Il sistema scuola
In questo libro viene preso in esame il sistema scolastico e in particolare l'autonomia conferita alle scuole (con la riforma degli anni ’90) e vengono individuati i principali punti critici che ostacolano la piena realizzazione di tale autonomia a livello concreto. Le riflessioni contenute nel libro nascono da diverse ricerche empiriche condotte negli ultimi dieci anni riguardo le principali questioni dell’evoluzione che ha subito la scuola e da numerosi seminari e corsi di formazione rivolti a dirigenti scolastici, docenti che si occupano dell’organizzazione delle istituzioni scolastiche autonome, ai dirigenti e al personale della pubblica amministrazione, ecc.
I numerosi cambiamenti che hanno interessato il mondo nel suo complesso avvenuti negli ultimi decenni: globalizzazione, crisi economica, innovazione tecnologica, ecc. (quindi mutamenti politici, economici, sociali, culturali) hanno indotto i governi a interrogarsi sul ruolo e la struttura dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni. Da questo è nata una nuova prospettiva di gestione pubblica (delle pubbliche amministrazioni) la cosiddetta “New Public Management” (Npm) con la quale si è passati dall’impostazione classica del “government” (in cui lo Stato opera in maniera centralizzata) a una prospettiva di “governance” (attività di governo di un’organizzazione che deriva dal concorso di tutte le componenti sociali dell’organizzazione: gli stakeholders - nata per superare il limite della prospettiva di government, che consiste nel fatto che essendo il potere pubblico nelle mani di un solo soggetto esso può realizzare scelte immediate e spesso poco efficaci a lunga scadenza). Si è avuto quindi un passaggio da un modello “burocratico” (sistema piramidale con un solo vertice) a un modello “telocratico” (diffuso, con a capo più vertici).
Nuova gestione pubblica
Ciò che caratterizza sostanzialmente questa nuova gestione pubblica è:
- Smembramento delle organizzazioni burocratiche che sono diventate sempre più elefantiache
- Conferimento di autonomia organizzativa alle strutture pubbliche
- Aumento di autonomia e responsabilità ai dirigenti nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti
- Introduzione di logiche competitive fra le diverse organizzazioni pubbliche
- Introduzione del principio di sussidiarietà (secondo il quale se un ente che è più in basso è in grado di fare qualcosa, quello che sta più in alto deve lasciargli questo compito)
L’implementazione del New Public Management si può realizzare più efficacemente attraverso cinque principi base (le cosiddette 5 r):
- Ristrutturare: eliminare dall’organizzazione tutto quello che non contribuisce al valore del servizio prodotto
- Riprogettare: riprogettare le attività
- Reinventare: sviluppare nuove modalità di produzione
- Riallineare: armonizzare struttura organizzativa e strategia
- Ripensare: accelerare i processi di analisi
In Italia in particolare (come in altri paesi) questa nuova gestione pubblica (orientata a una trasformazione delle pubbliche amministrazioni) è stata messa in atto con una serie di riforme (policies cioè politiche di riforma organica - chiamate in questo modo perché ispirate a un preciso progetto riformatore) negli anni ’90, con lo scopo di migliorare le pubbliche amministrazioni in modo che fossero in grado di rispondere alla crescente domanda di servizi di qualità. Non sempre però si è riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati, per via del fatto che spesso in molte amministrazioni si sono incontrate rigidità, resistenze al cambiamento e tendenza a conservare piccoli privilegi, posizioni di potere, ecc.
La riforma delle pubbliche amministrazioni e il comparto dell'istruzione
Questa riforma delle pubbliche amministrazioni ha riguardato anche il comparto dell’istruzione, così che in particolare c’è stato un conferimento di autonomia alle singole scuole (prima invece gestite in tutto e per tutto dall’alto, dal Ministero della Pubblica Istruzione, senza avere la possibilità di prendere iniziative e decidere a livello locale). L’idea di rinnovare l’organizzazione scolastica e conferire autonomia alle scuole fu presentata alla fine degli anni ’90 con la legge n°59 del 1997 e fu confermata nel 2001 con la riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione (in materia di definizione e ripartimento delle competenze tra Stato e Regioni).
Attraverso questa legge ci dovrebbe essere una nuova ripartizione dei compiti e dei poteri fra le diverse istituzioni:
- Lo Stato: dovrebbe definire gli indirizzi generali del sistema d’istruzione e i livelli essenziali di prestazione
- Le Regioni: dovrebbero coordinare le politiche scolastiche delle diverse realtà territoriali
- Le autonomie locali: dovrebbero fornire il supporto tecnico e strumentale allo svolgimento dell’attività scolastica
- L’istituzione scolastica autonoma: dovrebbe fornire i servizi educativi agli studenti prendendo decisioni (sempre considerando però gli elementi di gestione comuni all’intero sistema scolastico definiti dallo Stato e i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio) e cercando di collaborare anche con altre scuole e/o altre reti di scuole a livello locale e regionale
Legislazione e provvedimenti scolastici
Altre leggi importanti rispetto all’autonomia scolastica sono state:
- Legge 440/97
- Decreto del Presidente della Repubblica 275/99
- Art. 117 della Costituzione
Tuttavia, i provvedimenti in materia scolastica approvati negli ultimi anni nel nostro paese (come ad esempio la Riforma Gelmini) si sono posti in controtendenza con quanto stabilito dalla legge n°59 e dalla riforma del Titolo V e con gli orientamenti prevalenti negli altri sistemi nazionali, ridando un ruolo sostanziale alle strutture ministeriali e un controllo centralizzato di queste sulle politiche scolastiche.
Indagini e rapporti sull'autonomia scolastica
Sono state condotte (a partire dal 2001) delle indagini da parte dell’“Osservatorio sulla scuola dell’autonomia della Luiss Guido Carli” con lo scopo di analizzare e monitorare l’applicazione concreta dell’autonomia nelle scuole (sia a livello qualitativo che quantitativo). Sullo stato di implementazione delle riforme l’Osservatorio ha poi elaborato un Rapporto annuale. Sono state condotte diverse indagini, che hanno coinvolto oltre 1000 scuole presenti in tutto il territorio, dalle quali sono stati elaborati tre Rapporti: quello del 2002 (che ha preso in considerazione i vari settori dell’autonomia: autonomia didattica, organizzativa e gestionale, di ricerca), quello del 2003 (che ha esaminato i rapporti tra scuola e territorio) e quello del 2004 (che ha esaminato specificatamente l’autonomia di ricerca e il sistema di valutazione).
In tutte e tre le indagini poi sono state analizzate le best practices cioè le migliori pratiche adottate dalle scuole di applicazione dell’autonomia. E dai risultati sulle migliori pratiche è risultato che queste dipendono non tanto dalla quantità di risorse che la scuola ha a disposizione ma dalla qualità di queste, dal grado di cultura, competenza e responsabilità degli attori coinvolti e anche dal coinvolgimento sempre maggiore degli studenti, delle famiglie e degli stakeholders presenti nel territorio. Riguardo invece il Rapporto 2002 e in particolare l’autonomia didattica è emerso che si è a buon punto (ad esempio, metà ha dichiarato di aver impiegato schemi di orario diversi rispetto a quelli ministeriali e metà di aver impiegato gruppi-alunni diversi da quelli tradizionali), a livello di autonomia organizzativa e gestionale invece nelle scuole non è ancora possibile riscontrare una precisa strategia gestionale (intesa come scelta degli obiettivi e delle mete a lungo termine).
Nel Rapporto 2004 è stata analizzata, come già detto, l’autonomia di ricerca e qui si è visto che ci sono delle difficoltà che dipendono principalmente dall’incompletezza della formazione degli insegnanti e dalla mancata compatibilità tra tale attività e quella d’istituto. Sempre nello stesso Rapporto è stata poi analizzata la valutazione sia degli alunni che del personale docente, e riguardo quella dei dicenti risulta proprio un’assenza d’iniziative in questo senso. In Europa invece si è assistito a un graduale sviluppo di meccanismi di controllo, i quali risultano utili sia proprio per valutare l’efficienza degli insegnanti ma anche per un avanzamento di carriera dell’insegnante stesso.
In generale quindi si può dire che dai dati emersi risulta che la cultura e la pratica dell’autonomia nelle scuole italiane non sono all’anno zero, tutt’altro (il cammino verso l’autonomia è già iniziato, c’è un’apertura della scuola all’autonomia). E’ però anche vero che la situazi
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