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Riassunto esame processi cognitivi della comunicazione, docente Perconti, libro consigliato Psichiatria, psicanalisi e nuova biologia della mente, Kandel

Sunto per l'esame di Processi cognitivi della comunicazione e del prof. Perconti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Psichiatria, psicanalisi e nuova biologia della mente, Kandel, Università degli Studi di Messina - Unime. Scarica il file in PDF!

Esame di Processi cognitivi della comunicazione dal corso del docente Prof. P. Perconti

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Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente. Di Kandel

Psicoterapia e sinapsi.

Fino a poco tempo fa, i principali rami della biologia, l’ etologia e la

neurobiologia, apparivano non abbastanza mature da un punto di vista

filosofico per affrontare le questioni riguardanti i processi mentali nella loro

complessità. Anche se possono suggerire idee fondamentali sulla mente

umana, la psicologia e la psicanalisi, hanno maggiori potenzialità in merito.

Una delle loro potenzialità secondo Kandel risiede nella loro visione del

mondo e in particolare nelle loro teorie specifiche su variabili interconnesse.

Una di queste è l’ interazione sinergica tra psichiatria e biologia, e in

particolare le conseguenze sullo sviluppo di alcune forme di deprivazione

sociale e i meccanismi dell’ apprendimento. Gli esperimenti condotti su

bambini, ma anche su animali da laboratorio, hanno documentato l’ esistenza

di una serie di periodi critici per il normale sviluppo psichico. Per questo però,

è fondamentale che il soggetto interagisca con un normale ambiente

percettivo e sensoriale. Se questo non avviene specialmente nel primo anno

o n ei primi anni di vita, lo sviluppo sensoriale e sociale ne risulta

compromesso. I primi studi furono condotti dallo psicanalista Spitz. Egli studiò

lo sviluppo di bambini allevati in un brefotrofio e di quelli allevati in un nido

annesso ad un carcere femminile. I bambini allevati nel nido erano tutti

accuditi dalle madri, mentre quelli del brefotrofio erano accuditi dalla

bambinaie, ciascuna delle quali aveva la responsabilità di 7 bambini, perciò

quest’ ultimi beneficiavano di un contatto minore rispetto a quelli del nido. Un’

altra differenza stava nel fatto che nel nido le culle dei bambini erano aperte e

questi potevano vedere tutto quello che accadeva intorno a loro, mentre nel

brefotrofio le sbarre delle culle erano coperte da un lenzuolo e questo

riduceva sensibilmente il loro ambiente sensoriale (deprivazione sensoriale/

sociale ). Questa deprivazione faceva si che i bambini si chiudessero in se

stessi; risultavano poco allegri nei primi anni di vita; verso i 2-3 anni laddove i

bambini del nido camminavano e parlavano come quelli allevati nelle famiglie,

i bambini del brefotrofio mostravano un ritardo dello sviluppo. Secondo

Bowlby l’ esistenza di legami affettivi fra l’ adulto e il bambino si accompagna

in quest’ ultimo ad un attaccamento, per cui la figura materna diventa fonte di

sicurezza. Quando il bambino viene distaccato dalla madre per lunghi periodi,

nel bambino si produce una condizione di lutto psicologico e può condurre

anche a disturbi permanenti. Uno studio successivo è stato quello di

elaborare un modello animale dell’ isolamento sociale del bambino. In questo

ci è riuscito Harlow, il quale nel tentativo di selezionare una famiglia di

scimmie forti e sane per un esperimento, ha separato i cuccioli dalla madre

subito dopo la nascita, i quali si attaccavano spesso con tenacia a un pezzo

di stoffa, portandolo con sé ovunque andassero, per questo si decise di porre

alcuni di essi in una gabbia dove avevano a disposizione un surrogato di

madre, un fantoccio di filo metallico che dispensava latte, e un altro fantoccio

morbido che però non poteva dare nutrimento. I piccoli passavano quasi tutto

il loro tempo attaccati a quest’ ultimo e si recavano dall’ altro solo per

mangiare. Ci si resi conto che se essi erano tenuti in isolamento oltre il sesto

mese di vita, diventavano incapaci di svolgere il gioco con i pari e di attività

sessuali. Le femmine di questo gruppo, successivamente fecondate, hanno

dimostrato una completa assenza di reazioni materne. Gli stimoli sensoriali e

sociali influenzano continuamente il cervello. La più studiata conseguenza è l’

apprendimento; esso è la capacità di memorizzare e modificare la condotta in

relazione all’ esperienza individuale. Esso è condizionato da molteplici fattori:

la trasmissione genetica della specie, il livello di maturazione, gli effetti che l’

ambiente produce su ogni individuo. L’ abituazione è la forma più semplice di

apprendimento, per la quale l’ animale impara a riconoscere l’ innocuità di

uno stimolo. Quando uno stimolo non nocivo viene somministrato

ripetutamente anche poche volte, si assiste subito al riconoscimento dello

stimolo. Kandel ha studiato l’ abituazione e la sensibilizzazione nella lumaca

di mare Aplysia californica. Questa possiede un sistema nervoso molto

semplice. Il comportamento della lumaca di fronte a stimoli nuovi è quello di

ritrarre le branchie. Con l’ addestramento per abituazione la risposta si fa via

via meno intensa, fino a scomparire. L’ esperienza si traduce in un

cambiamento della rete nervosa dell’ Aplysia ( memoria a lungo termine ).

Così la lumaca può ricordare anche a distanza di una settimana che di fronte

a quello stimolo non c’è nessun pericolo per la sua vita. La sensibilizzazione,

invece, è l’opposto dell’ abituazione. È il processo mediante il quale l’ animale

apprende ad aumentare una data risposta in seguito ad uno stimolo nocivo.

Questo secondo tipo di apprendimento comporta una modificazione plastica

delle sinapsi che collegano il neurone sensoriale al neurone motorio.

Un nuovo contesto intellettuale per la psichiatria.

Nel 1998 Kandel mira ad integrare la psichiatria con le conoscenze

biologiche, interessandosi in particolare al rapporto tra attività cognitive e

comportamento da un lato e processi cerebrali dall’ altro. A riguardo presenta

5 principi:

1° principio: ciò che noi chiamiamo comunemente mente, rappresenta un

insieme di funzioni svolte dal cervello. L’ azione del cervello quindi si estende

a tutti gli atti cognitivi consci e inconsci.

2° principio: i geni e i loro prodotti, le proteine, sono importanti per la

connessione tra i neuroni cerebrali e le loro funzioni. I geni quindi esercitano

un controllo sul comportamento.

3° principio: una modificazione dei geni da sola, non può spiegare tutta la

variabilità osservabile in un dato disturbo mentale. Vi contribuiscono i fattori

sociali ed evolutivi.

4° principio: l’ apprendimento modifica le connessioni neurali, quindi non solo

contribuisce a formare le basi biologiche dell’ individualità, ma può essere

responsabile dell’ insorgenza di anomalie comportamentali.

5° principio: la psicoterapia è efficace e produce cambiamenti di lunga durata

nel comportamento.

Non è detto che studiare il rapporto tra processi sociali e funzioni biologiche

sia il modo migliore per chiarire le dinamiche sociali, però secondo Kandel è

importante riconoscere che ogni atto sociale poggia su basi biologiche

imprescindibili. È fondamentale ricordare che i geni svolgono una duplice

funzione: la funzione modello in cui i geni servono da stampi, ovvero da

mezzi di replicazione affidabili; la funzione trascrizionale in cui i geni

determinano il fenotipo, ovvero la struttura, la funzione e altre caratteristiche

biologiche della cellula in cui trovano espressione. La capacità di

apprendimento nella specie umana è talmente evoluta che gli esseri umani

sono più soggetti a mutamenti innescati dall’ evoluzione naturale che da

quella biologica. I geni espressi nel cervello inoltre possono contribuire anche

all’ insorgere di disturbi mentali. La prima prova diretta che i geni

contribuiscono allo sviluppo della schizofrenia fu fornita negli anni ’30 da

Kallmann. Egli osservò che l’ incidenza della schizofrenia tra i genitori, i figli, e

i fratelli era trasmessa in una buona percentuale dall’ incidenza familiare. Ma

se la schizofrenia è causata unicamente da fattori genetici, i gemelli

monozigoti dovrebbero mostrare la stessa tendenza a sviluppare il disturbo.

Ma studi a riguardo hanno stabilito che la percentuale è pari al 45%, quindi i

fattori genetici non sono la sola causa, ma vi contribuiscono anche fattori

evolutivi e ambientali. Negli anni ’60 i disturbi mentali venivano classificati in

organici e funzionali. Ma oggi questa distinzione non è più possibile, poiché

non esiste nessun cambiamento nel comportamento che non si rifletta nel


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venera19

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione (Facoltà di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA, PRIOLO GARGALLO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher venera19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi cognitivi della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Perconti Pietro.

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