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Il congresso di Vienna e i suoi trattati

Il congresso di Vienna è stato un incontro diplomatico promosso dalle grandi potenze europee che avevano sconfitto la Francia napoleonica: l'Austria rappresentata da Francesco I e dal Cancelliere Metternich, la Russia, la Prussia e la Gran Bretagna. In seguito si unì anche la Francia, ritornata sotto il dominio dei Borbone e coordinata dal ministro degli esteri Talleyrand.

Il congresso, inaugurato il 1 novembre 1814, si conclude il 9 giugno 1815. Il criterio fondamentale - anche se spesso disatteso - utilizzato per la Restaurazione dell'Europa post napoleonica è il principio di legittimità: ridisegnare i confini degli Stati, riportando l'Europa all'assetto che vigeva prima del 1789.

Mutamenti geopolitici

  • Russia: + Regno costituzionale di Polonia con corona allo Zar, + Finlandia, sottratta alla Svezia
  • Prussia: + Posnania, + Territori a ovest del Reno, prima compresi nel Regno di Vestfalia
  • Austria: + Tirolo, Slovenia, Croazia e Dalmazia, precedentemente persi, + Regno Lombardo Veneto
  • Paesi Bassi austriaci, che con l'Olanda vanno a formare il Regno dei Paesi Bassi
  • Germania: Confederazione Germanica al posto della Confederazione del Reno (39 stati: Impero Austriaco, Prussia, Baviera, Danimarca, Hannover, Sassonia, Württemberg, 7 granducati, 9 ducati, 11 principati minori più città di Francoforte sul Meno, Lubecca, Amburgo e Brema. Organo di coordinamento è la Dieta della Confederazione (ambasciatori stati membri) con presidenza all'Austria e vice presidenza alla Prussia; ha il compito di coordinare la politica militare degli Stati, ma non ha poteri legislativi o esecutivi.
  • Spagna: Ritorno dei Borbone con Ferdinando VII, che abolisce la Costituzione di Cadice.
  • Italia:
    • Ampliato il Regno di Sardegna (Vittorio Emanuele I di Savoia): + Savoia, Nizza e territori della ex Repubblica di Genova.
    • Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla a Maria Luisa d'Austria.
    • Ducato di Modena a Francesco IV d'Austria - Este
    • Ducato di Massa Carrara a Maria Beatrice Cybo d'Este
    • Repubblica di Lucca, trasformata in Ducato, a Maria Luisa Borbone-Parma
    • Granducato di Toscana a Ferdinando III d'Asburgo-Lorena
    • Stato della Chiesa restituito a Papa Pio VII
    • Regno delle Due Sicilie a Ferdinando IV Borbone, con il nome di Ferdinando I

Le soluzioni adottate dal Congresso sono prevalentemente antifrancesi, nel senso di protezione da possibili ritorni di fiamma bonapartisti e rivoluzionari. Con lo stabilimento del principio dell'equilibrio si vuole bloccare le eventuali espansioni territoriali e reprimere le tendenze dei sovrani sovvertire l'ordine esistente. Due i trattati che prefiggono questo fine: il Patto della Santa Alleanza, sottoscritto da Francesco I d'Austria, Alessandro I di Russia, Federico Gugliemo III di Prussia, Francia, Sardegna, Svezia, il 26 settembre 1815. L'accordo prevede l'intervento delle truppe dei paesi aderenti per il mantenimento dell'ordine e la conseguente violazione del principio di legittimità. Non aderisce il Regno Unito che si farà promotore del secondo trattato: la Quadruplice Alleanza, comprendente Gran Bretagna, Austria, Prussia e Russia. Siglato il 20 novembre 1815 mira a escludere i Bonaparte dal trono francese e mantenere le clausole del trattato con la Francia tramite un sistema di rapporti diplomatici tra le potenze.

Rivoluzioni in America Latina

Il congresso di Vienna non è sufficiente a calmare i focolai rivoluzionari che si oppongono alla Restaurazione. Si vogliono cambiamenti e l'unica strada per ottenerli è la rivoluzione. Tra il 1820 e il 1849 si hanno tre cicli di rivoluzioni fra America e Europa. Quelli del 1820-25 e 1830-31 sono di carattere politico orientato a movimenti nazional-liberali; quelli del 1848-49 mirano al capovolgimento degli assetti politici e alla rivoluzione sociale in senso stretto.

La prima ondata ha inizio nell'America Latina per poi diffondersi in tutta Europa seguendo l'asse ovest-est. La notizia dello scoppio di una rivoluzione, diffusa da giornali e racconti, ne provoca sicuramente l'inizio di un'altra, di cui la precedente è il modello. Importanza fondamentale è il ruolo dei militari, che spesso utilizzano le tecnica del colpo di Stato per prendere il potere e restaurare o introdurre libertà costituzionali. Fondamentali sono anche le società segrete, che fungono da strutture organizzative di coordinamento per i tentativi rivoluzionari. In tutte le rivolte sono al centro temi come l'indipendenza e la sovranità popolare, ma il fattore negativo è l'indebolimento sovuto a spaccature interne ai rivoluzionari.

In America la rivoluzione scoppia nei possedimenti spagnoli del Sud, dove le società sono dominate socialmente dai creoli, che possiedono le piantagioni, dove fanno lavorare in schiavitù neri, indios e meticci. Saranno i creoli ad assumere un atteggiamento insofferente nei confronti dell'amministrazione e del prelievo fiscale controllati da funzionari della madrepatria spagnola. Nel 1808, mentre la Spagna era conquistata da Napoleone, le elites creole cercano di insorgere per staccarsi dalla madrepatria. Nel 1811 a Caracas la rivolta capeggiata da Francisco de Miranda porta all'indipendenza della Repubblica di Venezuela. Il Regno Unito decide, quindi, di appoggiare gli insorti, con lo scopo di diventare il principale agente commerciale dell'area sostituendosi alla Spagna e al Portogallo. Al nord la rivolta capeggiata da Bolivar, porta nel 1819 alla vittoria sulla Spagna e all'indipendenza dello Stato federato di Gran Colombia (Venezuela, Colombia e Equador); al sud Jose de San Martin proclama nel 1816 l'indipendenza dell'Argentina, nel 1818 quella del Cile. Nel 1820, con la difficile situazione in Spagna, la rivoluzione si amplia. Il 1821 è l'anno del Messico e viene proclamata la Federazione delle Provincie Unite dell'America Centrale, che comprende i territori dal Messico alla Colombia. Tra il 1822 e il 1824 Bolivar e San Martin sconfiggono l'esercito spagnolo in Perù e ne proclamano l'indipendenza. Nel 1822 il Brasile si stacca dal Portogallo e diventa un impero indipendente sotto il regno di Pedro I.

Le rivalità sociali e territoriali impediscono la creazione di una grande federazione sudamericana, anzi portano alla disgregazione delle realtà federali già esistenti (Gran Colombia e America Centrale) che danno vita a otto stati diversi: Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Venezuela, Colombia, Ecuador e in seguito Uruguay. La frammentazione politica è poi accentuata da conflitti interni, in cui solo i capi militari contano veramente, che spesso sfociano in sanguinose lotte civili e dittature personali. Dal punto di vista sociale rimangono le grandi disuguaglianze. Il Regno Unito, a frutto della protezione diplomatica e militare concessa durante la rivoluzione, si assicura vantaggiosi accordi commerciali: Georgetown, Pernambuco, Bahia, Rio de Janeiro e Buenos Aires diventano grandi mercati di distribuzione delle materie in partenza e in arrivo per l'Inghilterra.

La rivoluzione in Spagna e in Italia, 1820-1823

Nel 1814 il re spagnolo Ferdinando VII Borbone revoca la Costituzione, concessa nel 1812 in seguito alle guerre napoleoniche. Si apre in Spagna la premessa per l'instaurazione di un regime assolutistico. Nello stesso periodo il re deve affrontare anche le rivolte in Sud America e manda a reprimere gli stessi soldati che avevano combattuto le guerre contro Napoleone e ottenuto con il sangue la Costituzione di Cadice. Il 1 gennaio 1820, le truppe presenti al porto di Cadice comandate dai colonnelli Rafael del Riego e Antonio Quiroga, si ribellano al volere assolutistico del re e chiedono il ripristino della Costituzione del 1812. Le società segrete spagnole permettono il rapido diffondersi della rivolta nelle altre città. La situazione è fuori controllo e il re decide di rimettere in vigore la Costituzione e convoca la Camera elettiva. Mentre i liberali più moderati chiedevano la preservazione delle istituzioni costituzionali, i democratici vogliono introdurre riforme sociali che permettano la redistribuzione delle proprietà terriere: queste discordanze non permettono il funzionamento delle istituzioni costituzionali e aprono la strada a un ritorno dell'assolutismo regio.

Al Congresso di Verona del 1822, la Santa Alleanza affida alla Francia il compito di reprimere le rivolte costituzionali spagnole. Nel 1823 l'esercito francese entra in Spagna e batte i rivoluzionari a Trocadero. Ferdinando VII revoca la Costituzione e inizia un periodo di imprigionamenti ed esecuzioni.

Preso esempio dalla rivoluzione spagnola passano all'azione anche i gruppi carbonari presenti e attivi nel Regno delle due Sicilie. Nel luglio 1820 una trentina di carbonari di Nola, coadiuvati dai soldati del Reggimento di Cavalleria Borbone guidati da Morelli e Silvati, marciano verso Avellino chiedendo "Costituzione e Libertà". L'insurrezione ha successo il 9 luglio gli insorti entrano a Napoli, dove Francesco Borbone (vicario del padre Ferdinando) promuove un governo liberale e giura sul Vangelo di promuovere e difendere la Costituzione di Cadice.

Nei giorni seguenti Palermo insorge istituendo un governo provvisorio che chiede la ricostruzione di un regno autonomo di Sicilia e l'introduzione della Costituzione Spagnola. Napoli invia un contingente sull'isola che a ottobre riesce a reprimere la rivolta.

Nello stesso anno i fermenti rivoluzionari si trasmettono anche in Piemonte, dove i carbonari formulano un programma articolato in due punti principali: la concessione della Costituzione, la guerra all'Austria per la liberazione del Lombardo-Veneto e la formazione di un Regno dell'Alta Italia sotto i Savoia. Nel marzo 1821 un gruppo di congiurati riesce a far insorgere il reggimento Dragoni e la brigata Genova e a impadronirsi di Alessandria. I giorni seguenti la rivolta arriva a Torino, dove il re Vittorio Emanuele I abdica a favore del fratello Carlo Felice, che temporaneamente assente nomina reggente il nipote Carlo Alberto. Il 13 marzo Carlo Alberto annuncia la concessione della Costituzione spagnola del 1812, ma Carlo Felice - tornato in Italia - sconfessa l'operato del nipote.

Le grandi potenze del congresso di Vienna si riuniscono a Troppau per valutare la situazione spagnola e italiana e decidere gli eventuali provvedimenti. Nel 1821 si apre a Lubiana un nuovo congresso a cui partecipa anche Ferdinando I delle due Sicilie, come rappresentante dello Stato costituzionale formatosi a Napoli nel 1820. In realtà a Lubiana egli chiede l'intervento austriaco: il 4 febbraio il generale austriaco Frimont varca il Po e scende a Napoli dove sconfigge l'esercito napoletano di Guglielmo Pepe. Contemporaneamente truppe austriache vengono inviate anche in aiuto di Carlo Felice: lo scontro con i rivoluzionari piemontesi avviene l'8 aprile 1821 a Novara con un esito positivo per gli Austriaci che poco dopo entrano ad Alessandria e a Torino. Le ondate rivoluzionarie del 1821 sono seguite da processi, esecuzioni, retate e fughe di profughi.

Le rivoluzioni del 1830-31

Una seconda ondata rivoluzionaria si propaga dalla Francia fino all'est Europa negli anni 1830-31. Nel 1824 muore il re di Francia Luigi XVIII e gli succede il fratello Carlo X Borbone: l'orientamento seguito dal re prevede una ricostruzione integrale o parzialmente integrale della monarchia assoluta. Egli ripristina l'antico rituale della coronazione a Reims e spinge il governo a riattuare la censura contro gli organi di stampa. Le misure restrittive non sono accolte positivamente dall'opinione pubblica che nelle elezioni del 1827 aumenta il numero di parlamentari liberali eletti alla Camera dei Deputati che sono quindi in maggioranza agli esponenti monarchici di destra (ultras). L'8 agosto 1829 Carlo X nomina primo ministro il leader degli ultras de Polignac: la tensione che ne esce porta il re a sciogliere la Camera e convocare nuove elezioni. Il risultato però delude le aspettative e le elezioni del giugno 1830 riconfermano la maggioranza liberale.

Per riconquistare il prestigio perduto Carlo X occupa militarmente l'Algeria. Il 25 luglio emana quattro ordinanze che sospendono la libertà di stampa, sciolgono la Camera modificando la legge elettorale e convocando nuove elezioni. Il popolo di Parigi insorge e ovunque vengono realizzate le barricate: il re manda l'esercito per sedare la rivolta, ci sono scontri ovunque ma alla fine i rivoltosi riescono a controllare la capitale. Il 30 luglio i capi liberali - Thiers e Mignet - proclamano Luigi Filippo d'Orleans capo del governo provvisorio e Carlo X, riconosciuta la sconfitta, fugge in Inghilterra. Il 6 agosto viene approvata la Costituzione: la forma dello Stato è la monarchia e Luigi Filippo è proclamato "Re dei Francesi", per sottolineare la discontinuità nella successione regia.

La Carta del 1830 probisce la censura alla stampa, stabilisce che la religione cattolica non è più religione di Stato, attribuisce al Parlamento il diritto legislativo, proibisce al re di emanare ordinanze contro le leggi del Parlamento e stabilisce il tricolore rosso-bianco-blu come bandiera dello Stato francese. I diritti politici, infine, vengono attribuiti su base censitaria con un abbassamento della ricchezza richiesta il che permette di aumentare il numero degli elettori da 90.000 a 200.000.

La fase rivoluzionaria si diffonde velocemente anche nelle aree meridionali dei Paesi Bassi. Il regno dei Paesi Bassi, costruito con il Congresso di Vienna dall'unione di Belgio e Olanda, era affidato a Guglielmo I, ma le caratteristiche contrastanti dei due Paesi provocano velocemente una spaccatura. In Belgio si pratica il culto cattolico e si parla francese, inoltre le elites belghe si sentono discriminate dalle scelte politiche di Guglielmo I e si preferisce una politica economica di protezione per le attività minerarie e agricole; in Olanda - invece - si professa il calvinismo e si parla olandese, mentre gli imprenditori ottengono dal governo politiche liberiste. La scintilla della rivolta- che scoppia nel 1830 - è data dalla rappresentazione teatrale "La muta di Portici" che tratta della rivolta di Masaniello a Napoli. Il Belgio vuole l'indipendenza, Gugliemo I invia le truppe a reprimere la rivolta e lo scontro avviene nel settembre per le strade di Bruxelles. Il 4 ottobre viene proclamata l'indipendenza del Belgio e convocata l'Assemblea Nazionale che nel febbraio promulga la Costituzione. Il nuovo Stato è riconosciuto nella conferenza di Londra, dove le grandi potenze impongono al Belgio la forma della monarchia costituzionale sotto Leopoldo di Sassonia. Nel 1839, infine, un trattato firmato da Francia, Regno Unito, Austria, Russia e Prussia, gli riconosce la condizione di territorio militarmente e diplomaticamente neutrale.

Anche la Polonia viene interessata dalle rivolte. In seguito alle tre spartizioni, il Congresso di Vienna stabilisce la formazione del regno di Polonia, sotto la giurisdizione dello zar di Russia Alessandro I. Inizialmente al regno polacco sono riconosciute istituzioni proprie e relativa autonomia, ma con Nicola I lo Stato inizia a essere controllato direttamente dalla Russia. Il 29 novembre 1830 un gruppo di cadetti di Varsavia attacca il palazzo del governatore e lo costringe alla fuga. Nel gennaio l'esercito polacco proclama Nicola I decaduto dal trono di Polonia. La Russia attacca la Polonia, che spera in un intervento armato di Francia e Regno Unito - che però per paura della Russia non arriva - e nel 1831 riprende il controllo della Polonia e abolisce la Costituzione, non senza repressioni e esecuzioni. Anche l'Italia è interessata al movimento: inizialmente la rivolta interessa il Ducato di Modena dove Menotti e Misley coinvolgono nella congiura anche Francesco IV d'Austria Este, che però li tradisce. L'insurrezione scoppia ugualmente e coinvolge anche Bologna, Modena, Reggio, Parma, Spoleto, Perugia e alcune città delle Marche, che insieme formano lo Stato delle Provincie Unite Italiane. I patrioti sperano in un intervento francese, che però non vuole interferire con l'Austria e con il tentativo del governo viennese di reprimere la rivolta. Alla fine del marzo 1831 il governo provvisorio firma la resa all'Austria e la repressioni si rivela durissima, specialmente nel Ducato di Modena focolaio iniziale della rivolta, dove molte persone tra cui Menotti, vengono condannate a morte.

Immaginare una nazione

Nei cicli rivoluzionari europei la penisola italiana è sempre coinvolta: chiaro segno di questa diffusione è il movimento politico che si ispira alle nuove idee di nazione. Non solo le città, ma anche le campagne con fenomeni di brigantaggio sintomo di un grande disagio sociale, ma niente di connesso con le aspirazione di indipendenza cittadine. Anche tra gli stessi rivoluzionari ci sono quelli che lottano per la libertà della nazione e quelli che ne antepongono ideali municipali e regionali. Tutti questi contrasti, a cui si sommano le divergenze sugli assesti costituzionali.

Tra il 1815 e il 1847 sono prodotte opere artistiche di natura molto varia che rielaborano il mito della nazione italiana dalla storia passata alle vicende recenti con una narrazione compatta e avvincente intorno a specifiche tematiche e figure. I testi italiani di ispirazione nazional-patriottica sono frutto delle menti più brillanti della penisola: Berchet con le "Poesie", d'Azeglio con "Ettore Fieramosca", Pellico con "Le mie prigioni", poi Verdi e Manzoni con l'ode "Marzo 1821".

Tutti questi testi tendono a disegnare un quadro coerente della nazione italiana e del perché occorra battersi per essa: chi legge riconosce cosa è la comunità nazionale unita da fattori bio culturali, immaginando il tutto come una comunità di parentela dove la madre è madre, tutti i suoi figli sono fratelli e i capi politici e militari rappresentano i padri della patria. Oltre ai legami di sangue, altro fattore importante è la...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Vecchio Giorgio.
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