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Riassunto esame Processi cognitivi della comunicazione, docente Perconti, libro consigliato L'autocoscienza di Perconti

Sunto per l'esame di Processi cognitivi della comunicazione e del prof. Perconti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente L'autocoscienza, Perconti, Università degli Studi di Messina - Unime. Scarica il file in PDF!

Esame di Processi cognitivi della comunicazione dal corso del docente Prof. P. Perconti

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La maniera più comune di delineare la distinzione tra coscienza e

autocoscienza consiste nel definire la nozione di coscienza e

successivamente precisare che l’ autocoscienza ne è l’ aspetto introspettivo e

riflessivo. Il linguista americano Jackendoff ritiene che essere coscienti è

qualcosa che è relativo agli oggetti esterni, mentre essere autocoscienti è

qualcosa che è relativo a se stessi. In generale ci sono due possibili modi di

considerare il rapporto che vi è tra coscienza e autocoscienza. Il primo è che

ogni forma di coscienza implichi una corrispondente forma di autocoscienza.

L’altro modo può far pensare che ci siano molti stati mentali consapevoli che

non producono anche la sensazione di autoconsapevolezza. Nella scelta di

queste due possibilità si deve considerare una differenza: mentre la

coscienza può darsi sia in modo transitivo che intransitivo, l’ autocoscienza

può darsi solo in modo intransitivo. Se diciamo che qualcuno è consapevole

in modo intransitivo, vogliamo dire che è sveglio e vigile, al contrario in modo

transitivo vogliamo dire che ci stiamo rendendo conto di quello che sta

capitando. La differenza tra coscienza e autocoscienza emerge anche in

base al ruolo che esse giocano nella memoria. Perché l’ individuo sia

consapevole di qualcosa gli occorre la memoria di lavoro, ossia la memoria a

breve termine, o a volte per essere consapevoli di un oggetto percepito gli

occorre anche quella a lungo termine. Per l’ autocoscienza invece occorrono

gli strati più profondi della memoria, come quella episodica e autobiografica.

L’ uomo che si sentiva funzionare.

A volte capita di rimanere soli con i nostri pensieri e mentre fantastichiamo

questi hanno spesso valenza dialogica. Come ad esempio se vogliamo

andare a trovare un’ amica ci chiediamo cosa vorremmo portarle, come

potrebbe reagire, che umore abbia quel giorno. Tutti questi pensieri formano

la nostra autobiografia. La sensazione dell’ autocoscienza è in grado di

manipolare i nostri stati interni. Finché non avremo una teoria della mente

che spieghi tale fenomeno, avremo una spiegazione eccentrica di cosa è la

vita interiore degli esseri umani. Una teoria eccentrica oggi dominante è la

teoria rappresentazionale – computazionale della mente. Secondo la

psicologia computazionale avere una mente vuol dire che certi pezzi di

materia, per esempio del nostro cervello, sono configurati in modo tale da

essere connessi casualmente con pezzi del mondo e con il nostro stesso

comportamento. La mente è quello che fa il corpo.

Esame di coscienza per calciatori.

Negli ultimi 20 anni sono state formulate tre ipotesi: la teoria

rappresentazionale della coscienza, la teoria del monitoraggio di livello

superiore e la teoria del monitoraggio dello stesso livello. La teoria

rappresentazionale della coscienza ritiene che uno stato mentale è

consapevole solo se rappresenta se stesso. Secondo i sostenitori della

seconda prospettiva invece per essere consapevoli sono necessarie due

distinte rappresentazioni: la prima rappresenta il contenuto, la seconda lo

stato mentale che genererebbe la sensazione della consapevolezza. La

teoria del monitoraggio dello stesso livello viene sostenuta da coloro che

credono che ci sia una rappresentazione che sia in grado di riferirsi a quelle

di base in modo da generare la sensazione di consapevolezza. In generale ci

sono tre tipi di rappresentazioni mentali: quelle di cui siamo incoscienti, quelle

di cui siamo coscienti e quelle di cui siamo autocoscienti.

Seconda parte. Come funziona.

Le due componenti dell’ autocoscienza.

Si dice che un individuo è incosciente sia per indicare che è privo di sensi sia

per alludere al fatto che ha un carattere molto animato. La ragione è che la

consapevolezza è la principale condizione di possibilità della responsabilità

che nutriamo verso il significato delle azioni. In assenza di consapevolezza

non sarebbe presente neanche la responsabilità, né quella giuridica né quella

morale. Nel concetto di autocoscienza possiamo distinguere due nozioni. Da

una parte unire tutte quelle capacità che hanno a che fare con l’

identificazione di se stessi, dall’ altra tutte le manifestazioni di una complessa

vita interiore. Possiamo identificare il primo gruppo di fenomeni sotto l’

espressione “Riconoscimento di sé” e il secondo gruppo con l’ espressione

“Ragionamento riflessivo”. Il riconoscimento di sé è la forma più semplice di

autocoscienza. Essa richiede che il soggetto sia capace di riferirsi a se stesso

tramite una rappresentazione riflessiva, ovvero uno schema del proprio corpo

(voce, odore, parti del corpo). Il ragionamento riflessivo invece è una forma

più complessa di autocoscienza. Consiste nel fare inferenze fra concetti che

si riferiscono al ruolo che essi hanno all’ interno della rete riflessiva in cui si

trovano. Questa idea è stata enfatizzata dal filosofo Braudom, il quale

sostiene che per comprendere cosa vuol dire avere un certo contenuto

mentale dovremmo dare meno importanza alla classica nozione di

rappresentazione. Ragionamento riflessivo vuol dire che io posso diventare

oggetto del mio ragionamento, intrattenendo me stesso e esercitando così la

mia vita interiore. Il ragionamento riflessivo è anche il modo in cui


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venera19

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione (Facoltà di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA, PRIOLO GARGALLO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher venera19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi cognitivi della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Perconti Pietro.

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