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La banda è un’organizzazione tipica del paleolitico, sopravvissuta fino a tempi recenti

tra i boscimani, gli eschimesi e altri piccoli gruppi.

Le tribù

Le tribù sono sistemi di relazione tra individui e gruppi più ampi delle bande e si

differenziano da quest’ultime per un maggior controllo delle risorse alimentari e

per essere di solito più sedentarie.

L’elemento caratterizzante delle tribù consiste nell’esistenza di un “sodalizio

pan-tribale”, che diviene attivo in presenza di minacce portate ai territori controllati.

La struttura regolativa ruota intorno ai lignaggi, ai clan e alle associazioni volontarie e

non volontarie.

I lignaggi sono gruppi che riconoscono una discendenza comune sia di tipo

matrilineare che patrilineare.

Il clan

I clan sono gruppi di lignaggi che si richiamano ad una discendenza comune,

in genere riferita ad un antenato mitico comune.

Ne esistono due tipi:

- Clan unilaterali esogamici, con un’economica basata su un’agricoltura

migratoria e su forme primitive di allevamento animale, in cui la politica della

riproduzione è centrata sulla circolazione delle donne, che, essendo di tipo

esogami, permette un’apertura alle relazioni esterne, vitale per la

sopravvivenza, e la circolazione dei beni;

- Clan conici, in cui l’importanza degli individui e dei gruppi è direttamente

legata alla prossimità della relazione con l’antenato comune, da cui derivano un

principio aristocratico, un conseguente orientamento endogamico ed il

presupposto di una società stratificata ed economicamente più differenziata.

Caratteristiche delle tribù

Nelle tribù possono avere un ruolo rilevante le associazioni, che tagliano in modo

trasversale i legami di parentela per ricomporre sodalizi su base iniziatica e/o

generazionale.

Nelle tribù abbiamo una notevole varietà di sistemi di potere secondo il nucleo di

riferimento: può prevalere una logica egalitaria, con riconoscimento del ruolo di guida

della discussione degli anziani (consigli di villaggio), o di stratificazione rituale, di

ricostruzione di gerarchie e di attribuzione del potere ai grandi uomini (Melanesia), che

sono tali sono in quanto capaci di confermare continuamente la loro generosità

materiale verso la tribù.

Il regime dei capi

Tra i sistemi centralizzati occupa un ruolo significativo il cosiddetto Regime dei Capi.

Si ha in una società che è più complessa della tribù almeno sotto due aspetti: la

densità superiore della popolazione e la maggiore efficienza nella capacità

produttiva.

Poiché si generano disuguaglianze tra gruppi e persone, al capo viene riconosciuto

un certo grado di potere coercitivo da utilizzare per la redistribuzione del surplus

economico.

La vicinanza al capo in termini di lignaggio e le funzioni da assicurare comportano una

gerarchia di ranghi che trova il suo corrispettivo nella deferenza che gli individui

posti in basso nella scala gerarchica manifestano verso coloro che sono posti più in

alto.

Tipico esempio di regimi di capi: le Hawaii precoloni.

Lo Stato Originario

Il più rilevante sistema centralizzato è in ogni caso lo Stato Originario.

I primi processi di unificazione politica su vasta scala si hanno tra il 5500 ac ed il 1000

dc in aree del mondo anche lontane tra loro.

Si tratta della Sumeria in Mesopotamia, dell’Egitto della Valle del Nilo, dei Maya in

Mesoamerica ecc.

Nei primi anni del 19 secolo, in epoca precoloniale, uno stato militarista con caratteri

simili venne realizzato dagli zulu nell’africa sudorientale

In che consiste lo stato originario

Gli stati originari sono organizzazioni centralizzate socio-politiche per la

regolazione delle relazioni sociali, in società complesse e stratificate, divise in

almeno due strati fondamentali o in due classi sociali in via di formazione, i

governanti ed i governati. Si tratta di rapporti caratterizzati dal dominio politico dei

primi e dall’obbligo tributario dei secondi, legittimato da un’ideologia comune.

Il mantenimento dell’ideologia, spesso espressa in forme sacralizzate, era in

genere affidato alla classe sacerdotale, che affiancava il potere politico, se non

addirittura coincideva con esso ai livelli più alti.

Perché nasce lo stato originario

Le teorie che spiegano la nascita di questi stati sono sia monocausali sia basate

sull’interazione sistemica di più variabili.

Le principali cause sono state individuate in:

A) Un conflitto interno (Morgan, Engels)

B) Un conflitto esterno (Carniero) (in seguito ad aggressioni esterne ed al

bisogno di stabilità e sicurezza)

C) La cosiddetta “civiltà idraulica” (Wittfogel) (la vicinanza ai corpi d’acqua)

D) La pressione demografica e la densità economica (Boserup e Harris)

E) Il ruolo della leadership (Service)

Oggi si preferisce ricorrere ad una spiegazione multicausale e sistemica.

Lunedì 7 Ottobre 2013

Lo Stato Moderno

Lo Stato come oggi lo conosciamo nasce in Europa occidentale tra la metà del XV

secolo e la metà del XVII secolo.

Consolidatosi nel corso dell’800 e della prima metà del ‘900 come Stato Nazione,

esso costituisce indubbiamente il modello più forte di organizzazione del potere

politico nel mondo almeno fino all’avvio del XXI secolo.

E’ una forma del potere politico che al giorno d’oggi è stata naturalizzata.

Le forme istituzionali prima dello Stato Moderno

Nella dissoluzione dell’impero (romano prima e carolingio poi) - che rappresenta uno

scenario apparentemente universalistico (l’impero e il papato come i “due soli”) - ma

sostanzialmente frammentato, particolaristico e disordinato, il governo politico è

assicurato dal Sistema Feudale e dalla Società dei Ceti.

Il Sistema Feudale

Il rapporto di dominio in un territorio avveniva tra un dominus ed un vassus

(vassallo) sulla base di due regole fondamentali.

La prima regola definiva il rapporto di scambio: con essa il dominus

concedeva al Vassus, che si impegnava alla sottomissione, alla fedeltà personale ed

alla fornitura di sostegni materiali e simbolici, un beneficium (detto feudum)

consistente in terre (inclusi gli obblighi di alcune prestazione della popolazione ivi

residente), attrezzature e uffici da cui ottenere comunque un vantaggio materiale.

La seconda regola (che oltre al vassallo poteva riguardare una collettività o una

comunità religiosa) era rappresentata dalla concessione dell’immunitas.

Le tracce nel tempo del sistema feudale

Il sistema Feudale convisse a lungo con altre forme di organizzazione politica: in

Francia venne abolito solo con la rivoluzione del 1789, mentre in altre parti d’Europa,

dalla Germania alla Sicilia, l’impianto feudale rimase in vita fino all’800 e oltre.

La sua struttura gerarchica prevedeva ambiti e titoli di rango diverso:

Principati e Ducati (Vasta estensione e con molti villaggi);

Contee e Marchesati (su aree dette marche, periferiche e di confine) di media

estensione;

Baronati (più piccoli) ed infine

Cavalierati

Con lo sviluppo dell’artigianato, i borghi diventano più grandi e si sviluppa la società

dei ceti.

Società dei Ceti

Origine

Progressivamente l’economia feudale, agricola e statica, produce la necessità di

funzioni complementari e dinamiche.

Nei borghi sorti intorno ai castelli e nelle città sopravvissute al processo di

feudalizzazione cominciano a svilupparsi attività artigianali e commerciali, i cui

membri si organizzano in artes o corporazioni di mestiere.

Nei nuclei urbani ci sono anche i secundi milites della nobiltà fondiaria e i nuovi

soggetti imprenditoriali borghesi.

Le Forme

I componenti della Società dei Ceti (Stand in tedesco, Estat in francese, Estate in

inglese), “godono, per la comune condizione in cui si trovano, della medesima

posizione in ordine ai diritti e ai doveri politici; e che, per il fatto di goderne

insieme, elaborano e praticano forme di gestione della loro posizione che

sono appunto comunitarie o perlomeno rappresentative”.

In Italia si hanno prima i Liberi Comuni, al cui interno vi si trovano famiglie

talmente abili da porsi come quelle che sarebbero diventate poi le Signorie.

In Europa l’organizzazione del sistema politico è costituita dai feudatari, al quale si va

opponendo la Società dei Ceti.

La nascita dello Stato Moderno

Nonostante le tesi che attribuiscono l’origine dello Stato moderno alla dinamicità delle

città italiane e baltiche del rinascimento, in realtà la forma che si consoliderà nel

sette-ottocento nasce con il costituirsi di tre monarchie assolute tra le metà del

XV secolo e la metà del XVII, in un periodo emblematicamente chiuso dalla Pace di

Westfalia (1648):

- Francia (Luigi XI)

- Spagna (nozze tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, si ha la

monarchia unica)

- Inghilterra (Enrico VII Tudor, ultimo erede dei Lancaster, sposa l’ultima erede

della dinastia rivale degli York, Elisabetta)

Le cause dello Stato Moderno:

1) Cause Economiche (espansione del mercato, le forze economiche emergenti

spingono per l’abbattimento delle barriere tra stati)

2) Cause Religiose e Culturali (le scissioni dalla Chiesa di Roma, tipo la Riforma

Protestante, ed i nuovi intellettuali, tipo Bodin e Hobbes, che spingono alla riflessione

sul fatto che la monarchia non sia necessaria, e Machiavelli, che spinge per l’unità

d’Italia)

3) Cause Politiche (la concentrazione del potere fiscale e militare)

Prima di Napoleone, l’anagrafe avveniva nelle parrocchie, poi si istituisce uno stato

civile. In questo modo si possono anche tenere sotto controllo gli arruolamenti

obbligatori.

Il processo che conduce allo Stato Moderno

Scrive Max Weber:

“Lo sviluppo dello stato moderno viene ovunque promosso dall’avvio dato da parte del

principe all’espropriazione di quei “privati” che si trovano accanto a lui investiti di un

potere di amministrazione indipendente, e cioè di coloro che posseggono per proprio

diritto i mezzi per condurre l’amministrazione, la guerra e la finanza, o per conseguire

comunque un fine politico. Alla fine, vediamo che nello Stato moderno la facoltà di

disporre di tutto il complesso dei mezzi occorrenti all’esercizio dell’azione politica

converge di fatto i un unico centro, e nessun funzionario singolo è più proprietario a

titolo personale del denaro che spende o degli edifici, delle scorte, degli strumenti,

delle macchine di guerra di cui dispone”.

I caratteri dello Stato Moderno

Sempre secondo Max Weber:

“Lo Stato Moderno è un’associazione di dominio in forma di istituzione, la

quale, nell’ambito di un determinato territorio, ha conseguito il monopolio

della violenza fisica legittima come mezzo per l’esercizio della sovranità”.

Ovvero:

“Lo Stato è quella comunità umana, che nei limiti di un determinato territorio (questo

elemento del “territorio” è caratteristico) esige per sé (con successo) il Monopolio

della Forza Fisica Legittima”.

I Tre elementi fondamentali dello Stato

Popolo

Distinto dal concetto di popolazione, indica il soggetto collettivo dotato di volontà e

confluisce nel concetto di nazione.

Territorio

“Suolo patrio”, dotato di confini, su cui lo stato esercita la sua sovranità. Per Weber è

una categoria fondamentale.

Sovranità

Attraverso un processo di Differenziazione e di Autonomizzazione dalle altre sfere

della società e passando dallo Stato patrimoniale allo Stato impersonale,

dall’amministrazione dei nobili a quella dei funzionari pubblici, lo Stato pretenderà

di non avere altri poteri sopra di sé, ma di assoggettare tutti gli altri a sé.

Concetto di Etnia/Popolo/Nazione

Etnia: insieme di individui che condividono caratteri somatici (lingua, religione, usi e

costumi). Non è detto che un’etnia esprima una volontà comune, ma se lo fa tende a

porsi come Nazione. Ciò può portare all’esasperazione del concetto di Nazione, ovvero

il Nazionalismo. Si ha un avvento del Nazionalismo nella prima metà del ‘900 (Hitler,

Mussolini)

Popolo: nelle costituzioni contemporanee si usa la parola popolo perché nelle nazioni

possono esserci altre, piccole, nazioni diverse.

Secondo Marx, la Classe sono i modi di produzione e le divisioni sociali che avvengono

sul fronte dei rapporti di produzione a determinare l’andamento della storia. La prima

classe vera e propria è la Borghesia, poiché riduce i rapporti economici a due

soggetti: Borghesi capitalisti e proletariato. I primi prendono possesso dei mezzi di

produzione, ed i secondi che hanno solo la prole. In mezzo vi sono gli artigiani, che

devono polarizzarsi, finendo dall’una o dall’altra parte. La classe è costituita da

persone che hanno lo stesso rapporto in merito ai mezzi di produzione. Si

può fare una distinzione tra Classe in sé e per sé:

Classe in sé: i soggetti condividono la stessa posizione senza averne consapevolezza

Classe per sé: i soggetti condividono la stessa posizione ma lo sanno e si adoperano

per essa.

All’interno dello stato nazionale si sa qual è il potere legittimo, nella comunità

internazionale, composta da tanti stati sovrani, no. Pertanto si ha la necessità di

trovare un accordo tra forme di potere sovrano, e lo si fa con le regole giuridiche del

diritto internazionale.

Martedì 8 Ottobre 2013

Non tutti gli stati del mondo sono retti da sistemi democratici.

Il sistema democratico si afferma in Europa ed in Nord America.

Il Sistema Democratico

La costruzione del sistema democratico è il frutto di due movimenti che investono

tanto la “base” della società quanto i suoi “vertici”.

Norberto Bobbio ha osservato che la crescita della democrazia possa e debba essere

letta attraverso due vie:

- Ex parte populi

- Ex parte principis

La Via dal Basso, premessa 1

La persona nell’approccio filosofico-antropologico

Nel Medioevo l’unità sociale elementare è rappresentata ancora da nuclei collettivi: la

famiglia il clan, il ceto. In senso antropologico-esistenziale il soggetto che viene

riconosciuto si declina come un Noi.

Con la rottura rappresentata dall’Umanesimo e dal Rinascimento avviene il

rilancio dell’Io e l’avvio del processo di individualizzazione. E’ un processo che porta

a compimento alcuni elementi già presenti nel cristianesimo, ripresi dalla Riforma e

successivamente enfatizzati da filosofi come Cartesio e Kant, contro la concezione

olistica della realtà.

Nell’opera La Società degli Individui, Norbert Elias scrive che l’Identità-Io tende

col tempo a sostituirsi all’identità Io-Noi, per giungere in età contemporanea ad

affermarsi quasi come un Io-senza-Noi.

Emancipazione: individualizzazione radicale di un individuo.

La Via dal Basso, premessa 2

La persona nell’approccio Socio-economico

Da un punto di vista sociologico, gli individui emergenti tendono ad essere riclassificati

in riferimento a categorie di status/ruolo e di contesto.

Abbiamo così:

- Nobili (in genere possidenti fondiari)

- Borghesi (artigiani e commercianti residenti nei borghi)

- Villani (contadini residenti nelle campagne)

La via dal basso premessa 3

La persona nell’approccio Politico-istituzionale

Con l’affermazione dello stato assoluto, fatte salve alcune prerogative dei nobili,

tanto le definizioni antropologiche quanto quelle sociologiche convergono

nell’unica categoria giuridica del:

Suddito, da Subdictus o Subiectus (cioè totalmente sottoposto al sovrano)

Con la lotta che si compie tra la fine del XVII secolo ed il XX si arriva

progressivamente a capovolgere lo status di sudditanza in quello di cittadinanza, con

l’individuo che si trasforma da Subiectus (suddito) in Civis (cittadino).

I Diritti di cittadinanza

Con l’avvento del Civis si afferma il Concetto di Cittadinanza e si parla di Diritti di

Cittadinanza

Marshall ha teorizzato l’esistenza di tre tipi di cittadinanza:

- Diritti Civili

- Diritti Politici

- Diritti Sociali

Ai quali si aggiungono, oggi, i Diritti di Quarta Generazione.

Diritti Civili di Cittadinanza

Sono i diritti all’integrità della persona, all’inviolabilità del domicilio e della

corrispondenza, alla libertà di movimento e di manifestazione di opinione,

alla proprietà privata.

Il massimo teorico è John Locke.

All’ottenimento dei diritti civili si correla la rinuncia dei soggetti privati alla prassi di

farsi giustizia da sé, con l’accettazione di fatto della sovranità dello Stato.

Diritti Politici di Cittadinanza

Sono i diritti di tutti i cittadini all’elettorato attivo e passivo in elezioni

libere, pluralistiche e ricorrenti.

Nascono da una partita di scambio:

Lo slogan dei Borghesi è “No Taxation without Representation” (niente tassazione

senza rappresentanza), ed il re cede ribattendo “No Representation without

Taxation” (niente rappresentanza senza tassazione) : all’inizio si ha dunque il

suffragio su base di ceto.

Diritti Sociali di Cittadinanza

I Diritti sociali riguardano l’assistenza sociale e sanitaria, la previdenza,

l’istruzione, la casa, la tutela del lavoro (formazione, promozione

dell’occupazione e sostegno in caso di disoccupazione). Nascono dopo la

Rivoluzione Industriale.

Ai primi tre diritti oggi si aggiungono i Diritti di Quarta Generazione:

- Tutela dell’Ambiente

- Diritti degli Animali

Diritti di cittadinanza e forme di stato

Diritti civili = Stato liberale (non necessariamente democratico)

Diritti politici = Stato democratico

Diritti sociali = Stato sociale

Diritti associati portano a forme miste

Diritti civili+politici = Stato liberal-democratico (Esempio: USA)

Diritti civili+politici+sociali = Stato liberal-democratico e sociale (Abbrev. Stato

Sociale) (Esempio: Europa Occidentale)

Lo Stato liberal-democratico ex parte principis

Per parlare di liberal democrazia non basta il riconoscimento dei diritti civili e politici,

ma occorre che lo Stato sia organizzato in modo da prevedere una chiara

Separazione dei Poteri in:

- Legislativo,

- Esecutivo,

- Giudiziario

secondo la classica formula di Montesquieu,

e una precisa disposizione degli apparati coercitivi e burocratici al rispetto

delle garanzie riconosciute ai cittadini.

Modelli di Stato Sociale (Tittmuss, Esping-Andersen, Ferrera)

Occupazionale (Pagano aziende e lavoratori, che versano contributi e ne beneficiano

i lavoratori) (Base Contributiva):

- Puro (Francia, belgio) (nascono con tale sistema e ci rimangono)

- Misto (Svizzera, Olanda, Italia) (sono nati su base occupazionale, ma nel corso

del tempo per alcuni servizi hanno introdotto sistemi universalistici)

Universalistico (Inventato da Lord Beveridge, è a base fiscale e ne beneficiano tutti i

cittadini, talvolta anche gli stranieri):

- Puro (Finlandia, Danimarca)

- Misto (Nuova Zelanda, Canada, UK) (In seguito alla perdita delle colonie, il

Regno Unito della Thatcher ha preferito passare alcuni servizi al sistema

contributivo)

La differenza sta in Chi Paga e Chi ne Beneficia.

In Italia nel ’78 viene applicata, con la legge 833, la riforma sanitaria, che è il

passaggio dal sistema occupazionale a quello universalistico.

Sistema Remunerativo

C’è una relativa indipendenza tra i contributi versati e la pensione.

Sistema Contributivo

I contributi versati e la pensione sono collegati.

Differenza di fondo tra modello statunitense ed europeo:

Negli Stati Uniti lo stato garantisce libertà e democrazia, per il resto ognuno provvede

da sé.

Sistemi di protezione sociale:

- Entitlements (titoli di credito, diritti scritti nella legge)

- Provisions (risorse effettive che possono concretizzare i diritti)

Se vi sono entrambe vi è lo Stato Sociale.

Due concezioni originarie dello Stato

Anglosassone:

Fondato sul pragmatismo e l’utilitarismo della filosofia politica inglese di John Locke,

Jeremy Bentham, James Mill e John Stuart Mill.

Lo Stato dell’utilitarismo inglese è pensato come frutto del contratto tra soggetti

privati per evitare ingiustizie maggiori: quindi come “male minore”, come Stato

minimo.

Franco-Tedesca:

Basato sull’idea di volontà generale cara a Jean Jacques Rousseau e sulla concezione

dello Stato etico di Georg W. Friedrich Hegel.

Lo Stato etico continentale non è mai visto come il prodotto di un contratto tra

privati (anzi, Hegel aborre quest’immagine), ma “si impone di necessità dall’alto”.

Gubernaculum: Il re non è soggetto alla legge

Iurisdictio: Il re è soggetto alla legge

L’evoluzione odierna

La sfera politica è oggi investita da due fenomeni che ne stanno alterando in

profondità la fisionomia.

Il primo fenomeno è quello della globalizzazione economica, accompagnata

dalla ripresa di ideologie neo-liberiste. Grazie ad essa le élite economico-finanziarie

stanno imponendo ai detentori del potere nelle istituzioni pubbliche la rinegoziazione

dei rapporti di forza tra politica ed economia.

Il secondo è rappresentato dalla diffusione della televisione che – nelle more

del nuovo attivismo delle comunità virtuali interattive in crescita su internet - ha

trasformato radicalmente i canali tradizionali della socializzazione, dell’informazione e

della comunicazione politica

Essi hanno portato a ciò che Colin Crouch chiama Postdemocrazia, ossia lo

svuotamento dei sistemi democratici – che rimangono tali nelle strutture formali – da

parte di oligarchie che si appropriano delle funzioni esecutive e che controllano le fasi

della riproduzione del consenso (elezioni).

I Regimi non Democratici

Ci sono paesi che hanno seguito percorsi storici diversi da quelli delle

liberal-democrazie occidentali (Africa, Asia), e paesi che, pur avendo attraversato fasi

di democrazia, sono regrediti a forme non democratiche (Europa nella prima metà

del ‘900).

Juan J. Linz, insieme ad Alfred Stepan, ha proposto una distinzione tra:

- Regimi Autoritari

- Regimi Totalitari

- Regimi Post-Totalitari

- Regimi Sultanistici

Il Sultanismo

Con il termine Sultanismo ci si riferisce a situazioni in cui permane una confusione

tra il patrimonio privato del sovrano ed i beni pubblici, nonché l’arbitrio

personale dello stesso sovrano e la legge.

Esempi:

In senso stretto i sultanati sono regimi storicamente affermatisi in India, in altre aree

del Medio e dell’Estremo Oriente, nella Penisola Arabica. Ancora oggi sono sultanati la

Malesia ed il Brunei in Estremo Oriente, l’Oman, più altri stati della Penisola Arabica.

Casi che si incrociano con altre tipologie: Haiti con i Duvalier, la Repubblica

Dominicana con Trujillo, la Repubblica Centro-Africana con Bokassa, le Filippine con

Marcos, l’Iran con lo Shah, la Romania con Ceausescu e la Corea del Nord con Kim Il

Sung.

I Regimi Autoritari

Secondo Linz sono:

“Sistemi a pluralismo politico limitato, la cui classe politica non rende conto del proprio

operato, che non sono basati su un’ideologia guida articolata, ma sono caratterizzati

da mentalità specifiche, dove non esiste una mobilitazione politica capillare e su vasta

scala, salvo in alcuni momenti del loro sviluppo, ed in cui un leader, o a volte un

piccolo gruppo, esercita il potere entro limiti mal definiti sul piano formale, ma in

effetti piuttosto prevedibili.”

Tipologie di Regimi Autoritari:

- Regimi Autoritari Burocratico-Militari (America Latina, Europa Orientale)

- Regimi a Statalismo Organico (Alcuni paesi neo-latini dell’Europa degli anni

20/30 del ‘900)

- Regimi Autoritari di Mobilitazione delle Società Post-Democratiche

(Fascismo Italiano nei primi tempo e Franchismo spagnolo)

- Regimi Autoritari di Mobilitazione dopo l’Indipendenza (Paesi Africani)

I Regimi Totalitari

I Regimi totalitari elevano a livello di intera società i criteri che ispirano e

regolano le istituzioni totali.

Esempi di istituzioni totali: Manicomi, Ospedali, Conventi.

Alcune definizioni:

Eckstein e Apter: “L’essenza del totalitarismo sta nel fatto che esso annulla ogni

differenza tra lo Stato ed i gruppi sociali, e perfino tra lo Stato e la personalità

individuale”:

Per Talmon, il totalitarismo si basa sull’ “Assunzione di un’unica ed esclusiva verità in

politica”, sul “messianismo politico”. Lo fa risalire ai giacobini della Rivoluzione

Francese.

Arendt: “E’ il terrore la vera essenza del totalitarismo”.

Le Caratteristiche dei Regimi Totalitari

Secondo Friedrich e Brzezinski, il totalitarismo è identificato da:

1 Un’ideologia onnicomprensiva;

2 Un partito unico, in genere guidato da un solo uomo, impegnato ad imporre

quella ideologia;

3 Un potere di polizia fondato sul terrore;

4 Il monopolio dei mezzi di comunicazione;

5 La subordinazione completa delle forze armate al potere politico;

6 Un sistema centralizzato di pianificazione economica ed il controllo di tutte le

organizzazioni.

Esempi di Regimi Totalitari

Paesi Comunisti

URSS, la Repubblica Popolare Cinese, specie sotto Mao Tse-Tung, l’Albania di Enver

Hoxha, il Vietnam di Ho Chi Min, la Cuba di Fidel Castro.

Paesi Nazi-Fascisti

La Germania di Hitler.

Paesi di Fondamentalismo Religioso

L’Iran di Khomeini e l’Afghanistan dei talebani.

I Regimi Post-Totalitari

Secondo Linz si tratta di regimi diversi tanto dal totalitarismo quanto

dall’autoritarismo, e sostanzialmente caratterizzati da una situazione di transizione:

essi si collocherebbero in <<un continuum che va da post-totalitarismo “precoce”, a

un post-totalitarismo “congelato”, e poi a un post-totalitarismo “maturo”>>

Esempi

Paesi dell’est europeo dopo la fine del blocco sovietico ed in cammino verso la

democrazia.

Martedì 15 Ottobre 2013

Le Forme Post-Statali

Tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo comincia a destrutturarsi la mappa

dell’ordine politico uscito dalla Pace di Vestfalia, costruita sugli Stati nazionali.

Ciò dipende da molti fattori:

- Un impressionante sviluppo tecnologico (informatica e telematica)

- La vittoria della logica utilitaristica (l’abbandono della metafisica)

- L’alterazione del vecchio concetto di spazio (si pensa di più al concetto di

tempo)

Conseguenze

La tecnologica e la logica utilitaristica si sposano con immediatezza con l’economia

(ed in particolare con l’economia finanziaria), e mettono in crisi le principali categorie

dell’ordine politico.

I Punti d’attacco

Di fronte all’unico mercato mondiale, gli Stati nazionali accusano l’indebolimento

dei pilastri giuridici su cui si sono retti finora: la sovranità nazionale, i confini

territoriali, l’assoggettamento fiscale degli individui e delle imprese, il modo di

intendere e di riconoscere la cittadinanza.

Per A. Bagnasco “La società va fuori squadra”, in quanto i flussi comunicativi,

finanziari, di merci e di persone mettono in discussione la solidità delle strutture

istituzionali tradizionali.

Un nuovo paradigma sociologico

Secondo Ulrich Beck, la sociologica ha costruito i suoi strumenti concettuali a partire

da un sostanziale “Nazionalismo Metodologico”, tramite l’identificazione della

società con lo Stato Nazionale.

Oggi invece i concetti fondamentali della “Società moderna” – patrimonio, famiglia,

classe, democrazia, sovranità, Stato, economia, opinione pubblica, politica – devono

essere sottratti alle fissazioni del nazionalismo metodologico ed essere ridefiniti o

riconcepiti nel quadro del “Cosmopolitismo Metodologico”.

La resistenza dei grandi stati ed il declino dei piccoli

Grazie al possesso di un elevato know-how tecnologico nazionale, di potenza

economico-industriale, di forza militare e di massa critica demografica e spaziale,

alcuni Stati conservano un ruolo importante:

USA, Giappone, UK, Germania, Francia, Italia (?) ed i paesi BRIC, ovvero Brasile, Russia,

India e Cina.

Al contrario, i paesi più piccoli esposti alle dinamiche dell’economia mondiale,

accusano – come scrive Baumann- la regressione della politica al livello

dell’amministrazione, e la riduzione del controllo del territorio nazionale alla

gestione interna dell’ordine politico.

Le istituzioni sovrannazionali che affiancano gli Stati

Si tratta di organismi di emanazione degli Stati più ricchi ma gestiti con logica non

democratica:

Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale

del Commercio ( WTO), Grandi imprese Multinazionali, mosse queste ultime da

una mera logica di valorizzazione del capitale investito.

Ci sono poi altre associazioni che si muovono tra gli Stati ed il mercato perseguendo

obiettivi di solidarietà verso i paesi più poveri, come le Organizzazioni non

governative o ONG.

I Paradossi della Globalizzazione

Il quadro che emerge da questo affollamento di attori presenta due caratteristiche:

- La grandissima difficoltà a ritrovare sintesi politiche intenzionali ed

accettate da tutti, sia di livello nazionale sia di livello globale; ma,

paradossalmente, anche

- La necessità di mantenere in vita quelle istituzioni giuridiche tipiche

degli Stati che, pur nella deregulation, obblighino i vari soggetti a

rispettare le regole delle nuove relazioni internazionali (diritti di

proprietà, contratti, disciplina dei titoli di borsa e delle obbligazioni,

regolamentazione del lavoro meno garantista).

In proposito Saskia Sassen sostiene che, più di un’erosione della sovranità, si debba

parlare di una sua trasformazione, collocandosi ormai al di fuori dei territori

nazionalizzati. E’ la “Nuova Geografia del Potere”.

Chi esercita la nuova Global Governance

ONU

Punti di forza

Nell’ONU sono rappresentati tutti gli Stati del mondo e e le sue agenzie operano a

vantaggio di tutti i popoli e tutti i livelli: locale, macroregionale e mondiale.

Punti di debolezza

L’ONU esiste soprattutto in quanto non fa nessuna distinzione tra stati democratici e

non democratici, non dispone di mezzi coercitivi propri per imporre le sue risoluzione

e, soprattutto, il suo Consiglio di Sicurezza (con relativo diritto di veto) è figlio della

seconda guerra mondiale e quindi non riproduce più adeguatamente i nuovi equilibri di

potere internazionale, né le legittime istanze di partecipazione alle decisioni, avanzate

da tutti i paesi che oggi ne sono esclusi.

La Tesi di un Nuovo Impero

Michael Hardt e Antonio Negri sostengono che un “Nuovo Ordine Mondiale” si sia

ormai imposto in via sostanziale, e che per esso sia da usare il termine “Impero”.

L’impero avrebbe una sua costituzione piramidale che vede ai livelli superiori gli

Usa e gli altri stati forti (con i G8 e i club di Parigi, Londra e Davos), e, subito dopo,

“le reti delle corporazioni capitalistiche transnazionali” che eserciterebbero il

comando in modo più estensivo e articolato su tutta la superficie mondiale. In questa

rappresentazione, “le nazioni unite funzionano come una cerniera nella

transizione dalle strutture giuridiche internazionali a quelle globali”.

Il Ruolo dell’UE

Ma cos’è, dunque, in termini istituzionali, l’UE? DI sicuro non è uno Stato (non ha

sovranità sui territori).

L’UE non è neppure una Federazione di Stati, mancando di autentici organi di

governo federale.

E’ innegabile però che essa sia un sistema politico sovrannazionale, sia pure di

incerta definizione e dall’identità dinamica.

Per alcuni leader nazionale e per i teorici della scuola realista, l’UE non è altro che il

risultato sempre mutevole di Accordi Intergovernativi, che continuano a fondarsi

sulla primazia degli Stati. Per coloro che non vogliono impelagarsi in dispute

istituzionali, ma che puntano a registrare gli avanzamenti più significativi del processo

di unificazione, è sufficiente ricorrere a Spiegazioni di Tipo Funzionalista.

L’ Europa unita è ciò che l’attività dei suoi organi l’hanno fatta diventare:

Un nucleo di iniziative economiche di successo all’inizio, e poi, per

tracimazione (spill-over), una trama ramificata, organica e coerente di polity

e di policy.

Mercoledì 16 Ottobre 2013

La Socializzazione Politica

La socializzazione è il processo attraverso il quale un individuo apprende ed

interiorizza nozioni, prescrizioni di ruolo, valori, orientamenti affettivi e giudizi sulla

società in generale (socializzazione aspecifica) o su sfere particolari della società

(socializzazione specifica).

La Socializzazione Politica è una socializzazione specifica che corrisponde a

“quell’insieme di esperienze che nel corso del processo di formazione dell’identità

sociale dell’individuo contribuiscono a plasmare l’immagine che egli ha di se stesso nei

confronti del sistema politico e nel definire il rapporto che egli instaura con le

istituzioni politiche”; ovvero un iter di apprendimento che ha come risultato la

maturazione di orientamenti, emozioni, atteggiamenti verso i diversi oggetti della

politica, nonché lo sviluppo di capacità cognitive ed espressive necessarie ad ogni

agire politico.

Aspetti morfologici e condizioni storiche

Nel processo di socializzazione politica ci sono sia Aspetti Morfologici ricorrenti

(presenza di contenuti, riferimenti a fasi di vita, agenti, modi ed effetti) sia Condizioni

Storiche dei Contesti Specifici.

Ciò porta a dire che ci sono tanti diversi processi di socializzazione per quante

sono le generazioni entrate in scena in determinati momenti storici ed in

determinati paesi.

Le teorie della Socializzazione Politica

Teorie Interpretative-Normative (non si limitano a descrivere la socializzazione

politica, la sviluppano in chiave normativa, ovvero come dovrebbe essere):

- Funzionalismo

- Marxismo

Teorie Interpretative-Descrittive:

- Interazionismo Simbolico

- Scuola Francese di A. Percheron

L’approccio Funzionalista

Prospettiva Normativa: “Come si mantiene in equilibrio la società e come è

possibile salvaguardare tale equilibrio”

Autori Principali: Durkheim, Parsons, Bales, Easton, Dennis.

Le Quattro tappe di Easton e Dennis:

1 Riconoscimento dell’esistenza di autorità legittima

2 Distinzione tra autorità vicine e autorità pubbliche

3 Individuazione delle istituzioni e dei ruoli politici

4 Distinzione tra istituzioni e persone in carica

L’approccio Marxista

Prospettiva Normativa: “Chi e come tiene assoggettata la società e cosa si deve

fare per liberare gli esseri umani da tale assoggettamento e costruire una società

giusta”

Autori e Concetti principali:

- Antonio Gramsci (Blocco Sociale, Egemonia, Intellettuali organici)

- Louis Althusser (Apparati Ideologici di Stato – AIS)

- Pierre Bourdieu (Habitus -> Reproduction, Distinction)

L’Interazionismo Simbolico

Chiave di Lettura

Gli orientamenti comuni e le aspettative reciproche si costruiscono grazie al linguaggio

come insieme di simboli e significati, di cui l’individuo si appropria

progressivamente. Il linguaggio nasce dall’interazione sociale.

Autori Principali

Alfred Schutz, George Herbert Mead, Herbert Blumer

La Tesi di Mead

Nei primi anni di vita la mente di costruisce intorno ad un Me, che corrisponde

all’insieme organizzato degli atteggiamenti degli altri che un individuo assume.

Successivamente, nello sviluppo complessivo del Sé – che si caratterizza con l’essere

oggetto a se stesso – entra anche l’ Io, come reazione e rielaborazione proprio degli

atteggiamenti altrui.

Le Ricerche di Annick Percheron

Risultati

Il processo di socializzazione politica ha luogo in modo preterintenzionale e

intuitivo, più ancora che come iter formativo esplicito e intenzionale, in un rapporto

di interazione a più vie con le persone e con i gruppi co cui il bambino entra in

relazione.

Ciò consente di parlare di un Autonomo Universo Politico Infantile che si

costruisce attraverso Modalità Complesse, che producono una Concezione Olistica

della Politica, un’ Identità ed un Codice Simbolico.

Il mutamento delle condizioni ambientali (environment) rende il tutto

dinamico e non statico.

I contenuti della socializzazione: che cosa

Rispetto alle tappe di Easton e Dennis, riferite alla società statunitense, vanno

considerate due variabili di fondo:

1 La posizione di classe e di ceto della famiglia

2 Il regime politico in cui avviene la socializzazione

La Socializzazione Politica nei Regimi Totalitari

Avviene in URSS, Italia fascista dopo gli anni ’30, Germania nazista.

Aspetti comuni:

- Nascono da una rottura con il sistema istituzionale precedente e mirano

ad imporre un proprio modello di Stato;

- Sottolineano con particolare enfasi l’importanza dei giovani, che sono

destinati a rappresentare le avanguardie (o i pionieri) del “futuro dell’umanità

liberata dai capitalisti e dai parassiti” (URSS), della “nuova patria fascista” e

dell’”uomo nuovo nazista”;

- Esercitano un ferreo controllo sui contenuti trasmessi dalla scuola di

Stato (anche nella matematica) e organizzano tutta una serie di associazioni

e di occasioni per indottrinare bambini e bambine, ragazzi e ragazze,

giovani uomini e giovani donne.

Socializzazione e fasi della vita: quando

Il periodo di fissazione prevalente dei valori, degli oggetti e dei giudizi politici

coincide con l’infanzia o, al più, con l’adolescenza. In tale fase, infatti, funzionano

meglio i meccanismi dell’imitazione, dell’apprendimento e dell’interiorizzazione delle

motivazioni.

Ci sono però situazioni che fanno parlare di Socializzazione Politica Continua.

La Risocializzazione politica avviene in genere:

- In occasione di cambi di Regime

- In occasione di intense stagioni di cambiamento sociale (’68)

- Per situazioni di mobilità sociale individuale,

Ferma restando una certa vischiosità della socializzazione infantile.

Schema Tipi di Sociologia del 16/10/13

Lunedì 21 Ottobre 2013

Le Agenzie di Socializzazione politica

Chi socializza e come

Tradizionalmente si parla di:

Famiglia , Scuola, Parrocchie o altre organizzazioni religiose, gruppo dei

pari, organizzazioni politiche, sistema dei media.

Tali agenzie hanno però un assetto ed un peso storicamente variabile.

Oggi una funzione cruciale è svolta dal sistema dei media, in cui occorre distinguere

tra il ruolo di radio/televisione e ruolo della rete.

La radio e la televisione hanno conosciuto tre fasi: il monopolio pubblico, con una

comunicazione unilaterale; l’entrata in scena delle radio e delle tv commerciali e di un

certo pluralismo dell’emittenza, ma sempre con una comunicazione a una via;

l’introduzione di circoscritti scambi a due o più vie (interventi telefonici di

radioascoltatori e telespettatori).

L’impatto dei media riguarda in origine solo il piano cognitivo; poi con

l’avvento dell’ infotainment esso si allarga anche ai piani emotivo e

valutativo.

Con l’avvento di internet e delle sue possibilità (blog, youtube, twitter, facebook) è

avvenuto un passaggio da una logica top-down ad una logica bottom-up, con una

portata tutta da verificare.

Gli effetti del processo di socializzazione

Tendenzialmente, ma non sempre, la socializzazione politica della prima

infanzia produce i suoi effetti.

Due esempi:

- L’indottrinamento nazista (ma anche gli antinazisti)

- La prima volta al voto nelle democrazie.

Il concetto di Generazione politica in Mannheim

Le giovani generazioni vengono definite non tanto come una coorte demografica, ma

come un gruppo sociale portatore di un progetto di cambiamento della società, ovvero

come una specie di matrice di mutamento sociale.

Ci sarebbero così Generazioni Visibili e Generazioni Invisibili

La Partecipazione politica

La parola Partecipazione si usa in due accezioni:

- Come Prendere Parte, avendo da tutelare interessi;

- Come Essere Parte, condividendo con altri un’identità.

La Partecipazione politica sta dunque a significare, in senso lato, il fare parte più o

meno attivamente di un sistema politico, e corrisponde, in senso stretto, all’insieme

degli atteggiamenti e dei comportamenti con cui gli individui intervengono nei

processi decisionali del sistema politico e delle sue organizzazioni (ad esempio, i

partiti), cercando di condizionarne o di determinarne le qualità e gli esiti.

Le Pre-condizioni della partecipazione

Rispetto alle analisi riduttive dei politologi americani (partecipazione convenzionale

nei sistemi democratico-rappresentativi), sono i momenti storici e le condizioni di

contesti a caratterizzare le forme della partecipazione.

Si possono infatti avere:

a Situazioni Straordinarie, coincidenti ad esempio con la fondazione di uno

Stato, l’abbattimento o la ricostituzione di un regime, l’emersione di identità o


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabriele.merli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Segatori Roberto.

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