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L’interesse superiore: il Vaticano e l’Italia di Mussolini

Cap.1

Mussolini era ateo come suo padre Alessandro. La chiesa e il clero furono i bersagli degli attacchi

più feroci del giovane Benito, agitatore socialista.

Le prime notizie sull’educazione religiosa di Mussolini, si hanno dalla sua prima biografia

autorizzata scritta da Margherita Sarfati (Dux). In questa opera viene spiegata la sua avversione

contro religione e chiesa. A causa del suo carattere ribelle, fu mandato all’età di 9 anni, dalla

madre nel collegio salesiano di Faenza. Suo padre Alessandro era ateo e socialista, mentre sua

madre e sua nonna erano religiose. In questa biografia Mussolini, parla in prima persona, dei vari

episodi punitivi subiti da parte degli istruttori salesiani, di avere ricevuto un’educazione repressiva.

Come quando venne privato per 12 giorni della ricreazione, ma facendo questo la Sarfati era ben

attenta ad omettere le cause di tale punizione, cioè il tentato accoltellamento di un compagno.

Saranno proprio gli elementi della disciplina e il rispetto del culto, a risultare più insopportabili a

Mussolini, insieme alla paura. Dopo questa aggressione, lasciò il collegio dopo circa due anni (a

causa del tentato accoltellamento) e terminò gli studi a Forlimpopoli nell’istituto Giosuè Carducci

(diretto dal fratello., fu costretto ad abbandonare l’istituto. Gli elementi che risultarono

intollerabili per Mussolini furono la disciplina e l'obbligo del rispetto formale per il culto, oltre alla

paura. Mussolini usò Carducci e il suo Inno a Satana, contro la chiesa, nel suo primo discorso da

parlamentare nel giugno 1921, probabilmente per ridimensionare il suo ateismo giovanile, ma

l’utilizzo che ne fece risultò errato. Impossibile credere, però, che tutto ciò possa aver influenzato

le scelte future di Mussolini e il suo percorso politico, come invece saranno alcune sue azioni più in

là nel tempo, come l’esilio volontario in Svizzera e i dieci anni a Milano. Benito, era cresciuto in

Romagna, un luogo ricco di fermenti politici di ogni genere. Grazie al padre Alessandro, venne a

contatto con questa cultura politica. Il padre di Mussolini, prese ispirazione per il nome del figlio,

dal rivoluzionario messicano, Benito Juarez. Alessandro era anarchico e socialista, ma mai

marxista, era a favore della ribellione violenta contro la chiesa, per il trionfo del bello, giusto e

vero. Chiusi i ponti con la chiesa, Mussolini si formò politicamente a Losanna, in Svizzera,

introducendosi in ambienti anticristiani e socialisti, frequentati da operai e manodopera di

emigrati, mal visti dagli svizzeri. Qui conobbe il rivoluzionario socialista Serrati e l’agitatrice russa

Balabanoff. Angelica, passò a Mussolini letture di storia, politica economica e filosofia tedesca.

Entrò cosi nel Psi (partito socialista italiano). Da Serrati, invece, acquisì una influenza socialista che

identifica la tolleranza con il riformismo diventando fortemente antireligioso. Mussolini in questi

anni, risultava un aggressivo attivista antireligioso, questo elemento, in quel periodo non era

scontato in Italia, perché in questi anni il socialismo italiano tendeva a mettere in secondo piano

l’elemento religioso e a occuparsi di più dell’azione politica e prendeva anche spunto, in ambito

rurale, dalle parole del cristianesimo, con Prampolini e Paoloni, i quali portarono avanti una

campagna socialista ricca di spunti evangelici, dove miravano a riscattare da un secolare miseria le

masse contadine.

Nel materiale di propaganda, si predicava un socialismo che riprendeva alcuni aspetti del

cristianesimo primitivo, ma senza rinunciare alla critica dell’istituzione ecclesiastica. Alcune

correnti socialiste che confrontavano la loro ideologia con il vangelo cristiano in modo da farsi

comprendere dalle masse. Mussolini prendeva nota di ciò, ma seguiva comunque l'ambiente più

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ateo, insieme all'amico Serrati, seguendo l’indirizzo più violento e antireligioso proveniente dagli

ambienti del socialismo italiano in Svizzera. L’anticlericalismo, veniva fatto attraverso dei duri

attacchi sulle pagine di vari giornali o esprimendo il libero pensiero all’interno di circoli

d’intellettuali italiani che si riunivano a Ginevra. Nella sua polemica antireligiosa, Mussolini, fu

vicino a un altro socialista italiano, Angelo Oliviero Olivetti (il quale riconobbe positivamente

anche in pieno regime). Gli interessi di Olivetti all’interno del partito erano per lo più culturali e

incentrati sul libero pensiero antireligioso. Olivetti e Serrati, si trovarono in contrapposizione,

perché il primo andava affermando che il socialismo era prima di tutto antireligioso. La rottura tra

i due si consumò sul terreno del sindacalismo e portò Olivetti a fondare “Le Pagine Libere”, rivista

alla base del sindacalismo rivoluzionario italiano.

Mussolini si mise in risalto per le sue doti nel condurre dei dibattiti pubblici (soggetti antireligiosi e

antimilitaristici), in tutta la Svizzera. Tra questi va ricordato il dibattito che tenne vs Alfredo

Taglialatela (al quale ne seguirono altri). Mussolini riepilogò le proprie tesi, tratte da questi

dibattiti, mettendo anche mano a una sua opera (resa, poi irreperibile per mano dello stesso

duce): “ L'uomo e la divinità”. Diviso in quattro parti:

1. L’intervento di Mussolini, contro Taglialatela (membro episcopale e pastore di Roma),

rivisto e accresciuto.

2. La risposta riassuntiva della replica di Tagliatela.

3. Una successiva obiezione di Mussolini.

4. Una breve aggiunta sull’evangelismo.

Nel suo dibattito contro il pastore, Mussolini fu molto duro (Dio non esiste, per l'uomo è una

malattia, la religione nella scienza è l’assurdo e nella pratica un’immoralità). Per lui si trattava di

dimostrarsi preparato a un pubblico con un livello d’istruzione bassissimo. Negli ambienti socialisti

e anarchici l'intervento fu un grande successo. Da allora in poi fu considerato un esperto della

questione e fu messo a capo di una campagna contro le sette religiose, fu presentato a vari

contradditori, tra cui quello contro un esponente di primo piano del socialismo europeo

Vandervelde, il quale ne usci vincitore lasciando sfigurare Mussolini, che lo ricorda nella sua

autobiografia come un momento "disgraziato". Vandervelde sosteneva la tesi della religione come

affare privato, e non politico e accoglieva tutti coloro che erano decisi a combattere contro il

capitalismo e difendere la libertà di convinzione religiosa, mentre Mussolini contrapponeva una

linea radicale di anticlericalismo militante, sostenendo che la lotta alla chiesa era una

componente essenziale della battaglia socialista.

Tornato in Italia continuò sulla linea anticlericale sia nella sua attività politica che giornalistica. Qui

(a Oneglia) dirige il settimanale “La Lima” e firma gli articoli con lo pseudonimo “Vero Eretico” , il

suo stile di scrittura è caratterizzato da molta violenza e pesantezza nelle parole, attraverso varie

storielle (i coccodrilli e i missionari).

Con l'arrivo di Pio X e le elezioni di Giolitti, il mondo cattolico arriva alla Camera dei deputati con

l’appoggio della politica italiana, sono gli anni in cui nel linguaggio del socialismo italiano, compare

la nozione di “pericolo clericale”. In questo periodo (1908) viene approvata, contro il volere

socialista, la legge che obbligava in tutte le classi elementari l'insegnamento religioso. Questa

alleanza silenziosa tra buona parte della politica italiana e il movimento cattolico, era dovuta

all’assillo del pericolo rosso.

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La politica è divisa in due:

1. La sinistra era a favore dell'abolizione della legge, per un’istruzione laica.

2. I liberali che vedevano negli ideali cattolici armi contro l'avanzare del movimento operaio.

Intanto il socialista Mussolini, integrava l’elaborazione di una concezione anticristiana con

lo studio della filosofia di Nietzsche. Anche nel suo periodo trentino, la chiesa animò la sua

attività agitatoria e giornalistica. Qui arrivò per dirigere “l’Avvenire del Lavoratore” e per

assumere l’incarico di segretario del Segretariato trentino del lavoro.

In Trentino, che era ancora soggetto all’Impero austro-ungarico, la polemica tra socialisti e cattolici

era di antica data e il cattolicesimo infieriva con due giornali:

 “La squilla” di Don Costantino Dallabrida.

 “Il Trentino” di Alcide De Gasperi.

In questa regione, i cattolici erano fondamentali per l’economia del paese, nel campo della

cooperazione, del credito agricolo e delle associazioni professionali e cultuali che godevano

dell’appoggio austriaco. Questi furono, quindi, i principali obiettivi e nemici degli attacchi di

Mussolini e dell’amico Cesare Battisti. Nel loro attacco, ai limiti del teppismo, c’erano riferimenti

espliciti al passato della Chiesa, alla vita privata dei preti, alla scomunica dei modernisti, all’azione

politica di De Gasperi. Un episodio in particolare, venne preso come riferimento da Mussolini, cioè

la scomunica di Pio X nei confronti del sacerdote Romolo Murri, nel 1907, per l’accentuarsi dei toni

anticlericali nei suoi interventi. Il sacerdote, fondatore del Movimento Democratico Cristiano, fu

scomunicato perché incitò le nuove generazioni cattoliche a vivere nel proprio secolo, quindi ad

avvicinarsi alla questione sociale, ai problemi dei lavoratori e ad aprire accordi con il partito

socialista. Il suo movimento, nell’Italia giolittiana era riuscito a emergere in varie aree, in

particolare in Emilia Romagna e Marche. Nonostante la scomunica, Murri andò avanti e si

presento come candidato nelle elezioni politiche del 1909, per ottenere il voto dell’elettorato di

sinistra, incentrò la sua campagna elettorale su temi anticlericali, ottenendo l’appoggio del Partito

Socialista. Fu bersagliato da Mussolini, ma dopo la scomunica ne prese le difese. La notizia della

scomunica del sacerdote, fu data sulle pagine “Dell’Avvenire del Lavoratore”, dove pubblicò il

tutto in tono beffardo contro la chiesa, sminuendo le conseguenze della scomunica, dandogli il

valore di “una bolla di sapone”.

La chiesa rispose agli attacchi di Mussolini, sulla stampa cattolica, facendo riferimento ai

precedenti penali dei Mussolini. Mussolini, riuscì con i suoi interventi a coinvolgere una parte

consistente dell’opinione pubblica trentina (fino a quel momento dormiente), contro i cattolici e le

autorità governative che li appoggiavano. Nelle sue repliche, continuarono gli insulti e varie

interviste a donne sedotte da uomini di chiesa e scrivendo romanzi in tema anticlericale e, a detta

di qualcuno, squallidamente pornografico, pubblicati in puntate nell’“Il Popolo” dell'amico Battisti

(L’amante del cardinale. Claudia Particella).

L'unico a salvarsi dalle accuse, ma solo per dimostrare la sua tesi anticlericale, fu Murri. Perché il

suo caso rappresentava l’esempio vivente che il papato attuale, era identico a quello che aveva

condannato Lutero e mandato al rogo Giordano Bruno. La sua esperienza trentina, terminò con

l’espulsione e gli attacchi cattolici passarono in secondo piano, ma senza scomparire del tutto. Con

il lavoro nel partito, Mussolini presentò anche un ordine del giorno nel 1910 approvato da molti,

nel quale dichiarava incompatibile un legame fra socialismo e religione affermando l'intenzione di

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espellere dal partito i soci favorevoli alle pratiche religiose, quali battesimo, matrimonio e altre

forme di culto pubblico.

La guerra in Libia vide Mussolini in prima fila nella protesta contro il colonialismo italiano, tanto

che venne arresto, rimanendo in carcere per cinque mesi. Osteggiata dai socialisti, questa guerra

coloniale giolittiana, fu invece appoggiata da alcuni settori del cattolicesimo italiano. Attorno a

questa guerra giravano molti motivi di ambito economico, guidati dal Banco di Roma in stretta

concordanza col mondo della finanza cattolica. Alcuni vescovi aveva persino benedetto i soldati in

partenza, attorno a questa guerra si erano manifestate nuove corrispondenze tra nazionalismo e

religione cattolica, ma la Santa Sede era intervenuta scoraggiando la partecipazione dei vescovi

alle manifestazioni patriottiche. Proprio a casa di questo entusiasmo di una parte dei cattolici,

Mussolini (prima di essere arrestato) sferrò un duro attacco, definendo il loro interesse tripolino

legato agli interessi economici del Banco di Roma, toccando anche temi che diventeranno

fondamentali nell’Italia Fascista, come il rapporto tra cattolici e nazione italiana, la questione

romana, il ruolo della chiesa nell’educazione dei giovani etc. Dal 1913, in vista delle prime elezioni

a suffragio universale maschile, l’anticlericalismo avrebbe perso per Mussolini la centralità, per

riaffacciarsi poi durante il suo primo discorso il parlamento con toni del tutto nuovi.

Con l'arrivo della Grande Guerra gli attacchi di Mussolini continuarono sfociando nella bestemmia

e nello scandalo nazionale che arrivò subito all'occhio dell'Osservatore Romano, giornale molto

importante dell'epoca, che invocò la censura. Dopo essersi distaccato nel 1914 dal Partito

Socialista, si scagliò contro Benedetto XV accusandolo di essere filo-austriaco e di volere

strumentalizzare la propria posizione di neutralità per risolvere la Questione Romana contro

l’Italia. Anche durante la guerra il suo giornale “il Popolo d’Italia”, continuò a presentare il

Vaticano come il principale nemico della nazione. Intanto Mussolini era in guerra e sulle pagine del

suo quotidiano si arrivò alla bestemmia, tanto che l’arcivescovo di Milano, ne vietò la lettura a

tutti i fedeli soggetti alla sua giurisdizione. Al fronte, Mussolini, derise le devozioni religiose dei

soldati e dopo Caporetto puntò il dito “disfattismo nero”, colpevole con gli appelli di pace di aver

portato i tedeschi sul Piave. La guerra avvicinò molto le masse cattoliche alla causa nazionale.

L’esplosione del conflitto, inizialmente apparve al papa, come la tragica conferma di una visione

catastrofica della storia dell’umanità. La chiesa cercava in tutti i modi con le parole di mettere in

guardia il mondo dalla stessa umanità e dai suoi errori, tutto ciò era il vero castigo di Dio contro gli

stati divorziati dalla chiesa, quelli che appunto avevano tenuto lontano il mondo religioso dalla

politica. La pace era possibile solo con la dottrina del Vangelo e della chiesa. Per questo motivo,

durante la guerra, la Santa Sede si adoperò in maniera costante nella promozione d’iniziative

assistenziali, volte a favorire la cessazione del conflitto. Nei paesi belligeranti la religione entrò in

contatto vero e proprio con la guerra, la religione si era arruolata per giustificare e santificare la

guerra come una crociata contro il male. Dopo l’intervento, il mondo cattolico italiano, si convertì

alla guerra e durante gli anni del conflitto, la religione condusse un’operazione in cui si cercava di

dare una motivazione a uno scontro militare, che nel corso del suo svolgimento, assumeva sempre

più il volto dello sterminio, al quale risultava difficile attribuire una razionalità. Al fronte, ad

esempio, i cappellani militari cercavano di dare supporto ai soldati, indirizzandoli verso forme di

religiosità popolate di santi, madonne etc. Lontano dai campi di battaglia, i Vescovi, sacerdoti e

associazioni cattoliche, furono in prima linea per riempire di senso religioso l’impegno bellico,

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marginando il più possibile l’esperienza della morte. I soldati venivano benedetti e si arrivò a caricare

la bandiera nazionale con il Sacro Cuore (con relative proteste), per far si che questa fosse per il

mondo cattolico una nuova Crociata, il principale esponente di ciò fu Agostino Gemelli. Così il

laicismo perdeva una delle sue armi contro i cattolici i quali non erano più estranei a ciò che

accadeva davvero alla nazione, per l’inserimento dei cattolici nello Stato italiano, fu fondamentale

la fondazione del partito popolare italiano con Don Luigi Sturzo, che nel suo appello fondativo nel

1919, conteneva un orgoglio patriottico che si svelava nell’idea della “grande missione civilizzatrice

dell’Italia”. Nel suo pensiero la nazione era legata indissolubilmente alla democrazia e il principio

di nazionalità contrario a ogni forma d’imperialismo. Secondo lo storico Chabod, questo fu uno

degli eventi più importanti del XX sec. italiano. C'era anche chi parlava di nazionalismo esagerato,

come Enrico Rosa che criticava questo immedesimarsi tanto nel patriottismo nazionale e laico.

Questo aspetto esagerato nell'abbracciare in tutto e per tutto la guerra fu espresso anche in

maniera sanguinosa e mortale da D'Annunzio e dalla sua armata, a Fiume. Una componente di

questa armata fu padre Reginaldo Giuliani, una volta arrivato il congedo invece di rivestire la

tonaca dei domenicani, si unì all’armata di D’Annunzio, che nel settembre del 1919, occuparono

Fiume. Il cappellano, spinto dal tramonto dell’illusione di una grande Italia, consumatosi con il

trattato di pace, decise di unirsi ai legionari nell’avventura dalmatica, senza preoccuparsi di

ricevere il permesso dei superiori. “Il Popolo d'Italia” (quotidiano politico, fondato da Mussolini),

pubblicò in quegli anni un trafiletto chiamato “Croce e Pugnale” criticando proprio le gesta di

Giuliani, uomo di chiesa che abbandonò l'esercito per seguire il poeta e le sue stravaganti e

cruente idee, faceva

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudiocst di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Ceci Lucia.
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