MARINELLA SCLAVI – ARTE DI ASCOLTARE E MONDI POSSIBILI
1° CAPITOLO: L’ASCOLTO ATTIVO
LE 7 REGOLE DELL’ARTE DI ASCOLTARE
1)Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della
ricerca.
2)Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi
cambiare punto di vista.
3)Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di
aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4)Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio.
Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5)Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono
quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e
irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
6)Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione
interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la
gestione creativa dei conflitti.
7)Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando
hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
COME SI ESCE DALLE CORNICI DI CUI SIAMO PARTE (GIOCHI PROIBITI)
In particolar modo, tutti i concetti principali elaborati da Bateson come “cornici”,
“deuteroapprendimento” , “segnacontesto” , “doppio vincolo” ecc.. si riferiscono agli archi di
possibilità che diamo per scontati e dei quali non siamo consapevoli (i mondi possibili) entro i
quali i nostri comportamenti si iscrivono.
Da un punto di vista fenomenologico c è da dire che :
il CAMBIAMENTO di questi ARCHI di POSSIBILITA’ corrisponde a USCIRE DALLE
CORNICI DI CUI SIAMO PARTE e che sono parte di noi, del nostro modo di vedere e di
agire.
Quindi le “cornici” costituiscono il concetto di partenza del libro. Le premesse implicite (o Cornici)
si presentano come una serie fittissima di regole di comportamento acquisite con l’esperienza,
ormai accettate come ovvie e date per scontate e non più oggetto di riflessione. Sono cioè il
nostro modo inconsapevole di “strutturare l’esperienza”.
Per analizzare il loro funzionamento, la Sclavi si serve dell’esempio del gioco dei 9 punti: si tratta di
unire nove punti disposti a quadrato tracciando quattro segmenti di retta dando per scontato di
non staccare mai la penna dal foglio e questa è la premessa implicita . Il gioco non è risolvibile se
si resta all’interno della cornice costituita dai nove punti, che diamo per scontata; se invece
prolunghiamo uno dei segmenti di retta oltre i limiti del quadrato, uscendo dalla cornice, ecco che
il gioco diventa facilmente risolvibile: invece di tentare una soluzione diversa all’interno dello
stesso schema, abbiamo cambiato schema. (Quindi in poche parole, il gioco di per sé è risolvibile
quindi si può non staccare la mano dal foglio e fare 4 segmenti però bisogna uscire da quella
cornice di quadrato data dai punti e allungare le rette al di fuori dei punti).
Il quadrato rappresenta la “cornice” che diamo per scontata; di solito tentiamo di risolvere il
problema facendo varie prove all’interno di essa, senza uscire dal quadrato, operando cioè una
serie di cambiamenti1 (mosse diverse all’interno della stessa cornice). In questo caso, tuttavia, per
risolvere il problema è necessario attuare un cambiamento2: si tratta cioè di cercare una soluzione
non all’interno della cornice di nove punti, ma al di fuori di essa, prendendo in considerazione
tutto il foglio; il cambiamento2 è infatti un cambiamento di cornice. Possiamo dunque individuare
due possibili tipi di Cambiamento:
Cambiamenti/1: sono cambiamenti entro un campo, entro una cornice
Cambiamenti/2: sono i cambiamenti di campo, cioè della cornice, delle premesse
implicite vado fuori cornice
Quindi sostanzialmente, per risolvere il gioco bisognava cambiare le premesse. pertanto chi ha
risolto il gioco dei nove punti, non si è limitato a cambiare percorso, ma ha cambiato le Premesse
Implicite(cornici) .
Quindi : Si possono imparare nuove cose, acquisire nuove informazioni, avere diversi punti di vista
dentro un più generale modo di inquadrare le cose sia entro una certa cornice oppure si può
cambiare quel modo di inquadrarle e cambiare totalmente cornice . (Quel che vedi dipende dal
tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista” (regola
n. 2).
Quindi, MUOVERSI DENTRO UNA CORNICE O CAMBIARE CORNICE sono due processi
assolutamente differenti e comportano due diversi modi di rapportarsi a sé stessi ed al mondo.
Pertanto, “IMPARARE L’ARTE DI ASCOLTARE “ significa familiarizzarsi con questi due diversi modi
di rapportarsi a sé stessi ed al mondo ed in particolare con che cosa succede quando si passa
dall’uno all’altro (dal Cambiamento1 al Cambiamento2).
Quando invece si parla di premesse esplicite ci si riferisce ad una Gestalt (=forma)→ la psicologia
della gestalt ha mostrato che qualsiasi processo conoscitivo e qualsiasi attribuzione di senso
comporta una strutturazione di campo, cosa viene portato in primo piano e cosa viene lasciato
sullo sfondo. Rapporto figura/sfondo. Pertanto , Qualsiasi campo percettivo si differenzia in uno
sfondo ed una forma o figura.
Sul piano delle emozioni ha una forte valenza poiché quando tentiamo di uscire dal quadrato
proviamo ansia. non si può pensare bene senza l'apporto conoscitivo delle emozioni.
Mentre tentiamo di collegare tutti e nove i punti, l’eventualità di “uscire dal quadrato” provoca
ansia, disagio: è come se ci mancasse il terreno sotto i piedi: Questa ansia, questa particolare
emozione, possiamo interpretarla come un “segnale” che stiamo avvicinandoci ai confini di una
nostra Gestalt e cioè di una nostra CorniceIn questo senso le sensazioni di ansia e disagio che
avvertiamo, segnalandoci che ci stiamo avvicinando ai confini delle nostre Gestalt, ci aiutano ad
individuare ed a mettere a fuoco le Cornici all’interno delle quali “ci muoviamo” e delle quali
altrimenti resteremmo inconsapevoli.
L’eventualità di “uscire dal quadrato”, di violare la Gestalt ci provoca ansia e normalmente
reagiamo a questa ansia con un atteggiamento di chiusura, di irrigidimento, poiché abbiamo paura
di “rompere” le nostre certezze implicite, e tendiamo a reagire con un atteggiamento
difensivo/aggressivo, placando l’ansia attraverso giustificazioni razionali. Tuttavia, questo “senso
di ansia” dovrebbe essere associato non ad un atteggiamento difensivo-aggressivo, ma ad un
atteggiamento esplorativo, che può portare alla soluzione vera e propria.
IL GIOCO DELLA DOPPIA VISIONE (LA DOPPIA DESCRIZIONE E IL GIUDICE SAGGIO)
Una volta consapevoli che è necessario un cambiamento2, un passaggio da una cornice all’altra,
come possiamo attuarlo? La Sclavi introduce il concetto della BISOCIAZIONE come modo per
legare fra loro due cornici diverse. Un esempio può essere quello dell’italiano che parla inglese e
non viene compreso da un americano.
Nello sforzo di essere più chiaro, l’italiano marca le vocali, ma l’americano fa ancora più fatica a
comprenderlo; gli sforzi si ripetono da una parte e dall’altra, finché i due giungono alla conclusione
che è impossibile capirsi. Il concetto “essere più chiaro nella pronuncia” per gli italiani significa
infatti sottolineare le vocali, mentre gli inglesi sottolineano le consonanti. Dato che gli interlocutori
non conoscono la cornice linguistica dell’altro, ognuno si sforza in base alla propria, complicando
ulteriormente il problema. Per risolverlo è necessaria una bisociazione, cioè la comprensione del
fatto che un concetto (la chiarezza), può appartenere contemporaneamente a due sistemi di
significato diversi (“marcare le vocali” vs “marcare le consonanti”).
Per rendersi conto che nella situazione problematica operano cornici diverse, occorre focalizzarsi
sulle sensazioni di disagio che stiamo sperimentando, cioè “i segnali … che si presentano alla
coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti
con le proprie certezze” (regola n.5). In questo caso il segnale è dato dal fatto che l’italiano è
convinto di essere più chiaro, mentre l’interlocutore mostra di comprenderlo ancora meno di
prima.
L’italiano sente da un lato di essersi impegnato al massimo, e dall’altro può sentirsi imbranato,
incapace di esprimersi, oppure arrabbiato con l’inglese “che proprio non vuole capire”.
L’attenzione a questi segnali di disagio permette invece all’italiano di individuare l’aspetto che
viene inteso differentemente e di risalire alle diverse cornici di appartenenza attraverso una
bisociazione.
Pertanto, quando vi è una incomprensione tra due persone che parlano una lingua diversa e
provando e riprovando a ripetere le parole non se ne viene fuori, la SOLUZIONE è spostare
l'attenzione dai comportamenti alla dissonanza della matrice cognitiva (CORNICI) al cospetto
della quale bisogna cambiare le premesse implicite che guidano le mie azioni e pensieri.
Storia del giudice saggio :
Al giudice saggio furono portati due litiganti. Egli ascoltò molto attentamente le ragioni del primo
e commentò: “tu hai ragione”. Poi ascoltò il secondo e di nuovo commentò: “tu hai ragione.” A
questo punto un osservatore esclamò: “eccellenza, non possono avere ragione entrambi!!”. Il
giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi, serafico: “Hai ragione anche tu”.
Nella comunicazione interculturale del caso dell’ inglese e dell’italiano, molto spesso hanno
ragione entrambi gli interlocutori, e al tempo stesso “non possono aver ragione entrambi” perché
non si capiscono fra loro. Il riconoscerlo è un indice di saggezza.
Il senso comune ci dice che se tutti hanno ragione non si è più in grado di decidere niente, di chi
ha torto e di chi ha ragione e quindi si rimane bloccati → questo accade quando operiamo in
sistemi semplici entro i quali
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