La secolarizzazione: religione e società nell'Europa contemporanea
Introduzione
Singolare o plurale?
Religione o religioni? Religione! Il singolare corrisponde meglio al fatto religioso nella sua globalità: "religione" come figura allegorica (antitesi dell'empietà) e "fenomeno religioso".
Quali religioni?
Il nostro obiettivo è studiare il ruolo della religione nella vita delle società europee: le relazioni che possono stabilirsi fra le religioni il cui fine primario è la salvezza personale in vista di una vita futura e le società politiche impegnate nelle difficoltà del presente. Lo spazio della nostra indagine sarà il continente europeo nella sua totalità, perché se è vero che i rapporti fra religione e società vengono solitamente trattati nel quadro delle entità statali, non è meno vero che questi scontri riguardano punti comuni e mettono in evidenza problemi generali.
La religione non la fede
Ciò che qui si intende è la religione non l'interiorità delle scelte personali, le convinzioni individuali. I due piani non vanno confusi: ad esempio, in Inghilterra e nei paesi scandinavi il numero dei fedeli praticanti è minimo (uno o due per cento) e cionondimeno la Chiesa di Stato gode di uno statuto che le vale la considerazione dei poteri pubblici e della pubblica opinione (società civile). Oggetto della nostra ricerca: in quale misura la religione ha un’influenza sui comportamenti delle società? (La legge civile si ispira ancora alla legge morale quale è definita dalle Chiese?)
Il tempo del religioso
Non c'è dubbio che non esista paese d'Europa in cui la religione non abbia contribuito a piegare il corso degli eventi. E se oggi la componente religiosa è meno pressante, gli interrogativi su di essa non sono del tutto desueti, anzi, possiamo dire che l'idea di una separazione assoluta del fatto religioso e della società è un'utopia (è un’idea plasmatasi in una moderna società dimentica di come solo la prospettiva della lunga durata permette di individuare le tendenze dominanti).
Il punto di partenza
Il punto di partenza sarà la Rivoluzione francese, poiché furono le scelte fatte allora (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, Costituzione civile del clero) ad inaugurare la nostra era. La Rivoluzione ha aperto una breccia nella confessionalità delle società europee.
Due secoli di cambiamenti: hanno un senso?
Certo oggi i punti di frizione non sono più gli stessi (ad esempio, la gerarchia cattolica si batte oggi per lo più contro la legalizzazione dell’aborto). Ma in generale, che cosa c'è di fondato nell'idea secondo la quale le nostre società si sarebbero oggi affrancate dalla sua tutela? È vero che l'intera storia religiosa dell'Europa tende all'affievolimento e alla scomparsa della religione?
La scelta delle parole
- Rifiutiamo il termine "scristianizzazione", oggi la cristianità non è scomparsa.
- Rifiutiamo il termine "laicizzazione", che rappresenta una fase particolare.
- Ma "secolarizzazione" (l’obiettivo di questo libro può essere descritto come il tentativo di disegnare la storia del processo di secolarizzazione sull’arco di duecento anni).
Questo saggio:
- Si preoccuperà di individuare le linee madri della complessità delle situazioni.
- Tenterà di illuminare i motivi che hanno ispirato il processo di secolarizzazione.
L'eredità e la rottura
Un'Europa tutta cristiana
La singolarità europea
Alla vigilia dell’avvenimento che avrebbe sconvolto l’ordine tradizionale, l'Europa è il solo continente che sia stato totalmente cristianizzato da almeno un millennio. Per molti dei popoli europei la conversione è stata l’evento fondante della nazione, nascita e battesimo si confondono (ancora oggi essi datano la loro nascita a partire dalla conversione del loro sovrano in una concomitanza che ha stabilito un legame fortissimo).
Le rotture dell'unità
Il cristianesimo un fattore di unità lo è forse stato un tempo, ma sicuramente è stato un fattore di discordia (dividendosi in confessioni rivali). La rottura dell'unità religiosa dell'Europa si è operata in due fasi distinte:
- Rottura fra la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente.
- Rottura, più recente (XVI) della Riforma.
Le conseguenze si fanno ancora sentire. Ad esempio nell’Ulster, cattolici e protestanti continuano ad affrontarsi; nella Iugoslavia di ieri la differenza religiosa fra ortodossi e cattolici aggiungeva un altro elemento alle ragioni che serbi e croati hanno di detestarsi. Ma la religione è davvero il principio generatore dei conflitti attuali? O non è forse l’istanza di legittimazione degli scontri?
Molte Europe religiose
A seguito di queste fratture, alla vigilia della Rivoluzione l'Europa si presenta quindi come un continente religiosamente diviso:
- Europa cattolica
- Europa della Riforma (o piuttosto delle Riforme, non omogenea si divide fra più confessioni)
La frattura fra queste due Europe passa nel bel mezzo delle Germanie.
- Europa ortodossa, che guarda verso Costantinopoli e Mosca, sotto il gioco dell’Infedele arrivato a bussare alle mura di Vienna nel 1683.
- L'Islam è pertanto una quarta componente dell’Europa religiosa. Anche se i sultani non hanno mai cercato di convertire le popolazioni sottomesse (È nella fedeltà alla loro religione cristiana che greci, bulgari, serbi, rumeni, macedoni, hanno conservato la loro identità).
- Gli ebrei (poco numerosi all’ovest, da dove erano stati cacciati, ma più numerosi nell’Europa centrale e orientale dove vivevano in comunità).
Diverse tradizioni ecclesiologiche
Ci sono quasi altrettante interpretazioni di quelli che dovrebbero essere i rapporti fra la Chiesa e il potere quante sono le confessioni. Qual è in queste differenze il peso delle circostanze storiche e quello delle varianti teologiche? La risposta, a tutt’oggi, non è chiara. Ma è lecito, per esempio, pensare che l’eredità di Bisanzio, ripresa dalla Russia degli zar, che praticava il cesaropapismo, spieghi in parte la tradizione di sottomissione delle Chiese d’Oriente alla volontà del sovrano.
Fra tutte la Chiesa cattolica romana è quella che presenta le maggiori esigenze:
- Aspettandosi poteri secolari che la riconoscano come società perfetta (nelle chiese riformate non sempre c’è una simile esigenza, anzi, è stato spesso dai loro ranghi che si sono levate in passato voci che auspicavano la separazione fra il religioso e il politico).
- Non interdicendosi la possibilità di intervenire in politica nel nome della morale che ricava dalla rivelazione e dal Vangelo.
- Difendendo le condotte morali individuali da essa definite di fronte alla loro liberalizzazione. Il cattolicesimo è contrario ad una separazione completa.
Non ugualmente vanno le cose per tutte le Chiese della Riforma:
- Non cercano di elaborare una dottrina sociale altrettanto coerente.
- Se si esclude il cristianesimo sociale, che ha trovato espressione a partire dal 1925 in Vita e Azione, preoccupata di applicare lo spirito del cristianesimo ai problemi della società contemporanea (sempre inclinandosi verso la contestazione).
La specificità cattolica
Ma soprattutto, a differenziare in maniera radicale la Chiesa cattolica dalle altre espressioni del cristianesimo, per quanto riguarda i rapporti con la società, vi è l’esistenza di un magistero che gode di potere. (Mentre l’Alleanza luterana, per esempio, non è che un’istanza di incontro e di concertazione, senza potere). Certo, non dobbiamo pensare a un’Europa di ancien régime come centralismo ecclesiastico; ad esempio, la Curia non interveniva nelle nomine dell’episcopato, in quanto le aveva lasciate ai sovrani, ma se per tutte le altre confessioni il dialogo si stabilisce direttamente tra il potere politico e la Chiesa nazionale, con il cattolicesimo le parti risultano allargate alla presenza della Santa Sede. (È un rapporto triangolare).
- L’esistenza di territori governati direttamente dal pontefice (il papa unisce in sé le due sovranità, spirituale e temporale).
Il regime tradizionale
Per definire il rapporto fra società di ancien régime e la religione non è esatto parlare di "alleanza", poiché ciò implicherebbe una distinzione di potenze nettamente individuate, mentre nell’ancien régime a dominare era l’osmosi.
Lo stato confessionale (unità di fede, unità politica)
Nell’ancien régime:
- Lo Stato è confessionale, ha una sola religione esattamente come gli individui. (Il contrario è impensabile)
- Il motto della monarchia francese era "Una fede, una legge, un re".
- Cujus regio, ejus religio, ogni infrazione all’identità fra religione del principe e quella dei sudditi è percepita come un attentato all’unità del regno.
Quindi i sudditi leali non possono appartenere che alla Chiesa di Stato (i sudditi del re di Francia eretici non hanno esistenza giuridica). E l’obbligo grava tanto sui sudditi quanto sui sovrani (ad esempio, Enrico IV ha dovuto abiurare il protestantesimo per regnare sulla Francia). I dignitari ecclesiastici sono associati al potere (ad esempio, Richelieu e Mazzarini). La corona trae parte della sua legittimità dal riconoscimento della Chiesa (la cerimonia di consacrazione è un atto religioso che porta a percepire il sovrano come un personaggio sacro). La religione presiede tutte le attività sociali.
I primi passi verso la tolleranza religiosa
L’alba della tolleranza:
- I primi centri di accoglienza sono i paesi protestanti, sulla spinta della loro opposizione all’intransigenza cattolica o per semplici motivi utilitaristici. Ad esempio, Ungheria, a partire dal 1686 le confessioni luterane e riformata godono di uno statuto che le mette in posizione di uguaglianza con il cattolicesimo.
- Gran Bretagna: nel corso di un suo soggiorno, Voltaire scopre che vi vivevano in buona intesa dieci o quindici confessioni.
La tolleranza nel mondo cattolico:
- In Francia, nel 1787, un editto reale riconosce ai protestanti uno stato civile: essi cessano di essere privi di esistenza giuridica (ad esempio, alla direzione generale delle finanze accederà un protestante ginevrino).
La breccia
Fu la Francia ad aprire la prima breccia in quest’ordine antico.
L'iniziativa fondatrice: dissociare confessione e cittadinanza
L’articolo 10 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata dall’Assemblea costituente il 26 agosto 1789: "Nessuno può essere molestato per le sue opinioni, anche religiose". Da quel momento non sarebbe più stato necessario appartenere al cattolicesimo per godere di tutti i diritti legati alla cittadinanza, la Chiesa cattolica non avrebbe più potuto pretendere di impersonare la Francia tutta intera e nemmeno la sola vera Francia. La portata storica dell’articolo 10 è notevole: tutto il futuro dei rapporti fra religione e società è in germe in questo articolo.
Non siamo ancora alla laicità
Certo, l’iniziativa del 1789 produsse effetti incisivi nel futuro, ma i costituenti erano ben lontani dal prevederli, e anzi, la loro concezione dei rapporti tra Stato e religione è lontanissima dalla nostra (se essi avessero avuto anche il minimo d’idea della laicità, un pensiero del genere non sarebbe venuto loro in mente e si sarebbero astenuti dall’intervenire, poiché nulla era stato dettato da un disegno antireligioso). La convinzione che una nazione non possa fare a meno di una religione comune a cemento della sua unità era ancora viva. Ad esempio, l’anniversario della presa della Bastiglia del 14 luglio 1790, simbolo della sconfitta dell’assolutismo monarchico, non si concepì se non partendo dal fatto che la cerimonia iniziasse con una messa celebrata da un vescovo deputato dall’Assemblea Costituente. I costituenti non hanno né voluto né previsto le conseguenze della Costituzione del Clero Civile, la quale porterà alla secolarizzazione delle attività di beneficenza e di educazione della Chiesa, nonché a un clero che passa a dipendere per la sua sussistenza dallo Stato.
Una prima secolarizzazione
Le prime conseguenze che fecero fare un grande passo in avanti alla secolarizzazione della società furono:
- Instaurazione di uno stato civile.
- Nascita dei registri dello stato civile (sostituiscono legalmente quelli della Chiesa).
- Costituzione del matrimonio civile.
- Misure contro gli ordini religiosi (il loro stile di vita).
- Facoltà di rompere il vincolo matrimoniale, interpretato ora come contratto giuridico.
Comunque la politica religiosa delle assemblee rivoluzionarie è un tratto tipico dell’eccezione francese: la secolarizzazione si effettuerà negli altri paesi in maniera più pacifica.
Il ristabilimento delle relazioni non vuol dire restaurazione
La volontà del Primo Console di ristabilire la pace religiosa mette la parola fine a un decennio che è stato come un’ultima guerra di religione. Certo però è che il cattolicesimo ritrova, sì, una posizione sociale, ma non si tratta comunque di un ritorno allo statuto di ancien régime. Ad esempio, il clero non recupera i beni confiscati, anzi è il papa Pio VII in persona a rinunciarvi ufficialmente. La Chiesa cattolica non verrà riconosciuta come una società perfetta che possiede la v
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