Primati e filosofi di De Wall
Prima parte: moralmente evoluti
Siamo il risultato di una lunga genealogia di animali gerarchici per i quali la vita di un gruppo non è una opzione ma una strategia di sopravvivenza. I nostri corpi e le nostre menti non sono stati progettati per vivere una vita da cui gli altri siano assenti. Senza il sostegno della società cadiamo in una depressione e la nostra salute peggiora.
Una scuola di pensiero vede la moralità come un’innovazione culturale raggiunta solo dalla nostra specie e non riconosce le tendenze morali come parte integrante della natura umana. Un’altra scuola invece concepisce la moralità come conseguenza diretta degli istinti sociali che abbiamo in comune con altri animali e concepisce la moralità come il risultato dell’evoluzione della nostra socialità.
Il primo di questi punti di vista presuppone che in fondo non siamo veramente morali e considera la moralità come un rivestimento culturale. Fino a poco tempo fa era questo l’approccio alla moralità che prevaleva. Per indicare queste idee si fece uso del termine “Teoria della patina”, coniato da Huxley che affermava che ciò che ci rende umani non poteva essere trattato dalla teoria dell’evoluzione: noi possiamo diventare morali solo contrastando la nostra natura. Huxley stava andando con la sua etica contro la corrente darwiniana.
Vent’anni prima infatti Darwin in “L’origine dell’uomo” aveva incluso la moralità nella natura umana. La moralità umana è presentata come una sottile crosta esterna, sotto la quale bollono pressioni antisociali, amorali ed egoistiche.
L'etica di Darwin
Anziché presentare la specie umana come estranea alle leggi della biologia, Darwin sottolineava la continuità con gli animali anche all’interno della sfera morale: qualsiasi animale dotato di istinti sociali ben definiti, compreso l’affetto per genitori e figli, acquisirebbe un senso o una coscienza morale non appena le sue funzioni intellettive giungano allo stesso grado di sviluppo cui sono giunte nell’uomo.
Fu Smith, padre dell’economia, a ispirare le idee di Darwin sulla compassione. Egli scrisse che qualunque uomo, per quanto egoista, ha nella sua natura dei principi che fanno sì che si interessi alle vicende degli altri.
Uno studioso che merita di occupare un posto centrale in ogni dibattito sulla moralità è Westermarck. Egli fu il primo a sostenere una visione integrata che comprendeva esseri umani e animali, cultura ed evoluzione. Egli inoltre sentiva l’urgenza di collegare il comportamento umano a quello animale, ma il suo lavoro era concentrato interamente sugli esseri umani. Egli sosteneva che nessun principio etico è oggettivamente valido e che i giudizi morali discendono da emozioni e sentimenti e non da principi razionali.
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