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Sociologia dei fenomeni politici

Introduzione alla politica

Martedì 24/09/13

Politica: Originata nel contesto delle Poleis greche che nascono nell’ IIX secolo AC e vedono l’apogeo nel V-IV° secolo AC.

Definizioni importanti

  • Urbs: Insieme di edifici e strutture fisiche.
  • Civitas: Comunità civile.
  • Poleis: Comunità politica, sviluppo della comunità civile, che ora inizia a pensare per il suo bene.

La poleis è costituita (secondo Aristotele) da una comunità (koinomia) di cittadini (politai) che partecipano alla politeia. Si puntava all’autarkeia (autosufficienza) e la città rimaneva unita grazie a una religione civile. La partecipazione alla politeia era regolata da criteri di inclusione/esclusione.

Inclusione nella politeia

Politai: Maschi adulti liberi, che possedevano diritto di proprietà. Donne, schiavi e meteci (stranieri domiciliati soggetti a tassazione, assimilati agli schiavi liberati) non godevano dello status di cittadino, nonostante fossero molti più dei politai. Secondo Aristotele, il cittadino era chi aveva possibilità di adire alle cariche deliberative e giudiziarie.

La politica, nel mondo greco, si riferisce alle cose che riguardano la città ed è esercitata da chi è incluso nella politeia. Moderna definizione di politica: “Arte e pratica del governo”. Weber la definisce come “attività direttiva autonoma” e “direzione di un’associazione politica, cioè oggi (riferito all’epoca moderna) di uno stato”.

Concetti chiave della politica

In senso lato, la politica è una modalità di qualificazione dello spazio sociale, che ha per oggetto l’elaborazione e la determinazione di regole di rilevanza collettiva. Così “politica” è tanto aggettivo quanto sostantivo. La politica viene qui intesa come “La sfera dei rapporti sociali, delle azioni, delle associazioni e delle istituzioni che si strutturano e destrutturano incessantemente a partire dallo stato, sia per dinamica propria, sia per la spinta di movimenti sociali ed ideologie, avendo come riferimento l’acquisizione, il controllo e la distribuzione delle risorse considerate essenziali per l’esistenza umana ed il governo dell’ordine sociale.” (Gallino)

La politica non si caratterizza per le sue finalità, ma per gli elementi strutturali che la connotano. I fini della politica possono essere molteplici e variabili nel tempo: il benessere del popolo, giustizia, ordine sociale, pace, libertà ecc.

Elementi strutturali della politica

  • Presupposto (che permette di individuare l’oggetto)
  • Strumento principale
  • Relazioni sistemiche

Presupposto della politica è il conflitto. Il principale oggetto della politica è gestione del conflitto. Il conflitto nasce dal fatto che gli individui sono diversi tra loro per forza, abilità, interessi, desideri ecc., e le risorse necessarie a soddisfarli sono percepite (o vengono fatte percepire) come limitate. Da qui deriva una drammatizzazione dei rapporti sociali, che trova nel conflitto una delle soluzioni istintive più immediate.

Funzione della politica

Rispetto a tutto ciò si erge, quindi, la funzione della politica. Si potrebbe dire che “La politica sta seduta sul conflitto”. La filosofia politica ha sempre assegnato alla politica una funzione di contrasto rispetto alla guerra e al conflitto e una posizione centrale nel continuum Pace-Politica-Guerra, ovvero Solidarietà-Politica-Conflitto. Definizione di politica: Dare spazio alla risoluzione di conflitti senza l’uso della violenza.

Strumento principale della politica

Strumento principale della politica è il potere. Il secondo elemento strutturale della politica (dopo il Conflitto) è il Potere. Il potere è il principale fattore di determinazione dell’intero ordine sociale e non solo della politica. Lo Stato esercita il monopolio sulla Potenza. Per la politica esso è lo Strumento Principe e un Fine più o meno esplicito. Il potere si rapporta alla politica in due modi:

  • Offrendosi come potenza per gestire i conflitti
  • Esprimendosi nel concetto di autorità. La potenza è sottesa al Come del funzionamento della politica, l’autorità chiarisce il Chi ed il Perché. Possiamo infatti definire l’autorità come un potere a rilevanza pubblica dotato di legittimazione.

A detta di Weber, il potere politico ha tre tipi di legittimazione:

  • Legale-razionale (deriva dagli ordinamenti)
  • Tradizionale (basato su tradizioni, esempio: Regina d’Inghilterra)
  • Carismatico (basato sul carisma del leader, esempio: Alessandro Magno, Mandela, Peppe Crillo)

I leader politici che servono a superare una situazione storica, dopo averla superata/risolta, si troveranno davanti a una situazione a loro estranea e sconosciuta.

Relazioni sistemiche

Terzo elemento strutturale della politica sono le relazioni sistemiche. La società umana è organizzata, accanto alla sfera della politica, da altri tre campi di dominio:

  • Sfera dei rapporti primari e/o parentali
  • Sfera economica
  • Sfera ideologica e/o religiosa

Ognuna di queste sfere svolge una funzione fondamentale:

  • La sfera dei rapporti parentali sovrintende alla riproduzione delle generazioni e fornisce la solidarietà primaria, caratterizzata da legami molto forti.
  • La sfera dell’economia si occupa della produzione e della distribuzione della ricchezza ed ha dalla sua parte la forza delle risorse materiali e (specie negli ultimi secoli) del capitale.
  • La sfera religiosa ed ideologica avanza la sua pretesa di verità, o almeno di controllo, sul senso dell’esistenza e sull’etica della società.

Ci sono stati periodi in cui le quattro sfere (o almeno le principali tra esse) hanno finito col sovrapporsi, fin quasi a coincidere. In altre stagioni ci sono stati forti bracci di ferro in cui l’una o l’altra sfera ha cercato di garantirsi la supremazia ai fini del controllo sociale sull’intera società, pretendendo la dipendenza dalle altre funzioni.

Da un certo punto in poi la politica ha reclamato per sé due statuti:

  • L’autonomia dalle altre sfere
  • La supremazia sulla società con la formula della sovranità

Etica nella politica

Etica dei princìpi: si seguono i propri princìpi a prescindere dalle conseguenze. Etica della responsabilità: l’essere responsabili delle conseguenze delle proprie azioni. Secondo Weber l’etica della responsabilità è più importante di quella dei princìpi.

La rottura del rapporto tra stato e chiesa è un chiaro punto di distacco dagli stati islamici (o, quantomeno, maggior parte di essi), che non hanno seguito il processo di secolarizzazione che contraddistingue l’Europa ed il mondo occidentale. Stato attuale delle relazioni sistemiche: la partita della natura delle relazioni sistemiche tra la sfera della politica e le altre sfere non sembra destinata a concludersi una volta per tutte. All’inizio del Terzo Millennio, la presenza pubblica delle religioni e, più ancora, la logica pervasiva del capitalismo sono lì a contendere, spesso con evidenti segnali di successo, le pretese autonomistiche e di supremazia della politica sulla società.

Conclusione

Una prima puntualizzazione metodologica: le combinazioni dei tre elementi strutturali della politica (conflitto, potere, relazioni sistemiche) danno luogo a una grande varietà di forme della politica. La variabilità può riguardare:

  • Le forme del reggimento politico, che nel corso del tempo si sono denominate poleis, imperi, comuni, signorie ecc.
  • I criteri di inclusione/esclusione, usati per determinare, di volta in volta, chi sta dentro e chi sta fuori dell’ambito decisionale del sistema politico.
  • Infine i livelli di autoritarismo/democrazia.

Le forme della politica vanno in ogni caso rapportate alla variabile spazio e studiate in chiave storica.

Lo studio della politica

Mercoledì 25/09/13

La storiografia e la filosofia hanno dedicato un’attenzione particolare alla politica fin dall’antichità (Tucidide, Svetonio, Platone, Aristotele). Inoltre il diritto pubblico ne ha sempre rappresentato il necessario complemento. Lo studio della politica diventa ancora più sistematico quando, a partire dalla fine del ‘700, entrano in gioco altre discipline come la Sociologia, la Psicologia Sociale (o Collettiva), l’Antropologia Politica e la Scienza della Politica in senso stretto.

La psicologia collettiva nasce per cercare di tenere sotto controllo fenomeni che si sospettava potessero causare crisi o pericoli in seguito all’affluenza, dovuta all’industrializzazione, delle masse contadine nelle città.

Differenze tra sociologia politica e scienza politica

Il discrimine dipende dalla prospettiva con cui ci si pone di fronte all’oggetto di studio. Secondo Sartori, “in larga misura le variabili indipendenti (o causali, o esplicative) del sociologo non sono le variabili dipendenti (o causali, o esplicative) del politologo; ed in ogni caso, le variabili indipendenti dell’uno si trasformano nelle variabili dipendenti dell’altro”.

La distinzione è ispirata a quella proposta da Bendix e Lipset, per i quali “la scienza politica parte dallo Stato, ed esamina come influenzi la società, laddove la sociologia politica parte dalla società ed esamina come essa eserciti influenza sullo Stato”.

Ricerca politica

  • Si trova un problema (tipo, Balotelli)
  • I protagonisti (committenti, ricercatori ecc.) affrontano il problema
  • Si formulano ipotesi (correlazioni tra variabili, che possono essere dipendenti o indipendenti)
  • Indicatori vengono ricavati dalle variabili (strumenti come osservazione, interviste ed analisi)
  • Rilevazione

[// Dice che deve completarlo.]

Cosa studia la sociologia politica

Se gli elementi strutturali della politica sono il conflitto, il potere e le relazioni sistemiche tra sfere di dominio (parentale, economica, ideologica) della realtà sociale, appare evidente come la sociologia si sia costituita proprio sullo studio di tali fenomeni, e che la sociologia politica li vada a studiare in profondità per poi metterli in connessione con le forme della politica.

In altre parole, la sociologia politica è specializzata nell’affrontare le interdipendenze (circolari) tra conflitti (quali, come), poteri (quali, come), relazioni sistemiche (chi predomina e quando) e forme politiche (quali, chi, con quale legittimazione, come).

La questione del potere

Lunedì 30 settembre 2013

In quanto fenomeno generale e diffuso, il Potere non è riducibile alla sola dimensione politica. Oltre che come Autorità e Potenza nella sfera pubblica, nei rapporti intersoggettivi, il potere si presenta come la capacità di far fare o impedire di fare qualcosa a qualcuno. Per Max Weber è “la possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, a un comando che abbia un determinato contenuto”.

Si distingue dalla potenza perché, a differenza del potere, essa prescinde dal fatto che ci sia consenso o meno in coloro su cui si dispiega. Nella sfera sociale più generale, il potere può presentarsi anche come funzione oggettivata.

Perché il potere umano è un fenomeno ineludibile, complesso e ambiguo?

Il presupposto che spiega meglio la connotazione del potere umano è di tipo filosofico e antropologico. A differenza del mondo animale, in cui la vita si svolge su una base istintuale immediata, il mondo umano si connota per:

  • La rottura con la condizione di immediatezza istintuale
  • Per lo stato conseguente di radicale carenza di particolari dotazioni fisiche
  • Per la contemporanea apertura della coscienza che diventa il vero strumento della specie.

Gli esseri umani hanno bisogno di ricostruire un ordine sociale attraverso la cultura (e quindi il potere) perché sono “segnati dalla mancanza e gettati nel disordine”. (esempio: Robinson Crusoe)

Il potere umano è quindi necessario e ineludibile, ma anche artificiale, ambiguo, relazionale, pervasivo, e spesso non immediatamente visibile o riconoscibile.

Caratteri e limiti del pensiero anarchico

Contro tale necessità/ineludibilità del potere, specie sul piano politico, si è posto il pensiero anarchico, sia nella versione liberale di Godwin che in quella sindacalista di Proudhon, in quella solidarista di Kropotkin ed in quella comunista di Bakunin.

In realtà queste teorie hanno cercato di combattere non tanto il potere in sé, bensì quella particolare forma di potere costituita dal Potere Statale. Non a caso in tutti gli autori anarchici ciò che si afferma è il principio di autodeterminazione, che presuppone appunto una diversa declinazione del potere e non davvero la sua (impossibile) eliminazione.

Concezioni di potere

Secondo Aristotele i rapporti di potere sono naturali. San Tommaso è più o meno d’accordo. A rompere questa tradizione di pensiero fu Hobbes, che introdusse la concezione di artificialità del potere. Infatti, lo Stato Naturale, dove ognuno è libero di fare qualcosa, non era per lui sostenibile (Homo homini lupus), pertanto si rinuncia ognuno a parte dei propri diritti per creare una società.

Nel Leviatano Hobbes innova la definizione del Potere Sovrano, scrivendo che “La natura, l’arte coi cui Dio ha fatto il mondo e lo governa, è imitata dall’arte dell’uomo, come in molte altre cose, anche in questo: che si può fare un animale artificiale [che corrisponde allo Stato]”.

Il potere come fenomeno relazionale

L’esercizio del potere (tranne che nei regimi totalitari) si svolge essenzialmente nell’ambito di relazioni ed in contesti specifici e circoscritti. (Esempi: militari, professori, vigili urbani) In particolare il potere è una relazione triadica. Ovvero, ha due soggetti ed un riferimento contestuale che dà senso alla situazione.

Secondo Lasswell e Kaplan, “non basta specificare chi esercita potere e chi lo subisce: occorre aggiungere l’area di attività rispetto alla quale il potere è esercitato (la Sfera del Potere)”.

L’ambiguità del potere

Per la sua natura sociale, il potere umano può essere vissuto come occasione di libertà e creatività, ma anche come generatore di ansia da cui si vuole uscire in qualche modo. McClelland dice che la vita delle persone passa attraverso tre fasi (in corrispondenza a quelle freudiane) e se nella crescita una persona rimane bloccata ad una fase, ciò dà luogo a problemi nella personalità, che possono portare a rifugiarsi nella dipendenza e nel dominio, che sono modi immaturi di porsi di fronte al potere.

In ultima analisi il potere nella capacità di qualcuno di controllare e gestire le aree di incertezza altrui, alcuni individui tendono a riprodurre artificialmente incertezza al fine di rafforzare il proprio dominio. Difese psicologiche: evasione, seduzione, aggressione. Per loro natura non vanno né premiate né punite.

Il potere oggettivato e pervasivo

Ci sono segni evidenti di potere negli oggetti, nelle forme urbane, nelle strutture linguistiche, nei corpi delle persone, nei costumi, nelle abitudini, nei modelli più o meno formalizzati della vita associata. Ad occuparsene tra i principali sociologi del ‘900 sono:

  • Adorno con La Dialettica Negativa (per ogni definizione in positivo di un oggetto o di un fenomeno si postula la negazione di qualcos’altro)
  • Foucault con La Pervasività del Potere
  • Bourdieu con il Campo e l’Habitus

Habitus: Filtro attraverso il quale leggiamo la realtà ed al quale ispiriamo i nostri comportamenti, si può trovare nei nostri atteggiamenti e nella quotidianità.

Campo: La società può essere vista come un immenso mosaico composto da molte tessere ravvicinate, e vi sono tanti campi (tessere) che rispondono ad esigenze funzionali della società. In ogni campo si crea una struttura elitaria (creata dal suo pioniere) che ne decide le modalità e le regole. Secondo Bourdieu bisogna decodificare le regole dei campi, dato che alcune possono essere funzionali, ed altre autoprotettive, per tenere lontani gli outsider.

I metodi empirici di ricerca sul potere

  • Metodo Posizionale (Hunter): Censire le persone che occupano le cariche più importanti nelle diverse sfere della vita associata.
  • Metodo Reputazionale: Chiedere a testimoni privilegiati chi ha potere nella comunità.
  • Metodo Decisionale (Dahl): Individuare chi assume le decisioni chiave di una comunità.
  • Critiche a Dahl (Bachrach e Baratz): Non basta individuare chi assume le decisioni, ma anche chi impedisce che certe decisioni vengono assunte.

Le articolazioni della politica: Politics, Polity e Policy

Martedì 1 Ottobre 2013

La politica è arte del governo, esercizio di autorità, regolamentazione della vita associata, sfera di inclusione ed esclusione. Tutte queste declinazioni sono espresse in molte lingue, inclusa la lingua italiana, con una sola parola: Politica, appunto.

Nella lingua inglese, che si è caricata di molti termini anche in riferimento all’esperienza statunitense, dalla radice polis si fanno derivare invece tre parole che servono a precisare meglio i diversi aspetti del concetto generale:

  • Politics: Con il termine Politics si intende l’ambito del potere che riguarda la collettività e la natura partigiana della politica, ovvero la lotta per il potere tanto tra individui quanto tra gruppi o partiti, la natura dei regimi politici circa la distribuzione del potere, il fenomeno della leadership, i processi e le strategie per conquistare il controllo delle istituzioni, la competizione e le alleanze tra i diversi attori.

Sono ad esempio notizie di Politics quelle che titolano “Una nuova generazione di leader vuole scalzare la vecchia oligarchia.”

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabriele.merli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Segatori Roberto.
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