La struttura dell'esperienza di guerra
Le discontinuità della guerra
In una lettera un soldato scriveva: "Nessuno uscirà da questa guerra senza essere diventato una persona diversa". Alla fine della guerra ci si chiese se i soldati fossero stati brutalizzati o nobilitati, regrediti o maturati dall'esperienza di guerra. Cambia la vita tra prima e dopo la guerra: la maggior parte sostiene di aver abitato due mondi diversi, vissuto dentro due persone completamente distinte.
Coloro che erano entrati in guerra prima dei 20 anni e che avevano considerato l'esperienza di guerra alla pari di una forma di educazione superiore, si resero conto di aver appreso un mestiere che non poteva servire nella società civile. Una risposta a questo senso di estraniazione è la ritualizzazione e memorizzazione dell'esperienza di guerra nelle associazioni di veterani che si sono formate.
Modelli di rapporto tra guerra e vita sociale
- Il modello scarica pulsionale: Quello più comunemente impiegato nelle teorie psicanalitiche della guerra. Secondo cui una guerra o una rivoluzione liberano le tensioni accumulate nelle società in fase di modernizzazione. La guerra è uno sfogo di aggressività, pulsioni, bisogni, che non possono rientrare nel normale meccanismo sociale. La distinzione tra pace e guerra è una distinzione tra necessità e libertà, repressione e trasgressione. I combattenti sono regrediti ovvero non hanno mai ricevuto l'opportunità adeguata per diventare esseri civili, per maturare. Nel 1914, coloro che si avviarono alla guerra attinsero ad un immaginario collettivo che fornì la giustificazione della celebrazione della guerra come liberazione dalle costrizioni della vita civile. Ciò spiega anche l'entusiasmo di partecipare alla guerra che investì gli uomini nel 1914. Essendo vissuto tanto a lungo in un clima di cosiddetta libertà istintuale, il soldato sembrava incapace di riacquisire le abitudini e le regole della convivenza civile e molti erano convinti che i veterani fossero criminali, rivoluzionari o comunque imbarbariti. La principale incongruenza di questo modello sta nella sua irrealistica rappresentazione della guerra. Esso postula guerra esclusivamente come espressione di istinti aggressivi.
- Il modello "continuità culturale": Modello che pone l’accento sulla continuità morale e culturale che caratterizzò sia il momento di pace che quello di guerra. Dunque l’aggressività che non si manifesta in società perché tenuta a bada dalle regole sociali, non si manifesta nemmeno in guerra perché gli abiti civili non potevano essere smessi con tanta leggerezza: i soldati che combattevano non erano altro che il prodotto delle rispettive culture. Seguendo questa linea si può comprendere perché molti soldati si rifiutarono di combattere, ma non tutti affrontarono la guerra continuando a reprimere l’aggressività come insegnava la società, molti si lasciarono coinvolgere dal rischio e dall’orrore.
La liminarità della guerra
Molti veterani insistettero a considerare la loro esperienza alla stregua di un'iniziazione. L'uomo che va in guerra deve sottostare a rituali di passaggio, quei riti che per primo descrisse Arnold Van Gennep. Van Gennep divide i riti di passaggio in tre fasi:
- I riti di separazione (o riti preliminari) che afferiscono un individuo dal suo luogo di vita abituale.
- I riti di margine (o riti liminari) che simbolicamente fissano l'identità del passeggero come dimorante fra due stati, luoghi, condizioni.
- I riti di aggregazione (o riti post-liminari) con i quali l'individuo è riaccolto nel gruppo di origine.
La Terra di nessuno è l'immagine più incombente e ossessionante, il più vivo ricordo della guerra. Molti insistettero che la dichiarazione di guerra avesse attualizzato valori: i valori della "comunità" opposti a quelli della "società", dell'unità nazionale opposti al conflitto di classe. Molti erano convinti che la guerra significasse una trasformazione strutturale della società, l'abbandono di un vecchio ordine e la realizzazione di uno nuovo. L'esercito era visto come una liberazione e un veicolo di auto-realizzazione. Tanti pensarono che la guerra li avrebbe liberati dalle costrizioni della vita borghese. Ma la guerra deluse tutte queste aspettative.
Il secondo stadio del passaggio iniziatico, quello della liminarità definisce una situazione analoga a quella del soldato in guerra. Un giovane che affronti l'iniziazione non è più quello che era ma neppure quello che deve diventare: egli è "invisibile". L'iniziando è identificato con la terra, con la decomposizione, la contaminazione. I simboli di invisibilità, morte, sepoltura e contaminazione sono utilizzati particolarmente nella descrizione di individui in fase di transizione fra due categorie sociali o fra diverse aree di insediamento.
Le caratteristiche della guerra di trincea imposero al soldato di cercare rifugio nella e sotto la terra e questo trincerarsi significò la fine della guerra tradizionale. Il combattimento moderno si svolge quasi interamente nell'invisibilità. Fu il ricordo di aver vissuto tanto a lungo in una terra piena di uomini invisibili, e sovrastata da un'onnipotente tecnologia, che si impresse nel modo più vivido nella mente di tanti combattenti. L'improvvisa apparizione del nemico provocava un senso di turbamento. Emilio Lussu che combatteva sull'Altipiano di Asiago, ricorda l'enorme impressione che gli fece il riuscire finalmente a vedere quel nemico che combatteva da mesi. Scoprire che erano "come noi" fu un'esperienza sconvolgente che rivelò a tanti ciò che avevano ormai dimenticato: la somiglianza fra gli uomini.
Un tema che pervade la letteratura di guerra è quello della morte. Si parla anche di "morte strutturale": le persone e le cose del passato sono morte per il soldato così come lui lo è per loro. Molti riconobbero che i legami con casa si affievolivano progressivamente man mano che la guerra continuava. Ci si arrivò a convincersi che la patria fosse talmente cambiata a causa della guerra al punto da sembrargli che non esistesse più alcun luogo sicuro dove potere ritornare.
Il sogno più comune del soldato fu quello di rimanere sepolto vivo in un rifugio a causa dell'esplosione di una granata. Quest'incubi divenne fin troppo spesso realtà durante la guerra e fu la causa più frequente delle nevrosi di guerra. Le ambiguità, i paradossi della guerra e l'eclissi dell'io, rappresentarono solo una parte e la più negativa dell'esperienza di guerra. Molti veterani individuarono nella loro esperienza la presenza di elementi fortemente positivi e intrinsecamente compensatori: per esempio il cameratismo che cancellava barriere sociali, il condividere un destino comune e le condizioni egalitarie di vita. Il senso di cameratismo e di eguaglianza furono percepiti come qualcosa da preservare e istituzionalizzare. Andando in guerra il soldato viene privato dei segni visibili del suo status (vestiti, abitazione, proprietà, titoli sociali) che abitualmente connotano il suo posto nella società civile.
Il soldato definì la guerra come "un pezzo di me stesso", come una parte del suo proprio corpo, una profonda cicatrice; ma questa esperienza non è comunicabile. Ai soldati in guerra la realtà non viene insegnata, bensì "mostrata": e viene appresa non tramite categorie convenzionali ma attraverso la radicale sovrapposizione di violenza e quiete, tremenda paura e infinita noia. In generale la cosa più terribile di questa guerra è che tutto diventa macchinico: si potrebbe quasi definire la guerra come un'industria per il macello umano specializzato.
La sorpresa con la quale molti combattenti si accorsero di trovarsi nel bel mezzo della prima guerra completamente industrializzata (nonostante fossero cresciuti in una delle epoche tecnologicamente più fertili della storia) deve essere ascritta a due fattori:
- Le aspettative modellate su un'immagine tradizionale della guerra.
- Una sottovalutazione della tecnologia.
Molti accolsero la guerra come una via d'uscita dalla società industriale ma in guerra appresero che la tecnologia dominava l'organizzazione di soldati, macchine e armi come in tempi di pace. La tecnologia era rimossa da un contesto in cui poteva essere comprensibile come strumento di produzione e distribuzione e fu inserita in un contesto di distruzione e terrore. La dissociazione della tecnologia dalle sue normali funzioni e la sua imposizione in un contesto di pura distruzione rese strano e mostruoso ciò che prima era familiare, oggetto d'orgoglio e strumento di progresso.
Chiaramente la guerra non fu un evento rituale, bensì un evento storico. I rituali d'iniziazione non uccidono gli iniziandi. Inoltre il fine dell'iniziazione è la traduzione dell'iniziando in una nuova posizione nella scala sociale. Il veterano era un uomo bloccato nella fase di passaggio, un individuo la cui caratteristica divenne l'essere senza patria. Il fallimento di una riaggregazione con la patria continuò a rendere problematica agli occhi del veterano l'esperienza di guerra e fece del reduce una figura ambigua e potenzialmente pericolosa per la società.
L'evento come testo
Il soldato semplice della prima guerra mondiale percepì quanto la guerra fosse sempre più distinta e lontana dai suoi propositi e motivazioni personali. I combattenti vedevano nella guerra un mondo che li avvolgeva ormai completamente con la sua propria logica, le sue concessioni, le sue incongruenze. Il loro essere immersi in questo universo, il loro abituarvisi, li rendeva distinti, e distingueva la loro conoscenza e la loro identità da quelle di coloro che ne rimanevano al di fuori.
Vedere la guerra come una macchina autonoma vivente di moto proprio, e con il potere di dettare e imporre le azioni (o l'immobilità) degli umani suoi partecipanti, significò che l'evento era ormai steso, fissato, e non nero su bianco, bensì nel carattere e nella personalità dei soldati. Si possono scorgere tre livelli significativi nelle trasformazioni del carattere individuale citate dai combattenti:
- La nevrosi di guerra.
- In una guerra che durò tanto a lungo, il soldato di linea divenne enigmatico nei confronti di sé stesso e straniero ad uomini e cose della sua precedente esistenza; l'adattamento a vivere nella Terra di nessuno familiarizzò il soldato al disordine.
- Il mutamento di identità nel soldato di linea appare come una chiave per interpretare l'esperienza di guerra, la chiave appropriata per coloro che si trovarono a vivere in un universo in cui la normale relazione fra attore ed azione era completamente rovesciata. La guerra era diventata un evento autonomo. Analogamente agli eventi rituali, la guerra assunse un'oggettività spettacolare attraverso i quali dettava il necessario comportamento ai partecipanti.
La comunità d'agosto e la fuga dal moderno
La logica comunitaria nel 1914: Agosto fu una celebrazione della comunità, una festa, e non qualcosa da comprendere razionalmente. E di fatto molti insistettero che agosto 1914 fosse essenzialmente un'esplosione di irrazionalità, una follia, o una illusione di massa. Era qualcosa che poteva essere sentito e vissuto ma non compreso o descritto.
La guerra fu vista in opposizione assoluta alla vita sociale e alla normale esistenza nella moderna società industriale, un momento di passaggio da una vita normale, familiare ad un'esistenza alternativa, differente dalla società borghese. Si percepiva con la dichiarazione di guerra che i popoli delle nazioni europee avrebbero lasciato alle spalle la civiltà industriale con i suoi problemi e conflitti per entrare in un universo d'azione dominato dall'autorità, dalla disciplina, dal cameratismo, e da fini comuni.
Tutte le differenze di classe, di lingua, di religione, non furono né superate né abolite ma semplicemente messe a lato, poste momentaneamente in sottordine dal dirompente sentimento di fratellanza e dal dilagante nazionalismo. Il dottore, il giudice, l'operaio, l'artigiano condividevano gli stessi obblighi. E in questo sommovimento divennero percepibili e si palesarono certe aspirazioni e desideri abituali soffocati nella monotonia della vita quotidiana. Soprattutto divenne manifesto un intenso malcontento di fondo nei confronti delle istituzioni che organizzavano, incasellavano, frazionavano gli individui in classi e condizioni disparate.
I servizi di infermeria, possibilità d'occupazione prima inconsuete che ora si aprivano alle donne, permisero al sesso femminile una vasta gamma di vie d'uscite dalle limitazioni della vita familiare privata. Gli individui percepirono di non essere più una persona sola, isolata, del passato ma si sentiva una infinitesima parte della grande massa.
Si ha la percezione di stare vivendo in un momento di transizione. Con l'apertura delle ostilità parve come se le strutture della vita sociale si dissolvessero e questo permise la mescolanza di ruoli, carriere, esistenze distinte, una confusione che prima della guerra sarebbe stata considerata un'intollerabile promiscuità. Una metafora ricorrente nelle descrizioni dell'agosto è quella di fluidità e flusso. Studiosi parlano di "torrenzialità" degli eventi, di "correnti" di sentimento. La guerra sareb...
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