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La guerra fredda

La trasformazione della carta politica è condotta sulla base di una spartizione dello spazio europeo attuata dalle due grandi potenze che escono vincitrici dalla guerra: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Gli Stati Uniti continuano a produrre armi e ogni altro tipo di strumento per le nazioni alleate; ancor più che dopo la prima guerra mondiale si impongono economicamente. Producono la metà del prodotto interno lordo globale, oltre a essere tecnologicamente all'avanguardia e ad avere tutti gli apparati produttivi integri e in perfetta efficienza.

L'economia sovietica ha retto allo sforzo bellico della guerra ma non ha l'energia dinamica di quella statunitense. L'autorità dell'Urss dipende oltre che dal prestigio morale che il paese si è conquistato nella lotta contro i nazisti anche da un esercito determinato e motivato dai riconoscimenti per la guerra vinta. E così è facile capire come la riorganizzazione della carta d'Europa dopo la guerra si strutturi intorno alla formazione di due blocchi politici principali e contrapposti, uno occidentale che gravita intorno agli Usa e uno orientale che gravita intorno all'Urss.

Divisione della Germania e di Berlino

Il territorio della Germania viene ridotto di molto e suddiviso in quattro zone, lo stesso accade per la città di Berlino anch'essa divisa fra le quattro potenze: Usa, Regno Unito, Francia e Urss. Ciò che avviene nell'Europa di questi anni sembra un gioco da tavolo, un gioco in cui ciascun partecipante mette le sue bandierine colorate su una parte del tabellone man mano che i suoi carri armati occupano i territori. Ogni spostamento di confine comporta che vengano spostate centinaia di migliaia di persone da una zona all'altra, quasi sempre contro la loro volontà. Da tutte le aree dell'Est vengono cacciati i tedeschi. Inoltre, dall'Est arrivano anche i reduci dei campi di concentramento, soprattutto ebrei, che tentano di tornare alla loro casa ma spesso scoprono di non possederla più.

Organizzazioni sovranazionali

Furono creati una serie di organismi sovranazionali per gestire e controllare la crescente interdipendenza tra i vari membri della comunità internazionale. A monte vi era la convinzione della superiorità del modello americano e della necessità che un mondo stabile, prospero e democratico dovesse essere il più possibile rimodellato a immagine e somiglianza degli Stati Uniti. Tra le organizzazioni nate negli ultimi mesi della guerra vi sono: la Banca mondiale, l'Organizzazione delle nazioni unite (ONU) che prevedeva l'istituzione di un Consiglio di sicurezza composta da cinque membri permanenti (Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Cina e Francia) che avevano diritto di veto sulle risoluzioni del Consiglio.

Man mano che passano i mesi le "sfere di influenza" precisano i loro confini. La distanza ideologica, economica e sociale tra Urss e Usa è enorme. L'uno è un paese comunista a partito unico, l'altro è una democrazia nella quale vigono la libera iniziativa e il libero mercato, i governanti sono Stalin per l'Urss e Truman per gli Usa. C'è tensione, i dirigenti dei due schieramenti si accusano apertamente e reciprocamente di non tener fede ai patti sottoscritti durante la guerra e di voler creare delle aree da sottomettere al proprio potere o alla propria influenza. Churchill parla di una "cortina di ferro" che è discesa a separare il continente.

Dilemma della sicurezza

Le azioni finalizzate al raggiungimento della sicurezza da parte di una delle due superpotenze tendevano oggettivamente a generare insicurezza e paura nella controparte, causando una risposta da parte di questa, che a sua volta appare offensiva e minacciosa; si crea una sorta di spirale viziosa prodotta appunto dal cosiddetto "dilemma della sicurezza".

Fattori di ostilità

  • La scomparsa di un nemico comune, la Germania nazista, che imponeva la cooperazione fra le due potenze.
  • Alla fine della guerra Truman decide di ridurre drasticamente il programma di aiuti economici verso l'URSS, fondamentale per la ricostruzione del paese.
  • L'esplosione della prima bomba atomica a Hiroshima rafforzò le preoccupazioni di Stalin.
  • Difficoltà relative alla gestione della Germania divisa in quattro zone d'influenza amministrate da Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica.

Politiche post-belliche

Da parte statunitense vennero progressivamente abbandonati i progetti punitivi nei confronti della Germania elaborati nel corso della guerra. Le ragioni furono tre:

  • Gli USA si resero conto che la Germania sarebbe stata essenziale a qualsiasi progetto di ricostruzione economica europea. Quella tedesca rimaneva la principale potenza industriale del continente.
  • Si temeva che l'attuazione di misure troppo severe nei confronti della popolazione tedesca avrebbe potuto alimentare pericolosi nazionalismi.
  • L'amministrazione Truman riteneva che un eccessivo indebolimento dello Stato tedesco potesse creare un vuoto di potere nel cuore dell'Europa di cui si sarebbe avvantaggiata Mosca.

Il lungo telegramma di George Kennan

George Kennan, in quello che divenne noto come "lungo telegramma" aveva elaborato un'analisi della politica estera. L'Unione Sovietica avrebbe cercato di sfruttare tutte le occasioni possibili per espandersi, in modo da consolidare la propria sicurezza e promuovere la causa socialista. Con Mosca non era possibile alcun dialogo e negoziato. Secondo Kennan l'unica possibilità era quella di contenere l'espansionismo di Mosca. L'analisi di Kennan descriveva l'Unione Sovietica come un regime totalitario e imperialistico ma debole.

Consolidamento delle aree d'influenza

Entrambe le potenze ritenevano che la controparte stesse assumendo posizioni offensive e minacciose. Esse procedettero pertanto a consolidare le rispettive aree d'influenza. Gli Stati Uniti attraverso la costruzione di una rete di interdipendenze economiche e militari con i propri alleati europei; l'Unione Sovietica con l'unico mezzo che Stalin conosceva e aveva a disposizione: quello della repressione e della chiusura.

Tensione con la Turchia

Nel 1946 dopo che l'Urss ha iniziato una pressione diplomatica sulla Turchia per ottenere delle basi sullo Stretto dei Dardanelli, gli Stati Uniti inviano parte della loro flotta a sostegno della Turchia. Questo fa sì che la Turchia passi all'interno dell'area di influenza occidentale e si rafforzino gruppi politici che chiedono il passaggio dalla dittatura a partito unico fondata da Kemal a un sistema pluralistico e democratico. Inoltre, gli Stati Uniti intervengono anche a favore della Grecia dove scoppia una guerra civile tra le formazioni comuniste e le truppe regolari.

La dottrina Truman e il Piano Marshall

Il presidente statunitense, enuncia allora la "dottrina Truman": gli aiuti finanziari e militari alla Turchia e alla Grecia sono indispensabili se si vuole frenare l'avanzata del comunismo e gli Stati Uniti devono farlo perché a loro spetta la missione di "sostenere i popoli liberi che stanno resistendo ai tentativi di soggiogamento da parte di minoranze armate o pressioni straniere". Sia l'appoggio alla Turchia e Grecia, sia l'enunciazione della "dottrina Truman", sia l'avvio del Piano Marshall vengono considerati da Stalin come gesti di dichiarata aggressione e lo inducono ad una ritorsione che ha luogo a Berlino nell'estate 1948.

Le tre zone occidentali di Berlino, affidate all'amministrazione di Usa, Francia e Regno Unito, vengono chiuse dai sovietici; è un gesto di aperta ostilità, non un vero e proprio atto di guerra ma quasi. E così si inaugura in forma manifesta la "guerra fredda" tra Ovest democratico-capitalistico ed Est comunista: una guerra fatta di tensioni e di pesanti minacce che, fortunatamente, non si traducono mai in una guerra vera e propria. La situazione di Berlino è grave ma gli statunitensi la risolvono organizzando un ponte aereo che rifornisce la parte occidentale della città; constatata l'inutilità del blocco terrestre, i sovietici decidono di riaprire gli accessi a Berlino Ovest.

Divisione della Germania

Le tre potenze occidentali decidono di riunire le tre aree della Germania che sono state loro affidate fondando un nuovo Stato, la Repubblica Federale Tedesca (Rft) con capitale a Bonn. Stalin risponde facendo della Germania Est un altro Stato che prende il nome di Repubblica Democratica Tedesca (Rdt) con capitale a Berlino Est. Nelle aree europee occidentali si ricostituiscono delle democrazie parlamentari; viceversa in tutte le zone liberate dall'Armata Rossa viene compiuta una serie di colpi di Stato che trasforma questi paesi in democrazie popolari cioè in Stati comunisti a partito unico.

Il Cominform

La dirigenza sovietica crea un organo di coordinamento e di controllo sui partiti comunisti degli altri paesi che si chiama Cominform e sostituisce l'Internazionale comunista o Comintern. Rilevante è il Piano Marshall varato nel 1947 e durato fino al 1951 che prevede la concessione di prestiti ai paesi europei inclusi nel programma di aiuti. L'inclusione nel programma è condizionata a una piena accettazione dell'alleanza con gli Usa e a una completa adesione ai principi della democrazia e del libero mercato.

I paesi inclusi nel Piano ricevono merci, attrezzature e materiali che sono pagati dall'Eca (Amministrazione della Cooperazione Economica). Il coordinamento di tutta l'operazione è svolto dall'Oeec (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea). Il Piano Marshall, che durò dal 1948 al 1951, stimolò la liberalizzazione degli scambi e il consolidamento di una serie di regole e norme che disciplinavano la crescente interdipendenza tra i paesi europei e gli Stati Uniti.

Ma il Piano Marshall fece anche precipitare definitivamente la guerra fredda. Gli Stati Uniti decisero di offrire il piano anche all'URSS e ai paesi dell'Europa orientale. Si trattava di una mossa calcolata: erano certi del rifiuto sovietico. Il ministro degli Esteri sovietico Molotov partecipò ai lavori della conferenza internazionale convocata per valutare il piano. Il coordinamento economico richiesto dagli USA per accedere agli aiuti risultava però irricevibile da parte dell'URSS, che li considerò come una forma inaccettabile di violazione della propria sovranità nazionale. Molotov abbandonò quindi la conferenza costringendo anche i governi dell'Est a fare altrettanto.

Reazione sovietica al Piano Marshall

Per Mosca il Piano Marshall aveva una valenza offensiva. Liberalizzare gli scambi e integrare le economie dell'Europa orientale con quelle dell'Occidente avrebbe posto le premesse per la perdita di quella sfera d'influenza ritenuta indispensabile per la sopravvivenza dell'Unione Sovietica. Mosca seguì le due strade tradizionali della politica estera sovietica: l'ulteriore consolidamento del proprio impero e l'attivazione dei partiti comunisti europei contro i progetti statunitensi.

Il tutto avvenne nel quadro di una controdottrina sovietica elaborata dal principale ideologo del regime bolscevico, Andrej Zdanov. La "dottrina dei due campi" di Zdanov postulava l'esistenza di due fronti contrapposti: quello imperialista e reazionario egemonizzato dagli Stati Uniti e quello socialista e democratico guidato dall'Unione Sovietica. Le intrinseche contraddizioni del fronte capitalista ne alimentavano l'atteggiamento aggressivo nei confronti dell'esperienza sovietica. Per questo motivo l'URSS, i paesi a essa alleati e le forze comuniste occidentali dovevano rafforzarsi e prepararsi anche per l'eventualità di un nuovo conflitto mondiale.

La dottrina dei due campi

La "dottrina dei due campi" fu presentata nel settembre del 1947 durante la riunione istitutiva del Cominform, la nuova organizzazione internazionale che radunava i partiti comunisti dell'URSS. È un bipolarismo asimmetrico perché l'America usciva arricchita dalla guerra mentre l'Urss no. La dottrina Truman è volta al consolidamento del blocco europeo e ha come prima conseguenza il piano Marshall. In risposta alla dottrina Truman, Andrej Zdanov teorizza la dottrina dei due campi, per la quale a quello imperialistico, militarista, aggressivo e contrario a qualunque autonomia dei popoli, si contrappone quello socialista. Per la politica staliniana, se lo scontro frontale non può portare all’espansione del socialismo, ha però la funzione di compattamento interno in tutto il blocco dell’est.

La Jugoslavia

Da questo quadro si stacca la Jugoslavia. Qui la Liberazione è stata compiuta dal forte movimento partigiano comunista guidato da Tito. A Liberazione avvenuta Tito vi fonda uno Stato socialista a partito unico che tuttavia vuole difendere tenacemente la sua autonomia dall'Urss. La Jugoslavia è un paese socialista che rispetta l'Urss ma non vuole esserne dipendente perché non ha alcun particolare debito di riconoscenza nei suoi confronti. La Jugoslavia, quindi, godendo di una certa autonomia, può dichiarare la propria politica estera come "non allineata", cioè non integrata nel blocco occidentale, né nel blocco orientale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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