La seconda guerra mondiale
A differenza della Prima Guerra Mondiale, non è per niente difficile individuare qual è il soggetto che dalla metà degli anni Trenta spinge verso la guerra: è la Germania nazista. Rimette in discussione gli accordi di Versailles e assicura al Reich tedesco nuovi spazi e nuovi territori verso est; si tratta di una linea aggressiva.
Le prime mosse di aggressione
Si vuole l'annessione dell'Austria, con un colpo di stato organizzato nel 1934 da nazisti locali, durante il quale perde la vita il Cancelliere austriaco Dollfuss. Dopo l'avventura in Etiopia, l'Italia si avvicina alla Germania, e nell'ottobre del 1936 le buone relazioni si traducono in un'alleanza: l'Asse Roma-Berlino, rinsaldata da un ulteriore accordo del 1937, che include anche il Giappone, il patto Anti-Comintern, e dalla collaborazione nella guerra di Spagna a sostegno delle truppe di Franco.
Dopo un referendum per verificare l'orientamento dell'opinione pubblica in merito all'annessione, la maggioranza austriaca sembra favorevole alla conservazione dell'autonomia. Hitler schiera le sue truppe al confine pronte ad attaccare, ma il Cancelliere austriaco apre le frontiere all'esercito tedesco che entra a Vienna il 13 marzo 1938. È l'atto di forza che conduce alla formale annessione dell'Austria alla Germania, e nessun'altra potenza europea si oppone.
L'espansione nazista continua
Hitler si appresta a compiere un'altra mossa, cioè annettere i Sudeti, territorio di confine tra Germania e Cecoslovacchia. Mussolini prende l'iniziativa di una Conferenza internazionale alla quale partecipano lui stesso, Chamberlain, in rappresentanza del Regno Unito, il francese Daladier e Hitler. La Conferenza si tiene a Monaco e, senza consultare il governo cecoslovacco, Italia, Regno Unito e Francia riconoscono alla Germania il diritto di annettersi i Sudeti. Si pensa che l'annessione dei Sudeti basti alla Germania nazista e che la pace sia al sicuro.
La Germania non è soddisfatta e così, a marzo 1939, le truppe tedesche entrano in Cecoslovacchia. Lo stato viene smembrato: il Protettorato di Boemia e Moravia viene annesso al Terzo Reich e lo Stato autonomo di Slovacchia. L'Italia, nel 1939, occupa militarmente l'Albania.
I diplomatici tedeschi chiedono al governo polacco la cessione del "corridoio di Danzica" che separa la Prussia orientale dalla madrepatria tedesca. Il governo polacco si rifiuta e Francia e Inghilterra gli garantiscono il loro aiuto nel caso di un attacco tedesco.
Verso la guerra mondiale
Nel maggio 1939, Germania e Italia sottoscrivono il patto d'acciaio, che prevede che se uno dei due paesi contraenti si trova impegnato in una guerra, l'altro contraente è obbligato a intervenire militarmente in aiuto.
Contando sullo stato di tensione che si è creato tra l'Urss e le potenze occidentali (che non hanno accolto l'offerta sovietica di partecipare al loro fianco a un'eventuale guerra antinazista), vengono avviate trattative tra l'Urss e la Germania. Con grande sorpresa di tutti, il 23 agosto 1939 si arriva alla firma di un 'patto di non aggressione', detto patto Molotov-Ribbentrop. Il 1 settembre 1939 le truppe tedesche attaccano la Polonia. Il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania. L'Italia dichiara la sua "non belligeranza" motivandola con la sua impreparazione militare.
A metà settembre i sovietici attaccano la Polonia, gli Stati baltici e la Finlandia. È l'inizio della seconda guerra mondiale. La Germania, attuando la "guerra lampo", conquista in poche settimane Danzica e la Polonia orientale e, in seguito, la Danimarca e la Norvegia. Il 10 maggio 1940 parte l'offensiva tedesca contro la Francia, che include anche l'aggressione del Belgio e dell'Olanda. I francesi sono attestati su una lunga linea difensiva fortificata, la linea Maginot, ma l'esercito tedesco sfonda la linea e il 14 giugno 1940 le truppe tedesche sono a Parigi. Mussolini dichiara guerra alla Francia, quando ormai questa sta per crollare, e nonostante ciò le truppe italiane danno pessima prova di sé.
La reazione del Regno Unito
La Francia cede e i nazisti la dividono in due aree territoriali: l'area settentrionale è sotto l'amministrazione nazista, l'area meridionale è affidata al governo collaborazionista. Il Regno Unito annulla gli accordi diplomatici con la Francia e muove la flotta per mettere in atto un blocco navale antitedesco nel Mediterraneo e sull'Atlantico. Il governo nazista reagisce attaccando l'Inghilterra con l'aviazione, ma i britannici riescono a difendersi bene dagli attacchi che si protraggono dal luglio 1940 fino al maggio 1941.
L'Italia e la guerra parallela
Intanto l'esercito italiano è largamente impreparato. La strategia è quella di svolgere una guerra propria, una guerra "parallela" e non "subalterna" agli obiettivi di Hitler. I risultati però non sono brillanti. Nell'agosto del 1940 l'esercito italiano attacca dall'Etiopia la Somalia britannica e dalla Libia attacca l'Egitto. Comandati dal maresciallo Rodolfo Graziani, inizialmente gli italiani riescono a penetrare in Egitto, ma ben presto inizia la controffensiva britannica. A quel punto la guerra da parallela diventa "subalterna" poiché Mussolini è costretto a chiedere aiuto ai tedeschi.
Intanto l'esercito italiano sta perdendo la guerra contro i britannici in Africa Orientale e il sovrano etiope rientra trionfante nella capitale dell'Etiopia. L'altra guerra italiana si è indirizzata contro la Grecia, ma anche in questo caso è una catastrofe. Per un regime come quello fascista, che ha fondato le sue retoriche sul valore guerriero della "razza italica", queste sconfitte sono un colpo durissimo. I tedeschi decidono di attaccare nei Balcani e sia la Jugoslavia che la Grecia vengono rapidamente riconquistate e la Jugoslavia viene smembrata in aree distinte.
L'Asse e l'Operazione Barbarossa
A metà del 1941 le potenze dell'Asse, trainate dalla Germania, controllano praticamente tutta l'Europa, a eccezione di Regno Unito e Unione Sovietica. L'Ucraina fa gola per la sua ricchezza agricola e tutto l'Est "slavo e bolscevico" è considerato una possibile terra di espansione, nella quale la razza tedesca potrà insediarsi come "popolo padrone". Con queste promesse ideologiche viene dunque lanciata l'Operazione Barbarossa: questo è il nome dato all'offensiva nazista contro l'Urss che iniziò il 22 giugno 1941.
L'attacco a Mosca parte troppo tardi, i tedeschi devono fermarsi per il sopraggiungere dell'inverno senza essere riusciti a prendere la città. Le truppe sovietiche resistono, la popolazione collabora attivamente con l'Armata Rossa. La battaglia per conquistare Mosca non dà i frutti sperati, il fronte si è esteso in profondità e ciò rende difficile il flusso dei rifornimenti: le truppe hanno bisogno di munizioni, viveri e attrezzature varie ma le distanze sono enormi e soprattutto in inverno difficili da percorrere.
Nei territori di occupazione tedesca si formano gruppi di partigiani antinazisti, costituiti da membri del Partito comunista sovietico o da soldati dell'Armata Rossa, che compiono costanti azioni di sabotaggio che ostacolano i collegamenti tra i centri di rifornimento dell'esercito nazista e le avanguardie al fronte. Visto che non riescono a prendere né Leningrado né Mosca, i tedeschi cambiano strategia e puntano a sud verso il Caucaso. Ad agosto 1942 i tedeschi giungono in prossimità di Stalingrado ma anche qui trovano una sorprendente resistenza e, come a Leningrado e Mosca, sono costretti a fermarsi.
Coinvolgimento di Giappone e Stati Uniti
Tra il 1941 e il 1942 la guerra si fa davvero mondiale con l'intervento attivo del Giappone e degli Stati Uniti. Fino al 1941 gli Stati Uniti hanno favorito una politica isolazionistica, che vuole tenere il paese lontano dalla guerra europea, ma di fronte alle notizie che vengono dall'Europa, il presidente Roosevelt spinge per una linea di più attivo sostegno ai paesi che si oppongono alla Germania di Hitler. Il Congresso approva una legge che prevede la concessione di materiale bellico ai paesi alleati e gli Stati Uniti interrompono le relazioni diplomatiche con Germania e Italia.
Il 14 agosto 1941 Roosevelt e Churchill sottoscrivono la Carta Atlantica, un documento che prefigura un nuovo ordine internazionale che deve emergere dalla sconfitta dei regimi nazi-fascisti e si deve fondare sul rifiuto di politiche belliciste e aggressive, sul principio dell'autodeterminazione dei popoli e sul principio della libera circolazione di beni e capitali. Roosevelt si preoccupa di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica statunitense sul doppio pericolo corso dalle democrazie: un pericolo apparentemente remoto, quello nazista, un pericolo molto più vicino, quello giapponese.
L'espansione giapponese e l'attacco a Pearl Harbor
I giapponesi hanno ampliato i loro piani di espansione asiatica. Non è solo la Cina il loro obiettivo, ma l'intera Asia sud-orientale. I buoni rapporti tra Germania, Italia e Giappone sono confermati dal patto tripartito firmato il 27 settembre 1940: Germania e Italia riconoscono l'Asia orientale come sfera d'influenza giapponese, il Giappone riconosce alla Germania e all'Italia il ruolo di potenze dominanti in Europa. Le truppe giapponesi decidono di occupare l'Indocina.
Roosevelt decide di imporre l'embargo sul petrolio e sull'acciaio statunitensi destinati al Giappone e procede al sequestro dei beni giapponesi che si trovano sul territorio degli Stati Uniti. La tensione diplomatica tra i due paesi cresce ulteriormente perché il governo nordamericano chiede a quello giapponese di ritirare le truppe da Cina e Indocina. La risposta del Giappone si fa sentire in maniera evidente: il 7 dicembre 1941, senza notificare un ultimatum, l'aviazione giapponese attacca la flotta statunitense del Pacifico ancorata nella base di Pearl Harbor, Hawaii, distruggendola quasi completamente.
Annientata la presenza statunitense nel Pacifico, l'esercito giapponese può realizzare i suoi piani di espansione occupando la Thailandia, l'Indonesia, la Malesia, la Birmania, le Filippine e la Nuova Guinea. Dopo Pearl Harbor, il presidente Roosevelt dichiara guerra al Giappone e contestualmente anche all'Italia e alla Germania; anche il Regno Unito dichiara guerra al Giappone. Dal 1941 la guerra diventa davvero "mondiale". Gli Usa producono una quantità di aerei due volte superiore a quella prodotta dalla Germania e dal Giappone messi insieme. La partecipazione alla guerra e la crescita della domanda per materiale bellico consentono all'economia e alla società statunitensi di superare definitivamente la crisi del '29, riassorbendo completamente la disoccupazione.
Occupazione e resistenza
Nel 1942 Germania e Giappone controllano vasti territori in Europa e in Asia sud-orientale. Le élite di entrambi i paesi sono mosse da un'ideologia che postula la superiorità della razza tedesca o giapponese su tutti gli altri popoli europei e asiatici. I dirigenti giapponesi parlano della formazione di una "Sfera di coprosperità della Grande Asia Orientale" per designare il territorio che dominano. Ma la realtà dei fatti è diversa: i territori conquistati sono sottoposti a durissimi regimi di occupazione militare, la cui finalità principale è quella di depredare le zone occupate di tutte le materie prime e di tutte le risorse necessarie allo sforzo bellico giapponese. La "coprosperità" finisce per significare l'esatto contrario di ciò che sembra voler dire: non tanto "crescita della prosperità di tutti, con la crescita della prosperità del Giappone" ma "asservimento totale dei popoli sottomessi".
Stesso discorso nei paesi occupati dai tedeschi. Le forme di occupazione variano da zona a zona. In alcune aree vengono costituiti regimi "collaborazionistici", in altre aree, invece, vengono organizzati sistemi di occupazione militare gestiti dalle autorità naziste. Da queste zone vengono deportati milioni di individui impiegati come forza lavoro servile a disposizione di aziende tedesche. Ai lavoratori deportati sono riservati i lavori più duri mentre i loro paesi sono depredati delle risorse alimentari e delle materie prime a vantaggio della popolazione tedesca. Tutto questo brutale sistema di gestione fa sì che in Germania i cittadini "tedeschi-ariani" risentano relativamente poco del terribile sforzo di guerra affrontato dalla Germania. Si tratta di un aspetto che rafforza il consenso intorno al regime e fa sì che in Germania non ci siano forme significative di resistenza o di opposizione.
La persecuzione degli ebrei
Alla conquista della parte occidentale della Polonia, i responsabili nazisti ordinano la deportazione degli ebrei dalle aree rurali dentro recinti appositi, i ghetti, che sono loro riservati nelle più grandi città polacche. Le condizioni di vita nei ghetti diventano sempre più intollerabili e il tasso di mortalità si fa sempre più alto. L'idea di usare i ghetti come reclusori permanenti non può funzionare ancora a lungo. Quando si inizia l'offensiva contro l'Unione Sovietica si eseguono rastrellamenti della popolazione ebraica e fucilazioni di massa. La procedura viene comunque giudicata troppo poco efficiente cosicché gli ebrei cominciano a essere deportati in massa nei numerosi campi di concentramento.
L'idea espressa dal termine "soluzione finale" è quella di sterminare fisicamente tutti gli ebrei, fino all'ultimo. Il piano adottato dal 1942 in poi prevede di destinare sei campi all'eliminazione fisica degli ebrei; nei campi di sterminio vengono progressivamente deportati tutti gli ebrei chiusi nei ghetti o nei campi di concentramento. Il tutto avviene sotto la supervisione di ufficiali delle SS, che sono il corpo a cui è affidata la gestione complessiva di tutti i Lager.
Gli ebrei vengono deportati nei campi in ferrovia, dopo esser stati caricati su vagoni merci piombati, senza distribuzione di cibo o acqua. Le condizioni igieniche all'interno dei carri sono tragiche e molti muoiono già durante il viaggio. All'arrivo nei campi i deportati sopravvissuti vengono spogliati di vestiti e averi, distribuiti tra i familiari dei soldati tedeschi. Alle donne vengono tagliati i capelli utilizzati per fabbricare materassi o per la tessitura. Le condizioni assolutamente inumane fanno già morire i più deboli, gli altri sono comunque eliminati man mano.
Il sistema è quello delle "camere a gas": i gruppi di internati destinati alla soppressione vengono denudati e condotti in locali che sembrano docce collettive; una volta rinchiusi dentro, dai condotti viene fatto uscire un gas tossico. Una volta completata l'operazione, si procede all'ispezione dei cadaveri nel corso della quale vengono estratti i denti d'oro; poi i corpi delle persone soppresse vengono portati nei forni crematori. Questi lavori vengono affidati ai Sonderkommandos (squadre speciali) di detenuti ebrei che, in cambio di un trattamento alimentare leggermente migliore, si occupano della preparazione dei forni e delle salme. Dopo alcune settimane anche i membri di queste squadre vengono soppressi.
In tutta questa operazione vengono sterminati 6.000.000 di ebrei che arrivano dall'Italia, dalla Francia, dall'Olanda, dai Balcani, dalle isole dell'Egeo. In qualche raro caso ci sono anche tentativi di ribellione degli ebrei che cercano di sottrarsi alla deportazione. L'esempio più importante è quello della ribellione del Ghetto di Varsavia, avvenuta il 19 aprile 1943, quando i gruppi di ebrei che ancora restano nel ghetto della città polacca cercano di ribellarsi al contingente militare inviato per deportarli nei campi di sterminio. Solo pochi ebrei riescono a sfuggire al rastrellamento e all'attacco al ghetto.
Resistenza in Europa
Sin dall'occupazione della Francia è il generale Charles De Gaulle a lanciare un appello ai francesi perché non si arrendano al potere nazista. Con l'appoggio del governo britannico, De Gaulle ricostituisce una forza armata francese che egli chiama "Forze francesi libere" che opera nel Regno Unito e nelle colonie francesi d'Africa.
Nella Polonia devastata dalle occupazioni, dal 1942 si forma un gruppo di resistenti che si coordinano nell'Esercito nazionale, fedele al governo polacco in esilio a Londra. Assai ramificato, entra in concorrenza con l'Armata popolare. Le formazioni più numerose e più attive sono quelle comuniste. In tutta Europa le azioni partigiane sono durissimamente represse dalle forze di occupazione naziste con una tecnica che prende di mira soprattutto le popolazioni civili.
Le aggressioni nazi-fasciste non seguono alcun criterio giuridico riconosciuto se non quello di spargere il terrore tra persone le cui vite e i cui diritti sono considerati meno di niente. Questo tipo di azione politico-militare viene messo in atto non solo dalle autorità naziste ma, in Grecia e Jugoslavia, anche dalle autorità fasciste. In Grecia, Jugoslavia, Dalmazia e Croazia le truppe italiane procedono a rastrellamenti, fucilazioni sommarie e internamento di sospettati nei campi di concentramento. Questa è una guerra contro i civili oltre che una guerra tra eserciti o tra formazioni combattenti.
La svolta del 1942-43
Il mutamento di equilibri che matura tra l'estate del 1942 e l'estate del 1943 è dovuto all'andamento della guerra combattuta su tre quadranti diversi: il quadrante dell'Oceano Pacifico, quello russo e quello nordafricano. Si ricordano la battaglia del Mar dei Coralli, la battaglia delle Isole Midway e la battaglia per l'isola di Guadalcanal. La battaglia del Mar dei Coralli è uno scontro navale ma di nuovo tipo: operano principalmente gli aerei che decollano dalle portaerei, gli aerei attaccano le flotte che non entrano in contatto tra loro. Gli statunitensi respingono i giapponesi. Nell'agosto del 1942 sono i marines americani sbarcati nell'Isola di Guadalcanal a costringere l'esercito giapponese ad abbandonare l'isola. È il momento della svolta. L'assedio nazista di Stalingrado si sta trasf...
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