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Psicologia dello sviluppo

Capitolo 1

Jean Piaget (1896-1980)

Nato in Svizzera, nel 1918 ottiene il dottorato in biologia e già dal 1921 è coordinatore delle ricerche nel centro Rousseau di Ginevra. Pubblica Linguaggio e pensiero nel fanciullo, Giudizio e ragionamento nel bambino, La rappresentazione del mondo nel bambino, Il giudizio morale nel fanciullo.

Nel 1936 inizia una nuova fase di ricerca sullo sviluppo intellettuale nel bambino, passando dall'uso iniziale dei riflessi a un adattamento intelligente all’ambiente, con azioni via via più complesse, coordinate e intenzionali.

Dal 1950 l’interesse di Piaget si rivolge all’epistemologia genetica, cioè i problemi generali relativi allo sviluppo della conoscenza (fonda il Centro Internazionale di epistemologia genetica). Oggetto di studio è lo sviluppo qualitativo delle strutture di intelligenza, fondando empiricamente una teoria dello sviluppo della conoscenza, basandosi su dati sperimentali.

Aspetti principali della sua ricerca

  • Intelligenza, come il più alto grado di adattamento mentale
  • Nell’adattamento c’è:
    • Assimilazione, se la mente elabora gli stimoli senza modificarsi
    • Accomodamento, se si ha modificazione nell’organismo e nel modo di funzionare della sua mente
  • Ogni adattamento richiede organizzazione, con più azioni organizzate, ci sono schemi e strutture
  • Conoscere significa agire e trasformare la realtà (prima con azioni dirette, poi con azioni interiorizzate)
  • Quattro fasi nello sviluppo dell’intelligenza:
    • Intelligenza senso motoria (da circa 10 mesi)
    • Pensiero simbolico (da 18 mesi)
    • Pensiero operatorio concreto (6-7 anni)
    • Pensiero operatorio formale (11-14 anni)

Critiche a Piaget

  • Carenza nella progettazione sperimentale e analisi dei dati
  • Eccesso di teorizzazione rispetto ai dati disponibili
  • Difficoltà di interpretazione di molti dei suoi scritti
  • Sottovalutazione delle capacità innate del neonato
  • Interesse più per lo sviluppo di un soggetto ideale che per quello reale

Vygotskij

Il nucleo principale della sua teoria è che i processi psichici superiori hanno una natura sociale, poiché sono prodotti sia da processi naturali biologici, ma soprattutto dai rapporti culturali dell’individuo. Le funzioni psichiche sono inizialmente naturali e spontanee, poi si sviluppano in funzioni superiori con la mediazione di:

  • Strumenti materiali
  • Strumenti culturali, di rapporti sociali, di significazione, come quelli linguistici e matematici

I processi psichici superiori hanno quindi origine nelle attività esterne e sono mediati dall’interazione sociale e dagli strumenti di derivazione storico-culturale, generando uno sviluppo non naturale, ma storico-sociale.

Il linguaggio

Funzione di regolazione del comportamento e del pensiero, ha le seguenti tappe:

  • Inizialmente il comportamento del bambino è regolato dal linguaggio dell’adulto
  • Poi è il bambino stesso a dirsi a voce alta cosa fare
  • Poi parla anche nella mente per regolare il proprio comportamento
  • Infine, con il linguaggio struttura anche il proprio modo di pensare (comportamento interiorizzato)

Zona di sviluppo prossimale

Insieme di apprendimenti possibili a breve, che permettono ulteriori sviluppi:

  • Apprendimenti in situazioni sociali, cioè in confronti tra conoscenze individuali e proposte del contesto
  • Aspetto dinamico dello sviluppo, dipendente quindi sia dalle caratteristiche del soggetto che dalle proposte della relazione sociale

Etologia e psicologia dello sviluppo

A partire dagli anni '30, molti zoologi, in particolare grazie a Lorenz e Tinbergen, abbandonano la visione comportamentista degli animali, che cominciano quindi ad essere considerati organismi attivi, e si definiscono alcuni risultati della teoria etologica:

  • Comportamenti specie-specifici con enfasi sul contributo biologico (quindi innato, e non modificato dall’esperienza), tipici di tutti i membri di una specie
  • Importanza a livello evoluzionistico del comportamento della singola specie e del suo adattamento all’ambiente per la sopravvivenza
  • Le varie specie si differenziano per la disponibilità all’apprendimento di certi comportamenti, o per diversi periodi di sensibilità, periodi critici, in cui è facilitato l’apprendimento (es. l’imprinting delle oche)
  • Importanza dell’osservazione naturalistica guidata da ipotesi, cioè degli individui nel loro ambiente

L’etologia ha avuto vari influssi sulla psicologia dello sviluppo e ha dato una consacrazione scientifica all’uso del metodo dell’osservazione naturalistica guidata da ipotesi:

  • Già Piaget nel 1930 nello studio del comportamento infantile
  • Principalmente John Bowlby, sugli studi sull’attaccamento tra il neonato e la figura materna

Moduli, modularizzazione e apprendimento culturale

Una delle questioni centrali nella teorizzazione cognitivista è il grado di autonomia e specializzazione delle varie forme di conoscenza (percettiva, mnemonica, linguistica, numerica, etc.)

  • Fodor, nel testo La mente modulare del 1983, sostiene che la mente è caratterizzata da funzionamento modulare, e ogni modulo ha le proprie modalità di funzionamento e trattamento dei dati, autonome e scarsamente collegate alle altre. Posizione innatista (non legata all’esperienza)
  • Karmiloff-Smith, nel testo Oltre la mente modulare del 1992, tenta di conciliare le posizioni innatiste (tipiche del cognitivismo) con le posizioni del costruttivismo (di Piaget), parlando di modularizzazione, ritenendo cioè che l’esperienza favorisca una canalizzazione specifica e originale di predisposizioni innate

L'approccio interattivo-cognitivista

Bowlby sostiene che la socializzazione è una motivazione primaria, su base genetica e che il bisogno di socializzazione su base evoluzionistica fa parte della natura umana (a differenza della lettura tipica degli anni '50 di derivazione della psicoanalisi o del comportamentismo, in cui la socializzazione era una motivazione secondaria, ridotta a necessità fisiologiche o risultante di rinforzi).

L’approccio interattivo-cognitivista allo studio dello sviluppo sociale si basa quindi su:

  • Trattamento del comportamento sociale in termini diadici, dove il bambino sin dai primi momenti di vita è capace di comportamento spontaneo e quindi anche le interazioni più precoci sono bidirezionali con interscambio reciproco
  • Si postula un certo grado di predisposizione sociale innata, di preparazione innata al rapporto sociale
  • Importanza degli aspetti temporali delle situazioni interattive e della natura dell’organizzazione sociale del bambino, il cui comportamento è organizzato nel tempo in unità e interazioni diadiche
  • Uso di tecniche micro-analitiche, perché le relazioni temporali diventano più evidenti ai microlivelli
  • Interesse più per i processi che portano alla formazione di relazioni sociali, che per i loro effetti

Permangono molte scuole di pensiero tra posizioni innatiste e posizioni ambientali, l’approccio dominante è comunque quello cognitivista (sebbene molto diversificato al suo interno), con una frattura abbastanza netta tra approccio cognitivista e psicoanalitico.

Capitolo 2 – Metodi di ricerca

L’osservazione

  • Osservazione naturalistica, particolarmente usata dagli etologi, tale da non influenzare il comportamento del soggetto, usata in passato anche per osservare il comportamento di singoli bambini
  • Osservazione partecipante, si realizza in rapporto diretto con i soggetti
  • Osservazione quasi-sperimentale, riferita agli studi di Piaget sullo sviluppo dell’intelligenza nei primi anni di vita, cioè osservazione accompagnata da formulazione di ipotesi così organica da permettere la validazione o meno delle ipotesi attraverso i comportamenti osservati

Caratteristiche importanti delle tecniche di osservazione usate per lo studio dello sviluppo cognitivo dei bambini sono:

  • Analisi temporali e sequenziali dei dati
  • Microlivelli di analisi (ad es. lo spostamento dello sguardo)
  • Tecniche all’interno del paradigma abitazione/disabituazione
    • Presentazione ripetuta di una serie di stimoli identici fino a riduzione di attenzione, e poi stimolo diverso per verificare se si riattiva l’attenzione
    • Misurazione dell’attenzione con l’intensità della succhiata o durata dello sguardo
    • Presentazione di due configurazioni-stimolo e verifica di quale l’infante preferisca guardare

Il metodo osservativo è utilizzabile anche in psicologia sociale, spesso denominata “lavoro sul campo”, oppure “studio di un caso” se l’osservazione è diretta ad un individuo o gruppo. Se l’osservazione è partecipante, il metodo si colloca tra l’osservazione e la sperimentazione vera e propria (esperimento sul campo).

Il colloquio clinico e/o critico di tipo piagetiano

Intorno al 1920, la maggior parte degli studi sullo sviluppo cognitivo del bambino era effettuata con l’osservazione longitudinale (diari), osservazione di comportamenti rilevanti, di disegni ecc.

Dalle critiche a tali metodi, nasce la proposta di un nuovo metodo: il colloquio clinico (o piagetiano), che rispetto alle interviste strutturate condotte in modo rigido (metodo dei reattivi), in cui le domande restano identiche e le risposte sono riportate su una scala quantitativa, Piaget sostiene tuttavia che si ottengono risultati grezzi, e soprattutto che si rischia di falsare l’orientamento del fanciullo.

Il metodo di Piaget invece si caratterizza per: la flessibilità dell’intervista-colloquio, che deve partire dalle domande spontanee del bambino per ricavarne i temi più adeguati a condurre il colloquio, e in cui la bravura dello sperimentatore consiste nella capacità di condurre verso le argomentazioni fondamentali relative alle sue ipotesi, lasciando libero il bambino di esprimersi il più liberamente possibile.

Distingue cinque tipi di reazioni-risposte del bambino:

  • “Purchessia”, se la domanda annoia il bambino che quindi risponde a caso senza sforzo di adattamento
  • “Fabulazione”, se il bambino risponde inventando una storia, senza curarsi di riflettere
  • “Suggerita”, se cerca di accontentare l’esaminatore senza una propria riflessione sulla risposta
  • “Provocata”, se risponde con riflessione dal proprio intimo, ma la domanda è per lui nuova
  • “Spontanea”, se risponde senza bisogno di ragionare perché può dare una risposta già formulata

Le prime tre tipologie sono da scartare, ed è importante sapere riconoscere ed evitare le suggestioni, sia quelle delle parole sia quelle della perseverazione. Le credenze spontanee sono le più interessanti, insieme con quelle provocate, e possono essere individuate con i seguenti criteri:

  • Uniformità della risposta tra soggetti di uguale età mentale, prima garanzia di originalità della credenza
  • La continuità nell’evoluzione della credenza del bambino con l’età, è ulteriore elemento di originalità
  • La sparizione della credenza non sarà brusca, ma compromessi graduali con la nuova credenza
  • Una credenza consentanea a una data struttura mentale resiste alla suggestione
  • Molteplici proliferazioni ed influenza su molte rappresentazioni vicine

Nel tempo, Piaget modifica il colloquio proponendo stimoli che non permettessero risposte troppo aperte:

  • Proposta di due storie e richiesta al bambino di scegliere, etc.
  • O situazioni con presenza di materiale concreto, manipolato dallo sperimentatore e/o dal bambino

La caratteristica del metodo critico è quindi cercare di evitare l’intervista rigida uguale per tutti, ma capire invece se il bambino ha capito le consegne, se è motivato a rispondere e i tipi di ragionamento fatti.

Capitolo 4 – Lo sviluppo percettivo

Problemi metodologici nello studio dello sviluppo percettivo nei primi mesi di vita

Metodologie per ricavare informazioni dai pochi indici comportamentali del neonato, come movimenti degli occhi, di mani e piedi, del succhiare, ecc.

Diverse modalità sperimentali per studiare le componenti percettive dei neonati, tra queste:

  • Fantz, con la camera di osservazione, che permette al bambino sdraiato di osservare oggetti posti sopra di lui, e allo sperimentatore di constatare gli oggetti osservati dal bambino, valutando l’effettiva preferenza differenziale per gli oggetti proposti, e deducendo quindi l’effettiva capacità di discriminazione percettiva del bambino di luminosità, forma, grandezza, distanza, ecc.
  • Bower ha invece usato la tecnica del condizionamento, insegnando a bambini di 6-8 settimane a girare il capo ogni volta che vedevano la foto di un cubo di 28 cm di lato posto a 1 metro di distanza, e avvenuto il condizionamento verificando se reagivano alla costanza di grandezza (cioè stesso cubo posto a distanza diversa, come effettivamente risultò) oppure a uguaglianza retinica (cubo più grande a distanza maggiore)

La percezione visiva

Alla nascita il neonato mette a fuoco oggetti tra i 10 e i 75 cm, entro i 6 mesi completa lo sviluppo visivo (immaturità iniziale delle reti neurali del cervello).

  • Luminosità: fin dai primi giorni inoltre usa il riflesso pupillare per regolare la quantità di luce in ingresso ed è in grado di orientare lo sguardo verso una fonte luminosa
  • Colore e movimento: è in grado di seguire una macchia colorata che si muove su uno sfondo di uguale luminosità (quindi a pari intensità di grigio), indicando quindi capacità di distinguere colore e movimento
  • Forma: notevole capacità di discriminazione delle forme (es. strisce orizzontali vs cerchi, coerenza viso)
  • Costanza di grandezza e distanza: già con i primi esperimenti di Bower, poi ancora si dimostra capacità percettiva di costanza di grandezza e distanza, ad es. verificando la sua reazione ad oggetti grandi ma fermi a 1 metro da lui, vs oggetti piccoli ma in avvicinamento fino a 30 cm dal suo volto (quindi reazione alla distanza e non all’immagine retinica)
  • Tridimensionalità: che pure consente di valutare correttamente la distanza di un oggetto
  • Precipizio visivo: ulteriore esperimento che conferma la percezione dell’infante della profondità
  • Volto umano: stimolo particolarmente privilegiato, in quanto simmetrico, complesso, luminoso e polisensoriale, in quanto visivo, tattile, termico, uditivo

La percezione uditiva, gustativa, olfattiva, superficiale e cinestesica nei primi mesi di vita

Già 2 o 3 mesi prima della nascita c’è una certa percezione uditiva, infatti i neonati fin da subito sono in grado di riconoscere la voce materna (esperimento con misura della velocità della suzione).

  • Percezione uditiva: con la rotazione della testa mostrano capacità di localizzare provenienza del suono, e completamento della capacità uditiva nei primi sei mesi anche rispetto ai suoni a bassa frequenza
  • Gusto e olfatto: capacità di distinguere dolce, acido, amaro, e capacità di distinguere l’odore del latte materno da altro latte
  • Sensibilità cinestetica: pure ben sviluppata, indicata da predisposizione a succhiare a seconda della posizione verticale o orizzontale in cui viene posto, mentre le reazioni a situazioni di disequilibrio sono meno sviluppate

Il sincretismo percettivo infantile

Col passare del tempo la percezione del bambino è sempre più mediata dallo sviluppo intellettuale e linguistico (analisi percettiva) con differenze riconducibili a memoria, intelligenza, linguaggio ecc.

Due esperimenti:

  • Heiss e Sander: a soggetti tra i 3 e 19 anni si chiede di sostituire un oggetto tratteggiato inserito in una struttura con altro uguale ma di colore diverso da scegliere tra due insiemi di oggetti (uno organizzato e uno non organizzato), evidenza di maggiore facilità a scegliere tra l’insieme non-organizzato, perché l’insieme organizzato è vissuto come percettivamente forte, cioè fortemente unitario
  • Volkelt e Schwarz: propongono a bambini tra i 3 e i 6 anni figure modello e poi invitano a scegliere tra un insieme di figure non corrette quella più simile al modello, evidenza che i bambini scelgono più facilmente le figure che evidenziano le qualità vistose rispetto a quelle che mantengono le proprietà formali

Quindi i vari esperimenti dimostrano che il bambino ha una percezione sincretica della realtà:

  • Sincretismo: fenomeno per cui la percezione della struttura di insieme ostacola l’enucleazione delle singole parti, e per cui il tutto resiste alla scomposizione a cui lo si vorrebbe sottoporre

Capitolo 5 – Lo sviluppo della memoria

Lo sviluppo della memoria nei primi anni di vita

In fase prenatale si dimostra che esiste già apprendimento e memorizzazione ancora prima della nascita. Nei primi 2 mesi di vita c’è certamente una qualche forma di memorizzazione. E i registri sensoriali sembrano privi di significative differenze tra bambini e adulti. Tra i 4 e i 7 mesi è un periodo cruciale per lo sviluppo della memoria, infatti a 7-8 mesi comincia a differenziare le persone note dalle altre sulla base delle tracce uditive e visive. Tra i 10-12 mesi si compiono i primi atti di intelligenza con intenzionalità, cioè coordinamento tra mezzi e fini. Ciò è reso possi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruggero_1973 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Vianello Renzo.
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