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Riassunto esame Processi cognitivi della comunicazione, docente Perconti, libro consigliato L'autocoscienza di Perconti

Sunto per l'esame di Processi cognitivi della comunicazione e del prof. Perconti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente L'autocoscienza, Perconti, Università degli Studi di Messina - Unime. Scarica il file in PDF!

Esame di Processi cognitivi della comunicazione docente Prof. P. Perconti

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successo e provengono dalla visione cieca. Questi fenomeni vengono detti

ossimori, ossia espressioni in cui si accostano due termini opposti. Negli anni

’70 alcuni studiosi hanno scoperto che certi individui colpiti da una lesione al

cervello che avrebbe dovuto renderli incapaci di vedere in una certa regione

dello spazio, sembravano conservare qualcosa della loro vista. Un soggetto

che riceve un danno alla corteccia visiva di un emisfero cerebrale diventa

cieco alle cose che si trovano nel campo visivo opposto all’ emisfero

compromesso. Durante un esperimento i pazienti accettavano di tirare ad

indovinare su quello che c’era nello spazio in cui non vedevano. Questi

pazienti in realtà forse in parte vedevano, ma non riuscendo a descrivere ciò

che vedevano dicevano di non vedere affatto. Lo psicologo Humphrey scoprì

in una scimmia, con la perdita quasi totale della vista, che la visione cieca

non è un fenomeno che accade solo negli esseri umani. Secondo egli ciò che

manca alla visione cieca è il senso di partecipazione personale fornito dalle

sensazioni. Mentre la percezione richiede soltanto che l’ individuo risponda a

stimoli di un certo tipo, la sensazione è accompagnata dalla consapevolezza.

Sempre con un po’ di ritardo. Lo psicologo Libet, nel suo unico libro “Mind

time” ( il tempo della mente ), illustra la sua scoperta secondo cui la mente,

per diventare cosciente, abbia bisogno di tempo. Per far si che il cervello

produca una sensazione cosciente secondo Libet occorre circa mezzo

secondo, un tempo noto come ritardo di Libet. Questo lasso di tempo

sarebbe necessario per produrre l’ adeguatezza neuronale, indispensabile

perché si generi la sensazione della coscienza. La qualità soggettive dell’

esperienza cosciente ( i qualia ) sono una porzione di mente caratteristica del

cervello. Una volta raggiunta l’ adeguatezza neuronale, le esperienze

soggettive vengono retrodatate a quando lo stimolo è stato realmente

percepito. Se non si raggiunge l’ adeguatezza neuronale allora lo stimolo non

è stato percepito per nulla. Gli studi di Libet mostrano quanto sia sbagliata l’

immagine secondo cui il nostro io è qualcosa che da ordini al nostro cervello

e di conseguenza a tutto il resto del corpo. Egli ha scoperto dunque che la

coscienza non rimane indietro rispetto alla decisione incosciente, ma che il

prendere decisioni consapevoli richiede tempo. Libet non ritiene affatto che le

sue scoperte facciano di noi degli automi nelle mani del nostro cervello, ma

ritiene piuttosto che sia quel mezzo secondo, necessario per produrre la

coscienza, che preserverebbe la possibilità del libero arbitrio.

Esiste davvero. Coscienza e autocoscienza.

La maniera più comune di delineare la distinzione tra coscienza e

autocoscienza consiste nel definire la nozione di coscienza e

successivamente precisare che l’ autocoscienza ne è l’ aspetto introspettivo e

riflessivo. Il linguista americano Jackendoff ritiene che essere coscienti è

qualcosa che è relativo agli oggetti esterni, mentre essere autocoscienti è

qualcosa che è relativo a se stessi. In generale ci sono due possibili modi di

considerare il rapporto che vi è tra coscienza e autocoscienza. Il primo è che

ogni forma di coscienza implichi una corrispondente forma di autocoscienza.

L’altro modo può far pensare che ci siano molti stati mentali consapevoli che

non producono anche la sensazione di autoconsapevolezza. Nella scelta di

queste due possibilità si deve considerare una differenza: mentre la

coscienza può darsi sia in modo transitivo che intransitivo, l’ autocoscienza

può darsi solo in modo intransitivo. Se diciamo che qualcuno è consapevole

in modo intransitivo, vogliamo dire che è sveglio e vigile, al contrario in modo

transitivo vogliamo dire che ci stiamo rendendo conto di quello che sta

capitando. La differenza tra coscienza e autocoscienza emerge anche in

base al ruolo che esse giocano nella memoria. Perché l’ individuo sia

consapevole di qualcosa gli occorre la memoria di lavoro, ossia la memoria a

breve termine, o a volte per essere consapevoli di un oggetto percepito gli

occorre anche quella a lungo termine. Per l’ autocoscienza invece occorrono

gli strati più profondi della memoria, come quella episodica e autobiografica.

L’ uomo che si sentiva funzionare.

A volte capita di rimanere soli con i nostri pensieri e mentre fantastichiamo

questi hanno spesso valenza dialogica. Come ad esempio se vogliamo

andare a trovare un’ amica ci chiediamo cosa vorremmo portarle, come

potrebbe reagire, che umore abbia quel giorno. Tutti questi pensieri formano

la nostra autobiografia. La sensazione dell’ autocoscienza è in grado di

manipolare i nostri stati interni. Finché non avremo una teoria della mente

che spieghi tale fenomeno, avremo una spiegazione eccentrica di cosa è la

vita interiore degli esseri umani. Una teoria eccentrica oggi dominante è la

teoria rappresentazionale – computazionale della mente. Secondo la

psicologia computazionale avere una mente vuol dire che certi pezzi di

materia, per esempio del nostro cervello, sono configurati in modo tale da

essere connessi casualmente con pezzi del mondo e con il nostro stesso

comportamento. La mente è quello che fa il corpo.

Esame di coscienza per calciatori.


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venera19

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione (Facoltà di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA, PRIOLO GARGALLO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher venera19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi cognitivi della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Perconti Pietro.

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