Sociologia dei fenomeni politici - Roberto Segatori
Cap I - Lo studio della politica e i concetti fondamentali
Che cos'è la politica
Politica: da poleis greche che cominciano a strutturarsi nell'VIII secolo a.C. La polis greca è costituita da una comunità di cittadini che partecipano alla politeía. La comunità puntava all'ideale politico-economico dell'autosufficienza e si manteneva unita grazie a una religione. Partecipavano i maschi adulti liberi con diritto di proprietà.
La politica si riferisce alle cose che riguardano la società.
Politica in senso stretto: arte e pratica del governo.
Politica in senso lato: tutto è politica. Una particolare qualificazione dello spazio sociale. Il sostantivo cede il passo all'aggettivo, per cui si può avere un'opinione politica, una discussione politica, uno scontro politico.
I fini della politica sono molteplici e variabili: il benessere del popolo, la giustizia, i diritti, la potenza dello stato ecc.
Ciò che definisce la politica è la concorrenza di tre elementi di fondo:
- Presupposto: il conflitto. Oggetto: gestione del conflitto.
- Strumento principale: il potere. La politica deve disporre di una capacità di coercizione per mantenere l'ordine sociale. Rapporto tra politica e potere: potenza (fare valere la propria forza di fronte a un'opposizione), autorità (potere a rilevanza pubblica dotato di legittimazione).
- Relazioni sistemiche: sfera della politica, sfera dei rapporti primari e/o parentali, sfera economica, sfera ideologica e/o religiosa.
La sociologia e le altre discipline di fronte alla politica
Sociologia e scienza politica utilizzano lo stesso metodo, la differenza è accademica. Si distinguono sulla base delle variabili (dipendenti e indipendenti).
Scienza politica: parte dallo Stato ed esamina come influenzi la società.
Sociologia politica: parte dalla società ed esamina come essa eserciti influenza sullo Stato. È specializzata nell'affrontare le interdipendenze tra poteri, conflitti, relazioni sistemiche e forme politiche.
La questione del potere
Il potere è uno dei principali strumenti e uno dei fini della politica. È una relazione sociale asimmetrica basata su pura coercizione: un individuo esercita il potere su un altro che lo subisce. La relazione non è statica ma può capovolgersi. Non sono le risorse a determinare il potere quanto l'esercizio delle risorse stesse.
Oggettivazione del potere: non è necessaria la presenza di una persona, spesso obbediamo ad un segno, un segnale (es. stradale).
Il potere umano è contemporaneamente:
- Necessario e ineludibile: dà ordine al mondo.
- Artificiale: da Aristotele in poi si pensava che il potere dipendesse dalla natura, con Hobbes si passa invece alla definizione di potere sovrano.
- Relazionale: è una forma di relazione tra due o più soggetti. Le relazioni valgono solo in quanto riferite a contesti specifici.
- Pervasivo: ci sono segni evidenti di potere negli oggetti, nelle forme urbane, nei costumi, nelle strutture linguistiche, nelle abitudini (Scuola di Francoforte).
- Spesso non immediatamente visibile o riconoscibile.
Il potere ha una struttura triadica: chi lo esercita, chi lo subisce e l'area dove viene esercitato.
Forme di potere
- Potere di coercizione: es. carcere.
- Potere di disposizione: potere determinato dal possesso di risorse.
- Potere di manipolazione: gestire la comunicazione a fini manipolatori es. una notizia distorta.
- Potere tecnico: chi ha una competenza maggiore agisce sull'altro e non permette che questo acquisisca quelle competenze in modo da continuare ad avere il controllo su di lui.
I metodi di ricerca sul potere sociale
- Metodo posizionale: il potere deriva dal ruolo che si ricopre. Il ruolo è più importante della persona.
- Metodo reputazionale: a permettere il riconoscimento dei "potenti" non è solo la posizione occupata ma la reputazione goduta presso i cittadini.
- Metodo decisionale: analizzare chi prende le decisioni e non le posizioni. Le decisioni sono sempre il frutto di gruppi in competizione. Analizzare anche quando la politica non si espone pubblicamente.
Poliarchia: competizione pluralistica tra élite.
Critiche al concetto di potere
Russell Bertrand: potere come "attività" e come capacità di realizzare effetti desiderati.
- L'uso del potere produce anche effetti non intenzionali ed imprevisti.
- Il potere consiste anche nel non far fare qualcosa a qualcuno.
- Se il potere si intende come "attività" e non come "risorsa", si dovrebbe concludere che esiste solo quando viene esercitato.
Weber: potere come "potenza": capacità di far valere la propria volontà entro una relazione sociale anche contro la resistenza di altri soggetti partecipi al gioco.
Potere come "autorità" fondata sul consenso: trovare obbedienza ai propri comandi presso certe persone e in relazione a determinati contenuti.
Potere come pura "capacità di coercizione" o violenza.
Lukes: concezione tridimensionale del potere:
- Istanze reali (conflitti manifesti/osservabili).
- Istanze potenziali (conflitti osservabili/nascosti).
- Interessi reali (conflitti latenti).
Potere come capacità di "far valere la propria volontà entro una relazione sociale."
Dominio come "possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia uno specifico contenuto."
Le articolazioni della politica: "Politics", "Polity" e "Policy"
- Politics: il potere politico visto dall'interno, dalle istituzioni. Fenomeno della leadership, lotta per il potere tra individui o gruppi, le strategie per conquistare il controllo delle istituzioni. L'ambito del potere che riguarda la collettività.
- Polity: politica studiata dai cittadini, analisi del territorio e dei movimenti effettuati dalla comunità. Sono polities: lo Stato nazionale, gli Stati federali e le Comunità autonome. Rapporto tra politiche e territorio. Riguarda l'identità istituzionale.
- Policy: i programmi di governo, le politiche pubbliche e i relativi processi di decisione e di attuazione. Es. politiche sanitarie, scolastiche, fiscali ecc. Le policies possono essere:
- Costitutive: es. gli statuti.
- Regolative: sono tali molte direttive dell'UE ma anche il codice della strada.
- Distributive e redistributive: es. le pensioni sociali.
- Simboliche: si pensi all'importanza data all'inno nazionale, alla bandiera e ricorrenze civili.
Cap II - La concentrazione del potere politico
Le forme pre-statali e lo stato originario
Lo Stato si afferma in Europa tra il XV e il XVII secolo. Sistemi politici preindustriali:
- Sistemi non centralizzati: bande e tribù.
- Sistemi centralizzati: regimi dei capi e Stati stratificati.
Stato originario: tra il 5500 a.C. e il 1000 d.C. Si tratta della Sumeria in Mesopotamia, dell'Egitto, dei Maya e Inca, Zulu in Africa.
Organizzazioni centralizzate socio-politiche per la regolazione delle relazioni sociali, in società complesse e stratificate, divise in almeno due strati fondamentali o in due classi sociali in via di formazione, i governanti e i governati. Si tratta di rapporti caratterizzati dal dominio politico dei primi e dall'obbligo tributario dei secondi, legittimato da un'idea logica comune.
Il mantenimento dell'ideologia era affidato alla classe sacerdotale che affiancava il potere.
Origini dello Stato:
- Un conflitto interno: Engels, trasformazioni nel modo di produzione, stratificazione sociale, lo stato mantiene ordine.
- Un conflitto esterno: per combattere un nemico esterno realizzano l'unificazione politica.
- La civiltà idraulica: gruppo di specialisti in grado di governare il fiume che si trasformò in élite.
- Aumento della produttività-pressione demografica-densità economica.
- Il ruolo della leadership: uno stato necessita della legittimazione dei detentori del potere, ovvero della costruzione di un immaginario collettivo, spesso a fondamento sacro, che faccia in modo che tutti aderiscano all'idea di un'organizzazione politica portatrice di pace e di benefici diffusi.
La moderna forma stato
- Nascita nell'Europa occidentale tra la metà del XV secolo e la metà del XVII.
- Interrelazioni tra la sfera delle relazioni primario-parentali, quella dei modi di produzione e dell'economia e quella ideologico-religiosa.
Contesto. L'Europa nel Medioevo: declino e lo smembramento dell'impero romano dovuti alle grandi invasioni barbariche. Carlo Magno viene incoronato imperatore dal papa ma neanche l'impero carolingio riesce a tenere sotto controllo la vastità di territori e popoli.
Tappe che portano alla nascita dello stato moderno
- Consolidamento del sistema feudale: vassallo e agricoltori.
- Società dei ceti: nelle città cominciano a svilupparsi attività artigianali e commerciali i cui membri si organizzano in corporazioni di mestiere. Pur restando importanti i rapporti di parentela, la nuova socialità si sviluppa soprattutto su base associativa.
- In Italia è il periodo dei liberi comuni e delle signorie: istituzioni che tentano di riproporre forme di autorità politica forte e autocentrata, è il periodo dell'Umanesimo e del Rinascimento.
- Stato moderno: nascita delle monarchie assolute in Francia, Spagna e Inghilterra tra il XV e il XVII secolo.
Processi che conducono a questo risultato
- Economico: passaggio da un'economia centrata sull'autoconsumo (feudale) ad un'economia centrata sulloscambio. Richiede: definizione di spazi mercantili territorialmente più estesi e maggiore sicurezza per le nuove pratiche commerciali e quindi sociali.
- Culturale, religioso e ideologico: modifica nel rapporto tra sfera religiosa e civile, diffusione di Chiese riformate.
- Machiavelli sostiene nei suoi scritti, in riferimento all'oggettività storica (il richiamo alla libera Repubblica romana) e al realismo politico (un uso della forza e del potere politico scissi dalla morale), la causa di un principe unificatore della nazione italiana.
- Hobbes: lotta di tutti contro tutti, stabilire la pace attraverso un contratto, Leviatano.
- Politico: concentrazione della sovranità nelle mani del signore più forte. Ogni principe controlla la sfera religiosa del proprio territorio. Riaccorpamento di poteri che erano stati contesi dalla Chiesa e si erano frammentati tra i vassalli.
Weber: elementi strutturali dello stato moderno: concentrazione del potere e organizzazione; popolo, territorio e sovranità.
Sovranità-territorio: ognuno può rivendicare la propria sovranità solo su un ambito spaziale dai confini definiti e riconosciuti dagli altri Stati.
Processo di differenziazione e autonomizzazione
- Separazione tra sfera politica e religiosa.
- Differenziazione tra sfera politica e economica: nel feudalesimo il padrone era proprietario sia della terra che delle persone, nei sistemi moderni vi è un'autorità politica locale.
- Differenziazione tra sfera della politica e quella dei rapporti primari: i vassalli erano parenti o compagni del signore; il sovrano invece punta ad eliminare tale modello.
- Passaggio da un sistema burocratico semi-privato ad uno pubblico controllato dal re: Luigi XIV.
- Separazione tra il patrimonio personale del sovrano e quello della Corona (tra proprietà pubblica e privata).
Popolo: un attore collettivo. (Vs Popolazione: insieme di individui, non solo esseri umani, che insistono in un territorio) Inizialmente indicava una moltitudine priva di potere.
- Roma antica: strati più popolari e plebe.
- Medioevo: ceti non aristocratici (artigiani, commercianti, imprenditori).
- Rousseau: lo Stato appartiene al popolo e non al principe.
- Romanticismo: il concetto di popolo confluisce in quello di nazione.
Nazione: costruzione sociale storicamente determinata. Definita come un popolo che ha la consapevolezza di condividere una stessa origine, uno stesso destino e volontà.
Il sistema democratico
La costruzione del sistema democratico è il frutto di due movimenti che investono tanto la "base" della società quanto i suoi "vertici". La crescita della democrazia deve essere letta tanto "dal basso" quanto "dall'alto". Il passaggio dallo stato assolutistico allo stato costituzionale riguarda in primo luogo le persone che sostituiscono la popolazione di uno stato.
Nel Medioevo: famiglia, clan e ceto. Il soggetto si declina come un noi. Nell'umanesimo e Rinascimento: rilancio dell'io e processo di individualizzazione. Epoca moderna: Io-senza-Noi. Individui classificati in nobili, borghesi, villani. Nello Stato assoluto tutti sono dei sudditi cioè totalmente sottoposto al sovrano.
Tra la fine del XVII secolo e il XX si tende a capovolgere lo status di sudditanza in quello di cittadinanza.
Marshall
Cittadinanza: status che viene conferito a coloro che sono membri a pieno diritto di una comunità. A questo status corrisponde l'acquisizione di tre tipi di diritti:
- Civili: diritti all'integrità della persona, all'inviolabilità del domicilio, alla libertà di movimento e di manifestazione di opinione. Ottenuti grazie alla rivoluzione inglese: il sovrano li riconosce con il "Bill of Rights". Locke contesta Hobbes: tutto il potere a un uomo solo per evitare la sopraffazione degli individui allora dovrà essere posto un limite al potere di quell'uomo (il sovrano) che potrebbe facilmente scivolare nell'abuso.
- Politici: diritti di tutti i cittadini all'elettorato attivo e passivo in elezioni libere, pluralistiche e ricorrenti. Progressivo inserimento dei gruppi sociali nello Stato. I ceti borghesi giustappongono all'obbligo di pagare le tasse il diritto di inviare propri rappresentanti in parlamento. "No taxation without representation". È l'origine del suffragio elettorale.
- Sociali: riguardano l'assistenza sociale e sanitaria, le pensioni, l'istruzione, la casa, la tutela del lavoro. Con la rivoluzione industriale i lavoratori si organizzano in "società di mutuo soccorso", inizialmente ad usufruire dei benefici erano solo i lavoratori che versavano i contributi.
Diritti di quarta generazione: es. l'acqua, bene comune che spetta a tutti, tutela dell'ambiente.
Stato liberale
La prima forma stato che segna il passaggio dall'assolutismo al costituzionalismo è quella dello Stato liberale. Esso si configura come quell'apparato che recepisce e si impegna a garantire nel patto tra sovrano e cittadini i diritti civili di cittadinanza. Stato liberal-democratico: accanto al riconoscimento dei diritti civili si aggiunge quello dei diritti politici. Stato liberal-democratico e sociale: diritti civili+politici+sociali.
I diritti sociali hanno dato luogo a modelli diversi di welfare State:
- Modello occupazionale puro: finanziamento di tipo contributivo, destinatari: lavoratori.
- Modello universalistico puro: finanziamento su base fiscale, destinatari: tutti i cittadini.
- Modello occupazionale misto: Stati sociali avviatisi con una logica occupazionale ma che hanno poi introdotto elementi universalistici.
- Modello universalistico misto: Stati sociali nati con un'impronta universalistica ma poi tornati in alcuni settori al metodo occupazionale.
Gli stati post-assolutistici si distinguono in:
- Stato liberale (pre-democratico).
- Stato liberal-democratico: USA.
- Stato sociale occupazionale (puro e misto: Italia).
- Stato sociale universalistico (puro e misto).
I regimi non democratici
Linz e Stepan distinguono tra:
- Regimi autoritari: sistemi a pluralismo politico limitato, la cui classe politica non rende conto del proprio operato, che non sono basati su un'ideologia guida articolata, ma sono caratterizzati da mentalità specifiche, dove non esiste una mobilitazione politica capillare e su vasta scala, e in cui un leader esercita il potere entro limiti mal definiti sul piano formale.
- Regimi totalitari: si annulla ogni differenza tra lo Stato e i gruppi sociali, e perfino tra lo Stato e la personalità individuale. Scompare la divisione tra vita pubblica e vita privata. Si basa sull'assunzione di un'unica ed esclusiva verità in politica. Es. URSS di Stalin.
- Regimi post-totalitari: caratterizzati da una situazione di transizione verso una maggiore apertura.
- Regimi sultanistici: non vi è una separazione netta tra il patrimonio privato del sovrano e i beni pubblici, nonché tra l'arbitrio personale dello stesso sovrano e la legge. Es. Libia di Gheddafi, India, Medio ed Estremo Oriente.
Autoritarismo e totalitarismo
- Ideologia totalizzante e onnicomprensiva (visione del mondo stabile, utopica e chiusa).
- Partito unico, guidato da un solo uomo, impegnato ad imporre quella ideologia.
- Assenza di pluralismo.
- Negazione di ogni autonomia ad altre organizzazioni economiche o culturali.
- Mobilitazioni vaste e intense.
- Assenza di limiti: il leader è la legge.
- Monopolio dei mezzi di comunicazione e degli armamenti.
- Economia centralizzata e controllo di tutte le organizzazioni.
- Potere di polizia fondato sul terrore.
Fascismo e nazismo. Il fascismo è considerato un regime autoritario perché ha una mentalità specifica che è difficile ricondurre a un'ideologia onnicomprensiva e il compromesso con la Chiesa alla quale si riconoscono discreti spazi di autonomia. Da un certo punto si possono ritrovare tracce di un tentativo di presa totalitaria sul paese tramite l'estensione del ruolo del partito unico (tessera obbligatoria e giuramento di fedeltà per i dipendenti pubblici).
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