Società e pensiero laico
Le radici della secolarizzazione nella mentalità europea dell'ottocento
Prefazione
Il termine secolarizzazione contiene chiaramente un riferimento, diretto o indiretto, alla religione. Tuttavia la molteplicità delle interpretazioni dimostra oggi che non si tratta più solo di un problema singolo, ma di un coacervo di problemi sorti e sviluppatisi nel tempo. E se lo storico, per fare chiarezza, prende innanzitutto a narrare come sono andate le cose, Owen Chadwick lo fa tenendo presente le idee e la società del secolo XIX Europeo.
Questo volume si presenta, infatti, integrante degli apporti tanto della concezione storiografica francese, attenta al fatto sociale, quanto della concezione storiografica inglese dominata dall’istanza intellettuale. (Lo stesso Chadwick dice chiaramente che una ricerca storica fondata sulla storia sociale che non tenga conto dell'apporto dell'elemento intellettuale è destinata a crollare).
Dove giunge questo volume? La visione di Chadwick è quella di un'ottimista credente, fedele a quei valori della coscienza e della libertà che nella loro storia le chiese non hanno sempre rispettato. L’obiettivo della sua produzione è quello di placare certi isterismi ecclesiastici sulla supposta perversione della secolarizzazione, facendo invece capire quanto essa sia sviluppo storicamente inevitabile, ma anche quanto in un modo “secolare” rimanga forte l'elemento religioso cristiano.
Introduzione
Dogmi e pregiudizi di origine religiosa
L’intenzione di Chadwick è quella di scrivere a stretto contatto con un’impostazione storica, con l’obiettivo di mettere a tacere coloro che affermano che la secolarizzazione sia solamente la risultante di una parola di natura propagandistica che ha alla base un dogma e non una ricerca scevra da pregiudizi. Certo, non che l’ammonimento di queste persone sia infondato. Sarebbe falso dire che questo non sia o sia stato infestato da impostazioni dogmatiche:
- Le descrizioni dei processi storici sono spesso caratterizzate da un presupposto per il quale al momento in cui si ritiene abbia avuto inizio il processo, tutto andava bene, era semplice e logico. Si tratta del peccato storiografico noto come “storia del declino e della caduta”, in cui l'autore sa che si accinge a descrivere, per esempio, un costante declino della civiltà.
- Da qui, probabilmente, l’isterismo degli storici romantici del Medio Evo che immaginano un’idilliaca età di fede dove i vescovi erano primi ministri e la religione unico punto di riferimento, mandata in rovina da tutto ciò che seguì.
È da questo angolo di osservazione che si potrebbe dire che se il XIX secolo è “l'età della secolarizzazione” per eccellenza, non dobbiamo però immaginare una società religiosa prima di allora che in realtà non è mai esistita. Si veda quanto fosse rispettabile l'ateismo nelle classi elevate francesi. Si vedano i dati statistici relativi alle nascite illegittime in Francia.
Per Chadwick, queste osservazioni arrivano dritte al centro della questione: Non possiamo iniziare la nostra ricerca della secolarizzazione postulando una società di sogno che in passato fosse non secolare. Un assioma non può mai essere un buon fondamento per un'analisi di un processo storico, è di prove precise che abbiamo bisogno.
Perché Chadwick pone maggiore attenzione al XIX che al XVIII?
Gli anni fra il 1650 e il 1750, l'età di Newton e di Leibniz, di Spinoza, Locke e Hume, Diderot e Voltaire, di certo rappresentano i fondamenti della storia intellettuale moderna. Il tema che abbiamo di fronte oggi è stato inventato dalle facoltà di sociologia, la cui fondazione spetta probabilmente a Durkheim, discepolo di Comte.
Certo, positivista com’era, Durkheim era spinto a criticare la religione piuttosto che a praticarla, tuttavia non aveva dubbi sul fatto che la vita sociale avesse una forte influenza sulla religione e viceversa, praticando, di conseguenza una distinzione tra le due. E con questa sua distinzione tra sacro e secolare egli portò alla luce, come mai nessuno prima, gli elementi non razionali, inespressi e dogmatici della società, modificando così le condizioni della ricerca storica.
Il problema della ragione
Il maggiore contributo di Durkheim fu forse quello di mostrare come per una società affermare la causa della sacralità di questo o quell'oggetto andava al di là delle prove che chiunque avrebbe mai potuto raccogliere. E che quindi la sacralità di un oggetto non era causata da un pensiero razionale; pertanto la fine di tale sacralità non poteva essere causata solo da un pensiero razionale.
Durkheim sostanzialmente giunge quasi a rovesciare l’assioma “La religione è un fenomeno sociale” in “la società è un fenomeno religioso”, distruggendo l’idea che uomini potessero liberarsi dall'irrazionale.
L’interesse della sociologia per le religioni
L'interesse della sociologia per le religioni fu alimentato dal secondo dei suoi padri fondatori, Max Weber, il quale mostrò all'opinione pubblica la presa etica e morale in una società relativamente avanzata, in rapporto alla religione. Non era più possibile spiegare il pensiero ricorrendo soltanto a ciò che era espresso in maniera articolata in proposizioni formali. Gli storici si allontanarono dalla storia di re per ricercare tra i comuni mortali. È questa la ragione per cui il problema della secolarizzazione non è lo stesso dell'illuminismo.
L'illuminismo era di pochi, mentre la secolarizzazione è di molti. Non possiamo non riflettere su questa conversazione:
- Mérimée - “sì, tu vai a messa ma sei soltanto un'ipocrita e non credi più di quanto non creda io”
- Cousin - “ssh! Attento ai servi. [...] credi che potrei far capire alla governante e al cuoco i principi morali della mia filosofia? È tutto più semplice se dall'esterno sembra che io accetti la forma della loro fede, perché in fondo io credo, come essi credono, sebbene in una forma diversa. Nella propria fede essi trovano la virtù per servirmi onestamente e devotamente.”
Se la classe media del XIX secolo si asteneva per la maggior parte dal mostrarsi atea davanti ai domestici, questo atteggiamento dopo un certo periodo divenne inutile, perché i domestici cominciarono a leggere queste cose da soli.
Questo il ragionamento di Durkheim: La società ha una coscienza collettiva. La società aveva creato il concetto di Dio perché aveva bisogno di lui. Ora non ne ha più bisogno ed Egli morirà.
Ma la storia è sociale o intellettuale?
- Vernon Pratt crede che il cambiamento sia sopravvenuto a livello di idee: gli uomini intelligenti pensano in maniera intelligente e gli altri seguono lentamente.
- Alasadair MacIntyre, al contrario, crede che è il processo sociale a causare il processo intellettuale. Prima uomini e donne comuni sperimentano nuove forme di vita sociale, poi uomini intelligenti applicano il loro processo mentale a queste nuove forme.
Il pensiero degli uomini si è mosso perché uomini colti hanno detto loro che gli assiomi su Dio dovevano essere modificati, o perché costoro sentivano la necessità di essere liberi da Dio?
La soluzione sarebbe semplice se gli storici marxisti avessero ragione: è più facile fare una cronaca che segue i segnali esterni che comprendere come alcuni uomini siano passati dal credere in Dio al credere in nessun Dio (di certo è più facile raccogliere prove sull'importanza delle decime che su quella della filosofia utilitaristica).
Ma il nostro autore ritiene che la ricerca storica senza ricerca intellettuale sia destinata a crollare: questo è stato precisamente lo stesso destino della ricerca intellettuale quando gli storici non si ponevano domande sulla natura della società in cui le idee erano propagate o ripudiate.
Cosa non è la secolarizzazione
- Non è un cambiamento nella moda o nei costumi. Non che il costume sia privo di influenza, ma dobbiamo evitare di confondere semplici cambiamenti nelle abitudini con qualcosa chiamato “secolarizzazione”.
- Non è un cambiamento della dottrina cristiana. Va distinta la secolarizzazione dal compito perenne di adattare la comprensione religiosa del mondo. Rimanendo però consapevoli che l'una tocca l'altro in molti punti.
Cosa sarebbe la secolarizzazione?
Potremmo dire che “secolarizzazione” significa una tendenza crescente dell'umanità a fare a meno della religione. Ma questo sarebbe un procedimento logico, non storico. Lo storico dovrebbe astenersi dal compito di definire una presunta situazione della cultura e cercare invece di illustrare un movimento del pensiero senza cadere nell'errore che i pensieri individuali degli uomini partano dagli stessi assiomi. Noi vogliamo sapere se i dati statistici illustrano un declino delle presenze nelle Chiese e delle offerte di denaro alle Chiese, in secondo luogo se ciò significhi qualcosa di importante nello sviluppo del pensiero.
Parte prima – Il problema sociale
Nella prima parte l’autore analizza i problemi di carattere sociale della seconda metà del XIX secolo e la natura della secolarizzazione popolare, mostrando una serie di motivazioni sociali più che intellettuali.
- Quando i membri del partito socialdemocratico hanno appoggiato il cosiddetto materialismo, non erano particolarmente interessati alle argomentazioni accademiche per le filosofie di vita materialiste.
Si vedrà poi come la ricerca abbia preso le distanze dalla secolarizzazione come identificazione col progresso delle conoscenze, iniziando invece a concentrarsi sulla natura dei movimenti popolari.
- Se lo storico protestante liberale vede nella caduta delle Chiese un segnale di maggior informazione, il sociologo si scontra con la forza della religione come strumento di consenso sociale.
- Poi lo storico marxista ci allontana ulteriormente dalla storia; vedremo che alcune impostazioni del problema quasi suggeriscono che le idee sono irrilevanti (poche persone potrebbero capire la filosofia di Kant), dal momento che diveniamo consapevoli che l’uomo è spinto più dallo stomaco che dalla logica.
Sul liberalismo
Stato liberale stato secolare?
Tolleranza di una minoranza non equivalse immediatamente a uguaglianza davanti alla legge, ma nel corso degli eventi una cosa non poteva non portare all'altra, sebbene i politici abbiano tentato per un certo periodo di restringere questo diritto a coloro che più si avvicinavano all'ortodossia approvata dallo Stato.
Il primo termine che dobbiamo considerare è il termine liberale. Ora, uno “Stato liberale” è necessariamente uno “Stato secolare”?
- In origine il termine significava semplicemente libero dalle costrizioni.
- Gli uomini specialmente religiosi del XIX secolo, sull’onda della seconda Riforma, utilizzavano le parole liberale e liberalismo in accezione negativa (liberale = immorale e illegale, tristezza e insicurezza).
È necessario spiegare questo antagonismo: Indebolire il potere del governo e le convenzioni sociali non è a prima vista un intento irreligioso.
- Le idee moderne di libertà, derivate da John Locke alla fine del XVII secolo, erano basate sulla tolleranza religiosa che si appoggiava sul principio del diritto naturale.
- Fu proprio un fatto religioso ad aprire una breccia: la Riforma, dividendo l'Europa in fatto di religione, sollecitava una tolleranza religiosa mai vista. Il mondo era cambiato: prima lo Stato doveva essere intollerante per sopravvivere; ora doveva tollerare o venire distrutto (così Germania, Francia e Gran Bretagna dovettero riconoscere il “diritto” dell'individuo a professare la fede che riteneva vera).
Fu paradossalmente la coscienza cristiana la forza che portò alla coesistenza di più religioni e ripudiò ogni forma di pressione sull'uomo che rifiutava gli assiomi che la società aveva ereditato.
Il liberalismo, nel suo aspetto più importante, rappresenta perciò una critica all’ortodossia onnicomprensiva del mondo medievale. E ciò ebbe una grande conseguenza: La libertà di opinione religiosa è impossibile senza una libertà d'opinione. Ovvero, il liberalismo può essere o non essere religioso, ma deve pretendere il diritto di essere secolare. Lo Stato liberale, ne conseguiva logicamente, doveva essere uno Stato secolare totalmente disinteressato a qualsiasi pratica o insegnamento religioso (o irreligioso).
Accorgimenti
Bisogna però dire che il liberalismo del XIX secolo non conduceva sempre a “Stati secolari”. La libertà di attaccare la religione derivò più dall'amore della libertà che dal declino della religione. Dopo tutto, gli uomini cominciarono ad amare la libertà da quando avevano cominciato a pensare politicamente.
- John Stuart Mill pubblicò nel 1859 il suo saggio “Sulla libertà”, nel quale non era interessato alla libertà dell'individuo contro uno Stato tirannico, ma alla tirannia della maggioranza sull'individuo o sulla minoranza. Questo saggio è di importanza capitale, perché illustrazione dei legami tra liberalismo e secolarizzazione: la prima moderna esposizione di una teoria dello Stato secolare.
Mill
Per Hegel l'uomo è un essere morale perché è un essere sociale: solo in gruppo egli può divenire un essere libero. E se questo concetto fu la base delle filosofie conservatrici più intelligenti, esso fu paradossalmente adattato a propositi liberali: si potevano cioè concepire limiti alla libertà se questi puntavano a rendere più liberi gli uomini.
È qui che Mill entra in gioco: Mill voleva mettere da parte il consenso, scrivendo che è meglio per la società che le opinioni siano in disaccordo piuttosto che in accordo. Ma, attenzione, ciò non significava per lui distruzione del consenso: per Mill la verità deriverebbe dall'interazione di liberi pensieri.
Stephens
Quattordici anni dopo l'opera di Mill, “Sulla libertà”, F. Stephens, l'avvocato, pubblicò una replica, Liberty Equality Fraternity, che segna un punto a favore della tesi dell'influenza del liberalismo sul processo di secolarizzazione. È poi così vero che ognuno di noi è capace di determinare da solo ciò che è vero o falso? Niente di più assurdo. È un sogno vano, diceva Stephen, immaginare che un uomo su mille eserciti davvero una scelta individuale per quanto riguarda le sue convinzioni morali e religiose.
Come si arriva, allora, ad un consenso? Attraverso una minoranza, un gruppo di apostoli convinti che impongono lentamente e con costanza la loro opinione a tutto il popolo. Mill nutre una fiducia eccessiva nella civiltà. Il consenso si fonda sull'autorità e sull’accettazione da parte della massa di ciò che dicono pochi uomini.
Il punto che merita di essere analizzato, comunque, è l'interrogativo posto da Stephen: Una teoria dell'individualismo liberale deve creare una società secolarizzata (e non solo uno Stato secolarizzato) indipendentemente dalla verità o falsità delle filosofie e delle teologie insegnate? Stephen non lo crede. Per lui gli uomini si limiteranno ad abbandonare le vecchie opinioni e ad adottarne di nuove, se queste ultime appaiono più vicine alla verità.
Noi, allora, dovremo concentrare l'indagine su nuove idee e un nuovo ordine sociale, non su un nuovo sistema politico. Difficilmente Stephen poteva sostenere che il consenso morale avrebbe potuto essere indebolito senza una propaganda di idee.
La stampa
Negli anni tra il 1860 e il 1880 l'opinione pubblica concordava sul fatto che il carattere della società in Inghilterra era più “secolare”; E i vittoriani si chiedevano se il giornale moderno avesse un effetto secolarizzante. Certo, non si poteva negare che la stampa era quello strumento liberale che permetteva alla società di progredire tramite la libera discussione e, in quanto tale, si afferma come strumento indispensabile delle costituzioni democratiche. Ma il punto è un altro: La forza della stampa non stava nell'argomentazione, ma nell'asserzione. Era lo scontro assiomatico che prese ad abbeverare la massa dei lettori.
È possibile pertanto che l'avvento della stampa abbia indebolito (più dell'avvento della scienza moderna) quei principi morali stabiliti e condivisi su cui poggiava il consenso nella società europea, e fra questi principi morali condivisi era inclusa la religione. È quindi possibile che l'avvento della stampa abbia spinto il lettore comune ad avvertire la relatività degli standard morali.
La forza della stampa stava nel suo essere contro, non a favore; nella critica, non nella costruzione. E dovunque rafforzava i liberali rendendo così vergognosa l'intolleranza. “La stampa”, disse un celebre direttore nel 1893, “ha temperato le posizioni della Chiesa; ha favorito un approccio più critico”, rendendo “un servizio inestimabile alla libertà della laicità”.
Per Chadwick la stampa non fu però la madre della secolarizzazione: i giornali producono slogan, ma slogan di realtà già presenti.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia contemporanea, docente Roberto Pertici, libro consigliato La secolarizzazione. Religione e s…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, docente Roberto Pertici, libro consigliato Storia contemporanea. Il Novecento…
-
Riassunto esame storia dell'arte contemporanea, Prof. Contessi, libro consigliato Filosofie della Metropoli, autore…
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Merolla, libro consigliato Storia Contemporanea, Sabbatucci