Dall'organizzazione della scuola alle sue rappresentazioni
Confronto tra la scuola statunitense e il liceo italiano
Lavoro di Sclavi: confronta e illustra le differenze tra le giornate di scuola di una high school statunitense e un liceo italiano. Ingresso scuola: in quella statunitense le porte vengono aperte molto prima dell’inizio delle lezioni, permettendo così agli studenti che arrivano in anticipo di andare in mensa a bere qualcosa, oppure di andare direttamente in classe o in biblioteca.
Nel liceo italiano, alle 8.20 il bidello spalanca il portone d’ingresso e i ragazzi che aspettano da tanto entrano rumorosamente; verso le 8.30 il bidello chiude metà porta e pochi minuti dopo chiude un altro quarto segnalando che l’ingresso è quasi terminato. In Italia gli studenti devono entrare in aula che viene identificata con una targhetta della classe e della sezione; al termine della lezione sono i prof a passare da un’aula all’altra e i ragazzi rimangono fermi. Negli U.S.A. è al contrario: le aule sono identificate dal contenuto disciplinare (materia) e dal livello, e sono gli studenti che si spostano in un’altra aula.
Il corso di studi italiano è molto rigido: le scelte che può fare uno studente si limitano solo alla scelta della lingua straniera da seguire, cioè a corsi integrativi o sperimentali. Nella scuola statunitense la situazione è opposta. La scuola offre agli studenti una serie di insegnamenti diversificati, e lo studente sceglie autonomamente o con consigli di esperti il corso che intende seguire. Esistono anche corsi avanzati a livello quasi universitario a cui possono iscriversi solo gli studenti migliori che vengono indicati dai prof.
Studi sulle dinamiche scolastiche
Verso la metà degli anni '70 in Gran Bretagna alcuni studiosi guidati da uno psichiatra affrontarono lo studio delle dinamiche scolastiche, realizzando una ricerca sugli esiti della scolarizzazione. L’obiettivo degli studiosi era quello di individuare il problema della riuscita scolastica. Seguirono per 3 anni un campione di alunni che all’inizio della ricerca avevano 14 anni e che frequentavano tutti il 3 anno di scuola secondaria inferiore.
Uno studio precedente a questa è stato condotto nel 1970 con 10 alunni residenti in un quartiere di Londra e alunni della stessa età abitanti nell’isola di Wight. I risultati avevano evidenziato come i problemi emozionali, di comportamento e le difficoltà di lettura erano per 2 superiori sugli alunni londinesi, sui quali influivano anche i rapporti con gli insegnanti, la famiglia e il rapporto con essi.
Le scuole frequentate hanno un effetto sul percorso scolastico di ogni allievo, contribuendo a creare, accentuare o ridurre le differenze interindividuali. Studio delle scuole: 12 scuole secondarie prescelte che si trovano in quartieri socialmente svantaggiati che rappresentano la situazione scolastica londinese degli anni '70.
Caratteristiche delle scuole e risultati scolastici
- Sono scuole di piccole e grandi dimensioni, laiche e religiose, classi miste o distinte per genere. Sono stati utilizzati indici di diversa natura: punteggi ottenuti dagli alunni nelle prove standardizzate al termine della scuola primaria relative al ragionamento verbale; occupazione dei genitori, quindi lo status sociale.
- Per quanto riguarda i risultati scolastici sono stati rilevati i seguenti indici: comportamento degli alunni, assenteismo, successo negli esami pubblici, inserimento lavorativo, episodi di delinquenza.
- Ulteriori caratteristiche individuate riguardano l’organizzazione scolastica utilizzando: interviste semistrutturate, questionari contenente domande relative all’esperienza scolastica e osservazioni condotte durante le ore di lezione.
Le scuole in cui vengono assegnati compiti a casa, che vengono poi controllati, tendono ad avere risultati scolastici migliori. I compiti a casa sono importanti per l’apprendimento ma anche per l’interesse che la scuola dimostra verso la riuscita scolastica. Inoltre, ottengono maggior successo gli alunni delle scuole in cui i docenti programmano il loro lavoro in gruppo e dove i curricoli sono costantemente revisionati da un esperto. Ottengono risultati finali migliori le scuole in cui sui muri delle aule vengono esposti i lavori degli alunni, dove è maggiore il tempo-scuola dedicato all’insegnamento, e dove gli alunni sono incoraggiati a leggere per il loro piacere.
Il comportamento degli alunni è migliore nelle scuole dove le lezioni entrano rapidamente nel vivo dell’argomento. Per quanto riguarda i risultati finali degli alunni non emerge una relazione significativa con il maggior tempo dedicato nel corso della lezione alla materia. La riuscita negli studi è influenzata dall’attenzione prestata dagli alunni. Le scuole che raggiungono ottimi risultati sono quelle in cui: gli insegnanti lavorano con l’intera classe, e dove le ore di lezione comprendono spesso momenti di attività individuale, nei quali gli alunni lavorano tranquilli, seduti e in silenzio.
Ottengono risultati migliori gli alunni delle scuole in cui l’apprezzamento del loro lavoro e del loro comportamento è manifestato pubblicamente, davanti all’intera classe. Invece le punizioni (rimanere a scuola oltre l’orario scolastico, compiti aggiuntivi, richiami dal preside), non centrano con la riuscita scolastica. È indispensabile la condivisione delle regole da parte del corpo docente e degli allievi.
Si hanno risultati migliori nelle scuole in cui gli insegnanti sono disponibili ad affrontare i problemi scolastici e personali degli alunni. Si hanno migliori risultati dove vi vengono affidate responsabilità dirette verso gli altri (capoclasse).
Il cambiamento degli insegnanti nelle materie principali non necessariamente è un fatto negativo o traumatico. Invece per quanto riguarda la continuità riferita al gruppo, la possibilità di rimanere con gli stessi compagni per più anni e l’instaurarsi di amicizie è molto positiva poiché portano a una scarsa frequenza di episodi di delinquenza. I risultati migliori inoltre si ottengono nelle scuole in cui gli insegnanti coordinano e programmano i corsi, dove vengono effettuate forme di controllo e dove le decisioni vengono prese dai capi d’istituto dopo aver ascoltato il parere di tutti i docenti.
Naturalmente molto importante è la qualità del docente; gli insegnanti inesperti hanno difficoltà a gestire la classe e si riscontrano diverse difficoltà, come lo scarso tempo dedicato all’interazione con la classe. Quindi le scuole non sono tutte uguali. Incidono sull’andamento scolastico: qualità della scuola e le caratteristiche della vita quotidiana. Importante è la disciplina (essa dipende dal rapporto degli insegnanti, dagli alunni e dal sistema generale come valori e norme); infatti esistono scuole più o meno tolleranti.
Conclusioni sul lavoro di Rutter
Lavoro di Rutter: se da un lato le scuole con i risultati migliori sono quelle in cui gli insegnanti dedicano la maggior parte del tempo a loro disposizione per affrontare l’argomento centrale della lezione e fanno pochi interventi disciplinari, ma il lavoro di Rutter evidenzia i modi diversi di interazione reciproca, es. un gruppo molto rumoroso che in una lezione appare vivace, diventa attento e concentrato nell’ora seguente. Quindi molti sono gli eventi che contribuiscono a orientare le condotte degli insegnanti in una direzione o in un’altra: i bambini, i gruppi e la maggior o minor esperienza degli insegnanti.
Per concludere è una buona scuola dove: vi è un clima di collaborazione, di rispetto, di responsabilità. C’è inoltre distinzione tra progresso e risultato: l’importanza di questa distinzione è stata sottolineata dal lavoro di Mortimore condotto in 50 primary schools (le nostre scuole elementari), con lo scopo di illustrare quanto il progresso di ogni alunno possa essere messo in relazione con la frequenza di una certa scuola o con la base di partenza di ogni alunno. I dati raccolti fanno capo a tre aree: misure d’ingresso (sono state raccolte caratteristiche anagrafiche, condizione sociale e ambiente familiare, e le valutazioni iniziali degli insegnanti), misure relative ai risultati scolastici (ogni anno venivano somministrate prove standardizzate di lettura e matematica e i singoli alunni erano intervistati rispetto alla scuola in genere) e misure relative alla scuola e alla classe frequentata (si riferisce alle finalità educative della scuola e all’organizzazione della scuola).
Durante le interviste molti insegnanti avevano detto di usare il maggior tempo possibile con l’intera classe, ma dalle osservazioni risultò che non era così. Inoltre per gli autori dove vi sono buoni progressi in matematica, vi è anche lo stesso andamento per la lettura e la scrittura e questo perché forse gli insegnanti ritengono queste materie più importanti, dandogli più enfasi. Per quanto riguarda l’età, è stato mostrato come gli alunni più “anziani” riescono ad apprendere meglio lettura, scrittura e matematica. L’origine sociale influisce sui progressi globali, ma non sull’interesse delle materie. Altro elemento importante riguarda le differenze etniche e linguistiche. Ne è risultato che gli alunni appartenenti a minoranze etniche hanno più difficoltà nelle materie orali, mentre in matematica non vi sono grandissime differenze; per gli autori questo si verifica perché vi è un problema di padronanza della lingua. Nei confronti di questi alunni gli insegnanti prestano molte attenzioni, cercando di far fronte a ciò che ritengono essere i problemi.
Per quanto riguarda le variabili, abbiamo le variabili strutturali (tipo di edificio, collocazione geografica, numero di alunni e assenza di un curricolo nazionale) e variabili organizzative (obiettivi educativi, strategie utilizzate, stile di rapporto tra docenti e genitori).
Studio condotto da Tizard
Molto importante è lo studio condotto da Tizard; studio longitudinale su bambini frequentanti un infant school della periferia di Londra. Queste scuole accolgono i bambini dai 5 / 7 anni ed è il I° livello di istruzione obbligatoria. Lo scopo principale di questo studio è quello di studiare le differenze di genere e di razza, per approfondire un fenomeno molto frequente: bambini anglosassoni che ottengono risultati migliori dei bambini di colore. Lloyd e Duveen hanno presentato un lavoro che mettono in luce come sia cruciale l’ingresso nella scuola elementare, sia per creare i rapporti con gli insegnanti che con i coetanei. L’andare bene a scuola dipende anche dalla classe sociale, dalle caratteristiche dei gruppi etnici ecc e dalla professione; è stato constatato che effettivamente i bambini appartenenti a famiglie a basso reddito tendono ad accumulare ritardi scolastici fin dall’età di 7 anni. La condizione professionale non può essere presa in considerazione. Molto importanti invece sono i giudizi degli insegnanti che possono essere influenzati dalla classe sociale a cui gli alunni appartengono, col risultato di rafforzare le diversità e non di ridurle.
Tizard si è chiesto se nelle abilità cognitive dei bambini esistono già differenze, dovute all’appartenenza etnica e al genere, ancora prima dell’ingresso a scuola. La ricerca ha interessato circa 300 alunni, scelti casualmente nelle 30 scuole del campione tutte aventi sezioni di scuola materna, in modo da incontrare i bambini per la I° volta nell’estate del 1982 ed immediatamente nel settembre successivo, al momento dell’ingresso nella infant school e seguirli fino all’estate del 1985. Le famiglie sono state intervistate da persone appartenenti al medesimo gruppo etnico. La ricerca si divide in 3 fasi:
- Si riferisce alle osservazioni fatte sui bambini, con l’intento di descrivere i ritmi della vita quotidiana, illustrando il modo in cui gli alunni trascorrono il loro tempo-scuola. Il 46% della giornata scolastica svolgono attività di apprendimento programmate, scelte dagli insegnanti; il 43% del tempo viene utilizzato per attività come giocare, mettere in ordine la classe, andare in bagno, ecc.; l’11% del tempo viene impegnato in attività di lavoro fuori classe, come guardare la tv, ascoltare musica ecc.; inoltre il 63% del tempo dedicato al lavoro in classe è usato per attività di lettura, scrittura e matematica.
- Altre osservazioni sono state effettuate con l’intento di descrivere il comportamento tenuto in classe in relazione a momenti di lavoro individuale e di gruppo, ai giochi autorizzati e alle attività guidate dall’insegnante. Intanto nel passaggio dal primo al terzo anno diminuisce il numero di occasioni in cui è possibile osservare i bambini in momenti di gioco autorizzato e crescono invece le osservazioni in cui i soggetti sono impegnati in lavori individuali soprattutto di lingua e matematica. Dalle osservazioni appare che il comportamento più comune dell’insegnante verso i bambini è quello di insegnare il compito che comprende tutte le attività che aiutano il bambino nel lavoro di scolaro.
- Un’altra osservazione riguarda la relazione che hanno gli scolari con gli insegnanti, che anno dopo anno diventa passivo; quest’ultime dipendono dal genere e dalla provenienza etnica: i maschi bianchi hanno il maggior numero di interazioni con l’insegnante, mentre quelli afro-caraibici ne hanno di meno e sono loro a raccogliere il numero maggiore di richiami.
La seconda parte della ricerca riguarda il progresso degli alunni. Prima dell’ingresso nella infant school, sono state somministrate a...
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