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Introduzione

Il 900 è un secolo ancora da interpretare. Periodizzare significa individuare nessi e fratture col passato.

Secolo breve: l'interpretazione di Eric Hobsbawm

Eric Hobsbawm definisce il 900 come "secolo breve" che inizia con la Grande Guerra e termina con la Guerra Fredda. È uno scontro tra ideologie dove non si ammette la pace come conclusione:

  • 1a G.M.: fine degli imperi;
  • 2a G.M.: fine del nazifascismo;
  • G.Fredda: fine del comunismo;

La guerra è la prosecuzione armata dello scontro tra ideologie. Col crollo del comunismo finisce l’età degli estremi.

Giovanni Arrighi: la periodizzazione lunga

Giovanni Arrighi pone al centro della sua ricerca il capitalismo con 4 cicli sistemici di accumulazione (egemonia geopolitica, economica e militare):

  • 1500: genovese
  • 1600: olandese
  • Metà 1700: britannico
  • 1870: statunitense (fordismo e consumi di massa)
  • 21esimo secolo: ascesa dell’Asia

Altri studiosi e interpretazioni del 900

Charles Meyer sostiene che il 1900 finisce nel 1980 con la fine del fordismo e dello stato nazionale. La crisi del sistema porta al mercato globale. Marcello Flores interpreta il secolo attraverso identità e globalizzazione (rivolta dei Boxer in Cina, nascita della psicanalisi, la guerra anglo-boera). Alberto De Bernardi definisce il 900 come "secolo mondo", enfatizzando come il capitalismo abbia inglobato il mondo intero. Lo stato ha cercato di organizzare il mercato per:

  • Allargare il proprio dominio geopolitico;
  • Controllare le masse (soggetto nuovo).

Le masse sono il risultato di cinque fattori: crescita della popolazione, urbanizzazione, taylorismo, diffusione dei consumi, alfabetizzazione ed emancipazione femminile, la seconda novità del 900. Socialismo, nazionalismo e fascismo sono espressioni della volontà di rottura e integrazione delle masse. Democrazia significa integrazione "dal basso" della società, mentre totalitarismo significa integrazione "dall'alto" della società.

Cap. 1 - Un nuovo sistema mondo

La prima grande crisi del capitalismo avviene tra il 1870 e il 1890. Cause principali:

  • Crisi finanziaria (speculazione edilizia durante l’urbanizzazione);
  • Crisi agraria (grano americano più economico);
  • Crisi industriale (settore ferroviario saturo).

L'aumento della concorrenza porta a una diminuzione di prezzi e profitti. La rivoluzione dei trasporti amplia i mercati. Il protezionismo è una scelta di proteggere industria e agricoltura nazionali contro il liberismo che aveva avvantaggiato solo la Gran Bretagna. Cresce il mercato interno, ma lo stato influisce maggiormente.

La seconda rivoluzione industriale (1894 – primo decennio del 900)

La seconda rivoluzione industriale avviene grazie alla concomitanza di vari fattori:

  • Crescita demografica, quindi urbanizzazione;
  • Aumento della domanda di beni di consumo;
  • Incremento dei redditi delle famiglie;
  • Stabilità dei prezzi dei generi di consumo.

L'energia elettrica diventa simbolo della seconda rivoluzione industriale: attività nel settore idroelettrico, sostituisce il vapore nell’industria e nelle ferrovie (dal carbone all’elettricità), decentramento delle industrie e crescita urbana. Il petrolio diventa importante per i motori a scoppio e riscaldamento, sostituendo il carbone. La chimica fa scoperte significative come fertilizzanti, produzione industriale dell’alluminio e scoperta dei coloranti artificiali. L'acciaio viene usato al posto del ferro.

Taylorismo

L'ingegnere americano Taylor introduce lo Scientific Manager, ovvero l’organizzazione scientifica del lavoro industriale:

  • Aumento della produttività con l’operaio che svolge sempre gli stessi elementari movimenti e non spreca tempo e fatica in più fasi della produzione, quindi manodopera a basso costo, ma non qualificata. Le macchine dominano il processo produttivo.

Tra il 1900 e il 1914 l'Europa esporta più di quanto importa. Il resto del mondo non è più solo fonte di materie prime, ma anche capace di assorbire i crescenti volumi d’offerta.

Imperialismo

L'imperialismo inizia nel 1880, con l'Africa come territorio "vuoto", senza rispetto per gli indigeni, con poca resistenza ed enorme superiorità militare. È spartita tra Gran Bretagna (Nigeria, Costa D’Avorio, Sierra Leone e Gambia), Francia (Senegal, Algeria, Tunisia, Congo Occidentale e Madagascar), Germania (Togo, Camerun, Africa sudoccidentale e orientale) e Italia (Eritrea e Somalia).

Il 1885 segna il primo genocidio dell’età contemporanea: Leopoldo II del Belgio fonda lo stato libero del Congo per sfruttare l’estrazione di caucciù. La Conferenza di Berlino del 1885 tra gli stati colonizzatori servì a spartirsi l’Africa.

In Asia, la colonizzazione è più difficile per la concorrenza di Russia, Giappone e USA. La Cina è il vero polo di attrazione per tutti ed è ostile all’occidentalizzazione. Nel 1900 avviene la rivolta dei Boxer che indebolisce la monarchia. L’imperialismo diventa uno strumento per risolvere la crisi attraverso la ricerca di nuovi mercati e materie prime.

Con il protezionismo si cerca di allargare il proprio mercato interno annettendo nuovi territori. La ricchezza è distribuita in modo diseguale, molta verso l’occidente e poca nelle colonie. L’imperialismo ha anche finalità politiche e geopolitiche: contrastare il primato britannico nella spartizione del mondo.

Le grandi potenze e le loro politiche

Nelle grandi potenze (Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia, Italia e USA) i liberali, i conservatori e l’estrema destra basano la propaganda sulla "missione civilizzatrice" e sulle ambizioni da grande potenza (potenza=estensione del proprio spazio).

Altri due esiti della crisi 1873-1896:

  • Nascita dei monopoli, conseguenza della riorganizzazione della struttura aziendale per ridurre la concorrenza. I complessi industriali si ingrandiscono e nascono i Consigli di Amministrazione con azionisti e manager (es. i Rockefeller=monopolio del petrolio).
  • Nascita delle banche miste, cioè Banca deposito (per i risparmi dei cittadini) + Banca d’affari (per finanziare il sistema produttivo).

Nascono anche le Banche Centrali, che fissano tassi d’interesse, emettono Buoni del Tesoro per finanziare la spesa pubblica ed emettono la moneta. Stato ed economia sono strettamente connessi:

  • Con la politica coloniale: sviluppo dell’industria bellica;
  • Con la spesa pubblica: creava domanda.

Protezionismo e imperialismo diressero la vita politica occidentale fino alla Prima guerra mondiale.

Cap. 2 - La nascita dell'occidente

Nel XX secolo appare la moderna società dei consumi grazie a:

  • Incremento dei redditi da lavoro dipendente;
  • Riduzione dei prezzi (meccanizzazione della produzione).

Inizia negli USA nel 1910 con Ford che produce il Modello T. La classe operaia diventa sia produttori che consumatori. In Europa arriverà dopo la seconda guerra mondiale. Si trasforma il sistema di distribuzione merci. Nascono grandi magazzini e la pubblicità come nuovo strumento informativo. Nata dopo la Grande Depressione, si lega alla stampa periodica, diventando uno strumento di promozione dell’altra e viceversa.

Trasformazioni sociali e culturali

Tra gli anni 10 e 30 del 900 si assiste a:

  • Riduzione a 40 ore di lavoro settimanale, grande conquista del movimento operaio e del socialismo;
  • Nasce il tempo libero: sviluppo del consumismo culturale (sport, cinema, visite città, lettura, etc.).

Nello sport si nota il conflitto tra masse ed élite privilegiate:

  • Dilettantismo: pratica sportiva pura;
  • Professionismo: degradato dall’intervento del denaro.

Tra il 1930 e il 1960 si sviluppa il turismo di massa. L'alfabetizzazione diventa necessaria per il consumatore di massa. I giornali diventano perno del sistema di informazione, usato per la propaganda politica. Cinema (USA) e sport spettacolari (Gran Bretagna e Germania) diventano veicoli di propaganda nazionalista.

La mobilitazione politica delle classi lavoratrici è affiancata dal protagonismo delle classi medie, che vogliono una rappresentanza politica in opposizione alla classe operaia e alla borghesia imprenditoriale. Nel XIX secolo, due processi allargano le basi sociali delle nazioni: lo sviluppo del proletariato industriale e lo sviluppo della piccola e media borghesia (tecnici, contabili, ecc.).

L'emancipazione e la partecipazione politica

Nascono nuove professioni dallo sviluppo di servizi e attività commerciali (figure più istruite). L’obbligo dell’istruzione deriva dalla necessità dello stato di sottrarre la formazione dei giovani alla Chiesa, con un progetto di pedagogia per elevare i valori nazionalistici. Nasce il servizio di leva. Scuola, leva e consumi creano le masse. Il potere rimane in mano ai nobili.

Nella seconda metà dell'800 si dissolve l’antico contrasto borghesia-aristocrazia, formando un blocco contro la nascente classe operaia. Col ritorno al protezionismo, difendono entrambi i propri interessi. Tra il 1890-1910, cresce la domanda di partecipazione politica dei proletari, di “cittadinanza”. Due modi:

  • Dal basso: riconoscenza dei propri diritti (scioperi, riduzione ore di lavoro, ecc.);
  • Dall’alto: volontà di identificare le masse con la nazione (voto).

La questione del suffragio universale è importante. Fino al 1870 votavano pochi istruiti che si riconoscevano nel partito liberale. Un lungo processo porta al suffragio universale in tutta l’Europa dopo la prima guerra mondiale. Anche le donne chiedono diritti politici. Fino alla fine del XIX secolo erano escluse. Tra il 1860 e il 1880 nascono associazioni di emancipazione femminile in USA, Francia, Italia e Gran Bretagna (movimento delle “suffragette”).

Dal liberalismo alla democrazia di massa

Si passa dallo Stato liberale alla democrazia di massa. Superamento dei sistemi elettorali uninominali: più candidati eletti. Nascono i partiti di massa con strutture organizzative per controllare meglio i propri elettori. I partiti socialisti, per primi, si danno una struttura diversa: strettamente legati a sindacati e associazioni cooperative e fortemente insediati a livello sociale. Tra i liberali moderati e i socialisti, nascono i partiti cattolici:

  • Il Zentrum tedesco;
  • La DC italiana (1900 Romolo Murri) = Partito Popolare Italiano.

La questione contadina: fanno più fatica a entrare nella vita politica. In Francia e Germania non riescono a esprimersi autonomamente; in Italia aderiscono al movimento operaio; negli USA creano un proprio partito (People’s Party), ma senza successo.

Nascono movimenti di massa anche tra classi dominanti e ceto borghese. In Europa sono accomunati da nazionalismo esasperato, antisemitismo violento e odio per la massa.

Il nazionalismo e il razzismo

“Nazionalismo”: Rousseau lo vede come antidoto all’assolutismo monarchico. Nell’800, Mazzini lo definisce un ideale di patria e progresso, solidarietà tra i popoli, tolleranza e libertà. Le destre reazionarie tedesche trasformano il nazionalismo in un’ideologia, dove poche nazioni sono destinate a emergere e altre a soccombere. La guerra diventa lo strumento per risolvere i conflitti e alimentare l’identità nazionale. Nasce il mito della superiorità della razza bianca. Il razzismo si basa su teorie scientifiche di una "razza maggiore" più sviluppata e si combina al “darwinismo sociale”.

Nietzsche, in “Così parlò Zarathustra” e “Al di là del bene e del male”, elabora la volontà di potenza come essenza della vita. L’imperialismo è il contesto storico di sviluppo di nazionalismo e razzismo. Alimentano la propaganda politica dei partiti conservatori e dei nuovi movimenti:

  • L’Action Francaise, giornale trasformato in movimento politico;
  • Il nazionalismo italiano, sviluppato attorno alla rivista “Il Regno”;
  • La Lega dell’arcivescovo Michele in Russia;
  • Il movimento casticista in Spagna.

Antisemitismo e il movimento sionista

Il razzismo si intreccia con l’antisemitismo (termine usato dal giornalista tedesco Wilhelm Marr, che nel 1879 fonda la lega antisemita). Alla fine del 800, riprende l’odio antiebraico, poiché gli ebrei si riconoscono in una religione e non in uno stato. “L'affaire Dreyfus” è emblematico: condanna di un capitano ebreo in Francia, accusato di essere una spia della destra tedesca.

La “teoria del complotto” ipotizza un progetto degli ebrei per impossessarsi del mondo. “I protocolli dei savi di Sion” è un’opera letteraria del 1903 che descrive un piano ebraico. Le prime violenze, come i Pogrom (1881-1904) in Russia, vogliono far convergere sugli ebrei la responsabilità dei mutamenti sociali catastrofici.

Il “movimento sionista” è fondato da Herzl per restituire un’identità nazionale agli ebrei. Nel 1897, a Basilea, si tiene il primo congresso sionista e si decide di cercare una “terra promessa” in Palestina, per il suo valore simbolico e la presenza di una comunità ebraica limitata. Iniziano i primi scontri con i nativi (arabi e armeni). Tuttavia, il sionismo ha poco successo.

Il movimento operaio e l'internazionalismo

La nazionalizzazione del movimento operaio passa dalla formazione di partiti socialisti nei singoli paesi. Il parlamento e le elezioni allontanano le prospettive rivoluzionarie, ormai solo ideali. L’internazionalismo riprende quando i governi autoritari di Germania, Italia e Francia, pressati da gruppi reazionari, riprendono una legislazione antisocialista.

L’internazionalismo crea organismi sovranazionali per coordinare attività e dibattiti. Nel 1889 si tiene il primo congresso a Bruxelles (Seconda Internazionale), ma iniziano le chiusure dei partiti di destra nazionali. Nasce la questione dell’accettazione del parlamentarismo:

  • Partiti socialisti (favorevoli);
  • Gruppi legati al “tradeunionismo” inglese e gruppi anarchici (contrari).

Il “sindacalismo rivoluzionario”, di cui Sorel è il maggiore esponente, punta sull’azione diretta, svincolata dalle strategie di partito. Si sviluppa in Italia, Spagna e Francia, dove i sindacati sono più deboli.

All’interno dei marxisti ci sono:

  • Marxisti ortodossi, seguaci di Karl Kautsky e sostenitori delle tesi rivoluzionarie;
  • I seguaci di Bernstein, sostenitori di una revisione riformista del socialismo.

Questo “revisionismo” diventa la strategia dei partiti operai nazionali, portando a una subordinazione alle borghesie nazionali. Il colonialismo e il razzismo toccano anche i socialisti, che si adeguano alle scelte.

Modernità e avanguardie storiche

Modernità si riferisce ai fenomeni e processi che tra il 1880 e il 1915 trasformano l’occidente. L’avvento delle avanguardie storiche rinnova i linguaggi artistici e i rapporti artista-pubblico poiché le nuove tecnologie confondono il rapporto tra arte e riproduzione-verosimiglianza della realtà.

Si sviluppano tre filoni di ricerca della sperimentazione artistica:

  • Si mira all’evoluzione della forma e della rappresentazione attraverso modalità diverse (es. Picasso). Da Cézanne si arriva al futurismo e astrattismo.
  • Attenzione all’uso del colore (uscire dai bordi, spargersi sulla tela e diventare sentimento). Da Van Gogh e Gauguin nascono espressionismo e pittura astratta.
  • Si utilizzano le strutture del pensiero come partenza per la creazione di immagini. Nasce il surrealismo.

Scomode per la cultura dominante, queste espressioni artistiche esprimono tutte le ansie del periodo:

  • L’angoscioso dramma della prima guerra mondiale;
  • Lo straniamento e la solitudine della città moderna;
  • L’adesione ai miti di guerra e nazione;
  • L’esaltazione della velocità e della macchina.

Nascono movimenti che delineano sfide e intenti culturali e mobilitano forze intellettuali contro la tradizione e il senso comune. Questi movimenti rientrano nel concetto di modernismo, ampliandosi a tutte le arti, soprattutto quella letteraria. Il romanzo abbandona la struttura ottocentesca e crea nuovi modi per raccontare.

La rivoluzione parte in Russia con Dostoevskij e Tolstoj che scrivono “Anna Karenina” e “Fratelli Karamazov”, dove il dispositivo narrativo è imperniato sul “flusso di coscienza”. Si recupera l’interiorità dei personaggi col discorso diretto (es. l’Ulisse di Joyce, La coscienza di Zeno di Svevo, Il processo di Kafka).

Nuovi problemi nelle scienze

Anche le scienze sono attraversate da nuovi problemi:

  • Nasce la sociologia con Emile Durkheim e Max Weber, per analizzare le dinamiche sociali e comprendere interazioni e relazioni.
  • La fisica ridefinisce le teorie scientifiche, mettendo in discussione i concetti di tempo e spazio. Il tempo diventa campo d’indagine filosofica di Bergson, il tempo come durata interiore. Ne “L’evoluzione operatrice” proietta l’universo interiore nell’universo intero per definire una sorta di metafisica dell’evoluzione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mircus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Calanca Daniela.
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