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Ville al mare tra Romagna e Italia (1861-1918)

Introduzione

È una ricerca relativa al dibattito storiografico che concerne:

  • Il rapporto tra politica e amministrazione, autonomia locale e centralismo statale in Italia a partire dal periodo postunitario.
  • Processi nazionali e internazionali di modernizzazione che si verificano all'interno della “Seconda rivoluzione industriale” tra il 1870 e il 1914.
  • È una ricerca condotta all'incrocio tra storia sociale, che prende in esame realtà concrete, condizioni di vita, e storia culturale, che indaga le mentalità, le rappresentazioni, i discorsi nel tempo, tra persistenze e mutamenti.

Il focus è sul caso di Rimini, esempio di comune “imprenditore” in quanto legittimo proprietario, sin dal 1869, delle componenti di una grande industria cittadina, quella balneare. A sviluppo di quest’ultima Rimini si organizza per sostenere e gestire i propri interessi in nome del progresso della città. In questo volume si offriranno delle chiavi di lettura inedite della storia di Rimini, in particolare in riferimento alla relazione tra progresso, modernità e vicende istituzionali del Municipio, fra tradizione di autonomia e centralismo. Il suo caso è preso come caso esemplare ma non unico, in quanto gli stessi processi sono vissuti nel frattempo da altre città italiane ed europee.

L’inizio della Grande Guerra segna un confine storico anche nella città di Rimini: di qui la scelta di interrompere l’analisi nell’anno 1918, in quanto dopo la fine della guerra inizia il turismo di massa, si decuplica la costruzione di villini e la loro trasformazione in pensioni per turisti.

Capitolo 1

Memorie gloriose, gloriose memorie

Il comune tra azienda amministrativa e azienda patriottica

A destra e a sinistra

La prima legge dello stato italiano che regolamenta i comuni e le province viene promulgata il 10 marzo 1865, e di fatto instaura un sistema prefettizio, in cui l’amministrazione centrale controlla tutto il territorio attraverso una rete di organi locali cui fanno capo al prefetto. Il prefetto è il funzionario governativo che esercita ampi poteri nell’amministrazione comunale in quanto rappresentante di retto del governo centrale. Egli ha tra le altre cose il potere di sciogliere il sindaco dal suo incarico. Il sindaco è legittimato dalla nomina regia e ha in sé la duplice natura di rappresentante della comunità e di agente del governo.

Nell’Italia postunitaria, abbiamo una divisione politica in una componente liberale moderata che si riconosce in Cavour, e una componente democratica che fonda la sua matrice politica nell’azionismo garibaldino e nella cultura mazziniana. A Rimini prevale la sinistra, e un avvenimento importante è costituito, nel 1872, dalla conferenza italiana dell’internazionale socialista, che compie la scelta di aderire all’anarchismo. Nel 1874, nella villa dell’industriale Ercole Ruffi, vengono arrestati 28 dirigenti repubblicani con accusa di cospirazione, ma poi prosciolti. Nel riferire sull’episodio in Alcuni cenni sulla mia vita (1864-1882), il repubblicano Achille Serpieri, ben lontano dall’atteggiarsi a martire, conclude lo scritto pronunciando il suo credo politico: “odierò sempre il regime monarchico con tutti gli annessi e connessi, convinto fermamente che questa forma di governo non potrà mai e poi mai rendersi benefica al popolo”.

“Solo il Consiglio è sovrano”

Nel 1878 a Rimini viene nominata una nuova Giunta, sempre a maggioranza democratica, dal cui programma appare già in tutta chiarezza l’orientamento di indipendenza dalla centralità statale. Si tende a considerare il Comune come un terreno unitario, in cui uomini di fede politica diversa si assumono la responsabilità di amministrare gli interessi locali mantenendosi indipendenti rispetto all’autorità politica, alla quale spetta di tutelare gli interessi generali. Il Comune deve agire solo sul piano amministrativo.

Dal lato opposto, il pensiero conservatore a Rimini assegna valore propriamente politico e integrativo tra Stato e Comune, in particolare facendo leva sull’analogia della famiglia e sul patriottismo. Emerge chiaramente il problema del rapporto tra piano amministrativo e piano politico, ossia il piano costituito da quei principi che condizionano il manifestarsi dell’amministrazione.

Nel 1886 il sindaco moderato Baldini, capo della Giunta comunale dal 1880 al 1888, fa pubblicare un manifesto per il compleanno della regina Margherita di Savoia. Il fatto provoca una reazione da parte dell’opposizione “progressista”, in quanto consiste in un atto di carattere non amministrativo. Si afferma che non si può rendere omaggio alla regina Margherita solo perché è una regina, perché anche nel popolo ci sono molte donne virtuose come lei. Poiché la Giunta parla in nome della città, essa non poteva arrogarsi il diritto di esprimersi in nome dell’intera cittadinanza riminese in occasione del compleanno della Regina, perché alcuni cittadini potevano non essere d’accordo. Ha compiuto un atto politico senza alcun diritto, agendo in nome della cittadinanza che non era stata interpellata. Il comune deve essere un terreno neutro in cui tutte le opinioni devono essere rispettate. In conclusione, il dibattito viene chiuso con il moderato Leonardi che afferma che l’atto era stato compiuto in nome della grande maggioranza degli italiani, in quanto l’Italia è al momento governata dalla monarchia di Savoia.

Integrità nazionale

Nel 1887 dal governo Crispi viene ordinata la destituzione del sindaco di Roma Leopoldo di Torlonia, che si era recato in Vaticano da Leone XIII a portare gli auguri da parte della cittadinanza romana. Dal momento che il pontefice aveva dichiarato il rifiuto di riconoscere l’esistenza del Regno d’Italia, tale atto fu interpretato come inadeguato.

Il consigliere radicale Guerrieri, presenta una mozione per plaudire l’atto di Crispi in nome dell’unità d’Italia, e questo apre un dibattito in sede comunale. Il consigliere moderato Facchinetti, ad esempio, dichiara di non avvertire la necessità di far sentire la voce del comune in questo caso, dato che egli non pensa che l’integrità della patria sia stata seriamente messa in discussione. Il consigliere Guerrieri replica che chi si inchina al Papa non può dirsi amante dell’integrità nazionale; il progressista Renzetti aggiunge che la destituzione del sindaco Torlonia costituisce un atto di affermazione esplicita di tale integrità. Il moderato Leonardi dichiara invece che l’ordine del giorno Guerrieri possiede essenzialmente un carattere politico, essendo i consiglieri esplicitamente invitati a discutere un atto del governo. Inoltre, gli sembra un’esagerazione sentire il bisogno di riaffermare l’unità ed integrità della patria in seguito ad un avvenimento di così scarsa portata. Su questa linea, il moderato Facchinetti riprende la parola e presenta un ordine del giorno in cui afferma che il Consiglio non sia competente a giudicare gli atti del Governo, e si dichiara contrario alla proposta di Guerrieri. Quest’ultimo ordine del giorno viene approvato, e si sancisce definitivamente che “Il consiglio comunale è amministrativo e non politico”.

Glorie municipali e glorie italiche

All’interno di questo oscillare tra carattere politico e amministrativo, che caratterizza la competizione comunale tra monarchici e cattolici e democratici, si colloca la questione relativa alla nuova denominazione delle vie della città, un compito che il nuovo Stato lascia alle amministrazioni municipali. Il 23 maggio 1894 a Rimini, la commissione incaricata di studiare la nuova denominazione propone di sostituire i nomi dei santi con i nomi degli avvenimenti e dei personaggi più illustri della storia del risorgimento nazionale. Il lavoro marca definitivamente il passaggio dall’area religiosa cattolica all’area politica propriamente detta.

Si apre uno scontro in aula consigliare tra moderati e democratici: il moderato Leonardi osserva che si tratta di una “strage di innocenti”, poiché si eliminano i nomi dei santi e non altri nomi che non hanno alcun significato. Inoltre, si dichiara contrario allo spirito moderno con cui si giustifica questo atto. Infine, si fa presente che la popolazione stessa continua ad usare le vecchie denominazioni. L’assessore Goldini, relatore della commissione, afferma invece che il concetto di base della riforma è quello di illustrare la storia municipale e quella nazionale. Per esempio, fa notare che al nome di Vittorio Emanuele si intitola il teatro comunale, maggiore monumento moderno della città di Rimini. A questo punto si sospende la discussione, ma in una nuova seduta, le proposte vengono approvate e il processo di cambiamento della denominazione delle vie viene avviato.

Nel 1896 tuttavia, il Consiglio Mun...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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