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Sunto di storia dell'arte contemporanea

La città medievale e la nascita dell'occidente moderno

Il contesto dell'opera: i grandi problemi dell'epoca

Verstedterung e questione agraria: nel periodo in cui vive Max Weber (1864-1920) è un periodo di profonde trasformazioni. Tramontano le concezioni tradizionali di città, ancora largamente legate ai vecchi criteri di tipo giuridico e amministrativo. Nel 1871 la Germania si unifica e da paese agricolo passa a potenza industriale e, nel mentre, si innescano processi di urbanizzazione di massa e di migrazione dei contadini dalle campagne. Weber cercherà di capire coi suoi studi questo nuovo fenomeno urbano, rivolgendosi in primis alla sua attenzione alla crisi del vecchio ordine delle campagne, all'incantesimo psicologico delle libertà che la città offre e alle nuove tecniche di organizzazione del lavoro che trasformano i rapporti personali prima feudali in rapporti salariali. Così le vecchie città tedesche si vedono scavalcate da piccoli centri che cominciano a crescere a dismisura. In tale ambito lo studio della città, prima relegato in ambiti di ricerca specialistici, diventa una questione centrale nel dibattito sia accademico che politico-culturale, facendo scaturire la domanda "che cos'è la città?" che attraverserà tutto l'800. E questa domanda renderà necessario anche il sorgere di nuovi strumenti per darle una risposta. In primis vennero utilizzati gli strumenti della conoscenza storica e l'analisi si focalizzò, per analogia, su un altro grande ciclo di urbanizzazione: quello medioevale. Weber contribuì alla nascita di nuove discipline coi suoi studi, in particolare la sociologia.

Die Stadt: cenni introduttivi

Il saggio Die Stadt di Weber è una delle pietre miliari del pensiero sociologico, ma ha influenzato anche altri campi quali filosofia e scienze storiche. È un gigantesco e originalissimo tentativo di comparazione, in cui la città viene considerata sotto un profilo storico-universale. La città non ha una precisa collocazione cronologica e soprattutto è rimasto incompiuto, rendendo ancora più difficile la sua lettura. Nel testo troviamo interrogativi giovanili dell'autore come la genesi della città antica e alcuni quesiti sulla città medievale, ma ne troviamo anche di nuovi: tra questi spicca la teorizzazione della genesi del potere/dominio (Herrschaft) nella città medievale come dominio non legittimo. Weber ricostruisce come un affratellamento dei ceti borghesi ha condotto alla formazione di statuti giuridici innovatori e indipendenti dal potere feudale, dando vita a una forma di potere in grado di fare a meno della solita personalità carismatica e tradizionale. Ma l'ascesa della borghesia medievale si innesta per Weber in un contesto più ampio che ha al centro l'obiettivo di disegnare la formazione della città occidentale. L'indagine serve a Weber per capire le modalità di avvento delle società moderne che egli identifica con il capitalismo e con la burocrazia, forme di organizzazione dell'economia e del potere politico. L'argomentazione si sviluppa su due assi: da un lato prende in considerazione le differenze tra città orientale e occidentale e dall'altro si concentra sulla storia occidentale partendo dalla Polis fino alla città medievale.

Un concetto di città

Die Stadt si apre con un capitolo dedicato alle definizioni concettuali: che cosa si intende per città in primis. In seguito Weber si misurerà anche con le teorie della città della sua epoca, in particolare quelle di Werner, Bucher, Von Below. Weber non era stato il primo a individuare nella città medievale uno snodo decisivo per comprendere la modernità. Ma la novità di Weber sta nel fatto che non era alla ricerca di una comprensione storicistica della storia ed è per questo che il primo capitolo è strutturato in questo modo: prescinde da materiali storici per la costruzione di categorie, soffermandosi invece sul chiarimento di alcuni aspetti concettuali. Per isolare un concetto di città che abbia valore generale, Weber prende le mosse dall'evidenza topografica, dalla concentrazione e circoscrizione dell'insediamento, anche se metterà in rilievo come questi dati non saranno sufficienti. La città non va poi confusa con la semplice nozione di luogo intensamente popolato. L'analisi della forma urbis rappresenta solo un incipit, la morfologia e la statistica vengono messe da parte per lasciare spazio a questioni strutturali, per prendere in considerazione il rapporto tra città ed economia. Ma anche questo metodo risulta troppo riduttivo perché non sarebbe giusto chiamare città dei villaggi che producono la loro ricchezza in base solo a un genere di prodotto, dato che in essi manca la varietà che deve caratterizzare le industrie urbane. Per la sua indagine Weber riprende le teoria di Sombart (città sotto solo il punto di vista sociologico-economico), anche se non la condivide cerca di salvarne alcuni punti. Infatti se a Sombart interessavano i meccanismi socioeconomici che portano alla nascita della città medievale, a Weber interessavano le peculiarità, le caratteristiche che ne fanno un unicum, e gli sviluppi che da essa si originano. Il terreno di incontro tra le due teorie ovviamente era il mercato. Per integrare al suo testo il concetto di mercato, Weber riprende le teorie di Bucher, secondo cui una città non consuma solo ed è luogo di scambi, ma produce anche una parte dei beni stessi. Per Weber però non ci si poteva limitare solo a rilevare che esiste un mercato urbano, ma individuarlo come elemento essenziale per la vita economica della città. In conclusione la città si differenzia dai sistemi economici chiusi tradizionalisti come L’oikos antico o l’economia curtense, proprio perché sviluppa una determinata dinamica di relazioni di produzione e scambio con l’esterno e la mantiene stabilmente. Da questa teoria è possibile sviluppare una tipologia più specifica che contempla città di consumatori, di produttori, di mercanti. Ma l’elaborazione di Weber evita queste categorizzazioni dato che egli si propone di non procedere per una classificazione economica della città. È solo una sistemazione preliminare all’analisi di Weber che mira piuttosto a creare uno schema concettuale comune per tutte le città di tutte le epoche.

La città come tipo ideale

Come emergeva già dall'analisi preliminare, l'elemento fondamentale della costruzione del tipo ideale è la valutazione della rilevanza complessiva e delle modalità di funzionamento delle economie urbane. Ma non è sufficiente che esiste un'economia cittadina come uno stadio dell'economia, dato che il complesso di rapporti che essa sottintende è una realtà storica che non si realizza unicamente in virtù di uno sviluppo economico. Il concetto di economia cittadina basata sul mercato, può funzionare solo se completato da altri contenuti storici. Ne consegue che la genesi della città medievale come Tipo non è riconducibile solo alla ratio economica. Per Weber non si può parlare di città senza ambiti territoriali, di autorità cittadina, di una Herrschaft esercitata sia in campo economico che politico-militare. Ma per capire il secondo è necessario ricostruirne le origini. Già la polis sorgeva su un vallo fortificato e poi dalla rocca fortezza. In seguito lo sviluppo urbano medievale comincia con il castello che comportava il dominio militare di un territorio da parte di un signore. È necessario per Weber, quindi, considerare la città come unità di fortezza e di mercato. Ma le due unità hanno due pesi diversi e giocano un ruolo distinti. Infatti solo il mercato non avrebbe permesso un'autonomia urbana, necessario è quindi approfondire l'aspetto politico militare. Per Weber il castello ha in sé la possibilità di evolvere in città. La città per egli evolve dal primitivo nucleo castellare-militare, per addizione successiva di zone di influenza e abitanti, con un meccanismo che ricorda molto quello di Sobaart, che aveva immaginato una crescita delle città legate alla presenza di grandi principi, vescovi ecc. È chiaro poi che dove sorge un castello arrivino anche artigiani dediti all'amministrazione domestica castellare e in più la possibilità di essere difesi militarmente attrae commercianti. A questa costruzione viene però aggiunto un correttivo soggettivista: lo stesso signore ha infatti interesse ad attrarre queste classi per avere entrare in denaro tassandoli. Ma la dialettica tra la componente politico-militare della città e la componente economica non viene risolta e bisogna aggiungere un ulteriore criterio definitorio: una socializzazione razionale e la nascita di diritti del cittadino (Stadtgemeinde). Quindi Weber continua la sua analisi più in profondità per cercare di ricostruire la genesi dello status giuridico del cittadino, cosa già riscontrabile nella città classica e a pieno compimento nella città medievale, ma completamente sconosciuta alla città orientale, dove la città rimaneva ancora la fortezza del re (o in India l'organizzazione castale). Infatti nelle città orientali, nonostante fioriranno commercialmente, spesso le città sono frazionate, non sono un unico organismo politico regolatore, dove permangono tabù e dove non si sviluppano né idea di cittadinanza né una visione comune dell'interesse economico.

Le città dell'occidente e la nascita della cittadinanza

Le città europee in un primo momento sono assoggettate amministrativamente a un signore (principe o vescovo) e quindi la struttura interna cittadina è ancora largamente eteronoma. I diritti, anche quelli di mercato, sono ancora appannaggio del signore che li ha ottenuto come privilegi in sé e che li ridistribuisce sul suo territorio, di conseguenza tutti sono alle dipendenze dello Stadtherr. Ma verso il XI secolo, prima in Italia, poi in Europa del Nord, questo rapporto di subordinazione inizia a vacillare e un sussulto di indipendenza pervade tutta l’Europa dove cominceranno a formarsi associazioni politiche dotate di un diritto proprio. Il patriziato cittadino comincia a sottrarre allo Stadtherr sempre più diritti giurisdizionali e viene reciso il vincolo di prestazioni obbligatorie nei suoi confronti. La città comincia a strutturarsi con tribunali propri e con una sua amministrazione municipale (consiglio cittadino). Ma qual è stato il motore di questa trasformazione? Secondo Weber l’elemento diversificatore è stata la città medievale come polo di immigrazione, di affluenza continua dalla campagna. Infatti molti servi della gleba venivano richiamati in città dal signore che aveva bisogno di lavoro artigianale e questo pian piano creò una liberalizzazione dei servi che creò di conseguenza una uniformazione di status giuridico dei soggetti (Stadtluft macht frei). Quindi lo status di cittadino diventa uno status importante e concesso esclusivamente a chi era residente nello spazio fisico e giuridico delle mura. E la posizione giuridica del cittadino viene garantita dall’appartenenza alla città come associazione locale, non alla schiatta, alla gens. Per la prima volta viene concepita l’idea di libertà e dell’eguaglianza tra i cittadini e la comunità comincia a strutturarsi intorno alla partecipazione politica dei singoli. La comunità quindi comincerà a sviluppare istituzioni proprie e la città nasce anche in virtù della capacità da parte della comunità politica di razionalizzare strutture sorte spontaneamente, mediante la formalizzazione ufficiale di cariche pubbliche e la creazione di un apparato di funzionari; essa così cristallizza un momento di autocoscienza politica e fa in modo che possa durare nel tempo. Ma è proprio questo meccanismo che permetterà la nascita del Burgertum, i borghesi che cominciarono a pensare a loro stessi come una classe a sé. Questi elementi di affratellamento sono già riscontrabili nella città antica, nella polis, dove ovviamente c’era immigrazione di genti diverse, ma tendeva comunque a non ammettere stranieri per non minare le fondamenta delle stirpi fondatrici. Weber inoltre introduce un nuovo elemento che indebolirà i legami di schiatta, di stirpe nella città medievale: il cristianesimo. la solidarietà dei religiosi verso gli estranei, infatti, contribuì notevolmente all’indebolimento dei legami di gruppo parentale. Rispetto alla città antica, infatti, la città medievale non farà più passare il singolo individuo attraverso il gruppo parentale, ma verrà direttamente inserito nell’ambiente cittadino e l’eventuale gruppo parentale non gli garantivano di certo lo status di cittadino.

Il potere non-legittimo: usurpazioni e coniurationes

È appurato quindi che l’idea weberiana di città è data essenzialmente dallo stato giuridico-politico della cittadinanza. Quindi i cittadini diventano tali non solo quando acquisiscono nuovi diritti o privilegi, ma soprattutto quando costituiscono un’associazione politica attiva e autonoma. Nacquero così le communitas civium, corporazioni territoriali. Ma da evidenziare sono non solo l’attribuzione di poteri giuridici ai cittadini da poteri dell’altro, ma in particolare è il tratto rivoluzionario che qualifica la genesi dell’autonomia urbana che Weber ricerca. Molti di questi poteri legittimi, infatti, sono stati conquistati dai cittadini stessi per mezzo di coniurationes, quindi rivolte urbane con cui i cittadini in armi rivendicavano riconoscimenti formali. Per Weber è inconcepibile che le fonti della storia delle città non citino le usurpazioni rivoluzionarie. Quest’ultime si conclusero in breve tempo e portarono in Consoles al potere, i quali conclusero il processo rivoluzionario e si attribuirono la maggior parte dei poteri conquistati. Il nuovo organismo cittadino comincia a smantellare rocce e fortezze imperiali all’interno della città, volendosi sbarazzare del vecchio potere. Nascono così i comuni con le loro strutture autonome, con il loro diritto e i loro organi rappresentativi. Queste amministrazioni sono evidentemente un atto rivoluzionario che implica il rifiuto dei poteri costituiti. E solo in virtù di questa rottura la città può divenire il luogo in cui si realizza una ascesa della servitù alla libertà e la spinta egualitaria che ne deriva rappresenta una delle più grandi innovazioni della storia.

La questione della forza

La trasformazione avvenuta nelle città medievali occidentali è dovuta anche alla struttura dell’organizzazione militare, cosa che invece, in Oriente, come in Cina, il potere militare era esclusivamente sotto il controllo del sovrano. Il potere militare era esclusivamente nelle mani del sovrano (monopolio della forza) e l’abitante della città non è un militare. La strada percorsa invece in Occidente è del tutto diversa, dal momento che esiste una separazione tra i soldati e gli strumenti bellici, ma le armi appartengono ai militi (principio di derivazione romana dell’autoequipaggiamento). L’occidente si affiderà infatti alla buona volontà dei membri dell’esercito, ma l’obbedienza non è mai data per scontata. Infatti il signore era sì forte nei confronti di ognuno, ma non poteva nulla contro una moltitudine di tanti. Ed è qui che si collocano le coniurationes le quali, essendo rivoluzionarie, hanno sfidato il monopolio della forza. Le libertà cittadine si sviluppano in questo senso: senza la potenza militare non sarebbero mai nate. E quando si creeranno gli Stati nazionali che riaccentreranno il potere militare e le libertà cittadine finiranno.

Le libertà umane nella storia politica europea

Weber ha ovviamente visto nella città medievale una linea di confine tra il vecchio e il nuovo mondo. Ma come le libertà, anche la città vive in intervalli di tempo storico, in spazi lasciati per diversi motivi privi di controllo dagli onnipresenti poteri burocratici e/o patrimoniali. L’ottica di Weber è infatti profondamente pessimista. Egli stesso vede lo spettro delle burocrazie invadenti e totalizzanti che sorgono e che farebbero diventare la storia dell’Occidente, intesa come storia delle libertà, una sola parentesi cui i poteri autoritari potrebbero mettere fine un giorno. Nel mondo moderno è lo Stato ad incarnare la potenza burocratica e amministrativa. L’affermazione degli Stati nazionali, strettamente legata all’imporsi del capitalismo, implica una centralizzazione con una conseguente perdita di libertà territoriali. Così il destino delle città occidentali è quello di assistere a un progressivo venir meno delle loro libertà, dove nonostante rimangano gli antichi diritti, essi non vengono eliminati, ma modificati. E questo sarà terreno fertile per il capitalismo occidentale. L’avvento dello stato nazionale chiude la parabola dell’autonomia cittadina, insieme al monopolio della violenza legittima, all’abbattimento delle mura urbane. Così la democrazia urbana diventerà principalmente amministrazione e l’esercito passerà sotto il controllo statale. Ma nella realtà contemporanea si assiste a una decentralizzazione statale, che porta maggiore autonomia ad autorità locali, come regioni e città, facendo riaffermare una certa importanza, seguendo la linea medievale, di quest’ultime. Quindi l’avvento dello Stato nazionale non ha cancellato del tutto, ha solo coperto il preesistente, rendendo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Contessi Gianni.
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