Lo studio storico delle classi sociali
Karl Marx: “materialismo storico” che fonda una nuova visione filosofica e politica, denominata “socialismo scientifico”.
Il manifesto del partito comunista
L'indagine della morfologia sociale, cioè delle forme della società, deve partire dall'identificazione del ruolo che un individuo ha nel processo di produzione. Per la critica dell'economia politica: non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.
Dalla morfologia complessa delle classi sociali si passa, con la società moderna elaborata da Marx ed Engels, all'emergere di due classi soltanto: la borghesia (detentori dei mezzi di produzione) e il proletariato. Per questo la società moderna si distingueva per aver semplificato gli antagonismi di classe.
“Nella stessa proporzione in cui si sviluppa la borghesia, cioè il capitale, si sviluppa il proletariato, la classe degli operai moderni, che vivono solo fintantoché trovano lavoro, e che trovano lavoro solo fintantoché il loro lavoro aumenta il capitale.”
Con l'estendersi dell'uso delle macchine e con la divisione del lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere indipendente e con ciò ogni attrattiva per l'operaio.
Ne Il Capitale invece, rimasto incompiuto, le classi diventano tre: operai salariati, capitalisti (imprenditori) e proprietari fondiari. Nell'Ideologia tedesca (1845-1846) Marx ritorna al dualismo originario delle classi. Qualunque sia la soluzione da dare al numero delle classi, ciò che resta costante, nel pensiero di Marx, è il rapporto gerarchico tra struttura (data dalle posizioni dei singoli individui all'interno del sistema produttivo) - che è la vera variabile indipendente nel gioco sociale -, e sovrastruttura (“coscienza di classe”, mentalità, politica, costumi, arte) - che è una dimensione “determinata” dai caratteri della struttura.
Etica protestante e lo spirito del capitalismo
(1904-1905), Max Weber:
- Idealtipo: descrizione in forma astratta e generale dei caratteri di una formazione sociale e politica, la cui natura è desunta dall'osservazione diretta di concrete esperienze storiche, e serve a orientare il lavoro di analisi, specie nelle ricerche di tipo comparativo.
- La collocazione sociale di un individuo può essere osservata da due punti di vista complementari: (a) situazione di classe, (b) situazione di ceto.
Per Weber la posizione economica (quindi di classe) di un individuo non dipende tanto dalla collocazione che costui ha nel processo di produzione quanto nelle risorse che può offrire sul mercato. “Altrettanto fortemente coloro che, privi di possesso, offrono prestazioni di lavoro, vengono a differenziarsi a seconda del genere di queste, e anche a seconda che essi le valorizzino in una relazione continuativa con un cliente oppure caso per caso.”
Un quadro di questo genere invita intanto a moltiplicare di molto le classi rispetto allo schema marxiano; ma soprattutto è un quadro che non implica alcun rapporto causale necessario tra situazione di classe e azione di classe. La situazione di ceto è invece ogni componente tipica del destino di un gruppo di uomini, la quale sia condizionata da una specifica valutazione sociale, positiva o negativa, dell'“onore” che è legato a qualche qualità comune di una pluralità di uomini. L'onore o il prestigio dipendono dalla “condotta di vita”, dalla professione svolta, dalla discendenza familiare, dalle relazioni matrimoniali, dal potere politico o religioso posseduto o dal grado di istruzione raggiunto. Questo squilibrio tra “situazione di classe” e “situazione di ceto” viene chiamato incongruenza di status.
Per Weber una mappa sociale completa e non arbitraria può essere costruita solo quando si definiscono i gruppi sociali sia attraverso l'identificazione della loro posizione socio-economica sia attraverso l'identificazione del loro livello di status/prestigio; ogni descrizione basata su una sola variabile gli sembra invece unilaterale e fuorviante.
Indipendenza dai sociologi
Fino agli anni '50, quindi, tutti gli storici si dividono tra i parametri di stratificazione sociale di Weber o di Marx.
- 1955 Ernest Labrousse: L'aspetto più importante è lo sviluppo di solide ricerche empiriche, che diano informazioni precise sulla storia della borghesia, la teoria gli interessa meno. Parliamo di una storia di tipo quantitativo (ovvero la possibilità di dare una valutazione statistica di ogni fenomeno storico).
Adeline Daumarde ha seguito questo indirizzo di ricerca, studiando la Rivoluzione Francese con questo spostamento d'asse, ha infatti capito che il problema non diventava più il contributo che la borghesia aveva dato, ma il profilo delle élites borghesi nella società francese post-rivoluzionaria. Ha usato la ricchezza come codice identificativo primario. Da questa poderosa ricerca sono emerse indicazioni importanti:
- I ricchi non sono solo borghesi.
- Tra i super-ricchi non ci sono solo gli imprenditori.
- Le strutture sociali di Parigi e della Francia nel XIX secolo sembrano essere caratterizzate non certo dalla presenza di due sole grandi classi, ma da una vasta pluralità di gruppi sociali che possiedono tratti simili.
Hans-Ulrich Wehler & Jurgen Kocka hanno allargato la prospettiva a tutto il quadro sociale. Riflettendo sul processo di formazione delle borghesie europee nell'Ottocento, Kocka ha osservato che vi si possono identificare almeno due grandi fasi differenziate:
- XVIII-XIX sec. I gruppi borghesi hanno il principale problema di combattere contro i gruppi nobiliari e contro i poteri monarchici. In questa fase i borghesi possono trovarsi affiancati alle classi inferiori.
- 1848-1849 Il conflitto essenziale non è più quello che contrappone nobili e borghesi, ma quello che contrappone le classi possidenti alle classi operaie e contadine. Spesso, infatti, è solo nel corso di un conflitto che le categorie sociali acquistano la natura di un vero e proprio gruppo sociale.
Arno Mayer: tutta la storia dell'Europa ottocentesca fu in realtà caratterizzata da processi simili a quelli identificati dagli storici sociali tedeschi per la Germania. Ciò che si poteva vedere nell'Ottocento era “persistenza dell'antico regime”.
“Il risultato fu che il borghese si fece irretire in un sistema culturale ed educativo che riproduceva l'ancien regime”
Edward P.Thompson: la classe operaia non è un dato di fatto naturale, né un frutto spontaneo delle trasformazioni provocate dalla rivoluzione industriale, ma è un processo (making) che implica la deliberata costruzione di rapporti sociali e politici tra individui che hanno simili esperienze di vita.
“La classe nasce quando un gruppo d'uomini, per effetto di comuni esperienze (ereditate o vissute), sentono ed esprimono un'identità d'interessi sia fra loro, sia nei confronti di altri gruppi con interessi diversi e, solitamente, antitetici. L'esperienza di classe è determinata, in larga misura, dai rapporti di produzione nel cui ambito gli uomini sono nati- o vengono involontariamente a trovarsi. La coscienza di classe è il modo in cui queste operazioni sono vissute e riplasmate in termini culturali.”
Gareth Stedman Jones: non solo la coscienza di classe è il prodotto di una costruzione concettuale, ma lo stesso concetto di classe dovrebbe essere studiato nelle sue determinazioni linguistiche.
Philip N.Furbank: i risultati empirici sono inattendibili perché basati su criteri arbitrari. In un'analisi sociale l'unica cosa che ha vera importanza è come e per quale fine sono state costruite le categorie che vi sono impiegate.
“Il compito di Marx quando parla delle “classi” non è quello di identificarle ma crearle”
Partendo da queste premesse Furbank nega ogni valore alla morfologia sociale “Quando si studia il concetto di “classe sociale” si studia, o si dovrebbe studiare, una cosa sola. Cioè i modi in cui le persone comuni applicano, o hanno applicato delle categorie sociali a sé stessi o agli altri”. Furbank quindi, propone di dissolvere la realtà sociale nel puro linguaggio sociale.
Dror Wahrman: l'espressione middle class entrò nel lessico degli speaker del Parlamento inglese o dei quotidiani e delle riviste politiche negli anni Venti del XIX secolo, di solito in ambiti testuali nei quali si discuteva di una possibile riforma della legge elettorale.
- All'epoca la nuova descrizione sociale tripartita sembrò del tutto plausibile nel far riferimento a mutamenti socio-economici (la rivoluzione industriale) che erano sotto gli occhi di tutti.
- Da un punto di vista strettamente sociologico quella era una descrizione largamente imprecisa: nessuno dei capi whig si curò minimamente di dare una definizione precisa di che cosa fosse la “classe media”.
- Al contrario i politici whig misero tutto il loro impegno nel dare una connotazione etica positiva alla categoria che stavano usando.
- Di conseguenza, il raggruppamento whig, che si proponeva come il rappresentante della “classe media”, era il gruppo politico britannico più saggio e più onorevole.
- Ciò che in questo modo i capi whig stavano costruendo non era una descrizione accurata della realtà sociale britannica; stavano cercando di inventare un'immagine retorica che fosse quanto più convincente e plausibile possibile, per ampliare il loro sostegno elettorale.
Imperialismo/Colonialismo
Ciò che è proprio dell'Ottocento è la territorializzazione del dominio.
John A. Hobson: la novità del fenomeno sta nella espressa politicizzazione del dominio; tuttavia propone di spiegare questo sviluppo ricorrendo a una chiave di lettura economica.
Rudolf Hilferding: la caratteristica essenziale dell'imperialismo sta nell'accordo triangolare che si crea tra (a) banche, (b) grandi imprese e (c) governi dei paesi che le ospitano. Lenin: “L'Imperialismo, fase suprema del capitalismo” (1917). La ricerca e il dominio di nuovi mercati è l'ultima fase di sviluppo del capitalismo. Tale fase è caratterizzata dalla piena saturazione dei mercati interni dei paesi occidentali, ragione per cui gli operatori economico-finanziari, sostenuti dai governi, cercano soluzioni di investimento in aree meno sviluppate. Questa ricerca non richiede sempre e necessariamente l'occupazione militare delle aree che si vogliono controllare, poiché possono esserci anche forme di dominio indiretto, fondato sulla subordinazione economica dei paesi meno sviluppati. Tuttavia è chiaro che il dominio militare è una delle componenti fondamentali del quadro.
Joseph A. Schumpeter: l'imperialismo non rappresenta uno stadio del sistema capitalista e non ne preannuncia la crisi imminente. È piuttosto un retaggio evidente della società militarista. È una forma di atavismo.
John Gallagher & Ronald Robinson: le dinamiche imperialiste non possono essere lette secondo una netta scansione cronologica, ma secondo un'omogenea logica funzionale. “L'espansione economica tenderà a spingersi verso le regioni economicamente più appetibili, ma tale appetibilità dipende tanto da considerazioni politiche relative alla sicurezza quanto da questioni di profitto.”
David K. Fieldhouse: le ragioni del dominio politico-militare dell'Europa nell'Ottocento vanno cercate nella sua straordinaria superiorità tecnologico-militare. “L'Europa fu spinta all'imperialismo dalla forza magnetica della periferia.” Il legame vitale tra economia e colonizzazione è la conseguenza secondaria dei problemi creati alla periferia dall'attività economica o extraeconomica europea e per i quali non esisteva una semplice soluzione economica.
Hans-Ulrich Wehler: nel caso tedesco la politica interna ha portato all'imperialismo.
Edward W. Said: La forza performativa del discorso imperialista non è tanto una conseguenza quanto piuttosto una premessa dell'imperialismo. Imperialismo: localizzazione occidentale, indica le teorie e le pratiche di dominio sviluppate dalle élites economiche e politiche dei centri metropolitani che dominano lontane periferie. Colonialismo: concreta interazione tra occidentali e popolazioni locali.
Ronald Robinson: “Sarebbe dovuto risultare evidente fin dall'inizio che l'imperialismo era il prodotto di un'interazione tra politiche europee e politiche non europee. L'espansione economica e strategica europea assunse forme imperiali quando queste due componenti vennero a incontrarsi con la terza componente non europea: quella della collaborazione e della resistenza indigena. La chiave finora mancante per la costruzione di una teoria maggiormente fondata storicamente va individuata appunto in questa terza componente. [...] Senza la collaborazione volontaria o imposta delle élites al governo nei paesi non europei, non sarebbe stato possibile il trasferimento di risorse [...]. Fin dall'inizio il dominio europeo si scontrò con una continua resistenza; fu dunque necessaria un'altrettanto continua mediazione indigena per scongiurare o sconfiggere la resistenza [...]”
Subaltern Studies Group: collettivo composto da studiosi indiani, che negli anni Ottanta propone un approccio nuovo allo studio dei mondi coloniali. Ranajit Guha definisce “subalterni” tutti i gruppi subordinati per ragioni storiche, classe, genere, cultura, lingua e religione, ovvero tutti coloro che costituiscono la differenza demografica tra la popolazione indiana totale e l'élite dominante indigena e straniera.
Egemonia: rapporto di potere nel quale chi domina lo fa ricorrendo tanto a strumenti coercitivi e materiali quanto a fattori di natura psicoculturale [Gramsci]
Gayatri Chakravorty Spivak: è impossibile identificare un “universo subalterno” completamente separato dai circuiti comunicativi attivati dagli occidentali o dalle élites occidentalizzate, cioè, non è possibile immaginare una perfetta autonomia dei gruppi marginali.
Angelo Del Boca: “[...] lo Stato liberale, che è l'artefice dell'espansionismo italiano in Africa, ha trasmesso senza ombra di dubbio alcune pericolose eredità al fascismo [...]” Prima di prendere in esame i delitti compiuti dal fascismo in Africa, è necessario innanzitutto stabilire se l'estrema carica di violenza che contrassegna la storia coloniale del regime è patrimonio esclusivo dello stesso oppure un retaggio della prima fase del colonialismo, quella della liberaldemocrazia. Ciò che cambia col fascismo non è tanto la modalità della dominazione coloniale, quanto piuttosto la gestione dell'informazione: la censura e la manipolazione degli organi di stampa o dei giornali radio contribuiscono in modo decisivo a nascondere le reali caratteristiche del colonialismo fascista.
Nicola Labanca: (a) accurata ricerca d'archivio, (b) recupero della memoria dei protagonisti minori dell'avventura coloniale italiana, (c) fitto e costante dialogo con la storiografia internazionale su imperialismo e colonialismo. La sua opera vuole ricordare che “da parte italiana, la guerra d'Etiopia fu una guerra nazionale, moderna, di massa” poiché l'urgenza di archiviare una storia imbarazzante che voleva fare dell'”Italietta” un impero di era dimostrata vincente.
Barbara Sòrgoni: “Nel caso dell'Eritrea il rapporto asimmetrico – e non di rado violento- tra colono bianco e donna locale si colloca in una cornice istituzionale piuttosto particolare, che è quella del “madamato”. Il termine indica la convivenza more uxorio di un colono italiano con una donna eritrea, in un rapporto di coppia che molto spesso si completa con la nascita dei figli. La relazione è giustificata con l'esistenza, in alcune zone dell'Eritrea, di una specifica istituzione matrimoniale, il demoz, che è un complesso contratto matrimoniale a termine, che prevede che l'uomo paghi alla donna un compenso annuo, mentre obbliga entrambi i coniugi a una reciprocità d'obblighi, compreso il riconoscimento dei figli nati all'interno del rapporto. Le convivenze stabili che coinvolgono coloni italiani e donne eritree interpretano tuttavia il demoz in una forma peculiare: in qualche caso il demoz trasformato in madamato viene considerato una forma di concubinaggio. A partire dal XX secolo l'amministrazione coloniale italiana comincia a redigere norme incorporate in un particolare diritto coloniale che tendono a porre un freno alla commistione fra coloni e popolazioni indigene. Il regime fascista irrigidisce quindi la divisione fra “cittadini italiani” e “sudditi eritrei ed etiopi” sotto due punti di vista: (a) accogliendo in forma esplicita l'ideologia razzista, (b) proibendo i rapporti matrimoniali o sessuali interetnici. Queste due norme si collocano all'interno di una più complessa costellazione normativa varata tra il 1937 e il 1940 che completa la strategia razzista messa in atto dal regime fascista.
Disciplinamento del desiderio, disciplinamento del corpo
I campi dell'amore, la sessualità, le distinzioni di genere, l'immaginario, l'impiego del tempo libero, le emozioni sono importanti:
- Perché parte della vita di tutti i giorni
- Perché sintomatici storicamente
Sigmund Freud: Al di là della vita cosciente, dominata dalla consapevolezza di sé, che viene chiamato Io, esiste una sfera inaccessibile (o difficilmente accessibile) dalla psiche umana, nella quale ciascuno colloca i desideri o le pulsioni (la “spinta” psicologica di u
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