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Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, prof. Bombi, libro consigliato Psicologia Sociale dell'Educazione, Selleri

Riassunto per l'esame di Psicologia dello Sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia Sociale dell'Educazione, Selleri. Analisi dei seguenti argomenti: l’organizzazione della scuola e le sue rappresentazioni, lo studio di Sclavi, distinzione tra struttura cooperativa, competitiva e individuale, le relazioni... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. A. Bombi

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dagli alunni nelle prove standardizzate al temine della scuola primaria relative al

ragionamento verbale; occupazione dei genitori, quindi lo status sociale. Per quanto

riguarda i risultati scolastici sono stati rilevati i seguenti indici:

- Comportamento degli alunni;

- Assenteismo;

- Successo negli esami pubblici;

- Inserimento lavorativo;

- Episodi di delinquenza.

Ulteriori caratteristiche individuate riguardano l’organizzazione scolastica

utilizzando: interviste semistrutturate, questionari contenente domande relative

all’esperienza scolastica e osservazioni condotte durante le ore di lezione.

2. Le scuole in cui vengono assegnati compiti a casa, che vengono poi controllati,

tendono ad avere risultati scolastici migliori. I compiti a casa sono importanti per

l’apprendimento ma anche per l’interesse che la scuola dimostra verso la riuscita

scolastica. In oltre ottengono maggior successo gli alunni delle scuole in cui i docenti

programmano il loro lavoro in gruppo e dove i curricoli sono costantemente

revisionati da un esperto. Ottengono risultati finali migliori le scuole in cui sui muri

delle aule vengono esposi i lavori degli alunni, dove è maggiore il tempo – scuola

dedicato all’insegnamento, e dove gli alunni sono incoraggiati a leggere per il loro

piacere.

3. Il comportamento degli alunni è migliore nelle scuole dove le lezioni entrano

rapidamente nel vivo dell’argomento. Per quanto riguarda i risultati finali degli alunni

non emerge una relazione significativa con il maggior tempo dedicato nel corso della

lezione alla materia. La riuscita negli studi è influenzata dall’attenzione prestata dagli

alunni. Le scuole che raggiungono ottimi risultati sono quelle in cui: gli insegnanti

lavorano con l’intera classe, e dove le ore di lezione comprendono spesso momenti di

attività individuale, nei quali gli alunni lavorano tranquilli, seduti e in silenzio.

4. Ottengono risultati migliori gli alunni delle scuole in cui l’apprezzamento del loro

lavoro e del loro comportamento è manifestato pubblicamente, davanti all’intera

classe, Invece le punizioni ( rimanere a scuola oltre l’orario scolastico, compiti

aggiuntivi, richiami dal preside ), non centrano con la riuscita scolastica. E’

indispensabile la condivisione delle regole da parte del corpo docente e degli allievi.

5. Si hanno risultati migliori nelle scuole in cui gli insegnanti sono disponibili ad

affrontare i problemi scolastici e personali degli alunni.

6. Si hanno migliori risultati dove vi vengono affidate responsabilità dirette verso gli

altri ( capoclasse ).

7. Il cambiamento degli insegnanti nelle materie principali non necessariamente è un

fatto negativo o traumatico. Invece per quanto riguarda la continuità riferita al

gruppo, la possibilità di rimanere con gli stessi compagni per più anni e l’istaurarsi di

amicizie è molto positiva poiché portano a una scarsa frequenza di episodi di

delinquenza.

8. I risultati migliori inoltre si ottengono nelle scuole in cui gli insegnanti coordinano

e programmano i corsi, dove vengono effettuate forme di controllo e dove le

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decisioni vengono prese dai capi d’istituto dopo aver ascoltato il parere di tutti i

docenti.

9. Naturalmente molto importante è la qualità del docente; gli insegnanti inesperti

hanno difficoltà a gestire la classe e si riscontrano diverse difficoltà, come lo scarso

tempo dedicato all’interazione con la classe.

Quindi le scuole non sono tutte uguali. Incidono sull’andamento scolastico: qualità

della scuola e le caratteristiche della vita quotidiana. Importante è la disciplina ( essa

dipende dal rapporto degli insegnanti, dagli alunni e dal sistema generale come valori

e norme ); infatti esistono scuole più o meno tolleranti.

Lavoro di Rutter: se da un lato le scuole con i risultati migliori sono quelle in

 cui gli insegnanti dedicano la maggior parte del tempo a loro disposizione per

affrontare l’argomento centrale della lezione e fanno pochi interventi

disciplinari, ma il lavoro di rutter evidenzia i modi diversi di interazione

reciproca, es.un gruppo molto rumoroso che in una lezione appare vivace,

diventa attento e concentrato nell’ora seguente. Quindi moli sono gli eventi

che contribuiscono ad orientare le condotte degli insegnanti in una direzione o

in un’altra: i bambini, i gruppi e la maggior o minor esperienza degli

insegnanti. Per concludere è una buona scuola dove: vi è un clima di

collaborazione, di rispetto, di responsabilità.

C’è inoltre distinzione tra progresso e risultato:l’importanza di questa

 distinzione è stata sottolineata dal lavoro di Mortimore condotto in 50

primary schools(le nostre scuole elementari),con lo scopo di illustrare quanto

il progresso di ogni alunno possa essere messo in relazione con la frequenza di

una certa scuola o con la base di partenza di ogni alunno. I dati raccolti fanno

capo a tre aree:misure d’ingresso(sono state raccolte caratteristiche

anagrafiche,condizione sociali e ambiente familiare,e le valutazioni iniziali

degli insegnanti),misure relative ai risultati scolastici(ogni anno venivano

somministrate prove standardizzate di lettura e matematica e i singoli alunni

erano intervistati rispetto alla scuola in genere) e misure relative alla scuola e

alla classe frequentata(si riferisce alle finalità educative della scuola e

all’organizzazione della scuola). Durante le interviste molti insegnanti

avevano detto di usare il maggior tempo possibile con l’intera classe,ma dalle

osservazioni risultò che non era così. Inoltre per gli autori dove vi sono buoni

progressi in matematica,vi è anche lo stesso andamento per la lettura e la

scrittura e questo perché forse gli insegnanti ritengono queste materie più

importanti,dandogli più enfasi. Per quanto riguarda l’età,è stato mostrato come

gli alunni più “anziani”riescono ad apprendere meglio lettura,scrittura e

matematica. L’origine sociale influisce sui progressi globali,ma non

sull’interesse delle materie. Altro elemento importante riguarda le differenze

etniche e linguistiche. Ne è risultato che gli alunni appartenenti a minoranze

etniche hanno più difficoltà nelle materie orali,mentre in matematica non vi

sono grandissime differenze;per gli autori questo si verifica perché vi è un

problema di padronanza della lingua. Nei confronti di questi alunni gli

insegnanti prestano molte attenzioni,cercando di far fronte a ciò che ritengono

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essere i problemi. Per quanto riguarda le variabili,abbiamo le variabili

strutturali(tipo di edificio,collocazione geografica,numero di alunni e assenza

di un curricolo nazionale)e variabili organizzativa(obbiettivi

educativi,strategie utilizzate,stile di rapporto tra docenti e genitori).

Molto importante è lo studio condotto da Tizard; studio longitudinale su

 bambini frequentanti un infant school della periferia di Londra. Queste scuole

accolgono i bambini dai 5 / 7 anni ed è il I° livello di istruzione obbligatoria.

Lo scopo principale di questo studio è quello di studiar le differenze di genere

e di razza, per approfondire un fenomeno molto frequente: bambini

anglosassoni che ottengono risultati migliori dei bambini di colore. Lloyd e

Duveen hanno presentato un lavoro che mettono in luce come sia cruciale

l’ingresso nella scuola elementare, sia per creare i rapporti con gli insegnanti

che con i coetanei. L’andare bene a scuola dipende anche dalla classe sociale,

dalle caratteristiche dei gruppi etnici ecc e dalla professione; è stato constatato

che effettivamente i bambini appartenenti a famiglie a basso reddito tendono

ad accumulare ritardi scolastici fin dall’età di 7 anni. La condizione

professionale non può essere presa in considerazione. Molto importanti invece

sono i giudizi degli insegnanti che possono essere influenzati dalla classe

sociale a cui gli alunni appartengono, col risultato di rafforzare le diversità e

non di ridurle. Tizard si è chiesto se nelle abilità cognitive dei bambini

esistono già differenze, dovute all’appartenenza etnica e al genere, ancora

prime dell’ingresso a scuola. La ricerca ha interessato circa 300 alunni,scelti

casualmente nelle 30 scuole del campione tutte aventi sezioni di scuola

materna, in modo da incontrare i bambini per la I° volte nell’estate del 1982

ed immediatamente nel settembre successivo, al momento dell’ingresso nella

infant school e seguirli fino all’estate del 1985. Le famiglie sono state

intervistate da persone appartenenti al medesimo gruppo etnico. La ricerca si

divide in 3 fasi:

1) si riferisce alle osservazioni fatte sui bambini, con l’intento di descrivere i ritmi

della cita quotidiana, illustrando il modo in cui gli alunni trascorrono il loro tempo-

scuola. Il 46% della giornata scolastica svolgono attività di apprendimento

programmate, scelte dagli insegnanti; il 43% del tempo viene utilizzato per attività

come giocare, mettere in ordine la classe, andare in bagno,ecc; l’11% del tempo viene

impegnato in attività di lavoro fuori classe, come guardare la tv, ascoltare musica ecc;

inoltre il 63% dl tempo dedicato al lavoro in classe è usato per attività di lettura,

scrittura e matematica.

Altre osservazione sono state effettuate con l’intento di descrivere il comportamento

tenuto in classe in relazione a momenti di lavoro individuale e di gruppo, ai giochi

autorizzati e alle attività guidate dall’insegnante. Intanto nel passaggio dal primo al

terzo anno diminuisce il numero di occasioni in cui è possibile osservare i bambini in

momenti di gioco autorizzato e crescono invece le osservazioni in cui i soggetti sono

impegnati in lavori individuali soprattutto di lingua e matematica. Dalle osservazioni

appare che il comportamento più comune dell’insegnante verso i bambini è quello di

insegnare il compito che comprendono tutte le attività che aiutano il bambino nel

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lavoro di scolaro. Un’ altra osservazione riguarda la relazione che hanno gli scolari

con gli insegnanti, che anno dopo anno diventa passivo; quest’ultime dipendono dal

genere e dalla provenienza etnica: i maschi bianchi hanno il maggior numero di

interazioni con l’insegnante, mentre quelli afrocaraibici ne hanno di meno e sono

loro a raccogliere il numero maggiore di richiami.

2) La seconda parte della ricerca riguarda il progresso degli alunni. Prima

dell’ingresso nella infant school, sono state somministrate alcune prove di

comprensione verbale, di pre-lettura, pre-scrittura e di abilità matematica; tutto ciò

non mette in luce differenze di rilievo tra maschi e femmine e neppure tra gruppi

etnici. Al termine dell’infant school non si riscontrano differenze fra soggetti

appartenenti ai due gruppi etnici, ma all’interno del gruppo afrocaraibico sono le

femmine ad avere progressi maggiori.

3) La terza parte della ricerca riguarda i giudizi degli insegnanti e il grado di

realizzabilità degli obiettivi curricolari. Immediatamente dopo l’inizio della scuola,

ad ogni insegnante è stato chiesto di valutare i bambini che facevano parte del

campione della ricerca. Solo per le abilità matematiche appaiono capacità diverse. I

comportamenti più comuni a scuola sono: l’aggressività, la disobbedienza e la

distrazione ( + maschi afrocaraibici).

Nelle interviste fatte ai genitori circa il successo/insuccesso scolastico, il 70% delle

famiglie di colore e il 59% di quelle anglosassoni ritengono che sia dovuto alla

scuola, mentre gli insegnanti attribuiscono i risultate scolastici alla famiglia e

all’ambiente sociale di provenienza. Per quanto riguarda il grado di realizzabilità, una

via per interpretare il successo scolastico può essere quella che passa attraverso una

maggior offerta di esperienze, di opportunità, di riflessione date ai bambini verso cui

si nutrono le aspettative maggiori.

Gli autori hanno raccolto punti di vista dai bambini frequentanti infant school: scuola

no interessanti, ma ci sono andati volentieri, soprattutto i maschi bianchi.

Lavoro di Weick ( utile per chi intende osservare ciò che accade a scuola ):

 Weick considera queste organizzazioni ( ministero, circoli didattici, scuole

medie e superiori, università ), come sistemi a legami deboli, espressione che

intende sottolineare come ogni componente dell’organizzazione sia connesso

agli altri con legami non duraturi nel tempo. I legami deboli nella scuola

permette ai membri dell’organizzazione di prendere le distanze rispetto alle

richieste dei loro superiori, consentendo di conservare un’indipendenza nel

modo in cui si affrontano le novità e le loro conseguenze. Dal punto di vista dei

membri a legame debole, c’è sicuramente più spazio per l’autodeterminazione

individuale e un aumento dell’autonomia individuale ( es: lasciare liberi gli

insegnanti per scegliere i libri, sulla loro programmazione, sui criteri di

valutazione ). L’esistenza di legami deboli può aiutare a comprendere le

ragioni della persistente mancanza di coordinamento fra le iniziative che la

riguardano e la frequente sovrapposizioni di ruoli e di aree di interesse. Quindi

le condizioni che favoriscono un insegnamento efficace dipendono dalle

modalità organizzative della scuola e del sistema scolastico in generale.

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La nozione di “ sistemi a legami deboli “ applicata alla scuola è stata adottata da

Gualmini in una ricerca condotta in Italia in alcune scuole medie inferiori, per quanto

riguarda i cambiamenti organizzativi prodotti dall’introduzione della scheda

sperimentale di valutazione per l’anno scolastico 1989/1990. Analizzando le risposte

degli insegnanti si rileva una certa discrezionalità, ciò consente di individuare più

modelli di risposta al cambiamento.

1) definito “ modello dell’approvazione “, riguarda gli insegnanti che condividono

l’uso di nuovi strumenti, quindi sono d’accordo per l’innovazione;

2) definito “ modello dell’azione forzata “, pur dichiarandosi contrario, utilizza i

nuovi strumenti per dovere, continuando a sottolineare i pregi del sistema

tradizionale.

3) definito “ modello della reinvenzione “ insegnanti che cercano di trovare un

compromesso fra la tradizione e l’innovazione.

Comunque tutti gli insegnanti finiranno con l’utilizzare la nuova scheda ministeriale,

me le loro idee saranno diverse. La nozione di sistemi a legami deboli a scuola, può

offrire un interpretazione del doppio codice con cui gli insegnanti interagiscono fra

di loro: possono trovarsi d’accordo e prendere decisioni comuni, senza essere

personalmente d’accordo. Ma ci sono situazioni che possono generare conflitto come:

scelta di un curricolo, pianificazione delle attività, valutazione degli alunni,

correzione che devono essere apportate alla programmazione.

Una delle recenti innovazioni introdotte nel nostro sistema scolastico, che ha

interessato la scuola elementare è la scomparsa della figura dell’insegnante unico,

sostituita da un team di docenti. Attualmente l’organizzazione di una scuola

elementare, in relazione al numero di classi, prevede il funzionamento di più modelli

didattici, costituiti da gruppi di insegnanti impegnati su diverse classi, sia in parallelo

che in verticale. Gli insegnanti rendono operative le decisioni generali prese dal

collegio docenti: norme regole, ritmi e criteri di valutazione. Inoltre ogni insegnante

si trova a dover differenziare il proprio intervento su due o + gruppi di alunni, che si

diversificano in quanto composti da soggetti diversi.

 Relazioni fra scelte di politica scolastica e scelte organizzative:

1) “ struttura degli scopi e delle ricompense “; si riferisce caratteristiche delle

interazioni che avvengono fra alunni e insegnanti a proposito dei compiti, del modo

di eseguirli e delle ricompense. Vi sono 3 strutture si scopo: competitiva, cooperativa

e individuale. Le ricompense non sono solo voti sui risultati scolastici, ma anche

commenti valutativi sulle condotte scolastiche. Le ricompense possono essere

distribuite sulla base del confronto fra i singoli risultati ottenuti dai membri di una

classe, sulla base del risultato di un unico compito prodotto da un’attività di gruppo,

oppure dal confronto fra i risultati attuali e i risultati precedenti di un singolo alunno.

Struttura competitiva: la valutazione su ogni alunno è prodotta attraverso il

confronto con i risultati degli altri alunni. Quindi gli alunni cercano risultati che

aumentino il proprio status nella classe rispetto ai compagni. In questa circostanza il

successi è definito in termini relativi di posizione rispetto agli altri, piuttosto che in

riferimento al grado di padronanza. Ciò quindi limita il numero di successi: poche

alunni raggiungono i livelli + alti. Se un alunno si sente bravo e competente, può

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competere, ma se un alunno si sente poco bravo e incompetente, le situazioni

competitive possono generare ansietà ed essere evitate ( può essere anche un fattore

discriminante ).

Struttura cooperativa: gli alunni lavorano insieme verso scopi interdipendenti;

struttura utile dove si trovano alunni che hanno storie sociali e scolastiche diverse,

riducendo il rischio che i meno bravi restino da parte o addirittura evitati dai

compagni. Si presume che questa struttura favorisca i meno bravi.

Struttura individuale: sforzo e progresso individuale.

2) “ relazioni di ruolo e di potere “; riguardano il grado di autonomia attribuito agli

alunni rispetto al grado di controllo esercitato e di obbedienza richiesta

dall’insegnante, e dall’altro lato il fare assegnamento sulle proprie forze, rispetto al

ricorrere al sostegno dell’insegnante. Se gli alunni ritengono di essere l’origine, il

centro di iniziativa delle proprie condotte è molto probabile che si impegnino

personalmente nei compiti e nel perseguire gli obiettivi, nel migliorare le proprie

competenze e poi nel decidere di impegnarsi in compiti + complessi e magari anche

con altri compagni. Il sentirsi pedina nelle mani di altrui sembra essere una posizione

molto diffusa nelle classi scolastiche dove agli alunni vengono assegnati compiti e

obiettivi senza che essi abbiano molta voce in capitolo sul come, quando e perché i

compii devono essere eseguiti.

Le classi in cui vengono valorizzate le iniziative degli alunni sottolineano

l’autonomia nella scelta di compiti e di obiettivi. Sono le classi dove vengono

incoraggiati la partecipazione, la responsabilità individuale e collettiva degli alunni e

il fare affidamento sulle proprie risorse, sull’impegno nel portare a termine i compiti.

In molte classi agli alunni non vengono offerte occasioni per sviluppare o migliorare

le proprie abilità di porsi degli obiettivi. A contrario gli insegnanti si aspettano che gli

alunni seguano gli obiettivi indicati dalla scuola,indipendentemente tali obiettivi

siano valorizzati dagli alunni.

Nel corso della vita quotidiana della scuola, si verifica spesso che gli alunni, pur

lavorando in un compito insieme, si trovino a discutere sui risultati, sulle procedure

utilizzate, sulle proposte per proseguire e si creino rapidamente due o + squadre,

formate da coloro che condividono idee comuni e contrapposte alle altre, cercando

poi di far prevalere la propria posizione, di mostrare la debolezza dell’altra squadra,

quindi di vincere.

3) “ sistemi di risultati e di valutazioni “. Aspetto comunicativo con cui vengono

utilizzati non soltanto i giudizi sui compiti scolastici ma anche l’insieme delle

valutazioni sulla quotidianità degli alunni. La valutazione è un giudizio che viene

espresso pubblicamente; giudizi che rafforzano la relazione di ruolo e di potere fra

insegnanti e alunni, mentre possono incidere sulle relazioni fra compagni. Ogni

occasione di valutazione pubblica mette in discussione, le definizioni di alunno bravo

o mediocre possedute da ogni soggetto. Carugati e Scappini hanno mostrato un

effetto particolare del sistema di valutazioni per giudizi in vigore fino al 1994 nelle

scuole elementari. Esaminando le schede di valutazione redatte da insegnanti che

hanno accompagnato la stessa classe per l’intero arco delle scuole elementari, hanno

studiato l’organizzazione dei giudizi espressi al termine del 2 quadrimestre della

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classe 1/3/5; sono stati individuati tre nuclei tematici attorno ai quali si organizzano i

giudizi e che si trovano in ogni anno scolastico:

- materie forti: si tratta dei giudizi espressi sulla matematica, sulla lettura,

sull’espressione orale e scritta;

- formazione: giudizi espressi sull’educazione morale e civile e sull’educazione

fisica;

- metodo: giudizi espressi sulla partecipazione alla vita della scuola e sul metodo di

lavoro.

Tutto ciò costituisce un primo livello di organizzazione che sintetizza i rapporti fra le

materie previste dai programmi e gli obiettivi generali della scuola elementare. In

seguito è stato documentato l’esistenza di un secondo livello di organizzazione dei

giudizi, chiamata teoria della valutazione, che consente agli insegnanti di valutare un

risultato scolastico, facendo ricorso a ragioni di ordine diverso, da alunno ad alunno;

lo stesso errore o lo stesso comportamento può essere la conferma delle difficoltà di

un alunno mediocre, oppure un episodio trascurabile per un alunno brillante.

4) “ simboli di identità “.

Il contributo di Rutter pone in evidenza che le scuole studiate mostrano

 differenze rilevanti per quanto riguarda l’organizzazione della vita quotidiana,

l’azione educativa e didattica e il grado di partecipazione degli insegnanti

stessi e degli alunni . Queste differenze sono strettamente correlate ai risultati

finali degli alunni; il frequentare una certa scuola non favorisce tanto il

comportamento o i risultati scolastici dei singoli alunni, ma costituisce un

fattore che influenza tutti gli alunni di quella scuola.

Le caratteristiche organizzative e sociali della vita quotidiana hanno un effetto

pervasivo sui diversi aspetti delle condotte degli alunni; inoltre, le condotte degli

insegnanti danno luogo a risultati differenti quando questi stessi insegnanti cambiano

classe: in particolare, l’iniziare le lezioni in ritardo e l’interrompere di frequente la

lezione per punire un alunno, producono effetti negativi non solo sui singoli, ma

anche su tutta la classe; questi fattori non influenzeranno solo i risultati scolastici ma

anche quelli extrascolastici.

L’organizzazione sociale della scuola racchiude anche un altro insieme di fattori

socio - psicologici che riguardavano le relazioni fra posizioni sociali occupate dagli

alunni, scelte scolastiche future e definizione della propria identità sociale. Un primo

dato riguarda l’impatto della categoria socio - professionale di origine sulle scelte di

proseguire gli studi: il tipo di scuola e le sezioni al loro interno più prestigiose, sono

scelti prevalentemente da soggetti che provengono da categorie socio - professionale

elevate e, contemporaneamente, le scuole e le sezioni meno prestigiose sono scelte da

alunni che provengono da fasce sociali medio – basse, per i quali anche l’uscita da

sistema scolastico verso forme di apprendistato o di lavoro è assai elevata.

Gli alunni hanno la tendenza ad avere una diversa percezione di se come studenti e

del mondo scolastico e sociale: coloro che frequentano sezioni “ classiche “ si

descrivono come individui dotati di valore, soggetti autonomi, liberi, in evoluzione

all’interno di un universo la cui organizzazione è essa stessa individualizzata e che si

fonda sul lavoro di soggetti che si considerano liberi e uguali. Diversamente gli

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anita K

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Riassunto per l'esame di Psicologia dello Sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia Sociale dell'Educazione, Selleri. Analisi dei seguenti argomenti: l’organizzazione della scuola e le sue rappresentazioni, lo studio di Sclavi, distinzione tra struttura cooperativa, competitiva e individuale, le relazioni di ruolo e di potere, i sistemi di risultati e di valutazioni, i modelli di alunno, l’importanza delle nozioni di routine e di frame, l’approccio diadico di Schaffer.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per l'analisi dei processi psichici nello sviluppo e nella salute
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bombi Anna Silvia.

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