per De Gasperi la firma del trattato di pace doveva essere condivisa dal maggior numero possibile di forze politiche, per non far sì che si potesse usare contro di lui l'accusa di aver svenduto la patria. Per questo motivo voleva mantenere le sinistre dentro il governo. Il trattato di pace venne firmato il 10 febbraio '47 a Parigi. Impose amputazioni territoriali sul confine occidentale alla Francia, sul confine orientale la Jugoslavia si impossessò di gran parte della Venezia Giulia, tutta la penisola istriana e Fiume, e le colonie africane. Pesanti furono anche le imposizioni finanziarie, a titolo di riparazione per i danni provocati con le proprie aggressioni, e militare, per cui l'Italia fu costretta a ridurre notevolmente le sue forze armate.

Le vicende più gravi riguardarono l'Istria e Trieste, dalle quali a partire dal '45 numerose famiglie furono costrette a lasciare le proprie abitazioni per sfuggire all'occupazione slava e comunista. Il trattato di pace dispose la costituzione di un Territorio libero di Trieste da porsi sotto la guida di un governatore delle Nazioni Unite. Tuttavia Italia e Jugoslavia non riuscirono a trovare un accordo sulla nomina del governatore perciò il territorio fu diviso in due distinte zone.

Dagli Stati Uniti arrivavano richieste di chiarimento politico come garanzia per la prosecuzione degli aiuti americani. La strada per la DC sembrava essere solo quella di uscire dalla coabitazione forzata con i socialisti e i comunisti. De Gasperi si dimise il 13 maggio '47 dando inizio a una crisi governativa che si concluse il 31 maggio quando tornò a capo di un governo composto solo da democristiani, liberali e indipendenti. Finiva la fase di collaborazione fra i grandi partiti di massa di sinistra e centro.

Il 1948 e la scelta occidentale

Il nuovo governo De Gasperi doveva affrontare il problema di stabilizzare il sistema economico. La spesa pubblica andava frenata in quanto il crescente deficit favoriva l'emissione di carta moneta e di conseguenza l'inasprirsi dell'inflazione. Nell'estate '47 fu varata la Linea Einaudi che introdusse norme atte a stabilizzare la moneta, a frenare le speculazioni della lira, restrizione ai crediti bancari. Fu abolito il prezzo politico del pane che alleggerì la spesa pubblica. Nel giro di pochi mesi si registrarono i primi risultati positivi ma sul piano sociale si registrò anche una crisi delle medie e piccole aziende, impossibilitate a ricorrere con facilità ai prestiti delle banche, e una crescita della disoccupazione.

Nel settembre '47 fu fondato l'Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti, il Cominform, al quale furono invitati i rappresentanti dei partiti comunisti dell'Europa Orientale e di Italia e Francia. In tale sede i comunisti italiani furono accusati di essere troppo parlamentari e ciò costrinse il partito socialista a un decisivo cambiamento. Nenni fino a quel momento aveva cercato una strada che consentisse di collegare il socialismo occidentale con quello orientale. Questa prospettiva fu abbandonata per sostenere la causa sovietica. La conclusione di ciò fu la nascita del Fronte Popolare sotto il quale si sarebbero presentati agli elettori PCI e PSI. L'iniziativa era venuta dai socialisti sia per la radicalizzazione dello scontro, ma anche per la preoccupazione di non rendere evidente un eventuale crollo di voti socialisti dopo la scissione della componente socialdemocratica. La battaglia elettorale del Fronte si rivelò alquanto difficile in quanto invece di incalzare il governo sulle conseguenze delle scelte economiche e sul persistente alto livello di disoccupazione, i dirigenti del Fronte si lasciarono trascinare sui temi della politica estera e sul confronto tra USA e Urss. Proprio in questo contesto risultò gravissima per il Fronte la sottovalutazione dell'impatto delle notizie provenienti dall'Europa orientale, fra cui i fatti di Praga e le persecuzioni antireligiose e contro la Chiesa cattolica.

Mentre di altra efficacia si rivelò la mobilitazione dei sostenitori della DC, primo fra tutti lo stesso papa Pio XII. Determinanti furono la propaganda e il sostegno diretto dagli Stati Uniti, le dichiarazioni ufficiali del governo americano che minacciò che con una scelta per le sinistre l'Italia si sarebbe dissociata dagli aiuti del piano Marshall.

Le elezioni dell'aprile del '48 segnarono la vittoria della DC che ottenne quasi il 50% dei voti e strappò la maggioranza assoluta alla camera. Il Fronte Popolare si fermò circa al 30% e quasi tre quarti degli eletti risultarono comunisti. Il nuovo parlamento dovette procedere all'elezione del Presidente della Repubblica. De Gasperi presentò il nome di Carlo Sforza, laico, antifascista e filoamericano ma settori del mondo cattolico non gradivano l'eccessiva vicinanza agli Stati Uniti. Perciò si trovò un compromesso sulla candidatura di Einaudi. Il nuovo capo di stato accolse le dimissioni di cortesia presentate da De Gasperi e lo incaricò subito di formare un nuovo governo.

Il 14 luglio 1948 Togliatti fu gravemente ferito da un attentatore di estrema destra. La notizia dell'attentato provocò uno sciopero spontaneo in particolare nella città del triangolo industriale dove i lavoratori occuparono fabbriche e piazze. Alla guida delle manifestazioni si trovarono dirigenti di partiti di sinistra e i sindacalisti della CGIL anche se la linea ufficiale del PCI fu quella di frenare e moderare la situazione. Anche la stessa CGIL diede disposizioni per cessare entro il 16 luglio ogni forma di astensione dal lavoro.

L'esito più importante dell'attentato a Togliatti fu la spaccatura definitiva del sindacato unitario. Già dal '47 si facevano sentire gli effetti della rottura della collaborazione governativa fra la DC e le sinistre ed era sempre più difficile tenere insieme prospettive leniniste e marxiste, che concepivano il sindacato come una cinghia di trasmissione rispetto al partito, e quanti invece esaltavano il ruolo autonomo del sindacato. Si aprì una fase transitoria destinata a portare alla nascita di una nuova confederazione dei lavoratori che sfociò nel 1950 nella fondazione della CISL, cattolici, e della UIL, socialdemocratici e repubblicani.

Il centrismo di De Gasperi 1948-1953

Nel corso della prima legislatura repubblicana dal 1948 al 1953 De Gasperi diresse tre diversi governi centristi. In politica economica ci si mantenne fedeli alla linea liberistica di Einaudi; in politica estera dominò la scelta occidentale integrata dall'impegno in senso europeistico; in politica interna la crescente contrapposizione con le sinistre sfociò nel progetto di democrazia protetta. All'interno della stessa DC divenne sempre più acuta la contrapposizione tra la maggioranza degasperiana e le componenti della sinistra del partito riunita interno a Dossetti.

L'accettazione del piano Marshall nel 1947 chiarì la collocazione internazionale dell'Italia. Secondo le intenzioni americane, solo attraverso aiuti si sarebbe potuto provvedere a raggiungere la stabilità monetaria e finanziaria e far ripartire l'industria, solo ravvivando l'economia europea si sarebbe potuti trovare i mercati necessari per collocare i prodotti statunitensi. Inoltre la lotta contro il comunismo doveva essere condotta anche tramite lo sviluppo economico e il benessere e il consumismo avrebbero ridotto le voglie rivoluzionarie e lo stesso fascino dell'Urss. Concretamente il piano Marshall prevedeva la consegna ai governi europei di viveri, mangimi e fertilizzanti, medicinali e antibiotici, materie prime e prodotti semilavorati, carburanti, macchinari e veicoli da utilizzare sia direttamente o rivendendoli a privati. Nel 1951 in Europa i livelli industriali tornarono a superare i livelli d'anteguerra. Ciò favorì il consolidamento dei regimi liberal-democratici e gli Usa smaltirono gli eccessi della produzione.

Nel 1948 iniziarono i colloqui tra americani ed europei per valutare l'opportunità di un'alleanza più ampia, inizialmente senza includere l'Italia. Incertezze esistevano anche dentro il governo italiano. Il mondo cattolico era sbilanciato verso un'ipotesi neutralista per diffidenze antiamericane e della presenza a Roma del capo di una chiesa che si dichiarava universale, oltre che per il desiderio di assegnare all'Italia un ruolo ponte verso una politica internazionale pacifista. Per considerazioni di carattere strategico, politico e economico, l'Italia venne invitata a partecipare come membro fondatore alla nascita del Patto Atlantico nel '49. L'opposizione di sinistra fu dura contro la nascente alleanza che venne colta nei suoi evidenti risvolti antisovietici. Tuttavia i numeri in parlamento contro le sinistre e l'avvenuto ricompattamento della DC toglieva loro ogni residuo di manovra.

Nel '49 furono varate le prime riforme, il piano Fanfani volto ad alleviare la persistente crisi edilizia, riassorbire parte della disoccupazione favorendo la costruzione di alloggi popolari. Nel 1950 si affrontò il problema del Mezzogiorno. Le norme favorirono l'esproprio di terreni che avrebbero dovuto essere suddivisi tra le famiglie che ne avessero fatto richiesta. In molti casi tuttavia i vecchi proprietari si organizzarono per sfuggire all'esproprio e allo Stato finirono le terre più aride e sterili. La riforma agraria non riuscì a soddisfare i bisogni dei contadini ma costituì l'intervento più significativo operato dallo stato che per la prima volta aveva osato andare contro il notabilato meridionale. Nel 1950 fu anche istituita la Cassa per il Mezzogiorno che mirava a creare attraverso una serie di finanziamenti pubblici una rete di infrastrutture per avviare la modernizzazione delle regioni meridionali. Lo sforzo consentì di attenuare l'isolamento di numerosi centri ma i successi ottenuti contro la disoccupazione non poterono che essere temporanei e legati al periodo di attuazione delle opere pubbliche; parimenti non furono compiuti atti significativi per avviare un processo di industrializzazione, né può essere trascurato il fatto che la gestione della Cassa finì per intrecciare finalità politiche e clientelari. Una riforma volta a ridurre l'elevata evasione fiscale fu varata nel '51: essa rese obbligatorio per tutti comunicare ogni anno il proprio reddito in modo da permettere un immediato adeguamento delle tasse.

Si era giunti in Italia all'esistenza di tre partiti che si rifacevano alla tradizione socialista: il PSI di Nenni, filosovietico e filocomunista, il PSLI di Saragat...

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 1 Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof Colombo, libro consigliato Storia dell'Italia Rupubblicana, Vecchio, Trionfini Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.tresoldi01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colombo Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community