La ricerca del significato - Bruner
Cap. 1 – Lo studio corretto dell’uomo
Il primo concetto che Bruner utilizza per spiegare la sua opera è quello di "rivoluzione cognitiva", dove quest’ultima si proponeva di riportare l’uomo all’interno del dominio delle scienze umane. Secondo Bruner e colleghi, la rivoluzione cognitiva fu un estremo tentativo di definire il significato come il concetto centrale della psicologia, e non stimoli e risposte, o il comportamento osservabile. La rivoluzione cognitiva si proponeva di scoprire e descrivere in modo formale i significati che gli esseri umani creano in base ai loro contatti col mondo e in seguito di formulare ipotesi sui processi di costruzione di significato. La rivoluzione prendeva in considerazione le attività simboliche che gli esseri umani utilizzano per costruire e attribuire un senso a sé stessi e al mondo.
Jerome Bruner ritiene che una scienza della mente debba proporsi l’obiettivo di scoprire e di descrivere i significati che gli esseri umani costruiscono nel loro contatto con il mondo e di individuare i processi attraverso i quali tali significati sono creati e condivisi all’interno di una comunità.
Cap. 2 – La psicologia popolare come strumento della cultura
Nella sua opera "La ricerca del significato", Bruner introduce il concetto di "psicologia popolare" o anche "senso comune", intendendola come quel sistema di credenze, valori, atteggiamenti che debba essere oggetto di interesse e quindi di studio per la ricerca psicologica e per la psicologia in genere. Essa è funzionale al mantenimento della coesione tra i membri di una cultura e fornisce possibili modelli di vita.
La "Psicologia popolare" diviene "psicologia culturale" in quanto inserita in un particolare contesto storico-culturale dal quale non può prescindere. Bruner presuppone che alla base dell'azione umana e perciò della sua intenzionalità ci siano aspetti di origine strettamente culturale. Per l’autore, la cultura rappresenta quel prodotto della storia che modella la mente umana costituendo sia il mondo a cui adattarsi sia l’insieme degli strumenti per farlo.
La cultura, pur essendo un prodotto dell’uomo, è allo stesso tempo ciò che rende possibile l’attività della mente umana. Nell’ottica del culturalismo, la mente non potrebbe esistere senza la cultura, in quanto ciò che differenzia l’uomo dalle specie inferiori è proprio un modo di vivere in cui la realtà è costruita e rappresentata attraverso un sistema simbolico condiviso dai membri di una comunità culturale e conservato e tramandato alle generazioni successive, al fine del mantenimento dell’identità e dello stile di vita tipici di quella cultura.
La cultura, perciò, impone modelli che fanno parte dei suoi sistemi simbolici: tra questi le modalità linguistiche e di discorso e le forme di spiegazione logica e narrativa. Di conseguenza, i significati condivisi all'interno di una stessa cultura indirizzano le azioni umane individuali e le danno un senso. L’espressione individuale della cultura è legata al fare significato; nonostante i significati, tuttavia, siano nella mente dell’individuo, essi hanno origine e rilevanza all’interno del sistema culturale in cui sono stati creati e per tale ragione sono negoziabili e comunicabili.
L’esperienza e l’azione umana sono modellate dalle credenze, dai desideri, dai sentimenti, dalle motivazioni dell’individuo (definiti stati psicologici intenzionali) e questi ultimi acquistano significato solo se considerati in rapporto ai contesti delle interazioni sociali e degli eventi della vita quotidiana.
Cap. 3 - Psicologia popolare e narrazione
Uno dei presupposti della psicologia popolare è che la gente abbia credenze e desideri caratterizzati da una certa coerenza. Essa non consiste in un insieme di proposizioni logiche ma di un esercizio di narrativa e narrazione ed ha come oggetto degli individui che agiscono sulla base delle loro credenze e dei loro desideri, che sono volti al conseguimento di particolari fini e che incontrano difficoltà ed ostacoli risolvibili o insormontabili, il tutto nell’arco di un certo intervallo di tempo.
Il narrare diviene una sorta di "giustificazione": la nostra capacità di raccontare e quindi di costruire una storia, permette di dare un senso, un significato ad un comportamento, ad un evento. Noi perciò strutturiamo la nostra esperienza attraverso la narrazione che a sua volta, permette il ricordo dell'esperienza. Perciò, narrazione come costruzione della nostra esperienza, come veicolo per il ricordo e per la gestione dei conflitti.
Interessante è la definizione di Bruner (1993) per il quale la narrazione è...
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