La sociologia: divergenze e diversità
La sociologia è caratterizzata da divergenze permanenti sui suoi principi definitori. Un paradigma unico regna solo nei rari momenti in cui una scuola riesce a imporre provvisoriamente il suo punto di vista.
Le diversità nella sociologia classica
Le divergenze nascono già dalla nascita della sociologia:
- Comte: conia il termine sociologia come fisica sociale (1822) con l'obiettivo di coronare il sistema delle scienze (astronomia, fisica, chimica, biologia) che è una piramide incompleta perché si arresta alle scienze della vita. La sociologia rappresenta l'ultimo anello attraverso cui lo studio dei fenomeni umani poteva raggiungere lo stadio positivo. Sociologia come luogo di convergenza e integrazione di tutti i saperi particolari relativi ai fenomeni umani (ha la funzione della filosofia, ma spogliata dalla metafisica).
- Quetelet: fisica sociale come studio statistico dei fenomeni sociali.
Fine XIX – inizio XX secolo: le due scuole sociologiche più importanti (francese e tedesca):
- Durkheim: accetta gran parte dell'eredità di Comte, ribadisce la sua reazione alle visioni totalizzanti (Hegel), sottolinea fedeltà alla tradizione positivista; idea la sociologia come completamento del sistema delle scienze, pretesa di riservare l'esclusività della spiegazione di tutti i fenomeni culturali (scienza, religione, magia) alla sola sociologia, scarto dei modi di pensare tipici della storia, filosofia, economia, psicologia.
- Weber: la sociologia si sviluppa come uno stile particolare di analisi dei fenomeni storici, libera i fenomeni storici dai vincoli del racconto. Il sociologo ha la vocazione di ricercare nel flusso storico casi tipici, meccanismi ripetitivi e introdurre nella storia il metodo dei modelli (rappresentazione del reale intenzionalmente schematica e idealizzata).
Il punto in comune è che il sociologo si pone come obiettivo di spiegare i fenomeni che lo interessano. Altre tradizioni hanno un obiettivo descrittivo, tipo reportage (Le Play) o intendono la sociologia come pratica di assistenza alla decisione politica (soprattutto USA). La sociologia applicata ha la preoccupazione di contribuire alla soluzione di problemi sociali (es. povertà, delinquenza, disoccupazione), in Europa è marginale. Grande diversità di concezioni della sociologia nel periodo della sua fondazione. Non bisogna però pensare che esistano tanti paradigmi sociologici quanti i paesi in cui la disciplina si è affermata.
Le diversità nella sociologia contemporanea
La sociologia del XX secolo ha avuto qualche tentativo di sintesi (Parsons) ma non è meno eterogenea di quella classica.
- Sociologia descrittiva (Le Play 1885): obiettivo è rendere visibili ambienti e fenomeni sociali che possono essere più o meno trasparenti e familiari per gli attori interessati ma sconosciuti al pubblico. La sociologia svolge un ruolo di informatore, questa conoscenza può essere qualitativa (risponde a domande o chi? Come?) o quantitativa (quanto?). Dovrebbe essere più sviluppata per coprire argomenti più numerosi e in modo più rigoroso e sistematico, potrebbe aiutare la politica a prendere decisioni.
- Fisica sociale: predomina la domanda 'perché?', studi a carattere quantitativo. Si cerca di studiare le variazioni del fenomeni nel tempo/spazio sotto forma numerica; le risposte sono ricercate con uno studio metodico delle relazioni statistiche tra variabili da spiegare e quelle esplicative. Qualsiasi fenomeno può essere studiato con questa metodologia.
- Sociologia dell'azione: si ispira a Weber, si interessa non solo alle regolarità e aspetti quantitativi, ma anche singolarità sociali e aspetti qualitativi. La causa di un fenomeno sta nelle azioni individuali ispirate da ragioni comprensibili in relazione al contesto sociale e storico in cui s'iscrivono.
Negli anni '30, la sociologia era vista come ingegneria sociale e negli anni '60 come sociologia critica (neomarxista). Oggi, la sociologia è più svincolata da illusioni/passioni ideologiche, ma non bisogna dispiacersi dell'eterogeneità. L'unità è più rassicurante della pluralità, per cui i tentativi di dimostrare che le teorie siano convergenti e si è giunti a un'unità. Parsons fa il tentativo di unificare Weber, Pareto, Durkheim ma non riesce a sintetizzare le intenzioni di questi autori in una struttura teorica coerente ed efficace.
La sociologia è davvero più eterogenea delle altre scienze umane? Ad esempio, economia e linguistica sono meno unitarie di quanto sembri perché si sono unificate in determinati periodi intorno a paradigmi definiti più rigorosamente della sociologia. L'attore sociale non è un semplice cassa di risonanza di forze collettive immaginarie emanate dall'inconscio collettivo, cultura o classe dominante.
Spiegare un fenomeno sociale = comprendere le azioni, atteggiamenti, comportamenti, credenze individuali di cui è risultato. Uno dei compiti principali della sociologia è ritrovare/ricostruire le ragioni che ha l'attore sociale per adottare un dato comportamento o atteggiamento o credenza, anche per le condotte irrazionali. Il valore ha valore se ha senso per l'attore. Le scienze sociali hanno finalità cognitiva: la loro legittimità deriva da capacità di creare nuova conoscenza, risolvere enigmi, offrire spiegazioni chiare e universalmente accettabili di fenomeni apparentemente opachi. I lavori sociologici che apportano davvero un supplemento conoscitivo soddisfano due criteri: rispettano vincoli/criteri comuni a tutte le discipline scientifiche e spiegano fenomeni enigmatici.
Il paradigma della sociologia dell'azione
Il paradigma è costituito dai principi fondamentali su cui si fonda una comunità scientifica; insieme delle regole di base che orientano il ricercatore nella sua attività. Nella sociologia dell'azione, tutti i fenomeni sociali sono sempre il risultato di azioni, atteggiamenti, credenze, comportamenti individuali. Il sociologo, per spiegare il fenomeno sociale, deve scoprire il significato dei comportamenti individuali che ne sono alla radice. Principi facili da enunciare ma difficili da praticare perché le cause individuali dei fenomeni sociali possono essere innumerevoli e difficili in assenza di testimonianze dirette o per culture con cui non si ha familiarità.
Chiamata anche sociologia interazionista, da non confondere con interazionismo simbolico di Goffman (punto di vista microsociologico). La sociologia dell'azione si interessa a fenomeni situati su una scala molto più alta (macrosociologico).
Origini intellettuali della sociologia dell'azione
Nasce in Germania, le grandi opere di Weber (1922) e Simmel (1892). In Francia domina la figura di Comte: concezione totalitaria (olistica) del sociale, visione evoluzionistica della storia e classificazione delle scienze. Durkheim accetta queste idee, la sociologia deve eliminare la psicologia ed ispirarsi alla fisica, evidenziare leggi sociali che presiedono i fatti sociali. In Germania l'atmosfera intellettuale è dominata da Hegel, i sociologi tedeschi si riferiscono all'economia (Marx). Da qui si definisce la sociologia tedesca come una forma originale di ricerca storica: la sociologia si distingue dalla storia perché pone domande sui fenomeni storici e sociali a cui non si può rispondere sotto forma di narrazione.
Principi fondamentali
- Sociologia dell'azione: scienza comprensiva dell'azione sociale che ha come fine la comprensione dei significati soggettivi che i diversi attori sociali attribuiscono alle proprie condotte. Il senso e le ragioni del comportamento sono comprensibili in rapporto al contesto storico e sociologico in cui s'inseriscono.
- È necessario spiegare i fenomeni macroscopici riconducendoli alle loro cause microscopiche.
- Le cause devono assimilarsi alle ragioni degli attori.
- Il principio di semplificazione impone che gli attori siano raggruppati in tipi.
In Francia la prospettiva è olistica, mentre in Germania è individualista.
I principi della sociologia dell'azione
- Primo principio: ogni fenomeno sociale deve essere preso per ciò che è, un prodotto di azioni, credenze, comportamenti individuali (individualismo metodologico).
- Principio che si scontra con molte obiezioni:
- Non applicabile a società individualiste perché nelle società arcaiche il soggetto non gode di reale autonomia, più trasmette una visione ingenua delle società arcaiche.
- Non comporta che ci si rappresenti l'attore sociale sospeso nel vuoto sociale ma anzi l'attore è socializzato in rapporto ad altri attori che hanno ruoli, opinioni, ecc.
- Non impedisce di raggruppare gli attori in categorie se si trovano in situazioni simili (ci si può aspettare di osservare atteggiamenti simili).
- Si possono raggruppare gli attori in gruppi astratti (tipi ideali).
- Ragioni metafisiche: la nozione di scienza comporta l'eliminazione dei dati soggettivi, proposizioni che descrivono gli stati soggettivi di un individuo perché sono per definizione inosservabili.
- Secondo principio: per spiegare un fenomeno sociale occorre mettere in evidenza la ragione (il senso) delle azioni, credenze, comportamenti = la comprensione (che è già un momento della spiegazione).
Il comportamento di un attore è sempre per principio comprensibile, non è detto che l'osservatore abbia accesso immediato alle ragioni degli attori (spesso occorre incrociare più fonti); se l'osservatore appartiene a un'altra cultura può esserci difficoltà a mettersi nei panni dell'osservato quindi è necessario raccogliere molte informazioni sul suo contesto di appartenenza. Anche un comportamento irrazionale spesso traduce l'incapacità dell'osservatore di mettersi al posto dell'osservato; perciò si parla spesso di sociologia comprendente (comprendere il senso dei comportamenti individuali).
Questione difficile: cosa vuol dire comprendere il comportamento di un attore sociale? Evitando l'arbitrio e il soggettivismo, come garantire che una proposizione sul senso di un'azione abbia validità oggettiva? (Weber)
Un esempio classico
Quesito: l'industrializzazione e la modernizzazione sono solitamente accompagnate a una caduta delle religioni tradizionali, ma in USA la religiosità è molto viva.
Risposta: gli USA si distinguono dalle più antiche nazioni europee per alcune caratteristiche (mai conosciuto il sistema di stratificazione istituzionalizzato, ideologia egualitaria, grande mobilità = mito dell'uguaglianza delle opportunità, proliferazione di sette, in concorrenza tra loro, anziché chiesa dominante) = Weber illustra bene l'approccio della sociologia azionista: l'influenza del protestantesimo è studiata come effetto di molti comportamenti individuali.
Come la sociologia deve rappresentare l’azione individuale
Cosa vuol dire comprendere il senso di un'azione (criticato dal positivismo perché una sociologia scientifica non ha posto per la nozione di comprensione perché comporta soggettività = confonde obiettività/esteriorità; anche se gli stati d'animo del soggetto non sono osservabili non significa che non si possa ricostruirli mettendo insieme una serie di stimoli visibili). Altrimenti tutta la vita sociale sarebbe impossibile perché non sapremmo che senso attribuire al comportamento altrui.
Tipi di razionalità
Comprendere le ragioni = solo in questo senso la sociologia azionista sottoscrive il postulato della razionalità dell'attore sociale (non vuol dire che considera l'uomo come essere razionale perché non si occupa dell'uomo ma dell'attore sociale). La sociologia tratta un comportamento come razionale tutte le volte che può darne una spiegazione di questo tipo: il fatto che l'attore X si sia comportato nella maniera Y è comprensibile perché nella sua situazione aveva delle buone ragioni per fare Y (definizione semantica).
È una definizione intermedia:
- Definizione stretta: un comportamento è razionale quando si basa su ragioni oggettivamente fondate (induce a qualificare come irrazionali comportamenti che la definizione più ampia definirebbe ragionevoli).
- Definizione larga (Popper): ogni comportamento è razionale quando si basa su delle ragioni, qualunque esse siano (tratta come razionali anche fanatismo/follia).
Vantaggi della definizione semantica:
- Evita eccessi delle definizioni larga/stretta.
- Permette di distinguere diversi tipi di razionalità a partire dalla natura delle considerazioni introdotte dopo il perché:
- Razionalità utilitarista: perché Y corrisponde all'interesse di X.
- Razionalità teleologica: perché Y era il miglior mezzo per ottenere l'obiettivo.
- Razionalità normativa: perché Y conseguiva il principio normativo Z.
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