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Esame di sociologia dei fenomeni politici

La socializzazione politica

Introduzione

La socializzazione politica è il processo per mezzo del quale gli individui di una società vengono a conoscenza del sistema politico. Essa è stata oggetto di molta attenzione nel mondo accademico negli anni Sessanta e Settanta, ma anche oggetto di dispute e di critiche, per darle un fondamento empirico più solido. È stato il primo politologo ad analizzare sistematicamente la socializzazione politica. Si è basato su lavori condotti da antropologi e psicologi, da cui emergono due tipi di definizioni, una limitata e un’altra più ampia. Secondo la prima (quella limitata) consiste “nell’operazione tramite la quale agenti politici istituzionali inculcano in maniera deliberata valori e informazioni politiche”; la seconda (considerata eccessivamente ampia) consiste in: “tutto il sapere politico, formale ed informale, compreso anche il sapere non politico con caratteristiche politicamente rilevanti.”

La definizione più limitata di socializzazione politica è ben illustrata nelle società totalitarie dove si inculcano valori attraverso il sistema scolastico. Nella Germania nazista ai bambini veniva insegnato che dovevano la lealtà in primo luogo allo stato, personificato dal Führer, Adolf Hitler. Tutti i libri di testo venivano adattati all’ideologia nazista e anche nei manuali di matematica venivano usati esempi appropriati. Anche in Unione Sovietica il quadro era simile: tutti i libri di testo e l’insegnamento dovevano essere conformi alla linea ufficiale, a cominciare dalla scuola materna e fino all’istruzione superiore.

La definizione ampia di sociologia politica ricomprende sia la socializzazione deliberata o aperta, sia la socializzazione inconscia o nascosta. Questo concetto si avvicina molto a quello di cultura politica, definito da Almond e Verba in The Civic Culture. Essi hanno individuato in questo testo tre tipi di cultura politica: parrocchiale, di sudditanza, di partecipazione. La cultura politica parrocchiale è caratterizzata da una bassa consapevolezza e da basse aspettative nei confronti del governo e da uno scarso livello di partecipazione politica; la cultura politica di sudditanza da livelli più elevati di consapevolezza e di aspettative, ma da un basso livello di partecipazione politica; infine la cultura di partecipazione si caratterizza da elevati livelli di consapevolezza, aspettative e partecipazione.

Inoltre sostengono che esista una cultura politica uniforme in ogni società. Ammettono che la cultura politica di una società può essere frammentata, ma anche perché possono esistere culture politiche alternative. Si può dunque affermare che la socializzazione politica non è sinonimo di cultura politica, ma che quest’ultima va considerata come il prodotto della prima. Più in generale è il mezzo attraverso il quale gli individui acquistano conoscenza o informazioni politiche.

Una teoria della socializzazione politica

In primo luogo vi è un certo numero di agenzie di socializzazione, come la famiglia e i mass media attraverso cui si avvia il processo di socializzazione. Queste agenzie operano a loro volta attraverso tre importanti meccanismi che agiscono per tutta la vita dell’individuo: l’imitazione, l’istruzione e la motivazione.

Cosa si apprende

In uno studio sulla socializzazione politica dei bambini, Easton e Dennis individuano quattro stadi del processo di socializzazione. Hanno rilevato che inizialmente i bambini iniziano a riconoscere l’esistenza di un’autorità: qualcuno che ha il diritto di impartire ordini o dare istruzioni, come i genitori, i poliziotti, gli insegnanti e sotto il profilo politico, il presidente. Col passare del tempo diventano consapevoli di una distinzione tra autorità privata o interna dei genitori e degli insegnanti e quella esterna o pubblica dei poliziotti e del presidente.

Ne segue poi la percezione che esistono istituzioni politiche impersonali, come il Congresso, i parlamenti degli stati e la Corte Suprema. Analoghe fasi di sviluppo sono state riscontrate in studi altrove, ma sia negli Stati Uniti che in altri paesi si registrano differenze relative all’età, allo stato socio-economico, al sesso, al quoziente d’intelligenza e alla religione. La più significativa di queste differenze sta nei livelli di efficacia politica, cioè nel grado in cui gli individui sentono di essere capaci di esercitare influenza sulla politica. In generale vi è una progressione dal semplice al complesso, da una concezione limitata ad una più ampia della politica e delle istituzioni politiche.

Quando si apprende

Volgyes nei suoi lavori sull’Europa dell’Est fa riferimento ad una “socializzazione generazionale”, vale a dire la socializzazione cosciente o inconscia dei bambini da parte degli adulti, e alla “risocializzazione”, distinta in due fasi: una “fase rivoluzionaria” e una “fase in forma di continuum“. Quando un nuovo regime che ha valori e ideologie diverse prende il posto del precedente, secondo Volgyes esso cercherà non solo di socializzare le giovani generazioni, ma di risocializzare le vecchie e di convertire i loro valori dalla vecchia alla nuova ideologia, rendendo più saldo il controllo ideologico per mezzo di un processo continuo di socializzazione, specialmente nei luoghi di lavoro e attraverso i media.

Il punto di vista marxista non è molto diverso, in modo implicito più che esplicito, in quanto la socializzazione è un processo continuo, dal momento che la classe dominante deve assicurarsi che le proprie idee prevalgano nella società. In modo coscio ed evidente, l’ideologia dominante è sostenuta tramite una socializzazione continua, inizialmente attraverso il sistema scolastico e in seguito tramite il modo dominante di produzione.

Come si apprende

Molte ricerche sulla socializzazione in generale e su quella politica in particolare sono state dedicate al periodo dell’infanzia, sottolineando com’è ovvio il ruolo della famiglia e della scuola come agenti della socializzazione; ma esistono altri agenti importanti: i gruppi di pari, i gruppi di lavoro e del tempo libero, i gruppi di religiosi e i media. In una società o in una parte di essa che abbiano un alto tasso di religione, la chiesa, la moschea, o altri centri di aggregazione religiosa possono giocare un ruolo di socializzazione molto importante a partire dai primi stadi della vita di un individuo. Non si può neppure ritenere che la famiglia e la scuola debbano necessariamente essere congruenti; anzi possono benissimo essere conflittuali, come avviene per alcune famiglie religiose nella Germania nazista e per molte famiglie polacche e ceche sotto i regimi comunisti.

I mass media sono considerati come agenti importanti della socializzazione in generale, e della socializzazione politica in particolare. Nelle società moderne i media sono la principale fonte di informazione su quanto sta accadendo nella società e nel mondo. Governi di tutti i tipi sono consapevoli di questo, ma utilizzano i media per veicolare le proprie posizioni influenzandoli e controllandoli. Nelle società totalitarie il controllo dei media è considerato un fattore determinante per mantenere il dominio da parte dei regimi, fondamentale per una socializzazione politica. I meccanismi attraverso cui la socializzazione ha luogo possono suddividersi in tre parti: imitazione, istruzione e motivazione.

L’imitazione consiste nel copiare il comportamento di altri individui o gruppi, ed è più importante nell’infanzia. L’istruzione consiste nell’apprendimento intenzionale dei comportamenti appropriati attraverso il sistema scolastico in modo formale e in modo più informale attraverso discussioni di gruppo ed altre attività. La motivazione consiste nell’apprendimento di un comportamento appropriato attraverso l’esperienza, mediante un processo di prove ed errori.

La partecipazione politica

Introduzione

Si definisce partecipazione politica il coinvolgimento dell’individuo nel sistema politico a vari livelli di attività, dal disinteresse totale alla titolarità di una carica politica. La partecipazione politica è strettamente collegata alla socializzazione politica, ma non deve essere considerata come una sua estensione o un suo prodotto. Si può dire che la partecipazione politica è un fenomeno universale, non nel senso che tutti gli individui necessariamente si impegnano nell’attività politica, né che essa è simile in forma o estensione in tutte le società, ma nel senso che si riscontra in tutte le società.

È necessario esaminare tre aspetti fondamentali della partecipazione politica: il modo di partecipare, l’intensità e la qualità. Per modo di partecipare s’intende l’aspetto, sia formale che informale, che essa assume, e il modo varia in relazione alle opportunità e ai livelli d’interesse. Con il termine di intensità si cerca di misurare quanti individui partecipano a particolari attività politiche e quanto spesso lo fanno; anche l’intensità varia in relazione ad opportunità e risorse. Per qualità si intende il grado di efficienza conseguito dalla partecipazione, cioè il suo impatto su coloro che detengono il potere e sulla formulazione delle politiche. Anch’essa varia da società a società.

Forme di partecipazione politica

Lester Milbrath, nel suo libro sulla partecipazione, divide la popolazione americana in tre gruppi: i “gladiatori” - coloro che sono spesso attivi in politica; gli “spettatori” – coloro che sono impiegati in politica a livello minimo; e gli “apatici” – che si disinteressano di politica. In un altro studio sulla partecipazione negli Stati Uniti, Verba e Nie propongono un quadro più complesso e dividono i loro intervistati i sei gruppi, e precisamente:

  • 1) Coloro che sono totalmente passivi
  • 2) Coloro la cui unica attività politica consiste nel voto
  • 3) I "localisti", la cui unica attività è limitata ai problemi e alla politica locale
  • 4) I "parrocchiali", il cui unico interesse è rivolto a ciò che li riguarda personalmente
  • 5) I "contendenti" che si occupano di politica solo in relazione a problemi particolari sui quali si impegnano con campagne di vario tipo
  • 6) Gli "attivisti globali", cioè coloro che sono coinvolti nell’intera gamma delle questioni politiche

I luoghi della partecipazione politica

I partiti politici e i gruppi di pressione possono essere definiti come agenti di mobilitazione politica. Si tratta di organizzazioni attraverso cui gli individui possono partecipare ad alcune forme di attività politica che implicano la difesa o la promozione di determinanti idee, situazioni. La differenza fondamentale tra partiti e gruppi di pressione consiste nella loro gamma di attività. I gruppi di pressione sono organizzazioni che cercano di promuovere, difendere o rappresentare posizioni limitate o specifiche, mentre i partiti cercano di promuovere, difendere o rappresentare una più ampia agenda di attività. Un gruppo di pressione ha obiettivi limitati, come l’introduzione, la revoca o la modifica di particolari leggi o norme, la promozione di ideologie.

In alcuni casi l’obiettivo è particolarmente limitato (ad esempio l’abolizione della pena capitale) e il gruppo di pressione cessa di operare una volta che il suo obiettivo è stato raggiunto. In altri casi l’obiettivo è di natura continuata (la protezione o l’estensione dei diritti civili e delle libertà o della difesa di vari interessi economici). I sindacati, possono rientrare in ciascuna delle due categorie a seconda della consistenza e delle caratteristiche dell’attività o del settore di lavoro in cui operano.

Con il termine “organizzazione politica” si intende comprendere sia i partiti politici che quei gruppi di pressione la cui ragion d’essere è principalmente politica, e con il termine “organizzazione semi-politica” quei gruppi di pressione ed altre organizzazioni le cui funzioni sono solo parzialmente o occasionalmente politiche. I partiti politici, come i gruppi di pressione, possono ottenere un consenso diffuso o specifico, ma differiscono dai gruppi di pressione in quanto hanno attività diffuse piuttosto specifiche. I loro obiettivi spaziano per l’intero spettro di problemi che una società deve fronteggiare, anche se certi partiti danno maggior importanza a determinati problemi piuttosto che ad altri.

La partecipazione ai partiti o gruppi di pressione può assumere una forma attiva o passiva. Un individuo può passare da una posizione all’altra con il variare delle circostanze. Una forma saltuaria di partecipazione politica consiste nelle discussioni politiche informali in famiglia, a lavoro o tra amici. La maggior parte delle discussioni ha luogo durante le campagne elettorali o nei momenti di crisi politica, e inoltre essa può essere scoraggiata o incoraggiata dall’atteggiamento della famiglia.

I partiti politici

I partiti sono stati a lungo definiti come gli attori fondamentali delle democrazie. Una delle più note definizioni del concetto di partito ci viene da Max Weber, secondo cui i partiti sono caratterizzati per organizzazione, basati su una partecipazione volontaria, e orientati ad influenzare il potere. Essi sono associazioni fondate su un’adesione libera. Le analisi delle funzioni dei partiti sono basate su due principali approcci contrastanti: un approccio razionale vede il rapporto tra elettori e partiti sul piano del mercato economico; un approccio identitario ha sottolineato invece il ruolo dei partiti nella costruzione di identità collettive. Le strutture organizzative e le funzioni dei partiti si sono trasformate nel corso della evoluzione storica, adattandosi ai mutamenti intervenuti nella politica e nella società. Pur trasformandosi organizzativamente, i partiti hanno comunque mantenuto nel tempo diverse delle caratteristiche che avevano alle loro origini.

Fratture sociali e partiti politici

La nascita di diversi tipi di partiti e il numero diverso di partiti presenti in alcuni paesi e non in altri riguarda l’evoluzione di alcuni conflitti o fratture (cleavages) sociali centrali in ciascun paese. Le fratture principali sono quattro. Due di queste fratture sono il prodotto diretto di quella che potremmo chiamare Rivoluzione Nazionale: il conflitto tra cultura centrale della costruzione della nazione e la crescente resistenza delle popolazioni sottomesse, etnicamente, linguisticamente o religiosamente differenziate, nelle province e nelle periferie; il conflitto tra stato-nazione centralizzante e i privilegi corporativi storicamente consolidati della Chiesa.

Due di queste fratture sono prodotti della Rivoluzione industriale: il conflitto tra gli interessi agrari e la classe nascente degli imprenditori industriali; il conflitto tra proprietari e datori di lavoro da un lato e affittuari, braccianti e operai dall’altro.

La prima frattura: centro e periferia

La si sviluppa tra centro e periferia e si riferisce ai conflitti tra un centro politico, culturale ed economico, e aree periferiche, che vengono a poco a poco incorporate nel governo centrale. In questo conflitto vi è il rifiuto di centralizzare territorialmente il potere politico, economico e culturale, simbolizzato in particolare attraverso l’affermazione di una unica lingua ufficiale.

La seconda frattura: stato e Chiesa

La frattura tra stato e chiesa ha una dinamica simile. La costruzione dello stato-nazione avviene in un momento in cui la Chiesa di Roma difendeva le sue competenze nella formazione delle anime, e lo stato quelle dell’istruzione. Anche se lo scontro riguardava una dimensione economica, lo status delle proprietà della Chiesa e il finanziamento delle attività religiose, il fulcro principale rimaneva il controllo della morale e delle norme della comunità. Al centro dello scontro vi furono la celebrazione del matrimonio e la concessione del divorzio, l’organizzazione delle opere di carità e la cura dei devianti.

Il conflitto fu duro anche per quanto concerneva il controllo dell’istruzione. Infatti la chiesa sia cattolica-romana che luterana o riformista, aveva proclamato il diritto di rappresentare la condizione spirituale dell’uomo e di controllare l’educazione dei bambini nella fede religiosa. Con la formazione dello stato-nazione veniva rivendicato da quest’ultimo.

La terza frattura: città e campagna

La terza frattura emerge a seguito della Rivoluzione industriale, tra città e campagna. Mentre il potere politico si spostava nelle città, la rivoluzione industriale creava interessi contrastanti con quelli del mondo agricolo. In particolare, sul tema delle barriere doganali e dei prezzi dei prodotti agricoli si generarono forti conflitti, con la nascita di specifici partiti a difesa degli interessi delle campagne.

Anche la crescita del commercio mondiale e della produzione industriale creò tensioni con i produttori del settore primario. Con la Rivoluzione industriale questi contrasti si approfondirono, dando luogo a schieramenti urbano-agrari espressi nei parlamenti dai conflitti tra partiti conservatori-agrari e partiti liberali-radicali.

La quarta frattura: imprenditori e classe operaia

La quarta frattura fu quella tra imprenditori industriali e classe operaia. La rivoluzione industriale non portò infatti solo uno scontro tra città e campagna, ma anche tra imprenditori e operai, indicando la complessità dei conflitti sociali scaturiti da queste trasformazioni storiche.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIOGEMINI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Sampugnaro Rossana.
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