Introduzione
Il linguaggio, in particolare il suo sviluppo, è un tema complesso per due motivi: la funzione in esame non è unitaria, ma è costituita da varie sottocomponenti (sistema fonologico e fonetico, lessicale, semantico) e lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da un’ampia variabilità interindividuale, tale da rendere arbitrario qualsiasi modello evolutivo. Tale tema è da sempre al centro di dibattiti in diversi ambiti disciplinari, sul piano descrittivo, ovvero relativamente al cosa si sviluppa, e sul piano dei principi esplicativi, ovvero sul come si sviluppa. Diversi studi hanno mostrato che le varie componenti del linguaggio sono in connessione l’una con l’altra; con il presente lavoro si analizza l’emergere del linguaggio nelle sue diverse componenti e in relazione al contesto di sviluppo del bambino e le metodologie di valutazione del primo linguaggio nei bambini (ancora non esiste omogeneità).
La comunicazione prelinguistica
Molti studi condotti negli ultimi 20 anni si sono focalizzati sullo sviluppo prelinguistico, in quanto precursore del successivo sviluppo linguistico. Innanzitutto il linguaggio può essere inteso come un sistema simbolico di comunicazione, ossia come un sistema in cui l’informazione che passa tra un emittente e un destinatario è codificata in modo simbolico; esso è composto dalla fonetica (suoni prodotti dalla voce umana), fonologia (funzione dei foni), semantica (il significato), lessico (insieme delle parole), grammatica (regole), pragmatica (elementi che rendono il linguaggio interpretabile).
Tutte queste aree sono state studiate in base a due principali prospettive:
- Prospettiva cognitivista-funzionalista (o interazionista): Esiste una continuità tra il dominio linguistico e altri domini (es. percettivo, cognitivo), lo sviluppo linguistico è il prodotto di capacità cognitive più generali, l’approccio di base di questa prospettiva è di tipo connessionista secondo cui le reti neurali vengono utilizzate come modello d’elaborazione dell’informazione;
- Prospettiva innatista-modularista (nata dall’incontro tra la linguistica generativa e la teoria modulare di Fodor): I processi linguistici fanno parte di un dominio innato, l’approccio di base è di tipo generativo secondo cui l’acquisizione del linguaggio è vista come un processo biologico
- Negli anni 90, è nata la prospettiva neurocostruttivista: Si ipotizza la presenza di una varietà di meccanismi innati, cosiddetti “rilevanti per dominio”, che diventano gradualmente dominio-specifici poiché utilizzati molto per l’elaborazione di una specifica categoria di input.
Il bambino nasce con un sistema nervoso che è predisposto a percepire le caratteristiche acustiche dei suoni linguistici e ad associarle con gli aspetti visivi tipici di quel suono; riescono anche a localizzare nello spazio gli stimoli acustici, riescono ad imitare le espressioni, iniziano poi a produrre comportamenti al fine di soddisfare i propri bisogni, ecc.
Oller ha individuato i seguenti stadi di sviluppo della capacità di produzione di suoni linguistici in periodo preverbale:
- La fonazione (0-1 mesi), i bambini producono “nuclei quasi risonanti”, chiamati così perché prodotti con vibrazione laringea;
- Secondo stadio caratterizzato da suoni gutturali (2-3 mesi);
- Stadio di prima articolazione (2-4 mesi), i bambini producono la fonazione normale, iniziano ad articolare mentre vocalizzano;
- Stadio di espansione vocale (4-7 mesi), producono suoni pienamente vocalici;
- Stadio di lallazione canonica (7-10 mesi), producono sillabe ben formate;
- Stadio di lallazione variata (10-12 mesi), aumenta la variazione tra le sillabe.
Le vocalizzazioni prodotte sono suddivise in tre categorie: babbling, quasi-parole (caratterizzate da stabilità di relazione tra suono e significato) e parole (associazione suono-significato con stabilità fonetica). Tra gli autori che studiano la continuità tra lallazione e prime parole, si distinguono due prospettive che spiegano l’associazione tra percezione e azione (postulata inizialmente da Fry): la prima enfatizza le basi biologiche, quindi fonetiche e articolatorie (Independence Hypothesis), e gli aspetti di continuità delle abilità linguistiche; la seconda si focalizza sull’influenza ambientale, quindi sull’input percettivo (ipotesi interazionista), e sottolinea il ruolo dell’evoluzione del sistema cognitivo emergente.
Lo sviluppo delle prime parole
Durante il primo anno di vita il bambino impara a produrre suoni sempre più complessi dal punto di vista articolatorio, ma lo sviluppo delle prime parole avviene solo verso l’inizio del secondo anno. Esistono diversi modelli teorici che spiegano lo sviluppo fonologico:
- La prima teoria si basa sul modello “strutturalista” (di Jakobson), si tratta di un approccio “segmentale” poiché interpreta la parola come un insieme di complessi eventi simultanei, i fonemi;
- Il secondo approccio si può definire “biologico” (Locke), e vede l’acquisizione fonologica divisa in 3 fasi: lo stadio prelinguistico, quello delle prime parole e quello sistematico (emerge il sistema fonologico);
- Il terzo approccio è quello “connessionista”, ipotizza che i processi cognitivi implicati nello sviluppo fonologico siano correlati al livello fonetico (cioè ai movimenti articolatori e alle caratteristiche uditive-visive dei suoni linguistici);
- Il quarto approccio enfatizza gli aspetti “cognitivi”, vede il bambino come attivamente intento a “risolvere il problema” dell’imparare a parlare.
Il circuito di feedback interno: è il meccanismo che si attiva durante la lallazione, che collega aspetti motori, percettivi e cinestesici. Il circuito di feedback esterno: si attiva quando l’adulto imita il suono prodotto dal bambino.
Vihman e Croft hanno proposto una visione produttiva dello sviluppo del linguaggio, basata sul concetto di template (“regola d’approssimazione”): lo sviluppo della conoscenza delle strutture linguistich
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