L'elettore instabile – Voto non voto
Presentazione
La riforma elettorale del 1993 ha segnato il passaggio da un sistema elettorale proporzionale a uno prevalentemente maggioritario, favorendo una ridefinizione dell'offerta partitica. L'elettore ha riorganizzato il proprio comportamento di voto. L'analisi è stata svolta in un'area territoriale circoscritta. La ricerca è proseguita applicando i criteri dell'analisi longitudinale a un campione di elettori, il cui comportamento elettorale è stato seguito dal 1992 al 1997, per sei competizioni elettorali.
Il primo capitolo prende in considerazione una selezione di teorie estesamente utilizzate nello studio della partecipazione politica, ritenute più pertinenti in relazione agli obiettivi della ricerca e ai limiti imposti dal tipo di analisi. L'attenzione è stata concentrata, in particolare, sul:
- Modello centro-periferia
- Modello del mercato elettorale
- Teoria della scelta razionale contrapposta a quella dell'identificazione
- Ipotizzata correlazione tra efficacia politica e partecipazione
- Dimensioni dell'apatia politica
Cap I - Il dibattito teorico
1.1 La partecipazione elettorale in una dimensione comparata
La manifestazione di voto rappresenta lo stadio finale del processo di partecipazione, in quanto presuppone un certo grado d'interesse, d'informazione e forme preliminari di comunicazione. La partecipazione elettorale esprime un senso minimale di cittadinanza e d'appartenenza alla comunità politica. Inoltre, sul piano della ricerca, il voto è certamente il comportamento più controllabile.
La percentuale dei cittadini che partecipano alle elezioni ha sempre mostrato differenze rilevanti tra gli Stati Uniti e le democrazie europee. Negli Stati Uniti, infatti, la percentuale di votanti è stata sempre particolarmente bassa. Anche oggi, il coinvolgimento nel voto degli americani rimane tra i più bassi delle nazioni democratiche occidentali. Si sarebbe tentati di pensare che la bassa partecipazione al voto sia un tratto culturale del cittadino americano. A ciò bisogna aggiungere che una percentuale significativa di elettori ritiene il voto poco remunerativo, lasciandosi coinvolgere in altre forme di partecipazione alla vita della comunità o in forme di protesta collettiva di contenuto più o meno dichiaratamente politico, considerandole più incisive sul processo di decisione politica ed anche più gratificanti dal punto di vista soggettivo. Putnam ha anche evidenziato un declino nella partecipazione alle associazioni civiche, ma le sue conclusioni sono contraddette da altri studi recenti che tendono a sottolineare la preferenza dell'americano per la partecipazione ad altre forme di attività politica, diverse dal voto.
Negli ultimi venti anni l'astensionismo è aumentato non solo in Italia, ma anche negli altri paesi europei. Tuttavia, da noi il trend è sempre crescente mentre negli altri paesi è oscillante. Il nostro paese è al settimo posto nella graduatoria dei paesi europei più astensionisti. È in aumento l'astensionismo "selettivo", che vota alle politiche e si astiene per le altre elezioni.
Alla ridotta partecipazione spesso fanno da contrappeso altre forme di partecipazione, ritenute più efficaci, quali il contatto diretto con i funzionari, la partecipazione a gruppi di interesse o la partecipazione alla protesta organizzata. Tuttavia votare è pur sempre una testimonianza d'impegno politico.
1.2 Astensionismo e democrazia
Nel corso degli anni '60 si è alimentato un vivace dibattito sul rapporto tra partecipazione alla vita politica e democrazia, sostenendo che una democrazia stabile non avesse bisogno di alta partecipazione elettorale in quanto i cittadini si sentivano ugualmente garantiti delegando ai più informati ed attivi la partecipazione politica. È stato anche sostenuto che il ricorso al voto obbligatorio farebbe parte delle democrazie giovani, che hanno bisogno di educare la massa dei cittadini alla partecipazione. L'apatia politica, non pericolosa nelle democrazie consolidate, è stata considerata rischiosa per la legittimazione delle democrazie giovani. Il livello di partecipazione cresce in relazione al grado di competitività.
La tesi che considera l'astensionismo come indice di stabilità democratica ha radici lontane nel tempo. Il tradizionale alto tasso di astensionismo statunitense veniva interpretato come espressione di soddisfazione e di sicurezza nei confronti delle istituzioni, di contro all'elevata affluenza alle urne in quei paesi europei dove era in corso una crisi della democrazia.
Nel contesto europeo, invece, un alto tasso di partecipazione elettorale è stato considerato indice del buon funzionamento della democrazia, mentre l'aumento dell'astensionismo è stato sempre visto con una certa preoccupazione. Di fronte all'aumentare dell'astensionismo si parla, infatti, di 'crisi di rappresentanza' e questo è interpretato come sintomo del malessere del cittadino. Mentre i cittadini con status socio-economico elevato partecipano di più indipendentemente dalla presenza di strutture organizzative, coloro che appartengono ad uno status inferiore sono incentivati proprio da queste. L'alto grado di astensionismo americano sarebbe da ricondurre dunque anche all'esistenza di un sistema partitico debole.
In Europa, una partecipazione diffusa alla vita politica è stata attribuita alla presenza di un'offerta a opposizione, che consentiva alla democrazia di funzionare meglio. Di solito l'astensionismo è diffuso negli strati sociali più poveri e meno istruiti, varia in relazione al genere, all'età, all'appartenenza religiosa ecc, e si accompagna ad uno stato d'insicurezza e sfiducia.
1.3 Il modello centro-periferia
Gli studi sulla partecipazione politica hanno messo in evidenza una significativa corrispondenza tra caratteristiche socio-economiche e partecipazione politica. Milbrath e Goel avevano sottolineato come coloro che occupano le posizioni più centrali nella società (gli uomini, le persone più istruite, i residenti nelle aree urbane, i coniugati, più anziani, più elevata condizione sociale) tendano a votare di più di coloro che si collocano ai margini.
Questo modello funziona bene fino agli anni '70, poi entra in crisi, basti pensare al processo d'emancipazione femminile o all'accorciamento delle distanze tra aree urbane e rurali grazie ai mezzi di comunicazione. La scarsa affluenza alle urne di giovani e anziani è ricondotta alla loro marginalità rispetto alla vita lavorativa e quindi all'inserimento attivo nella società. La condizione anziana implica una riduzione dei contatti sociali, la caduta d'interesse per una società cui sentono sempre meno di appartenere e il loro atteggiamento è vicino all'apatia e al disinteresse. Per i giovani, la condizione di marginalità politica è da considerarsi come fase transitoria in vista del pieno inserimento sociale e politico.
Per le donne la condizione di marginalità è essenzialmente culturale, in quanto varia da una cultura all'altra ed anche nel corso del tempo. Le donne sono oggi inserite nel mondo del lavoro e nella vita sociale più che nel passato dove erano relegate al ruolo di madri e mogli.
Istruzione
Un più alto livello di istruzione favorisce l'accesso all'informazione e facilita la comprensione dei messaggi politici. Tuttavia la correlazione positiva tra istruzione, informazione e partecipazione elettorale non è così scontata. Infatti, il diffuso aumento del livello d'istruzione si accompagna ad un declino della partecipazione elettorale ed il semplice aumento dell'informazione non determina una riduzione dell'astensionismo in quanto molto dipende anche dal contenuto dei messaggi e dalle reazioni che questi determinano nell'elettore.
La relazione tra istruzione e voto funziona nel passaggio dall'istruzione elementare a quella media-superiore, mentre tra i laureati il tasso dei non votanti tende a crescere tra i giovani di entrambi i generi. Il non voto cresce tra gli anziani per tutti i livelli d'istruzione, e tra i giovani laureati, mettendo in evidenza un aumento dell'astensionismo nelle fasce sociali più periferiche e in quelle più centrali.
L'informazione politica
Il consumo d'informazione politica è in qualche modo collegato alla dimensione centro-periferia. La diffusione massiccia dei mass media ha ridimensionato il ruolo svolto dai partiti. L'informazione produce un effetto cumulativo nel senso che chi possiede un'informazione di base è più portato ad accrescerla e ad accedere ad ulteriori fonti (chi partecipa di più in un'area tende a partecipare di più anche nelle altre).
L'accesso alle informazioni può essere diretto o mediato dagli opinion leaders. Di solito, persone di livello sociale superiore fruiscono più spesso dei mass media. Oggi l'informazione politica risulta più 'autogestita' nel senso che l'uditorio è sottoposto ad una molteplicità di stimoli ed è più selettivo nella scelta della fonti da eleggere come opinion leader, dalla diversificazione dei contatti sociali e la trasformazione dei mezzi di comunicazione che arrivano direttamente a casa del destinatario. Il ruolo dei partiti è ridimensionato e anche i messaggi politici tendono sempre più a sfuggire al loro controllo. Anche lo spettacolo e l'informazione culturale diventano forme indirette di comunicazione politica.
Reti organizzative e mobilitazione partitica
Un meccanismo di compensazione alla condizione di marginalità è costituito dall'inserimento in gruppi ed organizzazioni, in grado di sviluppare solidarietà e di dare voce agli outsiders. I partiti ispirati al modello d'integrazione di massa si attivano per organizzare la vita politica degli strati socio-economici più bassi, sia stabilendo un collegamento con le rappresentanze di lavoro, sia predisponendo attività culturali e d'intrattenimento. L'inserimento nel mondo del lavoro favorisce anche i contatti tra soggetti che condividono la stessa condizione creando forme di solidarietà, che predispongono all'attività collettiva, come avviene per esempio attraverso la partecipazione ai sindacati o alle organizzazioni di categoria. Si sviluppa così la coscienza di problemi comuni, si attivano circuiti aggiuntivi di informazione che favoriscono la crescita di interesse.
Un rinnovato interesse alla partecipazione può scaturire da promesse di interventi a favore di specifiche categorie, sostenute da singoli partiti (es interventi a favore dei pensionati, delle casalinghe, di giovani disoccupati) che riescono a mobilitare i gruppi sociali interessati in relazione a singole competizioni elettorali. Questo tipo di mobilitazione basato su singole issue, non assicura un contributo stabile alla partecipazione elettorale, spostando gruppi di elettori verso il migliore offerente. Allo stesso modo, decisioni politiche impopolari o mancanza di decisione in aree di interesse per il cittadino possono generare sfiducia nelle istituzioni e predisporre all'astensionismo.
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