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Riassunto esame Metodi e Tecniche in ambito costruttivista, prof Faccio, libro consigliato La ricerca di significato, Bruner

Riassunto per l'esame di Metodi e tecniche in ambito costruttivsta e interazionista
e del prof. Faccio, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La ricerca di significato, Bruner. Scarica il file in PDF!

Esame di Metodi e tecniche in ambito costruttivista e interazionista docente Prof. E. Faccio

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Ruolo delle narrazioni della psicologia popolare. Due sono gli aspetti che interessano l'autore:

Strutturazione (riduzione di schemi) Regolazione dell'affetto

La strutturazione fornisce uno strumento per costruire un L'esperienza all'interno del mondo sociale, come i ricordi,

mondo, caratterizzarne il flusso, suddividere gli eventi al suo sono strutturati sia a causa delle concezioni interiorizzate ed

interno. La forma tipica di strutturazione dell'esperienza è espresse in forma narrativa dalla psicologia popolare sia a

narrativa. Ciò che non viene strutturato in forma narrativa non causa delle istituzioni radicate storicamente che una cultura

viene ricordato. La strutturazione fa proseguire l'esperienza elabora per supportare e rafforzare tali concezioni. La struttura

nella memoria. In cui viene modificata per conformarsi alle del nostro lessi può non obbligarci a codificare gli eventi

nostre rappresentazioni del mondo sociale, se questo non è umani in un modo particolare ma ci predispone a essere

possibile finisce con l'essere dimenticata o ricordata per la sua culturalmente canonici.

eccezionalità. Questo è un processo comune che è stato fatto Gli schemi di memoria cadono sotto il controllo di un

apparire come individuale e ridotto alla permanenza di tracce atteggiamento emotivo. Qualunque tendenza conflittuale che

e schemi nel cervello. . La strutturazione è sociale e possa disgregare l'equilibrio dell'individuo o minacciare la vita

finalizzata alla condivisione del ricordo nell'ambito di una sociale è destabilizzante per l'organizzazione della memoria. È

cultura,. Ogni gruppo sociale è organizzato e tenuto insieme come se l'unità dell'affetto (non conflitto) fosse una

da tendenze psicologiche specifiche che assicura al gruppo condizione per la schematizzazione economica della memoria.

direttrici per i rapporti con le circostanze esterne. La direttrice Quando ricordiamo qualcosa ricordiamo anzitutto uno stato

impianta le caratteristiche tipiche della cultura del gruppo, ciò emotivo, un atteggiamento carico di valenze. La rievocazione

determina immediatamente ciò che l'individuo osserva nel suo consiste in una costruzione che attinge ampiamente da questo

ambiente e quali aspetti della sua vita collega a tale risposta. atteggiamento. L'effetto generale è giustificare l'atteggiamento

stesso. Ricordare serve a giustificare le emozioni.

La rieovocazione del passato ha anche una funzione dialogica. L'interlocutore esercita pressione sottile e continua. Nelle nostre

ricostruzioni della memoria creiamo una condizione metereologica simpatetica sia per noi stessi sia per i nostri interlocutori.

Narrazione: modo di usare il linguaggio

La narrazione è anche un modo per usare il linguaggio. La sua efficacia sembra dipendere dalla sua letterarietà. La narrazione

deve essere concreta, elevarsi al particolare. Acquisite le sue particolarità la narrazione può tradurle i suoi agenti, azioni, scene,

scopi e strumenti, nonché problemi in simboli. La proprietà evidente di tali emblemi, che li distingue dalle proposizioni logiche

è che essi resistono alle procedure logiche, significano qualcosa e per questo devono essere interpretati.

La nostra interpretazione e il giudizio sono e restano di tipo normativo. Non si può proporre interpretazione senza assumere una

posizione morale o un atteggiamento retorico. È impossibile interpretare univocamente i racconti di due gruppi contrapposti.

Interpretiamo le storie in base alla verosomiglianza e aderenza alla verità, più precisamente, in base alla loro aderenza alla

vita. I significati interpretativi si rivelano metaforici, allusivi, sensibili al contesto. Essi costituiscono le fondamenta della

cultura e della sua psicologia popolare.

Sotto la spinta di teorici dell'atto linguistico come Austin e Wittgenstein, gli studiosi della mente hanno concentrato i loro sforzi

sul tentativo di riportare il contesto comunicativo all'interno della trattazione del concetto di significato.

L'interiorizzazione dipende dalle convenzioni che intercorrono tra ascoltatore e parlante, finalizzate alla comunicazione di

diversi significati. Questi significati spesso non si limitano a questioni di riferimento e di verità. Le espressioni verbali, ad

esempio, contengono intenzioni e non semplici funzioni referenziali: richieste, promesse, ammonimenti, funzioni culturali

rituali ecc. tali convenzioni condivise sono condizioni di appropriatezza e non di verità. Le condizioni di appropriatezza sono

condizioni per cui le differenze di significato possono essere risolte invocando circostanze attenuanti che tengano conto di

interpretazioni diverse della realtà. Introducendo concetti quali le condizioni di appropriatezza e precetti il linguaggio

diviene linguaggio sistuazionale e non testo privo di segno.

Nel linguaggio situazionale il significato diventa culturale e convenzionale. Diviene centrale anche il principio di

attribuzione del significato.

Il concetto di significato così itneso (fondato su una base di principi) ha ricollegato l'insieme delle convenzioni linguistiche con

le rtame delle convenzioni che costituiscono la cultura.

Come nella lettura quando si cerca di comprendere i fenomeni culturali non si analizza ogni evento singolarmente ma lo si

prende in considerazione immettendolo in strutture più ampie (come con le frasi), rintracciando dunque una trama, uno schema,

un contesto interpretativo che si struttura in componenti che vengono contenute.

“saremo in grado di interpretare i significati solo se riusciamo a specificare la struttura e la coerenza dei contesti più ampi nei

quali vengono creati e trasmessi significati specifici.”(p. 72).

Capitolo 3: L'accesso al significato

Il metodo che consiste nel proporre e riproporre una negoziazione sui significati con la mediazione dell'interpretazione narrativa

è uno dei grandi risultati dello sviluppo umano (p.73).

Questo metodo viene arricchito dalle risorse narrative capitalizzate dalla comunità. Dal punto di vista filogenetico il metodo è

inquadrato nell'evoluzione dato che nei primati superiori si è sviluppata una capacità cognitva tale per cui era possibile

riconoscere le credenze e i desideri degli appartenenti alla propria specie. Questo venne poi formalizzato nella cosiddetta

TEORIA DELLA MENTE.

L'essere umano già in tenera età sfrutta le potenzialità della narrazione. Individua ciò che è culturalmente canonico e tiene conto

delle deviazioni che vengono poi incorporate nella narrazione. Questa capacità viene acquisita attraverso la pratica sociale che

conferisce stabilità alla vita sociale del bambino.

Biologia del significato: com'è possibile parlare di biologia di significato se il significato stesso è un fenomeno mediato

culturalmente? È necessario sottolineare che entrare nel significato significa imparare ad assegnare un senso a cogliere i

significati stessi. Il bambino è in grado di farlo grazie alla biologia del significato.

Il significato non dipende solo dal segno e dal referente ma anche da una persona che interpreti il significato stesso. Pierce

distingue tra:

icona → rapporto di rassomiglianza col referente

• indice → relazione contingente con il referente

• simbolo → dipende da un sistema di segni per cui il rapporto tra segno e referente è arbitrario.

Il significato simbolico dipende in qualche modo cruciale dalla capacità umana di interiorizzare il linguaggio e usare il suo

sistema di segni come un interpretante nella relazione rappresentativa. La biologia del significato si riferisce ad un sistema

protolinguistico.

Chomsky aveva ipotizzato un meccanismo innato per l'acquisizione di linguaggio. Le sua teoria ebbe l'effetto di risvegliare gli

studiosi dal sonnecchiante empirismo che aveva dominato la speculazione sull'acquisizione del linguaggio.

La letteratura della ricerca che ne è derivata ha portato a 3 punti chiave a proposito del processo di acquisizione infantile:

1) l'acquisizione del linguaggio richiede assistenza e interazione con chi si prende cura del bambino. Il linguaggio viene

acquisito non da passivi spettatori ma attraverso l'uso che se ne fa. L'esposizione al flusso linguistico non è così importante

quanto il suo utilizzo. Il bambino infatti impara non solo cosa dire ma anche come, dove, quando e a chi (in quali circostanze).

2) certe funzioni o intenzioni comunicative sono già evidenti prima che il bambino padroneggi il linguaggio formale.

L'indicare, qualificare, fare richieste e trarre in inganno sono proprie del bambino prelinguistico

3) in sintesi dei primi due punti → l'acquisizione della prima lingua dipende dal contesto, progredisce di più quando il bambino

afferra in modo prelinguistico il significato dell'argomento di cui si sta trattanto.

La domanda principale è: come fa il bambino ad afferrare il senso di situazioni in modo da padroneggiare il lessico e la

grammatica che si adattano a quelle situazioni?

La teoria proposta da B si discosta da quella di Chomsky, si concentra quasi esclusivamente sulla funzione dell'atto di

comprensione del conteso. Le regole sintattiche possono essere apprese solo in modo strumentale, come strumenti per

eseguire funzioni e obiettivi di importanza operativa primaria.

La questione di come entriamo nel linguaggio deve tener conto di un insieme di attitudini prelinguistiche al significato.

Le classi di significato sono rappresentazioni protolinguistiche del mondo, la piena realizzazione di queste dipende dall

linguaggio come strumento culturale. Ciò non contrasta con l'esistenza di un bioprogramma che permette di cogliere strutture

sintattiche. Se esiste tale bioprogramma la sua attivazione dipende dalla presenza di appropriati modelli nell'ambiente

linguistico del bambino, da sensibilità al contesto (come attitudine culturale al significato).

Il padroneggiamento iniziale di un linguiaggio può risultare solo dalla partecipazione al linguaggio stesso come strumento di

comunicazione. L'attitudine prelinguistica è una forma di rappresentazione mentale. Malleabile, innata, che viene attivata

dalle azioni ed espressioni degli altri e certi contesti sociali di base in cui le persone interagiscono. Quindi possiamo sostenere

che per B. veniamo al mondo in possesso di una forma primitiva di psicologia popolare.

Nei primati superiori sembra che, per la selezione evolutiva, ci sia il criterio della sensibilità alle esigenze della vita in gruppo.

(p. 79)

La letteratura sulla teoria della mente ha portato a un dibattito che verte sulla domanda:

Prima dei 4 anni, i bambini possiedono la teoria della mente?

Prima dei 4 anni sembra che i bambini non siano in grado di attribuire azioni appropriate in base a false credenze di altri.

Eppure bambini di 2-3 anni sanno nascondere informazioni importanti alle persone che cercano qualcosa o inventare

informazioni false per allontanarle da un “tesoro nascosto”. I bambini di 4-6 anni hanno teorie della mente più mature che si

riferiscono a pensieri, desideri di altri non in contatto con loro. Non è possibile interagire con altri senza una qualche teoria

della mente, anche di tipo protolinguistico. Attraverso l'interazione il bambino riesce a padroneggiare forme prelinguistiche

appropriate. Ciò non si traduce nella credenza che le forme linguistiche derivino direttamente dalle pratiche prelinguistiche. È

impossibile stabilire continuità formale tra forma linguistica preverbale e una successiva forma equivalente funzionalmente.

Le 2 forme (ad esempio gesto e forma linguistica grammaticale) soddisfano la stessa funzione (es. richiesta con mano tesa e

inversione verbo soggetto in inglese).

L'ordine di acquisizione delle forme grammaticali non per forza riflette una priorità alla necessità comunicativa del bambini.

Le frasi non sono unità naturali della comunicazione, le forme naturali sono le unità del discorso che hanno funzione

pragmatica e matetica.

Funzione pragmatica: comporta l'indurre l'altro ad agire al nostro posto.

Funzione matetica: chiarisce le proprie idee riguardo il mondo.

Entrambe le funzioni utilizzano le frasi ma non sono limitate da queste.

La narrazione, come già sostenuto, è una delle forme di discorso più diffuse e potenti. La struttura narrativa è insita nella

prassi interattiva sociale.

Quindi ciò che determina l'ordine di acquisizione delle forme grammaticali è la spinta a costruire la narrazione. La narrazione

richiede 4 componenti grammaticali fondamentali:

agentività

– ordine sequenziale

– sensibilità senso canonico

– prospettiva del narratore

L'ordine di acquisizione delle forme grammaticali riflette, per Bruner, questi 4 requisiti.

Il bambino ha interesse linguistico per l'azione umana e i suoi risultati, in particolar modo per l'interazione umana. I rapporti

agente-azione, azione-soggetto, agente-oggetto, azione-luogodell'azione e possessore-possesso, sono le componenti

principali delle relazioni semantiche che appaiono nel primo stadio del linguaggio.

1° requisito → il bambino è sensibile agli scopi e al loro conseguimento. Gli altri individui e le loro azioni sono nell'interesse

del bambino

2° requisito → precoce attitudine a rilevare ciò che è insolito e non rilevare ciò che è usuale. Si concentra a elaborare le

informazioni riguardo l'insolito. Ciò rende possibile l'abituazione. L'atto stesso del parlare è insolito rispetto all'usuale.

3° requisito → rendere lineare. SVO (soggetto, verbo oggetto) → le forma dell'SVO sono le prime ad essere padroneggiate.

4° requisito → prospettiva: prodotto dall'espressione degli affetti.

Queste 4 caratteristiche operano per prime nello sviluppo del bambino e forniscono i primi strumenti narrativi. Hanno alta

priorità data la spinta a organizzare l'esperienza in modo narrativo.

Le proposizioni logiche vengono comprese più facilmente quando sono inserite in una storia. Le parti della storia non sono

temi ma funzioni.

L'ipotesi di Bruner: oltre a possedere una predisposizione innata per l'organizzazione narrativa, la cultura fornisce nuove

capacità di narrazione fin da subito e mette a disposizione strumenti e tradizioni del raccontare e interpretare. Anche se i

bambini di 4 anni non sanno molto sulla loro cultura distinguono ciò che è canonico da ciò che non lo è, elaborano storie che

rendono conto di ciò che si discosta dai canoni. Vi è onnipresenza della narrazione nel mondo dei bambini a sottolineare

l'importanza funzionale nell'introdurre i bambini alla cultura.

Dunn: la competenza sociale → questa comincia come prassi in contesti particolari di cui il bambino è protagonista. Il

bambino recita nella commedia familiare quotidiana prima che ve ne sia l'esigenza (giustificazioni, scuse, narrazione).

Il bambino è linguisticamente sensibile a tali obiettivi.

I racconti e i resoconti sono formulati attraverso i 5 elementi di Brurke:

azione

– agente

– scopo

– strumento

– scena

I resoconti narrativi solitamente non sono naturali, hanno scopi relativi e intenzioni illocutorie. Perdono il carattere

prettamente espositivo e mirano a rendere la situazione o in contrapposizione o favorevole ad un'interpretazione particolare.

Dunn → considera tutto ciò un riflesso della politica familiare. Il bambino ha desideri propri ma dato che dipende

affettivamente dalla famiglia questi desideri, spesso in conflitto con quelli dei familiari, vengono ridimensionati, si cerca un

equilibrio. Il bambino impara presto che l'azione non è sufficiente per raggiungere questo scopo, è necessario saper raccontare

la storia giusta che mette in relazione la sua versione con quella canonica.

Conoscere la struttura generativa della narrazione permette ai bambini di costruire locuzioni che soddisfano un grande spettro di

interazioni illocutorie. Questo insieme di abilità conferisce la prima facoltà di empatia.

Dunque, la comprensione della commedia familiare quotidiana avviene in forma di prassi. Narrare in modo da essere

convincenti richiede padronanza del linguaggio ma anche delle forme canoniche.

Perché parliamo da soli?

Dewey → ipotizza che il linguaggio fornisca un modo di selezionare i pensieri sul mondo. Possiamo parlare per ricevere una

struttura globale che comprenda le cose che abbiamo fatto, sentito o quelle in cui crediamo.

L'espressione lessico-grammaticale dei bambini migliora progressivamente nel corso dei primi anni di vita. Per questo siamo

portati a ritenere che l'acquisizione del linguaggio sia autonoma. Sembra che non necessiti di supporti particolari da parte

dell'ambente ma solo dello sviluppo del bioprogramma. L'acquisizione del significato richede l'uso di una grammatica e lessico

ma la ricerca di significato può non richiederlo. Nella linguistica evolutiva diciamo: la funzione precede la forma. Ci sono

forme gestuali per esprimere richieste e per indicare oggetti prima che esista il discorso lessicale-grammaticale per esprimere

queste funzioni.

Labov: indagando la struttura narrativa afferma che il significato di ciò che è accaduto è determinato dall'ordine e dalla forma

della sua sequenza. Il motore dello sforzo linguistico è un bisogno di rendere giusta la storia. Il linguaggio aiuta ma non

costringe a parlare e pensare in un dato modo. La parte narrativa nei bambini fa riferimento alla canonicità e non alla

eccezionalità. La canonicità che si impone sugli eventi costituisce ancora una preoccupazione. A 3 anni la bambina presa in

esame da B, Emily, padroneggia forme per gestire sequenza, canonicità e prospettiva. E usava ciò per esprimere in forma

narrativa la sua esperienza.

La posizione di B, come egli stesso ammette, è interpretativa. Il presupposto fondamentale è che la comunità culturale non

sia costituita da credenze condivise sulle caratteristiche degli individui e del mondo, di come dovrebbero essere valutate le cose.

Deve sussistere una sorta di consenso generale perché sia assicurata la realizzazione della civiltà.

È inevitabile che gli esseri umani siano vittima di conflitti di interesse ma ciò che è affascinante è capire il fenomeno circa la

neutralizzazione, dimenticanza o giustificazione di tali conflitti. Negli esseri umani, dotati di narrazione, la forma di

mantenimento della pace è la capacità di presentare, drammatizzare e spiegare le circostanze attenuanti che eleggiamo nei

punti di possibile conflitto all'interno della quotidianità della vita. Obiettivo di queste narrazioni è spiegare e non legittimare o

giustificare. Le spiegazioni spesso pongono il narratore nella luce migliore. La forma narrativa rende l'evento comprensibile

anche se ciò che presenta è poco apprezzabile. Essere inseriti in una cultura viva significa essere legati a una serie di storie che

stabiliscono relazioni anche se non rappresentano l'uomo generale. Quando in una cultura c'è un fenomeno di rottura

normalmente si fa risalire a parecchie cause.

Battaglia degli stili di vita: esacerbata dal conflitto intergenerazionale

Superspecializzazione della narrazione: le storie vengono fortemente motivate in modo ideologico e finalizzato ai propri

interessi

Crisi dovuta all'impoverimento delle risorse narrative.

La capacità di tradurre in narrazione l'esperienza è uno strumento di creazione di significato dominante gran parte della vita

culturale. Il senso della norma trae forza dalla narrazione così come il senso dell'infrazione e dell'eccezione.

4 Capitolo: l'autobiografia e il sé

La psicologia culturale applicata al sé: la psicologia culturale getta luce su questo argomento. Alcuni problemi teorici legati al

sé possono essere attribuiti all'essenzialismo con cui si è tentato di chiarirlo. Dato che veniva concepito come essenza o

sostanza si è pensato di usare il metodo dell'introspezione ma questa è soggetta alle modalità di selettività e costruzione come

la memoria, proprio come questa, quindi, è soggetta a una schematizzazione top-down.

In alternativa all'idea di sé osservabile ci fu l'idea di sé concettuale: un sé come concetto creato attraverso la riflessione.

Ma come si stabilisce il concetto di sé? È un costrutto vero? È il riflesso del sé reale?

Le questioni ontologiche sul sé furono sostitute da problemi più interessanti, tentativi di rispondere a domande come:

Con quali processi e in riferimento a quali esperienze gli esseri umani formano il loro proprio concetto di sé?

Quali generi di sé vengono formulati?

Il sé comprende un sé ampliato?

Ognuno di noi è un insieme di sé possibili?

Parallelamente nasce l'antirealismo nella fisica moderna, il prospettivismo scettico nella filosofia, il costruttivismo nelle scienze

sociali e più in generale il cambiamento paradigmatico nella storia delle idee.

Progressivamente esce di scena la metafisica e l'epistemologia divenne la sua controparte. Il sé essenziale si arrese al sé

concettuale. Il sé diviene in quanto relazione transazionale tra un parlante e un altro generalizzato, dialogo-dipendente. Viene

concepito come destinatario del discorso e per scopi intrapsichici. In psicologia inizialmente il sé veniva definito dai test atti a

misurarlo. Per poter meglio parlare del sé narrativo è necessario affrontare un argomento altrettanto centrale in psicologia:

l'apprendimento.

APPRENDIMENTO:

1) apprendimento animale → diverse teorie hanno costruito modelli del processo di apprendimento inventando

procedure adeguate e pronte a soddisfare le esigenze del lavoro. Tra le tante ricordiamo quella di Hull (potenziamento

delle reazioni agli stimoli), Tolman (mappa cognitiva), Krechevsky (rinforzo come conferma delle ipotesi).

2) La teoria dell'apprendimento svanisce

3) Emergono 2 movimenti storici: rivoluzione cognitiva, transazionalismo

- Rivoluzione cognitiva: l'apprendimento viene visto come acquisizione di conoscenze

- Transazionalismo: le azioni umane non possono essere completamente comprese dall'interno in riferimento a

disposizioni intrapsichiche. Era necessario far attenzione alla situazione. Le realtà costruite sono realtà sociali,

negoziate con altri e distribuite.

4) La conoscenza di una persona non ha sede solo nella sua mente a anche all'esterno.

Perkins → conoscere qualcosa è un'azione situata e distribuita.

5) Perdere di vista ciò significa perdere di vista la natura culturale della conoscenza e del processo di acquisizione della

conoscenza.

6) In psicologia il sé può essere concepito come distribuito?

In antropologia esisteva già una concezione del sé distribuito. La storia e l'antropologia avevano avuto l'obiettivo di

localizzare il sé in una situazione storico-culturale. I filosofi sociali contemporanei pensavano al sé come una

costruzione che si muove dall'esterno (cultura) all'interno (mente).

La nuova concezione sorse inizialmente come protesta all'oggettivismo dello studio della personalità. Gergen fu uno

dei primi psicologi sociali a intuire come la psicologia sociale potesse essere rivoluzionata dall'adozione di una

concezione interpretativa, costruttivista e distributiva dei fenomeni psicologici. L'autore proponeva di mostrare come

l'autostima e il concetto di sé variassero in reazione al tipo di persone con cui si stava. Gergen propone l'esistenza di

due concetti generali, principi universali su come l'uomo si orienta nei confronti della cultura e del passato:

1= riflessività

2= immaginare alternative

I) né il passato né il presente rimangano immutabili alla riflessività.

II) Incredibile capacità di concepire altri modi di essere, agire e lottare.

I tentativi di comprendere la natura del sé e la sua origine sono simili agli sfrozi interpetativi dello storico o

dell'antropologo. Gergen era interessato inizialmente alle regole attraverso cui l'uomo costruisce e negozia le realtà

sociali. La sua era una visione del sé che risentiva ancora del razionalismo tipico della prima rivoluzione cognitiva.

7) Tra gli anni '70 e '80 emerge l'idea di un sé narratore. Un sé che narra storie in cui la descrizione del sé fa parte della

storia. Ne consegue che la narrazione diviene la protagonista assoluta.

8) Secondo Polonoff il sé di un'esistenza è un prodotto della nostra narrazione e non l referente stabile ma nascosto di

questa narrazione. Lo scopo di un'autonarrazione non era accordarsi a qualche realtà nascosta ma raggiungere una

coerenza, verosomiglianza e adeguatezza interna ed esterna.

→ Schafer assume una posizione più radicale sostenendo che per tutta la vita non facciamo altro che raccontare noi stessi. È

la storia che c'è un sé a cui raccontare qualcosa, qualcun altro che funga da pubblco che è se stessi o il proprio sé.

Il sé è un raccontatore, questo raccontare varia a seconda delle occasioni e delle persone.

La nostra narrazione diventa doppiamente narrativa la sfida per l'analista e per l'analizzato è comprendere e riformulare la

storia, le origini, i significati e le difficoltà in vista di una possibilità di concezione del cambiamento. L'analista e l'analizzato si

concentrano sia sul contenuto sia sulla forma della narrazione. L'opacità della narrazione sono considerati importanti quanto ll

contenuto o comunque inseparabili da esso. Il sé analizzato diviene narratore con un proprio stile. L'analista è complice nel

processo di costruzione e si genera un sé distributivo.

Il sé rimane avviluppato nella rete costituita dagli altri. Questa concezione distributiva del sé diviene quella predominante

fra i costruzionisti sociali e i sociologi interpretativi.

La svolta narrativa ha effetti sorprendenti: contribuisce allo sforzo di rifiuto della concezione occidentale del sé come entità

razionale e strategica dotata di una qualche universalità.

Assunto il punto di vista narrativo ci si chiede perché una storia e non un altra?

La scoperta che la gente rende in forma narrativa la propria esperienza del mondo e del proprio ruolo nel mondo ha portato ad

una nuova concezione dello strumento dell'intervista.

Nel ruolo di intervistatori interrompiamo normalmente gli interlocutori quando iniziano a raccontare le loro storie e lo

codifichiamo.

Polkinghorne a proposito del concetto di Sé osserva che gli strumenti sono in genere quelli della ricerca tradizionale pensati

per la definizione di oggetti. L'identità personale e il concetto di sé vengono acquisiti tramite l'uso della struttura narrativa e la

concezione della nostra esistenza come un unico insieme è ompiuta per mezzo della comprensione della nostra vita come


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AUTORE

ManuPind

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Metodi e tecniche in ambito costruttivista e interazionista
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ManuPind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche in ambito costruttivista e interazionista e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Faccio Elena.

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