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Accanto a questo il senso di colpa può riguardare il padre e la sua stanchezza. Se la madre invecchia, il padre

si stanca molto più facilmente e il lavoro è diventato un peso che trascina per amore del figlio e per le

responsabilità.

Questo senso di colpa verso i genitori comporta nell’adolescente una serie di conseguenze: si percepisce

come brutto o comunque tenta in tutti i modi di mascherare la sua bellezza per autopunirsi e farsi carico di

ulteriori colpe ad esempio il fatto di piacere, di attrarre qualcuno, ecc; tendono ad impegnarsi nello studio in

modo sacrificale, masochistico, espiatorio o al contrario a non dedicarvisi per niente sia per autopunirsi

soffocando la propria intelligenza sia nell’illusione in questo modo di fermare il processo scolastico e dunque

arrestare la crescita e lo sviluppo; tendono ad essere circondati da amici e amiche tanto da dedurne che le

loro relazioni sociali siano intense, numerose e ricche ma al contrario per loro è solo lavoro, ovvero cercano

di essere d’aiuto a tutti, di rendersi sempre utili, sanno ascoltare ma raramente parlano di loro stessi, dunque

accompagnano i loro amici nel divertimento e nel piacere ma ne rimangono fuori, non l’assaporano perché in

questo modo sentono di espiare la loro colpa; non sono sintonizzati col linguaggio della propria generazione,

con le sue mode, i suoi idoli, la sua musica, il suo abbigliamento, i suoi consumi; sono nostalgici ovvero

vorrebbero tornare a quel tempo della loro infanzia in cui tutto era magico, c’era il nido familiare che li

proteggeva.

L’adolescente triste perciò lo è perché sta separandosi dal bambino che è stato.

Dunque tutto ciò (la separazione e il conseguente senso di colpa) porta l’adolescente a vivere un conflitto in

cui egli si trova a dover elaborare il suo senso di colpa per poter andare avanti e crescere. Dunque egli per far

questo deve trovare un modo ingegnoso per poter iniettare nel nuovo mondo (quello adulto di cui sta facendo

esperienza) elementi del vecchio mondo (quello dell’infanzia). Se ciò non avviene la tristezza s’aggrava e

l’adolescente può rischiare di cadere in depressione, che poi esprime nei modi più vari con l’uso di sostanze,

atti violenti, suicidio, maniacale negazione del proprio stato depressivo. La depressione consiste nella

devastante esperienza di avere completamente smarrito la capacità di amare: né le persone care, né il corpo,

né i propri pensieri, né la casa, né gli amici,ecc e nel caso degli adolescenti è particolarmente dolorosa

perché è in netta controtendenza con ciò che vorrebbe questo periodo della vita.

Capitolo 3: MENTALIZZAZIONE DEL CORPO

Pensare al proprio corpo non significa pensare il corpo. Pensare il corpo non è facile in quanto significa

rappresentarselo mentalmente nel suo insieme, nel suo aspetto complessivo, regalargli un significato

relazionale, sociale, sentimentale, erotico, generativo ed etico, riuscendo a ipotizzare il suo sviluppo, la sua

decadenza, la sua morte. Questo compito che l’adolescenza prevede di affrontare può essere definito

“mentalizzazione del corpo”. Si tratta dunque di una “rappresentazione affettiva” nella quale l’adolescente

si trova a vivere affetti molto ricchi e forti e conflitti con attacchi forsennati al proprio corpo. In nessun altra

fase della vita si ama e si odia così tanto il proprio corpo forgiando il proprio sentimento d’identità.

Dunque osservando gli adolescenti possiamo notare quanto tempo dedichino alla cura del proprio corpo: lo

abbigliano, lo travestono, lo dipingono, lo manipolano in mille modi, lo marchiano, ecc non con l’obiettivo

di renderlo bello o più gradevole ma con lo scopo di esprimere la propria identità. Quando però tutto ciò

raggiunge livelli esagerati si parla di “ipermentalizzazione”. Nel momento dell’adolescenza poi con la

mentalizzazione del proprio corpo il giovane prende consapevolezza di due cose: il corpo è mortale (a

differenza di quello che credeva nell’infanzia) – il corpo è completo solo congiungendosi con un altro corpo.

Nel caso in cui la mentalizzazione del corpo risulti difficile nell’adolescente si presentano una serie di

sintomi quali:

- Il corpo viene visto come un nemico: dunque ci si sente sempre stanchi, privi di energie, passano la

maggior parte dl tempo a letto alzandosi solo per rifornirsi di liquidi e solidi dal frigorifero. Il corpo

diventa un peso e spesso l’adolescente pensa spesso al suicidio come modo per potersi liberare di

questo e rinascere a una forma di vita migliore. La prevenzione a questo consiste nel fare educazione

sentimentale in vista di facilitare il processo di mentalizzazione del corpo.

- La paura della metamorfosi: quasi tutti gli adolescenti si sono trovati a odiare una parte di loro stessi,

il proprio naso, l’acne, il peso, la configurazione del sedere, ecc sviluppando così dunque un

fenomeno che viene definito “dismorfofobia” cioè una rappresentazione paranoica di un aspetto del

nuovo corpo e la conseguente paura di subire una trasformazione terribile. Dunque l’adolescente in

questo caso si dedicherà anima e corpo a mascherare o diminuire il difetto che vede in sé.

- Strane malattie: può essere frequente in adolescenza l’ipocondria. L’adolescente è convinto che ci sia

qualcosa che non va dentro di lui, di gravemente malato nel suo corpo. In realtà l’ipocondria esprime

la paura dell’eccitamento sessuale che l’adolescente sente di non poter controllare. Dunque cerca di

trovare una malattia che possa essere ben definita e una cura.

- Il corpo pattumiera e il corpo alimentare: in adolescenza si possono presentare due tipi di ragazze

diverse ovvero le ragazze “isteriche” e le ragazze “anoressiche”. In passato riguardo le isterie

secondo quanto sostenuto da Freud si pensava che le ragazze ormai adolescenti esprimessero

attraverso sintomi fisici la gelosia che provavano verso la figura paterna, nonostante in realtà tutto

ciò era indirizzato alla figura materna e al dolore provato nel momento in cui la madre prima

dimostratasi molto affettuosa e interessata a loro le avesse poi abbandonate bruscamente e dunque i

sintomi fossero un modo per attrarre l’attenzione ed esprimere il proprio dolore. In realtà si è visto

oggi che queste ragazze sono diminuite in numero, o meglio sono sempre presenti ma si mostra

attraverso modalità diverse che per lo più sono quelle della seduzione del maschio attraverso l’uso

del proprio corpo. Lo scopo è quello di sedurre l’uomo e poterlo poi abbandonare per vendicarsi di

ciò che la madre ha fatto a loro quando erano ancora bambine. Ma in realtà questo non è indirizzato

all’uomo, lo scopo è piuttosto quello di essere riconosciute dal mondo femminile come donne.

All’opposto di queste ma mosse dai medesimi motivi vi sono le ragazze “anoressiche” che al

contrario tentano in tutti i modi di nascondere e rendere il meno visibile possibile il proprio corpo

per mettere in risalto invece la loro intelligenza ed essere apprezzate per questo. Entrambe hanno

medesimo destino: sono persone che soffrono e cercano un riconoscimento.

Capitolo 4: AFFETTI IN ADOLESCENZA

Chiunque ha possibilità di stare a stretto contatto con gli adolescenti sa che si tratta di una fase del ciclo

vitale caratterizzata da un fisiologico tasso di rabbia nei confronti di tutti: istituzioni, famiglia, stato,ecc.

Può capitare dunque che l’adolescente si dimostri molto arrabbiato anche per cose futili che però hanno

scatenato la sua aggressività, e sia pronto a scagliarsi subito contro tutti pur di dimostrare la loro

incompetenza. Infatti lo scopo dell’adolescente è proprio quello ovvero dopo tanti anni di torti subiti in

quanto bambino poter dimostrare che ora è grande e può vendicarsi.

Ci sono casi in cui la rabbia è molto forte e l’adolescente presenta una serie di caratteristiche comuni: di

solito ha un certo successo sociale fra i suoi coetanei, capeggia un gruppo, si fa spesso del male a livello

sociale, affettivo ma anche fisico (capita spesso che sia al pronto soccorso a causa della difficoltà che trovano

nel controllare l’aggressività) ma sostanzialmente l’unico scopo che ha è quello di smascherare l’impostura

che c’è dietro l’atteggiamento e il comportamento degli adulti. Vogliono dimostrare l’inadempienza e

l’incompetenza del mondo adulto, la loro vendetta consiste in questo. Tutto questo però rischia di ritardare il

loro processo di separazione dalla famiglia, in quanto il loro desiderio di rivalsa li costringe a conservare il

più possibile a lungo il ruolo di figli. Anche gli altri compiti di sviluppo vengono ritardati e essi rischiano di

rimanere figli per sempre.

Una delle cose che può innescare più facilmente la crisi di rabbia adolescenziale è la ferita narcisistica. Nel

rapporto con l’altro infatti può capitare che l’adolescente si trovi a sentirsi umiliato perché sente una parte di

disprezzo nei suoi confronti da parte dell’altro. E il disprezzo è proprio l’opposto di quello che l’adolescente

sta cercando ovvero l’ammirazione. A volte basta veramente pochissimo perché si scateni la crisi di rabbia e

l’altro si ritrova a non rendersi neppure conto di come ciò sia avvenuto. Scopo dell’adolescente in questo

caso è di collocare l’adulto in una condizione di confusione, panico, esclusione alla conoscenza. Si vuole

manovrare l’altro in modo da porlo in una condizione di risarcimento totale.

Altra cosa che può innescare la rabbia è la sensazione di abbandono. L’adolescente che ha paura di essere

abbandonato è il primo ad interrompere la relazione o evita proprio che si crei la relazione. In entrambi i casi

se l’abbandono avviene è l’adolescente che ne ha la regia e dunque questo ne mitiga il dolore. Se la regia

della relazione è tale per cui si costringe l’altro ad abbandonare rendendosi assolutamente insopportabili è

chiaro che l’abbandono non è più dolore ma trionfo e dimostrazione della veridicità delle proprie convinzioni

profonde.

C’è poi un altro tipo di rabbia che è quella che deriva da esperienze di violenza e di maltrattamento. Si tratta

di ragazzi che hanno subito nell’infanzia stili educativi particolarmente severi che hanno favorito una

straordinaria confusione fra sessualità e violenza. Si tratta quindi di adolescenti che quando sono eccitati

possono diventare violenti oppure che quando si arrabbiano possono eccitarsi sessualmente.

Un altro elemento che caratterizza inevitabilmente l’adolescenza è la vergogna. Infatti l’adolescente sente

una spinta a mettersi in mostra, a farsi vedere, notare, a differenziarsi e questo porta al provare sentimenti di

vergogna. Questo perché l’adolescente attuale proviene da un contesto familiare nel quale si è esibito

grandiosamente di fronte agli occhi pieni d’ammirazione dei genitori, fratelli, parenti,ecc ma con

l’adolescenza egli si trova ad avere degli spettatori diversi il cui giudizio può comportare di farlo cadere in

una crisi acuta di vergogna. E poiché è opinione prevalente nel gruppo di adolescenti che la vergogna è un

sentimento infantile diventare grandi vuol dire proprio superarla.

La struttura psichica che si esprime attraverso sentimenti di vergogna è definita “ideale dell’Io” (mentre

sempre in ambito psicoanalitico il Super-Io parla di sé attraverso i sensi di colpa) e si crea nel bambino

attraverso le aspettative dei genitori e la sua tendenza esibizionistica e lo sguardo di ritorno dei genitori.

L’ideale dell’Io cementa il sentimento d’identità personale perché incita alla definizione dei propri valori di

riferimento. Esso viene messo a fuoco e perfezionato dall’adolescente attraverso l’amicizia duale e il gruppo

dei pari. Inoltre l’adolescente irrobustisce l’ideale dell’Io anche attraverso la costruzione di idoli, ovvero

modelli ideali di riferimento.

Il sentimento di vergogna può influire molto su diversi aspetti della vita dell’adolescente come il

corteggiamento, la seduzione, i contatti fisici, l’esibizione dei propri sentimenti e desideri, ecc. Dunque sono

diverse le funzioni evolutive adolescenziali che in questo caso possono essere compromesse.

Si è visto che poi un contesto familiare ed educativo caratterizzato da un forte bisogno di adeguarsi e di

essere conforme alle regole dell’ambiente possa essere all’origine di sentimenti di vergogna.

Se il bambino vive spesso il sentimento di paura, l’adolescente per poter realizzare i propri compiti di

sviluppo deve superarlo. Superare la paura significa non essere più dominati dai genitori e dunque essere

diventati grandi. Gli adolescenti hanno diversi tipi di paure che tentano di superare, e per questo mettono in

atto diversi comportamenti pericolosi. In particolare lo scopo è quello, dopo essersi resi conto che non si è

immortali come si pensava da piccoli, di dimostrare che la morte si può sconfiggere, si può sfidarla,

guardarla negli occhi e schivarla di un soffio.

Se in passato poi una paura frequente dell’adolescente era quella secondo la visione di Freud della

castrazione: ovvero sfidare il padre, l’autorità, ma con la paura della castrazione paterna come punizione, i

giovani d’oggi sembra abbiano paure di diverso tipo. Le paure del maschio però rispetto a quelle delle

femmine sono diverse: il maschio sembra abbia paura di essere insoddisfacente dal punto di vista sessuale,

cioè di non dare il giusto godimento alla partner, di scoprirsi omosessuale, di non raggiungere un decoroso

livello di visibilità sociale; le femmine invece sembra abbiano paura di essere sterili, di essere brutte o

meglio poco affascinanti, sottomesse e infelici come la mamma.

Dobbiamo poi dire che in adolescenza un elemento di grande importanza è il sentimento di speranza che

deve essere vivo. I giovani tristi, molto arrabbiati, annoiati, dominati dalla vergogna possono trovarsi a non

riuscire a vivere questo sentimento. I ragazzi che invece sperano sembra siano capaci di far conto su una

parte di sé dotata della capacità di difendere le parti più deboli del Sé, cioè quelle desideranti, eternamente

innamorate e le proteggono.

Capitolo 5: SVILUPPO DEI LEGAMI SOCIALI

L’adolescenza è caratterizzata da tutta una serie di “debutti”, ovvero il giovane si trova a dover fare per

prima volta qualcosa. Si tratta quindi del susseguirsi di tutta una serie di prime volte che riguardano gli

ambiti più disparati: l’amicizia, l’amore, le condotte aggressive, ecc. In particolare però avviene un processo

molto importante in questa fase della vita che è quello della “nascita sociale”. In questo processo

l’individuo si stacca dalla in parte dalla nicchia affettiva primaria e si avvicina ad altre figure e a nuovi

oggetti d’amore: l’amico del cuore, il piccolo gruppo d’amici, il partener di coppia, il gruppo classe, ecc. Si

tratta dunque di tutta una serie di debutti in nuovi legami sociali.

Il gruppo degli amici: la fondazione del gruppo adolescenziale è una vicenda affettiva e simbolica che

caratterizza il modo peculiare il percorso di crescita dei ragazzi. Come si entra a far parte di un gruppo? Si

tratta di un processo particolare. L’adolescente che intende entrare a far parte di un gruppo viene valutato da

questo o anche solo da un membro di questo sulla base dei messaggi non verbali che comunica e che

derivano dal look, dalla colorazione dei capelli, da tatuaggi sulla pelle, musica che ascolta, dialetto che

usa,ecc; il gruppo è come se avesse un dispositivo atto a decodificare ciò che l’altro dice di sé alludendolo,

simbolizzandolo. Dalla codifica del messaggio che l’altro emette il gruppo valuta se accettarlo al suo interno

o meno. Infatti dai messaggi non verbali che l’altro emette il gruppo può capire il suo modo di pensare, se

condivide gli stessi valori, ecc. E’ come se avvenisse un processo empatico nel quale l’altro diviene un

prolungamento di sé col quale condividere una fantasia attorno ad un progetto comune di crescita e l’altro

dunque subisce una metamorfosi. In questo modo il gruppo apre i propri confini e fa entrare il nuovo

membro che accede così alla mente del gruppo del quale i membri che lo compongono si riconoscono

accomunati da un destino progettato in comune. Si parla infatti in questo caso di un processo che potremmo

definire “interfantasmatizzazione” vale a dire di condivisione di un fantasma o di una fantasia relativa al

progetto di crescita. D’ora in avanti infatti chi fa parte del gruppo fa parte di una mente sovraindividuale

all’interno della quale occupa metaforicamente il posto di un neurone contribuendo a produrre leggende,

miti, ricordi, ecc. Il gruppo è molto importante in adolescenza perché permette di pensare dei pensieri

difficili, è infatti al suo interno che ridendo e scherzando vengono affrontati argomenti importanti per la vita

e lo sviluppo dell’adolescente.

Una volta che il gruppo si è formato esso affronta un’operazione di elevata complessità ovvero definisce il

suo compito specifico (che sarà possibile realizzare solo con la cooperazione di tutti). Le ricerche attuali

dimostrano che i compiti che si danno i gruppi di adolescenti oggi non sono né di tipo sociale né di tipo

politico ma si tratta invece di un compito che ha a che fare con il mondo interno del gruppo, cioè la sua vita

psichica. Si tratta dunque di un compito autoreferenziale: ovvero garantire ai suoi membri un’istituzione di

accompagnamento, durante la crescita, dotata di capacità di contenimento affettivo e relazionale. Una volta

che il compito è stato definito il gruppo si mette alla ricerca di una metodologia da poter utilizzare per

svolgerlo al meglio attraverso ampi dibattiti. Non è però semplice capire in modo ben definito quale sia il

compito che si è dato un gruppo, ciò è possibile solo nel momento in cui i suoi membri, una volta che il

gruppo si è sfasciato, ne fanno l’autopsia e ripercorrono la storia. In quel momento è possibile capire quale

fosse il progetto segreto portato avanti dal gruppo.

Ad ogni modo portare avanti il progetto e i valori del gruppo per l’adolescente che ne fa parte comporta un

grande dispendio di energie e di sacrificio, che viene sostenuto però dal giovane perché il gruppo è un

poderoso sostegno per la realizzazione di alcuni compiti di sviluppo.

Per prima cosa infatti il gruppo eroga un sostegno affettivo nella separazione dalla nicchia affettiva primaria.

Infatti essi facendo parte di un gruppo e condividendo un progetto in comune, in nome di questo progetto si

sentono meno cattivi nel modo in cui si rapportano ai genitori, perché nella loro mente lo fanno per una

giusta causa. Inoltre per mezzo dei rapporti che il giovane ha con i suoi coetanei nel gruppo si sedimentano

in lui dei nuovi valori e si va a creare accanto al Super-io, nato dalla famiglia naturale, un’altra struttura

psichica che è definita “Ideale dell’Io”. Automaticamente con i nuovi valori che il ragazzo/a ha assorbito dal

gruppo si va a creare un nuovo soggetto, con un’identità nuova.

Tutto ciò fa capire quanto sia difficile per un adolescente crescere se si trova nella condizione di non poter

vivere queste cose. In lui infatti si può ipotizzare che venga impedito lo sviluppo di competenze sociali e

rallentato il perseguimento degli obiettivi evolutivi.

Un'altra novità dei gruppi adolescenziali di oggi è quello del leader. Se infatti in passato esso era presente e

deteneva il potere, oggi non è più così. Infatti il gruppo adolescenziale di oggi tende a non delegare a

nessuno dei suoi membri funzioni di leadership in quanto i valori alla sua base sono quelli della parità,

solidarietà e fraternità. Alcune volte potrebbe sembrare che ci sia una persona che ha assunto questo ruolo

ma in realtà ad un’analisi più attenta si nota che il realtà è uno dei membri che funge da medium fra i membri

e presta la sua voce per esprimere decisioni prese in comune. Il fatto che non ci sia un leader dunque nei

gruppi di oggi è molto importante perché tende a rendere il processo decisionale lungo, estenuante e il più

delle volte inconcludente. Questo mostra quanto lo scopo del gruppo sia quello della coesione giungendo ad

evitare anche un leader e a non riuscire a prendere decisioni pur di mantenersi unito.

E’ necessario inoltre dire che nel corso dell’adolescenza in realtà si fronteggiano due gruppi che hanno

costituzioni, statuti, regolamenti e soprattutto valori diversi e che sono: il gruppo maschile e quello

femminile. Due gruppi contrapposti che si studiano a distanza e che nei successivi stadi di sviluppo

confluiranno nel grande gruppo adolescenziale maturo eterosessuale, pur continuando a conservare

un’appartenenza privilegiata con il gruppo d’origine.

Il gruppo maschile: fra il gruppo maschile e quello femminile si può subito notare una differenza. Durante

l’adolescenza il ragazzo/a deve affrontare un lungo processo di mentalizzazione del proprio corpo che sta

cambiando rispetto all’infanzia e si trova dunque a mettere alla prova il suo nuovo corpo, già da questo si

potrebbe notare la differenza fra i due gruppi. Infatti il gruppo maschile si forma proprio perché il ragazzo

cerca altri coetanei che come lui condividano il desiderio di mettere alla prova il loro nuovo corpo

esponendolo al rischio e all’avventura. Un immediato confronto con ciò che succede nel gruppo femminile ci

fa capire quanto i due gruppi in realtà sono molto diversi, infatti se il gruppo maschile tende per esplorare il

proprio corpo a tendersi verso l’esterno, il gruppo femminile invece si rivolge verso l’interno, verso la

corporeità e le sue cavità generative. Quello che fa invece il maschio è il ritualizzare l’aggressività che sente

dentro di sé per presentarsi al mondo femminile nel modo più adeguato riuscendo a tenerla a freno nei

momenti d’intimità amorosi. Quello che fanno dunque è un allenamento al controllo e al dominio della forza.

Ma il gruppo adolescenziale maschile svolge anche altre funzioni come quella di fungere da ostetrica nei

confronti dell’appartenenza all’area materna. Infatti i maschi devono dare prova di non essere più solo figli

della madre, di non essere più dominati dalla sua ansia dunque di essere diventati autonomi.

Il gruppo femminile: le funzioni svolte da questo gruppo sono di elevata complessità in quanto hanno lo

scopo di definire con chiarezza i valori della nascente femminilità in vista dell’imminente debutto femminile.


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maxedeb

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Gainotti Merete Amann.

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