I nuovi adolescenti: padri e madri di fronte a una sfida
Gli adolescenti per poter portare a termine l’intero processo adolescenziale devono assolvere un gran numero di compiti. In questo libro l’autore ha cercato di delinearne tre che possono essere considerati fondamentali nel piano di sviluppo dell’adolescente e delle novità che essi incontrano nell’assolvere tali compiti rapportandosi a un nuovo tipo di famiglia quale è quella attuale. Questi tre compiti sono accomunati da un obiettivo finale: riuscire a conquistare nitide rappresentazioni del Sé, del proprio corpo e dell’identità di genere. Dunque l’adolescente qui presentato non è quello pulsionale di cui si sono interessati i pionieri della psicanalisi, ma è quell’adolescente che sente la necessità di trasformare il corpo e il suo programma genetico in pensieri e parole, soprattutto in rappresentazioni: dunque vuole produrre segni per poter assolvere il proprio compito evolutivo.
Capitolo 1: Padre, madre e adulti
Il padre
Tutto ciò che si afferma nel libro deriva dalle osservazioni dell’autore durante le sedute psicologiche con i suoi pazienti. Riguardo principalmente alla questione del padre, la sua presenza in uno studio psicologico dipende dalla speranza nel trovare nello psicologo un alleato: ovvero una persona che s’appresta a svolgere una funzione che spetta a lui ma che non è mai riuscito a svolgere, sapendo che egli può rinvigorire il suo ruolo o dargli precise indicazioni.
È possibile notare come l’uomo attuale nel corso degli ultimi vent’anni si è trovato a dover affrontare una “crisi dell’autorità” paterna. Quest’uomo dunque nel divenire a sua volta padre non ha ricevuto una formazione adeguata da parte del proprio padre ma si è ritrovato ad essere addestrato all’esercizio della sua funzione dalla compagna e soprattutto dai propri figli. Egli perciò non ha imparato il mestiere imitando il proprio padre ma al contrario si è messo nella prospettiva di divenire padre basandosi sui bisogni del figlio, ovvero su che tipo di padre il figlio avesse necessità. Si è andato così formando una figura di un padre di tipo “affettivo”: da una parte ha lasciato alla madre una maggiore competenza nella gestione del mondo affettivo del figlio e nella soddisfazione dei suoi bisogni più profondi e dall’altra la vicinanza emozionale al figlio lo ha indotto a divenire empatico. Dunque il nuovo padre si è messo in una posizione di ascolto della natura del proprio figlio.
(Possiamo notare oggi dunque un passaggio da un tipo di “famiglia etica” basata sulle norme e le regole da rispettare e un tipo di “famiglia affettiva” in cui i genitori aspirano a farsi rispettare e a seguire le regole più per amore che per paura delle sanzioni).
Da tutto ciò è possibile anche in linea generale individuare alcuni tipi di padri:
- Il padre “disertore”: è diffusa in molti padri l’idea che il bambino adesso divenuto adolescente non ha più bisogno del suo sostegno in quanto ormai divenuto adulto e in grado di prendersi le proprie responsabilità e di fare le proprie scelte. Dunque ci troviamo di fronte a un padre assente. Di solito questa situazione si crea quando fin dall’inizio della relazione padre-figlio c’è stata una difficoltà da parte del padre nell’entrare nel suo ruolo.
- Il padre “debole”: il padre debole è molto più problematico per il figlio rispetto al padre disertore, in quanto la debolezza del padre si manifesta quotidianamente e direttamente. Il padre debole occupa a tempo pieno il proprio ruolo e interpreta una delle risposte più frequenti agli eccessi del padre forte di un tempo. Questo tipo di padre dunque è molto presente, si occupa dei figli, delle vicende domestiche, ecc e potrebbe sembrare interessato, ma non è così. Infatti egli vuole l’approvazione dei figli, il consenso della loro madre, cerca di rendersi interessante perché non è interessato. Dunque è un falso padre, quasi un fratellino dei figli, egli veste i panni del padre ma ha paura della potenza del ruolo che occupa. Ciò si fa evidente però solo nell’adolescenza, in quanto fino ad allora tutto questo poteva essere interpretato per tenerezza e affettuosità.
- Il padre “geloso”: ci sono uomini adulti che diventano padri naturali ma che non possono o non sanno diventare padri dei loro figli. Non tutti gli uomini infatti possono diventare padri: alcuni ne sono consapevoli, altri invece credono di essere padri per i loro figli ma in realtà non lo sono e questa è una condizione abbastanza frequente. I motivi per i quali ciò avviene (nonostante i figli lo stimolino in tutti i modi e la moglie tenta tutte le vie per indurlo ad accettare l’incarico) sono molteplici ma sicuramente uno dei più frequenti è il fatto che l’uomo vede nella paternità la tomba della giovinezza e della virilità. E dunque costretti a diventare comunque padri lo sono ma sotto mentite spoglie, ovvero in realtà decidono di rimanere maschi. In questa situazione neanche il figlio ha potuto diventar realmente figlio: dunque i due convivono recitando ognuno la propria parte. Di solito la situazione procede per molti anni, venendo smascherata solo al momento dell’adolescenza del figlio.
Infatti per molti anni c’è spazio per ogni tipo di abuso e sopraffazione, dal maltrattamento del cucciolo maschio alla molestia sessuale nei confronti della figlia femmina. Quando poi il bambino/bambina diventa adolescente la collera e il disprezzo dell’adulto si esprime attraverso la gelosia. La gelosia ha un effetto devastante sulla mente del figlio perché è il contrario di ciò di cui avrebbe bisogno il figlio per crescere, ovvero la stima. Così ci sono giovani che giungono a disprezzarsi, a disprezzare il proprio corpo, e tutto ciò che fa parte di loro, perché questo è quello che hanno fatto i padri nei loro confronti. Ma una volta adolescente il figlio/figlia giunge anche a portare il conto al padre ed è un conto salatissimo per vendicarsi dei soprusi patiti.
La madre
La madre nella preadolescenza: in questa fase la madre vive un periodo di preoccupazione che può essere definita “angoscia genetica”, la madre cioè è profondamente preoccupata che il processo di trasformazione del figlio possa concludersi con la nascita di un “mostro” sessuale e sociale. Si tratta della stessa preoccupazione che vive la madre durante la gestazione biologica del figlio. Questo perché l’esito del processo di trasformazione del figlio è correlabile con la qualità della relazione affettiva ed educativa che la madre ritiene di essere riuscita a garantirgli durante gli anni della lunga dipendenza infantile.
Per poter permettere al figlio di effettuare questa sua metamorfosi nel modo migliore, la madre deve escogitare un modo per gestire e tenere sotto controllo l’intensità delle angosce genetiche decidendo quali siano la distanza e la qualità delle relazioni che dovrà da adesso in poi avere con il figlio. Infatti può anche capitare che la madre possa sentirsi minacciata dai bisogni d’autonomia del figlio iniziando a provare sentimenti depressivi, che potrebbero portarla o ad attuare sul figlio condotte restrittive o al contrario a reputare di poca importanza gli avvenimenti in corso comportando una precoce e immotivata dimissione dal ruolo.
La madre nell’adolescenza: in questa fase la madre si trova a dover fronteggiare una metamorfosi del figlio che non è solo corporea ma anche mentale, perciò essa deve non solo effettuare un complicato processo di risignificazione della corporeità del figlio ma anche una ridefinizione del proprio mandato educativo. La madre attuale tende ad orientarsi verso l’assunzione di atteggiamenti curiosi e tolleranti rispetto alle mode e agli idoli dei figli influenzati dai valori della loro generazione. E anche rispetto alla scuola riveste un ruolo importante in quanto non solo è lei che entra in contatto con i docenti e verifica i compiti scolastici ma anche perché l’ingresso del figlio nel mondo scolastico è percepito dalla madre come predittivo del suo futuro successo lavorativo, dunque il suo è un investimento narcisistico sul successo scolastico del figlio.
Inoltre in questa fase di sviluppo nella madre affiora una nuova preoccupazione che è quella dell’entrata del figlio in una relazione amorosa con un partner. Si inizia a presentare dunque agli occhi della madre il grande tema della generatività.
Riguardo poi alla corporeità del figlio, la madre può tendere ad avere un comportamento ambivalente nei confronti della virilità nascente del figlio che la può indurre ad esercitare funzioni di controllo dell’uso del corpo del figlio. In questa fase in realtà il figlio deve poter prendere possesso del proprio corpo, distaccandosi dal dominio materno, per poterlo così addobbare e ad usarlo come luogo di importanti comunicazioni verso la microsocietà dei coetanei. Dunque di grande aiuto all’adolescente per poter mentalizzare il proprio corpo e costruirsene un’adeguata immagine può essere il fatto che la madre accolga con piacere e reazioni di giubilo i cambiamenti del figlio festeggiando l’evento biologico come una tappa importante della crescita del figlio.
Gli adulti
Nella società attuale possiamo notare come gli adolescenti sentano sempre più il bisogno di creare relazioni anche con altri adulti che non siano i loro genitori. Questo perché hanno loro da porre domande cruciali per la crescita. Hanno dunque bisogno di essere ascoltati da adulti competenti e ciò può dipendere in parte dai cambiamenti avvenuti nell’ambito del processo di socializzazione che hanno comportato delle rappresentazioni diverse nei giovani dei rapporti di potere fra adulti e bambini.
Alla base di tutto ciò c’è il bisogno di approvazione: questo è molto simile a quello che il bambino nell’infanzia ricercava dai propri genitori nell’apprestarsi a compiere le proprie imprese, uno sguardo pronto a sostenerlo alla scoperta del mondo, che nell’adolescenza viene ricercato dal giovane in altri adulti al di fuori del cerchio familiare (che possono essere adulti di qualsiasi genere, insegnanti, allenatori sportivi, zii, ecc. ai quali il giovane conferisce la responsabilità di essergli da sostegno). Dunque all’adulto competente è richiesto uno sguardo di ritorno che legittimi, dia senso, misuri e sappia apprezzare ciò che il giovane fa, che vuole segretamente essere ammirato.
All’adulto competente è richiesto poi di adempire anche a un rito tutt’altro che facile e incruento: l’uccisione simbolica del bambino e del figlio nel giovane. A questo contribuiscono anche altre figure come i coetanei, il partner della coppia, ecc. ma il ruolo dell’adulto è di fondamentale importanza per la crescita sana del giovane. Spesso invece notiamo giovani che hanno dovuto affrontare questa fase da soli e per questo ne portano i segni, ragazzi che sono diventati caricaturalmente maschi, ragazze travestite da donne sensuali e procaci che sono figlie della loro solitudine educativa. Per l’adulto competente è un ruolo difficile ma che deve assumersi.
In particolare oggi possiamo notare come i giovani rispetto al passato tendano a ricercare anche un aiuto e un sostegno in figure specializzate come ad esempio psicologi presenti nelle scuole, ecc. Questa è una novità rispetto al passato e in parte può dipendere proprio dal fatto che i giovani sono cresciuti appunto in una famiglia di tipo affettivo che stimola le relazioni e l’analisi profonda di se stessi, ma anche nella quale si cerca di far capire al bambino che quelli che ha di fronte oltre ad essere i suoi genitori sono anche degli esseri umani come lui con i loro bisogni, desideri, stanchezze, ecc. Dunque essi sono più propensi anzi trovano naturale potersi rivolgere a una persona esperta che sanno non vuole manipolarli ma solo aiutarli a vedere meglio dentro se stessi.
Ci sono comunque tre motivi principali per i quali i giovani possono rivolgersi a uno specialista:
- Per chiedere il permesso (si trovano di fronte a un conflitto di qualsiasi genere e si trovano a lottare fra il desiderio e la paura e dunque vedono nello specialista colui che può fornirgli il permesso per fare ciò che desiderano, come se gli conferisse una patente).
- Per chiedere scusa (ovvero per chiedere scusa di essersi attardati in fantasie aggressive della fase di sviluppo precedente e che appaiono impresentabili nei rapporti affettivi e sessuali dell’adolescenza che richiedono invece tenerezza e scambio reciproco, o anche per chiedere scusa della dipendenza da sostanze e per vedere se c’è un modo per recuperare il tempo perduto).
- Per essere messi alla prova (ovvero vogliono che qualcuno valuti il loro assumersi le responsabilità di un adolescente maturo).
È così che negli ultimi anni si sono diffusi un po’ su tutto il territorio, nella scuola, nei servizi sociosanitari e in altre istituzioni, degli spazi di ascolto per i giovani. Due sono le caratteristiche interessanti di questi spazi e cioè la loro ubicazione, infatti essi sono stati posti all’interno o comunque vicino ai luoghi solitamente frequentati dai ragazzi e poi il fatto dell’orario, che si è cercato non coincidesse con quello scolastico. Tutto ciò non può comunque non mostrare la difficoltà di questo tipo di servizio, in quanto portare in analisi un giovane non è cosa semplice in quanto analizzarlo con le tecniche tradizionali lo porterebbe a sentirsi dipendente in parte dalla figura dello psicologo.
-
Riassunto esame Psicologia, prof. Gainotti, libro consigliato I nuovi adolescenti, Pietropolli
-
Riassunto esame Psicologia dell'adolescenza, prof. Merete Amman, libro consigliato Lezioni di psicologia dell'adole…
-
Riassunto esame Pedagogia , Prof. Stramaglia Massimiliano, libro consigliato I nuovi padri , Massimiliano stramagli…
-
Riassunto esame Psicologia dell'Adolescenza, prof. Sestito, libro consigliato: Psicologia dell'Adolescenza, Palmona…