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La politica nell’età contemporanea

Dopo anni di marginalizzazione della storia politica dall’avvento della storia economica e sociale, essa ebbe un rinnovamento che consisteva sia nella rivisitazione con nuove metodologie e nuovi argomenti al centro della politica (le elezioni, i partiti, le biografie, le idee politiche, ecc.) sia nell’individuazione di nuovi ambiti di ricerca (i media, le associazioni, l’opinione pubblica, ecc.).

Uno dei tratti costitutivi del politico risiede nel ruolo che esercita a livello globale, nel quale convergono anche tutte le altre realtà. Di conseguenza lo storico della politica non può trascurare gli altri aspetti della realtà sociale. La politica, dunque, rappresenta una realtà oggettiva che può diventare un oggetto di conoscenza storica.

La storia politica si è rinnovata anche grazie all’osmosi con altre scienze sociali (sociologia della comunicazione, statistica, geografia, ecc.) diffondendosi come storiografia politica. Un altro ambito di studio della storia politica riguarda le dinamiche della campagna elettorale e le sue forme di propaganda e di mobilitazione politica. Questo è emerso soprattutto alla fine del '900, con la crisi delle vecchie ideologie e delle modalità di partecipazione ad esse collegate, oltre che all’affermarsi delle nuove tecniche di comunicazione di massa, come la TV ed internet.

Democrazia dell’opinione e comunicazione politica

Dopo la seconda guerra mondiale nacque la cosiddetta democrazia dell’opinione e della comunicazione politica come arte di persuasione, influenzata anche dallo sviluppo dei nuovi cultural studies, ovvero quei linguaggi, culture e rappresentazioni simboliche che hanno contribuito a definire la sfera politica.

Patriottismo e uso pubblico della morte

Una parte molto importante per comprendere la natura del patriottismo è quella riservata ai riti funebri e quindi all’uso pubblico della morte. Infatti, fin dalla Rivoluzione francese, i funerali furono uno strumento essenziale per diffondere e alimentare la cosiddetta pedagogia della memoria. Nel caso degli stati totalitari la morte del dittatore o del leader carismatico diventava l’occasione per venerare quel corpo come la reliquia di un santo e, per questo, veniva imbalsamato, conservato ed esposto in mausolei. Questo fa capire, non solo il meccanismo di funzionamento degli Stati totalitari, ma anche i vincoli di fedeltà che legano il dittatore ai suoi cittadini-sudditi.

Quando tutti questi regimi terminarono, vennero riesumati i cadaveri degli oppositori che non avevano potuto ricevere cerimonie funebri dignitose. Finita la guerra iniziò l’elaborazione del lutto, anche perché bisognava rendere omaggio alle vittime innocenti del conflitto, per questo iniziarono quelle che sono state definite le guerre di memoria.

Ancora, il corpo di Mazzini fu imbalsamato perché lo scopo dei suoi seguaci era quello di poter organizzare un lungo funerale fino al cimitero genovese di Staglieno, in modo da convertire quella salma in un oggetto di culto anche se si trasformò in un’occasione per propagandare gli ideali repubblicani. Garibaldi espresse la volontà di essere cremato ma in realtà venne fatta della sua tomba un luogo di culto divenendo la meta di pellegrinaggi e cerimonie commemorative. Il corpo di Mussolini, dopo essere stato oltraggiato, divenne l’emblema della resistenza vittoriosa e di un paese che sarebbe rimasto pervaso dalle conseguenze della guerra civile per vari anni.

Il ruolo dei giovani nella politica

I giovani possono essere concepiti come soggetto politico quando riescono ad avere un peso e a condizionare le scelte politiche, oltre che a imprimere nella cultura e nella mentalità della società il fine per cui hanno agito.

In alcuni momenti della storia i giovani erano presenti nell’attività politica anche in piccola parte, perché ritenuti assimilati con i veri politici di un tempo, e considerati maturi. In altri momenti della storia invece non ne facevano parte perché c’erano regimi totalitari in cui tutti i giovani venivano equiparati ed erano svuotati da tutti quei contenuti del potere politico.

Nel 1968 soltanto il 3% aveva una considerazione politica o si impegnava solo a vedere cosa potesse succedere nel mondo. Invece nel 1914, in decisione alla partecipazione alla guerra, i ragazzi del '99 si erano più attivamente interessati alla vita politica del paese. Giovani americani e francesi misero in crisi il governo inglese e l’aristocrazia francese perché in America si rivendicò il pagamento delle tasse e l’indipendenza delle colonie divenute ormai autosufficienti.

Nel periodo della Restaurazione, i sovrani diffidavano dei giovani perché temevano possibili spinte rivoluzionarie e, quindi, facevano più affidamento al personale in età matura da inserire nella classe dirigente. Mazzini era convinto del fatto che la gioventù rappresentasse una delle forze motrici della storia e per questo volle scommettere proprio su di essa, in particolare sulla concezione di politica come avventura esistenziale con la Giovine Italia. Con l’unificazione dell’Italia, la partecipazione politica dei giovani subì un declino. Difatti, i nati troppo tardi erano coloro che non poterono prendere decisioni sulla costruzione dell’Italia unita, perché ritenuti non abbastanza maturi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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