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Storia contemporanea – Il Novecento

La prima guerra mondiale

Dall'attentato di Sarajevo alla guerra europea

Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco facente parte di un gruppo irredentista uccide a colpi di pistola l’Arciduca ed erede al trono d’Austria. Un attentato come (di matrice anarchica) ce ne erano stati molti in Europa, fece precipitare gli eventi (È la piccola storia che riesce a cambiare il corso della grande storia).

Situazione europea: le maggiori potenze si contrapponevano in due blocchi:

  • Austria e Germania.
  • Francia, Inghilterra e Russia.

Austria: il 23 luglio invia un ultimatum alla Serbia che viene accettato solo in parte (rifiuta la collaborazione austriaca nelle indagini) perché la Russia da subito si schiera al fianco dei Balcani, e il 28 luglio le dichiara guerra.

Russia: il 29 luglio mobilita le sue forze armate.

Germania: intima la Russia a sospendere ogni operazione militare il 31 luglio, e non ricevendo risposta le dichiara guerra il giorno seguente. L’intervento così deciso della Germania si spiega per una serie di ragioni:

  • Complesso di accerchiamento: si sentiva accerchiata dalle altre forze europee che ne frenano le ambizioni.
  • Piano Schlieffen: la Germania era convinta di poter risolvere brevemente il conflitto. Il piano messo a punto dal Capo di stato maggiore prevedeva un primo attacco contro la Francia, per poi successivamente concentrare le forze sul fronte orientale dove la Russia era più forte ma più lenta.

L’invasione del Belgio: dopo questa mossa anche la Gran Bretagna decise di entrare in guerra perché non poteva permettere che la Germania avesse uno sbocco vicino alla Manica. Ma non solo lo Stato tedesco sottovalutò inizialmente la portata degli eventi. In particolare, anche i socialisti tedeschi, francesi ed inglesi appoggiarono le posizioni interventiste, venendo meno agli ideali della Seconda Internazionale che di fatto cessò di esistere con i suoi ideali di fratellanza tra i proletari di tutto il mondo.

Dalla guerra di movimento alla guerra di usura

La leva obbligatoria e le accresciute possibilità di mezzi di trasporto consentirono a tutti gli eserciti di poter schierare un impressionante numero di uomini. Vecchie strategie: nonostante i progressi tecnico-militari (fucili a ripetizione e mitragliatrici automatiche) nessuno aveva cambiato le proprie strategie ottocentesche di movimento, basate sull’ingente spostamento di uomini in pochi scontri decisivi.

Nei primi mesi di conflitto la Germania ottenne una serie di vittorie:

  • Marna: prendendo Marna arrivò a pochi chilometri da Parigi, almeno fino alla metà di settembre, quando i francesi fecero arretrare l’esercito tedesco vanificandone gli iniziali successi.
  • Tannenberg e Laghi Masuri: i due principali fronti orientali dove i tedeschi riuscirono a respingere gli attacchi russi.

Ma in breve tempo la guerra da movimento divenne una guerra di fronti immobili. E intanto potenze minori entrano in guerra (Giappone contro la Germania, Turchia contro Francia, Russia e Inghilterra, Italia) e si combattono battaglie in Medio Oriente, Africa ed Oceania.

L'Italia dalla neutralità all'intervento

L’Italia entra in guerra nel maggio del 1915, quando il conflitto era già iniziato da 10 mesi. Neutralità: con lo scoppio della guerra il governo Salandra aveva votato la neutralità considerando che l’Austria non aveva avvertito l’alleato italiano (tutte le forze politiche sono concordi con questa scelta iniziale).

Interventismo: cominciò però a farsi largo l’idea di entrare in guerra contro l’Austria anche per cercare di completare il processo Risorgimentale annettendo Trento e Trieste.

Interventisti:

  • Sinistra democratica: favorevoli, al fine di riequilibrare i rapporti sociali all’interno dell’Europa.
  • Nazionalisti: favorevoli, per iniziare un processo imperiale in Italia.
  • Conservatori: più prudente l’interventismo di personaggi come Salandra e Sonnino che però vedevano in una mancata partecipazione la compromissione del prestigio internazionale, senza dimenticare che una vittoria avrebbe portato non pochi benefici al paese.
  • Mussolini: mentre il Psi, fedele ai propri ideali, si dichiara contrario alla guerra, il direttore dell’Avanti decide di cambiare schieramento (Espulso dal Psi fonda Il Popolo d’Italia nel novembre del 1914). E subito vengono sollevati dubbi sui veri finanziatori del giornale che avrebbe avuto dietro di sé la grande industria (Fiat, Edison, Cantieri Ansaldo) e soprattutto Filippo Naldi, uomo chiave della storia segreta del giornalismo italiano. Il Popolo d’Italia sopravvive grazie al finanziamento dei partiti socialisti francese e belga.
  • Studenti, piccola e media borghesia, intellettuali (Prezzolini, Gentile, Salvemini, Einaudi, D’Annunzio): si schierano con gli interventisti.

Neutralisti:

  • Conservatori vicino a Giolitti: consideravano l’Italia non pronta alla guerra.
  • Il mondo cattolico (papa Benedetto XV).

In parlamento i neutralisti sono in netta maggioranza ma il fronte interventista era più che mai unito. Così, nell’autunno nel 1914 Salandra e Sonnino cominciano trattative segrete con l’Intesa, pur trattando contemporaneamente con Austria e Germania per avere alcune concessioni territoriali.

Patto di Londra: il 26 aprile 1915 col solo avallo del re e senza consultare il Parlamento, Salandra e Sonnino firmano l’alleanza con l’Intesa (che prevedeva in caso di vittoria l’annessione all’Italia di Trentino, sud Tirolo, Venezia Giulia, Istria e parte della Dalmazia).

Scontro in Parlamento: Salandra è costretto alle dimissioni ma ormai la maggioranza neutralista del parlamento era scavalcata e una serie di manifestazioni di piazza spingono la Camera il 20 maggio a votare in favore dell’intervento. Con i socialisti contrari tre giorni dopo si dichiarò guerra all’Austria.

La grande strage (1915 – 1916)

Isonzo: le forze austriache, inferiori di numero, indietreggiarono lungo il fiume e sulle alture del Carso. Gli uomini comandati da Cadorna sferrarono nel 1915 quattro sanguinose offensive che si risolsero però in un nulla di fatto.

Verdun: all’inizio del 1916 i tedeschi sferrano un massiccio attacco, ma la battaglia, durata quattro mesi, portò solo ad un numero spropositato di vittime. Intervennero anche gli inglesi che sul fiume Somme sferrano una controffensiva che si trasforma in una nuova battaglia di logoramento.

Strafexpedition: alla metà del 1916 gli austriaci tentarono di penetrare dal Trentino nella pianura veneta, ma gli italiani riuscirono a respingere l’offensiva nei pressi di Asiago. Il contraccolpo psicologico fu però forte, Salandra è costretto alle dimissioni a favore di Boselli.

Fronte orientale: qui si conseguono i più importanti successi militari per la Germania. Nell’estate del 1915 i Russi vengono scacciati dalla Polonia così come un contingente britannico sbarcato in Turchia. In autunno l’Austria attacca la Serbia. E in ottobre anche la Romania, schieratasi con la Russia, subisce una dura sconfitta.

Jutland: gli inglesi avevano imposto un blocco navale nel Mare del Nord. La Germania forza il blocco navale inglese nel Mare del Nord attaccando con la sua flotta nei pressi della penisola dello Jutland. Le perdite però sono ingenti ed alla fine si rinuncia a successive battaglie in mare aperto.

La guerra nelle trincee

La stasi fu causata dal fatto che le vecchie strategie militari (la rottura ad ogni costo del fronte nemico cozzava con le nuove armi che trasformavano in una carneficina ogni attacco di questo tipo). La vera protagonista della guerra diventa la trincea (una buca che mette al riparo i soldati dai proiettili nemici).

Vita nelle trincee: la vita è monotona e rischiosa e le pessime condizioni igieniche gettano nello sconforto i soldati. Si usciva dalle trincee solo per pericolose esplorazioni notturne e per gli attacchi, spesso praticamente suicidi che avvenivano di norma alle prime ore del mattino.

In pochi mesi di trincea i militari semplici si ritrovarono a combattere solo per un senso di solidarietà verso il collega, mentre la guerra in sé era vista come un flagello da sopportare. Non mancano episodi di ammutinamento.

La nuova tecnologia militare

La prima guerra mondiale è anche l’utilizzo sistematico e massiccio di nuovi strumenti bellici resi possibili dai progressi della scienza:

  • Armi chimiche: utilizzate per la prima volta dai tedeschi nel 1915 erano per lo più gas asfissianti.
  • Telecomunicazioni e mezzi motorizzati: la radiofonia rende possibile le comunicazioni anche a grandi distanze e l’utilizzo di mezzi motorizzati facilita lo spostamento delle truppe anche sulle grandi distanze.
  • Aviazione: gli aerei però risultano ancora inaffidabili durante le azioni di guerra, sono usati soprattutto come ricognizione.
  • Carro armato: se i primi mezzi blindati possono andare solo su strada, i cingolati cominciano a essere utilizzati anche in guerra.
  • Sottomarino

Il fronte interno

La guerra produce anche una serie di cambiamenti all’interno dei paesi belligeranti:

  • Economia: il settore industriale soprattutto siderurgico, meccanico chimico è chiamato ad alimentare la macchina bellica, e interi settori industriali e agricoli passarono sotto il controllo dei governi che distribuivano le materie prime a seconda delle necessità prima di tutto belliche.
  • Burocrazia
  • Propaganda: comincia a rivolgersi non solo alle truppe ma anche alla popolazione civile. Ecco allora manifesti e manifestazioni di solidarietà verso i combattenti e la nascita di comitati per condizionare l’opinione pubblica.
  • Partiti socialisti: si organizzano due conferenze internazionali in Svizzera nel 1915 e nel 1916, che si concludono con l’approvazione di un documento che riafferma la condanna ferma della guerra. Ma il fronte socialista non è così compatto. Da una parte abbiamo i pacifisti riformisti e dall’altra i gruppi radicali come la Lega di Spartaco della Luxemburg e soprattutto i Bolscevichi di Lenin che sostengono che il movimento operaio deve approfittare della guerra per dare una spallata decisiva ai regimi capitalistici.

La svolta del 1917

Il 1917 è considerato un anno di svolta per il futuro del primo conflitto mondiale:

  • Russia: nel marzo del 1917 uno sciopero operaio scuote la capitale, sfociando in una protesta contro il regime zarista. La situazione precipita quando i soldati chiamati a ristabilire l’ordine non sparano fraternizzando con la folla, e lo zar abdica il 15 marzo. La Russia abbandona la guerra, la Germania penetra nel suo territorio ed una volta raggiunti gli obiettivi decide di abbandonare il fronte orientale.
  • Stati Uniti: nell’aprile 1917 gli Stati Uniti entrano in guerra contro la Germania che ai primi di febbraio aveva ripreso una serie di azioni sottomarine indiscriminate.

L'Italia e il disastro di Caporetto

Il 1917 è un anno difficile anche per l’Italia. Cadorna ordina una serie di offensive sull’Isonzo con risultati modesti e grandi perdite.

Torino – agosto 1917: l’unica insurrezione civile vera e propria, nella quale si protesta contro la mancanza di pane.

Caporetto: il 24 ottobre 1917 l’Austria attacca le linee italiane che vengono sfondatenei pressi di Caporetto. Gli attaccanti invadono il Friuli utilizzando la tattica dell’infiltrazione: l’avanzata dura due settimane e si ferma lungo il Piave dove gli italiani riescono ad organizzare la propria difesa. Cadorna incolpa i soldati di essersi arresi senza combattere. In realtà la rottura presso Caporetto è stata causata soprattutto da errori dei comandi superiori che si sono lasciati sorprendere.

Dopo Caporetto: il comando viene assunto da Armando Diaz e paradossalmente la sconfitta divenne una molla per l’esercito italiano, dato che l’arretramento sul Piave aveva ridotto il fronte che adesso è più controllabile. I nuovi comandi militari appaiono più attenti alle esigenze dei soldati ed anche il nuovo governo di Vittorio Emanuele Orlando appare più coeso anche grazie all’apporto del Psi di Turati.

Rivoluzione o guerra democratica?

Tra il 6 e il 7 novembre 1917 una insurrezione (fine ottobre secondo il calendario russo) bolscevica rovescia il governo provvisorio nominando un governo rivoluzionario guidato da Lenin. Per prima cosa il nuovo governo decide di abbandonare la guerra accettando una pace senza annessioni e indennità.

Pace di Brest-Litovsk: il 3 marzo 1918 Russia e Germania firmano la pace in questa cittadina vicino la Polonia. Lenin è costretto ad accettare una serie di condizioni imposte dai tedeschi tra le quali la perdita di un quarto dei territori europei.

Woodrow Wilson: il presidente americano si fa portavoce di una politica che vede nella guerra un modo per fermare le violazioni. Nel gennaio del 1918 propone un programma che va dalla riduzione degli armamenti all’abolizione della diplomazia segreta. Ci sono anche proposte più concrete come la restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena e l’istituzione della Società delle Nazioni, un organismo sovrannazionale con il compito di garantire la libertà e la convivenza tra i popoli. Le forze dell’Intesa sono costrette ad accettare la proposta, per il troppo bisogno dell’aiuto americano, anche se non condividevano quasi per nulla questi 14 punti. In ogni caso l’America viene vista anche come l’unica nazione in grado di bloccare l’avanzata politica sovietica.

L'ultimo anno di guerra

All’inizio del 1918 i due schieramenti sono ancora in una posizione di stallo. Non mancano però battaglie importanti:

  • In Francia: sposta gran parte delle truppe sul fronte occidentale, la Germania a fine marzo sfonda il fronte francese arrivando ai primi di giugno nei pressi della Marna. Cmq i tedeschi prendono a mostrare segni di cedimento.
  • In Italia: in giugno l’Austria fallisce il tentativo di sfondare il fronte italiano sul Piave dopo una battaglia di violenti scontri. Poi il 24 ottobre gli italiani lanciano una controffensiva sempre sul Piave, e dopo la decisiva battaglia di Vittorio Veneto viene firmata la pace di Villa Giusti nei pressi di Padova.
  • Amiens: nei primi di agosto i tedeschi subiscono la prima grande disfatta sul fronte occidentale anche grazie al massiccio intervento degli americani, e cominciano a indietreggiare.
  • Crollo degli alleati: nella seconda metà del 1918 crollano Bulgaria, Turchia ed Impero austro-ungarico (decisiva fu la spinta dei diversi movimenti nazionali) e i soldati non tedeschi abbandonano l’esercito.
  • In Germania: la situazione precipita ai primi di novembre. I marinari di Kiel, dove si trovava il grosso della flotta tedesca, si ammutinano e danno il là a consigli rivoluzionari ispirati al modello russo che si diffusero anche a Berlino e in Baviera. Il 9 novembre viene nominato nuovo presidente del consiglio il socialdemocratico Friedrich Ebert, e il kaiser è costretto, come l’imperatore austro-ungarico, a fuggire in Olanda. L’11 novembre il governo provvisorio firma la pace di Rethondes con i francesi. Le clausole sono umilianti: restituzione unilaterale dei prigionieri e consegna degli armamenti pesanti e della flotta.

I trattati di pace e la nuova carta d'Europa

Nel gennaio 1919 si aprono a Versailles le trattative per discutere i nuovi assetti. I lavori si protrassero per un anno e mezzo e vi parteciparono le quattro potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti ed Italia.

Principi: sono quelli dei valori di democrazia e libertà portati avanti dalle forze dell’Intesa (si pensava di applicare i 14 punti di Wilson), ma subito sorsero una serie di difficoltà.

ES. Wilson aveva proposto una ridefinizione politica a partire dalla nazionalità dei popoli. Ma in Europa la situazione etnica era assai complessa senza dimenticare che i principi di Wilson non si applicavano all’idea di dover punire la Germania.

Pace punitiva: la Francia non si accontentava della sola restituzione dell’Alsazia-Lorena chiedendo anche i ricchi territori alla sinistra del Reno, incontrando però l’opposizione soprattutto dell’Inghilterra.

Il Trattato di Versailles: viene firmato con la Germania il 28 giugno 1919. Si tratta di una vera imposizione, un diktat.

Cosa prevedeva: la restituzione dell’Alsazia-Lorena alla Francia, territori ceduti alla Polonia per garantirle un accesso al mar Baltico, trasformazione di Danzica, città perlopiù tedesca in città libera, perdita delle colonie in favore di Francia, Inghilterra e Giappone, risarcimento ai vincitori dei danni, abolizione del servizio di leva, rinuncia alla marina e riduzione dell’esercito a 100mila unità dotate del solo armamento leggero.

Impero asburgico: si dissolve in una serie di stati indipendenti (Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia) e la Società delle Nazioni vigila per evitare l’annessione dell’Austria alla Germania.

Russia: le potenze vincitrici appoggiano i movimenti controrivoluzionari in Russia e vengono riconosciute tutta una serie di nazioni che prima facevano parte del territorio russo. Si tratta di una serie di stati che fungono anche da cuscinetto come Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia oltre a Romania e Polonia.

Società delle Nazioni: l’idea di Wilson per salvaguardare la pace e la convivenza dei popoli nasce gi...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luacab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pertici Roberto.
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