L'autocoscienza di Pietro Perconti
Parte prima: Che cos'è?
Ciascun individuo sa di essere autocosciente in modo istintivo e diretto ed è convinto che esserlo sia un tratto caratteristico della sua persona. Generalmente, pensiamo alla vita mentale come qualcosa che gira intorno al nostro “io” (sono io ad avere le mie rappresentazioni, sono io a decidere cosa desidero o temo). Ma se l’autocoscienza fosse una sensazione ingannevole?
Anche Cartesio aveva posto il dubbio che un genio maligno governasse la nostra immagine allucinata del mondo esterno (dubbio iperbolico). Oggi, una parte della scienza contemporanea della mente tende ad eliminare definitivamente la nozione dell’io. Uno degli ideologi della fine dell’io è il neuroscienziato Gazzaniga. Egli ritiene che quella dell’io non è che un’illusione. Mentre crediamo che tutto ciò che facciamo sia comandato da noi, il nostro cervello in realtà ha già preso le decisioni per noi e si è anche premurato di fornirci la sensazione ingannevole di essere noi a decidere.
La testa è piena di automatismi selezionati dall’evoluzione e che determinano i nostri comportamenti. Sono loro che comandano noi. Secondo Gazzaniga, l’illusorio noi diventa consapevole di un evento solo dopo che il cervello lo ha elaborato. Cartesio sostenne che la mente è una specie di teatro, dove le diverse rappresentazioni fanno la loro apparizione, passano e ripassano e si mescolano con un’infinita varietà di atteggiamenti e situazioni (il teatro cartesiano).
Dennet affronta il tema della coscienza muovendosi su una prospettiva funzionalista. Egli non ritiene che ci sia una sostanziale differenza tra il modo di operare di un calcolatore e quello del cervello umano. In entrambi i casi si tratta di sistemi fisici, poiché non ha importanza il tipo di materiale con cui questi sistemi sono costruiti, bensì la funzione che essi svolgono.
Dennet non ritiene vera la concezione del teatro cartesiano, dove le diverse rappresentazioni fanno la loro comparsa, piuttosto egli crede che esistano molteplici versioni composte, costituite da un certo numero di circuiti in stretta interconnessione tra loro, che operano in parallelo. L’ideologia della fine dell’io cerca di mostrare come siano sbagliate le idee secondo cui la coscienza sarebbe un luogo in cui si osservano succedersi i pensieri.
La nuova immagine di noi stessi data dalla nuova scienza della mente è quella del teatro delle marionette. In esse, infatti, c’è uno spettacolo da guardare ma è lo stesso burattino che produce lo spettacolo.
La mente automatica
Generalmente i termini consapevolezza e automaticità vengono usati come contrari. Se un comportamento è automatico vuol dire che viene eseguito in modo inconsapevole, come ad esempio nel caso dei riflessi. È possibile immaginare creature che fanno tutto in modo automatico come gli zombies, ma vi sono zombies filosofici che agiscono come le persone comuni, eppure sono zombies per definizione in quanto non provano nulla.
Essi sono la prova per le teorie sulla coscienza. Essi sollevano un problema che Dennet chiama impressione zombica, una sorta di intuizione basata sulla fantasia che simili creature vivano tra noi. Oltre ad esserci processi cognitivi che avvengono senza che prestiamo loro attenzione, nel caso in cui dobbiamo correggere un gesto velocemente che ci porta a raggiungere un oggetto (il gesto è automatico e non giunge fino alla soglia della consapevolezza in quanto veloce), ci sono molte altre attività mentali che generalmente immaginiamo consapevoli ma che vengono invece elaborate in modo inconscio.
Questa spiegazione è fornita dall’idea che esista una dissociazione tra due distinti sistemi visivi: da un lato un sistema specializzato per l’individuazione degli oggetti (semantico), dall’altro un sistema rivolto al controllo visivo dell’azione (pragmatico).
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