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Riassunto esame psicopatologia, prof. Dettore, libro consigliato "introduzione alla psicpotalogia descrittiva", Syms A., Obyebode F.

Riassunto per l'esame di Elementi di Psicopatologia basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Davide Dettore: il libro d'esame è Introduzione alla psicpotalogia descrittiva", Syms A., Obyebode F., Scarica il file in PDF!

Esame di Elementi di Psicopatologia docente Prof. D. Dèttore

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partner che verso il presunto rivale, spesso da parte degli

uomini.

DELIRI EROTICI: deliri associati con l’idea di amare ed

 essere amati, diversi dalle anormalità affettive e

comportamentali delle condizioni di ipersessualità:

NINFOMANIA e SATIRASI.

Si tratta spesso di erotomania.

È più frequente nelle donne, le caratteristiche sociali sono

da ricercare nelle pregresse difficoltà di relazione del

paziente con i genitori.

De Clerambault ha descritto una variante di questo

delirio: una donna crede che un uomo, più vecchio e di

classe sociale più elevata, sia innamorato di lei. La vittima

può essere inconsapevole della sua esistenza. A volta

l’erotomania frustrata può dare luogo a stalking.

FALSI RICONOSCIMENTI DELIRANTI: ampia gamma di

 costellazioni sindromiche collegate tra loro, con in

comune il concetto di doppio:

SINDROME DI CAPGRAS: il soggetto ritiene che una

o persona, solitamente a lui familiare, sia stata

rimpiazzata da una copia esatta.

Errore specifico di identificazione che coinvolge una

persona con la quale il soggetto ha forti legami

emotivi e nei confronti della quale il soggetto ha forti

legami di ambivalenza.

Si tratta di un delirio universale.

SINDROME DI FREGOLI: falso riconoscimento di

o persone familiari in soggetti estranei che non hanno

alcuna somiglianza con il familiare.

SINDROME DI INTERMETAMORFOSI: convinzione che

o una persona familiare ed uno sconosciuto abbiano

in comune caratteristiche fisiche e psicologiche.

SINDROME DEI DOPPI SOGGETTIVI: convinzione che

o un’altra persona sua stata trasformata fisicamente

nel proprio sé.

Un falso riconoscimento delirante può verificarsi nella

psicosi affettiva, nei disturbi mentali organici.

DELIRI DI GRANDEZZA: primari nella schizofrenia. Secondari

 nella mania. Convinzione di essere una celebrità o di

avere poteri sovrannaturali. DELIRI A FINI SPECIALI:

sottoforma di intuizione delirante.

DELIRI RELIGIOSI: ai nostri tempi sono ormai rari. Delirio che

 deriva dal modo in cui la convinzione viene sostenuta e

dalle prove riportate. Può avere caratteristiche grandiose

o secondarie a un quadro depressivo.

DELIRIO DI CONTROLLO: il paziente si sente sotto l’influenza

 di una forza potente, schiacciante. Tipico della

schizofrenia.

DELIRI DI COLPA E INDEGNITA’: comuni nella malattia

 depressiva. Spesso portano al suicidio, più raramente

all’omicidio dove l’uccisione di un parente stretto può

essere seguita da suicidio del paziente. Le convinzioni di

colpa possono dominare totalmente il pensiero del

paziente.

DELIRI DI POVERTA’ E NICHILISTICI: comuni nella

 depressione. Il paziente crede che il mondo e lui stesso

non esistano.

DELIRI IPOCONDRIACI: secondo Scheneider collocare

 l’esperienza della depressione in forma di sensazioni

corporee è equivalente di un sintomo di primo rango

della psicosi depressiva. Possono verificarsi anche in

schizofrenia.

DELIRI DI INFESTAZIONE: convinzione di essere infestati da

 piccoli organismi visibili a occhio nudo. È frequente in

aspetti ipocondriaci, in una psicosi affettiva, schizofrenia

paranoide, psicosi ipocondriche monosintomatiche,

sintomi cerebrali organiche, nel delirium tremens, abuso di

cocaina, demenza senile o disturbi del talamo.

Queste idee compaiono in persone sopra i 50 anni molto

preoccupato per la pulizia.

FOLLIA COMUNICATA: “follie à deux”. Un delirio viene

 trasferito da un soggetto psicotico a una o più persone

che sono state strettamente vicine a questo soggetto, in

modo che il delirio venga condiviso. Il Principale (soggetto

delirante) acquisisce per primo il delirio ed è dominante;

l’Associato diventa delirante per la vicinanza con il

principale. Solitamente l’associato è mentalmente o

fisicamente debole.

Galnik propone 4 tipi di relazione tre Principale e

Associato:

FOLIE IMPOSE’: delirio di una persona malata di

o mente viene trasferito a una che prima non lo era.

La separazione spesso è seguita dalla remissione dei

sintomi nell’associato.

FOLIE COMMUNIQUE’E: persona normale subisce il

o contagio dopo aver resistito a lungo. Le idee le

mantiene anche dopo la separazione.

FOLIE INDUITE: persona psicotica aggiunge ai suoi

o deliri anche quelli dell’altro.

FOLIE SIMULTANE’E: due o più persone diventano

o psicotiche e condividono lo stesso sistema delirante.

Ideazione erronea.

IDEE PREVALENTI/DOMINANTI: idea accettabile,

 comprensibile perseguita al di là della ragionevolezza.

È preoccupante il grado in cui domina la vita di chi ne è

affetto. Di solito è associata ad una componente affettiva

che la persona a causa del suo temperamento ha

difficoltà ad esprimere.

Diventa così dominante che tutte le altre idee diventano

secondarie e rivolte a essa. Tutta la vita del soggetto si

svolge intorno a questa idea.

È una nozione isolata, collegata con un’emotività molto

forte ed una personalità abnorme. I disturbi con idee

dominanti sono:

Stato paranoideo.

o Gelosia morbosa.

o Ipocondria.

o Dismorfofobia.

o Parassitofobia.

o Anoressia nervosa.

o Transessualismo.

o

IDEE PARANOIDEE: paranoide significa autoreferente. Un

 delirio paranoide è dunque un delirio di autoriferimento.

Gli stati paranoidi includono tutti gli stati mentali in cui i

fenomeni autoreferenti predominano: deliri, idee di

riferimento simil-delirante, idee prevalenti.

Lo stato paranoide è un termine generale per un gran

numero di condizioni in cui il contenuto è impropriamente

autriferito ma la forma dell’idea non è stata ben

delineata. Se l’idea bizzarra è un delirio primario il

paziente soffre di schizofrenia paranoide.

Se il delirio è di natura secondaria la diagnosi più

probabile è un’altra psicosi.

Se la forma di un’idea non è delirante ma prevalente i

sintomi paranoidi derivano da un disturbo di personalità.

Cap. 9 – Disturbi del processo di pensiero. 27/01/2016 15:26:00

Fish distingue i processi di pensiero in tre tipi:

PENSIERO FANTASTICO: può essere di breve durata o può

 diventare uno stile di vita stabile.

La fantasia svolge un ruolo importante nel modo in cui

ciascuno di noi conduce le proprie attività quotidiane.

La fantasia porta la persona a sfuggire o negare la realtà

o a convertire la realtà in qualcosa di più tollerabile e che

richiede in minor misura interventi di correzione.

Il fantasticare può svilupparsi dallo stadio di forma

deliberata e sporadica di pensiero fino ad essere una

modalità stabilizzata: la persona comincia a credere al

contenuto delle proprie fantasie che diventano

soggettivamente reali e accettate come fatti.

I tipi di pensiero fantastico sono tre:

Mentire patologico

o Conversione isterica e dissociazione.

o Idee simil-deliranti

o

Il pensiero fantastico si può rivelare anche nella

negazione di eventi estremi.

I meccanismi di auto-difesa dell’io: lapsus e dimenticanze

di una parola emotivamente significativa non sono

accidentali. L’oggetto di percezione ovvio, significativo

ma spiacevole, può essere “cancellato”. Il pensiero

fantastico nega la realtà spiacevole, anche se la fantasia,

di per sé, può essere spiacevole.

PENSIERO IMMAGINATIVO

 PENSIERO RAZIONALE

I disturbi formali del pensiero.

ACCELERAZIONE: i processi associativi si svolgono con

 maggiore rapidità e con facilitazione, accentuazione a

discapito dell’efficacia comunicativa. Possiamo

riscontrarla nella mania.

RALLENTAMENTO: i processi associativi si svolgono con

 accentuata lentezza, bassa produttività e ridotta

efficacia rispetto alle condizioni normali. Possiamo

riscontrarlo nella depressione.

PENSIERO CIRCOSTANZIALE: i contenuti di coscienza sono

 comunicati in modo indiretto, ridondante e ripetitivo. Ciò

deriva da un difetto intellettivo da un’incapacità di

differenziare la figura dallo sfondo. Possiamo riscontrarlo

nell’epilessia e nella personalità ossessiva.

DERAGLIAMENTO: i collegamenti associativi fra le unità

 ideative sono alterati. Può assumere la forma di:

FUSIONE: le associazioni sono mantenute ma

o vengono messi insieme elementi eterogenei. Non si

riscontra una logica tra l’inizio e la fine.

MISTURA/MISCUGLIO: amalgama grossolanamente

o disturbato di parti costitutive di un singolo processo

di pensiero. È una forma estrema di fusione e

deragliamento, porta allo sproloquio.

BLOCCO DEL PENSIERO: arresto brusco e inaspettato

 dell’eloquio a causa di un arresto del flusso associativo.

“sottrazione del pensiero”. Possiamo riscontrarlo nella

schizofrenia.

AFFOLLAMENTO DELLE IDEE: il paziente descrive una

 concentrazione passiva e una compressione dei propri

pensieri nella testa. Eccessiva abbondanza delle

associazioni, fuori dal controllo della persona. Possiamo

riscontrarlo nella schizofrenia.

PERSERVERAZIONE: il paziente ripete in maniera

 stereotipata parole, idee, soggetti, pur avendoli enunciati

poco prima.

Disturbi del controllo del pensiero.

Costituiscono i sintomi di primo rango della schizofrenia.

INSERIMENTO DEL PENSIERO: paziente crede che il

 pensiero gli sia stato messo dentro dall’esterno.

FURTO DEL PENSIERO: il paziente crede che il pensiero gli

 sia stato sottratto contro la sua volontà.

TRASMISSIONE DEL PENSIERO: il paziente crede che i

 pensieri escano da lui e vengano diffusi fuori dal suo

controllo.

PENSIERO CHE PUO’ ESSERE UDITO: il paziente crede che i

 suoi pensieri vengano espressi a voce alta.

ESPERIENZE DI PASSIVITA’:

 Passività delle emozioni: l’affetto che il paziente

o prova non appare il suo proprio. Il soggetto ritiene

che sia stato prodotto per farglielo provare.

Passività degli impulsi: il paziente sperimenta una

o spinta che avverte come aliena, ad iniziare

un’attività motoria.

Passività della volontà: il paziente sente che non è la

o sua volontà a portare avanti l’azione.

Passività somatica: il paziente è convinto che

o influenze esterne stiano operando sul suo corpo.

Cap. 10 – Disturbi del linguaggio e dell’eloquio. 27/01/2016 15:26

Le funzioni del pensiero e dell’espressione parlata si

sovrappongono. È impossibile separarle ma al tempo stesso sono

differenti.

Il modello di Maher è quello di una dattilografa che batte a

macchina (linguaggio) un manoscritto (pensiero).

La copia che si ottiene può apparire distorte se lo scritto

 originale è distorto; in tal caso il sistema linguistico

funziona correttamente.

L’originale può essere perfetto ma l’incapacità della

 dattilografa può determinare errori di battitura e quindi

distorcerlo; in tal caso il pensiero è corretto ma il

linguaggio no.

La dattilografa è inefficiente, aggiunge errori ad un

 manoscritto di per sé incoerente; in tal caso si hanno

distorsioni in entrambi campi.

Il clinico può osservare solo il linguaggio parlato non il pensiero.

Disturbi dell’eloquio.

AFONIA e DISFONIA: la prima consiste nella perdita della

 capacità di vocalizzare, il paziente parla sussurrando.

Esiste anche la forma dissociativa in cui la fonazione

fluttua a seconda delle reazioni delle persone cui il

soggetto si rivolge.

La seconda indica difficoltà accompagnata da

raucedine.

DISARTRIA: disturbi dell’articolazione causati da lesioni del

 tronco cerebrale. A volte sono presenti in corso di

schizofrenia e forse anche nei disturbi della personalità.

BALBUZIE e INCEPPAMENTO: spesso sono legati a disturbi

 emotivi.

LOGOCLONIA: ripetizione spastica di sillabe, possiamo

 riscontrarla nel parkinsonismo. Il paziente può rimanere in

uno stato di blocco dell’uso di una parola.

ECOLALIA: ripetizione di parole o di parte delle frasi che

 vengono rivolte al paziente o vengono pronunciate in sua

presenza. Solitamente egli non comprende il significato

delle parole. È presente in stati di eccitamento

schizofrenico, nel ritardo mentale e in stati organici come

la demenza associata alla disfasia.

CAMBIAMENTI NEL VOLUME E NELL’INTONAZIONE: i pazienti

 depressi parlano a voce bassa e monotona, quelli

maniacali a voce alta ed eccitata.

ELOQUIO ININTELLIGIBILE:

 DISFASIA: tanto grave da rendere l’eloquio

o incomprensibile.

PARAGRAMMATISMO: disturbo nella costruzione

o grammaticale e INCOERENZA DELLA SINTASSI

possono verificarsi in più disturbi. Le parole

riconoscibili possono essere disturbate fino al punto

che, nelle frasi, diventano prive di senso: INSALATA DI

PAROLE tipica della schizofrenia.

Nella mania la velocità delle associazioni può essere

talmente rapida da distruggere totalmente la

struttura della frase rendendola insensata.

Nella depressione il rallentamento può inibire il

discorso fino al punto in cui vengono prodotte solo

sillabe incomprensibili dal tono lamentoso.

SIMBOLISMO PRIVATO SCHIZOFRENICO: uso di:

o NEOLOGISMI: nuove parole di significato

 incomprensibile.

FRASI E PAROLE STANDARD: in cui frasi e parole

 esistenti vengono usate con un significato

simbolico e speciale.

CRIPTOLALIA: linguaggio privato parlato.

 CRIPTOGRAFIA: linguaggio privato scritto.

Disturbi organici del linguaggio.

AFASIA SENSORIALE: afasia e disfasia sono usate in modo

 interscambiabile, non sono sinonimi:

SORDITA’ PURA ALLE PAROLE: I pazienti sanno parlare,

o leggere, scrivere ma non sono in grado di

comprendere i discorsi altrui, malgradi percepiscano

i suoni. Agnosia della parola parlata.

CECITA’ PURE PER LE PAROLE: i pazienti sanno parlare

o e comprendere il linguaggio parlato, sanno scrivere

ma non sono in grado di comprendere ciò che

leggono. Alessia agnosica senza disgrafia.

DISFASIA SENSORIALE PRIMARIA: i pazienti

o comprendono il linguaggio parlato, assente

alterazione dell’udito. L’eloquio è fluido ma senza

consapevolezza dei numerosi errori nelle parole e

nella grammatica/sintassi.

Disfasia di conduzione: alterate le ricezioni

 sensoriali dell’eloquio e della scrittura in quanto

il paziente non è in grado di ripetere il

messaggio, benché sia in grado di parlare e

scrivere.

DISFASIA NOMINALE: il paziente non è in grado di

o dire il nome di qualcosa ma ne sa descrivere le

funzioni a parole.

AFASIA GERGALE: eloquio fluido ma con alterazioni

o delle parole e della sintassi, fino ad essere

incomprensibile.

AFASIA MOTORIA:

 MUTISMO PURO: Il paziente comprende il linguaggio

o parlato e scritto, può rispondere a domande, sa

scrivere. Ma l’eloquio è indistinto e prodotto

involontariamente.

AGRAFIA PURA: incapacità nello scritto anche senza

o difetti nell’eloquio. La comprensione è normale sia

del materiale parlato che di quello scritto.

DISFASIA MOTORIA PRIMARIA: disturbo dei processi di

o selezione delle parole, di costruzione ed espressione

delle frasi. Sono compromessi sia l’eloquio che la

scrittura. Difficoltà di completamento di istruzioni

complesse sebbene possa essere conservata la

comprensione del linguaggio e della scrittura. Il

paziente è consapevole delle difficoltà e cerca di

supplire alle parole con i gesti.

ALESSIA CON AGRAFIA: il paziente non è in grado di

o leggere o scrivere ma conserva il linguaggio parlato

e lo comprende.

AREA DEL LINGUAGGIO ISOLATA.

o

MUTISMO: astensione dalla parola in uno stato di

 coscienza vigile. Diventa impossibile raccogliere

un’anamnesi.

Tutte le principali categorie di disturbi psichiatrici possono

presentarlo:

Deficit dell’apprendimento.

o Malattie cerebrali organiche.

o Psicosi funzionali.

o Nevrosi.

o Disturbi della personalità.

o

Alcune cause più specifiche:

Depressione.

o Schizofrenia catatonica.

o Isteria di conversione.

o

È un elemento essenziale nello stato di stupor. Se non è

presente un’alterazione dello stato di coscienza il

paziente comprende ogni cosa venga detta intorno a lui.

Disturbo schizofrenico del linguaggio.

Una comunicazione linguistica difettiva è la caratteristica centrale

della schizofrenia.

La vera natura di tale anomalia è ancora lontana dall’essere

chiarificata.

Nella psicopatologia tedesca:

Kraeplin disfunzione nelle regole del linguaggio.

 Incertezza del paziente schizofrenico nella scelta del

corretto livello metaforico di comunicazione.

Bleuler perdita di continuità delle associazioni,

 incompletezza nello sviluppo delle idee.

Cameron asindesi: difetto nella capacità di mantenere

 le connessioni concettuali e una carenza nello sviluppo di

nessi veramente causali.

Goldstein l’eccesso di “pensiero concreto” dovuto ad

 

un’incapacità di pensare in modo astratto. È riscontrabile

sono nei pazienti schizofrenici con un disturbo del

linguaggio sia positivo (incoerenza dell’eloquio) sia

negativo (povertà dell’eloquio).

Arieti maggiore o minore incomprensibilità del discorso

 

nasce dall’uso di una logica diversa: la paleologia.

Andreasen classificare i disturbi del pensiero degli

 

schizofrenici:

Deragliamento.

o Perdita di finalismo: incapacità di seguire una

o concatenazione di pensieri fino alla sua naturale

conclusione.

Povertà nel contenuto dell’eloquio: povertà nei

o pensieri, eloquio vacuo, affermazioni poco

informative, tendono ad essere vaghe, astretta o

concrete, ripetitive e stereotipe.

Tangenzialità: replicare a una domanda in modo

o obliquo o irrilevante.

Illogicità: tratte conclusioni da una premessa

o attraverso inferenze che non possono essere

considerate logiche.

Lo schizofrenico presenta un uso improprio di parole e frasi dal

momento che ha un difetto nella memorizzazione delle parole. Ha

un vocabolario ristretto e usa le parole in modo incongruo per

coprire un numero di significati superiore a quelli che vengono

loro solitamente attribuiti. Si parla di PAROLE E FRASI STANDARD.

Il loro uso si riscontra in una conversazione lunga in cui una parola

insolita può essere usata più volte.

Questa anomalia può riflettere:

Povertà di vocabolario e sintassi.

 Tendenza attiva di parole e sillabe per associazione a fare

 intrusione nei pensieri dopo la pronuncia.

Le parole possiedono un alone semantico, a loro costellazione di

associazioni è più ampia di quello che è in realtà, per cui spesso

fanno associazioni apparentemente irrilevanti.

Tra i disturbi delle parole è ben riconoscibile il neologismo, per

riempire un vuoto semantico.

Giochi di parole non intenzionali, se una parola ha più di un

significato è probabile che uno di questi sia dominante.

Disturbi di parole e significato.

ALOGIA: disturbo negativo del pensiero, la povertà del

 pensiero quando viene espresso tramite le parole.

PARALOGIA: disturbo positivo del pensiero, intrusione di

 pensieri irrilevanti o bizzarri.

PARAFASIA: destrutturazione delle parole con

 l’interpolazione di uno o più suoni. Il paziente sa produrre

solo questi suoni che hanno per lui un senso e significato:

Parafasia LETTERALE: uso grossolanamente erroneo

o delle parole che il grado estremo di alterazione

rende prive di significato.

Parafasia VERBALE: perdita della parola appropriata

o benché le informazioni conservino il loro significato.

AGRAMMATISMO: perdita di parti del discorso.

 PARAGRAMMATISMI: si verificano quando si nota una

 quantità di complesse frasi subordinate, che non

permettono alcuna progressione nel raggiungimento del

significato finale del pensiero. Tuttavia le frasi separata

sono piuttosto comprensibili.

Anomalie psicogene del linguaggio.

DISCORSO MANIACALE: gran numero di associazioni

 presenti nella fuga delle idee ed eloquio accelerato.

DISCORSO DEPRESSIVO: le frasi tendono ad essere brevi

 con semplici associazioni e rallentamento nell’eloquio.

MUTISMO ISTERICO: forma di reazione abnorme allo stress.

 RISPOSTE APPROSSIMATE: il paziente evita di fornire una

 risposta adeguata ad una domanda semplice. La risposta

indica che è stato afferrato il senso della domanda.

PARAFASIA: evocazione di un suono inappropriato al

 posto di una parola/frase.

PSEUDOLOGIA FANTASTICA: condizione di menzogna

 plausibile e scorrevole associata spesso con i disturbi di

personalità isterica o antisociale. Il paziente crede alle

proprie affermazioni fantasiose.

Cap. 12 – Insight 27/01/2016 15:26:00

Il concetto di INSIGHT va oltre il fatto di sapere se si è malati

oppure no e, quindi, di avere un atteggiamento ricettivo verso il

trattamento.

L’insight è la capacità profondamente umana ed essenziale di

“vedere” con la mente, attraverso “l’occhio della mente”, di

scorgere cosa avviene sotto la superficie e nella mente delle

persone intorno a noi.

Implica la capacità di introspezione, empatia e comunicazione.

Non solo la capacità di cogliere chi siamo realmente, ma anche

di indovinare il modo in cui ci vedono gli altri, e intuire, di

conseguenza, la realtà dell’altro nella misura in cui condividiamo

lo steso repertorio di meccanismi mentali.

Jaspers ha evidenziano qualche punto relativo all’atteggiamento

del paziente verso la sua malattia:

Atteggiamenti comprensibili al momento dell’esordio di

 una psicosi acuta.

Elaborazione relativa agli effetti di psicosi acute.

 Elaborazione relativa alla malattia negli stati di cronicità.

 Giudizio che il paziente ha della sua malattia.

 Volontà di ammalarsi.

 Atteggiamento verso la propria malattia: il suo significato

 e le possibili implicazioni.

Nella valutazione clinica l’insight è considerato un fenomeno

dimensionale.

David distingue tre dimensioni distinte e sovrapponentesi:

1. Il riconoscimento della propria malattia mentale.

2. La compliance verso il trattamento.

3. La capacità di ricategorizzare gli eventi mentali insoliti

come patologici.

In psichiatria l’assenza di insight è spesso accompagnata da una

più ampia perdita della capacità di giudizio.

Nelle condizioni neurologiche, l’assenza di consapevolezza insiste

su di un deficit circoscritto e specifico.

Cap. 13 – Disturbi del sé 27/01/2016 15:26:00

Il corpo è unico in quanto viene esperito dall’interno e

dall’esterno. È contemporaneamente sé e oggetto.

Per la maggior parte del tempo non abbiamo consapevolezza

del nostro corpo, ma in una condizione di estrema ansia, dolore o

eccitamento sessuale è presente una consapevolezza dei sistemi

fisiologici o degli organi in quanto oggetti.

È attraverso il nostro corpo che prendiamo contatto con il mondo

esterno: i movimenti del corpo ci mettono in relazione con lo

spazio esterno.

Gli aspetti sociali sono importanti, ognuno vede se stesso in

relazione alle altre persone ma il suo punto di vista su se stesso

dipende da come egli crede che le persone lo possano vedere.

In ogni momento l’unica cosa che l’individuo percepisce è una

piccola verità di possibili immagini di sé.

Via via che la persona aumenta gli scopi e la complessità delle

proprie relazioni si sviluppano aspetti differenti dell’immagine di sé.

Il termine IO non è descrivibile fenomenologicamente.

È nella natura del sé e dell’io di venire esperiti o come oggetto o

come soggetto.

La comunicazione non verbale è espressione del modo di vedere

se stessi, spesso è inconscia.

Rappresenta il modo in cui vediamo noi stessi.

Gli aspetti non verbali sono importanti per trasmettere e acquisire

informazioni, riguardanti la personalità. Esprimono il ruolo che uno

ha adottato nella società e il gruppo in cui di identifica.

Mostrando l’immagine di sé.

Head e Holmes lo schema del corpo di forma come

espressione composita di sensazioni.

Schilder importanza della percezione delle sensazioni nella

formazione dello schema corporeo, “la rappresentazione del

nostro corpo che ci formiamo in mente, cioè, il modo in cui il

corpo appare a noi stessi”.

Alterazioni dell’immagine corporea possono essere il risultato di

sensazioni abnormi.

L’immagine del corpo può essere alterata per: aumento o

diminuzione o distorsione. Comprende più del semplice concetto

di corpo, include anche i vestiti.

I disturbi del sé.

Tale termine – DISTURBI DEL SE’ – viene utilizzato per descrivere le

esperienze interiori anomale che si riscontrano nei disturbi

psichiatrici. Possono verificarsi nello stato di consapevolezza

interiore in modo indipendente dagli eventuali cambiamenti che

può mostrare nella propria esperienza, o nei propri atteggiamenti,

riguardo al mondo esterno.

Per CONSAPEVOLEZZA DEL SE’ si intende la capacità di distinguere

l’io dal non io in base a 5 dimensioni:

1. IL SENTIMENTO DELLA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE O

ESISTERE – VITALITA’ DELL’IO – il fatto di sapere di esistere

fonda la consapevolezza del sé.

I disturbi del senso di esistere:

Deliri nichilistici nelle psicosi affettive.

o Ideazioni nichilistiche, meno accentuate, vissute

o come forme fi depersonalizzazione. Un’alterazione

dell’esperienze del sé accompagnata dal

sentimento di un mutamento o perdita del

significato attribuito al sé.

IL SENTIMENTO DI CONSAPEVOLEZZA DELL’ATTIVITA’ –

o ATTIVITA’ DELL’IO – mi riconosco quale soggetto

attivo capace di avviare e svolgere i propri pensieri

e azioni.

I disturbi dell’attività:

Anomalie dell’esperienza delle proprie attività

o associate all’umore, l’alterazione del concetto

di sé è direttamente legata allo stato

dell’umore. Altre volte non cambia lo stato

d’animo ma le credenza circa l’inizio

dell’attività.

Alterazione delle percezioni: alterata

o esperienza del paziente di se stesso nell’atto di

percepire.

Alterazione del movimento: esperienza di

o passività di tipo schizofrenico ( il mio braccio

è mossa da qualcun altro) o come nevrosi

fobica ( se sono in strada solo provo panico e

mi sembra di cadere).

Alterazione della memoria e

o dell’immaginazione: 1. Depressione – avvertire

la propria incapacità a iniziare l’atto del

ricordare/immaginare.

2. Schizofrenia – sentire che il proprio agire

viene iniziato dall’esterno.

Alterazione dei sentimenti: depressione –

o esperienza descritta come sentire una perdita

di sentimento. Avvertita come disturbante o

sorprendente.

Alterazione della volontà: 1. Schizofrenia – il

o paziente non esperisce più la sua volontà

come propria. 2. Nevrosi – incapacità di iniziare

un’attività, sensazione di mancata capacità di

fronte alle richieste della vita.

2. CONSAPEVOLEZZA DI UNITA’ – CONSISTENZA E COERENZA

DELL’IO – in ogni momento so di essere una sola persona.

Disturbi della consapevolezza della propria unicità:

AUTOSCOPIA – EAUTOSCOPIA: il paziente è in grado

o di vedersi e di sapere che ciò che vede è se stesso.

Tale esperienza percettiva, molto rara, può

coinvolgere diverse modalità sensoriali.

La perdita del senso di familiarità per se stessi è un

aspetto preminente, il sé viene visto in modo

oggettivo e spassionato.

L’esperienza percettiva abnorme è associata a

disturbi del lobo parietale.

L’autoscopia è una percezione allucinatoria

psicosensoriale complessa in cui il soggetto esperisce

la propria immagine corporea proiettata nello spazio

visivo esterno.

E’ un disturbo percettivo del proprio sé, non una

duplicazione del sé reale, che può includere 3

forme:

Depersonalizzazione autoscopica.

 Allucinazione autoscopica.

 Delirio autoscopico: il soggetto mostra la

 credenza delirante e fissa che esista una forma

concreta di sé separato in cui manca

l’esperienza percettiva complementare.

FENOMENO DEL DOPPIO – DOPPELGANGER:

o consapevolezza di sé come esistente, nello stesso

momento, fuori, a fianco e dentro di sé: fenomeno

soggettivo del sosia.

È un fenomeno cognitivo e ideativo ma può avere

anche una componente percettiva. Ci sono sei

spiegazioni psicopatologiche di tale fenomeno di

natura non organica né psicotica:

Fantasia.

 Depersonalizzazione.

 Conflitto.

 Idee compulsive.

 Doppia personalità.

 Sdoppiamento.

Capacità di esperire il proprio vero sé e il proprio

altro sé. Il loro sé è quello che sfortunatamente

devono accettare in quanto parte vera di se stessi; il

loro sé ideale è ciò che desidererebbero essere.

La peggiore caratteristica del doppio per il soggetto

è il terribile coinvolgimento del doppio con il

soggetto stesso nel mortificarlo, provocarlo alla

distruzione del doppio e del sé.

PERSONALITA’ MULTIPLA: disturbo dissociativo

o dell’identità. Nelle personalità multiple un

osservatore esterno vede più di una personalità

manifestarsi nella stessa persona in momenti diversi.

Esperienza risulta rara negli adulti.

L’amnesia a senso unico è comune nelle personalità

multiple:

La personalità A non ricorda nulla di B; appare

 inibita e depressa.

La personalità B è più libera, vitale ed è in

 grado di discutere l’esperienza di A.

LABILITA’ NELLA CONSAPEVOLEZZA DELLA

o PERSONALITA’.

3. CONSAPEVOLEZZA DI IDENTITA’ – IDENTITA’ DELL’IO – vi è

una continuità. Sono sempre stato la stessa persona.

I disturbi dell’identità:

cambi dell’identità del sé nel tempo. Nella

o schizofrenia spesso vi è negazione di essere sempre

stati la stessa persona. Ciò prende la forma di

un’esperienza di passività: il paziente insiste che a

una certa epoca della sua vita egli è stato

completamente cambiato in un’altra persona, che

è quella di adesso.

Rimane la consapevolezza che entrambe le

dimensioni, passata e futura, sono vere ma ci se

sente molto cambiati rispetto a ciò che eravamo. Il

senso di realtà non viene mai perso fino al punto di

credere veramente di essere una persona diversa.

Nella schizofrenia il disturbo di passività suscita dubbi

sulla propria continuità dal passato al presente –

INERZIA.

Nella depressione il disturbo dell’umore induce a non

vedere alcuna continuazione nel futuro – APATIA.

STATI DI POSSESSIONE: può presentarsi anche in

o persona normali come fenomeno di massa o

individuale. Si verifica una perdita temporanea sia

del senso d’identità personale che di piena

consapevolezza nei dintorni.

La persona agisce come se altri si fossero

impossessati di lui.

In una condizione patologica tali esperienze sono

indesiderate, provocano disagio alla persona o a chi

le è vicino, si prolungano oltre la circostanza di una

funzione o cerimonia che possono averla indotta.

ESPERIENZE DI PREMORTE: possono presentarsi anche

o in persone normali in situazioni eccezionali. Sono

descritte da persone in punto di morte o in grave

pericolo di vita.

I sintomi più evidenti sono la depersonalizzazione,

aumentata allerta e varie descrizioni di coscienza

mistica.

L’esperienza di trovarsi fuori dal proprio corpo con

autoscopia è frequente, come il passaggio di

coscienza ad una regione sconosciuta o esperienza

trascendentale.

4. CONSAPEVOLEZZA DEI CONFINI DEL SE’ – DEMARCAZIONE

DELL’IO – sono in grado di distinguere ciò che è me stesso

dal mondo esterno. Consapevole del confine esistente tra

sé e non sé.

Disturbi dei confini del sé:

Disturbo della capacità di discernere dove finisce l’io

o e dove inizi il non io. Tipico nella schizofrenia e a

seguito di intossicazione da LSD: sensazione del

proprio sé che sta “scivolando via”. Fusione tra sé e il

non sé.

In tutte le esperienze di passività si attribuiscono in

modo erroneo al non sé delle funzioni che vengono

vissute come influenze provenienti dal mondo

esterno ma che in realtà sono generate dal sé.

ALLUCINAZIONI UDITIVE: l’esperienza viene riferita a

o stimoli provenienti dal mondo esterno mentre

sorgono da dentro il sé.

ECO DEL PENSIERO: udire i propri pensieri espressi

o all’esterno ad alta voce, ciò implica il fatto di

collocare le proprie esperienze interiori in uno spazio

distante.

VOCI CHE DIBATTONO/DISCUTONO TRA LORO:

o interpretate come provenienti dall’esterno mentre

provengono dall’interno.

Il sé nella nevrosi.

Preoccupazione di se stesso e di come gli altri lo vedono. Molto

vulnerabile agli effetti delle cattive relazioni con gli altri.

Vulnerabile rispetto a sintomi fisici esasperati e agli effetti distruttivi

del proprio pensare nevrotico.

Sensazione di ansia soggettiva che influenza tutti i suoi progetti e

contatti con la gente.

Si sente solo diverso e minacciato dalle persone normali.

Indotto a pensarsi come unico, ciò richiede tutta la sua

attenzione – narcisismo.

Il disturbo del pensiero è confinato all’area cognitiva

dell’immagine del sé e alla valutazione delle relazioni personali.

Cap. 14 – Depersonalizzazione. 27/01/2016 15:26:00

La DEPERSONALIZZAZIONE è un cambiamento peculiare nella

consapevolezza di sé, nel corso del quale la persona ha la

sensazione di essere irreale. Sentimento di “come se”.

Frequentemente questo sintomo è associato alla

DEREALIZZAZIONE, consiste in un cambiamento analogo nella

consapevolezza del mondo esterno.

L’io e il suo ambiente sono considerati come una cosa sola, meno

un paziente considera il proprio essere come qualcosa di certo,

più il mondo esterno gli diventa familiare.

Può essere un’esperienza comune del soggetto sano e normale in

momento particolari.

È associato a psicosi o sindromi organiche, dissociazione isterica,

depressione, attacchi di panico gravi.

Il sentimento di irrealtà del sé e dell’ambiente ha implicazioni nella

mancanza di capacità per i rapporti interpersonali. Il paziente si

sente anche distaccato.

Nella depersonalizzazione è sempre presente una modificazione

dell’umore, il paziente perde il sentimento di familiarità per se

stesso e per l’ambiente. Si riscontra una diminuzione delle

emozioni.

Nella derealizzazione l’ambiente è piatto e privo di connotazione

emotiva.

La localizzazione di tale sintomo in uno degli organi della persona

viene nominata DESOMATIZZAZIONE. Ci sono molte alterazioni

possibili nella consapevolezza dei diversi organi.

La DEAFFETTIVITA’ consiste nel sentimento di perdita della

capacità di provare emozioni: il paziente si sente incapace di

piangere, amare o odiare.

La perdita di familiarità per sé e per l’ambiente circostante è

simile all’anomalia nel sentimento di familiarità nel jamais vu e

deja vu.

La depersonalizzazione è un’esperienza individuale ma ha

conseguenze sociali.

Spesso si verifica in forma di attacchi che possono avere qualsiasi

durata, più spesso da pochi minuti ad ore.

L’esordio può essere insidioso e senza cause iniziali conosciute o

come risposta a una provocazione.

Spesso è situazionale sia nella causa originale che nella

provocazione: momenti di forte stress o traumi violenti.

Nel DSM-5 è classificata tra i disturbi dissociativi, ma le due

esperienze mostrano una divergenza nelle descrizioni offerte dal

paziente e nelle osservazioni del clinico che non sono, per forza,

associate.

La depersonalizzazione, come sintomo, è associata molto più

spesso con l’ansia e la depressione rispetto alla dissociazione.

I disturbi del sé schizofrenici vanno distinti dalla

depersonalizzazione sulla base della descrizione del paziente delle

proprie esperienze interiori.

Sintomi veri di depersonalizzazione si riscontrano in pazienti

schizofrenici, in particolare, nelle prime fasi della malattia, prima

della psicopatologia schizofrenica conclamata.

Nei disturbi maniaco-depressivo (bipolarismo) il sintomo si

manifesta solo nella fase depressiva.

I sintomi di depersonalizzazione sono descritti in associazione con

l’agorafobia ( fobia per gli spazi aperti), altri stati fobici, disturbo

da attacchi di panico, forme depressive, disturbo post-partum da

stress e altre condizioni non psicotiche.

Nell’ICD 10 e nel DSM-5 viene descritto un disturbo di

depersonalizzazione/derealizzazione con uno stato spiacevole di

percezione disturbata in cui gli oggetti esterni o parti del proprio

corpo sono sentiti come cambiati nella loro qualità, irreali, remoti

o automatizzati.

Il paziente è consapevole della natura soggettiva del

cambiamento sentito.

Lamentele di depersonalizzazione sono frequenti nella personalità

anancastica o ossessiva.

Cap. 15 – Disturbi della consapevolezza del corpo.

27/01/2016 15:26:00

Disturbi delle credenze relative al corpo.

IPOCONDRIA: consapevolezza per cui una persona tiene

 in indebito conto componenti sintomatiche delle proprie

percezioni sensoriali. Si tratta di un sintomo, non di una

malattia.

Ci sono molti modi differenti di espressione, comuni e

transitori. Solo una minoranza arriva all’attenzione medica

e solo una selezionata porzione atipica di questi soggetti

viene vista da uno psichiatra.

Si distingueva tra:

FOBIA DA MALATTIA: irragionevole paura di

o sviluppare una malattia.

IPOCONDRIA: paura con sintomi.

o

Nel DSM – IV il disturbo ipocondriaci costituiva una parte

dei disturbi somatoformi. Nel DSM-5 è stato rinominato

“DISTURBO D’ANSIA DA MALATTIA”, il quale comprende sia

la fobia da malattia che l’ipocondria.

La parola ipocondria fa riferimento all’area anatomica

sotto la cassa toracica, alla disfunzione di fegato e milza.

È un disturbo del contenuto (preoccupazione eccessiva

per la salute) piuttosto che della forma.

Ipocondria e SOMATIZZAZIONE sono disturbi somatoformi:

L’ipocondriaco si preoccupa dei suoi sintomi, del

o loro significato e della possibilità di essere molto

malato.

Il paziente con disturbo da somatizzazione accusa

o sintomi fisici multipli, ricorrenti in diversi distretti

corporei, per molti anni prima di consultare un

medico.

Distinguere tra elementi organici e psicologici è difficile;

sintomi somatici e psicologici possono presentarsi insieme.

È possibile che un paziente abbia una reazione

ipocondriaca ad una malattia organica definita.

La psicopatologia dell’ipocondriaco:

Voce allucinatoria.

o Delirio secondario.

o Delirio primario.

o Idea prevalente/dominante il paziente è sempre

o preoccupato e concentrato sul rischio di malattia e

la necessità di prendere precauzioni, in modi che gli

amici trovano ridicoli. Ritiene ragionevole l’idea di

prendersi cura della salute ma è d’accordo che le

misure sono eccessive.

Ruminazione ossessiva in cui gli elementi ricorsivi

o insistono sulla possibilità di avere una data malattia o

nella ripetizione di frasi.

Idee ipocondriache di natura non specifica

o durante una malattia depressiva. È possibile

rassicurare i pazienti per ogni sintomo ma ciò non li

fa stare meglio.

Ansia acuta e cronica incline ad avere una

o moltitudine di preoccupazioni a riguardo della

malattia e di paure di malattia. Le normali percezioni

sensoriali sono interpretate come sintomi e questi

come una malattia seria.

I sintomo fisici più comuni interessano l’apparato:

Muscolo scheletrico.

o Gastronitestinale.

o Costipazione.

o Sistema Nervoso Centrale.

o Testa, collo, addome, petto.

o

L’ipocondria è un modo di presentarsi della malattia

depressiva. La presentazione della depressione come

somatizzazione spesso porta il medico a non considerare

la malattia depressiva sottostante.

Nella depressione, la somatizzazione è considerata una

meccanismo di gestione delle cose che protegge

l’individuo dalla sofferenza psicologica.

Nei bambini, l’ipocondria del genitore può essere

trasmessa al bambino e produrre in lui sintomi

ipocondriaci. A questo proposito è importante ricordare:

SINDROME DELLA COMMEDIA: bambini che hanno

o richiesto un trattamento a lungo termine per

malattie serie, appena stanno meglio, manifestano

una fobia ipocondriaca per la scuola associata con

ansia da separazione ed usano la loro precedente

malattia per non uscire di casa.

SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA: un

o genitore produce sintomi fittizi nel bambino. Forma di

ipocondria del genitore che riflette la sua

preoccupazione per la salute del bambino.

Il DISTURBO DA SOMATIZZAZIONE designa una condizione

 in cui sono presenti sintomi somatici ricorrenti e multipli per

diversi anni, per i quali viene richiesto un intervento

medico; il disturbo comincia prima dei 30 anni, ha un

decorso cronico e fluttuante. Le lamentele sono

presentate in modo drammatico, vago o esagerato, fatte

su molti diversi sistemi di organi.

Spesso questi individui ricevono trattamenti da molti

medici contemporaneamente.

Disturbi delle funzioni corporee.

Il DSM-IV e V frammentano il termine ISTERIA:

DISTURBO DI CONVERSIONE: si parla di conversione per

 indicare il comportamento di malattia fisica senza

evidenza di patologia organica. Il paziente non è

consapevole delle psicogenicità dei sintomi.

DISTURBO DISSOCIATIVO: si parla di dissociazione per

 indicare il restringimento del campo di coscienza, con

amnesia selettiva. Può essere vista come una forma di

conversione, gli eventi stressanti ambientali risultano in un

comportamento di malattia nell’ambito psicologico

anziché in quello fisico.

Le condizioni per diagnosticare la conversione o la dissociazione:

Presenti caratteristiche psicologiche positive.

o Assenti caratteristiche organiche.

o

Esistono alcune sindromi del disturbo dissociativo:

Sindrome di Ganser; pseudodemenza isterica.

o Disturbo di personalità multipla.

o Isteria epidemica, comunicata o di massa: la modalità di

o diffusione di questa epidemia, colpiscono giovani donne,

spesso cominciano da una ragazza che è considerato nel

suo gruppo ma è infelice; si verificano tra ragazzi delle

scuole secondarie; colpiscono in maniera più grave quelli

che a un esame successivo appaiono i soggetti più

instabili.

Nevrosi di guerra.

o La belle indifference per invalidità gravi.

o

I pazienti con disturbi dissociativi mostrano al colloquio di sentirsi

molto ansiosi e frequentemente manifestano rabbia e

aggressività.

DISTURBO FITTIZIO: i sintomi non sono reali ma prodotti

 intenzionalmente, lo scopo è quella di assumere il ruolo

del malato, è di natura psicopatologica. Si può

presentare con:

Sintomi psicologici: Ganser e pseudodemenza.

o Sintomi fisici: farsi deliberatamente male.

o

Il disturbo fittizio cronico con sintomi fisici è noto come

SINDROME DI MUNCHAUSEN: peregrinazione e tentativi di

ottenere, con l’inganno, il ricovero in ospedale.

Disturbi della percezione e del valore emotivo del corpo.

DISMORFOFOBIA – Disturbo Dismorfico Corporeo – (DSM-V

 Doc e correlati) sentimento soggettivo di bruttezza o il

timore di un difetto fisico che il paziente considera

evidente agli occhi degli altri, anche se il suo aspetto

rientra nei limiti della normalità.

Il sintomo primario è la convinzione del paziente di non

essere attraente.

La lamentela primaria è rivolta ad alcuni difetti fisici

esteriori che si pensano evidenti per gli altri, ma che

rientrano nei limiti, in realtà.

Si riscontra nella tarda adolescenza, i ¾ dei pazienti sono

di sesso femminile, la maggior parte single o divorziate. È

segnalata una comorbilità con un disturbo dell’umore,

una fobia sociale o un DOC.

Le lamentele sono esagerate ed estreme; la

preoccupazione dei pazienti riguardante il grado in cui

ritengono che gli altri siano consapevoli della loro

deformità è sproporzionato.

Le descrizioni del problema sono imprecise. La lamentela

viene fatta in relazione agli altri ma di solito non è basata

sulla loro opinione.

La dismorfofobia a volte viene descritta da pazienti

schizofrenici, si può presentare come primo sintomo

mentre si sta sviluppando la condizione schizofrenica.

DISTURBI ALIMENTARI:

 OBESITA’: disturbo di alimentazione incontrollata con

o episodi di abbuffate non seguita da comportamenti

di “purging”.

ANORESSIA NERVOSA: patologia da deficit di stimoli

o di fame.

BULIMIA NERVOSA: patologia da deficit di stimoli di

o sazietà e/o incremento di stimoli di fame seguita da

condotte di eliminazione.

Con il termine “disturbi alimentari” si fa riferimento a varie

condizioni in cui l’alterazione dell’immagine corporea è

causa di un disturbo dell’alimentazione o deriva da essa.

Consiste nella paura persistente provocata dalla presenza

o attesa di cibo e misura del proprio peso.

L’esposizione allo stimolo fobico, il cibo, può provocare

una risposta iniziale, temporanea, di piacere o

gratificazione.

Molti pazienti riferiscono una modalità ripetitiva nel

presentarsi delle loro preoccupazioni, talvolta

accompagnate da rituali compulsivi con lo scopo di

alleviare, temporaneamente, lo stato d’ansia.

Nel disturbi dell’alimentazione il riconoscimento di un

meccanismo alieno alla propria natura, contro cui

cerchiamo di resistere, viene raramente riferito.

Il disturbo dell’alimentazione è un’idea

dominante/prevalente.

Preoccupazioni e rituali dei pazienti affetti da disturbi

dell’alimentazione sono fenomeni ossessivo-compulsivi

con scarso insight.

Disturbi della consapevolezza sensoriale del corpo.

IMMAGINE CORPOREA: idea che l’individuo ha del proprio corpo

sia per gli attributi fisici che per quelli estetici.

SCHEMA CORPOREO: consapevolezza delle caratteristiche spaziali

del proprio corpo, implica informazioni attuali e passate.

IPERSCHEMAZIA: impressione che una parte del corpo sia

 più grande del reale. Avviene nelle malattie

cardiovascolari periferiche, negli stati non organici si

verifica nell’ipocondria, depersonalizzazione,

dissociazione e negli stati tossici acuti.

IPOSCHEMAZIA, ASCHEMAZIA: ridotto o assente immagine

 corporea, in alcuni casi si perde il senso della gravità.

EMISOMATOGNOSIA: dispercezione corporea

o unilaterale. Il paziente si sente come se avesse perso

gli arti da un lato.

ANOSOGNOSIA: mancanza di consapevolezza della

o malattia che può verificarsi.

Tali condizioni possono essere provocate da lesioni del

lobo parietale ma sono presenti anche nella

depersonalizzazione.

PARASCHEMAZIA: aumento o riduzione dell’immagine

 corporea. Viene descritta con droghe allucinogene come

la mescalina, LSD e marijuana. Parti del corpo possono

sembrare distorte, attorcigliate, separate dal resto del

corpo o mescolate con l’esterno.

Può verificarsi nell’aura epilettica e nell’emicrania.

ARTO FANTASMA: si verifica nella maggior parte degli

 amputati, in particolare a seguito di una perdita

traumatica o amputazione dopo molto tempo di dolore

all’arto.

L’esordio si manifesta subito dopo che l’effetto

dell’anestesia svanisce.

Con il tempo le dimensioni dell’arto fantasma si riducono

con un andamento “telescopico”: le parti distali lo fanno

più lentamente.

Cap. 16 – Disturbi del genere e della sessualità. 27/01/2016 15:26

Il GENERE descrive lo stato che dura tutta la vita, o l’appartenenza

di un organismo alla categoria della mascolinità o della

femminilità. Il SESSO ne descrive le manifestazioni fisiche,

implicando la partecipazione ad attività di accoppiamento

appropriate per quel genere.

L’IDENTIA’ DI GENERE è il punto di vista privato sul proprio genere,

che il soggetto mantiene e che si è stabilito precocemente nella

vita. È influenzato biologicamente e rinforzato dalla società, si

conserva per tutta la vita.

Il RUOLO DI GENERE consiste nell’espressione sociale dell’identità

di genere: aspetto pubblico del genere, non è fissato o

immutabile.

Il comportamento sessuale è correlato all’identità e al ruolo del

genere ma ne dipende completamente per il proprio

orientamento.

Disturbi dell’identità di genere.

TRANSESSUALISMO: è presente un disturbo nell’immagine

 corporea e dell’identità di genere, una discrepanza tra il

sesso anatomico e il genere cui il paziente sente se stesso.

Vestire abiti del sesso opposto si verifica nel

transessualismo come mezzo di giustificazione personale

senza eccitamento genitale.

È molto più comune nelle persone che sono

biologicamente maschi. La persona che soffre di questo

disturbo ha la sensazione che sarebbe dovuta essere nato

dell’altro sesso, rimane scettica riguardo ai test biologici

che dimostrano la sua indiscutibile appartenenza al

genere maschile.

La sua convinzione è un’idea prevalente/dominante.

Solitamente questi soggetti hanno difficoltà di

adattamento a scuola e tendono ad avere un lavoro al di

sotto delle loro capacità.

Se coniugati, sono gelosi delle loro mogli. Provano

ripugnanza per i loro genitali esterni e ripudiano il loro

sesso biologico.

Disturbi della preferenza sessuale – Disturbi associati allo sviluppo e

all’orientamento sessuale – PARAFILIE.

BESTIALITA’ – ZOOFILIA: ogni tipo di rapporto sessuale con

 animali; è rara ed è reato punibile. Solitamente vi

indulgono persone di limitate capacità intellettive e con

opportunità sociali ridotte.

PEDOFILIA: desiderio sessuale da parte di un adulto per i

 bambini. Un adulto intraprende un’attività sessuale con un

bambino.

Quando il bambino è una ragazzina (12 anni) l’aggressore

è spesso giovane e maschio, avventato nella scelta delle

partner sessuali. Non è considerato né deviato né malato.

Quando le vittime sono bambini più piccoli è probabile

che l’adulto sia più vecchio con un forte interesse per tale

attività sessuale e che presenti malattie quali:

Schizofrenia

o Fase maniacale di un disturbo affettivo bipolare

o Alcolismo

o Demenza

o Deficienza mentale

o

Spesso nella storia di vita dell’abusante si riscontra una

grave condizione di deprivazione psicosociale subita in

età infantile.

La pedofilia si associa ad altri disturbi psichiatrici. Possono

verificarsi reazioni depressive gravi associate con

vergogna e disgusto. Il suicidio non è raro.

TRAVESTITISMO: indossare abiti del sesso opposto.

 Solitamente si tratta di un maschio etero.

FETICISMO: preoccupazione e eccitamento sessuali

 ripetutamente rivolti ad oggetti inanimati; questi ultimi

hanno un’importanza cruciale nel raggiungimento

dell’orgasmo.

Per essere considerato patologico il feticismo deve essere

essenziale per l’orgasmo. È quasi solo maschile.

ESIBIZIONISMO: maggior piacere derivato dall’esposizione

 dei genitali a una persona del sesso opposto.

Prevalentemente maschile. Nell’esposizione è probabile la

masturbazione. Può ripetere il comportamento in modo

persistente nonostante numerose condanne.

Spesso si tratta di uomini passivi, inadeguati con problemi

relazionali e bassa autostima.

VOYEURISMO: questi individui guardano le persone

 mentre si spogliano o stanno per avere un rapporto

sessuale, senza essere visti.

SADOMASOCHISMO: eccitamento sessuale si verifica

 nell’infliggere dolore, umiliazione psicologica o

sottomissione.

NECROFILIA: raggiungimento dell’eccitamento sessuale

 attraverso il contatto con un cadavere.

STUPRO: rapporto sessuale con una donna non

 consenziente. La violenza è la componente più

importante per la motivazione.

Disfunzioni psicosessuali.

Disfunzioni sessuali maschili: la mancanza dell’eccitamento

sessuale durante un rapporto si manifesta tramite la parziale o

totale incapacità di raggiungere o mantenere l’erezione in un

rapporto. DISFUNZIONE ERETTILE.

Esiste poi, in questa categoria, anche l’EIACULAZIONE PRECOCE.

Questi stati possono essere motivo di ansia e mancanza di

autostima.

Nelle donne, l’inibizione dell’eccitamento sessuale è dimostrata

dalla parziale o totale incapacità di raggiungere o mantenere la

lubrificazione e il turgore dei genitali durante l’atto sessuale.

Cap. 17 – Psicopatologia del dolore. 27/01/2016 15:26:00

Il DOLORE è un’esperienza spiacevole che implica la

consapevolezza cosciente di sensazioni nocive, sentimenti

negativi e avversivi associati a un danno tissutale in atto o

potenziale.

Si verifica, comunemente, in donne che lamentano sintomi

somatici multipli in vari differenti sistemi organici ma senza

evidenza di malattia fisica. Tali sintomi cominciano prima dei 30

anni e durano per decenni.

Tale mix di sintomi venne attribuito all’ISTERIA, in seguito fu usata

l’etichetta di SINDROME DI BRIQUET, nel DSM-IV si parlava di

DISTURBI SOMATOFORMI e nel DSM-V si parla di DISTURBO DA

SINTOMO SOMATICO.

Secondo Trethowan esistono delle differenze tra dolore psicogeno

e dolore organico:

Il dolore psicogeno è più diffuso e meno localizzato di

 quello causato da lesioni fisiche.

Il dolore psicogeno viene lamentato in modo costante,

 non intermittente.

Il dolore psicogeno è chiaramente associato a un disturbi

 dell’umore sottostante.

È più difficile descrivere la qualità del dolore psicogeno.

 Nel dolore psicogeno tende ad esservi una progressione

 della gravità e dell’estensione del tempo, aspetto non

presente nel dolore fisico.

Un aumento generalizzato degli stimoli sensoriali può essere

percepito come dolore.

Con LSD si possono provare dolori intensi agli arti. Nello stato di

coscienza vigile la persona riceve innumerevoli sensazioni da tutto

il corpo, l’attenzione su queste sensazioni, soprattutto se legata a

pensieri o emozioni negative, può generare la sensazione di

dolore.

In particolari situazioni si riscontra una riduzione della percezione

del dolore. L’ASIMBOLIA DEL DOLORE è una condizione

neurologica in cui stimolazioni dolorifiche non producono alcuna

sensazione di dolore. Può essere congenita o acquisita ed è stata

descritta in casi di lesioni vascolari sul lato sinistro interessanti la

corteccia insulare.

Nei pazienti schizofrenici e nei loro familiari si è rilevata la presenza

di soglie del dolore elevate e una tolleranza ad esso dimostrata

da un relativa insensibilità a una pressione delle dita.

Anche l’attenzione è un fattore importante nella percezione del

dolore.

Comportamenti lesionistici, a scopo di allentare tensioni o

emozioni negative, sono presenti in varie psicopatologie.

Dolore senza causa organica.

Le cause possono essere varie. L’attività del sistema nervoso

autonomo può essere modulata dalla paura di possibili esiti. Le

sensazioni possono essere esperite come dolorose in situazioni di

stress o paura.

Il dolore può essere preminente nei disturbi somatoformi,

ipocondria e nella depressione maggiore.

Le localizzazioni più frequenti sono la testa e il naso.

La percezione del dolore ha due sorgenti: percezione sensoriale e

l’affettività da cui è investita, gli sforzi fatti per mantenere

quest’ultima, se efficaci, produrrano una globale riduzione del

dolore.

Il dolore può essere causa di depressione. Esiste un’associazione

tra il dolore addominale nell’infanzia e una manifestazione

dell’iponcondria in età adulta.

Cap. 18 – Disturbi dell’umore e delle emozioni. 27/01/2016 15:26:

AFFETTO: termine estensivo che comprende l’umore, i sentimenti,

gli atteggiamenti, le preferenze e le valutazioni, anche se

solitamente si applica alle espressioni esteriori di un’emozione.

UMORE: stato prevalente e prolungato o una disposizione, ovvero,

lo stato del sé in relazione al proprio ambiente.

EMOZIONE: riferito a un’esperienza spontanea simile a un

sentimento. Comporta sempre un blocco dell’azione in corso.

Esistono 5 gruppi di emozioni principali:

FELICITA’/GIOIA: segnale che la mente si da quando una

 meta viene raggiunta.

PAURA: si attiva quando la meta della sopravvivenza è

 messa in pericolo. Esistono due tipi di paura:

Situazioni di rischio per l’integrità della nostra

o autostima.

Paura, rischio per la nostra sopravvivenza.

o

TRISTEZZA: segnale che la mente da quando si perdono

 varie cose.

RABBIA: segnale emotivo nel momento in cui qualcosa di

 estremo si frappone tra noi e la meta.

DISGUSTO/RIBREZZO: si attiva di fronte a

 sostanze/insetti/situazioni repellenti, n quanto

potenzialmente pericolosi.

Cambiamenti nell’intensità delle emozioni.

RIDUZIONE sensazione di perdita dei sentimenti.

 

Carenza pervasiva che comprende l’intera sfera emotiva.

Si tratta di una perdita soggettiva di sentimenti che prima

erano presenti. Il paziente spesso non lo comprende e si

sente colpevole.

Questo sentimento si verifica nella psicosi depressiva,

disturbi della personalità, schizofrenia,

depersonalizzazione, deaffettivazione.

ANEDONIA perdita della capacità di sentire gioia e

 

piacere. Totale incapacità di gioire di alcunchè nella vita.

Sintomo basilare della depressione. Nella schizofrenia

assume una connotazione sociale. Incapacità di trarre

piacere dalle relazioni interpersonali. Si può riscontrare

anche nel disturbo di personalità ossessivo – compulsivo.

ESACERBAZIONE delle emozioni:

 

Melanconia: termine preferibile a depressione, stato

o psicopatologico stabile e grave. Venir meno

dell’interesse per il mondo esterno.

Mania: stato di eccessiva euforia.

o Estasi: condizione in cui si esce dal sé. Stato mentale

o di separazione dal mondo esterno e concentrazione

su un’idea.

AMPLIFICAZIONE DELLA PAURA, COLLERA E SORPRESA

 

sorpresa patologica: Latah, in malasya, disturbo “culture -

bond”, risposta di trasalimento esagerata.

Iperecplessia: eccesso di riflesso di trasalimento, si

o presenta in varie condizioni neurologiche.

Alterazioni della tempestività, durata e congruità emotiva nel

contesto situazionale.

TEMPESTIVITA’, DURATA, CONGRUITA’ EMOTIVA: la

 tempestività e la durata delle emozioni sono aspetti

dell’espressione emotiva che determinano se

un’emozione è appropriata o no al contesto.

Lutto patologico tempestività e durata alterate, si

o parla di lutto prolungato o differito, quest’ultimo è un

prolungamento della fase iniziale dell’ottundimento.

Riso patologico epilessia e danni cerebrali

o acquisiti; associato al pianto patologico, connesso

alla presenza di una lesione cerebrale focale.

Paratimia pazienti reagiscono mostrando allegria

o o ilarità di fronte a notizie tragiche. Scoppi di riso

incontrollati.

Paramimia mimica e gesti che esprimono una

o situazione affettiva contraria a quella reale.

Alterazioni dell’espressione e della congruità emotiva.

OTTUNDIMENTO E APPIATTIMENTO DEI SENTIMENTI:

 l’ottundimento implica la mancanza di una sensibilità

emotiva. L’appiattimento è una riduzione della normale

gamma di emozioni espresse tramite il volto o la gestualità

del corpo.

SENTIMENTI CORPOREI ASSOCIATI ALLE EMOZIONI:

 sensazioni vitali: Wernicke. Descrivere alcuni sintomi

somatici che si manifestano durante le psicosi affettive.

SENTIMENTI ASSOCIATI ALLA PERCEZIONE DI OGGETTI: gli

 oggetti possono evocare una risposta emotiva in una

persona normale, che può essere patologicamente

esagerata. Sentimenti eccessivi di paura, fino a stati di

terrore, possono rimanere intensamente associati ad

alcuni oggetti. Gli oggetti ai quali si associa un’emozione

possono essere inanimati, pensieri, modalità di pensiero,

persone. Il verificarsi di alcune idee può essere

regolarmente associato con uno specifico stato emotivo

patologico, producendo, talvolta, uno stato fobico.

SENTIMENTI DIRETTI VERSO PERSONE.

 EMOZIONI LIBERE FLUTTUANTI: stato osservabile nei disturbi

 psichiatrici. ANSIA LIBERA FLUTTUANTE: intensa condizione

emotiva che pare non avere scopo né associazione con

alcun oggetto. Il paziente è ansioso senza un motivo

particolare.

Alterazioni dell’esperienza e dell’attività fisiologica.

ALESSITIMIA: incapacità di descrivere o riconoscere le

 emozioni, con effetti negativi sulla vita affettiva e i vissuti

emozionali. Disturbo specifico del funzionamento mentale,

caratterizzato da difficoltà nella capacità di verbalizzare

gli affetti e di elaborare fantasie. Lo stile comunicativo

mostra un pensiero simbolico, ridotto, in modo che i

sentimenti interiori non vengano rivelati.

Raramente elaborano fantasie o comunicano sogni.

I soggetti incontrano gravi difficoltà nel riconoscere e

descrivere i propri sentimenti e nel sapere discriminare tra

stati emotivi e sensazioni fisiche. Si riscontra, inoltre,

monotonia nella postura e mancanza di espressività del

volto.

Nelle relazioni interpersonali mostrano scarsa empatia.

Toronto Alexithymia Scale, strumento di misurazione più

utilizzato, considera 4 fattori:

Difficoltà di identificazione dei propri sentimenti.

o Difficoltà di espressione dei sentimenti.

o Pensiero orientato all’esterno.

o Ridotta capacità immaginativa e di sognare a occhi

o aperti.

SOMATIZZAZIONE: percezione selettiva e focalizzazione

 sulle manifestazioni somatiche del disturbi con il

diniego/minimizzazione delle variazioni affettive e

cognitive.

Distorsione dei processi di valutazione.

DISTORSIONI COGNITIVE DI BECK: Beck avanzò l’ipotesi

 secondo cui la depressione fosse innescata da una serie

di distorsioni cognitive:

Deduzioni arbitrarie.

o Astrazioni selettive.

o Ipergeneralizzazioni.

o Massimizzazioni.

o Minimizzazioni.

o

PROSOPOAGNOSIA AFFETTIVA: incapacità selettiva di

 cogliere l’espressione emotiva sul volto delle altre

persone. (autismo, Asperger)

DISPROSODIA AFFETTIVA RECETTIVA: incapacità selettiva a

 riconoscere il tono emotivo di un discorso. (Parkinson)

DISPROSODIA AFFETTIVA ESPRESSIVA: compromissione

 aspetto produttivo della tonalità emotiva

dell’eloquio.(Parkinson)

Umore depresso.

La parole DEPRESSIONE è piuttosto infelice, la malattia può

verificarsi anche senza che il paziente lamenti la depressione

(DEPRESSIO SINE DEPRESSIONE). Il grado di depressione, in questo

caso, è efficacemente dissimulato, tanto che, con sorpresa del

medico, il paziente che non appare depresso alla visita, si suicida.

Ogni funzione fisica e patologica viene influenzata dall’umore

depresso. L’umore varia dall’indifferenza all’apatia a un profondo

abbattimento, scoraggiamento e disperazione. L’anedonia è

costante.

Sussiste un rallentamento del pensiero e dell’azione ma anche

agitazione e attivazione afinalistica.

Concentrarsi e pensare diventano dolorosi, l’ansia è molto

frequente e i sentimenti di colpa e mancanza di valore sono

prevalenti.

Il sé vitale può prendere la forma di senso profondo di

disperazione o abbandono, solitamente vi è una sensazione di

perdita della capacità, inutilità e di incapacità di far fronte alla

necessità.

L’assenza di sentimenti può essere descritta come una vera

perdita di essi, quando invece dovrebbero esservi.

Associazione della sensazione somatica localizzata e umore

depresso, sensazione di peso fino a vera depressione di

quell’organo con conseguente perdita di funzione.

È presente un’alternanza diurna dell’umore, con una sensazione

soggettiva peggiore al momento del risveglio, al mattino presto.

Rallentamento della capacità di iniziare il pensiero o l’azione,

notato dall’osservatore sottoforma di rallentamento.

Rallentamento psichico, sentito come incapacità di adempiere ai

normali compiti, incapacità di fronteggiate le situazioni.

Tendenza ad autocolpevolizzarsi, autodescrizione di pigrizia ed

incapacità.

Abbassamento dell’autostima. Secondo Beck il paziente:

Ha una visione di sé negativa.

 Interpreta in modo negativo le proprie esperienze attuali.

 Ha una visione negativa del futuro.

È difficoltoso concentrarsi e prendere decisioni; impossibilità di

immaginare o ricordare le emozioni, descritte come perdita di

memoria e di sentimento. Questo porta il paziente a credere che

sta impazzendo.

Inoltre, l’ansia è una concomitante comune alla depressione.

DEPRESSIONE AGITATA O CATATONICA: grado di agitazione

mobilitazione estremo, portando il soggetto al rischio di suicidio.

Il pazienti può accusarsi di aver permesso a se stesso di entrare in

questo stato mentale. è pieno di rimproveri verso se stesso e di

recriminazioni per ogni minima mancanza avvenuta anche in

epoche di vita lontane.

Si prende la colpa per tutto ciò che va male intorno a lui. Tale

colpa può raggiungere l’intensità di delirio con due componenti:

Colpa delirante/vergogna: in relazione alle azioni di

 qualcuno.

Colpa affettiva: sentimento di svalutazione.

Deliri ipocondriaci e nichilistici sono comuni quando si verifica

nell’anziano.

La depressione è lo stato affettivo associato con l’esperienza della

perdita/lutto. L’immediata esperienza è la confusione e lo stato di

shock.

Dopo lo shock e la negazione iniziale viene il dolore: sensazione

acuta di perdita con ansia e disperazione perminenti.

Le implicazioni che l’esperienza di perdita porta con sé

cominciano ad essere comprese, questo causa un senso di ansia

che può raggiungere l’intensità di panico.

Esistono tre dolori patologici:

EVITAMENTO FOBICO: di persone, posti o cose legate alla

 persona morta, con un senso di colpa e rabbia verso il

defunto e la sua morte.

MANCANZA DI DOLORE: con rabbia verso gli altri e

 IPERIDEALIZZAZIONE della persona morta.

MALATTIA FISICA E INCUBI in cui appare la persona morta.

Quando una perdita viene accettata come realtà si verifica la

depressione, l’emozione che perviene alla perdita.

Il soggetto si rassegna alla sua situazione. Questo stato spesso è

associato a idee suicidarie e ad atti impulsivi.

Quando lo stato di dolore si rimette la persona vince il suo stato di

disperazione e si assiste ad una riorganizzazione e ripresa di uno

scopo. Ma la fase precedente può durare persino anni.

CICLOTIMIA: disturbo di tratto. Dura a lungo nel tempo, almeno ½

anni. Cambiamenti nell’umore con lente oscillazioni.

Mania.

È caratterizzata da un’elevazione dell’umore, accelerazione del

pensiero e iperattività.

La velocità di pensiero e la capacità di formare rapide

associazioni risulta in una conversazione rapida e

apparentemente brillante. Abbandono delle associazioni basate

sui suoni.

Si riscontra una forte distraibilità nei modi in cui gli eventi esterni

vengono subito inseriti nella conversazione.

Fuga delle idee e discorso accelerato.

Attività frenetica associata con idee grandiose, non ne viene

portata a termine nemmeno una.

I pazienti affetti guardano al proprio mondo con totale ottimismo

e sono intolleranti all’eventuale autorità di altri, che tentino di

limitare tale iperattività.

Così compare l’IRRITABILITA’ MANIACALE: il soggetto ritiene che le

proprie idee siano frustrate dalla mancanza di una visione chiara

comune a tutti. Non ha coscienza della propria malattia ma si

sente migliore; ritiene che il suo pensiero sia migliorato e gli altri

appaiono ottusi e lenti.

Ideazione suicidaria.

Non esiste suicidio senza un umore depressivo predisponente. La

depressione è il punto finale di incontro dei percorsi che portano

al suicidio. L’amozione di disperazione nasce da un senso di

sconfitta in un ambito importante della propria vita e da un

sentimento di impotenza senza possibilità di fuga.

Il comportamento suicidario risulta come un tentativo di fuggire al

sentimento del “sentirsi in trappola”.

I parenti dei morti suicidi spesso descrivono che durante i giorni o

le ore precedenti il suicidio i pazienti erano apparsi tranquilli come

non accadeva da tempo.

L’omicidio di chi è vicino al paziente, seguito dal suo suicidio, è un

pericolo effettivo.

Esistono 5 livelli di gravità dell’ideazione suicidaria:

1. Desiderio di porre fine alla situazione attuale senza reale

intenzionalità/progettualità autolesive.

2. Desiderio di non svegliarsi più al mattino, senza reale

intenzionalità/progettualità autolesiva.

3. Presenza di pensieri suicidari senza reale

intenzionalità/progettualità.

4. Pensiero di un atto per porre fine alla propria condizione.

Manca la reale intenzionalità di morire ma i pensieri

ricorrono.

5. Ideazione suicidaria concreta.

Per analizzare il rischio suicidario bisogna valutare:

Consapevolezza che si tratta di fantasie senza reale

 progettualità.

Possibilità di praticare l’ideazione suicidaria.

 Essere molto attratti dall’idea.

Per valutare la presenza di reale intenzionalità ci sono due

approcci:

APPROCCIO POSITIVO: valutare i fattori di rischio

 considerando gli aspetti positivi della vita del paziente e

non l’impulso autolesivo. Capire il valore che il paziente


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AUTORE

Martab_

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martab_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di Psicopatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Dèttore Davide.

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