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dell’evidente decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere. Inoltre lo stesso articolo prevede una

disciplina peculiare per l’audizione di testimoni, periti e consulenti tecnici, escludendo l’esame diretto e

attribuendo al giudice la conduzione della procedura probatoria. Tuttavia, a seguito dell’udienza preliminare,

il giudice può anche pronunciare sentenza di condanna (giudizio abbreviato) o di applicazione della pena su

richiesta-> in questi casi, ai fini della valutazione del materiale probatorio su cui fondare la decisione, il

giudice non può discostarsi dagli art 191\192 che riguardano la formazione del convincimento giudiziale

-Funzione di garanzia-> giudice interviene nelle indagini preliminari (es: x richiesta di adozione di un

provvedimento di coercizione personale o di intercettazioni telefoniche). In questi casi il gip, di fronte agli

elementi probatori forniti dal pm, potrà utilizzare, come base del suo convincimento, solo quelli il cui impiego

non sia incoerente con la disciplina stabilita in tema di prove-> a riguardo l’art 273 prevede che per la

valutazione dei “gravi indizi di colpevolezza”, si applicano art 192\195\203.

- Indagini preliminari svolte dal pm discorso più delicato, in quanto tali indagini sono ordinariamente

inidonee a conseguire risultati utilizzabili come prova in sede dibattimentale-> tuttavia ciò non può

significare che il pm non abbia alcun obbligo di osservanza almeno dei principi di fondo dettati in materia.

Infatti, ci sono alcuni atti del pm e della polizia giudiziaria che sono destinati ad essere inclusi nel fascicolo

per il dibattimento e quindi ad essere acquisiti come prove-> questo avviene sia in relazione alla natura degli

atti, sia per il verificarsi di specifiche circostanze oppure in forza di un accordo tra le parti (inoltre questo

avviene quando viene scelto un rito speciale senza dibattimento-> nel giudizio abbreviato o applicazione

della pena su richiesta, il giudice pronuncia la sua sentenza sulla base degli atti disponibili al termine delle

indagini preliminari) quindi non è pensabile che le indagini preliminari si svolgano totalmente al di fuori

della disciplina prevista dal libro 3° -> che però opererà solo in caso di oggettiva compatibilità con lo

svolgimento delle indagini  si applicano in questo modo sicuramente le disposizioni generali. Per quanto

riguarda le disposizioni sui mezzi di ricerca delle prove-> si applicano al pm e alla polizia giudiziaria (anche

perché le norme sono destinate a “autorità giudiziaria” e non al “giudice”), anche perché se non si

applicassero a questa fase perderebbero la loro ragion d’essere. Non si applicano, invece, le disposizioni sui

mezzi di prova-> gli articoli fanno riferimento al solo “giudice” proprio perché si tratta di atti generalmente

affidati alla sua gestione, mentre gli omologhi atti svolte dal pm, all’interno delle indagini preliminari, sono

disciplinati da specifiche previsioni normative (che utilizzano anche una nomenclatura differente) tuttavia,

questo non significa che non si possa pervenire in via interpretativa a ritenere applicabili queste norme anche

a particolari attività compiute dal pm durante le indagini preliminari-> es: agli atti di confronto di cui all’art

364\376, deve ritenersi applicabile la disciplina prevista dagli art 211\212-> ma anche in altri casi in cui c’è

l’esigenza di colmare una lacuna, cui corrispondono evidenti carenze sul terreno garantistico (es: nella

nomina di consulenti tecnici, il pm dovrà osservare art 225; nell’acquisizione di documenti dovrà rispettare i

divieti previsti dagli art 234\240). Quindi, poiché nel codice c’è una disciplina apposita per gli atti del pm

omologhi ai tipici mezzi di prova previsti nel libro 3°, si dovrà concludere che questa disciplina sarà

applicabile solo in via residuale, quando è palese una lacuna, che non sia frutto di una scelta legislativa, e

quindi, quando si tratta di disposizioni che prevedono garanzie in assenza delle quali il procedimento

risulterebbe deficitario rispetto ai principi fondamentali del sistema (non si applicheranno, invece, le

disposizioni dettate in relazione all’attitudine del mezzo a formare la prova).

DISPOSIZIONI GENERALI

Art 187 OGGETTO DELLA PROVA questo articolo ha il fine di evitare che l’attività probatoria possa

arbitrariamente orientarsi verso qualunque obiettivo di ricostruzione della verità storica-> ne circoscrive l’oggetto:

Sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono:

- all’imputazione,

- alla punibilità

- alla determinazione della pena o della misura di sicurezza

- i fatti dai quali dipende l’applicazione di norme processuali

- se c’è costituzione di parte civile, anche i fatti inerenti alla responsabilità civile derivante dal reato

Questo articolo enuncia il criterio di pertinenza, che rappresenta il parametro di fondo per la verifica sulla rilevanza

della prova in vista della sua ammissione.

Riguardo le prove, può essere effettuata una distinzione:

• prove dirette si riferiscono immediatamente al tema probatorio principale, cioè sono quelle che hanno x

oggetto il fatto da provare

• prove indirette non si riferiscono direttamente al tema probatorio principale e hanno per oggetto un fatto

diverso da quello da provare, dal quale il giudice potrà risalire a quest’ultimo solo attraverso un’operazione

mentale di tipo induttivo. A questa seconda categoria appartengono le prove indiziarie-> elementi conoscitivi

di varia natura di per sé idonei a concretare solo una situazione di fumus commissi delicti-> sono

legittimamente acquisiti ma non dotati di efficacia probatoria piena, ma potenzialmente suscettibili di

svilupparsi in vere e proprie prove.

Oltre a questa distinzione ne esiste anche un’altra:

• prove storiche  quando il fatto da provare è riprodotto immediatamente davanti al giudice

• prove critiche  quando è necessario l’intervento dello stesso giudice di tipo logico-induttivo

Tuttavia queste 2 distinzioni non sono coincidenti-> possono esistere prove storiche che sono solo indiziarie, e quindi

non dirette, inoltre, fermo restando che le tutte le prove indirette hanno la struttura delle prove critiche, non si può

escludere che una prova critica possa avere natura di prova diretta.

Art 189 PROVE ATIPICHE cioè non previste dal cpp -> il nostro legislatore ha optato per la scelta di non dettare

alcuna aprioristica preclusione nei confronti delle prove atipiche, lasciando però al giudice il compito di valutare

sull’ammissibilità di tali prove “Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge , il giudice può assumerla

se risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice

provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova” al giudice spettano 2 valutazioni:

- idoneità della prova atipica ad assicurare l’accertamento dei fatti

- verifica che tale prova non pregiudichi la libertà morale della persona Art 188 “Non possono essere

utilizzati, neppure col consenso della persona interessata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di

autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e valutare fatti” (es: lie detector, siero della verità,

ipnosi ecc)-> tale disposizione risponde sempre a un’esigenza di tutela della libertà morale della persona.

Art 190 DIRITTO ALLA PROVA è una tipica manifestazione del diritto alla difesa ed è stato per questo previsto

dal legislatore in un articolo apposito-> rappresenta un’impronta tipicamente accusatoria dell’intero processo:

1. “Le prove sono ammesse a richiesta di parte . Il giudice provvede senza ritardo con ordinanza escludendo le

prove vietate dalla legge e quelle che manifestamente sono superflue o irrilevanti” il diritto alla prova si

configura come: 1) diritto a chiedere l’ammissione della prova; 2) diritto ad ottenere la prova richiesta o

almeno un’ordinanza del giudice al giudice spetta la valutazione sull’ammissibilità della prova: deve

escludere quelle vietate dalla legge, quelle irrilevanti (non pertinenti al tema probatorio) e quelle superflue

(non potenzialmente utili ai fini dell’accertamento).

2. “La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d’ufficio ”

 la legge delega attribuiva esplicitamente

all’imputato il diritto ad ottenere l’ammissione della prova a discarico e al pm il corrispondente diritto a

chiedere l’ammissione delle prove a carico -> diritto di prova comprende anche il diritto di controprova.

Tuttavia, ci sono dei casi in cui il codice prevede poteri di iniziativa probatoria ex officio-> attribuendoli al

presidente del collegio o al giudice del dibattimento. In ogni caso, questa previsione assume un ruolo

marginale, tale da non compromettere l’assetto accusatorio della disciplina probatoria

3. “I provvedimenti sull’ammissione della prova possono essere revocati , sentite le parti in contraddittorio”

I principi espressi da questo articolo si applicano nell’intero arco del procedimento, quindi anche alle fasi anteriori

al dibattimento: in sede di incidente probatorio (si configura un diritto alla prova in capo ai soggetti legittimati e il

potere dovere del giudice di pronunciarsi sull’ammissibilità); in sede di udienza preliminare (limitatamente

all’attività di integrazione probatoria); ma è nella fase dibattimentale che tali principi trovano maggiore incisività e

ampiezza.

Art 190-bis CASI PARTICOLARI nei procedimenti per i delitti di criminalità organizzata, previsti dall’art 51,

comma3bis-> quando è richiesto l’esame di un testimone o di una dei soggetti indicati dall’art 210, i quali abbiano

già reso dichiarazioni in sede di incidente probatorio o in dibattimento, in contraddittorio con la persona nei cui

confronti le dichiarazioni saranno utilizzate; oppure, in un altro procedimento, abbiano reso dichiarazioni i cui verbali

sono stati acquisiti ai sensi dell’art 238, l’esame è ammesso solo se:

- Riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni

- Il giudice o una delle parti lo ritengono necessario in base a specifiche esigenze

Questo articolo prevede, quindi, una deroga ai criteri di ammissione della prova sanciti dall’art 190, in ragione di

un’esigenza di tutela delle persone da esaminare, nel caso di procedimenti per delitti di criminalità organizzata, per

evitare che tali persone siano esposte a rischi o disagi personali evitando che siano chiamati nuovamente a

testimoniare sugli stessi fatti.

La stessa disposizione si applica quando si procede per reati previsti dagli art 600bis,ter,quater,quinquies,

609bis,ter,quater,quinquies e octies cp-> quando l’esame richiesto riguarda un testimone minore di 16 anni.

Art 191 PROVE ILLEGITTIMAMENTE ACQUISITE inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione dei

divieti stabiliti dalla legge-> inutilizzabilità qui rileva sia come vizio, che come sanzione processuale predisposta in

via generale per il caso di violazione dei divieti stabiliti dalla legge-> si differenzia dalla sanzione prevista per i vizi di

forma degli atti  tale differenza è palese nel comma 2° : “inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e

grado del procedimento ”-> contrariamente a quanto avviene per la maggior parte dei casi di nullità, questa non

ammette sanatorie ed è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento (anche cassazione). Per quanto

riguarda la sfera di operatività di questo articolo-> tutte le ipotesi di inosservanza di un divieto sancito dalla legge in

materia di ammissione o acquisizione probatoria (anche i casi in cui il divieto può emergere solo ex post, nel momento

di valutazione della prova-> es:art 63\64)-> quindi sia nel caso di prove acquisite senza esser state ritualmente

ammesse, sia nel caso di prove ammesse d’ufficio al di fuori dei casi previsti dalla legge.

Art 192 VALUTAZIONE DELLA PROVA ribadisce il principio del libero convincimento del giudice-> la

valutazione del giudice può avere ad oggetto solo le prove legittimamente ammesse ed acquisite e quindi utilizzabili:

1. “Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati” obbligo

di motivazione risponde ad un’esigenza di legalità nel momento valutativo della prova. Il giudice deve dar

conto sia dei risultati acquisiti che dei criteri adottati-> motivazione pone un limite alla libertà di

convincimento del giudice, ma è necessaria per il successivo controllo da parte del giudice dell’impugnazione.

Per questo il giudice dovrà ricostruire il percorso logico-conoscitivo che ha portato ad apprezzare in un certo

modo le prove disponibili e a trarne determinate conclusioni

2. “L’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e

concordanti”gli indizi non possono essere utilizzati dal giudice per la formazione del suo convincimento, a

meno che siano gravi, precisi e concordanti-> in questo caso assumono valenza di prova

3. “

Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento

connesso o collegato a quello per cui si procede, sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne

confermano l’attendibilità” dichiarazioni del coimputato o dell’imputato per reato connesso o collegato non

possono essere valutate ex se, ma solo unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano

l’attendibilità. Il legislatore presuppone, infatti, in questi casi, una presunzione di inattendibilità di queste

dichiarazioni, senza però sancirne l’inutilizzabilità, ma subordinando la loro utilizzabilità alla valutazione del

giudice, sulla base di un riscontro di attendibilità risultante dalla valutazione degli altri elementi di prova.

[Un’ipotesi di limite al libero convincimento del giudice è prevista dall’art 526 comma1bis-> esclude che la

prova della colpevolezza dell’imputato possa essere ottenuta sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera

scelta, si è sempre sottratto all’esame da parte dell’imputato o del suo difensore]

4. Art 193  “Nel processo penale non si osservano i limiti di prova stabiliti dalle leggi civili , eccettuati quelli

che riguardano lo stato di famiglia e di cittadinanza”

MEZZI DI PROVA

Il titolo secondo del terzo libro è dedicato ai singoli mezzi di prova, che si differenziano dai mezzi di ricerca della

prova per la loro attitudine ad offrire dei risultati direttamente utilizzabili ai fini della decisione e in quanto si

caratterizzano per la loro funzionalità ad assicurare la formazione della prova in sede processuale per questo il codice

disciplina le modalità di assunzione della prova. I mezzi di ricerca della prova, invece, non offrono una fonte di

convincimento giudiziale, ma sono diretti ad acquisire elementi idonei ad assumere una rilevanza probatoria. Inoltre,

riguardano l’acquisizione di elementi probatori precostituiti per questo il codice disciplina la modalità di

individuazione e di ingresso nel processo di tali elementi preesistenti.

TESTIMONIANZA

Art 194 OGGETTO E LIMITI”il testimone è esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova. Non può

deporre sulla moralità dell’imputato, salvo che si tratti di fatti specifici, idonei a qualificarne la personalità in

relazione al reato e alla pericolosità sociale. L’esame può estendersi anche ai rapporti di parentela e di interesse che

intercorrono tra il testimone e le parti o altri testimoni, nonché alle circostanze il cui accertamento è necessario per

valutarne la credibilità. La deposizione sui fatti che servono a definire la personalità della persona offesa è ammessa

solo quando il fatto dell’imputato deve essere valutato in relazione al comportamento di quella persona. Il testimone è

esaminato su fatti determinati e non può deporre sulle voci correnti nel pubblico né esprimere apprezzamenti

personali, salvo che sia impossibile scinderli dalla deposizione sui fatti” LIMITI:

• Non può deporre sulla moralità dell’imputato, salvo che si tratti di fatti specifici idonei a qualificarne la

personalità in relazione al reato o alla pericolosità sociale

• Non può deporre sulla personalità della persona offesa, salvo nel caso in cui il fatto dell’imputato debba

essere valutato in relazione al comportamento della persona offesa

• Non può deporre sulle voci correnti nel pubblico a riguardo: Art 195 TESTIMONIANZA INDIRETTA

quando il testimone riferisce dei fatti, la cui conoscenza dichiara di aver appreso da altre persone, il giudice

d’ufficio o a richiesta di parte, può disporre che queste siano chiamate a deporre se tale richiesta viene

disattesa-> inutilizzabili le dichiarazioni (a meno che l’esame delle persone da cui il testimone ha appreso le

notizie riferite, non risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità) inoltre, non può essere utilizzata

la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti

oggetto dell’esame-> divieto di testimonianze anonime.

• Art 195 comma4 prevedeva il divieto per ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di deporre sul contenuto

delle dichiarazioni acquisite da testimoni-> deroga piuttosto rigida alla disciplina della testimonianza indiretta,

giustificata dalla volontà di privilegiare l’esame testimoniale degli autori di tali dichiarazioni, invece di

acquisirle da ufficiali e agenti di polizia questa disposizione è stata dichiarata incostituzionale, in quanto

sprovvista di una “ragionevole giustificazione” e per questo il suo ambito è stato circoscritto agenti e ufficiali

non possono deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni con le modalità di cui all’art

351\357 (-> 351: sommarie informazioni; 357: verbali di denunce, querele, istanze orali + sommarie

informazioni e dichiarazioni spontanee)-> questo divieto non opera, invece, negli altri casi (si applicano gli

altri commi dell’art 195).

• Art 195 i testimoni non possono essere esaminati su fatti appresi da persone titolari di un segreto

professionale o d’ufficio, salvo che tali persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano divulgati.

Art 196 CAPACITA’ DI TESTIMONIARE ogni persona ha la capacità di testimoniare. Se, per verificare le

dichiarazioni del testimone, è necessario verificarne l’idoneità fisica o mentale-> il giudice d’ufficio ordina gli

accertamenti opportuni, ma i risultati di tali accertamenti non precludono l’assunzione della testimonianza.

Art 197 INCOMPATIBILITA’ non possono essere assunti come testimoni:

a) Coimputati del medesimo reato o le persone imputate in un procedimento connesso, a norma dell’art 12,

sempre che non sia stata pronunciata nei loro confronti una sentenza irrevocabile di

proscioglimento\condanna\applicazione della pena (-> incompatibilità assoluta)

b) Imputati in un procedimento connesso o di un reato collegato , sempre che nei loro confronti non sia stata

pronunciata una sentenza irrevocabile di proscioglimento\condanna\applicazione pena-> questa ipotesi di

incompatibilità, però, risulta temperata dalla previsione “salvo quanto previsto dall’art 64 ,comma3, lettera

c”che stabilisce che, prima dell’interrogatorio, la persona deve essere avvertita che se renderà dichiarazioni

che riguardano la responsabilità altrui, assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone -> quindi se si

realizzano queste circostanze, l’incompatibilità prevista dall’art 197 lettera b non opera, in quanto gli imputati

cui si riferisce tale disposizione, assumeranno il ruolo di testimone in ordine ai fatti che concernono la

responsabilità altrui

c) Il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria

d) Coloro che, nel medesimo procedimento, svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, pm o loro

ausiliario, difensore, o coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni assunte ai sensi

dell’art 391ter.

Art 197-bis Persone imputate in un procedimento CONNESSO o per reato COLLEGATO, possono assumere

l’ufficio di testimone, se nei loro confronti sia già stata pronunciata sentenza irrevocabile di

proscioglimento\condanna\applicazione pena; oppure quando abbiano reso dichiarazioni concernenti la responsabilità

altrui (caso previsto dall’art 64, comma3, lett c) in questi casi:

- il testimone è assistito da un DIFENSORE (se manca quello di fiducia, d’ufficio)-> x questo detto “testimone

assistito”. Difensore ha diritto a formulare richieste, osservazioni e riserve , ma non a presenziare l’esame;

- se è già stata pronunciata sentenza irrevocabile nei suoi confronti, il testimone non può essere obbligato a

deporre su fatti per i quali è stata pronunciata sentenza di condanna nei suoi confronti, se durante il

procedimento egli aveva negato la sua responsabilità oppure non aveva reso alcuna dichiarazione

- se si tratta del caso previsto dall’art 64-> il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che

riguardano la sua responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti

- oltre alle garanzie appena viste, che operano ex ante, ce n’è una che opera ex post-> inutilizzabilità delle

dichiarazioni rese da questi testimoni nel procedimento a loro carico, nel procedimento di revisione della

sentenza di condanna e in qualsiasi giudizio civile o amministrativo relativo allo stesso fatto-> esclusa la loro

utilizzabilità in quanto rese dal soggetto in adempimento dell’ufficio testimoniale

- inoltre, alle dichiarazioni rese da queste persone, si applica l’art 192, comma3-> devono essere confermate

da altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità (-> c’è quindi un allargamento di questa

disposizione che di per sé ha carattere eccezionale in quanto rappresenta una deroga al principio del libero

convincimento del giudice).

Art 198 OBBLIGHI DEL TESTIMONE presentarsi al giudice, attenersi alle prescrizioni date dal giudice stesso

e rispondere secondo verità-> tuttavia:

- non può essere obbligato a rispondere su fatti dai quali potrebbe emergere la sua responsabilità

- Art 199  facoltà di astensione dei prossimi congiunti dell’imputato (a meno che non hanno presentato

denuncia, querela, istanza oppure essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato)-> il giudice deve

avvertire la persona di tale facoltà. Destinatari: -prossimi congiunti; -persone legate da vincolo di adozione;

-convivente o colui che ha convissuto con l’imputato; -coniuge separato o divorziato (-> per fatti avvenuti

durante la convivenza)

- Art 200  SEGRETO PROFESSIONALEnon possono essere obbligati a deporre su ciò che hanno

conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione: a) ministri di confessioni religiose;

b)avvocati, notai, consulenti tecnici, investigatori privati autorizzati; c)medici, farmacisti, ostetriche; d)altri

esercenti di uffici e professioni cui la legge riconosce tale facoltà  facoltà di astensione viene meno nei casi

in cui hanno l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la

dichiarazione di segretezza opposta dal testimone sia infondata, provvede agli accertamenti necessari-> se da

questi emerge che non esiste alcun segreto professionale, ordina che il testimone deponga.

Queste disposizioni si applicano anche ai giornalisti professionisti, relativamente ai nomi delle persone che

gli forniscano notizie in via fiduciaria-> se, però, queste notizie sono indispensabili ai fini della prova del

reato e la loro veridicità può essere accertata solo con l’identificazione della fonte delle notizie stesse-> il

giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni

- Art 201 SEGRETO D’UFFICIO pubblici ufficiali, pubblici impiegati e incaricati di un pubblico servizio,

hanno l’obbligo di astenersi dal deporre sui fatti conosciuti in ragione del loro ufficio, che devono rimanere

segreti-> a meno che non si rientri nei casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria

- Art 202  SEGRETO DI STATO gli stessi soggetti indicati dall’art precedente, hanno l’obbligo di astenersi

dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato-> nel caso in cui il testimone opponga un segreto di Stato, il

giudice deve informarne il Presidente del Consiglio, per riceverne conferma deve intervenire entro 30gg,

durante i quali resta sospesa ogni iniziativa volta ad acquisire la notizia dell’oggetto del segreto:

-Se il segreto viene confermato, con atto motivato sarà vietata l’acquisizione e l’utilizzazione anche

indiretta delle notizie coperte dal segreto -> quindi, se il giudice reputa essenziale la conoscenza del segreto

ai fini della definizione del processo-> pronuncia sentenza di non doversi procedere per l’esistenza del

segreto di Stato. Al di fuori di questo caso, il processo potrà proseguire, non essendo precluso all’autorità

giudiziaria di procedere in base a elementi autonomi e indipendenti da quanto coperto dal segreto.

-Se il segreto non viene confermato entro 30gg l’autorità giudiziaria potrà acquisire la notizia coperta da

segreto.

Nel caso in cui sia sollevato dall’autorità giudiziaria, come spesso avviene, un conflitto di attribuzione nei

confronti del Presidente del Consiglio, davanti alla Corte costituzionale se il conflitto è risolto nel senso

dell’insussistenza del segreto-> il Presidente non potrà più opporlo con riferimento al medesimo oggetto

(quindi il processo prosegue); se il conflitto è risolto nel senso della sussistenza del segreto-> l’autorità

giudiziaria non può ne acquisire né utilizzare, direttamente o indirettamente, quanto coperto dal segreto.

[L124\2007-> divieto di riferire riguardo a fatti coperti da segreto di Stato e prevede la stessa disciplina

appena descritta-> salvo quanto disposto dall’art 202-> quindi si applicherà a soggetti diversi (rivolta

principalmente a indagati e imputati)].

- Art 203  Giudice non può obbligare ufficiali e agenti di polizia giudiziaria a rivelare i nomi dei loro

INFORMATORI-> se questi non sono esaminati come testimoni, le informazioni da essi fornite non

possono essere acquisite né utilizzate tale inutilizzabilità opera anche in fasi diverse dal dibattimento, se gli

informatori non sono stati interrogati né assunti a sommarie informazioni

Art 204 ESCLUSIONE DEL SEGRETO non possono essere oggetto dei segreti di Stato, ufficio, professionale,

documenti o notizie concernenti reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale + insurrezione armata

contro poteri dello stato + associazioni di stampo mafioso + scambio elettorale politico-mafioso + strage. Nel caso

in cui venga opposto il segreto, la natura del reato è definita dal giudice. [Il segreto è escluso anche per fatti e

documenti che riguardano le condotte poste in essere da appartenenti a servizi di informazione per la sicurezza-> per

quelle condotte per le quali risulta esclusa l’esistenza della speciale causa di giustificazione, essendo stata esperita

l’apposita procedura prevista dalla legge. Se il presidente del Consiglio non conferma il segreto di Stato, provvede, a

declassificare gli atti o i documenti oggetto di classifica di segretezza, prima che siano messi a disposizione

dell’autorità giudiziaria]

Art 205 TESTIMONIANZA DEL PRES DELLA REPUBBLICA E GRANDI UFFICIALI DELLO STATO:

- La testimonianza del Pres Rep è assunta nella sede in cui esercita la funzione di Capo dello Stato.

- Se deve essere assunta la testimonianza di uno dei presidenti delle Camere o del Consiglio o della Corte

Cost, questi possono chiedere di essere esaminati nella sede in cui esercitano il loro ufficio, al fine di

garantire la continuità della funzione cui sono preposti

- Si procede nelle forme ordinarie quanto il giudice ritiene indispensabile la comparizione per eseguire un atto

di ricognizione o confronto o x altra necessità

- Art 206  Se deve essere esaminato un AGENTE DIPLOMATICO o l’incaricato di una missione

diplomatica all’estero-> la richiesta x l’esame è trasmessa, per mezzo del Ministero di Grazia e Giustizia

all’autorità consolare del luogo. Si procede, però, nelle forme ordinarie quando il giudice lo ritiene

indispensabile. Per la testimonianza di agenti diplomatici della Santa Sede o esteri, si osservano le

convenzioni internazionali

[questi soggetti godono di un trattamento speciale in caso di testimonianza falsa o reticente: -esclusione della

pregiudizialità del relativo procedimento rispetto a quello principale; -divieto di arresto in udienza].

Art 207 FALSITA’ O RETICENZA Se nel corso dell’esame, il testimone rende dichiarazioni contraddittorie,

contrastanti con le prove già acquisite o incomplete oppure si rifiuta di deporre al di fuori dei casi di astensione

previsti dalla legge, il giudice glielo fa presente (-> con avvertimento previsto dall’art 497) se il testimone persiste nel

rifiuto: giudice dispone l’immediata trasmissione degli atti al pm perché proceda a norma di legge.

Allo stesso modo procede se, con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo

ufficio, ravvisa gli indizi del reato di falsa testimonianza (-> salva la possibilità per il pm di intervenire anche prima)

[Analoga disciplina è prevista dall’art 371-bis per il delitto di “false informazioni al pm”-> ma il relativo

procedimento resta sospeso finchè non è definito quello principale]

ESAME DELLE PARTI

Esame delle parti è un nuovo istituto destinato a prender luogo della figura dell’interrogatorio dibattimentale e, in

alcuni casi, dell’incidente probatorio è un mezzo di prova, anche se solo eventuale.

Art 208 “Nel dibattimento, l’imputato, parte civile che non debba essere esaminata come testimone, il responsabile

civile e la persona civilmente obbligata x la pena pecuniaria, sono esaminati se ne fanno richiesta o vi

consentono”esame è sempre subordinato alla richiesta delle parti o al loro consenso-> una volta espresso il consenso,

però, non è prevista la facoltà di non rispondere (né l’avvertimento di cui all’art 64,comma3, lett c) art 209: “Se la

parte rifiuta di rispondere a una domanda ne è fatta menzione nel verbale ” silenzio assume valore anche sul piano

probatorio, essendo il verbale destinato ad essere inserito nel fascicolo dibattimentale e, quindi, tra le prove utilizzabili

ai fini della decisione.

Art 209 REGOLE All’esame delle parti si applicano le disposizioni previste dagli articoli:

- 194, 198comma2, 499 quindi facoltà di non rispondere su fatti dai quali potrebbe emergere una sua

responsabilità penale

- 195 norma sulla testimonianza indiretta-> si applica solo nel caso in cui sia esaminata una parte diversa

dall’imputato.

Art 210 esame di persona imputata in un PROCEDIMENTO CONNESSO, ai sensi dell’art 12, nei confronti della

quale si procede o si è proceduto separatamente e che non può assumere l’ufficio di testimone (questo art si applica

solo alle persone che NON hanno assunto l’ufficio di testimone-> alle altre si applica art 197bis) viene esaminata a

richiesta di parte o, nel caso previsto dall’art 195 (testimonianza indiretta), anche d’ufficio. La disciplina dell’esame

di queste persone è costruita sulla base di un assetto intermedio tra quello del testimone e quello dell’imputato:

- obbligo di presentarsi al giudice, il quale ne ordina l’accompagnamento coattivo. Inoltre, si applicano le

norme sulla citazione dei testimoni

- previsto che siano assistite da un difensore che ha diritto di partecipare all’esame (se manca il difensore di

fiducia, viene designato un difensore d’ufficio)

- prima dell’inizio dell’esame, il giudice, avverte le persone in esame che hanno facoltà di non rispondere

(salvo quanto disposto dall’art 66-> cioè sulle loro generalità per l’identificazione)

- all’esame si applicano gli art 194\195\498\499\500

6° comma “Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle persone imputate in un procedimento

connesso ai sensi dell’art 12 o di un reato COLLEGATO ai sensi dell’art 371, che non hanno reso in precedenza

dichiarazioni concernenti la responsabilità dell’imputato. Tuttavia a tali persone è dato l’avvertimento di cui all’art

64, comma3 lettera c) e, se esse non si avvalgono della facoltà di non rispondere, assumono l’ufficio di testimone . Al

loro esame si applicano, oltre alle disposizioni del comma precedente, anche gli art 197-bis e 497”  quindi la

disciplina dell’art 210 si applica agli imputati in procedimenti connessi o collegati, SOLO nel caso in cui non

abbiano reso dichiarazioni riguardanti la responsabilità dell’imputato in precedenza (-> o perché non sono mai

state sentite in alcun interrogatorio o perché lo siano state, ma non abbiano rilasciato dichiarazioni sull’altrui

responsabilità) ma a tali persone dovrà esser dato l’avvertimento di cui all’art 64-> se non si avvalgono della

facoltà di non rispondere, potranno assumere l’ufficio di testimone, come sarebbe stato, cioè, se in precedenza

avessero reso dichiarazioni concernenti la responsabilità dell’imputato.

CONFRONTI

Art 211 confronto è ammesso esclusivamente tra persone già esaminate o interrogate, nel caso in cui vi è

disaccordo su fatti e circostanze importanti è un mezzo che trova ampia applicazione anche nelle indagini preliminari

(art364 riconosce il relativo potere al pubblico ministero).

Art 212 MODALITA’ il giudice deve richiamare le precedenti dichiarazioni (sulle quali i soggetti ammessi al

confronto sono risultati in disaccordo) e chiede ai soggetti ammessi al confronto se le confermano o le modificano,

invitandoli alle reciproche contestazioni il tutto dovrà essere riportato nel verbale.

RICOGNIZIONI

Art 213 RICOGNIZIONE DI PERSONE prima di procedere, il giudice invita chi deve eseguirla a descrivere la

persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli chiede, poi, se sia stato in precedenza chiamato a eseguire il

riconoscimento, se prima e dopo il fatto per cui si procede abbia visto la persona da riconoscere e se la stessa gli si

stata indicata o descritta o se vi siano altre circostanze che possano influire sull’attendibilità del riconoscimentogli

adempimenti appena descritti devono essere menzionati nel verbale, a pena di nullità della ricognizione (nullità

disposta anche in caso di inosservanza del primo comma).

Art 214 SVOLGIMENTO allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice procura la presenza di

almeno 2persone il più possibile somiglianti a quella sottoposta a ricognizione-> invita quest’ultimo a prendere il

posto che preferisce rispetto alle altre. Il giudice chiede alla persona che deve eseguire la ricognizione se riconosca

uno dei presenti e, in caso affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuta e se ne è certo. Se c’è fondata

ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione sia intimidita o influenzata dalla presenza di quella

sottoposta a ricognizione, il giudice dispone che l’atto sia compiuto senza che quest’ultima possa vedere la prima

anche qui, le modalità di svolgimento, devono essere riportate nel verbale, a pena di nullità. Il giudice, inoltre, può

anche disporre che lo svolgimento della ricognizione sia documentato da rilevazioni fotografiche o cinematografiche o

altri strumenti.

Art 215 RICOGNIZIONE DI COSE corpo del reato o altre cose pertinenti al reato-> il giudice procede ai sensi

dell’art 213 e 214, in quanto applicabili stessa cosa nel caso di ricognizione di voci, suoni e quanto può essere

oggetto di percezione sensoriale (art 216).

Art 217 quando più persone sono chiamare a eseguire la ricognizione della stessa persona o oggetto, il giudice

procede con atti separati, impedendo ogni comunicazione tra chi ha compiuto la ricognizione e quelli che devono

ancora eseguirla-> si applicano anche qui le disposizioni precedenti.

Sia per i confronti che per le ricognizioni, la persona chiamata a compiere l’atto si trova nella condizione di dover

rilasciare dichiarazioni che sono assimilabili a quelle rese dall’imputato o dal testimone in sede di interrogatorio o

audizione o esame per questo saranno applicabili in questo caso tutte le garanzie previste per questi casi (es: facoltà

di non rispondere).

ESPERIMENTI GIUDIZIALI

Art 218 L’esperimento giudiziale è ammesso quando occorre accertare se un fatto sia o possa essere avvenuto in

un determinato modo l’esperimento consiste nella riproduzione della situazione in cui il fatto si ritiene essere

avvenuto e nella ripetizione delle modalità di svolgimento.

Art 219 MODALITA’ L’ordinanza che dispone l’esperimento giudiziale contiene l’enunciazione dell’oggetto dello

stesso e l’indicazione del giorno, ora e luogo in cui si procederà alle operazioni. Inoltre il giudice può nominare un

esperto per l’esecuzione delle operazioni (ovviamente non qualificabili come perizia). Il giudice, durante le

operazioni può prendere gli opportuni provvedimenti per:

- disporre rilevazioni fotografiche o cinematografiche o con altri strumenti

- provvedimenti previsti dall’art 471, per assicurare il regolare compimento dell’atto, anche se si svolge fuori

dell’aula d’udienza

- opportune disposizioni affinchè si svolga in modo da non offendere sentimenti di coscienza e senza esporre a

pericolo l’incolumità di persone o la pubblica sicurezza

PERIZIA

Art 220 perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche

competenze tecniche, scientifiche o artistiche questo è il presupposto sia dell’ammissibilità della perizia, sia del

dovere del giudice di disporla. Oggetto della perizia NON può essere: carattere e personalità dell’imputato, la sua

pericolosità sociale e professionalità nel reato, le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche  sono ammesse

solo in sede di esecuzione della pena o della misura di sicurezza.

Art 221NOMINA DEL PERITO il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi-> il

giudice può affidare la perizia a più persone se le indagini risultano di particolare complessità oppure richiedono

distinte conoscenze in differenti discipline. Il perito ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, salvi i motivi di astensione.

Art 222 INCAPACITA’ E INCOMPATIBILITA’ non può prestare ufficio di perito, a pena di nullità:

a) minorenne, interdetto, inabilitato, infermo di mente

b) interdetto dai pubblici uffici o sospeso dall’esercizio di una professione o un’arte

c) chi non può essere assunto come testimone o ha facoltà di astenersi dal testimoniare o chi è chiamato a

prestare l’ufficio di testimone o interprete

d) chi è nominato consulente tecnico nello stesso procedimento o in uno connesso

Art 223 ASTENSIONE-> quando esiste un motivo di astensione, il perito ha l’obbligo di dichiararlo. Possibile anche

la RICUSAZIONE nei casi previsti dall’art 36 (ad eccezione di quanto previsto dal comma1, lett h). La

dichiarazione di astensione o ricusazione può essere presentata finchè non siano esaurite le formalità di conferimento

dell’incarico oppure (in caso di motivi sopravvenuti), prima che il perito abbia dato il proprio parere sulla

dichiarazione decide il giudice con ordinanza (si applicano le norme sulla ricusazione del giudice).

Art 224 PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE l’ordinanza che dispone la perizia deve essere motivata e

contenere: nomina del perito, sommaria enunciazione dell’oggetto delle indagini, indicazione di ora, data e luogo

per la comparizione del perito. Il giudice dispone la citazione del perito e dispone la comparizione delle persone

sottoposte all’esame del perito.

Art 224-bis altri provvedimenti: quando si procede per delitti non colposi particolarmente gravi (ergastolo o

reclusione nel massimo a 3 anni) oppure quando per l’esecuzione della perizia è necessario compiere atti idonei ad

incidere sulla libertà personale (es: prelievi di sangue o capelli, accertamenti medici) e non c’è il consenso della

personail giudice, anche d’ufficio, dispone con ordinanza motivata l’esecuzione coattiva, se questa risulta

assolutamente INDISPENSABILE per la prova dei fatti. Ordinanza contiene:

- generalità della persona da sottoporre all’esame

- indicazione del reato x cui si procede, con descrizione sommaria del fatto

- indicazione specifica del prelievo o accertamento da effettuare con le ragioni che lo rendono indispensabile

- avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore o persona di fiducia

- avviso che in caso di mancata comparizione non dovuta a legittimo impedimento, potrà essere ordinato

l’accompagnamento coattivo

- indicazione di luogo, data e ora stabiliti per il compimento dell’atto e modalità di compimento

L’ordinanza in questione viene notificata all’imputato, al suo difensore e alla persona offesa, almeno 3gg prima di

quello stabilito per la perizia se la persona non compare, senza legittimo impedimento, il giudice può disporre

l’accompagnamento coattivo. Se pur comparendo si rifiuta di prestare il proprio consenso agli accertamenti, il

giudice dispone che siano eseguiti coattivamente L’atto è nullo se la persona non è assistita dal difensore nominato.

Non possono essere disposte operazioni vietate espressamente dalla legge, o che possono mettere in pericolo la

vita\integrità fisica\salute\ o che possano provocare sofferenze non di lieve entità-> devono sempre essere eseguite nel

rispetto della dignità e del pudore, preferendo sempre tecniche meno invasive.

Art 226 CONFERIMENTO DELL’INCARICO il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova

in una delle situazioni di astensione o ricusazione e lo avverte dei suoi obblighi e responsabilità il giudice formula

allora i QUESITI, sentiti il perito, consulente tecnico, pm e difensori.

Art 227 RELAZIONE DEL PERITO concluse le formalità di conferimento dell’incarico, il perito procede agli

accertamenti e risponde ai quesiti con parere orale, raccolto nel verbale (può presentare anche relazione scritta se

risulta necessario per illustrare il parere). Se, per la complessità dei quesiti, il perito non dà immediata risposta può

chiedere al giudice un TERMINE -> il giudice, se non ritiene di dover sostituire il perito, fissa una data non oltre

90gg e ne ordina la comunicazione alle parti e ai consulenti tecnici-> se sono necessari accertamenti di particolare

complessità, il termine può essere prorogato, anche più volte, per periodi non superiori a 30gg in ogni caso il termine

(anche se prorogato) non può superare 6mesi.

Art 228 ATTIVITA’ DEL PERITO per lo svolgimento delle operazioni peritali, il perito può essere autorizzato dal

giudice a prendere visione di atti e documenti prodotti dalle parti, dei quali la legge prevede l’acquisizione al

fascicolo per il dibattimento. Può assistere all’esame delle parti e all’assunzione di prove, può richiedere notizie

all’imputato, alla persona offesa e ad altre persone-> ma gli elementi cosi raccolti non possono essere utilizzati al di

fuori dell’accertamento peritale.

Se le operazioni si svolgono senza la presenza del giudice e sorgono questioni relative ai poteri del perito e ai limiti

dell’incarico-> decisione è rimessa al giudice (no sospensione delle operazioni).

Art 231 SOSTITUZIONE DEL PERITO il perito può essere sostituito se non riferisce il proprio parere nel

termine fissato oppure se svolge il proprio incarico con negligenza (o quando è accolta la dichiarazione di astensione

o ricusazione)-> il giudice, sentito il perito, provvede con ordinanza alla sua sostituzione, salvo che il ritardo o

l’inadempimento sia dipeso da cause a lui non imputabili il giudice sostituito, può essere condannato dal giudice a

pagare una somma a titolo di ammenda e deve mettere immediatamente a disposizione del giudice la documentazione

e i risultati delle operazioni compiute.

Art 232 COMPENSO del perito viene liquidato dal giudice con decreto.

Possibile per le parti (anche pm) nominare dei CONSULENTI TECNICI ART 225possono essere nominati in

numero non superiore, per ciascuna parte, a quello dei periti. Se la parte privata è stata ammessa al patrocinio statale,

ha diritto ad ottenere un consulente tecnico a spese dello Stato.

Art 230 ATTIVITA’ DEI CONSULENTI possono:

- assistere al conferimento dell’incarico al perito

- presentare al giudice osservazioni, richieste e riserve (delle quali è fatta menzione nel verbale)

- partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e

riserve delle quali si da atto nella relazione

- possono essere autorizzati a esaminare la persona la cosa e il luogo oggetto della perizia

In ogni caso, la nomina dei consulenti tecnici e lo svolgimento della loro attività, non possono ritardare l’esecuzione

della perizia e il compimento delle attività processuali.

Art 233 permette alle parti di nominare dei consulenti tecnici (max 2) anche quanto non sia stata disposta la perizia-

> in questo modo si ha un importante presupposto del diritto alla prova: i consulenti delle parti, al termine delle

operazioni, possono esporre al giudice il proprio parere anche presentando memorie. Il giudice (o il pm, se la

consulenza è richiesta prima dell’azione penale), autorizza il consulente tecnico ad esaminare le cose sequestrate nel

luogo in cui esse si trovano e ad intervenire alle ispezioni.

Se dopo la nomina del consulente tecnico, il giudice dispone la perizia, al consulente tecnico sono riconosciuti diritti e

facoltà previsti dall’art 230, salvo il limite previsto dall’art 225 comma1. Se, invece, la perizia non è disposta, si deve

ritenere che il consulente svolga di propria iniziativa le indagini e accertamenti necessari e che il giudice non possa

prescindere dai risultati così ottenuti-> anche il consulente, inoltre, può essere sottoposto ad esame nel corso del

dibattimento (allo scopo di consentire l’acquisizione probatoria degli esiti delle sue indagini).

PROVA DOCUMENTALE

Scelta del legislatore di trattare il tema della prova documentale in un unico capo-> la disciplina, però riguarda solo i

documenti in senso stretto (formati fuori del procedimento) e non gli “atti” (formati all’interno del procedimento).

Art 234 OGGETTO scritti, altri documenti che rappresentano fatti \persone\cose mediante la fotografica, la

cinematografia, fonografia o qualsiasi altro mezzo. Se l’originale del documento è andato distrutto, smarrito o

sottratto e non è possibile recuperarlo-> può esserne acquisita una copia. VIETATA acquisizione di documenti che

contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico o sulla moralità di parti, testimoni, consulenti tecnici e periti.

Art 235 CORPO DEL REATO i documenti che costituiscono corpo del reato devono essere acquisiti qualunque sia

la persona che li abbia formati o li detenga (quindi anche d’ufficio e anche se sono di provenienza anonima).

Consentita acquisizione:

• Art 236 nel caso in cui sia necessario valutare il fatto per il quale si procede in relazione al comportamento o

alle qualità morali dell’imputato o della persona offesa-> deroga all’art 234-> possono essere acquisiti, ai fini

del giudizio sulla personalità di tali persone:

-certificati del casellario giudiziale (possono essere acquisiti anche al fine di valutare la credibilità di un

testimone)

-documentazione esistente presso gli uffici del servizio sociale e gli uffici di sorveglianza

-sentenze irrevocabili italiane o straniere riconosciute (anche al fine di valutare la credibilità di un testimone)

• Art 237  E’ possibile l’acquisizione, anche d’ufficio, di qualsiasi documento proveniente dall’imputato,

anche se sequestrato presso altro o da altri prodotto

• Art 238  VERBALI di prove di altri procedimenti penali(-> solo se si tratta di prove assunte nell’incidente

probatorio o nel dibattimento) e civili (-> se definiti con sentenza passata in giudicato)-> in questi casi, i

verbali che riportano dichiarazioni, possono essere utilizzati contro l’imputato solo se il suo difensore ha

partecipato all’assunzione della prova o se nei suoi confronti fa stato la sentenza civile.

Sempre ammessa l’acquisizione di atti che non sono ripetibili-> se la ripetizione dell’atto è divenuta

impossibile per fatti sopravvenuti, l’acquisizione è ammessa se si tratta di fatti imprevedibili.

Al di fuori dei casi previsti nei commi precedenti, i verbali riportanti dichiarazioni possono essere utilizzati

nel dibattimento soltanto nei confronti dell’imputato che vi consenta-> in mancanza di consenso-> possono

essere utilizzati solo x le contestazioni di cui agli art 500 e 503

Se sono stati acquisiti verbali riportanti dichiarazioni, resta fermo il diritto delle parti di ottenere, ai sensi

dell’art 190, l’esame delle persone che hanno reso tali dichiarazioni. E’ fatto salvo quanto previsto dall’art

190-bis-> garantita alle parti la possibilità di escutere direttamente nel contraddittorio dibattimentale le

persone fonti delle dichiarazioni.

• Art 238-bis  SENTENZE IRREVOCABILI possono essere acquisite ai fini della prova di quanto in esse

accertato

Art 239 ACCERTAMENTO DELLA PROVENIENZA se occorre verificarne la provenienza, il documento è

sottoposto al riconoscimento da parte delle parti private o dei testimoni.

Art 240 DOCUMENTI ANONIMI non possono essere acquisiti né utilizzati (a meno che non costituiscano il

corpo del reato o provengano dall’imputato). DOCUMENTI ILLEGALMENTE FORMATI O ACQUSIITI pm

dispone l’immediata secretazione e custodia in luogo protetto-> di essi è vietata la copia e il loro contenuto non può

essere utilizzato-> entro 48h, il pm chiede al giudice x le indagini preliminari di disporne la distruzione-> questo

entro le successive 48h fissa udienza dandone avviso a tutte le parti interessate (che potranno nominare un

difensore)sentite le parti compare, il gip pronuncia il provvedimento di distruzione, se ritiene sussistenti i presupposti

indicati dal pm-> la distruzione avviene alla presenza del pm e dei difensori delle parti. Delle operazioni di distruzione

è redatto il verbale, dell’avvenuta intercettazione o acquisizione illecita dei documenti e delle parti interessate, ma

senza alcun riferimento al contenuto degli stessi documenti.

Art 241 DOCUMENTI FALSI a parte l’eventualità in cui la falsità venga accertata e dichiarata con sentenza di

condanna o proscioglimento, il giudice, se ritiene la falsità di un documento acquisito nel procedimento, dopo la

definizione di questo ne informa il pm trasmettendogli copia del documento riconosciuto al giudice penale il potere

di accertare incidenter tantum l’eventuale falsità dei documenti (scelta del legislatore dettata dall’esigenza di

abolizione della pregiudizialità penale).

Art 242 nel caso in cui sia acquisito un documento redatto in lingua diversa da quella italiana, il giudice ne dispone

la traduzione

Art 243 quando dispone l’acquisizione di un documento che non deve rimanere segreto, il giudice, a richiesta di chi

ne abbia interesse, può autorizzare la cancelleria a rilasciare copia autentica.

[Una volta che siano stati ammessi, su richiesta di parte, i documenti sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento. Per

quanto riguarda le fasi anteriori al dibattimento art 415-bis (in tema di conclusione delle indagini preliminari e di

udienza preliminare), stabilisce che anche il difensore dell’imputato può produrre documenti , che dovranno essere

ammessi dal giudice prima dell’inizio della discussione. Allo stesso modo sono ammessi nuovi documenti, se prodotti

a seguito di “ulteriori indagini” (421bis) o acquisiti dal giudice in virtù dei poteri di integrazione probatoria

(422).Dopo di che, conclusasi l’udienza preliminare con il rinvio a giudizio, tra i documenti precedentemente

acquisiti, sono destinati ad essere inseriti nel fascicolo dibattimentale solo i certificati del casellario giudiziale e i

documenti indicati dall’art 236 e i documenti costituenti il corpo del reato, mentre tutti gli altri entrano a far parte del

fascicolo del pm, utilizzabili solo x contestazioni (500\503)].

MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

I mezzi di ricerca della prova, a differenza dei mezzi di prova, non offrono una fonte di convincimento giudiziale,

ma sono diretti ad acquisire elementi idonei ad assumere una rilevanza probatoria. Inoltre, riguardano l’acquisizione

di elementi probatori precostituiti per questo il codice disciplina la modalità di individuazione e di ingresso nel

processo di tali elementi preesistenti (e non da formare durante il procedimento).

ISPEZIONI

Art 244 ispezione è diretta ad accertare le tracce e gli altri effetti materiali del reato -> disposta con decreto

motivato. Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se questi sono scomparsi o sono stati cancellati o

alterali, l’autorità giudiziaria descrive lo stato attuale, se possibile, verifica quello preesistente. L’autorità giudiziaria

può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici, adottando misure tecniche diretta ad assicurare la

conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione.

Ispezione può avere ad oggetto:

• PERSONE  art 245 prima dell’inizio delle operazioni, l’interessato deve essere avvertito della facoltà di

farsi assistere da persona di fiducia (che deve essere reperibile e idonea a norma dell’art 120). L’ispezione

deve essere eseguita nel rispetto della dignità e del pudore della persona-> può essere eseguita da un medico

(in questo caso l’autorità giudiziaria può astenersi dall’assistere alle operazioni).

• LUOGHI E COSE art 246prima dell’inizio delle operazioni, deve essere consegnata copia del decreto che

dispone l’ispezione all’imputato e a chiunque abbia la disponibilità attuale del luogo in cui è eseguita

l’ispezione stessa (sempre che siano presenti). L’autorità giudiziaria, durante l’ispezione, può impedire

l’allontanamento di determinate persone ed eventualmente ordinare che siano ricondotte coattivamente sul

posto-> esponendo i motivi di tali provvedimenti nel verbale.

PERQUISIZIONI

Art 247 perquisizione-> sempre disposta con decreto motivato ed eseguita personalmente dall’autorità giudiziaria

(oppure da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto. Per rintracciare le cose da sottoporre a

sequestro (che è consequenziale alla perquisizione), l’autorità giudiziaria o gli ufficiali di polizia giudiziaria possono

esaminare, presso banche, atti documenti e corrispondenza, dati e informazioni e programmi informatici-> in caso di

rifiuto da parte degli istituti bancari-> si procede a perquisizione.

Art 248 se la perquisizione è finalizzata alla ricerca di una cosa determinata, l’autorità giudiziaria può invitare a

CONSEGNARLA-> se viene consegnata non si procede a perquisizione, a meno che non sia considerato utile ai fini

della completezza dell’indagine.

Può essere:

• PERSONALE art 249 quando c’è fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla persona il corpo del

reato o cose pertinenti al reato-> prima di procedere alla perquisizione è consegnata alla persona copia del

decreto che la dispone, con l’avviso che ha facoltà di farsi assistere da persona di fiducia (purché reperibile e

idonea ai sensi art 120). La perquisizione è eseguita nel rispetto della dignità e del pudore.

• LOCALE  art 250 quando c’è fondato motivo di ritenere che il corpo del reato o cose pertinenti al reato si

trovino in un determinato luogo, oppure che in tale luogo sia possibile eseguire l’arresto dell’imputato o

dell’evaso-> prima di procedere alla perquisizione, copia del decreto è consegnata all’imputato (se presente)

e a chi abbia l’attuale disponibilità del luogo-> con l’avviso della facoltà di farsi assistere da persona di

fiducia (reperibile e idonea ai sensi art 120) -> l’autorità giudiziaria, durante la perquisizione locale, può

ordinare con decreto motivato, la perquisizione delle persone presenti o sopraggiunte, quando ritiene che

possano occultare il corpo del reato o cose pertinenti al reato stesso. Inoltre, può impedire l’allontanamento

di determinate persone o ordinarne la riconduzione coattiva sul posto, esponendo le ragioni nel verbale. Art

251 nel caso di perquisizione nel DOMICILIO-> limiti temporali: tra le 7 e le 20 (salvi casi urgenti).

[a riguardo-> specifica disciplina per perquisizioni presso gli uffici dei difensori e per sequestro

corrispondenza-> art 103-> in caso di inosservanza: inutilizzabilità (già sancita in via generale dall’art 191 per

le prove illegittimamente acquisite), salvo che si tratti del corpo del reato]

• Art 247  comma1-bis: “quando c’è fondato motivo di ritenere che dati , informazioni, programmi informatici

o tracce pertinenti al reato si trovino in un sistema informatico o telematico , anche se protetto da misure di

sicurezza, ne è disposta la perquisizione, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei

dati originali e ad impedirne l’alterazione.

Particolari figure di perquisizione, contenute in leggi speciali 1) per operazioni che riguardano il traffico illecito di

stupefacenti-> polizia giudiziaria può procedere a perquisizione quando ha motivo di ritenere che possano essere

rinvenute stupefacenti; 2) delitti di associazione di stampo mafioso\riciclaggio-> quando c’è motivo di ritenere che

possano essere rinvenuti armi, denaro o valori costituenti il prezzo o il profitto di tali delitti; 3) prevista perquisizione

“sul posto” di persone e mezzi di trasporto per accertare il possesso di armi o esplosivi; 4) perquisizione per i soli

ufficiali di polizia giudiziaria di interi edifici per accertare la presenza di armi, esplosivi o latitanti o evasi (in

relazione a delitti di criminalità organizzata o di terrorismo); oppure quando c’è motivo di ritenere che tali edifici

siano stati usati come luogo di riunione, deposito o rifugio per attività connesse ai più gravi reati di discriminazione o

violenza per motivi razziali-  in tutte queste ipotesi, la polizia giudiziaria provvede a perquisizione e dà notizia

dell’avvenuta perquisizione al procuratore della Repubblica> dovrà convalidarla entro 48h, affinchè i risultati

possano essere acquisiti e utilizzati nel procedimento.

Art 252 le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a SEQUESTRO logica consequenzialità tra

perquisizione e sequestro-> può avvenire che il sequestro non sia preceduto da perquisizione (la legge tende a

preferire forme di consegna o esibizione delle cose da sottoporre a sequestro), ma sicuramente le cose rinvenute a

seguito della perquisizione saranno sequestrate in caso di perquisizione eseguita senza rispettare le disposizioni

previste dalla legge, illegittimità della perquisizione comporta illegittimità del sequestro (e quindi inutilizzabilità in

sede probatoria)-> però Sezioni Unite Cassazione hanno ritenuto che l’inutilizzabilità non si applica nel caso di

sequestro del corpo del reato o cose pertinenti al reato -> in tale ipotesi è irrilevante il modo con sui sono state

rinvenute.

SEQUESTRO

Si tratta di un sequestro con finalità probatoria (distinto da quello conservativo, con finalità cautelare, e da quello

con finalità preventiva) Art 253 OGGETTO: corpo del reato (cioè cose sulle quali o mediante le quali è stato

commesso il reato stesso, oppure cose che ne costituiscono il prodotto, profitto o prezzo) oppure cose pertinenti al

reato. Disposto con decreto motivato (di cui una copia è consegnata all’interessato) e il sequestro è eseguito

personalmente dall’autorità giudiziaria o da un ufficiale della polizia giudiziaria da questa delegato nel decreto.

Sequestro può avere diversi oggetti:

• CORRISPONDENZA  art 254 prevede sequestrabilità presso uffici postali di lettere, pacchi, telegrammi

(anche se inoltrati x vie telematiche) che si ritiene sia stato spedito dall’imputato o a lui indirizzato (ad

esclusione della corrispondenza col suo difensore, purché riconoscibile) o che comunque possa avere

relazione col reato. Nel caso in cui a procedere al sequestro sia un ufficiale di polizia, questi deve

consegnare gli oggetti sequestrati all’autorità giudiziaria senza aprirli o alterarli o prendere conoscenza del

loro contenutose quanto sequestrato risulta non rientrante tra la corrispondenza sequestrabile, viene

immediatamente restituito all’avente diritto (e non può essere utilizzato sul piano probatorio).

• DATI INFORMATICI  art 254-bis autorità giudiziaria può disporre sequestro di dati informatici detenuti

da fornitori di servizi informatici, telematici o di telecomunicazioni-> per esigenze legate alla regolare

fornitura di tali servizi, può disporre che la loro acquisizione avvenga tramite copia di essi su un adeguato

supporto, con una procedura che ne assicuri la conformità agli originali e la loro immodificabilità. In ogni

caso il fornitore dei servizi ha obbligo di conservare e proteggere gli originali.

• PRESSO BANCHE  art 255 oltre ad esser previsto dall’art 248 la possibilità di eseguire perquisizioni

presso le banche (anche da parte della polizia giudiziaria), è prevista la possibilità di sequestro di documenti,

titoli, valori, somme e qualsiasi altra cosa (anche contenuta in cassetta di sicurezza), quando si ha il fondato

motivo di ritenere che siano pertinenti al reato, anche se non appartengono all’imputato insussistenza del

“segreto bancario” in sede penale.

Art 256 SEGRETI persone indicate dagli art 200 e 201 (cioè che per la loro professione o ufficio sono a

conoscenza di informazioni coperte da segreto professionale, d’ufficio o di Stato) hanno l’obbligo di esibire

all’autorità giudiziaria che ne faccia richiesta, documenti, atti, dati informatici e qualsiasi altra cosa esistente presso di

esse in ragione del loro ufficio, ministero, professione o arte a meno che non dichiarino per iscritto che si tratti di

segreto di Stato, d’ufficio o professionale:

- Segreto professionale o d’ufficio  autorità giudiziaria, se ha motivo di dubitare della fondatezza di tale

segreto e ritiene di non poter procedere senza acquisire gli atti o i documenti in questione, provvede agli

accertamenti necessari-> se la dichiarazione risulta infondata-> sequestro

- Segreto di Stato  autorità giudiziaria deve informare il Presidente del Consiglio, chiedendone conferma->

entro 60gg deve dare conferma-> se conferma e la prova è considerata essenziale per la definizione del

processo-> sentenza di non doversi procedere per l’esistenza di un segreto di Stato. Se non conferma-

>l’autorità giudiziaria dispone il processo . Si applica art 204 (-> segreto di Stato non è opponibile per delitti

di eversione dell’ordinamento costituzionale, strage, associazione mafiosa, scambio elettorale..)

Art 256-bis se deve essere disposto il sequestro di documenti o altre cose presso le sedi dei servizi di informazione

per la sicurezza, l’autorità giudiziaria indica, nell’ordine di esibizione le cose oggetto della richiesta e procede

direttamente all’esame di tali cose e acquisisce solo quelli strettamente indispensabili ai fini dell’indagine.

- Nel caso in cui ritenga che i documenti esibiti non siano quelli richiesti o siano incompleti l’autorità

giudiziaria informa il Presidente del Consiglio, che provvede a disporre la consegna di ulteriori documenti

oppure ne conferma l’inesistenza.

- Nel caso in cui debba essere acquisito un documento che è stato trasmesso da un organismo informativo estero

con vincolo di non divulgazione l’esame viene sospeso e il documento è trasmesso al Presidente del

Consiglio affinchè prenda le iniziative necessarie, autorizzando l’acquisizione del documento o opponendo il

segreto di Stato entro 60gg (se non si pronuncia entro tale termine, l’autorità giudiziaria può acquisire il

documento).

- Nel caso in cui il responsabile dell’ufficio eccepisce il segreto di Stato(art 256-ter) l’esame del documento è

sospeso e il documento è sigillato in appositi contenitori e trasmesso al Presidente del Consiglio -> deve

confermare il segreto oppure autorizzare l’acquisizione del documento entro 30gg (se non si pronuncia->

autorità giudiziaria acquisisce il documento)

[non è preso in considerazione il segreto giornalistico sulle fonti delle informazioni-> si applica art 200. Allo stesso

modo non è preso in considerazione il segreto idi polizia-> si applica art 203].

Art 257 contro il decreto di sequestro, l’imputato o la persona cui le cose sono state sequestrate e quella che

avrebbe diritto alla restituzione, possono richiedere il RIESAME, anche nel merito (=art 324), ma la richiesta di

riesame non sospende l’esecuzione del provvedimento.

Art 258 COPIE l’autorità giudiziaria può far estrarre copia degli atti e documenti sequestrati, restituendo gli

originali e può autorizzare la cancelleria a rilasciare copia autentica a coloro che li detenevano legittimamente. I

pubblici uffici possono rilasciare copie, estratti o certificati dei documenti loro restituiti dall’autorità giudiziaria, ma

devono far menzione in tali copie del sequestro esistente-> inoltre la persona o l’ufficio presso cui fu eseguito il

processo ha diritto ad avere copia del verbale del sequestro.

Art 259 CUSTODIA le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o segreteria-> se questo non è

possibile o non è opportuno, l’autorità giudiziaria dispone che la custodia avvenga in luogo diverso, nominando il

custode (idoneo ai sensi art 120) deve essere avvertito dell’obbligo di conservare e presentare le cose a richiesta

dell’autorità giudiziaria e, inoltre, delle pene previste in caso di trasgressione dei suoi doveri. Al custode può essere

imposta una cauzione.

Art 260 APPOSIZIONE SIGILLI prevede apposizione dei sigilli sulle cose sequestrate per assicurarle->sigillo

dell’ufficio giudiziario, con le sottoscrizioni dell’autorità giudiziaria e dell’ausiliario oppure con altro mezzo idoneo a

indicare il vincolo imposto col sequestro. Nel caso in cui le cose siano DETERIORABILI-> l’autorità dispone

estrazione di copie oppure, a seconda dei casi, l’alienazione o la distruzione -> distruzione disposta anche nel caso in

cui si tratta di cose la cui fabbricazione o possesso siano vietate o quando la custodia risulta particolarmente onerosa,

difficile o pericolosa-> la distruzione è anche disposta quando, nel caso di procedimento a carico di ignoti, decorsi 3

mesi dal sequestro. Art 261 RIMOZIONE DEI SIGILLI-> prima di effettuare la rimozione, l’autorità ne verifica

l’identità e l’integrità del sigillo-> una volta effettuata l’operazione per la quale era stato necessario rimuovere il

sigillo, questo viene nuovamente apposto in presenza dell’autorità giudiziaria.

CAUSE ESTINTIVE DEL SEQUESTRO:

Art 262 quando non è necessario mantenere il sequestro ai fini della prova, le cose sequestrate sono restituite a chi

ne ha diritto, anche prima della scadenza (si verifica, quindi l’estinzione del vincolo imposto col sequestro) in questo

caso, però, il giudice non ordina la restituzione se dispone, a richiesta del pm o della parte civile:

- che sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti previsti dall’art 316 si ha, quindi la conversione del

sequestro, dalla finalità probatoria a quella cautelare -> tale conversione non è automatica, ma subordinata a

un provvedimento del giudice che si pone come saldatura tra il momento estintivo del sequestro penale e

quello di adozione della cautela reale

- che sia mantenuto ai fini preventivi, quando provvede ai sensi dell’art 321 anche qui c’è conversione dal

sequestro penale a quello preventivo

In ogni caso, dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione restituzione delle cose sequestrate-> a meno che

non sia disposta la confisca. Tuttavia, se dopo 5 anni dalla data della sentenza non più impugnabile-> le somme di

denaro sequestrate, se non è stata disposta la confisca e non ne è stata chiesta la restituzione> devolute allo Stato.

Art 263 RESTITUZIONE:

- se non c’è dubbio sull’appartenenza delle cose sequestrate-> giudice dispone restituzione con ordinanza

- se le cose sono state sequestrate presso un terzo-> restituzione non può essere a favore di altri senza che sia

istaurato il contraddittorio col terzo, nell’ambito di un procedimento camerale (art 127)

- se sorge controversia sulla proprietà delle cose-> il giudice rimette la questione al giudice civile del luogo

competente in primo grado (nel frattempo il sequestro è mantenuto)

Nel corso delle indagini preliminari, sulla restituzione decide il pm con decreto motivato contro tale decreto gli

interessati possono proporre opposizione, sulla quale il gip provvede con rito camerale (art 127).

Dopo la sentenza non più impugnabile, provvede il giudice dell’esecuzione.

INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI

Si tratta di un tema particolarmente delicato, in l’art 15 Cost lo sottopone a determinati presupposti e

garanziestabilisce che la libertà e segretezza delle comunicazioni (che sono inviolabili), possono essere limitate solo

“per atto motivato dell’autorità giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge”.

Art 266 LIMITI -> intercettazione di comunicazioni può avvenire solo nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

a) delitti non colposi x i quali è prevista la pena dell’ergastolo o reclusione superiore nel massimo a 5anni

b) delitti contro la pa per i quali è prevista reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni

c) delitti riguardanti sostanze stupefacenti o armi

d) delitti di contrabbando

e) reati di ingiuria, minaccia, usura, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestie

col mezzo di telefono

f) delitti di pornografia minorile e adescamento di minori

g) commercio di sostanze alimentari nocive, contraffazione, frode

h) stalking

In tali casi è prevista l’intercettazione:

- di conversazioni telefoniche

- di comunicazioni tra presenti, anche in luoghi di domicilio, tramite introduzione di appositi strumenti di

ascolto e purché vi sia fondato motivo di ritenere che vi si stia svolgendo l’attività criminosa

- di comunicazioni informatiche o telematiche art 266-bis

Art 267 PROVVEDIMENTO il pm richiede al gip l’autorizzazione a disporre l’intercettazione il gip autorizza

con decreto motivato, quando ci sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini

della prosecuzione delle indagini (ma anche per agevolare la ricerca del latitante-> art 295).  nei casi di urgenza

(quando c’è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare un grave pregiudizio alle indagini), il pm

dispone l’intercettazione con decreto motivato-> comunicato immediatamente (entro 48h) al gip-> entro 48h questo

deve convalidare il decreto o meno -> se non avviene la convalida: l’intercettazione non può essere proseguita e i suoi

risultati non possono essere utilizzati il decreto del pm indica le modalità e la durata delle operazioni (non può

superare i 15gg-> ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di 15gg, se

permangono i presupposti).

Il pm procede personalmente alle operazioni, oppure avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria in un

apposito REGISTRO, conservato presso l’ufficio del pm, sono annotati, in ordine cronologico, i decreti che

autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e l’inizio e il termine di ciascuna intercettazione.

[la Corte Cost a riguardo ha escluso l’applicabilità di tale procedura all’acquisizione dei tabulati telefonici->

rappresentano una documentazione di un fatto storico, a differenza delle intercettazioni che riguardano l’acquisizione

del contenuto di una conversazione nel momento stesso in cui si verifica-> grave pregiudizio per la segretezza del loro

contenuto-> questo giustifica l’intensità delle garanzie dettate dall’art 267 e ss tabulati: dlgs196\2003 il fornitore del

servizio ha obbligo di conservare i tabulati per 24 mesi dalla comunicazione (o 12 mesi x traffico telematico, o 30gg

x le chiamate senza risposta)-> entro tale termine i dati in questione possono essere acquisiti dal pm, con decreto

motivato, ma anche dai difensori dell’imputato ].

Disciplina particolare DELITTI DI CRIMINALITA’ ORGANIZZATA o di terrorismo o di minaccia per mezzo

di telefono quando l’intercettazione risulta necessaria per lo svolgimento delle indagini, il giudice l’autorizza anche

solo in presenza di “sufficienti indizi” di reato (e non “gravi indizi”). La durata delle operazioni non può superare

40gg, ma può essere prorogata dal giudice o pm (casi urgenti), per periodi di 20gg.

Art 268 SVOLGIMENTO:

- Le comunicazioni intercettate vengono registrate e delle operazioni viene redatto il verbale (->nel quale è

trascritto il contenuto delle comunicazioni)

- Le operazioni possono essere compiute solo x mezzo di impianti installati nella procura della Repubblica,

ma quando risultano insufficienti o inidonei o quando ci sono motivi di urgenza-> il pm può, con

provvedimento motivato, disporre il compimento delle operazioni con impianto di pubblico servizio o in

dotazione della polizia giudiziaria, oppure appartenente a privati (-> nel caso di intercettazione telematica o

informatica)

- I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pm e sono depositati in segreteria entro 5gg

(possibilità di un ritardo solo se autorizzato dal giudice, nel caso in cui potrebbe derivarne un grave

pregiudizio x le indagini-> in ogni caso non oltre la chiusura delle indagini preliminari) -> ai difensori delle

parti deve esser dato avviso che possono esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni, entro il termine fissato

dal pm eventualmente prorogato dal giudice.

- Scaduto il termine procedimento di selezione del materiale (cui partecipano anche il pm e i difensori), in

udienza camerale (per tutelare la privacy)-> giudice ordina la trascrizione delle registrazioni da acquisire

essendo atti non ripetibili-> inseriti nel fascicolo per il dibattimento.

- Art 269  verbali e registrazioni sono conservati presso il pm-> fino alla sentenza non più impugnabile. Se la

documentazione non è necessaria x il procedimento, i soggetti interessati possono chiedere la distruzione di

tale materiale, a tutela della riservatezza al giudice che ha autorizzato l’intercettazione (-> decide in camera di

consiglio)-> se viene disposta, la distruzione avviene sotto controllo del giudice e dell’operazione è redatto

verbale.

Art 270 i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono

stati disposti-> a meno che non risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto

in flagranza (-> ulteriore limitazione rispetto ai reati di cui all’art 266) in tali casi, verbali e registrazioni sono

depositati presso l’autorità competente per il diverso procedimento (si applica art 268).

Art 270-bis nel caso in cui nel corso delle intercettazioni, l’autorità giudiziaria abbia acquisito COMUNICAZIONI

DI SERVIZIO appartenenti al sistema dei SERVIZI DI SICUREZZA dispone l’immediata secretazione e la

custodia in luogo protetto dei documenti-> ne trasmette una copia al Presidente del Consiglio -> deve accertare se

sono coperti o meno da segreto di Stato prima della risposta del Presidente, le informazioni possono essere utilizzate

solo se c’è pericolo di inquinamento delle prove o quando è necessario intervenire per prevenire o interrompere la

commissione di un delitto (-> x il quale è prevista reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni). Se entro 60gg il

Presidente non oppone il segreto-> acquisizione delle informazioni e loro utilizzo nel procedimento. Se viene opposto

il segreto-> divieto di utilizzazione [si applicano ultimi 3 commi art202].

Art 271 DIVIETI DI UTILIZZAZIONE (solo sul piano probatorio, non anche come eventuale fonte di notizia del

reato:

• Quando le intercettazioni sono state eseguite fuori dai casi previsti dalla legge, o senza rispettare art 267,268

(tra i casi previsti dalla legge-> art 103: divieto di intercettazione delle conversazioni e comunicazioni tra

difensori\consulenti tecnici e loro ausiliari e tra questi e l’imputato)

• Le intercettazioni relative a conversazioni di persone indicate dall’art 200-> se hanno x oggetto fatti

conosciuti in ragione del loro ministero, ufficio o professione-> a meno che le stesse persone abbiano

divulgato tali informazioni [riferimento solo al segreto professionale, ma risulta applicabile anche al segreto

d’ufficio, in quanto previsto a tutela degli interessi della pa ]

In ogni stato e grado del processo, il giudice dispone che la documentazione inutilizzabile, sia distrutta, a meno

che non costituisca corpo del reato.

Disciplina particolare -> per sottoposizione a intercettazione di membri del Parlamento art 68,comma3 Cost

prevede che sia necessaria l’autorizzazione della Camera d’appartenenza (finchè non interviene, le operazioni

restano sospese)-> questa disciplina è dettata solo per il caso in cui il destinatario delle intercettazioni sia il

parlamentare oppure si svolga su altre utenze o in luoghi da lui frequentati, ma comunque con l’intento di captare le

conversazioni di questo distinzione:

- Intercettazioni indirette, casuali conversazioni intercettate nel corso di procedimenti relativi a terzi e non

con l’intenzione di captare conversazioni del parlamentare espressamente disciplinate dall’art 6

L140\2003nell’ambito dell’attuazione dell’art 68Cost-> stabilisce che, se il gip ritiene irrilevanti i verbali e

le registrazioni intercettate occasionalmente integralmente distrutti. Se, invece, li ritiene rilevanti per

poterli utilizzare deve chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza -> se viene negata-> devono

essere integralmente distrutti. I verbali e registrazioni acquisiti in violazione di tali disposizioni, devono essere

dichiarati inutilizzabili dal giudice (inutilizzabilità solo sul piano probatorio non anche ai fini dell’iscrizione

della notizia di reato) INCOSTITUZIONALE: nel caso di intercettazioni casuali, ritenute rilevanti dal

giudice, se questo non ottiene l’autorizzazione da parte della Camera di appartenenza del parlamentare, dovrà

ordinarne la distruzione-> saranno inutilizzabili anche le risultanze delle intercettazioni recanti elementi

probatori a carico o a favore del terzo non parlamentare-> equiparazione irragionevole.

- Intercettazioni indirette, non casuali disposte su utenze di suoi interlocutori abituali o in luoghi da lui

abitualmente frequentati-> segue art 68,comma3.

Intercettazioni disposte a carico del Presidente della Repubblica inapplicabile L140\2003-> divieto assoluto di

intercettazione + obbligo di distruzione immediata di queste (in quanto illegittimamente acquisite).

[intercettazioni preventive-> disposte dal Ministro Interno quando sono necessarie per l’acquisizione di notizie che

riguardano la prevenzione dei delitti indicati dall’art 51 comma3-bis o di terrorismo, eversione dell’ordinamento

costituzionale queste intercettazioni, però sono estranee al procedimento penale-> non sono utilizzabili, se non a fini

investigativi, né divulgabili].

CAP IV : MISURE CAUTELARI

Libro IV-> misure restrittive per esigenze cautelari 2 titoli: -misure personali; -misure reali.

MISURE PERSONALI

Art 272 “le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni del

presente titolo” principio di legalità [ art 13Cost: “la liberà personale è inviolabile. Non è ammessa alcuna forma

di detenzione, ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non x atto

motivato dell’autorità giudiziaria e, nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità e

urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori,

che devono essere comunicati entro 48h all’autorità giudiziaria-> se non li convalida si intendono revocati e restano

privi di ogni effetto”] proprio nell’art 272 si concreta la riserva di legge.

La riserva di giurisdizione si desume dall’art 279 GIUDICE COMPETENTE “Sull’applicazione e sulla revoca

delle misure nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede” (->

− prima dell’esercizio dell’azione penale = gip.

− Nel corso degli atti preliminari al dibattimento-> i provvedimenti concernenti le misure cautelari sono

adottati, secondo la rispettiva competenza da: -tribunale collegiale o monocratico; -corte assise; -corte appello;

-corte assise appello.

− Dopo la sentenza e prima della trasmissione degli atti a norma art 590-> provvede il giudice che ha emesso la

sentenza.

− Nella pendenza del ricorso x cassazione-> giudice che ha emesso il provvedimento impugnato

PRESUPPOSTI:

FUMUS COMMISSI DELICTI art 273 “sussistenza di gravi indizi di colpevolezza” (accentuazione rispetto al

codice previgente-> “sussistenza di sufficienti indizi”):

• “nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di

colpevolezza”

• “nella valutazione dei gravi indizi si applicano agli art 192commi3e4 (regole di valutazione probatoria),

195comma7 (esclusione testimonianze anonime), 203, 271,comma1”

• “

nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di

giustificazione o di non punibilità o se sussiste una causa di estinzione del reato o della pena”

PERICULUM LIBERTATIS art 274 esigenze cautelari-> 3 esigenze alternativamente concorrenti tra loro,

relative ai fatti per i quali si procede:

a) “quando sussistono specifiche e inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti x i quali si

procede, in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo x l’acquisizione o la genuinità della prova,

fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena d nullità rilevabile anche

d’ufficio. Le situazioni d concreto e attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona

sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere dichiarazioni nè nella mancata ammissione degli

addebiti” proposito = fronteggiare il pericolo di inquinamento delle prove  ultima parte, aggiunta nel

1995-> sarebbe illegittimo qualsiasi provvedimento relativo a una misura cautelare esclusivamente finalizzato

alla confessione-> diritto al silenzio spetta all’indagato\imputato-> in nessun caso può esser posto a

fondamento di una misura cautelare.

b) “quando l’imputato s’è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che si dia alla fuga sempre che il giudice

ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a 2 anni d reclusione”  proposito= fronteggiare il

pericolo di fuga dell’imputato.

c) “quando, x specifiche modalità e circostanze del fatto e x la personalità della persona sottoposta alle

indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il

concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso d armi o d altri mezzi d violenza personale o

diretti contro l’ordine costituzionale o delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello x cui si

procede. Se il pericolo riguarda la commissione d delitti della stessa specie di quello x cui s procede, le

misure d custodia cautelare, sono disposte solo se trattasi d delitti x i quali è prevista la pena della reclusione

non inferiore nel massimo a 4 anni o, in caso d custodia cautelare in carcere, d delitti x i quali è prevista la

pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5anni” (ad eccezione x il delitto d finanziamento illecito dei

partiti) proposito = tutela della collettività.

Art 275 enuncia 2 criteri in ordine alla SCELTA DELLA MISURA da adottare:

• “Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al

grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto” criterio di ADEGUATEZZA-> implica che

dovrà essere scelta la misura meno gravosa per l’imputato tra quelle idonee a fronteggiare le esigenze

ravvisate. [comma1bis: “contestualmente a una sentenza di condanna, l’esame dell’esigenze cautelari è

condotto tenendo conto anche dell’esito del procedimento delle modalità del fatto e degli elementi

sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risulta taluna delle esigenze indicate

nell’art 274 com1 lett b) e c)].

• “Ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata (2) o si ritiene possa

essere irrogata” criterio di PROPORZIONALITA’-> inteso come congruità della misura sotto il profilo

della limitazione della libertà che ne deriva al soggetto, sia rispetto alla gravità del reato, che rispetto al

quantum di pena che in concreto potrà essergli irrogata.

• comma2bis  “non può essere disposta la misura della custodia cautelare se il giudice ritiene che con la

sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena . Non può applicarsi la misura della

custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non

sarà superiore a 3 anni ” intento del legislatore: rendere residuale ed eccezionale il ricorso alle più afflittive

misure privative della libertà (-> subisce limiti: -disposta custodia in carcere in caso di violazione delle

prescrizioni relative alla misura non carceraria; -arresti domiciliari non possono essere disposti per determinati

delitti particolarmente gravi)

• comma2ter  “nei casi di condanna di appello le misure cautelari personali sono sempre disposte,

contestualmente alla sentenza, quando all’esito dell’esame condotto a norma del comma1bis, risultano

sussistere esigenze cautelari previste dal 274 e la condanna riguarda uno dei delitti previsti dal 380comma1 e

questo risulta commesso da soggetto condannato nei 5 anni precedenti x delitti della stessa indole” deroga al

principio generale secondo cui il giudice procedente applica la misura su richiesta del pm-> in caso di

sentenza di condanna in appello, contestualmente alla sentenza medesima, il giudice deve obbligatoriamente

applicare la misura cautelare più adeguata (se sussistono esigenze cautelari).

• “la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo quando ogni altra misura risulti inadeguata.

Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti d cui al 51com3bis e 3quater nonché in

ordine ai delitti d cui agli art 575, 600bis com1, 600ter escluso com4, 600 quiquies del codice penale, è

(sempre) applicata la custodia cautelare in carcere salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non

sussistono esigenze cautelari. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai

delitti di cui agli art 609 bis, 609 quater e 609octies del codice penale salvo che ricorrano le circostanze

attenuanti degli stessi contemplate” carcerazione = extrema ratio-> ma è sempre disposta quando sussistono

gravi indizi di colpevolezza in ordine a delitti particolarmente gravi (a meno che non sussistano le esigenze

cautelari)-> quindi: se giudice riscontra l’esigenza cautelare, una volta accertata la gravità degli indizi

relativamente a uno di questi gravi delitti-> non può applicare una misura diversa dalla custodia in carcere (:

incostituzionale, nella parte in cui non permette al giudice di ricorrere a misure non carcerarie quando abbia

accertato la sufficienza di queste).

• “non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di

eccezionale rilevanza, quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età inferiore a 3 anni con lei

convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza

alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di 70 anni ” presunzione della non necessità della misura

carceraria-> in tali casi, quindi deve essere applicata una misura diversa da quella carceraria-> eccezione:

sussistono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. (= anche nel caso di imputati tossicodipendenti o

alcooldipendenti, quando sono sottoposti a programmi di recupero)

• “non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere quando l'imputato è persona affetta

da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria accertate ovvero da altra malattia particolarmente

grave, per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e

comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere” divieto-> in questi casi-> se

ci sono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza e la custodia cautelare presso idonee strutture sanitarie

non è possibile arresti domiciliari (anche presso ospedali) tuttavia, se il soggetto, dopo l’applicazione di tali

misure cautelari non carcerarie sia imputato x uno dei delitti previsti dall’art 380 misura carceraria.

In ogni caso, la custodia in carcere non può essere disposta o mantenuto quando la malattia è in fase avanzata e non

risponde più alle cure.

Art 276 TRASGRESSIONI ALLE PRESCRIZIONI IMPOSTE Condotte dell’imputato contrastanti con le

prescrizioni riguardanti le misure cautelari:

• “in caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la

sostituzione o il cumulo con altra più grave , tenuto conto dell'entità, dei motivi e delle circostanze della

violazione. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può

disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva” sostituzione della misura già disposta

o cumulo con altra più grave (sempre dietro richiesta del pm e senza previo contraddittorio). [SU: il cumulo

delle misure può essere previsto solo nei casi previsti dalla legge: questo e art 307comma1bis] potere

discrezionale del giudice: però, si deve trattare di una trasgressione tale da far ritenere non più sufficiente

l’originaria misura cautelare.

• “quando l'imputato si trova nelle condizioni di cui all'articolo 275, comma 4-bis, e nei suoi confronti è stata

disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle

prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in

carcere . In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato

per la cura e l'assistenza necessarie”

• “in deroga a quanto previsto nel comma1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari

concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il

giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere”.

Art 277 norma di garanzia dei DIRITTI DELLA PERSONA:

“Le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della persona ad esse sottoposta, il cui

esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto” questo art è riferibile anche ai detenuti->

si presenta come applicazione al principio di cui all’art 1ord pen-> “negli istituti devono essere mantenuti ordine e

disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o non indispensabili a

fini giudiziari”.

Art 278  CRITERI X LA DETERMINAZIONE DELLA PENA X APPLICAZIONE DELLE MISURE:

“agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato

o tentato. Non si tiene conto della continuazione , della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione della

circostanza aggravante prevista al numero 5 dell'articolo 61 del codice penale e della circostanza attenuante prevista

dall'articolo 62 n. 4 del codice penale nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie

diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale”.

MISURE COERCITIVE

Art 280  CONDIZIONI DI APPLICABILITA:

• “le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la

legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni ” eccezioni:

innanzitutto i commi successivi (relativi alla custodia carceraria); poi art 391(= prevede conversione

dell’arresto in flagranza o del fermo in una misura coercitiva, se ne ricorrono i presupposti-> anche fuori dai

limiti di pena previsti dall’art 280). [ciò significa che per i delitti di cui all’art 381comma2, l’applicazione

della misura coercitiva può configurarsi solo a seguito di conversione dell’arresto in flagranza]

• “la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia

prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e per il delitto di finanziamento

illecito dei partiti” questa disposizione non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni

inerenti a una misura cautelare. (p433)

Tipi di misure:

sono ordinate in termini di progressiva afflittività-> si inizia con quelle di contenuto meramente obbligatorio, fino a

quelle detentive.

a) art 281  DIVIETO DI ESPATRIO “Con il provvedimento che dispone il divieto d espatrio, il giudice

prescrive all’imputato di non uscire dal territorio nazionale senza l’autorizzazione del giudice che procede.

Il giudice da le disposizioni necessarie x assicurare l’esecuzione del provvedimento anche al fine di impedire

l’utilizzazione del passaporto e degli altri documenti d’identità validi x l’espatrio. Con l’ordinanza che

applica una delle misure coercitive previste dal presente capo il giudice dispone in ogni caso il divieto d

espatrio”

b) art 282  OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA POLIZIA “Con il provvedimento che dispone

l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria , il giudice prescrive all'imputato di presentarsi a un

determinato ufficio di polizia giudiziaria. Il giudice fissa i giorni e le ore di presentazione tenendo conto

dell'attività lavorativa e del luogo di abitazione dell'imputato” il soggetto ha obbligo di presentarsi

periodicamente presso un determinato ufficio della polizia giudiziario per firmare il cd “registro di presenza”

c) art 282bis  ALLONTANAMENTO DALLA CASA FAMILIARE “Con il provvedimento che dispone

l’allontanamento il giudice prescrive all’imputato d lasciare immediatamente la casa familiare , o di non

farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede. L’eventuale autorizzazione

può prescrivere determinate modalità d visita” inoltre-> -giudice può prescrivere all’imputato di non

avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa (a meno che non sia

necessario per motivi di lavoro-> in tal caso prescrive le modalità e limitazioni); - giudice può ingiungere il

pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che x effetto della misura cautelare

disposta, rimangano prive di mezzi adeguati (= titolo esecutivo, ma può essere modificato se mutano le

condizioni).  queste disposizioni, se si procede x delitti particolarmente gravi ai danni di un familiare

convivente-> si applicano anche al di fuori dei limiti art 280.

d) art 282ter  DIVIETO DI AVVICINAMENTO “il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi ai

luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa o di mantenere una certa distanza da tali luoghi o

dalla persona offesa”-> se sussistono ulteriori esigenze di tutela-> il giudice può prescrivere il divieto di

avvicinamento anche ai luoghi abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o suoi

conviventi o legati da relazione affettiva + divieto di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con tali persone.

e) art 283  DIVIETO E OBBLIGO DI DIMORA “il giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un

determinato luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede; oppure di non

allontanarsi , senza autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale o di

una frazione di esso” in più: -imputato deve dichiarare il luogo in cui fisserà la sua abitazione; -orari e

luoghi in cui sarà reperibile quotidianamente.-> i provvedimenti del giudice sono immediatamente comunicati

all’organo di polizia competente-> spetta il controllo + comunicare al pm ogni infrazione.

f) art 284  ARRESTI DOMICILIARI “il giudice prescrive all’imputato di non allontanarsi dalla propria

abitazione o da altro luogo d privata dimora o da un luogo d pubblica cura o assistenza o da una casa

famiglia protetta.” giudice può autorizzare all’imputato di assentarsi nel corso della giornata e x il tempo

strettamente necessario x le esigenze di vita o x svolgere attività lavorativa. “L’imputato agli arresti

domiciliari si considera in stato di custodia cautelare” però gli arresti domiciliari si configurano, in realtà,

come autonoma figura di coercizione, alternativa alla custodia carceraria-> alcuni divieti e adempimenti non

sono estensibili agli arresti domiciliari. Limite “non possono essere concessi gli arresti domiciliari a chi sia

stato condannato x il reato di evasione nei 5anni precedenti ”. [art 275bis prevede una serie di procedure di

controllo tramite mezzi elettronici, quando gli arresti domiciliari sono previsti come alternativa alla custodia

cautelare necessario consenso dell’imputato].

g) art 285  CUSTODIA CAUTELARE “Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare in carcere il

giudice ordina agli ufficiali e agenti d polizia giudiziaria che l’imputato sia catturato e immediatamente

condotto in un istituto di custodia x rimanervi a disposizione dell’autorità giudiziaria .”  prima del

trasferimento, la persona non può subire limitazioni alla libertà se non x tempo e con modalità strettamente

necessarie alla sua traduzione. Casi particolari: -art 285-> custodia cautelare in istituto per le detenute

madri (donna incinta o con prole di età inferiore 6anni); -art 286-> custodia cautelare in luogo di cura (in

caso di infermità di mente: ricovero provvisorio in idonea struttura); -art 286bis-> custodia cautelare è vietata

in caso di malato di aids o altra malattia grave-> in idonea struttura ospedaliera (: cessate le esigenze di

cura, ripristina custodia cautelare, o arresti domiciliari o altra misura)

Importante = principio della computabilità per una sola volta della durata delle misure di custodia cautelare, ai fini

della determinazione della pena da eseguire ai sensi 657.

MISURE INTERDITTIVE

Art 287 CONDIZIONI DI APPLICABILITA’ “salvo quanto previsto da disposizioni particolari (289-290->

singole figure di misure interdittive), le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando s

procede x delitti x i quali la legge prevede la pena dell’ ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 3 anni ”

Particolarità di queste misure è la possibilità di una parziale applicazione, tutte le disposizioni a riguardo infatti

riportano l’espressione “in tutto o in parte”.

Figure di misure interdittive:

a) art 288  SOSPENSIONE RESPONSABILITA’ GENITORIALE provvedimento con cui il giudice priva in

tutto o in parte, temporaneamente, l’imputato dei poteri inerenti alla responsabilità genitoriale.-> se si

procede x delitti contro la libertà sessuale, o corruzione di minori o abuso di mezzi di correzione e disciplina-

> tale misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall’art 287.

b) art 289  SOSPENSIONE PUBBLICO UFFICIO O SERVIZIO “giudice interdice temporaneamente

all’imputato, in tutto o in parte, le attività ad essi inerenti” -> se si procede x delitti contro la pa-> la misura

può essere applicata anche al di fuori dei limiti art 287. [nel corso delle indagini preliminari, prima di

decidere sulla richiesta di sospensione del pm, il giudice procede all’interrogatorio dell’imputato secondo art

64\65] “la misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti x diretta investitura popolare”

c) art 290  DIVIETO ATTIVITA’ PROFESSIONALI O IMPRENDITORIALI “ giudice interdice

temporaneamente all’imputato, in tutto o in parte, le attività inerenti all’esercizio di attività professionali o

d’impresa ”

.-> nel caso di delitto contro incolumità o economia pubblica o in tema di società e consorzi-> la

misura può essere disposta anche fuori dei limiti di pena previsti dall’art 287.

PROCEDIMENTO APPLICATIVO

Art 291 le misure sono disposte su richiesta del pm (iniziativa d’ufficio x il giudice è prevista dall’art

275comma2ter e dall’art 299, ma solo in materia di revoca o sostituzione):

• pm deve presentare al giudice competente gli elementi su cui la richiesta di fonda + tutti gli elementi a

favore dell’imputato + memorie difensive già depositate.

• se il giudice riconosce la propria incompetenza x qualsiasi causa-> se ricorrono condizioni e sussiste

l’urgenza di soddisfare taluna delle esigenze cautelari, il giudice dispone la misura richiesta con lo stesso

provvedimento con il quale dichiara la propria incompetenza (-> si applica art 27: caducazione della misura

se entro 20gg il giudice competente non la confermi).

• “in caso di necessità o urgenza il pubblico ministero può chiedere al giudice, nell'interesse della persona

offesa, le misure patrimoniali provvisorie di cui all'articolo 282-bis. Il provvedimento perde efficacia qualora

la misura cautelare sia successivamente revocata”-> obiettivo è quello di estendere l’applicazione delle

misure patrimoniali provvisorie, in chiave accessoria, in modo da tutelare dal pv patrimoniale le vittime del

reato.

La richiesta del pm è necessaria x l’esercizio del potere cautelare, ma non vincolante giudice può applicare una

tipologia di misura meno grave di quella proposta dal pm (ma MAI più grave -> mancherebbe l’iniziativa del pm su

questa).

Art 292 giudice provvede con ORDINANZA contiene a pena di nullità:

a) generalità imputato

b) descrizione sommaria del fatto con indicazione norme di legge che si assumono violate

c) esposizione delle esigenze cautelari e degli indizi che giustificano la misura disposta

d) esposizione dei motivi x i quali sono stati ritenuti irrilevanti gli elementi forniti dalla difesa

e) nel caso di misura cautelare in carcere-> ragioni x le quali le esigenze cautelari non possono essere soddisfatte

con altre misure

f) fissazione della data di scadenza della misura

g) data e sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che lo assiste

Questi elementi sono tutti previsti a pena di nullità-> rilevabile anche d’ufficio (ma in assenza di altre disposizioni, si

ritiene che sia assoggettata a ordinarie regole di deducibilità e sanatoria ex art 181\183).

Art 293 ADEMPIMENTI ESECUTIVI adempimento diretti a dare esecuzione alle ordinanze recanti una misura

cautelare:

• “Salvo quanto previsto dall'articolo 156, l'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha

disposto la custodia cautelare consegna all'imputato copia del provvedimento unitamente a una

comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa e, per l'imputato che non conosce la lingua italiana,

tradotta in una lingua a lui comprensibile” tale comunicazione lo informa sui suoi diritti di difesa:

-nominare difensore di fiducia; -diritto a ottenere info sull’accusa; -diritto a interprete e traduzione; -facoltà di

non rispondere; -diritto di accedere agli atti su cui si fonda il provvedimento; -diritto di informare le autorità

consolari e familiari; -diritto di accedere all’assistenza medica d’urgenza; -diritto di essere condotto davanti al

giudice entro 5gg dall’inizio dell’esecuzione della misura cautelare in carcere (altre entro 10gg); -diritto di

comparire davanti al giudice x interrogatorio e di impugnare l’ordinanza e chiederne la sospensione e revoca.”

• “se tale comunicazione non è prontamente disponibile in una lingua comprensibile all’imputato, le

informazioni sono fornite oralmente salvo l’obbligo di dare comunque senza ritardo comunicazione scritta

all’imputato.”

• “l'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza informa immediatamente il difensore di fiducia

eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato a norma dell'articolo 97 e redige verbale di tutte le

operazioni compiute, facendo menzione della consegna della comunicazione. Il verbale è immediatamente

trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico ministero”

• “Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia cautelare sono notificate all'imputato ”

• “ Le ordinanza, dopo la loro notificazione ed esecuzione, sono depositata nella cancelleria del giudice che le

ha emesse-> insieme alla richiesta del pm e agli atti presentati con la stessa”.  copia dell’ordinanza è

trasmessa all’organo eventualmente competente a disporre l’interdizione in via ordinaria.  a riguardo, la corte

cost-> ha dichiarato l’illegittimità di tale comma nella parte in cui non prevede la facoltà x il difensore di

estrarre copia insieme all’ordinanza, della richiesta del pm e degli atti presentati insieme a questa-> difensore

può estrarre copia. + SU: se manca tale deposito-> interrogatorio dell’indiziato è nullo.

Art 294 INTERROGATORIO DELL’INDIZIATO condotto dal giudice (stesso giudice che ha deciso in ordine al

provvedimento cautelare-> si applicano norme 64\65-> a pena di inutilizzabilità probatoria):

• “Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento , il giudice che ha deciso in ordine all'applicazione

della misura cautelare se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo di

indiziato di delitto procede all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere

immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia, salvo il caso

in cui essa sia assolutamente impedita”

• “Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve

avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione. Il giudice,

anche d'ufficio, verifica che all'imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari sia

stata data la comunicazione di cui all'articolo 293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi

del comma 1-bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o

l'informazione ivi indicate”

• “L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di 48h se il

pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare”

• “Nel caso di assoluto impedimento , il giudice ne dà atto con decreto motivato e il termine per

l'interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione

dell'impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.”

• “Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze

cautelari previste dagli articoli 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma

dell'articolo 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta. ” a conferma della natura

sostanzialmente difensiva dell’interrogatorio: se sono cambiate le esigenze cautelari-> revoca o sostituzione

della misura disposta.

• “Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l'interrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli

articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore , che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso

del compimento dell'atto.”

• “Quando la misura cautelare è stata disposta dalla Corte di Assise o dal tribunale , all'interrogatorio procede

il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato.”

• “Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice o il presidente, nel caso

di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini

preliminari del luogo ”

• “L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può

precedere l'interrogatorio del giudice ”

SU: interrogatorio è nullo se non sia stato preceduto dal deposito nella cancelleria del giudice dell’ordinanza cautelare

e degli altri atti indicati dall’art 293.

Art 302 meccanismo di caducazione della custodia cautelare x omesso interrogatorio “la custodia cautelare disposta

nel corso delle indagini preliminari, perde immediatamente efficacia se il giudice non procede a ll’interrogatorio

entro il termine previsto dal 294 ”-> però: “dopo la liberazione, la misura può essere nuovamente disposta dal

giudice su richiesta del pm, previo interrogatorio allorché valutati i risultati di questo, sussistono condizioni indicate

negli artt 273,274 e 275. Nello stesso modo si procede nel caso in cui la persona senza giustificato motivo non si

presenta a rendere interrogatorio. Si applica art 294” Corte Cost: illegittimità di questo art nella parte in cui non

prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla custodia cautelari, e quelle interdittive perdano

immediatamente efficacia se il giudice non procede a interrogatorio entro il termine art 294.

Il previo interrogatorio non è necessario in caso di nuova emissione di misura cautelare a seguito di dichiarazione di

inefficacia di quella precedente, per mancato rispetto dei termini del procedimento di riesame in questo caso, infatti, a

differenza dell’art 302, l’imputato ha già avuto la chance dell’interrogatorio nel corso della procedura esecutiva del

primo provvedimento.

Inoltre, caducazione ex art 302 non si applica quando il giudice non riesca a effettuare l’interrogatorio entro 48h così

come richiestogli dal pm perché tale conseguenza si produce solo in caso di inosservanza del termine ordinario di

5gg.

Art 295 VERBALE DI VANE RICERCHE quando la persona non è rintracciata “ufficiale o l'agente redige

ugualmente il verbale , indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha

emesso l'ordinanza” il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti-> dichiara lo stato di latitanza-> oppure può

agevolare le ricerche, disponendo intercettazione di conversazioni (-> nel caso di giudizi davanti alla Corte Assise, a

tal fine provvede il presidente della corte) [-> si è stabilito che si possa disporre anche la perquisizione locale di interi

edifici quando c’è fondato motivo di ritenere che ci siano rifugiati dei latitanti per delitti di criminalità organizzata o

terrorismo].

Art 296 LATITANZA “E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari,

al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione (= anche evaso)”  in

questo caso il giudice emette provvedimento in cui dichiara la latitanza-> designa un difensore di ufficio al

latitante che ne sia privo + ordina deposito in cancelleria dell'ordinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta

ineseguita -> Avviso del deposito è notificato al difensore.  “Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza

operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata” . “ La qualità di latitante permane fino a

che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia altrimenti perso

efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso”.

Art 297 COMPUTO DEI TERMINI DI DURATA DELLE MISURE:

• “Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura , dell'arresto o del fermo. Gli effetti

delle altre misure decorrono dal momento in cui l'ordinanza che le dispone è notificata”  principio generale

secondo cui gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, arresto, fermo; e quelli

delle altre misure dalla notifica dell’ordinanza.

• “Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno

stesso fatto, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in

relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera b) e c), limitatamente ai casi

di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la

prima ordinanza e sono commisurati all'imputazione più grave. La disposizione non si applica relativamente

alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il quale

sussiste connessione ai sensi del presente comma.” pluralità di provvedimenti nei confronti dello stesso

soggetto per lo stesso fatto, oppure per fatti diversi commessi anteriormente alla prima ordinanza (in caso di:

-concorso formale, -reato continuato, -reati commessi per eseguire gli altri) -> i termini decorrono dal giorno

in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all’imputazione più grave. 

deroga: la disposizione non si applica alle ordinanze emesse x fatti desumibili dagli atti prima del rinvio a

giudizio disposto x il fatto con il quale sussiste connessione.  con questo comma il legislatore ha voluto

contrastare una prassi giudiziaria delle cd. “contestazioni a catena” (: con obiettivo di dilazionare nel tempo

l’adozione di misure di custodia cautelare riferite a fatti tra loro connessi con differimento a cascata in tempi

successivi)-> tuttavia la disposizione è andata troppo in là, in quanto prevede questo sistema di retrodatazione

fittizia del giorno di computo dei termini di durata delle misure, che è eccessivamente automatico e

applicabile anche quando non c’è alcun ritardo imputabile al pm, per l’adozione della seconda misura. [->

Corte cost: questa regola si applica anche al di fuori delle ipotesi previste, anche nell’ipotesi di “fatti diversi

non connessi”, purché gli elementi alla base della successiva ordinanza risultino “già desumibili dagli atti al

momento dell’emissione della precedente ordinanza”]

• “Se l'imputato è detenuto x un altro reato o è internato x misura di sicurezza, gli effetti della misura

decorrono dal giorno in cui è notificata l'ordinanza che la dispone , se sono compatibili con lo stato di

detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei

termini di durata massima, la custodia cautelare si considera compatibile con lo stato di detenzione per

esecuzione di pena o di internamento per misura di sicurezza.” caso di cumulo tra provvedimento cautelare e

provvedimento di custodia x altro reato -> se le misure sono tra loro compatibili: termine decorre dalla

notifica dell’ordinanza; se non lo sono: termine decorre dalla cessazione dello stato di detenzione.  in ogni

caso, per il computo dei termini di durata massima-> la custodia cautelare si considera compatibile con la

detenzione.

Art 298 SOSPENSIONE DELL’ESECUZIONE:

“L’esecuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione nei confronti di un imputato al quale sia stata applicata

una misura cautelare x un altro reato ne sospende l’esecuzione , salvo che gli effetti della misura disposta siano

compatibili con la espiazione della pena. La sospensione non opera quando la pena è espiata in regime di misure

alternative alla detenzione”.

Art 299 REVOCA E SOSTITUZIONE:

• “Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti

sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'art. 273 o dalle disposizioni relative alle singole

misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'articolo 274 .” revoca = fattispecie estintiva della misura

cautelare-> viene disposta quando risultano mancanti le condizioni di applicabilità o le esigenze cautelari->

anche sulla base di “fatti sopravvenuti”.

• “Salvo quanto previsto dall'art. 275comma 3, quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la

misura applicata non appare più proporzionata all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere

irrogata, il giudice sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione con

modalità meno gravose” sostituzione = quando le esigenze cautelari risultano attenuate o la misura non

appare più proporzionata-> misura meno grave (o modalità meno gravose) oppure: “Fermo quanto previsto,

dall'art 276, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero,

sostituisce la misura applicata con un'altra più grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalità più

gravose ”.

procedimento richiesta del pm o dell’imputato al giudice-> provvede entro 5gg dal deposito della richiesta (si

ritiene che il giudice possa agire d’ufficio, nel corso delle indagini preliminari, quando risulti già investito del

procedimento x l’esercizio di uno ei poteri appartenenti alla sua competenza: quando assume interrogatorio ex art 294;

quando è richiesta la proroga delle indagini preliminari o quando è disposto l’incidente probatorio. Oltre a tali casi,

agisce d’ufficio nell’udienza preliminare e nel giudizio).  prima di provvedere-> deve sentire il pm-> entro 2gg

deve esprimere il proprio parere-> se manca: il giudice procede ugualmente. Inoltre, prima di provvedere può

procedere a interrogare l’imputato interrogatorio diventa obbligatorio se l’imputato ne fa richiesta o se l’istanza di

sostituzione o revoca risulta basata su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati.

• Se si procede per delitti commessi con violenza alla persona-> il provvedimento di revoca o sostituzione

deve essere immediatamente comunicato ai servizi sociali e al difensore della persona offesa

• Tranne il caso in cui la richiesta è presentata nell’interrogatorio di garanzia il richiedente, a pena di

inammissibilità della richiesta, deve notificare l’atto al difensore della persona offesa-> entro 2gg successivi

può presentare memorie al giudice. -> regola analoga è prevista nel caso in cui la richiesta sia presentata

dall’imputato dopo la chiusura delle indagini preliminari (comunicata al pm e notificata al difensore della

persona offesa).

• “In ogni stato e grado del procedimento, quando non è in grado di decidere allo stato degli atti , il giudice

dispone, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti sulle condizioni di salute o su altre condizioni o

qualità personali dell'imputato” Gli accertamenti sono eseguiti entro 15gg da quello in cui la richiesta è

pervenuta al giudice. -> Se la richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia cautelare in

carcere è basata sulle condizioni di salute di cui all'articolo 275comma 4-bis dispone gli accertamenti medici

del caso, nominando perito-> deve tener conto del parere del medico penitenziario e riferire entro 5gg, o, nel

caso d’urgenza, 2gg giorni dall'accertamento.

CASI DI ESTINZIONE AUTOMATICA DELLE MISURE:

Oltre all’ipotesi di estinzione della custodia cautelare a causa di omesso interrogatorio dell’indiziato entro il termine

previsto dall’art 294 (302)-> altri casi:

1) Per pronuncia di determinate sentenze (art 300):

• “ Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia quando, per tale

fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l'archiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non

“

luogo a procedere o di proscioglimento archiviazione o non luogo a procedere-> in questo caso è disposta

la liberazione immediata dell’imputato, dopo la lettura del dispositivo. [se l’imputato viene poi

successivamente condannato x lo stesso fatto-> potranno essere disposte misure coercitive solo se ricorrono le

condizioni e le esigenze cautelari richieste dalla legge].

• “Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna, le misure perdono efficacia se

la pena irrogata è dichiarata estinta o condizionalmente sospesa .” in caso di estinzione o sospensione

condizionale della pena

• “Quando è pronunciata sentenza di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della

custodia già subita non è inferiore all’entità della pena irrogata”

In tutti questi casi abbiamo un effetto estintivo che si produce di diritto, in automatico, senza bisogno di un

provvedimento (=\= revoca).

[quando la cessazione della misura cautelare consegue a una sentenza di cassazione-> si applica art 626 (“se deve

cessare una misura cautelare o una pena accessoria o una misura di sicurezza, la cancelleria ne comunica

immediatamente il dispositvo al procuratore generale presso la corte stessa perché dia i provvedimenti occorrenti ”)

da mettere in rapporto con art 624bis (“se la corte di cassazione annulla la sentenza di appello, dispone la cessazione

delle misure cautelari”) si ritiene che la cessazione delle misure cautelari valga solo in relazione a una misura

applicata contestualmente alla sentenza di condanna in appello, e non anche in ipotesi di emissione del provvedimento

nelle indagini preliminari o nel giudizio di primo grado-> conseguenze aberranti].

2) Per esigenze probatorie (art 301):

− Le misure applicate x esigenze cautelari di natura probatoria perdono immediatamente efficacia se alla

scadenza del termine fissato nel provvedimento applicativo non ne è ordinata la rinnovazione rinnovazione

consiste in una nuova ordinanza del giudice, su richiesta del pm, con cui viene nuovamente applicata la stessa

misura (solo dopo aver sentito il difensore dell’imputato)

Commi 2bis e 2ter si riferiscono alla durata della misura cautelare in carcere disposta per esigenze probatorie (e

quindi sia già prevista la sua data di scadenza) a meno che non si proceda per reati previsti dall’art 407 lett a; oppure

per reati le cui indagini sono particolarmente complesse-> il termine massimo della custodia in carcere: 30gg 

possibile, però, la proroga-> disposta dal giudice con ordinanza su richiesta del pm-> massimo 90gg complessivi.

[nulla esclude, però, che alla scadenza di tale termine il pm possa chiedere la rinnovazione della custodia in carcere].

3) Termini massimi di durata (art 303):

Altra ipotesi di estinzione automatica-> quando decorrono i termini di durata massima della custodia cautelareart 303

prevede una serie diversa di termini, a seconda dello stato o grado del procedimento:

a) fase preliminare la custodia perde efficacia quando non sia stato emesso il provvedimento che dispone il

giudizio o l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato e siano decorsi i seguenti termini: 1) 3 mesi, se si

procede x un delitto x il quale la legge prevede la reclusione inferiore nel massimo a 6 anni; 2) 6 mesi, se si

procede x un delitto x il quale la legge prevede la reclusione superiore a 6 anni; 3) 1 anno, se si procede x un

delitto x il quale la legge prevede ergastolo o reclusione superiore a 20 anni (-> questo si applica anche ai

delitti ex art 407 lett a, sempre che la pena prevista sia superiore a 6 anni).

b) giudizio di primo grado quando dall’emissione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla

sopravvenuta esecuzione della custodia siano decorsi i seguenti termini senza che si pronunciata la sentenza di

condanna: 1) 6mesi, per delitto con pena <6anni; 2) 1anni, per delitto con pena <20 anni; 3) 1 anno e 6 mesi,

per delitto con pena ergastolo o > 20 anni. Se si procede x delitti di cui all’art 407 lett a-> i termini sono

aumentati fino a 6 mesi.

c) giudizio abbreviato i termini decorrono dall’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato o dalla

sopravvenuta esecuzione della custodia: 1) 3 mesi, per delitto < 6 anni; 2) 6 mesi, per delitto < 20 anni; 3) 9

mesi, per ergastolo o > 20 anni.

d) giudizio d’appello i termini decorrono dalla pronuncia della sentenza di condanna di primo grado o dalla

sopravvenuta esecuzione della custodia: 1) 9 mesi, se c’è stata condanna a reclusione < 3 anni; 2) 1 anno se

c’è stata condanna < 10 anni; 3) 1 anno e 6 mesi, se c’è stata condanna a ergastolo o > 10 anni.  la stessa

disciplina si applica anche x le fasi di giudizio successive alla pronuncia di condanna in appello (-> però se

c’è stata condanna in primo grado o l’impugnazione è stata proposta solo dal pm-> si applicano solo i termini

di durata complessiva)

“Nel caso in cui, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte Cassazione o x altra causa, il

procedimento regredisca a una fase o un grado d giudizio diversi o sia rinviato a altro giudice, dalla data del

provvedimento che dispone il regresso o il rinvio o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia cautelare decorrono

di nuovo i termini previsti relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento. Nel caso d evasione

dell’imputato sottoposto a custodia cautelare i termini previsti dal com1 decorrono di nuovo relativamente a

ciascuno stato e grado del procedimento, dal momento in cui venga ripristinata la custodia cautelare .”

TERMINI DI DURATA MASSIMA COMPLESSIVA “la durata complessiva della custodia cautelare,

considerate anche le deroghe previste dall’art 305, non può superare:

− 2 anni-> per delitto x il quale sia prevista reclusione non superiore nel max a 6 anni

− 4 anni-> per delitto x il quale sia prevista reclusione non superiore nel max a 20 anni

− 6 anni-> per delitto x il quale sia previsto ergastolo o reclusione superiore nel max a 20 anni

Tali limiti non sono suscettibili di superamento, né con proroga, né con “neutralizzazione” dei giorni d’udienza o

quelli di deliberazione della sentenza nella fase di giudizio.

 questi termini possono essere SOSPESIArt 304 con ordinanza appellabile quando:

a) “nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento

dell'imputato o del suo difensore ovvero su richiesta dell'imputato o del suo difensore, sempre che la

sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di

concessione di termini per la difesa”

b) “nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata

presentazione , dell'allontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo

di assistenza uno o più imputati”

c) “nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall'articolo 544 ( = per redazione differita

della motivazione della sentenza)”

d) “nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l'udienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati

nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall'articolo 544 (= per la redazione differita

della motivazione della sentenza)o mj”

− Altra ipotesi di sospensione, quando si procede x uno dei reati di cui all’art 407 lett a ) “nel caso di

dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi , durante il tempo in cui sono tenute le udienze

o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni”

La sospensione è disposta dal giudice con ordinanza appellabile a norma dell’art 310 su richiesta del pm (se manca

la richiesta del pm o, comunque non viene pronunciata la sospensione-> si verifica ex lege effetto di “congelamento”

del decorso dei termini di custodia nei modi previsti dall’art 297comma4).

Operatività dell’istituto della sospensione è stata estesa anche alla fase dell’udienza preliminare termini previsti

dall’art 303 sono sospesi con ordinanza appellabile se l’udienza preliminare è sospesa o rinviata x gli stessi motivi

previsti nelle lett a e b (impedimento o richiesta di imputato o difensore, esigenze prova o concessione termini x la

difesa, mancata presentazione del difensore).

Nel processo cumulativo le ipotesi di sospensione lett a e b non si applicano ai coimputati cui le stesse non si

riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.

Ultimo comma di questo articolo prevede un limite di durata su due distinti livelli:

− la durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei termini “intermedi” (cioè

quelli previsti dall’art 303, comma1\2\3) [“senza tenere conto dell’ulteriore termine previsto dall’art303

comma1 lett b numero 3bis”-> nel senso che l’aumento di 6 mesi ammesso da tale disposizione per i

procedimenti di cui all’art 407 lett a, non può valere a superare il limite del doppio del termine di tale fase].

− la durata complessiva della custodia non può comunque superare i termini sanciti dall’art 303comma4,

aumentati della metà, oppure, se in concreto risulti più favorevole, il limite di 2\3 del massimo della pena

temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza (criterio tradizionale).

Deroga dei periodi di sospensione si tiene conto solo nel computo relativo alla durata complessiva della custodia, e

non per quello relativo ai termini “intermedi” (riguardanti le diverse fasi del procedimento)

 Possibile anche una PROROGA dei termini massimi di custodia art 305 con ordinanza soggetta a ricorso x

cassazione nelle forme art 311:

• “in ogni stato e grado del procedimento d merito, quando è disposta perizia sullo stato di mente dell’imputato

i termini d custodia cautelare sono prorogati x il periodo d tempo assegnato x l’espletamento della perizia”

proroga disposta con ordinanza soggetta a ricorso x cassazione ex art 311.

• “nel corso delle indagini preliminari, il pm può chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che

siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che rendano indispensabile il protrarsi

della custodia” caso in cui siano necessari accertamenti particolarmente complessi o nuove indagini ai sensi

415bis-> pericolo di inquinamento prove è alto-> competenza è del gip dopo aver sentito il pm e il difensore

nell’ambito di un contraddittorio semplificato ma effettivo, se ricorrono i presupposti-> concede la proroga

(può anche successivamente rinnovarla, fino al limite rappresentato dalla metà dei termini massimi di custodia

previsti x le indagini preliminari).

Art 307  provvedimenti adottabili nei confronti dell’imputato liberato x decorrenza dei termini:

• “Nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza dei termini il giudice dispone le altre misure cautelari

di cui ricorrano i presupposti, solo se sussistano le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare”->

se si procede x un reato previsto dall’art 407 lett a-> anche cumulativamente.

• “La custodia cautelare, se risulta necessaria a norma dell’art 275, è ripristinata :

a) se l’imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare (purchè per la natura di

tale trasgressione ricorra una delle esigenze cautelari di cui all’art 274)

b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o secondo grado, quando ricorra un concreto

pericolo di fuga

• “Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase in cui il procedimento si trova decorrono

nuovamente ma, ai fini del computo del termine previsto dall'articolo 303 comma 4, si tiene conto anche

della custodia anteriormente subita”  decorrenza ex novo dei termini relativi alla fase in cui il procedimento

si trova, mentre si tiene conto della custodia anteriormente subita per il computo del termine complessivo

• Nel caso in cui l’imputato scarcerato, trasgredendo alle prescrizioni della misura cautelare applicatagli in via

sostitutiva, stia x darsi alla fuga-> ufficiali e agenti di polizia giudiziaria possono procedere al fermo del

fermo è data notizia entro 24h al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo ove il fermo è

stato eseguito-> si applicano le disposizioni sul fermo di indiziato di delitto. “con il provvedimento di

convalida , il gip, se il pm ne fa richiesta, dispone con ordinanza la custodia cautelare , se ricorrono le

condizioni previste dalla legge-> e trasmette gli atti al giudice competente (: ma la misura cessa di avere

effetto se entro 20gg dall’ordinanza, il giudice competente non provvede ai sensi comma2 lett a).

Art 308 TERMINI MASSIMI DELLE MISURE CAUTELARI NON CUSTODIALI:

• “perdono

misure coercitive diverse dalla custodia cautelare efficacia quando dall'inizio della loro

esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall'articolo 303 ”

• misure interdittive “perdono efficacia quando sono decorsi 2 mesi dall'inizio della loro esecuzione .”

eccezioni: 1) “ se sono disposte per esigenze probatorie -> il giudice può disporne la rinnovazione anche al di

là di due mesi dall'inizio dell'esecuzione, osservati i limiti previsti dal comma1 (per le misure coercitive non

custodiali); 2) se si procede x delitti contro la pa , le misure perdono efficacia decorsi 6 mesi dall’inizio della

loro esecuzione (inoltre, se sono state disposte x esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione,

anche oltre il termine di 6 mesi-> massimo: triplo dei termini previsti dall’art 303).

• sulla base dei commi appena visti, però, il limite ordinario di durata massima risulta troppo rigido per quelle

misure interdittive che di per sé sono destinate a protrarsi nel tempo (es: sospensione dell’esercizio della

potestà genitoriale) per questo l’ultimo comma: “l’estinzione delle misure non pregiudica l’esercizio dei

poteri che la legge attribuisce al giudice penale o a altre autorità nell’applicazione di pene accessorie o di

altre misure interdittive”.

IMPUGNAZIONI

Il codice prevede una serie di rimedi contro i provvedimenti applicativi delle misure cautelari-> possibile riesame

anche nel merito del provvedimento, da parte del tribunale in camera di consiglio, con garanzia del contraddittorio.

Gli strumenti: riesame, appello, ricorso x cassazione.

INTERESSE AD IMPUGNARE è dell’imputato e permane anche nel caso di revoca della misura o di sua

sostituzione con misura meno gravosa-> si giustifica con l’esigenza di ottenere una decisione irrevocabile del giudice

dell’imputazione idonea a fondare il diritto alla riparazione x ingiusta detenzione.

Da ricordare per tutti i mezzi d’impugnazione che operano in tale ambito-> vale principio art 588”le impugnazioni

contro i provvedimenti in materia di libertà personale non hanno in alcun caso effetto sospensivo”.

RIESAME (art 309):

- oggetto = ordinanze che dispongono una misura coercitiva (salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di

appello del pm; oppure adottata nel procedimento di estradizione o mandato d’arresto europeo-> solo ricorso x

cassazione)  solo misure coercitive, non anche interdittive.

- legittimazione = imputato e difensore  entro 10gg dall’esecuzione o notificazione dell’ordinanza stessa-> dal

computo di tale termine devono escludersi i giorni x i quali sia stato disposto il differimento del colloquio tra difensore

e imputato ai sensi art 104 (-> x sottolineare importanza di tale colloquio).

- competenza = del tribunale in composizione collegiale del capoluogo del distretto di corte d’appello in cui ha sede

l’ufficio del giudice che ha emesso l’ordinanza impugnata  la richiesta di riesame è presentata direttamente alla

cancelleria di tale tribunale.  dopo la presentazione della richiesta-> il presidente dà avviso all’autorità giudiziaria

procedente che, entro il giorno successivo e comunque non oltre 5gg, trasmette al tribunale gli atti necessari:

− atti presentati dal pm in vista dell’adozione della misura cautelare

− tutti gli elementi sopravvenuti a favore dell’indagato

− atti acquisiti dal pm durante le indagini preliminari

Con la presentazione della richiesta di riesame, l’indagato può (non deve) presentare anche i motivi-> possono

essere presentati anche davanti al tribunale, purché ne sia dato atto nel verbale prima dell’inizio della discussione.

- procedimento = camera di consiglio, ai sensi art 127 -> avviso della data dell’udienza è comunicato almeno 3gg

prima al pm presso lo stesso tribunale, al difensore e all’imputato difensore ha facoltà di esaminare e estrarre copia

degli atti depositati in cancelleria.

- decisione = entro 10gg dalla ricezione degli atti tribunale deve decidere:

− dichiara inammissibile la richiesta

− annulla

− riforma

− conferma

La decisione avviene sulla base degli elementi addotti dalle parte in udienza-> tuttavia: può annullare o riformare il

provvedimento in senso favorevole all’imputato anche x motivi diversi da quelli enunciati nella richiesta; inoltre può

confermarlo x ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso  quindi si attribuisce al

tribunale il potere di provvedere, anche nel merito, senza particolari vincoli-> in quanto la richiesta di riesame ha

natura di mezzo totalmente devolutivo.

“Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame

non interviene entro il termine prescritto , l'ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia ” in caso di

inosservanza del termine di 10gg x la decisione (si deve far riferimento alla data della deliberazione, attestata dal

deposito in cancelleria del dispositivo)-> la misura coercitiva disposta con l’ordinanza impugnata perde efficacia-> è

un’altra fattispecie di estinzione automatica delle misure coercitive.

APPELLO (art 310):

- oggetto = ordinanze che applicano misure cautelari personali (sia coercitive che interdittive) , diverse da quelle

assoggettabili a riesame-> “fuori dei casi art 309” -> carattere residuale.

- legittimazione = imputato, difensore e pm-> per il pm è l’unico mezzo di impugnazione, in quando non può

proporre riesame.

- procedimento = art 310 fa rinvio alle disposizioni previste per il riesame (avviso all’autorità procedente,

trasmissione atti entro il giorno successivo, camera di consiglio, difensore può esaminare ed estrarre copia atti)->

differenze:

− necessaria enunciazione dei motivi d’appello  questo perché vale la regola generale dell’effetto

limitatamente devolutivo dell’appello-> il tribunale investito dell’appello ha la cognizione circoscritta ai punti

dell’ordinanza appellata cui si riferiscano i motivi proposti.

− decisione del tribunale deve intervenire entro 20gg dalla ricezione degli atti

Nel caso in cui venga accolto l’appello del pm e sia disposta una misura cautelare-> l’esecuzione di questa è sospesa

finchè la decisione non sia definitiva.

RICORSO PER CASSAZIONE (311):

- oggetto = decisioni emesse dal tribunale in sede di riesame o di appello (sono ordinanze).

- legittimazione = pm che ha richiesto l’applicazione della misura, imputato e difensore  entro 10gg dalla

comunicazione o notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento.  possibile anche ricorso “omissio medio”-

> possibile proposizione diretta del ricorso x violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura

coercitiva (senza previo riesame o appello) -> in questo caso: la proposizione del ricorso omissio medio rende

inammissibile la richiesta di riesame eventualmente già presentata.

- procedimento = ricorso presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione (o del giudice che ha

emesso l’ordinanza, in caso di omissio medio) -> immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente-> entro il

giorno successivo trasmette gli atti alla Corte di Cassazione  necessaria contestuale enunciazione dei motivi del

ricorso (ma possibile enunciare nuovi motivi davanti alla corte stessa, prima dell’inizio della discussione).

- decisione = entro 30gg dalla ricezione degli atti, in camera di consiglio.

APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA

Questo capo prevede una sintetica regolamentazione delle misure di sicurezza previste dall’art 206cp-> individua le

condizioni di applicabilità di tali misure (durante l’istruzione o il giudizio, può disporsi che il minore d’età, infermo di

mente, ubriaco abituale, persona dedita all’uso di stupefacenti -> siano provvisoriamente ricoverati in un riformatorio

o ospedale psichiatrico o casa di cura”).

Art 312 condizioni di applicabilità l’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza è disposta su richiesta del

pm, in qualunque stato e grado del processo, quando:

sussistono gravi indizi di commissione del fatto (fumus commissi delicti)

o è esclusa la sussistenza id una causa di non punibilità o di estinzione (art 273)

o necessario anche il periculum libertatis-> dato dalla pericolosità sociale del soggetto

o

Art 313 procedimento il giudice deve accertare la pericolosità sociale dell’imputato (nei termini art 72)->

procedendo all’interrogatorio dell’indagato (-> se non è possibile procedere a interrogatorio: si applica art 294-> gip

ha l’obbligo di procedere entro 5gg all’interrogatorio dell’interessato, pena perdita d’efficacia del provvedimento ex

art 302 la decisione viene presa con ordinanza.  ai fini dell’impugnazione, la misura di sicurezza è equiparata alla

custodia cautelare (= riesame da parte di imputato e difensore; appello da parte del pm + sono applicabili le norme

sulla riparazione per l’ingiusta detenzione).  in questi casi è previsto un periodico riesame sulla pericolosità sociale

dell’imputato-> è condizione necessaria: se viene meno-> causa estintiva della misura (prevista dallo stesso art 206cp)

RIPARAZIONE X INGIUSTA DETENZIONE

Rimedio successivo contro indebita applicazione di misure cautelari art 314 prevede 2 fasce di ipotesi:

1. imputato che, dopo aver subito un periodo di custodia cautelare, sia stato PROSCIOLTO con sentenza

irrevocabile (per non aver commesso il fatto\ fatto non costituisce reato\ non è previsto dalla legge come

reato)  diritto a equa riparazione, purché non abbia dato causa x dolo o colpa grave alla custodia

cautelare.  lo stesso vale anche per colui nei cui confronti sia stato pronunciato provvedimento di

archiviazione o sentenza di non luogo a procedere.

2. imputato, che sia stato prosciolto o condannato che durante il processo sia stato sottoposto a custodia

cautelare-> se con una decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la

misura è stato emesso o mantenuto in mancanza delle condizioni di applicabilità previste dagli art 273 e

280 in questo caso non rileva il proscioglimento, non si vuole far valere “ingiustizia” della misura, quanto la

sua illegittimità.

“il diritto alla riparazione è escluso x quella parte di custodia cautelare che sia computata ai fini della

determinazione della misura di una pena o x il periodo in cui le relative limitazioni siano state sofferte anche in forza

di un altro titolo. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione è stato affermato che il fatto non è

previsto dalla legge come reato x abrogazione della norma incriminatrice , il diritto alla riparazione è escluso x

quella parte di custodia cautelare sofferta prima dell’abrogazione stessa”.

Art 315 procedimento domanda deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro 2 anni dal giorno in cui:

la sentenza di proscioglimento o condanna è divenuta irrevocabile

o la sentenza di non luogo a procedere è inoppugnabile

o provvedimento di archiviazione è stato notificato

o

L’entità della riparazione non può essere superiore a 516.456 euro-> si applicano le norme sulla riparazione dell’errore

giudiziario.

MISURE CAUTELARI REALI

Si distinguono da quelle personali per la diversa finalità-> non rispondono a esigenze cautelari, ma a esigenze di

natura probatoria-> 2 tipi:

SEQUESTRO CONSERVATIVO:

Art 316 “se c’è è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie x il pagamento della pena

pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello stato ” il pm, in ogni stato e

grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo di beni mobili o immobili dell’imputato o delle

somme a lui dovute. Oppure “ se c’è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie delle

obbligazioni civili derivanti dal reato la parte civile può chiedere il sequestro conservativo dei beni dell’imputato o

del responsabile civile”  x effetto del sequestro, i crediti sequestrati si considerano privilegiati rispetto agli altri

anteriori non privilegiati e rispetto a quelli sorti posteriormente.

Art 317 il sequestro conservativo viene chiesto dal pm o dalla parte civile-> disposto con ordinanza dal giudice che

procede  ma: “Se è stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere, soggetta

a impugnazione, il sequestro è ordinato, prima che gli atti siano trasmessi al giudice dell'impugnazione, dal giudice

che ha pronunciato la sentenza e, successivamente, dal giudice che deve decidere sull'impugnazione . Dopo il

provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice competente, provvede il giudice

per le indagini preliminari.”

Si seguono le disposizioni previste dal cpc in tema di sequestro conservativo.  Effetti del sequestro conservativo

cessano quando la sentenza di proscioglimento o non luogo a procedere non è più soggetta a impugnazione.

Art 318 contro ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia interesse può proporre richiesta di riesame->

ma la richiesta di riesame non sospende esecuzione del provvedimento.

Art 319 cauzione imputato o responsabile civile possono offrire cauzione idonea a garantire i crediti per i quali si

procede a sequestro conservativo-> cauzione ha funzione alternativa o sostitutiva al sequestro.

Art 320 conversione del sequestro conservativo in pignoramento quando diventa irrevocabile la sentenza di

condanna al pagamento di una pena pecuniaria o al risarcimento del danno l’esecuzione forzata sui beni sequestrati

avviene nelle forme prescritte dal cpc-> priorità è attribuita ai crediti della parte civile, poi Stato.

SEQUESTRO PREVENTIVO:

Art 321 “Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato (comprese quelle soggette a

confisca) possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati ”  pm

può chiedere al giudice competente a pronunciarsi nel merito e disporre il sequestro con decreto motivato. Prima

dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari. (sequestro è obbligatorio nel caso di

delitti contro la pa).

Nel corso della indagini preliminari se c’è urgenza: può provvedere il pm con decreto motivato, oppure gli

ufficiali di polizia giudiziaria-> devono trasmettere al pm il relativo verbale entro 48h-> sequestro perde efficacia se

entro le successive 48h il pm non ne abbia richiesto al giudice la convalida.

Art 322 Il provvedimento che dispone il sequestro può essere sottoposto a riesame da parte dell’imputato e da chi

abbia diritto alla restituzione delle cose sequestrate-> proposta di riesame non sospende esecuzione. Quando non può

essere richiesto il riesame, può essere presentato appello.

Art 323 perdita di efficacia del sequestro preventivo:

− Revoca da parte del gip o del pm-> quando si accerti l’insussistenza delle esigenze di prevenzione che

avevano giustificato il sequestro, anche sulla base di fatti sopravvenuti.

− Sentenza di proscioglimento o non luogo a procedere, anche se soggetta a impugnazione-> il giudice ordina

che le cose sequestrate siano restituite a chi ne abbia diritto (a meno che non deve essere disposta la

confisca) se esistono + esemplari identici della cosa sequestrata e questa presenta interesse ai fini della prova,

il giudice anche dopo la sentenza di proscioglimento o non luogo a procedere, ordina che sia mantenuto il

sequestro di un solo esemplare e la restituzione degli altri.

− Sentenza di condanna gli effetti del sequestro permangono se è stata disposta la confisca delle cose

sequestrate-> oppure il giudice può disporre la conversione del sequestro in conservativo.

RIMEDI:

Riesame sia nei confronti dell’ordinanza di sequestro conservativo che nei confronti del decreto di sequestro

preventivo art 324:

• La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale del capoluogo della provincia nella quale

ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento  entro dieci giorni dalla data di esecuzione del

provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza

dell'avvenuto sequestro.

• Dopo la presentazione della richiesta  La cancelleria dà immediato avviso all'autorità giudiziaria

procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento

oggetto del riesame.

• Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre,

facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame, facendone dare atto a verbale prima

dell'inizio della discussione.

• Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall'articolo 127.

Almeno tre giorni prima, l'avviso della data fissata per l'udienza è comunicato al pubblico ministero e

notificato al difensore e a chi ha proposto la richiesta. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in

cancelleria.  decisione entro 10gg.

• Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la decisione della controversia al

giudice civile, mantenendo nel frattempo il sequestro.

Appello all’imputato e alle altre persone interessate alle cose sequestrate è riconosciuto il diritto di proporre appello

al tribunale in composizione collegiale contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il decreto di

revoca eventualmente emesso dal pm (nulla del genere si dice riguardo i corrispondenti provvedimenti in materia d

sequestro conservativo). Contro le ordinanze emesse dal tribunale in sede d appello è ammesso poi il ricorso x

cassazione.

Ricorso x cassazione art 325:

• Contro le ordinanze emesse dal tribunale in sede d’appello o riesame , il pm, l'imputato e il suo difensore, la

persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono

proporre ricorso per cassazione per violazione di legge.

• Entro 10gg, contro il decreto di sequestro emesso dal giudice può essere proposto direttamente ricorso per

cassazione. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.

• Si applicano le disposizioni dell'articolo 311 commi 3 e 4.

• Il ricorso non sospende l'esecuzione della ordinanza.

CAP V : INDAGINI PRELIMINARI E

UDIENZA PRELIMINARE

INDAGINI PRELIMINARI

Codice del 1930 prevedeva che in tale fase il pubblico ministero, dopo un primo sondaggio estremamente

sommario, sceglieva se esercitare o meno l’azione penale-> se la notitia criminis risultava manifestamente infondata:

chiedeva l’archiviazione al giudice istruttore; in caso contrario: esercitava l’azione penale si avviava così una fase

cognitiva preliminare, destinata a verificare la sostenibilità dell’accusa in dibattimento-> poteva:

- eseguire attività di ricerca personalmente-> istruttoria sommaria

- chiedere al giudice istruttore di svolgere tale attività-> istruttoria formale

Quindi l’esercizio dell’azione penale era all’inizio di questa fase istruttoria aveva a tutti gli effetti natura processuale

e giurisdizionale:

a) il soggetto destinatario dell’istruttoria era destinatario di un’imputazione-> era un imputato

b) giudice istruttore o pm raccoglievano autentiche prove

c) sentenza istruttoria di proscioglimento aveva efficacia preclusiva, essendo già stata esercitata l’azione

penale

Controindicazione di questo sistema se la fase istruttoria si concludeva con un rinvio a giudizio, la fase

dibattimentale era fortemente condizionata dai contenuti dell’attività preparatoria-> sulla carta, infatti, le prove

acquisite dal pm o giudice istruttore avrebbero dovuto restare estranee alla fase dibattimentale, tuttavia di fatto

l’incidenza degli atti istruttori in tale fase era elevatissima:

- il codice consentiva il recupero di questi atti in fase dibattimentale, ad esempio, in caso non vi fosse

corrispondenza tra le dichiarazioni rese da un testimone in fase istruttoria e quelle rese dallo stesso testimone

in fase dibattimentale; oppure, si poteva dar lettura alle dichiarazioni rese in fase istruttoria per “aiutare la

memoria” del testimone durante il dibattimento

- la stessa natura degli atti istruttori consentiva il loro recupero-> erano autentiche prove, in quanto la fase

istruttoria costituiva un accertamento tendenzialmente completo-> infatti richiedeva tempi lunghi, e ciò

comportava che spesso il dibattimento si svolgesse dopo anni, quando il ricordo dei fatti nella mente dei

testimoni era meno vivido-> si faceva riferimento alle dichiarazioni istruttorie (il giudice spesso si limitava a

chiedere al testimone se confermasse o meno la sua dichiarazione).

Codice del 1988 ha apportato numerose novità:

a) non si parla più di istruttoria, ma di indagini preliminari (totale distacco)

b) eliminata la figura del giudice istruttore-> indagini sono svolte solo dal pm con l’ausilio della polizia

giudiziaria e l’intervento incidentale di un organo giurisdizionale i cui compiti sono totalmente diversi da

quelli del giudice istruttore

c) la decisione tra archiviazione e rinvio a giudizio è stata spostata al termine delle indagini preliminari-> infatti

lo scopo di tali indagini è proprio quello di decidere se esercitare l’azione penale o meno art 326 “Il pm e la

polizia giudiziaria svolgono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per le

determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale”- esercizio dell’azione penale avviene per la prima

volta con rinvio a giudizio (chiesto da pm a giudice dell’udienza preliminare)-> quindi la fase delle indagini

preliminari non ha più natura processuale e giurisdizionale (dall’azione penale in poi->”processo”; prima-

>”procedimento”)

d) in questo modo, il destinatario delle indagini-> non può dirsi imputato (prima formulazione dell’imputazione

avviene con rinvio a giudizio) “persona sottoposta alle indagini” o “indagato”

e) nel corso delle indagini preliminari, il pm non acquisisce prove, ma solo elementi di prova (il legislatore,

infatti, usa una nomenclatura diversa tra i mezzi di prova formati in fase dibattimentale e gli elementi di prova

raccolti dal pm) tali elementi di prova sono destinati a non assumere rilevanza in sede dibattimentale ->

come conseguenza è prevista una accentuata deformalizzazione degli atti di indagine (es: possono essere

documentati mediante verbali redatti in forma riassuntiva o, addirittura, con annotazioni; inoltre è stato ridotto

anche il numero delle attività di accertamento per le quali è richiesta la presenza del difensore)

f) in caso di accertata infondatezza dell’ipotesi di accusa-> non si arriva più a una sentenza di proscioglimento,

ma all’emanazione di un provvedimento di archiviazione della notizia di reato

g) (nell’ottica del legislatore dell’88) indagini preliminari sono caratterizzate dalla loro incompletezza-> devono

solo portare a elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio

h) Novità assoluta-> dovendo essere indagini non complete-> previste delle rigide scansioni temporali

attraverso l’apposizione di termini perentori che il pm è tenuto a rispettare (pena inutilizzabilità degli atti di

investigazione tardiva).

CRISI:

1) Le indagini preliminari rappresentano la piattaforma cognitiva di importanti decisioni del gip, del giudice

dell’udienza preliminare, ma anche del giudice del dibattimento:

- decisioni del gip per l’applicazione di misure cautelari o accertamenti limitativi della libertà personale o

della segretezza delle comunicazioni

- nel caso in cui avvenga la scelta di riti alternativi a quello ordinario (decreto penale di condanna, giudizio

abbreviato, applicazione della pena su richiesta)-> gli atti di indagine preliminare saranno gli unici a fornire il

materiale probatorio per la decisione

- in casi eccezionali previsti al comma 5° dell’art 111 Cost (impossibilità di natura oggettiva, condotta illecita,

consenso dell’imputato)-> gli atti investigativi possono trasformarsi in prove utilizzabili in giudizio

In base a questi elementi è quindi entrata in crisi la distinzione tra prove e elementi di prova questo rende

ingiustificata la deformalizzazione degli atti investigativi e la riduzione di spazi al diritto di difesa per questo nel

2000 è stato introdotto il titolo V-bis dedicato alle investigazioni difensive.

2) Altra questione il provvedimento di archiviazione ha efficacia preclusiva? (cioè dopo l’archiviazione c’è la

possibilità di esercitare ugualmente l’azione penale da parte del pm che abbia cambiato opinione sulla sosteniibilità

dell’accusa in giudizio?) Codice non dispone nulla a riguardo-> in teoria non dovrebbero esserci preclusioni, in

quanto prima del rinvio a giudizio non è esercitata alcuna azione penale. Tuttavia-> si immagini che il pm abbia

condotto una lunga indagine, al termine della quale l’indagato sia riuscito a sostenere con successo le sue tesi

difensive, ottenendo l’archiviazione-> è possibile sostenere che il soggetto non abbia alcun diritto alla stabilità di tali

esiti?  Corte Cost no!-> archiviazione ha efficacia sostanzialmente preclusiva rispetto all’esercizio dell’azione

penale nei confronti del medesimo soggetto per il medesimo fatto ma in questo modo le indagini preliminari

finiscono per svelare la loro NATURA PROCESSUALE E GIURISDIZIONALE-> quindi non c’è più differenza

tra provvedimento di archiviazione e sentenza di proscioglimento istruttorio questo ha portato ad un’altra modifica,

con l’introduzione dell’art 415-bis-> prevede l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, con il fine di

garantire alla difesa la facoltà di interloquire preventivamente sulla scelta del pm di esercitare l’azione penale (prima:

poteva avvenire che le indagini si svolgessero completamente a insaputa dell’indagato-> questo però è incompatibile

con il progressivo affievolirsi delle differenze tra archiviazione e sentenza di proscioglimento-> necessario garantire

diritto alla difesa).

3) In caso di giudizio abbreviato-> l’udienza preliminare si trasforma in sede processuale destinata a concludersi con

una sentenza di condanna o proscioglimento per questa ragione è venuto meno il carattere di incompletezza delle

indagini preliminari-> infatti il pm dovrà portare in udienza elementi di prova idonei a sostenere l’accusa anche nel

giudizio abbreviato (in quanto non ha potere di opporsi alla richiesta di giudizio abbreviato da parte dell’imputato)->

quindi il pm non potrà permettersi lacune investigative anche Corte Cost ha affermato che “non può esimersi dal

predisporre un esaustivo quadro probatorio”. Per tale ragione risulta contradditoria anche l’imposizione di termini

perentori nel corso delle indagini preliminari.

Sembra, quindi, che sia ancora presente il rischio che il baricentro del processo penale si sposti dal dibattimento alla

fase che lo precede (anche grazie al declino della prova dichiarativa rispetto a quella documentale, dovuto all’impiego

di nuove tecnologie come intercettazioni e prove del DNA).

SOGGETTI:

• PUBBLICO MINISTERO E POLIZIA GIUDIZIARIA  art 327 “il pm dirige le indagini e dispone

direttamente della polizia giudiziaria che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a

svolgere attività di propria iniziativa”-> pm, quindi, svolge le indagini sia ai fini di accertare la sostenibilità

dell’accusa e quindi l’esercizio dell’azione penale, ma anche accertamenti su fatti a favore della persona

indagata (art 358). Le funzioni del pm sono svolte nel rispetto delle norme sulla distribuzione del lavoro tra i

diversi uffici di procura, organizzazione interna di tali uffici e rapporti tra procure della Rep, procure generali

e direzione nazionale antimafia:

-se il reato è di competenza del tribunale monocratico o collegiale le indagini sono svolte dalla procura

della Repubblica presso il tribunale che risulta territorialmente competente.

-se il reato è di competenza della corte d’assise non esistendo procure della Repubblica diverse da quelle

presso i tribunali, anche in questo caso quindi x individuare il pm competente, bisognerà individuare il

tribunale competente territorialmente (ai sensi art 8\9\10\11\16). Tuttavia, le circoscrizioni della corte d’assise

sono più ampie di quelle del tribunale necessario un esempio: omicidio volontario commesso in una città del

circondario del Tribunale di Oristano e nel circolo della Corte d’assise di Cagliari-> giudizio dibattimentale

sarà celebrato a Cagliari; per le indagini preliminari, stando all’art 238disp att-> bisognerà ragionare come se

il reato x cui si procede fosse di competenza per materia del tribunale-> quindi spetteranno alla procura di

Oristano e non a quella di Cagliari.

-eccezione: reati previsti da art 51 le indagini preliminari sono sempre attribuite alla procura distrettuale

(quindi all’ufficio del pm presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello nel cui ambito ha

sede il giudice competente)-> obiettivo è quello di ridurre il numero di uffici di procura impegnati nelle

indagini per reati di particolare gravità, migliorandone il coordinamento e accrescendo il grado di

specializzazione dei magistrati. Es: reato commesso nel circondario del Tribunale di Reggio Emilia,

appartenente al distretto della corte d’appello di Bologna indagini spettano alla procura della Repubblica

presso il Tribunale di Bologna, mentre il dibattimento sarà celebrato davanti al Tribunale di Reggio Emilia.

Il pm dispone direttamente della polizia giudiziaria (=art 109 cost)-> direttamente=senza intermediazioni

del dirigente d’ufficio o di vertici gerarchici della polizia sia del personale di polizia appartenente alla

sezione istituita presso il suo ufficio, sia di quello appartenente ad altre sezioni-> può chiedere l’intervento

della polizia nell’esercizio dei suoi poteri coercitivi, impartire direttive per le indagini, avvalersi

dell’intervento della polizia per il compimento di attività di indagine e atti specificatamente delegati (es:

perquisizioni, sequestri ecc).

[per: poteri di assegnazione dei procedimenti ai sostituti procuratori\revoca assegnazione da parte del titolare

dell’ufficio di procura\avocazione da parte del procuratore generale presso la corte d’appello cap.1]

- GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI  giudice monocratico privo di poteri di iniziativa-> art

328 è chiamato a provvedere sulle richieste del pm\parti\persona offesa. Funzioni:

a) garanzia di alcuni diritti fondamentali dell’individuo (es: deve valutare se sussistono le condizioni di

legge che giustificano l’applicazione di una misura cautelare o un’intercettazione delle comunicazioni)

b) provvede all’acquisizione anticipata della prova nel caso di incidente probatorio

c) supplisce all’assenza di poteri coercitivi del difensore nello svolgimento delle indagini difensive

d) controlla che siano rispettati i tempi dell’indagine e il principio di obbligatorietà dell’azione penale

Le funzioni del gip sono esercitate dal tribunale nel cui circondario è stato commesso il reato (sia nel caso

in cui la competenza x materia spetti al tribunale sia quello in cui spetta alla corte d’assise): es: se un

omicidio volontario è commesso nella circoscrizione del Tribunale di Oristano, di competenza della Corte

d’assise di Cagliari-> il gip competente è il gip del Tribunale di Oristano finalità è quella di concentrare

nella stessa sede giudiziaria l’ufficio del pm e del gip-> alla stessa finalità rispondono anche i commi 1-bis e

1-quater dell’art 328 per i reati previsti dall’art 51, le funzioni del gip (e del giudice x l’udienza

preliminare) sono esercitate da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha

sede il giudice competente. Tuttavia nello stesso procedimento, il gip e il giudice x l’udienza preliminare

non possono essere la stessa persona fisica a meno che il suo coinvolgimento nelle indagini si sia

concretato nella sola adozione di uno o più provvedimenti o con il solo esercizio delle attività previste

dall’art34, commi2-ter e 2quater-> in questi casi, infatti, il coinvolgimento del giudice è stato minimo e

quindi non è tale da compromettere la sua imparzialità.

- SOGGETTI PRIVATI  tranne che nell’ipotesi di indagini contro ignoti, protagonista delle indagini è la

persona sottoposta dalle indagini, cioè il soggetto indicato nella notitia criminis come autore del reato. Tale

qualifica si acquista con l’iscrizione della notitia criminis nell’apposito registro e si perde quando diventa

definitivo il provvedimento di archiviazione oppure quando assume la qualità di imputatoArt 327-bisil

difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per individuare elementi di prova a favore del proprio

assistito.

Persona offesa dal reato è il soggetto titolare del bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice che si

assume violata-> ha diversi diritti e facoltà nel corso delle indagini (che si estendono anche agli enti e

associazioni rappresentativi degli interessi lesi dal reato, che siano intervenuti nel procedimento):

-ottenere informazioni sul contenuto del registro delle notizie di reato

-ricevere l’informazione di garanzia

-nominare un difensore (anche patrocinio a spese dello Stato)

-presentare memorie e indicare elementi di prova e partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili

-chiedere al pm di promuovere l’incidente probatorio e parteciparvi

-presentare opposizione alla richiesta di archiviazione

-chiedere al procuratore generale l’avocazione delle indagini

-interloquire in vario modo nella procedura di sospensione del procedimento con messa alla prova

-ricevere l’avviso di conclusione delle indagini (quando si tratta di reati di cui all’art 572\612-bis)

Danneggiato dal reato, può costituirsi parte civile per l’udienza preliminare-> durante le indagini, però, non

gli sono attribuiti diritti e facoltà (è dubbio se possa partecipare all’udienza preliminare la persona offesa che

non abbia esercitato l’azione risarcitoria costituendosi parte civile-> codice allude solo ai difensori della parte

civile). Le altre parti private (responsabile civile e civilmente obbligato) entrano in scena solo dopo

l’esercizio dell’azione penale.

Art 329 gli atti d’indagine compiuti dal pm e dalla polizia sono coperti dal SEGRETO finché l’imputato non ne

possa avere conoscenza (sempre non oltre la chiusura delle indagini stesse). Se è necessario per le indagini, il pm può

disporre la pubblicazione di singoli atti, con decreto motivato. Anche quando gli atti non sono più coperti da segreto,

il pm, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto motivato:

a) Obbligo del segreto x singoli atti, quando l’imputato lo consente o se la pubblicità dell’atto può

ostacolare le indagini riguardanti altre persone

b) Divieto di pubblicare singoli atti o notizie su determinate operazioni

NOTIZIA DI REATO

Le indagini preliminari prendono formalmente l’avvio con l’iscrizione della notizia di reato nell’apposito registro, da

parte del pm Art 330 “il pm e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le

notizie di reato loro presentate o trasmesse”:

Notizia di reato ricevuta o trasmessa al pm e polizia qualsiasi rappresentazione non manifestamente inverosimile di

un accadimento storico dalla quale emerga la possibile violazione di una disposizione incriminatrice penale. Da queste

si differenziano le NON-NOTIZIE che possono essere:

- fatti privi di rilevanza penale (es: ricorsi in materia civile o amministrativa)

- fatti palesemente leciti ( es: Tizio non va a messa la domenica)

- fatti illeciti manifestamente inverosimili per contrarietà a leggi logiche o scientifiche (es: tizio è stato ucciso

con formula magica) o per inconciliabilità con fatti noti (es: Tizio è stato ucciso, ma è un personaggio famoso

ed è nota a tutti la sua permanenza in vita

Queste non-notizie non vanno inserite nel registro delle notizie di reato, ma in un altro apposito (detto “Modello45”)a

riguardo le Sezioni Unite Cassazione hanno puntualizzato che:

a) per tali notizie il pm può astenersi dall’esercitare l’azione penale senza richiedere al gip l’archiviazione

b) se, il pm richiedere, pur non essendo obbligato a farlo, il provvedimento di archiviazione, il gip ha

l’obbligo di provvedere.

La notizia del reato può anche essere ricercata da pm e polizia giudiziaria attraverso delle ATTIVITA’

PREINVESTIGATIVE (hanno suscitato vivaci discussioni in dottrina-> secondo alcuni sarebbe un antidoto contro il

rischio di condizionamenti di tipo politico nell’operato della polizia giudiziaria; secondo altri sarebbe una minaccia

per il principio di legalità e obbligatorietà dell’azione penale, in quanto non esistono normative che regolino questo

tipo di attività).

Le notizie vanno presentate direttamente al pm o alla polizia giudiziaria, che ha l’obbligo di riferirla

tempestivamente al pm provvede all’immediata iscrizione della notizia nel registro apposito, custodito presso

l’ufficio Art 335contestualmente deve annotare anche :

- il nome della persona alla quale il reato è attribuito

- qualificazione giuridica del fatto e circostanze del reato-> art 335, infatti, afferma che se nel corso delle

indagini mutano tali elementi, il pm deve provvedere all’aggiornamento

Le iscrizioni vengono comunicate alla persona cui il reato è attribuito, alla persona offesa e ai difensori (a meno che

non si tratti di uno dei delitti previsti dall’art 407 comma2, lett a; e a meno che non sussistano specifiche esigenze per

le indagini che ne richiedano la segretezza-> pm con decreto motivato dispone il segreto sulle iscrizioni per un periodo

non superiore a 3mesi e non rinnovabile).

NOTIZIE QUALIFICATE:

Sono quelle che pervengono alla polizia giudiziaria o al pm con forme tipiche:

a) DENUNCIA  è la segnalazione di un reato procedibile d’ufficio. Può prevenire da:

- pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizioArt 331 hanno il dovere, sanzionato

penalmente, di denunciare per iscritto i reati perseguibili d’ufficio di cui siano venuti a conoscenza

nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o servizio-> al pm o ufficiale di polizia. Stessa cosa è

prevista se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto che può costituire

reato perseguibile d’ufficio-> autorità procedente deve trasmettere la denuncia al pm. Art332

Denuncia deve contenere: -esposizione elementi essenziali del fatto, -giorno di acquisizione della

notizia, -fonti di prova già note, -generalità e quanto valga alla identificazione della persona cui il

fatto è attribuito (se possibile) e della persona offesa e di chiunque sia in grado di riferire su

circostanze rilevanti x la ricostruzione del fatto.

[in alcuni casi sono previste modalità diverse: dipendenti della Banca d’Italia possono riferire

esclusivamente al Governatore della BI le irregolarità riscontrate].

- Privati art 333 hanno solo facoltà di denunciare la notizia di un reato perseguibile d’ufficio->

obbligo solo in alcuni casi previsti dalla legge (es: delitti contro la personalità dello Stato punibili

con ergastolo, sequestro di persona a scopo di estorsione, delitti da cui provengono denaro o cose di

cui sono venuti in possesso, furto di armi o esplosivi). Denuncia può esser fatta: personalmente o x

mezzo di un procuratore speciale; x iscritto (sottoscritta dal denunciante o suo procuratore speciale) o

oralmente (se ne redige il verbale). Per quanto riguarda i contenuti-> art 332. Le denunce

anonimenon possono essere utilizzate (-> iscritte in apposito registro detto “modello46”), ma la

giurisprudenza ammette che la polizia o il pm possono trarne spunto per eseguire indagini ai fini della

ricerca della notizia di reato, senza, però, compiere atti coercitivi “salvo quanto risposto dall’art240-

> possibile utilizzare la denuncia anonima come prova documentale quando: a)costituisca corpo del

reato; b)provenga comunque dall’imputato. Art 334-bis i difensori, investigatori privati

autorizzati e consulenti tecnici non hanno l’obbligo di denuncia neppure dei reati di cui sono venuti

a conoscenza nel corso delle attività investigative.

b) REFERTO  è una denuncia che va obbligatoriamente presentata da coloro che, esercitando una

professione sanitaria, hanno prestato la loro assistenza in un caso che possa presentare i caratteri di un

delitto per il quale si debba procedere d’ufficio Art 334 il referto deve esser fatto pervenire al pm o

ufficiale di polizia giudiziaria del luogo in cui è stata prestata l’assistenza o quello più vicino, entro 48h.

Il referto indica: -persona alla quale è stata prestata assistenza; -luogo tempo e circostanze

dell’intervento; -mezzi con cui è stato commesso il fatto e gli effetti che ha causato o può causare. [non

sussiste l’obbligo di referto nel caso in cui esporrebbe la persona assistita a procedimento penale->ne

sarebbe pregiudicato il diritto all’assistenza sanitaria]

NOTIZIE NON QUALIFICATE:

Sono quelle che pervengono al pm o polizia giudiziaria attraverso strumenti diversi da quelli tipizzati dal legislatore:

es-> percezione diretta dei fatti, voce pubblica, fonte confidenziale, fonte giornalistica, quelle acquisite casualmente

nel corso di un’indagine relativa a fatti diversi (es: con intercettazione)-> secondo la giurisprudenza, anche quelle

acquisite a seguito di attività investigative illegittime (non autorizzate) anche queste notizie di reato devono essere

iscritte nel registro di cui all’art 335, ma risulta difficile controllarlo poiché molto spesso queste notizie non lasciano

tracce-> per questo l’art 70 ord giud stabilisce che se un magistrato viene a conoscenza fuori dall’esercizio delle sue

funzioni di fatti che possano determinare l’inizio dell’azione penale o di indagini preliminari-> ha facoltà ma non

obbligo di comunicarli al procuratore della Repubblica.

CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA’:

In alcuni casi il pm è obbligato a esercitare l’azione penale soltanto se si realizza una condizione di procedibilità->

può trattarsi di una dichiarazione di volontà da parte di un soggetto pubblico o privato oppure del verificarsi di un

determinato fatto non c’è un contrasto con il principio di obbligatorietà dell’azione penale, in quanto l’ostacolo

all’instaurazione del processo trova un ragionevole fondamento in interessi alternativi all’esigenza di dare attuazione

alla legge penale.

Una volta acquisita la notizia di reato senza che sia intervenuta la condizione di procedibilità:

- Se questa non può più sopravveniresi applica art 411: una volta decorso il termine per la

presentazione della querela, il pm deve chiedere al gip l’archiviazione della notizia di reato

- Se questa può ancora sopravvenire art 346: possono essere compiuti atti di indagine preliminare

necessari ad assicurare le fonti di prova e , se c’è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove

previste dall’art 392-> quindi, la mancanza della condizione di procedibilità non impedisce l’avvio

delle indagini preliminari, ma sono sottoposte a un particolare regime (es: termine x lo svolgimento

delle indagini decorre dal momento in cui la querela\istanza\richiesta è pervenuta al pm; nel caso di

autorizzazione a procedere, il decorso del termine è sospeso fino a quando l’autorizzazione perviene).

Nel caso in cui il pm, in violazione dell’art 411, chiede o decreta il rinvio a giudizio in assenza della condizione di

procedibilità l’azione penale non può dirsi esercitata invalidamente (non secondo la nozione di invalidità prevista x

gli atti processuali-> sia le condizioni di procedibilità che le denunce\referti NON sono atti processuali, in quanto si

pongono in un momento anteriore all’inizio del procedimento-> non si applica disciplina contenuta nel libro 2)

l’iniziativa del pm può portare all’emanazione di un sentenza suscettibile di passare in giudicato-> però il giudice non

può pronunciarsi sul merito dell’imputazione perché l’azione penale non doveva essere iniziata: emana sentenza di

non luogo a procedere (in udienza preliminare), oppure sentenza di non doversi procedere (nel predibattimento o in

giudizio) stessa cosa avviene quando l’azione penale non deve essere proseguita, il che avviene quando una

condizione di procedibilità, sussistente all’inizio, viene meno nel corso del processo (es: remissione della querela)

oppure quando, dopo l’esercizio dell’azione penale, sopravviene una condizione di procedibilità.

Art 345 prevede una deroga alla regola del ne bis in idem una volta divenuti irrevocabili il provvedimento di

archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento, con i quali è stata dichiarata la mancanza di

una condizione di procedibilità-> NON IMPEDISCONO l’esercizio dell’azione penale per il medesimo fatto e

contro la medesima persona, se in seguito si realizza la condizione di procedibilità. La stessa cosa avviene anche nel

caso di mancanza di una condizione di procedibilità “atipica” (non prevista in questo capo)-> es: conferma del segreto

di Stato da parte del Presidente del Consiglio su un fatto indispensabile per la definizione del giudizio. [altra causa di

improcedibilità: in caso di sentenza del giudice di pace nelle ipotesi di particolare tenuità del fatto, per il medesimo

fatto e contro la stessa persona].

Tipi di condizioni di procedibilità:

a) QUERELA

 art 336 è la dichiarazione con cui la persona offesa dal reato o altro soggetto legittimato ad

agire nel suo interesse, manifestano la loro volontà che il pm proceda in ordine a un fatto previsto dalla

legge come reato (=\= denuncia: è solo la segnalazione di un fatto ritenuto illecito; querela: non è solo

una dichiarazione di scienza, ma anche una manifestazione di intenti-> ha l’effetto di rendere

perseguibile il reato). Art 337 la querela deve essere proposta alle stesse autorità cui deve essere

presentata la denuncia, oppure a un agente consolare all’estero-> x iscritto (con sottoscrizione autentica)

o oralmente (verbale sottoscritto) (=denuncia). Art 338 nei casi previsti dall’art121cp-> nomina di un

curatore speciale da parte del gip con decreto motivato, su richiesta del pm-> il curatore può costituirsi

parte civile nell’interesse della persona offesa. Art 339 RINUNCIA espressa alla querelafatta

personalmente o tramite procuratore speciale, per iscritto o oralmente a un ufficiale di polizia o a un

notaio, i quali, accertata l’identità del rinunciante, redigono il verbale che deve essere sottoscritto dal

rinunciante (-> rinuncia è senza effetti se sottoposta a termini o condizioni e può contenere la rinuncia

anche all’azione civile x restituzioni e risarcimento danno). Art 340 REMISSIONEè fatta o accettata

personalmente o tramite procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta dal pm o ufficiale di polizia (che

deve trasmetterla immediatamente al pm)-> stesse forme della rinuncia e le spese del procedimento sono

a carico del querelato.

b) ISTANZA art 341 dichiarazione irrevocabile con cui la persona offesa chiede al pm di procedere per un

reato commesso all’estero dal cittadino italiano o dallo straniero nei casi previsti dall’art 9\10cp. Stesse

forme della querela.

c) RICHIESTA DI PROCEDIMENTO art 342 è un atto amministrativo irrevocabile di natura

discrezionale, con cui un’autorità pubblica chiede al pm di procedere per determinati reati. La richiesta di

regola è compilata dal Ministro della giustizia ed è presentata al pm con atto sottoscritto dall’autorità

competente. Reati perseguibili a richiesta del ministro: -delitti politici; -reati commessi all’estero dal

cittadino italiano o dallo straniero (art 9\10cp), -reati di cui agli art 7\10cp per i quali il cittadino italiano

o straniero siano già stati giudicati all’estero, -offesa alla libertà dei capi di stato esteri, -reati di

mutilazione genitale commessi in Italia.

d) AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE  è necessaria x agire penalmente nei confronti di:

1)Presidente del Consiglio o Ministro-> per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni (reati

ministeriali). Necessaria autorizzazione da parte della Camera o del Senato-> a maggioranza assoluta dei

componenti possono negare l’autorizzazione se reputano che l’inquisito abbia agito per la tutela di un

interesse costituzionalmente rilevante

2)Giudice della Corte Costituzionale-> autorizzazione da parte della Corte stessa-> può negarla se

ritiene che l’iniziativa penale sia infondata e animata da intenti vessatori

3)Autore di un delitto contro la personalità dello Stato (313cp)-> autorizzazione da parte del Ministro

della giustizia-> può negarla per ragioni di opportunità legate all’interesse dello stato ad evitare possibili

pregiudizi derivanti dal processo

4)Autore del delitto di vilipendio ai danni di Assemblee legislative-> autorizzazione da parte

dell’assemblea vilipesa

Finchè non è concessa, indagini possono proseguire ma con limiti-> divieto di disporre fermo o misure

cautelari, perquisizioni, ispezioni, ricognizioni, confronti, intercettazioni, interrogatorio solo se

l’interessato lo richiede tuttavia, questi atti sono consentiti anche prima della richiesta di autorizzazione

se la persona è stata colta nella flagranza di uno dei delitti previsti dai commi 1\2 dell’art380 atti

compiuti in violazione: inutilizzabili. Nel caso in cui l’autorizzazione a procedere o richiesta in norme

costituzionali-> si applicano queste.

Art 344TERMINI: L’autorizzazione è richiesta dal pm prima del giudizio direttissimo o della richiesta

di giudizio immediato, rinvio a giudizio o decreto penale di condanna o prima di emettere il decreto di

citazione a giudizio (in ogni caso: non oltre 30gg dall’iscrizione della notizia del reato) se la persona è

stata arrestata in flagranza-> pm richiede l’autorizzazione immediatamente e comunque prima

dell’udienza di convalida. Nel caso in cui la necessità dell’autorizzazione sia sorta dopo che si è

proceduto a giudizio direttissimo o dopo che siano state formulate le richieste previste dal comma1-> il

giudice sospende il processo e il pm richiede l’autorizzazione (se c’è pericolo nel ritardo, il giudice

provvede all’assunzione delle prove richieste dalle parti)

Diverse dall’autorizzazione a procedere, sono le AUTORIZZAZIONI AD ACTA non condizionano l’esercizio

dell’azione penale, ma l’adozione di provvedimenti coercitivi di varia natura-> possono essere negate nel caso in cui si

ritiene che siano dettate da un animo di persecuzione nei confronti del soggetto:

a) autorizzazione della Camera di appartenenza per: -perquisizioni o ispezioni; -arresto o privazione libertà

personale (salvi i casi di arresto obbligatorio in flagranza); -intercettazioni e sequestro corrispondenza;

-utilizzare a fini probatori le conversazioni del parlamentare casualmente intercettate nel corso di indagini nei

confronti di terzi o i dati contenuti in tabulati telefonici acquisiti in procedimenti nei confronti di terzi

b) autorizzazione della Corte Costituzionale per arresto o privazione di libertà personale di un giudice ordinario

o aggregato della Corte (salvi i casi di arresto obbligatorio in flagranza)

c) autorizzazione del Parlamento Europeo per eseguire gli stessi provvedimenti previsti alla lettera a) nei

confronti di un componente italiano del Parlamento stesso

d) autorizzazione di Camera o Senato per reati ministeriali commessi da Ministri, Presidente Consiglio,

parlamentari o senatori-> per poterli sottoporre a privazione di libertà personale o intercettazioni,

perquisizioni, ispezioni (salvi casi di arresto obbligatorio in flagranza) prima l’art 96Cost prevedeva che tali

reati fossero di competenza della Corte Cost-> legge costituzionale del 1989-> adesso sono devoluti al giudice

ordinario (tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente x territorio) ma le funzioni di

pm e gip sono cumulate in uno speciale collegio (3magistrati effettivi + 3supplenti, estratti a sorte tra tutti i

magistrati dei tribunali del distretto con almeno 5anni di esperienza)-> collegio procede alle indagini

preliminari richiedendo, dove necessario, le eventuali autorizzazioni ad acta entro 90gg: archiviazione se la

notizia di reato è infondata, manca condizione di procedibilità, il reato è estinto o il fatto non costituisce reato

o integra una fattispecie diversa da un reato ministeriale (: in tal caso trasmette gli atti al giudice competente).

Il provvedimento di archiviazione viene comunicato dal procuratore della Repubblica al presidente della

Camera di appartenenza, ma il procuratore della Repubblica può chiedere al collegio di svolgere ulteriori

indagini e adottare la sua decisione entro 60gg. Se non si procede ad archiviazione il collegio trasmette gli

atti al procuratore della Repubblica, che li rimette alla Camera di appartenenza per ottenere l’autorizzazione

a procedere-> -concessa: collegio continua il procedimento; -negata: collegio emette provvedimento di

archiviazione irrevocabile.

REGISTRO DELLE NOTIZIE DI REATO art 335 pm è tenuto a iscrivere le notizie di reato di cui è venuto a

conoscenza da altri oppure acquisite di propria iniziativa nel registro, unitamente al nome della persona che risulta

essere autrice del reato (se conosciuta) momento dell’iscrizione è importante perché da questo iniziano a decorrere

una serie di TERMINI che regolano la fase delle indagini preliminari:

• pm è obbligato a concludere le indagini entro 6mesi

• entro 6 mesi il pm può chiedere il decreto penale di condanna

• entro 30gg deve essere formulata la richiesta di autorizzazione a procedere

• decorsi 30gg non può più essere chiesto il giudizio direttissimo, nei confronti dell’indagato che abbia

confessato

• decorsi 90gg non può più essere chiesto il giudizio immediato

Tra il momento dell’acquisizione della notizia di reato a quello della sua iscrizione può decorrere un lasso di tempo:

se la notizia perviene alla polizia giudiziaria, che deve comunicarla al pm “ senza ritardo”, salvo che siano stati

compiuti atti per i quali è prevista l’assistenza del difensore: “entro 48h dal compimento dell’atto”-> nel caso di

delitti previsti dall’art 407 e se sussistono ragioni di urgenza oppure nel caso di arresto in flagranza: la comunicazione

deve avvenire “immediatamente”, anche oralmente (poi seguita da quella scritta).

Nel caso in cui non siano stati rispettati i termini di iscrizione della notizia nel registro :

- da parte della polizia giudiziaria-> responsabilità disciplinare del funzionario, ma non ci sono effetti

processuali

- da parte del pm che abbia colposamente o dolosamente ritardato l’iscrizione-> art 407 prevede inutilizzabilità

degli atti investigativi compiuti oltre il termine di durata delle indagini preliminari stabilito dalla legge (che

decorre dall’iscrizione) Sezioni unite Cassazione: ferma restando la responsabilità disciplinare o penale, gli

eventuali ritardi nell’iscrizione sono privi di conseguenze, anche se sono ritardi colpevoli o abnormi.

MISURE PRECAUTELARI

Art 13Cost prevede la possibilità di adottare misure provvisoriamente limitative della libertà personale solo in “casi

eccezionali di necessità e urgenza”, imponendo che siano convalidate dall’autorità giudiziaria. Si applicano in

determinate fattispecie di reato, identificate dal punto di vista quantitativo, basandosi sui minimi e massini di pena

Art 379 la pena è determinata ai sensi dell’art 278 (cioè sulla base dei criteri di determinazione della pena validi per

l’applicazione di misure cautelari). Sono:

1) ARRESTO IN FLAGRANZA:

Possono procedere all’arresto in flagranza gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (-> provvedono materialmente

all’arresto anche se è disposto dal pm: es nel caso di arresto in udienza). Presupposti per l’arresto in flagranza :

a) il reato flagrante deve essere ricompreso in un ELENCO DI REATI per i quali è previsto l’arresto in

flagranza:

-OBBLIGATORIOart 380 ufficiali e agenti di polizia giudiziaria hanno l’obbligo di procedere all’arresto

di chiunque sia colto in flagranza di un reato non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce

la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a 5anni e nel massimo a 20anni Al di

fuori di questi casi, c’è obbligo di arresto per: -delitti contro la personalità dello stato (pena reclusione non

inferiore nel minimo a 5anni e nel massimo a 10); -devastazione e saccheggio; -delitti contro l’incolumità

pubblica (pena reclusione 3\10anni); -riduzione in schiavitù\prostituzione minorile\pedopornografia; -violenza

sessuale; -furto aggravato; -rapina; -ricettazione; -fabbricazione e vendita di armi da guerra o esplosivi; -delitti

riguardanti sostanze stupefacenti; -terrorismo; -eversione dell’ordine costituzionale; -associazioni segrete o

mafiose. Se è un delitto perseguibile a querela l’arresto è eseguito se la querela viene proposta, anche

oralmente-> se questa viene rimessa, l’arrestato è immediatamente liberato.

Art 383 in questi casi, è prevista anche la FACOLTA’ di arresto da parte di privati, se si tratta di delitti

perseguibili d’ufficio il privato deve consegnare l’arrestato e il corpo del reato alla polizia giudiziaria, che

redige il verbale.

-FACOLTATIVO art 381 ufficiali e agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque sia

colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della

reclusione superiore nel massimo a 3anni oppure di un delitto colposo per il quale la legge prevede la

reclusione non inferiore nel massimo a 5anni al di fuori di questi casi, c’è facoltà di arresto anche nel caso di

delitti (non tentati) di: -peculato; -corruzione; -violenza o minaccia a pubblico ufficiale; -commercio o

somministrazione di medicinali guasti o nocivi; -lesione personale; -violazione di domicilio; -truffa;

-fabbricazione e detenzione di documenti falsi ecc. Se si tratta di delitto perseguibile a querela arresto è

eseguito solo se la querela viene proposta, anche oralmente-> in caso di rimessione, l’arrestato è

immediatamente liberato. Nei casi appena visti, la polizia procede all’arresto solo se tale misura è giustificata

dalla gravità del fatto o dalla pericolosità del soggetto (desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del

fatto ) a riguardo la Corte Cost ha affermato che tali circostanze vanno valutate sulla base della

strumentalità della misura precautelare rispetto a quella cautelare-> dovranno ricorrere ragioni di cautela

corrispondenti a quelle richieste per l’applicazione di una misura cautelare corrispondente. Non è consentito

l’arresto della persona richiesta di fornire informazioni alla polizia o al pm per reati concernenti il contenuto

delle informazioni o il rifiuto di fornirle (= anche x il testimone).

b) STATO DI FLAGRANZA art 382 a) chi è colto nell’atto di commettere il reato; b) chi, subito dopo il

reato, è inseguito dalla polizia\persona offesa\altre persone; c) chi è sorpreso con cose o tracce dalle quali

appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima quest’ultima ipotesi consente ampi margini di

discrezionalità alla polizia: “cose o tracce”->non devono sussistere spiegazioni alternative; “reato

immediatamente prima”-> susseguirsi ininterrotto e concitato degli eventi (tra la condotta illecita e l’arresto,

l’arrestato deve aver provato a sottrarsi alle ricerche della polizia e la polizia deve aver svolto attività di

ricerca). In leggi speciali sono previsti anche dei casi di flagranza differita: es. nel caso di violenza durante

manifestazioni sportive, lo stato di flagranza è previsto anche se la condotta illecita risulta da video; in caso di

evasione, non è necessaria la flagranza per procedere all’arresto. In caso di reato permanente, la flagranza

dura finché non sia cessata la permanenza.

2) FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO:

Art 384 anche fuori dai casi di flagranza-> possibile fermo dell’indiziato disposto con decreto dal pm, oppure

eseguito dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa quando: -il pm non abbia ancora assunto la direzione delle

indagini; -ci sono elementi che rendono fondato il pericolo di fuga (come possesso di documenti falsi) e non sia

possibile attendere il provvedimento del pm.

Presupposti:

- fondato PERICOLO DI FUGA della persona gravemente indiziata di un delitto x il quale la legge prevede la

pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6 anni,

oppure delitti concernenti le armi da guerra\esplosivi\terrorismo\eversione dell’ordine democratico.

- GRAVI INDIZI a carico della persona fermata: tali da legittimare una misura cautelare

3) ALLONTANAMENTO DALLA CASA FAMILIARE:

Art 384-bis aggiunto nel 2013: polizia giudiziaria ha facoltà di disporre, previa autorizzazione del pm (scritta o

orale, poi confermata x iscritto) l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi

abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in FLAGRANZA di delitti previsti dall’art

282-bis (in materia di rapporti interfamiliari).

Presupposto fondato motivo di ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave e attuale

pericolo la vita o l’integrità fisica o psicologica della persona offesa.

Si applicano, in quanto compatibili, gli art da 385 a 391 + oneri informativi a carico della polizia giudiziaria: fornire

alla persona offesa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza sul territorio.

Disciplina:

-Art 385 DIVIETO di arresto e fermo-> quando dalle circostanze del fatto emerge che è stato compiuto

nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima o in presenza di una causa di non punibilità.

-Art 386 DOVERI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA:

 Deve dare immediata notizia del fermo o dell’arresto al pm del luogo in cui l’arresto o fermo sono stati eseguiti.

Deve consegnare all’arrestato o fermato una comunicazione scritta (eventualmente tradotta: se non è disponibile la

traduzione, anche oralmente) con cui viene informato:

- della facoltà di nominare un difensore di fiducia e di essere ammesso al patrocinio gratuito

- del diritto ad ottenere informazioni sull’accusa e accedere agli atti su cui si fonda l’arresto o fermo

- del diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere

- del diritto di dare avviso alle autorità consolari e ai familiari

- del diritto di accedere all’assistenza medica d’urgenza

- del diritto di esser condotto davanti all’autorità giudiziaria per la convalida entro 96h

- del diritto di comparire davanti al giudice x rendere interrogatorio e di proporre ricorso x cassazione contro

l’ordinanza di convalida.

Deve informare il difensore di fiducia, eventualmente nominato o quello d’ufficio designato dal pm, dell’avvenuto

arresto o fermo -> in modo che l’arrestato\fermato possa esercitare il diritto di conferire con il difensore subito dopo

l’arresto o fermo (art 104) [l’esercizio di tale diritto, però, può essere dilazionato dal pm fino al momento in cui

l’arrestato o fermato è messo disposizione del giudice]

Deve porre l’arrestato a disposizione del pubblico ministero al più presto (non oltre 24h dall’arresto\fermo). Entro

lo stesso termine, trasmette anche il verbale, anche per via telematica (-> contiene: -eventuale nomina del difensore di

fiducia; -ora giorno e luogo dell’arresto o fermo; -ragioni che lo hanno determinato; -menzione dell’avvenuta

consegna della comunicazione scritta di cui al comma1-bis). L’arrestato o fermato viene posto a disposizione del pm

mediante conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo in cui è avvenuto l’arresto o il fermo, ma il

pm può disporre che l’arrestato o fermato sia custodito nell’abitazione o in luoghi pubblici di cura, oppure, se ne può

derivare grave pregiudizio delle indagini, presso un'altra casa circondariale o mandamentale se i termini previsti in

questo comma non sono rispettati, l’arresto o il fermo diviene inefficace.

Deve informare, con il consenso dell’arrestato o del fermato, i familiari (art 387)

-Art 388 Una volta che l’arrestato o fermato è posto a disposizione del pm, questo può procedere all’interrogatorio,

dandone tempestivo avviso al difensore di fiducia o d’ufficio (ma la sua presenza non è prevista come necessaria)il

pm deve informare l’arrestato di quanto è stabilito dall’art 64 (del fatto x cui si procede, delle ragioni che hanno

determinato l’arresto, gli elementi a suo carico e le fonti) questo interrogatorio nella prassi viene utilizzato per

soddisfare carenze di tipo investigativo, ma in realtà dovrebbe essere preordinato per valutare la sussistenza di una

causa di liberazione immediata dell’arrestato o fermato:

- art 389  se risulta evidente che l’arresto o il fermo è stato eseguito x errore di persona o se l’arresto o fermo

sono divenuti inefficaci per inosservanza dei termini -> il pm dispone con decreto motivato che l’arrestato o il

fermato sia posto immediatamente in libertà

- art 121disp att  quando ritiene di non dover richiedere al gip l’applicazione di misure coercitive-> in questo

caso, però, il gip deve comunque fissare l’udienza di convalida, dandone avviso alla persona liberata.

-Art 390 Se non è disposta l’immediata liberazione Entro 48h dall’arresto o dal fermo, il pm richiede la

CONVALIDA al gip competente, sulla base del luogo in cui è avvenuto l’arresto o il fermo (in caso di inosservanza

di questo termine-> inefficacia dell’arresto o del fermo)Gip fissa l’UDIENZA DI CONVALIDA al più presto (entro

le 48h successive), dandone avviso al pm e al difensore.

-Art 391 UDIENZA si svolge in camera di consiglio, con la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato o

del fermato (il pm può non comparire-> in questo caso trasmette al giudice le richieste sulla libertà personale con gli

elementi su cui si fondano) a pena di nullità assoluta-> se il difensore di fiducia o d’ufficio non è stato reperito o non

è comparso, il giudice provvede ai sensi dell’art 97.

- Giudice verifica, anche d’ufficio, che all’arrestato o fermato sia stata data la comunicazione di cui all’art386

e provvede, nel caso, a dare o completare le informazioni

- Se l’arrestato o fermato è comparso, provvede a interrogarlo, altrimenti sente il suo difensore

- Il pm se è comparso indica i motivi dell’arresto o del fermo

Giudice compie 2 valutazioni:

1. verifica che l’arresto o il fermo è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini stabiliti dagli

art 386\390 giudice provvede alla convalida con ORDINANZA. Se la verifica ha esito negativo: dispone la

liberazione immediata  contro l’ordinanza, il pm e l’arrestato o fermato possono proporre ricorso per

cassazione.

2. verifica se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’art 273 e se sussiste qualcuna delle esigenze

cautelari previste dall’art 274 in caso di esito positivo: dispone l’applicazione di una MISURA

COERCITIVA, con ordinanza separata, altrimenti dispone l’immediata liberazione.

Tra queste 2 decisioni non ci sono nessi di dipendenza: nulla vieta al giudice di negare la convalida e disporre

l’applicazione di una misura coercitiva, così come è possibile che avviene la convalida e ad essa faccia seguito la

liberazione dell’arrestato (perché non ci sono esigenze cautelari).

Entrambe le ordinanze, se non sono pronunciate in udienza o se pm e arrestato o fermato non sono comparsi, sono

comunicate o notificate a coloro che hanno diritto a proporre impugnazione termini x l’impugnazione decorrono

dalla lettura del provvedimento o dalla sua comunicazione o notificazione. L’arresto o fermo cessa di avere efficacia

se l’ordinanza di convalida non è pronunciata o depositata nelle 48h successive al momento in cui l’arrestato o

fermato è posto a disposizione del giudice la giurisprudenza ha affermato che la misura non perde efficacia se la

convalida è pronunciata oltre le 48h, è solo necessario che l’udienza abbia avuto tempestivo inizio e il provvedimento

sia stato adottato a chiusura di questa.

INDAGINI PRELIMINARI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA

Art 347 Acquisita la notizia di reato , la polizia, senza ritardo, riferisce per iscritto gli elementi essenziali del fatto e

gli elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute. Comunica, se possibile, anche le

generalità e quanto altro valga all’identificazione della persona nei confronti della quale vengono svolte le indagini,

della persona offesa e di coloro che sono in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti”.

Se sono stati compiuti atti per i quali è prevista l’assistenza del difensore-> comunicazione al pm entro 48h.

Dopo l’acquisizione della notizia di reato art 348 il suo compito è quello di “raccogliere ogni elemento utile alla

ricostruzione del fatto e all’individuazione del colpevole”:

- ricerca di cose e tracce pertinenti al reato e la conservazione delle stesse

- ricerca di persone informate sui fatti

- attività delegata dopo l’intervento del pm, la polizia compie gli atti ad essa specificatamente delegati

- attività guidata esegue le direttive del pm

- attività parallela svolge di propria iniziativa tutte le attività di indagine per accertare i reati o elementi

successivamente emersi, assicurando le nuove fonti di prova-> di questa attività il pm deve essere informato

L’assetto originario di questo articolo prevedeva uno stretto vincolo di dipendenza funzionale della polizia dal pm-

>poteva svolgere indagini solo nell’ambito delle direttive del pm-> dal 1992 in poi si è cercato di lasciare maggiore

autonomia alla polizia, purchè non si tratti di attività svolte in contrasto con le direttive impartite dal pm (ma

eventuale violazione non ha effetti processuali, solo disciplinari per il funzionario).

Per la sua attività di indagine, se deve compiere atti o operazioni che richiedono specifiche competenze tecnichesi

avvale di persone idonee, che non possono rifiutare la loro opera.

Le attività della polizia possono essere:

-ATIPICHE si desume dall’art 348 -> polizia svolge “fra l’altro”, gli atti indicati dagli articoli seguenti

(tipici)devono ritenersi consentite alle stesse condizioni previste per l’acquisizione delle prove innominate di cui

all’art 189 (idoneità ad accertare i fatti + assenza di pregiudizio per la libertà morale della persona). Riguardo tali

indagini sorge un delicato problema in relazione agli art 13\15Cost-> limitazione della libertà personale\intimità

familiare\segretezza delle comunicazioni, possono essere violate solo con provvedimento motivato dell’autorità

giudiziaria e solo nei casi previsti dalla legge (riserva di legge) per alcuni, quanto raccolto dalla polizia nello

svolgimento di attività investigativa atipica sarebbe inutilizzabile; secondo altri: sulla base dell’attuale assetto

normativo, sono processualmente utilizzabili, ma la Corte Cost dovrebbe dichiarare l’illegittimità delle norme che lo

permettono. Alcuni esempi:

• operazioni sotto copertura previste dalla L146\2006: per acquisire prove di gravi delitti, sono

processualmente legittime e lecite le investigazioni effettuati da ufficiali e agenti dissimulando la propria

identità e lasciandosi coinvolgere nelle dinamiche di un reato-> purché: a) ne venga data preventiva

comunicazione all’autorità giudiziaria competente per le indagini; b) sia informato il pm sulla modalità e i

soggetti coinvolti nell’operazione; c) sia disposta dai vertici gerarchici del corpo di polizia giudiziaria

• operazioni controllate previste dalla stessa legge: quando sia necessario per acquisire elementi probatori o

per individuare o catturare i colpevoli, il pm può richiedere al giudice che sia autorizzata la disposizione di

beni o denaro, con decreto motivato (-> sequestro di persona a scopo di estorsione)

• secondo un’opinione prevalente in dottrina e giurisprudenza, la polizia può compiere tutti gli atti d’indagine

che il cpp disciplina come tipici per il pm senza riservare a questo esplicitamente la titolarità (es: confronto o

l’individuazione di cose o persone)

-TIPICHE sono disciplinate dal cpp,:

• IDENTIFICAZIONE art 349 la polizia procede all’identificazione della persona nei cui confronti sono

svolte le indagini e delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Si

applica art 66-> polizia deve invitare l’indagato a dichiarare le proprie generalità avvertendolo che in caso di

rifiuto o informazioni false-> conseguenze penali + lo invita a eleggere domicilio per le notificazioni.

Identificazione può avvenire anche con rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici e altri

accertamenti che non comportino una limitazione della libertà personale, solo momentanea

immobilizzazione; se è necessario un prelievo di sangue\capelli \saliva, e il soggetto si rifiuta coattivamente,

previa autorizzazione scritta del pm. Nel caso in cui la persona si rifiuta di farsi identificare o fornisce

documenti falsi la polizia la accompagna nei propri uffici e la trattiene x il tempo necessario per

l’identificazione (max 12h o 24h se risulta particolarmente complesso, o è necessario l’intervento di

un’autorità consolare o interprete, ma in tal caso: avviso al pm immediatamente e il soggetto da identificare

può avvisare i familiari). Dell’accompagnamento è dato avviso al pm-> se ritiene che non ricorrono le

condizioni previste dalla legge ne ordina il rilascio immediato.

• SOMMARIE INFORMAZIONI art 350consistono in un interrogatorio della persona indagata che può

avvenire in 4 forme diverse:

A) Interrogatorio effettuato su delega del pm ->consentito solo le l’indagato è in stato di libertà ed è

assistita da un difensore (art 370)le informazioni così assunte possono essere acquisite con valore di

prova in dibattimento sia per la contestazione nel corso dell’esame dell’imputato (503), sia per la lettura

delle dichiarazioni precedentemente rese dall’imputato assente o non intenzionato a sottoporsi all’esame

(513).

B) Interrogatorio di propria iniziativa-> polizia può decidere di assumere le dichiarazioni dell’indagato.

Questo interrogatorio (o “quasi-interrogatorio”) è subordinato alle stesse condizioni previste per

l’interrogatorio delegato: indagato in stato di libertà + presenza del difensore (-> la polizia deve invitare la

persona a nominarne uno di fiducia e, in mancanza, avvisa il pm perché provveda a norma dell’art 97). Le

sommarie informazioni sono assunte con le modalità previste dall’art 64, mentre non si applica art 65

(polizia non ha obbligo di contestare all’indagato il fatto addebitatogli e indicargli gli elementi di prova)a

differenza delle informazioni acquisite con l’interrogatorio delegato, le sommarie informazioni non

possono essere acquisite mediante lettura (513), ma la loro efficacia probatoria è circoscritta al giudizio

di credibilità della persona esaminata.

C) Commi5 e 6-> sul luogo e nell’immediatezza del fatto, la polizia può assumere notizie e indicazioni

dall’indagato, utili ai fini della prosecuzione delle indagini  queste informazioni, però, non possono

essere né documentate né utilizzate (= quelle assunte senza l’assistenza del difensore)

D) Dichiarazioni spontanee-> possono essere ricevute dalla polizia da parte dell’indagato ma non possono

essere utilizzate nel dibattimento (solo ai fini contestativi ai sensi dell’art 503)-> legge parla di

“dibattimento”, quindi potranno essere utilizzate nel caso di riti alternativi a quello ordinario che non

prevedono la fase dibattimentale.

Oltre che dalla persona indagata, la polizia può assumere sommarie informazioni anche dai potenziali

testimoni, ossia le persone cd. “informate sui fatti” art 351 si applicano le disposizioni previste dall’art 362

(: nel caso in cui sia sentito un potenziale testimone che sia già stato sentito nell’ambito delle investigazioni

della difesa, è vietato richiedergli informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date; inoltre si

applicano le disposizioni da 197 a 203). La persona informata sui fatti ha l’obbligo di rispondere secondo

verità, ma non esistendo il reato di false informazioni alla polizia, potrà rispondere penalmente solo di

favoreggiamento o calunnia (: inoltre art 381-bis vieta arresto in flagranza di tali persone, per evitare pratiche

intimidatorie). Nei procedimenti per i procedimenti per i quali deve essere sentito un minore, la polizia si

avvale della collaborazione di un esperto in psicologia o psichiatria infantile nominato dal pm ( per rendere

meno traumatico l’incontro con la polizia e favorire l’esito dell’assunzione delle informazioni, con l’uso di un

linguaggio adeguato al bambino). Nel caso di assunzione di informazioni dall’imputato in un procedimento

connesso o di un reato collegato può provvedere solo un ufficiale di polizia giudiziaria (no agente) ed è

necessaria la presenza del suo difensore-> si applicano art 64 e 197-bis possibile trasformazione in

testimone assistito.

• PERQUISIZIONI art 352 in 2 casi:

1. nella flagranza di un reato o nel caso di evasione, gli ufficiali della polizia giudiziaria procedono a

perquisizione personale o locale, quando c’è fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino tracce

pertinenti al reato, che potrebbero essere cancellate; oppure che tali tracce si trovino in un determinato

luogo o che vi si trovi la persona evasa

2. quando si deve procedere all’esecuzione di un’ordinanza che dispone la custodia cautelare o di un ordine

che dispone la carcerazione nei confronti della persona imputata o condannata per uno dei delitti per i

quali è previsto l’obbligo di arresto in flagranza; oppure quando si deve procedere al fermo di una

persona indiziata di delitto gli ufficiali di polizia possono procedere a perquisizione personale o locale

quando ricorrono i requisiti indicati dal comma1 oppure quando ci sono particolari motivi d’urgenza che

non consentono l’emissione di un tempestivo decreto di perquisizione.

In ogni caso, la perquisizione deve essere convalidata dal pm non oltre 48h, l’ufficiale di polizia trasmette

al pm del luogo in cui è stata eseguita la perquisizione, il verbale dell’operazione-> se ricorrono i presupposti,

il pm convalida la perquisizione nelle 48h successive

• accertamenti su SISTEMI INFORMATICI art 352 comma 1-bis nella flagranza del reato oppure quando

sussistono i presupposti previsti nel comma precedente, gli ufficiali di polizia procedono alla perquisizione di

sistemi informatici, anche se protetti da misure di sicurezza, quando hanno fondato motivo di ritenere che in

questi si trovino occultati dati e informazioni pertinenti al reato, che potrebbero essere cancellati o dispersi

• ACQUISIZIONE DI PLICHI O CORRISPONDENZAart 353 ufficiale di polizia giudiziaria deve

trasmetterli al pm sigillati, per l’eventuale sequestro. Tuttavia, se ha fondato motivo di ritenere che i plichi

contengano notizie utili alla ricerca e all’assicurazione di fonti di prova che potrebbero andare disperse a

causa del ritardo, l’ufficiale informa immediatamente il pm-> può autorizzare l’apertura immediata e

l’accertamento del contenuto. Se si tratta di corrispondenza, anche in forma elettronica o telematica, per la

quale è consentita il sequestro, gli ufficiali di polizia, in caso di urgenza, ordinano a chi è preposto al servizio

postale o telematico o di telecomunicazione, di sospendere l’inoltro-> se entro 48h il pm non dispone il

sequestro, la corrispondenza è inoltrata.

• ACCERTAMENTI URGENTI art 354 su luoghi, cose e persone -> polizia ha compito di curare che le

tracce o cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato di luogo o cose non venga mutato prima

dell’intervento del pm se c’è pericolo che tali cose o tracce o luoghi si alterino o si modifichino, essi

compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato di cose\luoghi, ma anche persone (purchè si tratti di

rilievi diversi da un’ispezione personale) presupposto è che il pm si trovi nell’impossibilità di intervenire

tempestivamente o che non abbia ancora assunto la direzione delle indagini. I rilievi consistono nella

constatazione o raccolta di dati, mentre gli accertamenti consistono anche nello studio e elaborazione di tali

dati nel caso in cui sia necessario compiere accertamenti di natura tecnico-scientifica, è dubbio se la polizia

possa compierli o meno dottrina prevalente: esclude tale possibilità, quindi gli atti che la polizia può svolgere

con l’ausilio di personale competente devono essere intesi come atti nei quali la polizia ha bisogno di un mero

aiuto materiale (e comunque non possono comportare un’alterazione irreversibile dell’elemento di prova).

Nel caso in cui i dati da rilevare sono contenuti in sistemi telematici o informatici polizia adotta le misure

tecniche necessarie per la loro conservazione e per impedirne l’alterazione e provvede alla loro immediata

duplicazione su adeguati supporti.

• SEQUESTRO art 354 se a seguito di accertamenti urgenti, la polizia giudiziaria trova il corpo del reato o

altre cose pertinenti al reato procede a sequestro art 355 la polizia deve redigere il verbale, enunciando il

motivo del provvedimento e ne consegna una copia alla persona che ha subito il sequestro e lo trasmette non

oltre 48h al pm del luogo in cui il sequestro è stato eseguito il pm nelle 48h successive, con decreto

motivato convalida il sequestro (se ricorrono i presupposto necessari) o dispone la restituzione contro tale

decreto, l’indagato e il suo difensore e la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe

diritto alla restituzione, possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, entro 10gg dalla notifica

del decreto (o dalla data in cui l’interessato ne ha avuto conoscenza)-> la richiesta di riesame non sospende

l’esecuzione del provvedimento.

Art 356 DIFENSORE dell’indagato ha facoltà di assistere, senza diritto di essere preventivamente avvisato, ai

seguenti atti:

- perquisizioni

- accertamenti urgenti

- immediata apertura del plico autorizzata dal pm

Art 357 la polizia giudiziaria ha l’obbligo di annotare tutte le attività svolte, comprese quelle dirette

all’individuazione delle fonti di prova, secondo le modalità che ritiene più idonee ai fini dell’indagine (anche

sommariamente). Redige verbale di : -denunce\querele\istanze presentate oralmente; -sommarie informazioni e

dichiarazioni spontanee rese dall’indagato o da persone informate sui fatti; -perquisizioni e sequestri; -accertamenti.

INDAGINI DEL PUBBLICO MINISTERO

Anche gli atti d’indagine del pm si dividono in tipici e atipici-> es di atto atipico: video ripresa occulta di

comportamenti che non abbiano carattere comunicativo (=\= intercettazione). Molti degli atti tipici sono ricompresi

nel libro 3°, nel titolo dedicato ai mezzi di ricerca delle prove (perquisizioni, ispezioni, sequestri e intercettazioni).

Art 358 “Il pm compie ogni attività necessaria ai fini indicati dall’art 326 e svolge accertamenti su fatti e circostanze

a favore della persona sottoposta alle indagini”-> tipi di attività:

A) ACCERTAMENTI TECNICI:

Art 359 quando è necessario procedere ad accertamenti, rilievi segnaletici\descrittivi\fotografici e ogni altra

operazione tecnica il pm può nominare e avvalersi di consulenti tecnici (iscritti nell’albo dei periti), che non possono

rifiutare la loro opera. Mentre x gli ausiliari di polizia la questione è controversa, per i consulenti tecnici del pm è

pacifico che questi siano chiamati a offrire il loro contributo di natura tecnico-scientifica + possono essere autorizzati

dal pm ad assistere ai singoli atti d’indagine.

Art 360 accertamenti tecnici IRRIPETIBILI accertamenti che riguardano persone\cose\luoghi il cui stato è soggetto

a modificazioni, tali da rendere non ripetibile l’accertamento in questo caso il pm deve dare avviso all’indagato, alla

persona offesa e ai difensori:

- del giorno\luogo\ora fissati x il conferimento dell’incarico al consulente tecnico

- della facoltà di nominare dei consulenti tecnici, che avranno diritto di assistere al conferimento dell’incarico

e di partecipare agli accertamenti, formulando osservazioni e riserve (insieme ai difensori)

Al di fuori di tali ipotesi, il pm non è tenuto a coinvolgere l’indagato o la persona offesa nelle operazioni di

accertamento-> questo perché in caso di accertamenti irripetibili, l’accertamento compiuto dal consulente tecnico sarà

destinato ad avere valore di prova anche in sede dibattimentale  a questo punto, quindi l’indagato può scegliere:

- può nominare il proprio consulente tecnico, affinchè assista e partecipi all’accertamento

- può formulare riserva di promuovere incidente probatorio, prima del conferimento dell’incarico-> cioè

comunica al gip che l’accertamento tecnico sia effettuato nelle forme più garantite previste dall’art392ss. il

pm è tenuto a disporre che non si proceda agli accertamenti (a meno che questi, se differiti, non possano più

essere utilmente compiuti) se, in violazione di questa disposizione, il pm ha ugualmente disposto di

procedere agli accertamenti-> i risultati non possono essere utilizzati nel dibattimento (nella sua formulazione

originale, questa disposizione prevedeva divieto di utilizzazione “nel giudizio”; la nuova formulazione,

risalente al 92, ne consente l’uso in tutti i riti alternativi al dibattimento)

B) INDAGINI GENETICHE:

Quando è necessario confrontare un profilo genetico con un altro-> questo può rivelarsi utile in diverse occasioni:

a) se sulla scena del delitto, su cose pertinenti al reato o sulla persona offesa, viene rinvenuto materiale

biologico di provenienza ignota e non esistono sospettati può essere utile verificare se tale materiale

biologico appartenga a soggetti che abbiano già commesso o siano indagati per un delitto simile

b) se sulla scena del delitto, su cose pertinenti al reato o sulla persona offesa, viene rinvenuto materiale biologico

di provenienza ignota e esistono persone sospettate non solo sarà utile verificare se il materiale rinvenuto

appartenga a soggetti che abbiano già commesso o siano indagati x un delitto simile, ma anche alle persone

sospettate

c) se sulla scena del delitto, su cose pertinenti al reato o sulla persona offesa, non viene rinvenuto materiale

biologico se esistono persone sospettate, può essere utile verificare se il materiale biologico rinvenuto sulla

scena di altri analoghi delitti rimasti irrisolti appartenga a una delle persone sospettate

La materia è stata dettagliatamente regolata dalla L85\2009 (anche se parzialmente rimasta inattuata):

• istituito il LABORATORIO CENTRALE PER LA BANCA DATI DEL DNA ha il compito di analizzare i

materiali biologici per ricavarne profili genetici

• istituita la BANCA DATI NAZIONALE DEL DNA ha il compito di raccogliere i profili di dna provenienti

dal laboratorio ed effettuare gli opportuni raffronti. In particolare raccoglie:

1. profili di dna di indagati, imputati in procedimenti penali, coloro che stanno scontando una pena o

misura di sicurezza detentiva per un delitto non colposo per il quale è consentito l’arresto in flagranza.

tutti questi soggetti sono sottoposti a prelievi di campioni della mucosa del cavo orale-> il campione è

immediatamente inviato al laboratorio centrale per la tipizzazione del profilo genetico e successivamente

trasmesso alla banca dati nazionale conserva il campione, ma non per tempo indefinito: in caso di

assoluzione dell’imputato-> cancellazione del profilo e distruzione immediata del campione; negli altri

casi il profilo genetico non può essere conservato per più di 40anni dall’ultima circostanza che ne ha

determinato l’inserimento (il campione non per più di 20anni). Cancellazione e distruzione immediate per

campioni prelevati in violazione delle disposizioni di legge

2. profili di dna relativi a reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali  sostanze biologiche

rinvenute sulla scena del delitto, sulla persona, su cose pertinenti al reato che sono di provenienza ignota.

Tali reperti sono inviati al laboratorio, che ne ricava profili genetici, che vengono trasmessi dal pm alla

banca dati nazionale

3. profili di dna di persone scomparse o loro consanguinei, o di cadaveri non identificati immediatamente

cancellati se la persona viene ritrovata o il cadavere identificato.

La polizia giudiziaria e il pm possono rivolgersi in qualunque momento alla Banca dati nazionale e chiedere che sia

effettuato un raffronto dei profili genetici tipizzati a volte la tipizzazione dei profili avviene senza necessità di

ricorrere alla banca dati -> es: nel caso sub b), quando ci sono sospettati e il raffronti va fatto nei loro confronti questa

verifica viene effettuata con un accertamento tecnico ripetibile (art 359)-> per procedervi, però, è necessario che il pm

acquisisca materiale biologico delle persone interessate: può avvenire:

- con sequestro di oggetti che si abbia il motivo di ritenere conservino tracce biologiche dell’interessato

- se l’indagato si trova nelle condizioni soggettive richieste dalla L85\2009 (indagato, imputato, colui che

sconta pena o misura detentiva x delitti non colposi per i quali la legge prevede arresto in flagranza)-> in

questo caso il pm si potrà avvalere del materiale biologico già prelevato

- possibile che l’interessato presti il proprio consenso

- se non c’è consenso dell’interessatoart 359-bis il pm ne fa richiesta al gip che autorizza il prelievo

coattivo con ordinanza, quando ricorrono le condizioni indicate nell’art 224-bis nei casi d’urgenza, quando

c’è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare un grave pregiudizio alle indagini, il pm dispone

con decreto motivato: accompagnamento coattivo della persona (se non è comparsa senza legittimo

impedimento) o l’esecuzione coattiva del prelievo (se è comparsa ma si è rifiutata) entro 48h il gip deve

convalidare il decreto con ordinanza, da emettersi al più presto e comunque entro le 24h successive.

Nullità e inutilizzabilità delle operazioni compiute se: -provvedimento che dispone il prelievo non contiene

gli elementi previsti dall’art 224-bis; -se le operazioni si sono svolte senza il rispetto dell’art 224-bis

(operazioni nocive o dolorose, rispetto dignità umana) o dell’art 132 (trattenimento dell’interessato oltre in

tempo necessario); -se le operazioni si sono svolte in assenza del difensore (anche se art359-bis non richiama

il comma7 dell’art 224-bis, si ritiene che sia applicabile) i campioni così acquisiti, ai fini probatori, sono

immediatamente distrutti alla chiusura del procedimento (con archiviazione) o del processo (con sentenza non

più impugnabile) e non vanno trasmessi alla banca dati nazionale. [per i reperti, invece, non è prevista alcuna

cancellazione].

C) INDIVIDUAZIONE DI PERSONE E COSE

Art 361 quando è necessario, per l’immediata prosecuzione delle indagini, il pm può promuovere l’individuazione di

persone\cose e quant’altro può essere oggetto di percezione sensoriale (voci\odori) corrisponde a una ricognizione,

ma assume una nomenclatura diversa per ribadire la sua estraneità al concetto di prova (3° libro).

Le persone o le cose sono mostrate o sottoposte a chi deve eseguire l’individuazione se c’è fondato motivo di ritenere

che tale persona possa subire intimidazione o altra influenza dalla presenza di quella sottoposta a individuazione-> art

214.  la persona deve dichiarare se e in quali circostanze abbia già visto quella cosa o persona.

A differenza della ricognizione non è prevista la presenza del difensore dell’indagato e le operazioni si svolgono in

maniera del tutto informale (per questo una parte della dottrina fa rientrare l’individuazione tra gli atti atipici anche

se nominati dal cpp) per tali motivi, il risultato dell’individuazione ha solo valenza meramente investigativa-> le

dichiarazioni di chi effettua l’individuazione possono assumere valore di prova ai fini dell’emanazione di misure

cautelari e, in fase dibattimentale, nelle ipotesi disciplinate dagli art 500 e 512-> tuttavia, l’esito dell’individuazione

non può condizionare l’esito della ricognizione successivamente operata dallo stesso soggetto.

D) ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI:

Art 362 il pm può assumere informazioni dai potenziali testimoni (= persone che possono riferire circostanze utili ai

fini delle indagini). Se tali persone sono già state sentite dal difensore, nell’ambito delle investigazioni difensive, il

pm non può chiedergli informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date. Anche qui (come per le

informazioni rese alla polizia), si applicano gli art da 197 a 203 (incompatibilità\obblighi del testimone\facoltà di

astenersi\segreti) e nel caso in cui tali soggetti siano minori, le informazioni sono assunte alla presenza di un esperto

di psicologia o psichiatria infantiledifferenza rispetto alle informazioni rese alla polizia, è che il potenziale testimone,

davanti al pm, non solo ha l’obbligo di dire la verità, ma risponde penalmente del rifiuto o della falsità delle sue

dichiarazioni, anche se la sua condotta non integra i reati di favoreggiamento o calunnia tuttavia: nel caso di rifiuto,

possibile procedere immediatamente, mentre nel caso del reato di false dichiarazioni (371bis cp), il procedimento per

tale reato resta sospeso fino alla definizione del procedimento nel corso del quale sono state rilasciate in ogni caso

non è consentito l’arresto in flagranza per tali reati (art 381).

Art 363 le informazioni possono essere assunte anche da imputati di reati connessi o collegati-> si applica art

210quindi:

a) si può ordinare l’accompagnamento coattivo del dichiarante

b) necessaria la presenza del difensore

c) il dichiarante ha facoltà di non rispondere e deve esserne avvertito

d) se il dichiarante non ha reso in precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità dell’indagato, il pm

deve avvertirlo della sua possibile trasformazione in testimone assistito (art 64)

E) INTERROGATORIO:

Il pm, come la polizia giudiziaria, può procedere all’interrogatorio della persona indagata. 2 casi:

• iniziativa dell’indagato  art 374 chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte indagini, ha facoltà di

presentarsi al pm e di rilasciare dichiarazioni (e questo non pregiudica l’applicazione di misure cautelari). Il

pm, in caso di presentazione spontanea, può effettuare una scelta: 1) può limitarsi a recepire le dichiarazioni

dell’indagato, senza contestargli il fatto per cui si procede, senza fare domande e senza rispettare gli

adempimenti previsti dagli art 64\65\365 (avvisi + assistenza difensore) ; 2) oppure può trasformare la presa di

contatto con l’indagato in un vero e proprio interrogatorio in questo secondo caso, le dichiarazioni assunte

possono essere utilizzate ai fini delle contestazioni (503).

• iniziativa del pm  art 375 il pm invita l’indagato a presentarsi, quando deve procedere a atti che ne

richiedono la presenza. L’invito deve contenere: a) generalità dell’indagato; b) giorno luogo ora e autorità

davanti alla quale presentarsi; c) il tipo di atto per il quale l’indagato deve presentarsi; d) avvertimento che, in

caso di mancata presentazione senza legittimo impedimento, il pm può disporre l’accompagnamento coattivo;

e) sommaria enunciazione del fatto che risulta dalle indagini fino a quel momento compiute (ed

eventualmente le fonti di prova e l’avvertimento che potrà essere presentata richiesta di giudizio immediato, ai

fini di quanto previsto dall’art453) l’invito deve essere notificato almeno 3gg prima, salve ragioni

d’urgenza. Art 376l’accompagnamento coattivo, per interrogatorio o confronto, deve essere disposto dal pm

su autorizzazione del giudice.

Nell’originario assetto del codice, il pm non aveva alcun obbligo di interrogare l’indagato prima della conclusione

delle indagini: poteva accadere che l’indagato venisse a conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale nei suoi

confronti solo dopo l’esercizio dell’azione penaleingiustificata limitazione del diritto alla difesa:

- nel 1997-> pm ha l’obbligo, a pena di nullità della richiesta di rinvio a giudizio, di notificare all’indagato

l’invito a presentarsi per l’interrogatorio, prima della conclusione delle indagini

- nel 1999-> introdotto art 415-bis-> dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, l’indagato ha

diritto di presentarsi al pm per rilasciare dichiarazioni o di chiedere di essere interrogato-> il pm ha l’obbligo

di proseguire a interrogatorio, a pena di nullità della richiesta di rinvio a giudizio.

Resta, però, il rischio che tale interrogatorio possa pervenire in un momento (conclusione delle indagini) in cui non

possa avere alcuna utilità-> ma nel caso di applicazione di misure precautelari o cautelari, l’imputato\indagato ha

comunque diritto ad essere tempestivamente ascoltato dal giudice nel corso dell’udienza di convalida o

dell’interrogatorio di garanzia.

Art 371 COLLEGAMENTO INVESTIGATIVO quando il pm non è in grado di svolgere adeguatamente i compiti

investigativi riguardanti un reato, senza estendere la propria conoscenza anche ad altri fatti illeciti, legati al primo da

vincoli di natura probatoria o maturati nello stesso contesto criminoso:

- se entrambi i reati sono ancora oggetto di investigazione e sono di competenza dello stesso pm-> nulla gli

vieta di svolgere un’unica indagine nei confronti di più soggetti

- se i reati in questione sono di competenza di pm diversi-> il codice abrogato prevedeva che in tali casi si

verificasse una connessione tra i relativi procedimenti e, quindi, la competenza a giudicare spettava a un unico

giudice-> si creavano così delle concentrazioni processuali abnormi, detti “maxi-processi”, che rendevano

molto gravoso l’esercizio dei diritti difensivi e i principi di concentrazione e immediatezza del procedimento.

Il codice vigente-> prevede che restano competenti i giudici individuati sulla base delle norme del cpp sulla

competenza, ma i pm sono tenuti a svolgere le indagini coordinandosi tra loro.

Il coordinamento avviene con scambio di atti e informazioni, comunicazione delle direttive rispettivamente impartite

alla polizia giudiziaria, compimento congiunto di specifici atti.

Le indagini si considerano collegate quando:

a) i procedimenti sono connessi ai sensi dell’art 12 (collegamento, invece, non ha effetti sulla competenza)

b) si tratta di reati dei quali gli uni sono commessi in occasione degli altri, o per conseguirne al colpevole o ad

altri il profitto, il prezzo, il prodotto, l’impunità, o che sono stati commessi da più persone a danno

reciproco, oppure se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o

circostanza

c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte

Art 371-bis nel caso di reati rientranti tra quelli previsti dall’art 51, comma3-bis il coordinamento è garantito dal

procuratore nazionale antimafia, disponendo della direzione investigativa antimafia e delle forze di polizia. Le sue

funzioni sono:

- impartire direttive

- impulso ai procuratori distrettuali per rendere effettivo il coordinamento delle indagini

- cura la flessibilità e mobilità che soddisfino esigenze investigative e processuali contingenti, attraverso

applicazioni temporanee dei magistrati della direzione nazionale antimafia

- acquisisce ed elabora informazioni e notizie attinenti alla criminalità organizzata

- riunisce i procuratori distrettuali tra i quali sono sorti contrasti sul coordinamento, malgrado le direttive

impartite

- può disporre, con decreto motivato (reclamabile al procuratore generale presso la Cassazione) l’avocazione

delle indagini preliminari di tali delitti, quando il coordinamento disposto non è stato effettivo o non ha

portato ai risultati sperati o in caso di inerzia o violazione dei doveri previsti dall’art 371.

Art 372 nel caso in cui il coordinamento non è stato promosso o non è stato effettivo procuratore generale presso

la Corte d’Appello può riunire i procuratori della Repubblica che procedono alle indagini e invitarli a rispettare

l’obbligo di coordinamento delle indagini-> se tale riunione non da esito e si tratta di delitti previsti dagli art

270bis,280,285,286,289bis,305,306,416,422 può disporre con decreto motivato l’AVOCAZIONE delle indagini

preliminari.

ESERCIZIO DEL DIRITTO ALLA DIFESA NELLE INDAGINI PRELIMINARI

Indispensabile presupposto per l’esercizio del diritto alla difesa, è che l’indagato abbia conoscenza delle

investigazioni a suo carico-> ne può venire a conoscenza in diversi modi:

• sospettando che si stiano svolgendo indagini nei suoi confronti, può rivolgersi alla segreteria della procura

della Repubblica e chiedere che gli vengano comunicate le eventuali iscrizioni riguardanti la sua persona nel

registro delle notizie di reato il pm non può rifiutarsi di fornire le informazioni, tranne in 2 casi: 1) quando

si procede per un delitto di cui all’art 407 comma2, lett a; 2) quando abbia risposto con decreto motivato il

segreto sulle iscrizioni, per specifiche esigenze di indagine, per un periodo non superiore a 3mesi, non

rinnovabile. Al richiedente vanno comunicati anche i contenuti dell’addebito, la qualificazione giuridica

del fatto e le circostanze aggravanti

• quando il pm deve compiere un atto investigativo al quale il difensore ha diritto di partecipare art

369deve inviare alla persona offesa e all’indagato un atto chiamato “informazione di garanzia”, contenente:

a) norme di legge che si assumono violate; b) data, ora e luogo in cui si è svolto il fatto; c) avviso della facoltà

di nominare un difensore di fiducia va inviata per posta in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno-

> in caso di irreperibilità dei destinatari o di altra necessità, l’informazione di garanzia viene notificata ai

sensi dell’art 151 (tramite ufficiale giudiziario o polizia giudiziaria).

La giurisprudenza considera equipollenti all’informazione di garanzia gli atti del pm prodromici al

compimento dell’attività investigativa garantita (es: invito a presentarsi x interrogatorio, decreti di

perquisizione, avviso della data di conferimento dell’incarico nel caso di accertamento tecnico irripetibile)

• quando la polizia giudiziaria svolge atti investigativi per i quali sia necessario coinvolgere l’indagato o il

suo difensore (interrogatori, sequestri, apertura di plichi)

• quando viene applicata una misura cautelare o precautelare oppure quando viene notificato all’indagato una

richiesta di incidente probatorio o una richiesta di proroga dei termini investigativi

• infine, art 415-bis il pm ha obbligo di inviare all’indagato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari,

nel caso in cui non ritenga di dover formulare richiesta di archiviazione avviso contiene: sommaria

esposizione del fatto per cui si procede, indicazione delle norme di legge che si assumono violate, data e

luogo del fatto, avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del

pm (indagato e difensore possono consultarla ed estrarne copie). Nel caso in cui le indagini si concludano

con richiesta di archiviazione, quindi, è possibile che l’indagato non sappia mai di esser stato indagato (infatti

il decreto di archiviazione va notificato solo a coloro cui sia stata applicata la misura di custodia cautelare).

Altro presupposto per l’esercizio del diritto alla difesa NOMINA DEL DIFENSOREart 369-bis al compimento

del primo atto a cui il difensore ha diritto ad assistere e, comunque, prima dell’invito a presentarsi x rendere

interrogatorio, o, al più tardi, contestualmente all’avviso di conclusione delle indagini, il pm, a pena di nullità degli

atti successivi, notifica all’indagato la comunicazione di nomina del difensore d’ufficio tale comunicazione contiene:

- informazione dell’obbligatorietà della difesa tecnica nel processo penale

- nominativo del difensore d’ufficio nominato + indirizzo + recapito telefonico

- indicazione della facoltà di nominare un difensore di fiducia e diritto all’interprete

- indicazione dell’obbligo di retribuire il difensore d’ufficio, a meno che non ricorrano le condizioni per

accedere al patrocinio a spese dello Stato , con l’avvertimento che in mancanza si procederà a esecuzione

forzata

- indicazione delle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato

Tale comunicazione non è prevista per gli atti di iniziativa della polizia giudiziaria.

Nel corso delle indagini l’esercizio del diritto alla difesa si realizza in 3 modi:

1) ASSISTENZA DEL DIFENSORE AGLI ATTI INVESTIGATIVI DEL PM O POLIZIA

Art 364 Assistenza del difensore è posta a presidio : a) della regolarità formale dell’atto investigativo e genuinità

dei suoi esiti; b) dei diritti fondamentali dell’individuo, il cui sacrificio deve essere mantenuto rigorosamente nei

limiti di quanto previsto dalla legge processuale.  durante l’attività di assistenza può anche presentare richieste,

osservazioni e riserve->devono essere menzionate nel verbale.[non può fare segni di approvazione o

disapprovazione].

Il codice distingue tra:

-atti cui il difensore deve assistere, essendo stato preavvisato:

• atti della polizia giudiziaria (sommarie informazioni dell’indagato-> obbligatoria presenza dell’avvocato;

non è richiesta-> per le dichiarazioni spontanee rilasciate dall’indagato e quelle rilasciate sul luogo o

nell’immediatezza del fatto) al difensore viene dato tempestivo avviso-> se non compare o è irreperibile, la

polizia chiede al pm di procedere ai sensi dell’art 97.

• atti del pm (interrogatorio, ispezione, confronto)art 364 viene dato avviso al difensore almeno 24h prima

del compimento dell’atto. Il difensore ha diritto ad assistere all’atto (ma in caso di ispezione personale,

l’indagato può farsi assistere da persona di fiducia). Nei casi di assoluta urgenza, quando c’è fondato motivo

di ritenere che il ritardo possa pregiudicare la ricerca o l’assicurazione di fonti di prova, il pm può procedere a

interrogatorio\ispezione\confronto anche prima del termine fissato, dandone avviso al difensore-> questo

avviso può essere omesso se il pm procede a ispezione e c’è fondato motivo di ritenere che le tracce o altri

effetti materiali del reato possano essere alterati in ogni caso il difensore ha facoltà di intervenire e il pm

deve specificatamente indicare i motivi della deroga e le modalità dell’avviso nel verbale, a pena di nullità.

Stesse cose sono previste per gli accertamenti tecnici non ripetibili-> difensore deve essere avvisato senza

ritardo.  nel caso in cui il difensore sia stato avvisato, ma non si presenta, l’atto può essere validamente

compito senza sospenderne l’esecuzione o designare un sostituto ai sensi dell’art 97 diritto ad essere

avvisato, non significa presenza obbligatoria del difensore -> questa è prevista solo in casi particolari

(sommarie informazioni dall’indagato\interrogatorio delegato\interrogatorio di garanzia\prelievo coattivo di

campioni biologici).

-atti cui il difensore ha facoltà di assistere, senza diritto di preavviso sono quelli la cui esecuzione, per avere

successo, deve avvenire a sorpresa:

• atti della polizia giudiziaria-> perquisizioni, apertura immediata del plico autorizzata dal pm, accertamenti

urgenti, sequestro polizia è tenuta ad avvertire l’indagato, se presente-> e questo ha facoltà di farsi assistere

da un difensore di fiducia (se non viene nominato, si ritiene che non vada applicato l’art 97)

• atti del pm-> perquisizione e sequestro  art 365 il pm deve chiedere all’indagato, se presente, se è assistita

da un difensore-> se ne è priva, designa un difensore d’ufficio a norma dell’art 97. Difensore ha facoltà di

assistere all’atto, salva la possibilità per l’indagato di farsi assistere da persona di fiducia, nel caso di

perquisizione personale. In ogni caso, secondo la giurisprudenza della Cassazione, sia il pm che la polizia

giudiziaria, non hanno il dovere di sospendere o ritardare l’esecuzione dell’atto investigativo fino all’arrivo

del difensore.

-atti cui il difensore non ha diritto di assistere:

• assunzione di informazioni da persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini (362)

• interrogatorio di persona imputata in procedimento connesso (assiste solo il difensore del dichiarante)

• individuazione di persone e cose (361)

Art366I verbali degli atti compiuti dal pm o dalla polizia giudiziaria cui il difensore ha diritto di assistere, sono

depositati nella segreteria del pm entro 3gg dal loro compimento difensore ha facoltà di esaminarli ed estrarne

copia nei 5gg successivi (se non è stato dato avviso del compimento dell’atto, al difensore è immediatamente

notificato l’avviso di deposito e il termine decorre dalla notificazione). Tuttavia, il pm può disporre con decreto

motivato, per gravi motivi, che il deposito dei verbali e l’esame di questi da parte del difensore siano ritardati, per

non oltre 30gg->contro il decreto del pm, l’indagato e il suo difensore possono proporre opposizione al giudice, che

provvede in camera di consiglio (art127).

2) INDAGINI DEL DIFENSORE

Nel codice abrogato era previsto che il difensore dovesse evitare ogni contatto con le fonti di prova (era passibile di

sanzioni disciplinari, perfino l’avvocato che si avvicinasse al testimone x invitare a deporre secondo verità) nel

codice dell’88, l’art 38 disp att prevedeva che il difensore avesse facoltà di svolgere investigazioni per individuare

fondi di prova a favore del proprio assistito e di conferire con persone informate sui fatti.-> questa disciplina lasciava

molte questioni aperte (sorte degli elementi di prova acquisiti, dovere di collaborazione dei soggetti informati sui

fatti) svolta con L397\2000 ha aggiunto il titolo V-bis:

- era stata preceduta da modifica dell’art 111Cost impone al legislatore processuale penale di collocare la

parte privata e quella pubblica in condizioni di parità + che la persona accusata disponesse delle condizioni

necessarie per preparare la sua difesa

- art 327-bis  introdotto con la stessa legge: il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare e

individuare elementi di prova a favore del suo assistito-> tale facoltà assume i connotati del “dovere” del

difensore nei confronti del suo cliente e gli compete “in ogni stato e grado del procedimento” (anche prima

dell’azione penale, e anche dopo, in fase esecutiva o per promuovere il giudizio di revisione). Inoltre tale

facoltà è estesa anche al sostituto del difensore, ai consulenti tecnici, e agli investigatori privati autorizzati

(autorizzazione è rilasciata dal prefetto agli investigatori che abbiano raggiunto una specifica esperienza

professionale che garantisca il corretto esercizio di tale attività-> godono delle stesse garanzie di libertà del

difensore, purchè questo comunichi all’autorità giudiziaria procedente il conferimento dell’incarico

investigativo)

-Art391bis disciplina l’acquisizione di notizie da fonti dichiarative-> il difensore può agire in diversi modi:

a) può acquisire notizie utili limitandosi a conferire con le persone informate sui fatti in modo del tutto

informale in questo caso, si ha un colloquio non documentato che è finalizzato a un generico sondaggio

delle conoscenze del dichiarante. Questa facoltà è riconosciuta anche a consulenti tecnici, al sostituto del

difensore e agli investigatori privati autorizzati

b) può chiedere alle persone informate sui fatti di rilasciare una dichiarazione scritta  Art 391-ter deve

essere sottoscritta dal dichiarante e autenticata dal difensore, il quale è tenuto a indicare in un’apposita

relazione, la data in cui ha ricevuto la dichiarazione, le proprie generalità, generalità del dichiaranti e i fatti sui

quali verta la dichiarazione. La dichiarazione va poi allegata alla relazione

c) può chiedere alle persone informate sui fatti di rendere informazioni da documentare art 391-ter

documentate dallo stesso difensore o dal sostituto, che possono avvalersi, per la materiale redazione del

verbale, di persone di loro fiducia. Si osservano le disposizioni relative alla documentazione degli atti

processuali, in quanto compatibili.

In ogni caso, il difensore o suo sostituto, gli investigatori privati autorizzati o consulenti tecnici, devono

preventivamente avvertire le persone informate sui fatti:

- della propria identità e dello scopo del colloquio

- se intendono semplicemente conferire oppure documentare le informazioni

- dell’obbligo di dichiarare se sono sottoposte a indagini o imputate nello stesso procedimento, in

procedimento connesso o per un reato collegato

- della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione

- del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia o dal pm e le risposte date

- delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione (art 371-ter cp-> reclusione fino a 4anni; ma

il procedimento penale resta sospeso fino alla pronuncia di sentenza di primo grado del procedimento nel

corso del quale la dichiarazione è stata rilasciata, oppure fino all’archiviazione o sentenza di non luogo a

procedere)

La persona informata sui fatti, quindi, può avvalersi della facoltà di non rispondere, ma anche, di rifiutare ogni

contatto col difensore ha 2 rimedi processuali, se non intende rinunciare alle informazioni:

1. chiedere al pm di disporre l’audizione della persona informata sui fatti-> entro 7gg dalla richiesta (questo

fa presuppone un dovere del pm, ma per evitare richieste meramente dilatorie, si ritiene che il pm conservi

cmq un margine di discrezionalità) l’audizione si svolge in presenza del difensore e del pm: il primo a

formulare le domande è l’avvocato, seguono quelle del pm, sempre, però, attinenti a quelle dell’avvocato. Si

osserva art 362, relativo alle informazioni rese al pm

2. chiedere l’esame della persona informata sui fatti nelle forme dell’incidente probatorio, davanti al giudice

per le indagini preliminari (questo può avvenire anche al di fuori dei casi previsti dall’art 392) il gip

provvede sulla richiesta con ordinanza inoppugnabile e può rigettarla se la prova sia vietata dalla legge o

manifestamente infondata o superflua o irrilevante.

Disposizioni sull’acquisizione di informazioni dalle persone informate sui fatti:

- alle persone già sentite dalla polizia giudiziaria o dal pm non possono essere richieste notizie sulle

domande formulate o sulle risposte date  devono anche essere informate di tale divieto-> per evitare che il

colloquio si trasformi in un sondaggio sulle strategie investigative della controparte per questo art 391-

quinquiesprevede che il pm possa vietare alle persone sentite di comunicare i fatti e le circostanze oggetto

dell’indagine, per non più di 2mesi, avvertendole delle conseguenze penali in caso di indebita rivelazione di

tali fatti (art 379-bis-> reclusione fino a un anno)

- per conferire o ricevere dichiarazioni da una persona sottoposta a indagini o imputata nello stesso

procedimento o in un procedimento connesso o per un reato collegato il difensore deve avvisare almeno

24h prima il suo difensore-> la sua presenza è necessaria-> se è privo di difensore di fiducia, il giudice, su

richiesta del difensore che procede alle investigazioni, dispone la nomina del difensore d’ufficio. Le persone

così sentite non rispondono penalmente del mendacio, né è prevista una loro possibile trasformazione in

testimoni assistiti

- se durante l’assunzione di informazioni, emergono elementi di reità a carico della persona non imputata o

indagata il difensore o il sostituto interrompono l’assunzione di informazioni e le dichiarazioni già rese

non possono essere utilizzate contro la persona da cui provengono

- nel caso in cui è necessaria l’audizione di minori, anche per il difensore è previsto l’obbligo di farsi assistere

da un esperto in psicologia o psichiatria infantile

- all’assunzione di informazioni non possono assistere: indagato, persona offesa, altre parti private

Le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte in violazione di una delle disposizioni previste in questo articolo

NON possono essere utilizzate + illecito disciplinare, che viene comunicato dal giudice all’organo competente per

l’esercizio del potere disciplinare

-Art 391-quater il difensore può chiedere alla pa che ha formato o detiene documenti necessari ai fini delle indagini

ed estrarne copia a sue spese in caso di rifiuto: il difensore può chiedere al pm di disporre il sequestro dei

documenti; se il pm non ritiene di dover disporre il sequestro deve trasmettere la richiesta con il suo parere al gip,

affinchè decida.

-Art 391-sexies accesso del difensore in luoghi per verificare lo stato dei luoghi stesso o delle cose oppure per

procedere alla loro descrizione o per eseguire rilievi tecnici\fotografici\audiovisivi il difensore, il sostituto, consulente

tecnico e gli investigatori, possono redigere un VERBALE contenente:

- data e luogo dell’accesso

- proprie generalità e quelle delle persone intervenute

- descrizione dello stato dei luoghi e delle cose

- indicazione degli eventuali rilievi eseguiti, che vengono allegati al verbale

Il verbale deve essere sottoscritto dalle persone intervenute.

Inoltre, in occasione dell’accesso a tali luoghi, il difensore e i suoi ausiliari possono anche compiere ATTI

IRRIPETIBILI (lo si evince dal combinato disposto dei commi 1,2 dell’art 391-decies) distinzione:

• atti irripetibili consistenti in un accertamento tecnico  il compimento dell’atto deve essere preceduto da un

avviso inviato al pm “senza ritardo” -> può nominare un consulente tecnico e avanzare riserva di promuovere

l’incidente probatorio (cioè chiedere che l’accertamento tecnico avvenga secondo le forme indicate dall’art

392) gli esiti dell’accertamento eventualmente realizzato ugualmente, non sono utilizzabili in dibattimento

• atti irripetibili non consistenti in un accertamento tecnico  sono semplici rilievi o accertamenti di natura

non tecnica-> il difensore non ha l’obbligo di preavvisare il pm, ma questo ha lo stesso facoltà di assistervi

-Art 391-septies accesso a luoghi privati o non aperti al pubblico se non c’è consenso di chi ne ha la disponibilità,

il difensore deve chiedere al giudice l’autorizzazione, che viene rilasciata con decreto motivato (che stabilisce anche

le concrete modalità d’accesso)-> dubbio: il difensore deve prima chiedere il consenso oppure direttamente munirsi

del decreto del giudice? Seconda opzione-> perché molto spesso l’accesso a tali luoghi può essere proficuo solo se

effettuato a sorpresa. Se la persona che ha la disponibilità del luogo è presente, deve essere avvertita della facoltà di

farsi assistere da persona di fiducia (purchè sia prontamente reperibile)  non è consentito l’accesso a luoghi di

abitazione e loro pertinenze, salvo che sia necessario per accertare le tracce e altri effetti materiali del reato.

-Art 391-octies “nel corso delle indagini preliminari e nell’udienza preliminare, quando il giudice deve adottare una

decisione con l’intervento della parte privata, il difensore può presentargli direttamente gli elementi di prova a

favore del proprio assistito” nell’assetto originario del codice, il difensore non aveva alcuna possibilità di presentare

direttamente al giudice gli elementi di prova raccolti durante le indagini-> questo portava a una irragionevole

disparità di trattamento tra la parte pubblica e quella privata-> per rimediarvi, la prassi aveva escogitato diverse

soluzioni, come quella di ammettere, nel dibattimento, la testimonianza del difensore sul contenuto delle informazioni

raccolte durante le indagini (testimonianza incompatibile); oppure quella di considerare la documentazione delle

investigazioni difensive alla stregua di una prova documentale (in questo modo i verbali del difensore potevano essere

allegati alle memorie e richieste presentate al pm o giudice durante le indagini preliminari, mentre nel dibattimento e

in udienza preliminare, sarebbe stato possibile acquisire gli atti investigativi a norma dell’art 419\495-> in questo

modo però, essendo atti destinati a produrre effetti nel procedimento penale, gli atti difensivi assumevano i connotati

tipici dell’atto processuale penale, anziché del documento); oppure la possibilità per il difensore di chiedere al pm di

acquisire i verbali nell’ambito della propria indagine (ma il pm non era obbligato)  con la L397\2000:

• incompatibilità a testimoniare per il difensore e per coloro che abbiano formato la documentazione delle

dichiarazioni e informazioni assunte durante le indagini difensive

• formalizzazione delle indagini difensive come attività processuali-> non possono più essere considerate

prove documentali -> difensore ha diritto di presentare l’esito delle proprie indagini al giudice in ogni

momento

Art 391-octies, distingue 2 ipotesi:

1. il giudice deve adottare una decisione con l’intervento della parte privata (es: richiesta di archiviazione,

quando si procede in camera di consiglio a seguito di opposizione della persona offesa; tutte le decisioni del

giudice della fase preliminare sulle richieste provenienti dalla difesa, come la revoca di una misura

cautelare)il difensore può presentare al giudice gli elementi di prova favore del proprio assistito.

2. il giudice deve adottare una decisione per la quale non è previsto l’intervento della parte privata (es: richieste

cautelari del pm; emissione di decreto penale di condanna; autorizzazione alle intercettazioni) in questi casi:

“il difensore che sia venuto a conoscenza di un procedimento penale, può presentare gli elementi difensivi

direttamente al giudice , perché ne tenga conto anche nel caso in cui debba adottare una decisione per la

quale non è previsto l’intervento della parte privata” può quindi agire in via preventiva. Inoltre, non solo

per prevenire l’accoglimento di tali richieste da parte del giudice, ma anche la stessa presentazione di tali

richieste da parte del pm il difensore può presentare, nel corso delle indagini preliminari, al pm gli elementi

di prova a favore del proprio assistito + entro 20gg dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, può

depositare la documentazione relativa alle indagini difensive presso la segreteria del pm (415-bis).

Lo strumento processuale introdotto per garantire la conoscenza degli atti investigativi del difensore da parte del

giudice è il FASCICOLO DEL DIFENSORE va formato e conservato presso l’ufficio del gip-> del contenuto del

fascicolo, il pm può prendere visione ed estrarre copie prima che venga adottata una decisione su richiesta delle altre

parti o con il loro intervento -> tali documenti, quindi, devono rimanere segreti per la parte pubblica, finché la difesa

venga coinvolta nell’emanazione di una decisione del giudice.

Durante l’udienza preliminare il difensore può presentare direttamente al giudice gli atti di investigazione

difensiva. Se viene chiesto il giudizio abbreviato, le indagini del difensore diventano utilizzabili ai fini della

decisione di proscioglimento o condanna, per volontà del solo imputato .

Nel dibattimento il giudice può avvalersi delle indagini difensive-> possono assumere eccezionalmente valore di

prova anche nel dibattimento quando:

• al termine dell’udienza preliminare, nel fascicolo del dibattimento vanno inseriti (oltre agli atti non ripetibili

compiuti dal pm e dalla polizia) gli atti non ripetibili del difensore-> si trasformano in prove nel momento

della lettura dibattimentale dei contenuti del fascicolo

• le parti possono concordare l’acquisizione ad fascicolo dibattimentale della documentazione relativa alle

investigazioni difensive (può accadere sia al momento della formazione del fascicolo che in apertura di

dibattimento)

• Sgravato degli atti inseriti nel fascicolo dibattimentale, al termine dell’udienza preliminare, il fascicolo del

difensore viene inserito nel fascicolo del pm delle dichiarazioni contenute nel fascicolo, le parti possono

servirsi, nel dibattimento, a norma degli art 500\512\513 possono trasformarsi in prova nei casi di lettura o

di contestazione previsti dalla legge

Ci sono da fare 2 precisazioni:

1) Il difensore non ha obbligo di presentare al pm o al giudice l’esito delle sue investigazioni-> Sezioni

Unite Cassazione, però, hanno affermato che questo non significa che il difensore possa documentare in

maniera infedele o incompleta l’atto d’indagine: è, infatti, a tutti gli effetti un “pubblico ufficiale” e, in caso

di infedele o incompleta documentazione, si configura il reato di falsità ideologica in atto pubblico. Tuttavia,

la prevalente dottrina, ritiene che il difensore non sia assimilabile tanto ad un pubblico ufficiale, quanto a una

persona esercente un servizio di pubblica necessità-> il solo reato ipotizzabile è quello di falsità ideologica in

certificati tuttavia, dobbiamo ricordare che il difensore non ha l’obbligo di denunciare i reati di cui viene a

conoscenza nel corso delle indagini difensive, quindi non è paragonabile ad un pubblico ufficiale in ogni caso

non può introdurre nel processo elementi della cui falsità sia consapevole, né sottrarre prove alla conoscenza

degli inquirenti-> reato configurabile sarebbe quello di favoreggiamento personale

2) I risultati delle indagini difensive sono materiali già confezionati unilateralmente -> bisogna capire il

rapporto tra queste e il principio del contraddittorio nel momento della formazione della prova art 111Cost:

“il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La legge regola

i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per

accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita” tra le deroghe del

principio del contraddittorio nella formazione delle prove c’è il consenso dell’imputato -> in problema è

capire se sia costituzionalmente ortodosso assegnare valore probatorio agli atti investigativi compiuti dal

difensore dell’imputato, a seguito del consenso di questo-> es: imputato, nel corso dell’udienza preliminare

deposita atti di investigazione difensiva, poi chiede di essere giudicato col giudizio abbreviato: possibile

consentire che il giudice si pronunci solo in base a elementi probatorio alla cui formazione non ha partecipato

il pm e alla cui utilizzazione il pm non ha dato consenso?  NO! -> perché il contraddittorio di cui parla l’art

111Cost deve essere inteso in chiave oggettiva (= può essere rimpiazzato solo da procedure che offrano

corrispondenti garanzie di attendibilità oggettiva della prova) e il “consenso dell’imputato” deve essere inteso

come consenso delle parti, oppure come consenso dell’imputato ai soli fini dell’acquisizione degli atti

investigativi formati in assenza del suo difensore (= il consenso che serve è quello della parte che avrebbe

interesse a contestare i contenuti dell’atto) Corte Cost ha, però, espresso opinione opposta: afferma che l’art

111Cost non solo afferma che il principio del contraddittorio nella formazione delle prove può essere derogato

col consenso dell’imputato, ma pone tale condizione al vertice delle ipotesi derogatorie-> questo fa pensare

che il principio del contraddittorio sia posto ad esclusiva salvaguardia delle prerogative

dell’imputatosarebbe quindi contrastante con l’art111 subordinare l’utilizzazione di prove raccolte dal

difensore al consenso del pm. Questa interpretazione della Corte è, però, discutibile, in quanto risulta

ridimensionato il principio del contraddittorio in senso oggettivo , ma anche il principio di parità tra le parti.

-Art 391-nonies l’attività di investigazione difensiva può anche essere svolta preventivamente, dal difensore che

abbia ricevuto un mandato apposito per l’eventualità che si instauri un procedimento penale-> non potranno,

ovviamente, essere eseguiti gli atti che richiedano l’autorizzazione o l’intervento dell’autorità giudiziaria.

-Art 391-decies delle dichiarazioni inserite nel fascicolo del difensore le parti possono servirsi a norma degli art

500\512\513 (contestazioni e letture dibattimentali). La documentazione di atti non ripetibili compiuti in occasione

dell’accesso a luoghi, presentata nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza preliminare, è inserita nel fascicolo

dibattimentale.

[riguardo le indagini difensive, si pone il problema del rispetto della privacy delle persone informate sui fatti cui il

difensore chiede di rilasciare dichiarazioni o dalle quali assume informazioni L196\2003 disciplina anche queste

ipotesi stabilisce che lo svolgimento delle indagini difensive rientra tra i casi in cui il trattamento dei dati personali

può essere effettuato senza il consenso dell’interessato-> purchè i dati siano trattati esclusivamente x le finalità

dell’indagine e per il tempo strettamente necessario a queste; inoltre i dati sensibili possono essere utilizzati solo

per far valere o difendere un diritto della personalità\diritto fondamentale\inviolabile. In ogni caso il soggetto

interessato ha diritto a un’informativa sulle finalità e modalità del trattamento\soggetti che possono venire a

conoscenza dei dati\diritti spettanti all’interessato se i dati non sono raccolti presso l’interessato, questo non ha diritto

all’informativa. I dati trattati in violazione delle norme previste in tale legge, non sono utilizzabili  la normativa in

questione non introduce una forma di invalidità processuale degli atti di indagine difensiva, ma si limita a rendere

illecito, sul piano sostanziale, qualsiasi uso dei dati personali trattati in violazione delle norme sulla privacy->quindi

sarà processualmente utilizzabile l’atto d’indagine difensiva contrastante con tali norme, ma conforme alle norme del

cpp]

3) PRESENTAZIONE DI MEMORIE O RICHIESTE AL PM E AL GIP

Art 367 nel corso delle indagini preliminari, i difensori hanno facoltà di presentare memorie e richieste scritte al

pubblico ministero  tuttavia il pm non ha l’obbligo di attivarsi, a meno che non si tratti di: -richiesta di audizione

congiunta della persona informata sui fatti che si è avvalsa della facoltà di non rispondere; -richiesta di sequestro

(infatti, se non ritiene di dover disporre il sequestro, il pm deve inviare la richiesta insieme al suo parere negativo, al

gip, cui spetta la decisione definitiva-> stessa cosa è prevista nel caso di rifiuto da parte della pa di far prendere

visione e estrarre copia di documenti al difensore e per la richiesta di revoca del sequestro preventivo).

Le richieste possono essere fatte anche al gip es: -incidente probatorio; -sostituzione o revoca di misure cautelari.

INCIDENTE PROBATORIO

Il nostro sistema processuale prevede il principio della formazione della prova durante il dibattimento, tuttavia

possono esserci delle ragioni per le quali si rende necessario anticipare l’acquisizione della prova nella fase delle

indagini preliminari o dell’udienza preliminare incidente probatorio  nei casi tassativamente previsti dalla legge, le

parti possono chiedere al giudice delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare di assumere le prove con le

forme proprie del dibattimento->rispettando il principio del contraddittorio nella formazione della provasono,

invece, sacrificati i principi di: -pubblicità (prova viene assunta in camera di consiglio); -oralità e immediatezza (il

giudice che assiste al formarsi della prova, di regola, non è lo stesso che sarà chiamato a pronunciarsi sulla

responsabilità dell’imputato).

Le ragioni che possono portare all’incidente probatorio sono tassativamente previste dalla legge e rispondono a diversi

tipi di esigenze art 392 prevede i casi in cui il pm e l’indagato possono chiedere al giudice che si proceda con

incidente probatorio:

a) testimonianza di una persona può essere assunta quando c’è fondato motivo di ritenere che questa persona

non potrà essere esaminata nel dibattimento, per infermità o altro grave impedimento  chiaramente, nel caso

in cui tale previsione risulti infondata (e quindi non sia colpito da infermità o altri impedimenti), potrà

ugualmente essere esaminato a dibattimento: in questo caso di avranno 2 prove testimoniali di pari rango.

Nell’ipotesi inversa (c’è previsione di infermità o grave impedimento, ma non viene richiesto l’incidente

probatorio)-> in fase dibattimentale, la testimonianza non è acquisibile (= gli atti la cui ripetizione sia

divenuta irripetibile possono essere acquisiti a dibattimento, previa lettura, solo quando l’irripetibilità era

imprevedibile al momento del compimento dell’atto)

b) testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, c’è fondato motivo di ritenere che la persona sia

esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa affinchè non deponga o deponga il falso  a differenza

dell’ipotesi alla lett a), qui non ci sono impedimenti di tipo naturalistico all’esame dibattimentale del

testimone-> l’incidente probatorio ha la funzione di garantire la genuinità della testimonianza che potrebbe

risultare alterata a seguito di minacce (anche non provenienti dall’imputato e anche su persone diverse dal

testimone) o promesse. Importante: se, anche se prevedibile, si realizza l’inquinamento della prova

testimoniale, la parte che non ha chiesto l’incidente probatorio, può comunque contare sul recupero

dibattimentale delle precedenti dichiarazioni del testimone (art 500)

c) confronto tra persone che in un altro incidente probatorio o al pm hanno reso dichiarazioni discordanti ,

quando ricorre una delle circostanze appena viste

d) esame dell’indagato su fatti concernenti al responsabilità altrui e l’esame delle persone indicate dall’art210 

possono essere sempre effettuati con incidente probatorio-> in questi casi, infatti, il rischio che la prova possa

risultare non acquisibile a dibattimento è molto elevato, perché tali persone potrebbero avvalersi della facoltà

di non rispondere  finalità dell’incidente probatorio, qui, è di consentire al pm di trasformare immediatamente

le dichiarazioni in prova, in quanto disponibili perché il dichiarante si è detto disposto a collaborare, ma che

potrebbero andare perdute (perché le dichiarazioni rese al pm sono inutilizzabili se non confermate in

dibattimento). Riguardo le persone indicate dall’art210-> coimputati e imputati di reato connesso o

collegato che non abbiano rilasciato dichiarazioni eteroaccusatorie o che, dopo averle rese, conservino la

facoltà di non rispondere-> infatti, chi abbia già assunto la qualità di testimone assistito potrà essere esaminato

in incidente probatorio solo se ricorrono le circostanze previste alle lettere a) e b)

e) perizia o esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona una cosa o un luogo il cui stato è soggetto

a modificazione non evitabile  sufficiente che il decorso del tempo possa deteriorare gli esiti

dell’accertamento (es: rilevazione di impronte destinate a rapido deterioramento a causa di agenti atmosferici)

f) ricognizione , quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l’atto a

dibattimentogiurisprudenza ha fatto notare come la ricognizione è una prova indifferibile per sua natura, in

quanto per essere efficace deve essere esperita a breve distanza di tempo dalla percezione dei fatti-> quindi

le ragioni d’urgenza sarebbero sempre presenti-> tuttavia la norma delinea una fattispecie ancora più

restrittiva, in quanto richiede “particolari ragioni di urgenza”, che sembrano far riferimento a condizioni

indicate alle lettere a), b) e)

g) art 117 disp att  accertamento tecnico irripetibile disposto dal pm-> l’indagato può chiedere che si proceda

nelle forme dell’incidente probatorio  caso in cui, per compiere un accertamento, si renda necessario

comportare delle modificazioni della cosa, del luogo o delle persone, tali da rendere tale accertamento

irripetibile-> l’urgenza qui non è determinata dalla natura (perché le modificazioni non sono comportate dal

decorso del tempo, ma dalla stessa attività cognitiva), ma da un principio di natura giuridica-> di completezza

delle indagini, che impedisce di rinviare l’accertamento alla fase dibattimentale

h) nei procedimenti per delitti di natura sessuale e che coinvolgono minorenni (600\ 600bis\ ter\ quater\

quinquies...)  il pm, anche su richiesta della persona offesa, o l’indagato possono chiedere che si proceda con

incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di un minorenne o della persona offesa maggiorenne,

anche al di fuori dei casi appena visti  la finalità è di tutelare la dignità, la riservatezza e l’equilibrio

emotivo dei testimoni minorenni e delle vittime, anche maggiorenni, di reati a sfondo sessuale, evitando loro

di testimoniare in dibattimento. Per questo motivo l’art190-bis prevede che la replica dibattimentale sia

possibile solo quando investa fatti diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni o risulti necessaria

per specifiche esigenze (anche se la norma si riferire al solo testimone infrasedicenne)-> trova applicazione

anche per i procedimenti indicati dall’art 51,comma3-bis, quando a dibattimento si voglia esaminare

nuovamente un testimone o una delle persone di cui all’art 210, che abbiano già reso dichiarazioni nel corso

dell’incidente probatorio

i) comma2 dell’art 392 -> il pm e l’indagato possono chiedere una perizia che, se fosse disposta nel

dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore a 60gg (a tutela del principio di

concentrazione del dibattimento) ; oppure quando devono essere compiuti accertamenti o prelievi su persona

vivente ai sensi dell’art 224-bis (prevede l’uso del potere coercitivo sulla persona)

j) altro caso che prevede l’uso del potere coercitivo sulla persona-> art 391-bis: quando la persona informata sui

fatti o l’indagato o imputato di reato connesso o collegato si sono avvalsi della facoltà di non rispondere o

non si siano presentati al difensore dell’indagato, nel corso delle indagini difensive quest’ultimo può

chiedere che vengano esaminati nelle forme dell’incidente probatorio

k) art 70  nel corso delle indagini preliminari, il giudice, su richiesta di parte, dispone perizia nelle forme

dell’incidente probatorio, quando c’è necessità di accertare la capacità dell’indagato-> per stabilire se deve

essere decretata la sospensione del procedimento o meno.

[impliciti richiami all’incidente probatorio sono fatti dagli art: -299 (gip può disporre perizia per accertare le

condizioni di salute dell’indagato sottoposto a custodia cautelare); -268 (la trascrizione delle conversazioni

intercettate va fatta nel rispetto delle forme e garanzie previste x l’espletamento delle perizie)].

Incidente probatorio può essere richiesto durante le indagini preliminari (originariamente solo in tale momento), ma

anche nel corso dell’udienza preliminare (la Corte Cost ha chiarito che anche in questa occasione è possibile che si

manifesti una situazione di non rinviabilità della prova) Art 393 RICHIESTA durante le indagini preliminari: la

richiesta è presentata dal pm o dalla persona sottoposta alle indagini (anche difensore, no-> art 394-> persona

offesa: può solo chiedere al pm di promuovere incidente probatorio-> se non accoglie la richiesta, pronuncia decreto

motivato e lo fa notificare alla persona offesa). Nel corso dell’udienza preliminare: la legittimazione si estende

all’imputato e alle altre parti private.  “deve essere formulata entro i termini per la conclusione delle indagini

preliminari e cmq in tempo sufficiente per l’assunzione della prova prima della scadenza dei termini ” adesso è

formulabile anche nel corso dell’udienza preliminare e, si ritiene, anche a indagini concluse, in quel lasso di tempo

che va dall’invio dell’avviso di conclusione delle indagini al momento dell’inizio dell’udienza preliminare.

La richiesta deve indicare, a pena di inammissibilità:

- la prova da assumere, i fatti che ne costituiscono l’oggetto e le ragioni della sua rilevanza per la decisione

dibattimentale

- le persone nei cui confronti si procede

- le circostanze che rendono la prova non rinviabile al dibattimento

[il pm e l’indagato possono chiedere la proroga del termine delle indagini preliminari ai fini dell’esecuzione

dell’incidente probatorio-> il giudice provvede con decreto motivato]

Art 395 La richiesta viene depositata nella cancelleria del gip e deve essere notificata, a cura del richiedente, al pm

e alle persone nei confronti delle quali si procede. Art 396la decisione del giudice può essere preceduta da un

contradditorio di tipo cartolare tra le parti  entro 2gg dalla notificazione della richiesta, il pm o l’indagato possono

presentare deduzioni sull’ammissibilità o sulla fondatezza della richiesta e produrre documenti. Art 397 il pm può

chiedere che il giudice disponga il differimento dell’incidente probatorio richiesto dalla persona sottoposta alle

indagini, quando la sua esecuzione pregiudicherebbe uno o più atti di indagine preliminare (ma il differimento non è

consentito se pregiudicherebbe l’assunzione della prova).

Art 398 entro 2gg dal deposito della prova della notifica della richiesta di incidente probatorio, il giudice pronuncia

ORDINANZA-> di inammissibilità o rigetto (è immediatamente notificata al pm e alle persone interessate) oppure di

accoglimento(: stabilisce l’oggetto della prova\le persone interessate\data dell’udienza) udienza fissata in un termine

non superiore a 10gg. L’ordinanza è notificata all’indagato\persona offesa\difensori, almeno 2gg prima della data

dell’udienza, con l’avvertimento che nei 2gg precedenti l’udienza possono prendere cognizione ed estrarre copia delle

dichiarazioni già rese dalla persona da esaminare Se ricorrono ragioni di urgenza, e l’incidente non può essere

svolto nella circoscrizione del giudice competente-> questo delega il gip del luogo in cui la prova deve essere assunte.

Nel caso di indagini che riguardano reati a sfondo sessuale o a danni di minori il giudice, se tra le persone da

esaminare ci sono minori o maggiorenni infermi di mente (estensione compiuta dalla Corte Cost), nell’ordinanza che

accoglie la richiesta di incidente probatorio, stabilisce le modalità particolari con cui si procederà + può stabilire che

l’udienza si svolga in un luogo diverso dal tribunale (strutture specializzate di assistenza o abitazione della persona

interessata)-> in questo caso, se si tratta di testimonianza, questa deve essere documentata con mezzi di riproduzione

fonografica o audiovisiva. Tali disposizioni, su richiesta di parte, possono essere applicate quando tra le persone

interessate all’assunzione della prova vi siano maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilità.

Art 399 Se l’indagato, la cui presenza è necessaria per compiere l’atto da assumere con l’incidente probatorio non

compare senza addurre un legittimo impedimento giudice ordina l’ACCOMPAGNAMENTO COATTIVO, con

decreto motivato (= anche nel caso di mancata comparizione di: testimone\persona sottoposta a esame del

perito\consulente tecnico\interprete\custode di cose sequestrate\imputato di reato connesso o collegato).

UDIENZA art 401 si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del pm e del difensore

dell’indagato (se non compare: giudice designa un sostituto a norma art 97-> ma in caso di legittimo impedimento

comunicato prontamente-> rinvio udienza). Ha diritto a parteciparvi anche il difensore della persona offesa. La

persona offesa e l’indagato hanno diritto ad assistere solo quando si deve esaminare un testimone -> negli altri casi è

necessaria l’autorizzazione del giudice.  “le prove sono assunte con le forme stabilite x il dibattimento”:

- nel caso di prove dichiarative, l’audizione avviene tramite esame incrociato

- le parti possono contestare eventuali difformità con le dichiarazioni precedenti-> a tal fine, il pm ha

l’obbligo di depositare prima dell’incidente probatorio, i verbali delle dichiarazioni già rese dalla persona a

esaminare, con la facoltà per l’indagato\persona offesa\difensori di prenderne cognizione ed estrarne copia

nei 2 gg precedenti l’udienza (in realtà per rendere pienamente efficace il contraddittorio nel momento della

formazione della prova, sarebbe necessario che il pm mettesse a disposizione tutti gli atti riguardanti le

indagini, in modo che il difensore sia a conoscenza dell’intero quadro investigativo (-> di questo il legislatore

tiene conto solo nel caso di incidente probatorio nei confronti delle vittime dei reati a sfondo sessuale e i

minorenni -> infatti nel chiedere l’esame di tali soggetti, il pm deve depositare tutti gli atti d’indagine

compiuti fino a quel momento-> ratio: permettere al difensore dell’indagato di avere tutti gli strumenti

necessari, in modo che, nel dibattimento, questo non richieda nuovamente l’esame di queste persone).

- Il difensore della persona offesa può chiedere al giudice di rivolgere domande alle persone sottoposte a

esame

- Vietato estendere l’assunzione della prova a fatti riguardanti persone diverse da quelle i cui difensori

partecipano all’incidente probatorio ed è, in ogni caso, vietato verbalizzare le dichiarazioni concernenti

questi soggetti art 402ma il pm e il difensore dell’indagato possono chiedere che la prova sia estesa a tali

fatti e dichiarazioni -> in tal caso il giudice, se ricorrono i requisiti, dispone le necessarie notifiche e rinvia

l’udienza-> tuttavia la richiesta non può essere accolta se pregiudica l’assunzione della prova

I verbali delle prove assunte mediante incidente probatorio vengono inseriti nel FASCICOLO PER IL

DIBATTIMENTO al termine dell’udienza preliminare -> acquistano valore di prova a seguito di lettura o indicazione

specifica (ex art 511) art 403 “Nel dibattimento le prove assunte con l’incidente probatorio sono utilizzabili soltanto

nei confronti degli imputati i cui difensori hanno partecipato alla loro assunzione” quindi se l’imputato non è stato

assistito dal difensore nel corso dell’udienza, le prove acquisite sono inutilizzabili nel dibattimento (: quindi si per

le decisioni interne alla fase investigativa e nell’ambito dei procedimenti speciali) e questo vale anche per l’imputato

che non è stato difeso durante l’incidente probatorio perché non risultavano indizi di colpevolezza a suo carico prove

sono inutilizzabili a meno che: -difensore abbia comunque partecipato all’assunzione della prove durante l’incidente

probatorio; -la ripetizione dell’atto sia divenuta impossibile.

Art 404 “la sentenza pronunciata sulla base di una prova assunta con incidente probatorio a cui il danneggiato dal

reato non è stato posto in grado di partecipare, non produce gli effetti previsti dall’art 652, a meno che il danneggiato

stesso non ne abbia fatto accettazione anche tacita”

CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Art 405 quando non si svolgono contro soggetti ignoti, le indagini preliminari devono concludersi entro 6mesi dalla

data in cui il nome dell’indagato è stato iscritto nel registro delle notizie di reato, a pena di inutilizzabilità degli atti

di indagine compiuti dopo la scadenza del termine. -> la previsione di sottoporre le indagini preliminari a dei termini

risponde a 2 esigenze: 1) ridurre i tempi dell’indagine preliminare, nel rispetto del principio della durata ragionevole

del processo (art111Cost); 2) garantire l’osservanza del principio di obbligatorietà dell’azione penale, fissando in

anticipo il momento nel quale dovranno essere attivati i controlli di tipo gerarchico e giurisdizionale.

Il termine decorre dall’iscrizione del nome dell’indagato nel registro delle notizie di reato-> nel caso in cui sia

necessaria la querela\istanza\richiesta di procedimento: dal momento in cui queste pervengono al pm; nel caso in cui

sia necessaria l’autorizzazione a procedere: la decorrenza dei termini è sospesa dal momento della richiesta a quello

in cui l’autorizzazione perviene al pm.  entro tali termini il pm è tenuto a chiedere l’archiviazione della notizia di

reato oppure il rinvio a giudizio-> in questo secondo caso è sufficiente che entro la scadenza del termine sia notificato

all’indagato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari (415-bis)-> infatti art 405 fa salvo quanto previsto da tale

articolo.

Art 406 possibile PROROGA del termine “pm, prima della scadenza, può chiedere al giudice, per giusta causa, la

proroga del termine previsto dall’art405. La richiesta contiene l’indicazione della notizia di reato e l’esposizione dei

motivi che la giustificano”  per la prima proroga è sufficiente che ci sia una “giusta causa” che richieda la

prosecuzione delle indagini. -> la richiesta va notificata, a cura del giudice, all’indagato e alla persona offesa che

abbia chiesto di essere informata hanno facoltà di depositare memorie entro 5gg dalla notificazione-> si instaura,

quindi, un contraddittorio di tipo cartolare. entro 10gg dalla scadenza del termine per depositare memorie, il giudice

decide:

- autorizza la proroga con ordinanza emessa in camera di consiglio senza intervento del pm e dei difensori

- se ritiene di non dover concedere la proroga, fissa un’udienza in camera di consiglio, facendo notificare

l’avviso al pm\indagato\persona offesa-> in udienza decide con ordinanza : -accoglie, autorizzando il pm a

compiere ulteriori indagini; -respinge, fissando un termine non superiore a 10gg entro il quale il pm deve

esercitare l’azione penale o chiedere l’archiviazione  procedimento avviene in camera di consiglio e il

richiamo all’art 127 comporta l’inoppugnabilità dell’ordinanza

Gli atti d’indagine compiuti dopo la presentazione della richiesta di proroga e prima della comunicazione del

provvedimento del giudice sono UTILIZZABILI, sempre che, nel caso di provvedimento negativo, non siano

successivi alla data di scadenza del termine originario.

Queste disposizioni non si applicano quando si procede per delitti di particolare gravità, indicati dall’art 51,comma3-

bis o quelli indicati dall’art 407,comma2 lettera a) in questi casi c’è l’esigenza di tutelare la segretezza dell’indagine

che prevale su quella di coinvolgere l’indagato nella procedura decisionale-> il gip in questo caso decide inaudita

altera parte, con ordinanza entro 10gg dalla richiesta del pm, dandone comunicazione a questo.

Oltre a questa prima proroga, il pm può chiederne altre (tranne quando si procede per reati di maltrattamenti

familiari, omicidio colposo a seguito di violazione del codice della strada o di norme sulla sicurezza sul lavoro, oppure

nel caso di atti persecutori) nei casi di particolare complessità delle indagini o di oggettiva impossibilità di

concluderle entro il termine prorogato -> ogni proroga non può superare i 6 mesi.

In ogni caso, però-> Art 407 DURATA MASSIMA DELLE INDAGINI = 18 mesi. La durata è di 2 anni quando:

• le indagini riguardano delitti particolarmente gravi (elenco)-> qui la durata ordinaria delle indagini è di un

anno anziché 6 mesi

• ci sono notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità di fatti tra

loro collegati o per l’elevato numero di indagati o persone offese

• le indagini richiedono il compimento di atti all’estero

• si tratta di procedimenti che richiedono un coordinamento tra più uffici del pubblico ministero (art371)

Vediamo, quindi, che i presupposti per la concessione della proroga diventano più rigidi con il prolungarsi delle

investigazioni: 1) prima proroga di 6 mesi-> “giusta causa” (=esigenza oggettiva di proseguire le investigazioni,

qualunque ne sia la ragione, anche eventuali carenze del pm); 2) seconda proroga-> “particolare complessità delle

indagini” oppure “oggettiva impossibilità di concluderle entro il termine prorogato ” ; 3) proroga fino a 2 anni

complessivi di indagine-> “notizie di reato che rendono particolarmente le indagini per la molteplicità dei fatti tra

loro collegati o l’elevato numero di indagati o persone offese”.

Va ricordato che i termini investigativi fissati dalla legge possono essere valicati anche nell’ipotesi in cui l’indagato

chieda al pm di svolgere ulteriori investigazioni, dopo aver ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini (415-bis) in

questo caso il pm ha 30gg a disposizione per assecondare le richieste dell’indagato, e tale termine è prorogabile una

sola volta dal giudice, su richiesta del pm, per non più di 60gg-> nuovi atti di indagine sono utilizzabili anche se è

scaduto il termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice.

Scaduto il termine previsto dalla legge, o prorogato dal giudice, il pm deve decidere se:

• esercitare l’azione penale  atto con cui il pm formulando l’imputazione, instaura il processo, provocando

l’esercizio della giurisdizione penale che è destinata a concludersi con una sentenza. Questa viene esercitata,

nei modi ordinari ( rinvio a giudizio o citazione diretta, nei procedimento senza udienza preliminare) oppure

nelle modalità previste per i riti alternativi (applicazione pena su richiesta delle parti\giudizio

direttissimo\giudizio immediato\procedimento per decreto penale->art 405 non prevede il giudizio abbreviato

e la sospensione del procedimento con messa alla prova-> il giudizio abbreviato si inserisce in un processo già

instaurato con le forme ordinarie; procedura di sospensione, invece, rappresenta una dimenticanza).

• richiedere l’archiviazione della notizia di reato  atto con cui il pm manifesta la sua volontà di non esercitare

l’azione penale

Art 112Cost principio di obbligatorietà dell’azione penale-> non impone al pm di esercitarla in conseguenza della

ricezione di una notizia di reato, ma solo quando ricorrano ulteriori presupposti richiesti dal legislatore.  quindi il pm

ha dovere di agire quando si realizzano questi presupposti, così come ha il dovere di chiedere l’archiviazione nel caso

opposto-> tuttavia, va notato, che se il pm richiede o dispone il rinvio a giudizio in difetto delle condizioni previste

dalla legge, questo non fa scattare alcun meccanismo sanzionatorio di natura processuale-> l’azione penale spiega la

sua efficacia per intero, fino alla pronuncia-> quindi la violazione del “dovere di non agire” del pm è improduttiva di

effetti giuridici.

ARCHIVIAZIONE

Presupposti per la richiesta di archiviazione si desumono da un insieme di articoli:

- art 408  se la notizia di reato è infondata

- art 125 disp att  se il pm ritiene che la notizia di reato sia infondata perché gli elementi acquisiti durante le

indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio

- art 411  quando manca una condizione di procedibilità, reato è estinto o il fatto non è previsto dalla legge

come reato

- art 415  se l’autore del reato è rimasto ignoto

- (prima art 405 prevedeva un altro caso: quando la corte di cassazione, nell’ambito dell’incidente cautelare, si

fosse pronunciata in ordine all’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e non fossero stati

successivamente acquisiti ulteriori elementi a carico dell’indagato-> Corte Cost ha dichiarato

l’incostituzionalità di questa disposizione, in quanto alterava la logica dell’istituto dell’archiviazione, che si

propone come uno strumento di controllo volto a garantire l’osservanza del principio di obbligatorietà

dell’azione penale-> questa disposizione andava ad anticipare la funzione di filtro che è propria dell’udienza

preliminare)

Quando il pm deve richiedere l’archiviazione? Diverse teorie in dottrina e giurisprudenza:

1. Il pm deve chiedere l’archiviazione quando la celebrazione del giudizio risulterebbe superflua-> cioè il pm

deve chiedere o disporre il rinvio a giudizio quando risulta probabile la conferma dibattimentale della tesi

accusatoria; deve, invece, chiedere l’archiviazione quando è evidente l’innocenza dell’indagato o nel caso di

carenza assoluta\insufficienza o contraddittorietà della prova-> quando risulta prevedibile che l’ipotesi di

condanna dell’imputato è remota. (teoria della “condanna improbabile”)

2. La funzione del dibattimento è quella di offrire una risposta a ogni situazione dubbia-> per questo il

dibattimento che si conclude con l’assoluzione dell’imputato non può configurarsi come inutile o superfluo:

per questo il pm deve chiedere l’archiviazione solo quando l’esito delle indagini preliminari ha mostrato

l’evidente innocenza dell’indagato. (teoria dell’ “evidente innocenza”)

3. Corte costituzionale ha affermato che il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, si deve interpretare

come un favor actionis-> art 112-> “nei casi dubbi, l’azione penale va esercitata” quindi la superfluità del

giudizio deve essere valutata non nell’ottica del risultato dell’azione (condanna o meno), ma nell’ottica della

superfluità o meno dell’accertamento giudiziale-> nei casi dubbi, l’archiviazione va richiesta solo quando

c’è ragione di ritenere che la formazione della prova nel contraddittorio delle parti non sarebbe comunque

decisiva ai fini dell’accertamento della responsabilità dell’imputato -> quindi: quando è evidente l’innocenza

dell’indagato o c’è carenza assoluta di prove: archiviazione; in caso di insufficienza o contraddittorietà di

queste: archiviazione solo se risulta che la formazione nella prova in dibattimento non potrebbe eliminare

dubbi sulla responsabilità dell’imputato es: -intercettazioni portano a conversazioni di contenuto ambiguo

che non esclude la responsabilità né la conferma-> in dibattimento non si potrebbe avere un esito favorevole

all’accusa; -testimoni che offrono dichiarazioni contraddittorie-> si, perché risulterebbe utile un esame

incrociato

Le conclusioni della Corte Cost, devono, però fare i conti con una novità dopo l’esercizio dell’azione penale

l’imputato può chiedere di essere giudicato allo stato delle risultanze investigative, formulando, nel corso dell’udienza

preliminare, una richiesta di GIUDIZIO ABBREVIATO fino al 1999, era necessario il consenso del pm, con la

riforma del 1999 questa possibilità di opporsi gli è stata sottratta-> questo comporta che il pm deve presentarsi con

materiali probatori sufficienti per la pronuncia di una condanna, nell’eventualità della richiesta di rito abbreviato

(anche se può comunque disporre delle integrazioni probatorie che possono essere disposte dal giudice del rito

abbreviato se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti) questo significa che il pm deve oggi

tendenzialmente chiedere l’archiviazione in tutte le situazioni di insufficienza o contraddittorietà della prova (oltre che

per : -insussistenza del fatto o della sua commissione da parte dell’indagato; -il fatto non costituisce reato; -difetto di

imputabilità o di punibilità; -quando manca una condizione di procedibilità; -reato è estinto).

PROCEDURA abbiamo visto che il pm dispone di un margine di discrezionalità per decidere se chiedere

l’archiviazione o il rinvio a giudizio-> su tale discrezionalità è previsto un CONTROLLO GIURISDIZIONALE

da parte del gip il pm non può decretare autonomamente l’archiviazione, ma deve richiederla al gip Art 408entro il

termine previsto dagli art 405\407 (ma se avviene successivamente, deve comunque ritenersi ammissibile), il pm deve

presentare al gip la richiesta di archiviazione, trasmettendogli il fascicolo contenente la notizia di reato, la

documentazione relativa alle indagini e i verbali degli atti compiuti davanti al gip-> la richiesta è notificata alla

persona offesa che abbia richiesto di essere informata entro 10gg può prendere visione degli atti e presentare

opposizione, con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini [ per i delitti commessi con violenza contro la

persona, la richiesta di archiviazione è comunque notificata alla vittima, che ha 20gg a disposizione per presentare

opposizione].

Sulla richiesta del pm, possono innestare 2 moduli rituali:

A) Art 409 Si ritiene la richiesta accoglibile, il gip si limita a pronunciare decreto motivato di archiviazione e a

restituire gli atti al pm. Il decreto è notificato all’indagato cui sia stata applicata la misura della custodia

cautelare durante le indagini-> e questo può chiedere la riparazione per l’ingiusta detenzione entro 2anni dal

giorno della notificazione. Al di fuori di questa ipotesi, l’indagato può rimanere totalmente all’oscuro

dell’indagine che si è svolta nei suoi confronti

B) Se non accoglie de plano la richiesta di archiviazione, il gip fissa la data dell’udienza in camera di

consiglio e ne fa dare avviso al pm\indagato\persona offesa fino al giorno dell’udienza gli atti restano

depositati in cancelleria e il difensore può estrarne copia. Le parti, tuttavia, non hanno l’obbligo di comparire

in udienza (art 127 stabilisce che possono essere sentiti solo se comparsi).

C) Art 410 Dopo la richiesta di archiviazione, questa va notificata alla persona offesa che ne abbia fatto richiesta

(e sempre alle vittime di reati con violenza alla persona)-> entro 10gg (o 20 per vittime di violenza) può

prendere visione degli atti e presentare opposizione alla richiesta di archiviazione sono termini dilatori, il cui

unico effetto è quello di impedire al giudice di pronunciarsi sull’archiviazione prima della loro scadenza

(quindi: opposizione fuori termine è ammissibile, così come lo è quella presentata dalla persona offesa che

non abbia richiesto di essere informata sulla richiesta di archiviazione) -> l’opposizione deve contenere la

richiesta motivata di prosecuzione delle indagini, indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto

dell’investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.  se l’opposizione è inammissibile e la notizia di

reato è infondata-> giudice dispone l’archiviazione con decreto motivato e restituisce gli atti al pm; altrimenti

fissa l’udienza che si svolge in camera di consiglio (= stessa udienza fissata nel caso in cui non accoglie de

plano la richiesta di archiviazione)-> ne dà avviso alla persona offesa (se ci sono + persone offese, notifica

solo all’opponente)

Udienza camerale può portare a 3 diverse decisioni:

1. Se il giudice ritiene che manchino le condizioni per l’azione penale, in quanto sono necessarie ulteriori

indagini ordinanza con cui indica le indagini necessarie e il termine per il compimento delle stesse.

Secondo la dottrina prevalente, questa ordinanza è un provvedimento di rigetto della richiesta di

archiviazione-> quindi il pm, una volta concluso il supplemento investigativo, deve manifestare la sua volontà

di esercitare l’azione penale oppure di fare una seconda richiesta di archiviazione.

2. Se non accoglie la richiesta di archiviazione ordinanza con cui dispone che entro 10gg il pm deve formulare

l’imputazione. -> nel codice abrogato, il giudice poteva formulare autonomamente l’imputazione, il

legislatore dell’88 ha preferito tener ben separati i ruoli e le funzioni dei protagonisti del procedimento penale-

> si tratta, però, di un inutile formalismo, perché il giudice che ha poteri di iniziativa ufficiosa non è

sicuramente meno terzo e imparziale del giudice che obbliga il pm ad agire.  una volta formulata

l’imputazione, il pm non deve richiedere il rinvio a giudizio e non deve inviare nuovamente l’avviso previsto

dall’art 415-bis. -> entro 2gg dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza

preliminare: tale decreto deve contenere gli stessi elementi che sarebbero stati presenti nella richiesta di

rinvio a giudizio, con la sola esclusione della domanda di emissione del decreto che dispone il giudizio

[dubbio: il giudice può adottare i provvedimenti visti nel punto 1 e 2 anche in relazione a fatti o soggetti ulteriori?

Sezioni Unite Cassazione sarebbe un provvedimento abnorme: il giudice potrebbe solo ordinare al pm di

iscrivere nel registro delle notizie di reato i soggetti o i fatti, disponendo l’inizio delle indagini in relazione a tali

fatti e soggetti].

3. Se ritiene di accogliere la richiesta del pm, il gip pronuncia ordinanza di archiviazione

Le ordinanze previste nei punti 1 e 2 (corrispondenti ai commi 4\5 dell’art 409) sono inoppugnabili, contro l’ultima

ordinanza (comma6) è possibile ricordo x cassazione nei casi di nullità previsti dall’art 127 comma5:

- Inoppugnabile provvedimento di archiviazione emesso in forma di decreto a norma degli art 409,comma1 o

410,comma2

- La persona offesa può impugnare il provvedimento di archiviazione solo per denunciare violazione dell’art

127 (= mancata o intempestiva notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza o il mancato rispetto del

suo diritto di parteciparvi) e non per motivi diversi (es: mancata o illogica motivazione) trattandosi di una

irragionevole restrizione, dottrina e giurisprudenza hanno ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione anche

in caso di ulteriori violazioni, facendo ricorso alla categoria dell’abnormità degli atti processuali (es:

mancata notificazione dell’avviso della richiesta di archiviazione o quando il decreto è stato emesso de plano

senza il rispetto del termine di 10gg; oppure quando il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione,

nonostante l’opposizione della persona offesa).

Art 414 dopo che sia stata disposta l’archiviazione, il pm può chiedere al giudice la RIAPERTURA DELLE

INDAGINI, motivando la richiesta -> il giudice la autorizza con decreto motivato il pm procede a nuova iscrizione

nel registro delle notizie di reato  si apre una nuova fase investigativa, con autonome cadenze temporali, ma gli atti

dell’indagine precedente confluiscono nel nuovo fascicolo e sono utilizzabili.

La questione della riapertura delle indagini è molto controversa in dottrina secondo una parte, in mancanza di

autorizzazione da parte del giudice, il pm non potrebbe compiere validamente gli atti investigativi, ma conserverebbe

intatto il potere-dovere di esercitare l’azione penale (= stessa situazione che si realizza quando scadono i termini per

le indagini preliminari)  in questa prospettiva: il pm potrebbe ottenere la riapertura delle indagini, senza addurre

elementi probatori nuovi, in quanto il nuovo progetto investigativo potrebbe anche basarsi su una diversa

interpretazione degli elementi già acquisiti.

Corte Cost e Sezioni Unite Cassazione hanno stabilito che la mancanza del provvedimento di riapertura delle

indagini non solo determina l’inutilizzabilità degli atti d’indagine acquisiti, ma anche la preclusione all’esercizio

dell’azione penale per lo stesso soggetto e fatto quindi il provvedimento di archiviazione avrebbe un’efficacia

preclusiva assimilabile a quella della sentenza di non luogo a procedere-> e la riapertura delle indagini non potrebbe

essere autorizzata senza la presenza di elementi cognitivi nuovi, non valutati né valutabili al momento

dell’archiviazione.  Tuttavia, assimilando il provvedimento di archiviazione alla sentenza di non luogo a procedere,

finisce per crollare l’intero impianto sistematico del cpp del 1988, in quando finisce per assumere i connotati tipici

della sentenza istruttoria, presente nel codice abrogato.

AVOCAZIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI Art 412 è un controllo di tipo gerarchico sull’attività del

pm e sull’osservanza del principio di obbligatorietà dell’azione penale, che compete al procuratore generale presso

la corte d’appello ha l’obbligo di disporre con decreto motivato l’avocazione delle indagini preliminari se il pm non

esercita l’azione penale o non richiede l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice a tal

fine, l’art 127 disp att dispone che la segreteria del pm deve trasmettere ogni settimana al procuratore generale un

elenco delle notizie di reato per le quali non è stata tempestivamente esercitata l’azione penale o richiesta

l’archiviazione. Art 413 l’avocazione da parte del procuratore generale della corte d’appello può essere sollecitata

anche dalla persona sottoposta alle indagini o dalla persona offesa.

Una volta disposta l’avocazione, il procuratore generale svolge le indagini preliminari indispensabili e formula le sue

richieste entro 30gg dal decreto di avocazione.

In entrambi i casi (avocazione sollecitata o meno), l’avocazione è obbligatoria e automatica, in quanto condizionata

dal fatto oggettivo del superamento del termine stabilito dalla legge per le indagini preliminari ma ci sono anche casi

di avocazione facoltativa:

1. quando il gip, ritenendo di non poter accogliere la richiesta di archiviazione oppure giudicando ammissibile

l’opposizione della persona offesa, fissa l’udienza camerale (per questo art 409 prevede che della data

dell’udienza debba esser dato avviso anche al procuratore generale)

2. quando il giudice dell’udienza preliminare, ritenendo incomplete le indagini preliminari, indica al pm

ulteriori indagini da svolgere (art 421bis)-> la peculiarità di questa ipotesi è che in questo caso l’avocazione

interviene dopo l’esercizio dell’azione penale. Lo scopo è quello di prevenire l’elusione del principio di

obbligatorietà, attraverso l’esercizio volutamente avventato dell’azione penale

3. anche se la legge non dispone nulla a riguardo, per analogia con l’art 412, si deve ritenere che la possibilità

di avocazione ci sia anche nel caso in cui il pm ometta di seguire le indicazioni del giudice: a) non svolga le

indagini ritenute necessarie a norma dell’art 409; b) si astenga dal formulare l’imputazione nell’ipotesi

regolata dall’art 409 comma5; c) non rispetti i vincoli contenutistici impostigli dal giudice nella redazione

dell’atto imputativo.

4. Sezioni Unite Cassazione-> facoltà di avocazione sussiste anche nel caso in cui il pm abbia omesso di

iscrivere la notizia di reato nell’apposito registro oppure la abbia iscritta nel c.d. modello 45 (pseudo notizie

di reato.

Art 415 INDAGINI A CARICO DI IGNOTI in questo caso sono previsti diversi momenti e casi in cui il pm può

rivolgersi al gip:

- In qualunque momento il pm può chiedere l’archiviazione della notizia di reato-> si applicano le norme da

405 a 414, ma secondo le Sezioni Unite della Cassazione, dopo l’archiviazione, il pm può tornare a indagare

senza dover chiedere la riapertura delle indagini-> questo perché essendo stata svolta l’indagine contro ignoti,

non c’è nessuno da dover tutelare da gratuite riattivazioni delle indagini. Il pm richiede l’archiviazione

quando ritiene: a) di non aver reperito alcun elemento di prova idoneo a condurre all’identificazione del

colpevole; b) di aver svolto tutte le necessarie indagini per raggiungere tale identificazione.  Se il gip non

condivide, invita il pm a svolgere ulteriori indagini (art 409), se, invece, ritiene che il reato sia da attribuire a

una persona già individuata-> ordina al pm di iscrivere il suo nome nel registro delle notizie di reato.

Inoltre, art 107-bis disp att le denunce a carico di ignoti e gli atti di indagine relativi sono trasmesse con

elenchi mensili dalla polizia all’ufficio di procura competente-> in questa ipotesi, la richiesta di archiviazione

e il decreto che l’accoglie sono pronunciati cumulativamente, con l’eventuale indicazione delle denunce che il

pm o il giudice intendono escludere dalla richiesta o dal decreto.

- Decorsi 6mesi dall’iscrizione della notizia di reato, senza che sia stato identificato il possibile autore, il pm

deve rivolgersi al gip per ottenere l’autorizzazione a proseguire le indagini anche qui: -se autorizza,

restituisce gli atti al pm; -se ritiene che il reato sia da attribuire a persona individuata, ordina l’iscrizione nel

registro delle notizie di reato del suo nome. Lo scopo di questa disposizione, è evitare che il pm possa

tralasciare di effettuare l’iscrizione nel registro per garantire l’impunità al colpevole o per eludere i termini

per l’indagine preliminare  quindi il giudice in questo caso non può vietare al pm di svolgere le indagini, ma

di continuare a svolgerle in forma di indagine contro ignoti

- Art 415 rinvia alle “altre disposizioni di cui al presente titolo” questo ha reso possibile applicare ai

procedimenti contro ignoti la disciplina dei termini investigativi prevista dagli art 405\407-> decorsi 6mesi, il

pm deve rivolgersi al gip non solo per ottenere l’autorizzazione a proseguire le indagini in forma di indagine

contro ignoti, ma anche per ottenere una proroga del termine previsto dalla legge per l’indagine [tale

applicabilità, rende poco persuasiva l’opinione delle Sezioni Unite secondo cui non si applicherebbe alle

investigazioni contro ignoti la procedura di riapertura delle indagini-> è illogico che il pm possa tornare a

indagare senza l’autorizzazione del giudice che è chiamato a garantire il rispetto dei tempi investigativi].

Art 415-bis il pm quando ritiene di non dover richiedere l’archiviazione, fa notificare all’indagato, al difensore e (se

di procede per maltrattamenti contro familiari e atti persecutori) anche al difensore della persona offesa o alla stessa

persona offesa, un AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI, che contiene:

- sommaria enunciazione del fatto per cui si procede e delle norme di legge che si assumono violate

- data e luogo del fatto

- avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del pm e che

l’indagato e il suo difensore possono prenderne visione ed estrarne copia

- avvertimento che entro 20gg l’indagato ha facoltà di presentare memorie, produrre documenti e

documentazione relativa alle investigazioni difensive, chiedere al pm di compiere ulteriori atti di indagine e

di presentarsi per rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto a interrogatorio (:in questo caso il

pm ha l’obbligo di interrogarlo)

Scopo dell’istituto è permettere all’indagato di esercitare una serie di attività per poter convincere il pm a non

esercitare l’azione penale nei suoi confronti.

UDIENZA PRELIMINARE

Nei procedimenti per i reati di competenza della Corte d’assise, del tribunale collegiale e del tribunale in

composizione monocratica diversi da quelli previsti dall’art550 l’atto con cui il pm esercita l’azione penale è la

richiesta di rinvio a giudizio-> con questa il pm chiede che l’imputato sia chiamato a rispondere in sede dibattimentale

del reato la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio viene adottata in seguito all’UDIENZA PRELIMINARE.

Tale udienza è celebrata da un magistrato appartenente all’ufficio del gip, ma l’art 34 prevede che non può essere lo

stesso che ha esercitato la funzione di gip nel corso delle indagini preliminari (di regola).

Art416 RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO è nulla se non è preceduta dall’avviso di conclusione delle

indagini (415-bis) e dall’invito a presentarsi per rendere interrogatorio, se richiesto dalla persona sottoposta alle

indagini.  richiesta va depositata nella cancelleria del giudice insieme al fascicolo che contiene:

- notizia di reato

- documentazione relativa alle indagini espletate

- verbali degli atti compiuti davanti al gip

- corpo del reato e altre cose pertinenti al reato sono allegati al fascicolo, se non devono esser custoditi altrove

Art 417 la richiesta di rinvio a giudizio contiene:

• generalità dell’imputato o altre indicazioni che valgono a identificarlo e le generalità della persona offesa

• imputazione = enunciazione in forma chiara e precisa del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che

possono comportare l’applicazione di una misura di sicurezza, con i relativi articoli di legge

• indicazione delle fonti di prova acquisite

• domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio

• data e sottoscrizione

Art 418entro 5gg, il giudice, con decreto, FISSA L’UDIENZA che si svolgerà in camera di consiglio (tra la data di

deposito della richiesta e la data dell’udienza non possono intercorrere più di 30gg). Inoltre, se l’imputato è privo di

difensore di fiducia, il giudice provvede a designare un difensore d’ufficio (art 97).

Art 419il giudice deve far notificare all’imputato e alla persona offesa, l’avviso del giorno ora e luogo dell’udienza,

con la richiesta di rinvio a giudizio + avvertimento all’imputato che se non compare in udienza si applicano gli art

420bis\ter\quater\quinquies. L’avviso è comunicato anche al pm e notificato al difensore dell’imputato ha facoltà di

prendere visione degli atti e delle cose trasmessi ai sensi dell’art 416 e di presentare memorie e produrre documenti.

Questi avvisi devono essere notificati e comunicati almeno 10gg prima della data dell’udienza (ed entro la stesso

termine è notificata la citazione del responsabile civile o del civilmente obbligato)  se tale termine non è rispettato o

la notificazione all’imputato viene omessa nullità (in quest’ultimo caso, la Cassazione, ha sostenuto che si tratta di

nullità assoluta in quanto l’avviso ha natura sostanziale di un atto di citazione).

Una volta ricevuto l’avviso, l’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e chiedere il GIUDIZIO

IMMEDIATO, con dichiarazione presentata in cancelleria personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno

3gg prima della data dell’udienzal’atto di rinuncia è notificato al pm e alla persona offesa : a seguito di tale atto il

giudice emette decreto di giudizio immediato.

Art 420 COSTITUZIONE DELLE PARTI l’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio e vi partecipano

necessariamente: pm e difensore dell’imputato. -> non è prevista la presenza necessaria dell’imputato, che può

scegliere di non presentarsi in udienza e da questo il giudice non può tratte valutazioni negative allo stesso modo,

però, l’imputato ha diritto di presenziare l’udienza-> per questo è necessario verificare se la sua mancata

comparizione sia davvero frutto di una scelta giudice deve accertare:

a) che l’imputato abbia avuto conoscenza legale dell’udienza-> cioè che non ricorrano i casi di nullità della

notificazione del relativo avviso-> se riscontra la nullità, la dichiara e ordina la rinnovazione dell’avviso o

della notificazione

b) che l’imputato, regolarmente avvisato, abbia avuto o meno effettiva conoscenza dell’udienza o del

procedimento penale nei suoi confronti.  fino all’entrata in vigore della L67\2014, era prevista la possibilità

che l’udienza preliminare e il dibattimento si svolgessero all’insaputa dell’imputato: giudice poteva

dichiarare la contumacia dell’imputato anche in casi di incertezza circa la volontà dell’imputato di non

prender parte all’udienza (es: se era irreperibile)-> questo sistema aveva ricevuto numerose censure da parte

della Corte Europea dei diritti dell’uomo riforma del 2014 ha cancellato la figura della contumacia e ha

previsto che il processo deve essere sospeso se non c’è la ragionevole certezza che l’imputato abbia avuto

effettivamente conoscenza dell’esistenza del procedimento penale-> quindi in tutti quei casi in cui non c’è la

certezza

c) che l’imputato, regolarmente avvisato e a conoscenza del procedimento, non sia assente a causa di un

legittimo impedimento a comparire

Queste 2 ultime ipotesi sono regolate dai seguenti articoli:

• Art 420-bis c’è certezza che l’imputato abbia avuto conoscenza del procedimento penale a suo carico

quando: a) imputato ha dichiarato o eletto domicilio; b) ha nominato difensore di fiducia; c) è stato arrestato,

fermato o sottoposto a misura cautelare; d) ha espressamente rinunciato ad assistere all’udienza; e) ha ricevuto

personalmente la notificazione dell’avviso di udienza; f) è considerato presente l’imputato che sia stato

presente ad un’udienza e si sia successivamente allontanato. Non è necessaria la certezza che abbia avuto

conoscenza del procedimento a suo carico quando “si sia sottratto volontariamente alla conoscenza del

procedimento o agli atti del medesimo”.  in questi casi, se l’imputato è assente, sarà rappresentato dal suo

difensore.  il giudice emette un’ordinanza che dispone di procedere in assenza dell’imputato tuttavia, tale

ordinanza è revocata anche d’ufficio se, prima della decisione, l’imputato compare. Inoltre, se l’imputato

dimostra che l’assenza è stata dovuta a incolpevole mancata conoscenza del processo, il giudice rinvia

l’udienza e l’imputato può chiedere l’acquisizione di atti e documenti ai sensi dell’art 421 e la rinnovazione

delle prove già assunte (ferma restando la validità degli atti regolarmente compiuti in precedenza)  bisogna

notare che la legge richiede che l’imputato dimostri la “mancata conoscenza del processo” e non del

procedimento-> questo significa che si applica anche all’imputato che, avendo eletto domicilio nel corso delle

indagini preliminari, compaia dimostrando di non aver avuto conoscenza dell’avviso di udienza o dei

successivi atti processuali.  nello stesso modo si procede se l’imputato dimostra che versava nell’assoluta

impossibilità di comparire dovuta a caso fortuito\forza maggiore\legittimo impedimento e che la prova

dell’impedimento è pervenuta con ritardo senza sua colpa

• Art 420-ter  se IMPUTATO non si presenta e risulta che l’assenza è dovuta a impossibilità di comparire

dovuta a caso fortuito\forza maggiore\legittimo impedimento-> il giudice con ordinanza, anche d’ufficio,

rinvia l’udienza e dispone che sia rinnovato l’avviso all’imputato (a meno che l’imputato impedito non

rinunci espressamente ad assistere all’udienza )  allo stesso modo provvede quando appare “probabile” che

l’assenza sia dovuta a caso fortuito\forza maggiore\legittimo impedimento tale probabilità è liberamente

valutata dal giudice e non può formare oggetto di discussione o motivo di impugnazione. Se il legittimo

impedimento non è provato né provabile, il giudice emana l’ordinanza con cui dispone che si procede in

assenza dell’imputato (sarà revocata se l’imputato compare + si applica art 420bis).  inoltre: la stessa

disciplina è prevista anche nel caso di assenza del DIFENSORE in caso di legittimo impedimento del

difensore, il giudice rinvia l’udienza con ordinanza, ma a condizione che: a) l’impedimento sia prontamente

comunicato ; b) l’imputato non sia assistito da 2difensori e l’impedimento colpisca uno solo dei due; c) il

difensore non abbia designato un sostituto; d) l’imputato non consenta di procede in assenza del difensore.

• Art 420-quater  fuori dei casi previsti dagli articoli precedenti e fuori dai casi di nullità della notificazione, se

l’imputato è assente, il giudice rinvia l’udienza e dispone che l’avviso sia notificato all’imputato

personalmente ad opera della polizia giudiziaria  se la notificazione non risulta possibile, il giudice dispone

con ordinanza la SOSPENSIONE DEL PROCESSO , a meno che non ricorrano le condizioni per un

immediato proscioglimento dell’imputato a norma dell’art 129. Durante la sospensione:

- nel caso di processi soggettivamente cumulativi, si applica l’art 18 la posizione dell’imputato assente va

separata dagli altri imputati (a meno che il giudice non reputi la riunione assolutamente necessaria

all’accertamento dei fatti)

- non si applica art 75 l’eventuale azione civile proposta in sede penale può essere trasferita in sede civile

senza che ciò determini la sospensione del processo civile

- il giudice può acquisire, con le forme previste per il dibattimento, le prove non rinviabili, a richiesta di

parte

- la sospensione del processo determina la sospensione del corso della prescrizione, ma la durata della

sospensione della prescrizione non può superare i termini massimi previsti dall’art 161cp

• Art 420-quinquies  alla scadenza di un anno dalla pronuncia dell’ordinanza di sospensione, o anche prima se

c’è necessità, il giudice dispone NUOVE RICERCHE dell’imputato per la notifica dell’avviso. Allo stesso

modo provvede ad ogni scadenza annuale.  REVOCA della sospensione, con ordinanza (fissa nuova udienza

e dispone la notificazione dell’avviso):

a) Se le ricerche hanno dato esito positivo

b) L’imputato ha nominato un difensore di fiducia nel frattempo

c) In ogni caso in cui si ha la prova certa che l’imputato è a conoscenza del procedimento

d) Se deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art 129

L’imputato giudicato in assenza, dopo il passaggio in giudicato della sentenza emessa nei suoi confronti può

chiedere la RIAPERTURA DEL PROCESSO. In precedenza, in tale caso, era prevista solo la restituzione del

termine per proporre l’impugnazione contro la sentenza ormai passata in giudicato.  L67\2014 se l’imputato

giudicato in assenza dimostra la sua incolpevole mancata conoscenza del processo, ottiene:

• possibilità di chiedere alla Cassazione la rescissione del giudicato (solo se sia stato condannato o sottoposto a

misura di sicurezza, mentre in passato l’impugnazione poteva essere richiesta anche dal prosciolto per

ottenere una formula più favorevole)

• ha diritto a una nuova celebrazione del processo di primo grado, almeno a partire dalla fase dibattimentale

• ha a disposizione di nuovo il termine per chiedere il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena

Il soggetto per ottenere la rescissione del giudicato o per esercitare le facoltà previste dall’art 420bis deve dimostrare

che non ha avuto conoscenza del PROCESSO a nulla rileva la sua pregressa conoscenza del procedimento: quindi

tali norme sono applicate anche all’imputato che abbia avuto conoscenza del procedimento a suo carico (tanto da aver

nominato un difensore, ad esempio), ma che poi non abbia più avuto conoscenza degli atti successivi e sia stato per

questo giudicato in assenza, in maniera del tutto legittima.

SVOLGIMENTO DELL’UDIENZA:

Art 421 DISCUSSIONE conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti, il giudice dichiara aperta la

discussione:

- il pm espone sinteticamente i risultati delle indagini preliminari e gli elementi di prova che giustificano la

richiesta di rinvio a giudizio

- l’imputato può rendere dichiarazioni spontanee o chiedere di essere sottoposto a interrogatorio

- prendono poi la parola: difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata

per la pena pecuniaria e dell’imputato -> il pm e i difensori possono replicare una sola volta

- il difensore e il pm illustrano le rispettive conclusioni utilizzando gli atti contenuti nel fascicolo trasmesso a

norma dell’art 416 e gli atti e documenti ammessi dal giudice prima dell’inizio della discussione (si allude

alle prove documentali prodotte dalle parti a norma dell’art 419,comma2; alla documentazione relativa

all’attività investigativa del difensore; alla documentazione relativa alle indagini che si sono svolte dopo la

richiesta di rinvio a giudizio a norma dell’art 419,comma3)

A questo punto se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione. Tuttavia,

può accadere che il materiale probatorio venga ampliato, nei seguenti modi:

A. l’imputato può rendere dichiarazioni spontanee o chiedere di essere sottoposto a interrogatorio

l’interrogatorio è condotto dal giudice con le forme previste dagli art 64\65, oppure, su richiesta di parte,

con l’esame di incrociato (art 421\422)

B. il giudice, su richiesta di parte, può decidere di acquisire prove nelle forme dell’incidente probatorio

C. art 421-bis  se il giudice ritiene che le indagini preliminari sono incomplete, con ORDINANZA: indica le

ulteriori indagini da compiere, fissando un termine per il loro compimento e la data della nuova udienza

preliminare.  l’ordinanza è comunicata al procuratore generale presso la corte d’appello, in modo che

possa esercitare l’avocazione delle indagini. [2 considerazioni: 1) nulla esclude che il giudice possa

invitare a integrare le indagini anche al difensore; 2) dovendo il giudice fissare fin da subito la data della

nuova udienza preliminare, è escluso che, se le indagini portassero prova dell’innocenza dell’imputato, il

pm possa chiedere l’archiviazione-> non si può tornare a una fase anteriore all’esercizio dell’azione]

D. art 422  il giudice può disporre, anche d’ufficio, l’assunzione delle prove che risultano decisive per la

sentenza di non luogo a procedere.  se non è possibile procedere immediatamente all’assunzione di tali

prove, il giudice fissa la data della nuova udienza e dispone la citazione di testimoni\periti\consulenti

tecnici e le persone indicate dall’art 210. L’audizione o interrogatorio di tali persone sono condotte dal

giudice-> pm e difensori possono porre domande, a mezzo del giudice e, infine, formulare le loro

conclusioni.

Art 423 MODIFICA DELL’IMPUTAZIONE nel corso dell’udienza preliminare è possibile che il fatto risulti

diverso da come è descritto nell’imputazione, oppure emerge un reato connesso o una circostanza aggravante in

tali casi il pm deve modificare l’imputazione e contestarla all’imputato, se presente-> altrimenti la comunica al

difensore. Se il pm omette di modificare l’imputazione, si ritiene applicabile in via analogica l’art 521 il giudice non

potrà decidere sul fatto come originariamente contestato, ma dovrà trasmettere gli atti al pm affinchè eserciti

nuovamente l’azione penale per il fatto diverso.

Altra ipotesi durante l’udienza preliminare emerge un nuovo fatto di reato a carico dell’imputato, per il quale si

debba procedere d’ufficio-> in questo caso la contestazione è possibile solo se autorizzata dal giudice e se c’è il

consenso dell’imputato (a meno che il nuovo fatto di reato sia legato al primo da connessione ex art 12: si applica

primo comma). [il giudice può dare al fatto, nel provvedimento conclusivo dell’udienza, una definizione giuridica

diversa rispetto a quella enunciata nell’imputazione, senza che sia necessaria la contestazione della modifica-> però la

Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che in sede dibattimentale la preventiva contestazione è doverosa].

PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

Art 424 Alternative per il giudice: sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio-> il giudice dà

immediata lettura al provvedimento (lettura equivale a notificazione per le parti presenti)-> ed è immediatamente

depositato in cancelleria. Nel caso in cui non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della

sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre 30gg dalla pronuncia.

SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE:

Art 425 le ragioni per le quali l’imputato può essere prosciolto in udienza preliminare corrispondono quasi

integralmente a quelle per le quali può essere prosciolto in fase dibattimentale (manca qui l’ipotesi del reato

commesso da persona non imputabile-> tuttavia dal comma4 si deduce che il giudice non può pronunciare sentenza di

non luogo a procedere x difetto di imputabilità soltanto quando dal proscioglimento dovrebbe conseguire

l’applicazione di una misura di sicurezza diversa dalla confisca quindi quando la persona non imputabile non è

socialmente pericolosa, la giurisprudenza ritiene che potrà essere emessa sentenza di non luogo a procedere). Cause:

a) se sussiste una causa che estingue il reato

b) se sussiste una causa per la quale l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita

c) se il fatto non è previsto dalla legge come reato

d) se risulta che il fatto non sussiste o che l’imputato non l’ha commesso

e) se il fatto non costituisce reato

f) se risulta che l’imputato è persona non punibile per qualsiasi causa

g) Fino alla L479\1999 era controverso se la sentenza di non luogo a procedere potesse essere pronunciata

anche nel caso di mancanza, insufficienza o contraddittorietà delle prove nella formulazione originaria di

questo articolo, era prevista la pronuncia di questa sentenza nel caso in cui l’insussistenza del fatto, la sua

mancata commissione da parte dell’imputato, insussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie

criminosa e la presenza di elementi di non punibilità dovevano risultare “evidenti” dagli atti questo

comportava che solo la prova positiva dell’esistenza di tali cause potesse portare alla sentenza di non luogo a

procedere.  con la riforma del 1999: comma3 stabilisce che il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a

sostenere l’accusa [ intesa come sostenibilità dell’accusa in sede dibattimentale]

Ai fini della pronuncia, il giudice tiene contro delle circostanze attenuanti e deve effettuare il bilanciamento delle

circostanze previsto dall’art 69cp.

Art 426 CONTENUTO NECESSARIO della sentenza:

- intestazione “in nome del popolo italiano” e l’indicazione dell’autorità che l’ha pronunciata

- generalità dell’imputato e delle altre parti private

- imputazione

- esposizione sommaria dei motivi di fatto e diritto su cui si fonda la decisione

- dispositivo con l’indicazione degli articoli di legge applicati

- data e sottoscrizione del giudice

La sentenza è nulla se manca la motivazione, il dispositivo o la sottoscrizione del giudice.

Art 427 CONTENUTI EVENTUALI della sentenza:

- pronuncia sulla falsità di atti e documenti

- pronuncia sulle spese del procedimento quando il giudice emette sentenza di non luogo a procedere perché il

fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commessi, se si tratta di un reato per il quale si procede a querela

della persona offesa, il giudice condanna il querelante : a) al pagamento delle spese del procedimento

anticipate dallo Stato [corte cost ha dichiarato l’illegittimità di questa disposizione nella parte in cui prevede la

condanna del querelante al pagamento delle spese, anche se non c’è alcuna colpa a questi ascrivibile

nell’esercizio del diritto alla querela]; b) se ne è fatta domanda, alla rifusione delle spese sostenute

dall’imputato e, se il querelante si è costituito parte civile, anche di quelle sostenute dal responsabile civile o

intervenuto; c) se c’è colpa grave, il giudice può condannarlo anche al risarcimento dei datti all’imputato e al

responsabile civile che ne abbiano fatto richiesta; d) se, invece, il reato è estinto per remissione della querela,

le spese sono a carica del querelato, a meno che le parti non abbiano disposto diversamente.  contro il capo

della sentenza che decide sulle spese e sui danni -> impugnazione da parte del querelante\ imputato\

responsabile civile.

Art 428 IMPUGNAZIONE contro la sentenza di non luogo a procedere, possono proporre ricorso x cassazione,

che decide in camera di consiglio ai sensi dell’art 127:

a) procuratore della Repubblica e il procuratore generale

b) imputato (a meno che la sentenza non dichiari che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso)

c) persona offesa (solo nel caso di nullità della notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza, a meno che

la persona offesa non si sia costituita parte civile-> in questo caso può proporre ricorso x cassazione per tutti i

motivi previsti dall’art 606)

La sentenza di non luogo a procedere non più soggetta a impugnazione acquista efficacia preclusiva allo stato degli

atti il pm non può esercitare una nuova azione penale nei confronti della stessa persona e per il medesimo fatto.

Tuttavia art 434 possibilità di REVOCA-> presupposto è che dopo la pronuncia, sopravvengono o si scoprono

nuove fonti di prove che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio

dell’imputato il pm deve fare richiesta al gip (lo stesso giudice che ha emesso la sentenza di non luogo a procedere)

che dispone la revoca.

Art 435 la richiesta di revoca deve indicare le nuove fonti di prove, specificando se sono già state acquisite o meno:

- se sono già state acquisite-> il pm chiede al giudice di disporre, contestualmente alla revoca, il rinvio a

giudizio (Cassazione ha precisato che “gli elementi di prova non ancora acquisiti” sono quelli raccolti nel

corso di indagini estranee al procedimento già definito o provenienti da altri procedimenti o reperiti in modo

casuale o spontaneamente offerti-> non si deve trattare di indagini finalizzate alla ricerca di tali elementi,

perché finchè la sentenza non è revoca il pm non solo non può esercitare validamente l’azione penale, ma non

può nemmeno svolgere investigazioni, né richiedere una misura cautelare)

- se non sono già state acquisite-> il pm chiede la riapertura delle indagini

Il giudice, se non dichiara inammissibile la richiesta, designa un difensore all’imputato che ne sia privo e fissa la data

dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pm, imputato, difensore e alla persona offesa.

Art 436 Il giudice provvede con ORDINANZA se revoca la sentenza :

- se il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio, fissa la data dell’udienza preliminare, dandone avviso agli

interessati presenti e disponendo la notificazione per gli altri

- altrimenti, ordina la riapertura delle indagini, fissando il termine per il loro compimento (improrogabile e

non superiore a 6 mesi)  le indagini sono destinate a concludersi nelle modalità ordinarie: richiesta di rinvio a

giudizio o di archiviazione-> in quest’ultimo caso, però si verifica un effetto singolare: ex-imputato si ritrova

in una situazione processuale deteriore rispetto a quella precedente alla revoca, perché la sentenza di non

luogo a procedere viene sostituita da un provvedimento di archiviazione che è sfornito di efficacia preclusiva-

> a tale incongruenza si può porre rimedio escludendo che il pm possa esercitare ex novo l’azione penale

sulla base degli stessi elementi che avevano condotto all’emanazione della sentenza di non luogo a procedere.

Art 437 contro l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di revoca-> il pm può proporre

RICORSO PER CASSAZIONE solamente per:

- inosservanza o erronea applicazione di norme di legge

- mancata assunzione di una prova decisiva quando la parte ne ha fatto richiesta nei casi 495

- mancata o illogica motivazione

DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO:

Art 429 il decreto che dispone il giudizio contiene:

- generalità dell’imputato e delle altre parti private, con l’indicazione dei difensori

- indicazione della persona offesa

- enunciazione in forma chiara e precisa del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono portare

all’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi art di legge

- indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti che esse riferiscono

- dispositivo con l’indicazione del giudice competente per il giudizio

- indicazione del luogo, data e ora della comparizione, con l’avvertimenti che l’imputato se non compare sarà

giudicato in contumacia (in realtà si applicano art 420-bis e seguenti) tra la data del decreto e quella fissata

per il giudizio devono intercorrere almeno 20gg (se si procede per omicidio colposo conseguente a violazione

di norme sulla circolazione stradale o sulla prevenzione degli infortuni sul lavori, non possono decorrere più

di 60gg)

- data e sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario

Il decreto è nullo se l’imputato non è identificato in modo certo o se manca o è insufficiente l’imputazione o

l’indicazione del giorno dell’udienza.

Il giudice è tenuto a dare lettura del decreto in udienza, e la lettura vale come notificazione per le parti presenti->

viene notificato all’imputato e alla persona offesa se non sono presenti, almeno 20gg prima della data fissata x

l’udienza.

Art 431 Dopo l’emissione del decreto, il giudice provvede, nel contraddittorio delle parti, alla formazione del

fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne fa richiesta, il giudice fissa una nuova udienza non oltre 15gg

dopo, per la formazione del fascicolo  questa operazione consiste nella distribuzione degli atti del procedimento in 2

diversi fascicoli:

1) FASCICOLO PER IL DIBATTIMENTO-> contiene:

a) atti relativi alla procedibilità dell’azione penale e all’esercizio dell’azione civile

b) verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria, pm e difensore

c) verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio

d) documenti acquisiti all’estero mediante rogatoria internazionale

e) verbali degli atti, diversi da quelli previsti alla lettera d, assunti all’estero a seguito di rogatoria internazionale

ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e esercitare le facoltà loro riconosciute dalla legge

italiana

f) certificato generale del casellario giudiziario

g) corpo del reato e le cose pertinenti al reato, se non devono essere custoditi altrove

Art 432 il decreto che dispone il giudizio è trasmesso insieme al fascicolo per il dibattimento e con l’eventuale

provvedimento che abbia disposto le misure cautelari in corso di esecuzione, nella cancelleria del giudice

competente per il giudizio.  gli atti inseriti al suo interno sono destinati a trasformarsi in prova nel corso del

dibattimento (mentre il giudice non può decidere basandosi su quelli contenuti nel fascicolo del pm-> salvi i casi

eccezionali)  tuttavia la trasformazione dell’atto in prova non è automatica: necessaria la lettura in giudizio o che il

giudice del dibattimento lo indichi come utilizzabile per la decisione.

2).FASCICOLO DEL PM-> art 433-> contiene gli atti non inseriti nel fascicolo per il dibattimento + dopo la

chiusura delle indagini preliminari, incorpora anche quello del difensore  questo fascicolo è destinato ad essere

conservato nella segreteria del pm, con facoltà dei difensori a prenderne visione o estrarne copia.

Art 430 ATTIVITA’ INTEGRATIVA D’INDAGINE dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio, il pm

e il difensore possono compiere attività integrativa d’indagine, fatta eccezione degli atti per i quali è prevista la

partecipazione dell’imputato o del difensore di questo. Tali indagini potranno protrarsi anche oltre l’avvio della fase

dibattimentale e fino alla discussione finale. La documentazione relativa all’attività integrativa d’indagine è

immediatamente depositata nella segreteria del pm le parti hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia ->in

seguito tale documentazione può trasmigrare nel fascicolo del pm quando le parti se ne sono servite per la

formulazione delle richieste al giudice del dibattimento e quest’ultimo le ha accolte.

Art 430-bis il pm, la polizia giudiziaria e il difensore NON POSSONO assumere informazioni dalle persone che

siano state indicate dalle parti nelle liste presentate a norma dell’art 468 (citazione di testimoni, periti, consulenti

tecnici) questo perché, le parti che intendono chiedere l’esame a dibattimento di testimoni, periti, consulenti tecnici o

imputati in reato connesso o collegato-> devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria almeno 7gg

prima, una lista con i nomi di tali persone e l’indicazione dei fatti che saranno oggetto d’esame nella prassi, avveniva

spesso che il pm convocasse ed esaminasse tali persone, in qualità di persone informate sui fatti, con lo scopo di

verificare le loro effettive conoscenze sfruttandole per la preparazione di materiali probatori contestativi. Art 430-

bis , introdotto nel 1999 mira a evitare questa “appropriazione del testimone” prevede il divieto per pm, polizia

giudiziaria e difensore, di assumere informazioni dalle persone:

- la cui audizione sia stata disposta d’ufficio dal giudice dibattimentale (507)

- indicata nella richiesta di incidente probatorio o ai sensi dell’art 422

- contenute nella lista presentata ai sensi dell’art 468

Il divieto cessa dopo l’assunzione della testimonianza oppure nei casi in cui non sia ammessa o non abbia luogo->

altrimenti, in caso di violazione del divieto: le informazioni assunte sono inutilizzabili.

CAP VI: PROCEDIMENTI SPECIALI

Sono quei procedimenti diversi rispetto a quello ordinario, in quanto prevedono l’assenza di almeno una delle fasi

di tale procedimento (= indagini preliminari-udienza preliminare-giudizio)  il loro obiettivo è semplificare il

procedimento quando ricorrono presupposti previsti dalla legge o c’è il consenso dell’imputato-> quest’ultimo è

necessario perché spesso la semplificazione comporta una compressione del diritto alla difesa, eguaglianza e del

principio di presunzione d’innocenza.

Il titolo VI del cpp prevede 6 riti speciali: giudizio abbreviato; applicazione di pena su richiesta delle parti

(patteggiamento); giudizio direttissimo; giudizio immediato; procedimento per decreto e la sospensione con messa alla

prova a questi si devono aggiungere: oblazione (prevista nel cp); giudizio immediato richiesto dall’imputato; i

procedimenti che traggono origine da una contestazione suppletiva nell’udienza preliminare o in dibattimento.

Possiamo dividere tutti questi procedimenti speciali in 3 gruppi:

1. quelli fondati sul requisito soggettivo del consenso di una o entrambe le parti (“consensuali”) sono stati

recepiti in epoca recente nel nostro ordinamento . Nel sistema del 1930, era prevista l’oblazione e il

procedimento per decreto-> una soluzione pattizia era riservata ai soli “reati bagatellari”. Nel 1981, si ha una

espansione dell’ambito di applicabilità di questi riti + introduzione del patteggiamento. Nel 1988, sono stati

introdotti nuovi riti consensuali. Nel 1999, c’è stata la riforma del giudizio abbreviato, con l’intento di

ampliarne l’ambito di operatività e correggerne alcune storture + modifiche apportate al patteggiamento,

procedimento per decreto e giudizio immediato. L67\2014-> introdotto la sospensione del processo con messa

alla prova, modellato su un analogo istituito sperimentato nella giustizia minorile.

Questi procedimenti prevedono la rinuncia consensuale da parte dell’imputato, al dibattimento e quindi alla

facoltà di contrastare l’accusa -> nessun imputato dotato di senno permetterebbe tale rinuncia-> per questo tali

riti hanno carattere premiale: prevedono sconti di pena e altri vantaggi. Sono:

1_giudizio abbreviato

2_patteggiamento

3_procedimento di oblazione

4_sospensione del processo con messa alla prova

5_giudizio immediato richiesto dall’imputato

2. quelli fondati su requisiti oggettivi imperativamente affermati dal magistrato (“autoritativi”) sono da tempo

presenti in Europa. Qui l’esigenza di semplificazione è giustificata non da una scelta volontaria, ma da

presupposti oggettivi predefiniti, la cui sussistenza viene affermata dal pm e poi verificata dal giudice. Sono:

1_giudizio direttissimo

2_giudizio immeditato

3_contestazione suppletiva del reato concorrente o del reato continuato

3. gruppo misto quelli in cui la semplificazione si fa dipendere da un atto autoritativo del magistrato, combinato

con un atto volontario di una o entrambe le parti. Sono:

1_procedimento per decreto

2_giudizio direttissimo esperibile col consenso delle parti

3_contestazione suppletiva del fatto nuovo

RAPPORTI TRA PROCEDIMENTI:

Non sono necessariamente incompatibili, in quanto la scelta è imposta sono all’interno dello stesso gruppo un

procedimento di tipo “consensuale” esclude la trasformazione in un altro procedimento consensuale-> es: dopo

l’ammissione al patteggiamento non è possibile chiedere il giudizio abbreviato; piuttosto è possibile chiedere

l’ammissione a uno dei 2 riti e, in subordine l’ammissione all’altro, in caso di rigetto della prima richiesta. Inoltre il

giudizio immediato richiesto dall’imputato esclude la possibilità di richiedere sia il rito abbreviato che il

patteggiamento. L’instaurazione di una procedura consensuale, inoltre, è incompatibile con una procedura

autoritativa: ad es-> l’ammissione del giudizio abbreviato o al patteggiamento esclude sia il giudizio immediato che il

giudizio direttissimo.

E’ sempre consentito il passaggio da un rito autoritativo ad uno consensuale premiato con sconto di pena (es:

giudizio abbreviato o patteggiamento) opportunità di questo passaggio si ha per 2 ragioni:

- una di tipo economico-> il rito premiale, concludendosi prima del dibattimento realizza un risparmio di

risorse maggiore rispetto ad un rito autoritativo

- una di tipo giuridico costituzionale-> esigenza di garantire lo stesso trattamento a tutti gli imputati davanti

alle possibili scelte processuali: l’accesso ai riti premiali non può essere ostacolato dall’instaurazione

autoritativa di un rito speciale . consensuali:

PROCEDIMENTO DI OBLAZIONE

Art 162cp è una chiusura anticipata del processo a seguito dell’offerta, da parte dell’imputato, di una somma di

denaro per conseguire l’estinzione del reato.  permesso unicamente per i REATI CONTRAVVENZIONALI

punibili, in concreto, con AMMENDA. A tal riguardo va fatta una distinzione:

• oblazione obbligatoria  quando la pena pecuniaria costituisce la sanzione esclusiva per il reato-> il giudice è

tenuto ad accogliere la richiesta, se presentata nei termini previsti dalla legge . Unica eccezione: reati

permanenti, che sono insuscettibili di oblazione. In questo caso la somma da pagare per estinguere la

contravvenzione è di 1\3 del massimo dell’ammenda previsto dalla legge.

• oblazione facoltativa  art 162-bis quando la pena pecuniaria è prevista come alternativa all’arresto -> il

giudice deve compiere una scelta discrezionale: deve rigettare la richiesta quando ritiene di dover applicare la

pena detentiva, quando considera il grave il fatto commesso oppure nei casi di recidiva\abitualità e

professionalità del reato. In questo caso, la somma da pagare per estinguere il reato è pari alla metà della

massima ammenda prevista.

TERMINI art 141 disp att già nel corso delle indagini preliminari, la richiesta di oblazione può essere presentata al

pm (dall’indagato o dal difensore senza bisogno di procura speciale), che la inoltra al giudice insieme al fascicolo

dell’indagine. Iniziato il processo-> la richiesta è presentata direttamente al giudice prima che sia aperto il

dibattimento o prima che sia emesso il decreto penale di condanna. [nei casi di oblazione facoltativa, la domanda può

essere riproposta anche nel corso del dibattimento, fino all’inizio della discussione finale].

Problema-> imputato potrebbe non essere a conoscenza del procedimento penale nei suoi confronti, potendone

venire a conoscenza solo dopo l’emanazione del decreto penale di condanna per evitare questa possibilità, l’art 141

disp att prevede che il pm, all’atto di chiedere il decreto di condanna, deve informare l’imputato della possibilità di

essere ammesso a oblazione-> in caso di omissione, però, non è prevista la nullità degli atti successivi-> in tal caso,

sarà il giudice a informare l’imputato, contestualmente all’emissione del decreto penale l’imputato viene reintegrato

nel suo diritto di chiedere l’oblazione.  A parte questa ipotesi, i termini per la richiesta sono perentori, a pena di

inammissibilità della richiesta. Se, però, nel dibattimento viene contestato un fatto diverso o un reato concorrente

suscettibile di oblazione, i termini si riaprirebbero.

Accolta la richiesta, il giudice dichiara di non doversi procedere per ESTINZIONE DEL REATO, con sentenza

appellabile. In caso di rigetto il procedimento continua nelle forme ordinarie o secondo le norme del procedimento

per decreto, ma imputato e difensore possono rinnovare la richiesta anche nel corso del dibattimento, fino alla

discussione finale-> regola prevista esplicitamente per oblazione facoltativa, ma la giurisprudenza la ritiene

applicabile anche a quella obbligatoria.

APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI

(PATTEGGIAMENTO)

Art 444 Consiste nella facoltà di provocare una chiusura anticipata del processo (ed evitare il dibattimento),

chiedendo l’applicazione di sanzioni sostitutive di:

- una pena pecuniaria-> che viene diminuita fino a 1\3

- una pena detentiva-> quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a 1\3 non supera 5

anni

La pena pecuniaria, inoltre, può essere applicata congiuntamente a quella detentiva (che non deve cmq superare i 5

anni)  quindi, grazie all’estensione dell’ambito operativo di questo istituto, compiuto dalla L134\2003, adesso è

ammesso il patteggiamento anche per reati gravi, puniti in astratto con pene ben più superiori ai 5 anni, che grazie alle

attenuanti riescono comunque a rientrare in questa categoria (es: rapina, omicidio, estorsione).

Inoltre, possono accedere al patteggiamento anche le persone giuridiche, per gli illeciti sanzionati con pena

pecuniaria, mentre per quelli sanzionati con altra pena, è possibile l’ammissione al patteggiamento solo se non debba

essere applicata una sanzione interdittiva in via definitiva.

ESCLUSIONI procedimenti per delitti di criminalità organizzata, terrorismo, delitti contro la personalità o la volontà

sessuale, anche nei confronti dei minori + nei confronti di coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali,

professionali o per tendenza oppure risultino plurirecidivi-> nel caso in cui debbano rispondere di reati per i quali la

pena detentiva superi 2 anni + procedimento minorile e davanti al giudice di pace.

Necessario un accordo tra le parti, avente ad oggetto la pena da applicare per il fatto descritto nell’imputazione->

necessario il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta necessario perché l’imputato rinuncia a:

- esercitare diritto alla prova, accettando di essere giudicato sulla base degli atti probatori presenti nel

fascicolo e compiuti nella fase preliminare del processo

- controvertere sul fatto e sulla qualifica giuridica di questo

- controvertere sulla specie e sulla misura della pena da applicare

Per questo ottiene una serie di vantaggi:

- sconto di pena-> art 444: “diminuita fino a 1\3”

- sentenza non ha effetti vincolanti nei giudizi civili e amministrativi nei quali sia parte l’imputato che ha

chiesto il patteggiamento-> art 445

- assenza di pubblicità-> anche se non citata dalla legge, rappresenta un incentivo al patteggiamento,

soprattutto per personaggi noti che hanno tutto l’interesse ad evitare il dibattimento

- nel caso di patteggiamento cd “minus” (quando la pena irrogata non supera i 2 anni di pena detentiva)->

imputato è affrancato dal pagamento delle spese processuali, dalle pene accessorie e dalle misure di

sicurezza (tranne la confisca delle cose che servirono o furono destinate alla commissione del reato) + la

non menzione della sentenza nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dal privato + inoltre,

l’imputato può conseguire l’estinzione del reato per fatti che, giudicati in via ordinaria, non rientrerebbero

nell’ambito dell’art167 il reato è estinto, se la pena concordata non sia superiore a 2 anni di detenzione, nel

caso in cui nel termine di 5 anni (se la sentenza riguarda un delitto) o di 2 anni (se riguarda una

contravvenzione) l’imputato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole.

Dal punto di vista dell’accusa questa rinuncia a controvertere sulle questioni di fatto e di diritto connesse

all’imputazione-> ma il pm ottiene come vantaggio un gran risparmio di energie.  tuttavia il pm, a differenza

dell’imputato, non può basare la sua scelta su valutazioni di opportunità, ma solo su parametri obbiettivi (deve

mantenere un atteggiamento imparziale, operando nell’interesse della legge).

Quindi, il PM per esprimere il proprio consenso deve:

• verificare che il materiale d’indagine è sufficiente per applicare la pena richiesta (altrimenti deve continuare

le indagini o chiedere l’archiviazione)

• verificare la corretta qualificazione giuridica assegnata al fatto dall’imputato nella richiesta di patteggiamento

o nell’atto di consenso

• valutare la congruità della sanzione richiesta rispetto alla gravità del fatto commesso e alla personalità

dell’imputato

 tuttavia, il pm non deve dar conto delle ragioni che lo spingono a chiedere il patteggiamento-> in caso di

inosservanza di questi criteri valutativi non c’è alcuna conseguenza sul piano processuale questo perché, sarà

comunque sempre il GIUDICE a valutare se il rito speciale può aver luogo o meno-> deve infatti valutare:

- se non ricorra una delle situazioni indicate dall’art 129-> sentenza di proscioglimento

- verifica se il reato rientra tra quelli suscettibili di essere definiti con questa speciale procedura

- verifica che la qualificazione giuridica data dalle parti sia corretta

- valuta che la pena sia congrua rispetto alle finalità che le sono proprie

In caso, invece, di dissenso opposto alla richiesta di patteggiamento dell’imputato, il pm deve esporre le ragioni (art

446) questo perché il suo dissenso andrà a influire sullo svolgimento procedurale, precludendo il rito speciale->

tuttavia non preclude la possibilità di una tardiva applicazione della pena richiesta dall’imputato, quando il giudice

d’appello o del dibattimento ritengano ingiustificato il dissenso del pm  per poter effettuare tale valutazione, i giudici

devono poter conoscere i motivi che hanno fondato l’opposizione del pm-> da qui l’obbligo di motivazione.

PROCEDIMENTO art 446 la richiesta può essere presentata dall’imputato o dal pm-> vista la natura negoziale

dell’accordo, è necessario il consenso della parte che non presenta la richiesta e l’imputato deve agire personalmente

oppure per mezzo di un procuratore munito di procura speciale, mentre le persone giuridiche agiscono per mezzo del

rappresentante legale, purchè non sia imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo.  richiesta (e

consenso) è presentata oralmente in udienza, oppure con atto scritto.

Termini per la presentazione della richiesta e del consenso variano a seconda dei procedimenti:

• richiesta può essere presentata nel corso delle indagini preliminari

• in udienza preliminare : fino a che le parti abbiano presentato le loro conclusioni

• nel procedimento monitorio: la richiesta va proposta dall’imputato contestualmente all’opposizione contro

il decreto di condanna (461)

• nel giudizio immediato: entro 15gg dalla notificazione del decreto di citazione per il dibattimento (458)

• nel giudizio direttissimo: fino all’apertura del dibattimento (= anche nel giudizio a citazione diretta davanti

al tribunale monocratico)

Due casi di rimessione in termini:

1. quando l’imputato è stato erroneamente processato in assenza e riesce a dimostrare la sua incolpevole

ignoranza del processo a suo carico-> il processo, anche se definito con sentenza irrevocabile di condanna,

regredisce alla fase introduttiva del giudizio e l’imputato può chiedere il patteggiamento fino al dibattimento

(489).

2. quando si verifica la contestazione del fatto diverso, del reato concorrente o di una circostanza

aggravante (516-517), quando all’imputato non possa essere rimproverata l’omessa tempestiva richiesta di

patteggiamento per le nuove imputazioni.

Contenuto della richiesta non è specificato dal codice, ma si deduce dalle valutazioni che spettano al giudice per

valutarne l’ammissibilità-> a) il fatto da giudicare; b) la sua qualificazione giuridica; c) la pena richiesta; d) inoltre

l’imputato può subordinare l’efficacia della richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena

(444).

Art 447 richiesta nel corso delle INDAGINI PRELIMINARI se proviene dal pm, deve contenere necessariamente

l’atto di imputazione (perché coincide con l’esercizio dell’azione penale). Inoltre, anche se la richiesta è presentata

dall’imputato oppure congiuntamente, il giudice deve fissare con decreto in calce alla richiesta l’udienza per la

decisione, assegnando un termine per la notificazione e, se la richiesta non è congiunta, per esprimere il consenso al

patteggiamento-> almeno 3gg prima dell’udienza il fascicolo del pm è depositato nella cancelleria del giudice  in

udienza sono sentiti il pm e il difensore (se comparsi).

La richiesta presentata nel corso delle indagini preliminari è immodificabile e irrevocabile, nel caso in cui proviene

da una sola parte e il giudice ha assegnato all’altra un termine per esprimere il proprio consenso questa disposizione

si pone come eccezionale e fa ritenere che negli altri casi la richiesta sia modificabile e revocabile, finchè non sia

intervenuto il consenso dell’altra parte.

Una volta raggiunta l’intesa, il giudice deve valutare se esistono i presupposti per l’ammissibilità del rito speciale:

- appurare l’esistenza dell’accordo tra le parti e la loro effettiva volontà di chiudere in anticipo il processo

- verificare che non ci siano esclusioni oggettive e soggettive (art 444)

- controllare la qualificazione giuridica

- congruità della pena

- verificare insussistenza di cause di non punibilità che porterebbero al proscioglimento (129)

Quindi, vediamo che il patteggiamento non si fonda tanto su un accertamento positivo della responsabilità penale,

quanto sull’esclusione di possibili presupposti di proscioglimento questo rende difficile inquadrare il provvedimento

applicativo della pena tra le sentenze di condanna. Una volta conclusa la verifica di ammissibilità, il giudice deve

applicare la pena concordata, non può modificare l’accordo (qualcosa di simile avviene quando il giudice deve

decidere sull’ammissibilità della richiesta di decreto penale da parte del pm).

Se la valutazione del giudice porta a un esito negativo rigetta la richiesta e il procedimento prosegue con le modalità

ordinarie-> dibattimento. Tuttavia, la dichiarazione di inammissibilità non preclude nuove richieste di fronte allo

stesso giudice finchè è aperto il termine per la loro presentazione. Ulteriori richieste possono essere chieste: al giudice

del dibattimento, se la richiesta era stata rigettata dal gip; al giudice d’appello, se la richiesta era stata presentata per

la prima volta e rigettata dal giudice del dibattimento (nei casi di giudizio direttissimo o citazione diretta), o al giudice

di cassazione, nei casi di citazione diretta e direttissima aventi ad oggetto reati che non ammettono l’appello (448)

La stessa cosa è prevista nel caso di dissenso del pm impedisce la chiusura anticipata del processo, ma non preclude

che sia applicata la pena concordata quando il giudice del dibattimento (o d’appello) reputi quel dissenso

ingiustificato per questo, l’imputato può ripresentare la richiesta davanti al giudice del dibattimento o

dell’impugnazione-> al fine di verificare la fondatezza del dissenso del pm, il giudice ordina l’esibizione degli atti

contenuti nel fascicolo del pm-> se la verifica ha esito negativo: applica lo sconto di pena.

SENTENZA non riguarda l’accertamento della responsabilità penale, ma solo un accertamento negativo sulla non

punibilità dell’imputato. A prima vista “escludere la possibilità di prosciogliere” e “affermare la necessità di punire”

sembrano indicare lo stesso fenomeno-> in realtà l’esclusione della possibilità di prosciogliere include anche casi che,

in dibattimento, porterebbero a una sentenza di proscioglimento (es: insufficienza o contraddittorietà della prova non

sarebbero d’ostacolo al patteggiamento, in quanto il giudice sarebbe tenuto al proscioglimento solo qualora fossero

presenti una delle cause previste dall’art 129) in altre parole: la situazione di incertezza non gioca a favore

dell’imputato, come accade nel dibattimento-> nel patteggiamento, la decisione è presa allo stato degli atti->

materiale raccolto durante le indagini non può essere integrato, nemmeno per superare eventuali incertezze c’è una

differenza tra la sentenza di condanna emessa al termine del dibattimento e quella che applica la pena su richiesta:

diversa è la regola di giudizio da applicare e diverso è l’accertamento che il giudice deve condurre.  tuttavia, l’art 445

equipara la sentenza che applica la pena su richiesta a una pronuncia di condanna-> anche se molte volte è la legge

stessa ad escludere che tale sentenza abbia gli stessi effetti di una sentenza di condanna :

• nel patteggiamento “minus” (detenzione inferiore a 2 anni) -> la sentenza non può applicare pene accessorie,

nemmeno quando sono collegate ex lege alla condanna per determinati reati

• sentenza è inidonea a sortire effetti vincolanti nei procedimenti civili e amministrativi  unica eccezione: art

445 comma1-bis: “salvo quanto previsto dall’art 653” in riferimento al procedimento disciplinare, l’autorità

disciplinare deve ritenere accertata la responsabilità penale di chi patteggia -> Corte Costituzionale ha

giudicato ragionevole questa eccezione affermando che il giudizio disciplinare ha una sua peculiarità e

costituisce una species a sé stante, cosi da giustificare una regolamentazione distinta dai giudizi civili e

amministrativi

• L134\2003 ha novellato l’art 629 include tra i provvedimenti suscettibili di revisione anche le sentenze che

applicano la pena su richiesta-> in questo modo viene equiparata alla sentenza di condanna.

Il dubbio se considerare la sentenza che applica la pena su richiesta una sentenza di condanna, è sorto nuovamente per

l’applicazione di norme che associano automaticamente determinati effetti al condannato, senza precisare se tali effetti

si producono anche a seguito di patteggiamento giurisprudenza ha cercato di negare la natura condannatoria di tale

sentenza, ogni qual volta il giudicato di condanna è dalla legge considerato per l’affermazione di responsabilità che

incorpora, piuttosto che sul suo essere titolo per eseguire una sanzione -> questo spiega perché la sentenza di

patteggiamento non fosse considerata di condanna ai fini della revoca di diritto della sospensione condizionale della

pena dipendente dall’aver commesso un reato della stessa indole L134\2003 ha portato a considerare sentenze di

condanna solo quelle di patteggiamento “maius”-> tuttavia tale distinzione totalmente ingiustificata non poteva

reggere a lungo giurisprudenza ha finito per considerare condannatorie tutte le sentenza che prevedono delle pene

richieste dalle parti: Sezioni Unite hanno affermato che ogni sentenza di patteggiamento è idonea a determinare la

revoca della sospensione condizionale della pena e più in generale: sentenze di patteggiamento sortiscono gli stessi

effetti delle sentenze di condanna, salvo che la legge preveda altrimenti.

Una particolare caratteristica delle sentenze di patteggiamento-> INAPPELLABILITA’ perché costituiscono la

rinuncia a controvertere su vari punti della decisione-> ovviamente non solo in primo grado ma anche in secondo.

Unico caso di appellabilità art 448 il pm può appellare la sentenza di patteggiamento, quando il giudice l’ha emessa

nonostante il dissenso espresso dal pm, ritenendolo ingiustificato.

A parte questo particolare caso, la sentenza in questione è ricorribile per cassazione per uno dei motivi indicati

dall’art606 error in procedendo o in iudicando tuttavia la Corte di Cassazione ha elaborato una serie di criteri di

ammissibilità del ricorso:

- errata qualificazione giuridica del fatto può esser fatta valere solo in presenza di un manifesto error in

iudicando che dissimuli un’illegale trattativa sul nomen iuris

- la contestazione del quantum di pena è ammessa solo se l’accordo tra le parti appare illegale, essendosi

formato senza rispettare i limiti edittali fissati dalla legge penale

AZIONE CIVILE il danneggiato non può intervenire nel patteggiamento, né per esercitare l’azione risarcitoria, né

per opporsi alla definizione anticipata del giudizio nel caso in cui si è già costituito parte civile, se la richiesta di

patteggiamento viene accolta, dovrà abbandonare la sede penale per far valere la propria pretesa in sede civile

infatti art 444-> è precluso al giudice del patteggiamento il potere di decidere la relativa questione perché con il

patteggiamento abbiamo un accertamento penale “incompleto”, definito allo stato degli atti-> per questo non è la

sede idonea per accertare la responsabilità dell’imputato, neppure sotto il profilo civilistico.

Il danneggiato, costituitosi parte civile, può solo chiedere il pagamento delle spese processuali già sostenute. Art 445

il processo civile che si instaura dopo il patteggiamento non è destinato a subire la sospensione prevista dall’art

75,comma3 + non è in alcun modo pregiudicato dall’esito della procedura di patteggiamento.  tuttavia, l’art448

prevede che, se la sentenza di patteggiamento è pronunciata dal giudice dell’impugnazione, questo decide sull’azione

civile-> non si tratta di un’eccezione: in questo caso, infatti, il giudizio di primo grado si è svolto regolarmente fino in

fondo, quindi il giudice dell’impugnazione ha a disposizione gli atti di tutto il dibattimento-> sufficienti a fondare

anche una decisione sulla responsabilità civile.

GIUDIZIO ABBREVIATO

Finalità è di snellire il processo, permettendo la sua chiusura anticipata (= patteggiamento).

Originariamente era prevista l’attenuazione della pena di 1\3 all’imputato che accettava di essere giudicato già

nell’udienza preliminare ( o in mancanza: prima dell’apertura del dibattimento), sulla base degli atti contenuti nel

fascicolo d’indagine. L’ammissione del rito speciale era subordinata al consenso del pm e alla valutazione del

giudice, che poteva accogliere la richiesta solo se gli fosse parsa possibile la definizione del giudizio “allo stato degli

atti”, senza possibilità di alcuna integrazione probatoria  questo sistema portò a diverse pronunce di

incostituzionalità:

- il dissenso del pm doveva essere motivato, per consentire il sindacato del giudice dibattimentale

- l’ordinanza che rigettava la richiesta doveva essere sottoposta a sindacato giurisdizionale

- il rito abbreviato non poteva essere richiesto quando per il reato contestato era previsto l’ergastolo

- il criterio “allo stato degli atti”, comportava disparità di trattamento, perché la sorte della richiesta di rito

abbreviato finiva con coincidere con l’impegno del pm e della polizia durante le indagini preliminari

Riforma L479\1999 diverse innovazioni:

- non più necessario il consenso del pm

- viene meno il criterio della definibilità del giudizio allo stato degli atti -> il rito abbreviato diventa

ammissibile a seguito della semplice richiesta dell’imputato, anche in caso di incompletezza delle indagini

- viene meno qualsiasi limite oggettivo-> applicabile anche ai processi aventi per oggetto imputazioni per reati

puniti con l’ergastolo

- possibile assumere prove anche nel corso del giudizio abbreviato

AMBITO DI APPLICAZIONE E PRESUPPOSTI  la riforma ha eliminato i limiti oggettivi che ostacolavano

l’applicabilità del rito abbreviato a reati di particolare gravità-> adesso anche i reati punibili con l’ergastolo possono

essere giudicati in forma abbreviata L479\99 ha ripristinato il testo originale dell’art 442-> in sostituzione della pena

perpetua il giudice deve applicare una pena temporanea, di 30 anni.  il fatto che una semplice richiesta dell’imputato

potesse portare all’esclusione dell’ergastolo, però, ha destato qualche polemica-> legislatore fu costretto ad emanare

un’interpretazione autentica traendo spunto da alcune interpretazioni giurisprudenziali che negavano l’accesso al rito

abbreviato per i reati punibili con l’ergastolo associato all’isolamento diurno, il legislatore ha affermato che la

previsione dell’art 442 fosse riferita ai reati puniti con l’ergastolo “semplice” in questo modo ha consacrato

l’interpretazione giurisprudenziale evitando di elevarla a criterio ispiratore che valesse a escludere drasticamente il rito

abbreviato per i reati di maggiore gravità (ergastolo e isolamento)-> c’è una differenza:

• interpretazione giurisprudenziale-> l’imputazione di più delitti puniti con una pluralità di pene detentive

ultra quinquennali, delle quali almeno una fosse l’ergastolo, precludeva incondizionatamente l’accesso al

giudizio abbreviato , in quanto la pena applicabile in questi casi era l’ergastolo con isolamento diurno, che

rappresenta una specie a sé rispetto all’ergastolo semplice

• interpretazione legislativa-> l’essere imputati di tali delitti non preclude l’accesso al rito abbreviato, ma lo

sconto di pena (cioè 30 anni)-> tale sconto di pena si riduce all’esclusione dell’isolamento diurno, ma

l’ergastolo permane

Tuttavia, l’articolo che contiene tale interpretazione autentica è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Cost per

contrasto con il principio di irretroattività del trattamento meno favorevole al reo-> infatti la nuova regola imponeva

l’applicazione (retroattiva) dell’ergastolo semplice, al posto dell’ergastolo con isolamento diurno, per tutti i giudizi

abbreviati che erano stati richiesti prima della sua entrata in vigore-> prima di ciò, però, l’art 442 prevedeva la

sostituzione di qualsiasi tipo di ergastolo con la reclusione di 30 anni.

Rito abbreviato è ESCLUSO:

processo a carico di persone giuridiche, quando il giudice ritiene di dover applicare una pena interdittiva in

 via definitiva-> qui l’esigenza specialpreventiva è incompatibile con sconti di pena

nella giurisdizione conciliativa del giudice di pace (= patteggiamento)

Art 438 INTRODUZIONE del rito abbreviato 2 diverse modalità:

1. richiesta semplice l’imputato si limita a chiedere che il processo sia definito all’udienza preliminare allo

stato degli atti

2. richiesta complessa l’imputato nel chiedere il giudizio anticipato, può porre come condizione che siano

assunti alcuni mezzi di prova, allo scopo di colmare un deficit conoscitivo sulla questione di merito,

insufficientemente chiarita dall’attività investigativa

Entrambe le richieste devono essere proposte oralmente o per iscritto, personalmente dall’imputato, oppure per

mezzo di procuratore munito di procura speciale.

TERMINI “durante l’udienza preliminare , finchè non siano state formulate le conclusione a norma degli art 421 e

422” (= Sezioni Unite: richiesta va presentata dopo le conclusioni del pm e, al più tardi, quando il difensore formula le

proprie. Se ci sono più imputati, per ciascuno di essi il termine coincide con le conclusioni finali del proprio difensore)

Nei procedimenti privi di udienza preliminare:

- giudizio immediato (solo se promosso da pm)-> l’imputato può presentare la richiesta al gip dopo che questi

gli abbia notificato il decreto di citazione a giudizio , entro 15gg dall’ultima notifica del decreto all’imputato o

dell’avviso al difensor. La richiesta va poi comunicata al pm, che deve esser messo al corrente per poter

adeguatamente rappresentare le sue ragioni

- giudizio direttissimo e a seguito di citazione diretta davanti al tribunale monocratico-> il rinvio a giudizio qui

non è soggetto al vaglio di un organo giurisdizionale: la richiesta è presentata al giudice dibattimentale, in

udienza, prima che sia dichiarato aperto il dibattimento

- procedimento per decreto -> l’opponente può chiedere il giudizio abbreviato al giudice che ha emesso la

condanna, il quale fissa l’udienza per il giudizio, dandone avviso a tutti gli interessati almeno 5gg prima

dell’udienza stessa.

- in caso di contestazione del fatto diverso o del reato connesso a norma dell’art 12-> la richiesta può essere

presentata nel dibattimento

Anche qui, art 489 prevede la rimessione in termini per l’imputato giudicato erroneamente in assenza (=

patteggiamento).

Ricevuta la richiesta, il giudice deve valutarne l’AMMISSIBILITA’:

• nel caso di richiesta semplice controllo meramente formale dell’atto: valuta che siano stati rispettati i

termini prescritti per la richiesta e che questa sia frutto della volontà dell’imputato, espressa in forma

inequivoca . Soltanto la richiesta semplice proveniente dal rappresentante legale dell’ente implica una

valutazione di tipo discrezionale-> il giudice deve valutare se è applicabile la pena interdittiva definitiva o

meno.

• nel caso di richiesta complessa necessario un controllo sul contenuto della domanda-> infatti qui la

domanda è subordinata ad una integrazione probatoria, che il richiedente reputa indispensabile ai fini della

decisione-> il giudice deve valutare se tale integrazione probatoria sia davvero necessaria (= pertinente con i

fatti da provare) ai fini della decisione e se sia compatibile con le finalità di economia processuale proprie del

procedimento (= che non sia, quindi, superflua)-> la legge non fa riferimento, ma si ritiene che il giudice

debba anche valutare la validità dei mezzi di prova richiesti, perché ovviamente una prova vietata, oltre che

essere inutilizzabile, non potrà essere acquisita nel giudizio abbreviato i criteri d valutazione del giudice sono

descritti in modo molto vago dal cpp, soprattutto quello che richiama l’economia processuale, e questo ha

portato a dei dubbi di legittimità di tale norma, in quanto esporrebbe al rischio di una disparità di trattamento-

> Corte cost, in un primo momento ha dichiarato la questione inammissibile, ma successivamente ha

dichiarato l’illegittimità dell’art 438, comma6, “ nella parte in cui non prevede che, in caso di rigetto della

richiesta complessa, l’imputato possa rinnovare la richiesta prima dell’apertura del dibattimento”  quindi, il

rigetto da parte del gip o del giudice dell’udienza preliminare, avvenuto per ragioni di economia processuale,

è adesso sindacabile da parte del giudice del dibattimento. Caso particolare-> nel giudizio direttissimo o

nei procedimenti a citazione diretta, se il giudice del dibattimento rigetta la richiesta di rito abbreviato, per gli

stessi motivi-> in questo caso il giudice del dibattimento è il primo destinatario della richiesta complessa->

quindi non potrà essere lui a sindacare la correttezza del suo proprio provvedimento: sarà il giudice

d’appello-> potrà censurare il rigetto ingiustificato della richiesta di rito abbreviato: tuttavia la giurisprudenza

ha ammesso l’anticipazione di un simile intervento-> al termine del dibattimento, se il giudice si rende conto

di aver sbagliato a rigettare la richiesta di rito abbreviato, dovrà comunque applicare lo sconto di pena.

Dopo aver effettuato le sue valutazioni il giudice:

- accoglie la richiesta -> con ordinanza, che dispone l’udienza di giudizio abbreviato (questa ordinanza solo

eccezionalmente potrà essere revocata)

- rigetta la richiesta -> il rigetto non impedisce la rinnovazione della richiesta davanti allo stesso giudice, fino

alla scadenza del termine previsto (formulazione delle conclusioni nell’udienza preliminare). La stessa

disposizione non è prevista (irragionevolmente) per i procedimenti privi di udienza preliminare. La nuova

richiesta potrà essere accolta se formulata in modo rispondente ai criteri previsti dalla legge-> è possibile che,

in caso di rigetto di una domanda complessa, venga proposta una richiesta semplice; è anche possibile la

proposizione simultanea più richieste, tra loro alternative, ognuna delle quali presenta una diverso progetto di

integrazione probatoria. E’ possibile anche la proposizione simultanea di una richiesta semplice e una

complessa. Tuttavia, in caso di rigetto, è applicabile l’art 135 disp att regola il caso di richiesta di

patteggiamento ostacolata da un dissenso del pm, che l’imputato reputa ingiustificato-> anche qui l’imputato

ha facoltà di sottoporre all’esame del giudice dibattimentale ( o d’appello) il provvedimento di rigetto ed,

eventualmente, ottenere lo sconto di pena, nonostante non sia stato possibile fruire della conclusione

anticipata del procedimento.

PROCEDIMENTO:

Art 441 il rito si svolge in camera di consiglio, in un’udienza alla quale il pubblico non è ammesso, a meno che

l’imputato (o tutti gli imputati, se sono di più) ne faccia richiesta [in ogni caso la pubblicità del rito è ammessa solo

nel procedimento di primo grado e non in appello].

All’udienza partecipano l’imputato, il difensore e il pm-> non è preclusa la presenza della parte civile, che, se già

costituita in precedenza, ha facoltà di ricusare l’accettazione del rito abbreviato, ma non di impedirne lo svolgimento 

la non accettazione del rito speciale, comporta l’uscita dal processo penale del danneggiato, che potrà far valere la sua

pretesa risarcitoria in sede civile.  il danneggiato, inoltre, può costituirsi parte civile anche dopo che sia stata accolta

la richiesta di rito abbreviato->in questo caso, però, lo accetta una volta per tutte e non può più tornare sui suoi passi

(“la costituzione di parte civile, in questo caso, equivale all’accettazione del rito abbreviato”)

“Nel giudizio abbreviato si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste per l’udienza preliminare, fatta

eccezione per gli art 422 e 423” la procedura, quindi, si svolge secondo le norme previste per l’udienza preliminare,

ma non si applicano le disposizioni relative all’assunzione di prove e al mutamento di imputazione-> tuttavia questa

esclusione aveva un senso quando il giudizio abbreviato era ammesso solo sulla base del presupposto della definibilità

“allo stato degli atti”-> oggi, non è più così, tant’è che l’integrazione probatoria è consentita sia su richiesta di parte

che d’ufficio.

Il procedimento varia a seconda del tipo di richiesta che lo ha instaurato:

• richiesta semplice  il giudice deve valutare se gli atti presenti nel fascicolo a sua disposizione siano

sufficienti a risolvere la questione di merito o meno-> in caso di esito negativo-> “assume, anche d’ufficio,

gli elementi necessari ai fini della decisione” può agire d’ufficio o su sollecitazione dell’imputato, cui, però,

non viene attribuito un vero e proprio diritto alla prova; non ha, invece, potere di svolgere ulteriori indagini il

pm. Ogni mezzo di prova può essere assunto, indipendentemente dal dispendio di tempo che richieda

l’assunzione-> questo perché, essendo irrevocabile l’ordinanza che ammette il rito abbreviato, il giudice dovrà

raccogliere tutti i mezzi di prova possibili per colmare le sue lacune conoscitive e poter definire il giudizio. A

differenza di quanto avviene nel dibattimento, si applica l’art 423 regole dettate per udienza preliminare:

testimoni, periti, coimputati, consulenti tecnici sono interrogati direttamente dal giudice e le parti possono

partecipare solo per tramite di questo + l’imputato può farsi interrogare, ma solo dal giudice (non è possibile

l‘esame incrociato)

• richiesta complessa  dovendo l’imputato chiedere l’integrazione probatoria, si ritiene che la richiesta

debba indicare anche le circostanze di fatto che devono essere chiarite e i mezzi di prova per i quali si chiede

l’assunzione-> il giudice è vincolato dal contenuto di tale richiesta (= deve assumere tutte le prove indicate

dall’imputato, altrimenti verrebbe meno una condizione d’efficacia della richiesta stessa), ma anche qui può

escludere le prove vietate e assumere d’ufficio le prove che ritiene indispensabili. A differenza di quanto

avviene nel caso di richiesta semplice, qui il pm può continuare la sua attività di indagine e ha facoltà di

richiedere l’ammissione di prove contrarie a quelle indicate dall’imputato nella richiesta complessa.[si tratta

di un’attuazione rafforzata del diritto alla prova, che trova analoga espressione in dibattimento nella regola

della reciprocità (art 495), ma solo la mancata assunzione di prove a norma dell’art 495 costituisce un motivo

di annullamento della sentenza di merito]

In entrambi i casi, qualsiasi integrazione probatoria può portare a un mutamento dell’imputazione-> per questo l’art

441 fa salvo quanto disposto dall’art 423 la riforma del 99 ha trattato con superficialità il tema delle nuove

contestazioni, prevedendo che l’art 423, dettato per l’udienza preliminare, potesse regolare possibili mutamenti di

imputazione anche nel giudizio abbreviato-> tuttavia, l’udienza preliminare è destinata a sfociare nel rinvio a giudizio

o nel non luogo a procedere -> questo rende ragionevole che, davanti a una nuova contestazione, l’imputato non sia

assistito da tutte le garanzie che la legge gli riconosce se l’analoga situazione si verificasse nel dibattimento (es:

termine a difesa, diritto alla prova). Nel giudizio abbreviato, invece, la conclusione del giudizio avviene con sentenza

di assoluzione o di condanna, quindi tale limitazione delle garanzie non appare ragionevole per questo nel 2000 è

stato introdotto l’art 441-bis  contestazione di fatti diversi, circostanze aggravanti o reati concorrenti devono derivare

dall’integrazione probatoria sollecitata dalla parte con la richiesta complessa, oppure intrapresa d’ufficio dal giudice->

non sono ammesse nuove contestazioni sulla base del materiale probatorio già acquisito prima della richiesta di rito

abbreviato “in caso di nuove contestazioni l’imputato può chiedere che il procedimento prosegua nelle forme

ordinarie”-> il giudice, su istanza dell’imputato o del difensore, sospende il giudizio e assegna un termine non

superiore a 10gg per la formulazione della richiesta di procedimento ordinario o per l’integrazione della difesa:

- se non chiede di proseguire nelle forme ordinarie-> il giudizio abbreviato continua sulla base della nuova

imputazione, ma l’imputato può chiedere l’ammissione di nuove prove, anche oltre i limiti previsti dal

comma5 dell’art 438, e il pm può chiedere l’ammissione della prova contraria. L’ammissibilità delle nuove

prove va comunque valutata dal giudice sulla base di criteri di non superfluità e utilizzabilità , nonché di

pertinenza al fatto descritto nella nuova contestazione

- se chiede la trasformazione del rito-> il giudice emette un provvedimento con cui revoca l’ordinanza con

cui era stato disposto il giudizio abbreviato e fissa l’udienza preliminare o la sua prosecuzione -> questa

scelta alternativa ha dato luogo a dubbi interpretativi si ritiene che : -fissa udienza preliminare quando la

trasformazione del rito è stata preceduta da una richiesta di sospensione del rito abbreviato; -ordina

prosecuzione quando la trasformazione è stata chiesta immediatamente dopo la contestazione del nuovo fatto.

La richiesta di giudizio abbreviato non può essere riproposta.

Nel caso di contestazione di un fatto nuovo art 423 prevede consenso dell’imputato e l’autorizzazione del giudiceil

consenso dell’imputato va formulato come richiesta (semplice o complessa) di definizione anticipata del processo in

relazione al fatto nuovo-> il giudice deve autorizzare: -cumulo della trattazione del fatto nuovo con quello già

contestato; -ammissibilità della richiesta dell’imputato in caso di inammissibilità, il giudice deve negare

l’autorizzazione al fatto nuovo.

Nei procedimenti privi di udienza preliminare, la trasformazione dal procedimento speciale al rito abbreviato e

viceversa, la L144\2000 ha apportato qualche modifica-> anche qui l’imputato ha diritto alla sospensione del giudizio

abbreviato per scegliere per la trasformazione o meno. Tale trasformazione dal rito abbreviato nel procedimento

speciale avviene in diverso modo:

- nel giudizio direttissimo-> il processo deve tornare alla fase pre dibattimentale e il giudice deve fissare

l’udienza di giudizio direttissimo

- se il rito abbreviato è chiesto per reati a citazione diretta-> il giudice deve fissare udienza per il giudizio

- nel caso in cui il rito abbreviato è chiesto nel corso di un procedimento monitorio-> se c’è passaggio inverso,

il procedimento procede con la fissazione dell’udienza normalmente provocata dall’opposizione proposta

dall’imputato al decreto di condanna

Abbiamo visto, quindi, che il giudizio abbreviato è suscettibile di articolarsi in numerose udienze si chiude con le

conclusioni delle parti (si segue art 523 per l’ordine di intervento).

SENTENZA:

Terminata la discussione, il giudice si ritira per decidere il merito della causa-> la legge non specifica se deve trattarsi

dello stesso giudice che ha ammesso il giudizio abbreviato o meno giurisprudenza era orientata in senso affermativo

già prima della riforma, in quanto tale soluzione è conforme al principio di immediatezza, che vale anche nel giudizio

abbreviato + principio dell’immutabilità del giudice se così non fosse, il giudice chiamato a decidere il merito si

troverebbe costretto ad adeguarsi alla scelta del primo giudice, che aveva valutato di poter decidere allo stato degli atti

Art 442 “il giudice provvede a norma degli art 529 e ss” norme che regolano la sentenza dibattimentale:

- proscioglimento -> se al termine della discussione il giudice è incerto sulla colpevolezza dell’imputato;

oppure sentenza di non doversi procedere, se ha dubbi sull’esistenza una condizione di procedibilità o causa di

estinzione del reato

- condanna -> presuppone che la responsabilità penale dell’imputato è dimostrata positivamente, al di là di ogni

ragionevole dubbio (altrimenti proscioglimento). In caso di condanna, il giudice deve determinare la pena

applicabile, tenendo conto di tutte le circostanze attenuanti e aggravanti, diminuendola di 1\3. Se la pena è

ergastolo con isolamento diurno-> ergastolo semplice; se è ergastolo semplice-> 30 anni

Il giudice, ai fini della deliberazione, deve utilizzare:

• atti di indagine preliminare (contenuti nel fascicolo di cui all’art 416)

• atti di indagine suppletiva del pm e del difensore (documentazione di cui all’art 419)

• atti di integrazione probatoria proposta dal giudice e dall’imputato nell’udienza di giudizio abbreviato.

Se la parte civile ha accettato il giudizio abbreviato, il giudice può soddisfare la sua pretesa risarcitoria  inoltre la

sentenza penale ha effetti vincolanti nel giudizio civile di risarcimento del danno, a condizione che il danneggiato

abbia accettato il giudizio abbreviato. Se, però, il giudicato è di condanna, ha comunque effetto vincolante nel

giudizio civile, anche se la parte civile non ha accettato il giudizio abbreviato.

Art 443 sentenza è APPELLABILE, ma con alcuni limiti:

• imputato non può proporre appello contro le sentenze di proscioglimento (prima nemmeno il pm, adesso la

Corte Cost ha dichiarato incostituzionalità di tale previsione per contrasto con l’art 111) -> unica eccezione è

quella del proscioglimento per vizio totale di mente: può prevedere misure restrittive della libertà personale e

postula un accertamento del reato-> molto simile a condanna

• le sentenze di condanna alla pena dell’ammenda sono sottratte dal giudizio di secondo grado

• il pm non può appellare le sentenze di condanna, a meno che non si tratti di sentenza che modifica il titolo

del reato

• dubbia l’appellabilità della parte civile-> art 576 è stato modificato nel 2006 con l’intento di svincolare la

posizione del pm da quella della parte civile in assenza di una disposizione di legge e in osservazione del

principio di tassatività delle impugnazioni, parrebbe che la parte civile non ha diritto di appellare le sentenze.

Tuttavia, bisogna considerare che la riforma dell’art 576 era proprio tesa ad ampliare i diritti di impugnativa

della parte civile, rispetto a quelli del pm-> sottrarre tale diritto alla parte civile rappresenta un’irragionevole

compressione del diritto di difendersi nel processo penale. Possibile appellare le sentenze di proscioglimento

Esclusione dell’appello riguarda anche quello in via incidentale previsto dall’art 595-> l’appello incidentale può essere

proposto solo da chi è legittimato a proporlo in via principale (al massimo si può ricorrere per cassazione, sperando

nella possibile conversione del processo in appello).

L’appello si svolge in camera di consiglio, senza intervento del pubblico (ma eventuale inosservanza non ha alcuna

conseguenza, semplice irregolarità). Nel corso dell’udienza d’appello possono essere assunte nuove prove, entro i

limiti previsti dall’art 603 distinzione:

- se il giudizio abbreviato è stato istaurato con richiesta complessa-> imputato mantiene il suo diritto alla

riassunzione delle prove già assunte in primo grado, anche in appello + può richiedere l’assunzione di prove

che non sono state assunte nel giudizio abbreviato, per un error in procedendo. A sua volta il pm può chiedere

l’assunzione delle prove contrarie

- con richiesta semplice, invece, l’imputato ha rinunciato al suo diritto alla prova-> né lui , né il pm possono

pretendere l’assunzione di prove in appello. L’integrazione probatoria è totalmente affidata al giudice, che può

assumere tutti i mezzi di prova che ritiene necessari, anche se le parti hanno facoltà di sollecitare l’assunzione

di prove a loro avviso necessarie.

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA

Titolo V-bis-> inserito dalla L67\2014 rito di tipo consensuale: permette all’imputato di chiedere l’affidamento in

prova ai servizi sociali, per conseguire l’estinzione del reato. La sua esperibilità è sottoposta ad alcuni limiti (art

168bis cp):

• limiti oggettivi  può essere instaurato per reati di gravità medio bassa = punibili in astratto con sanzioni

pecuniarie o detenzione non superiore nel massimo a 4anni + delitti indicati dall’art 550, comma2. Si tratta,

in sostanza, di reati di competenza del pretore, che rientrano tra quelli a citazione diretta, ma vi rientrano

anche quelli di competenza del giudice collegiale, se puniti con pena detentiva < 4anni.

• limiti soggettivi  è precluso agli imputati che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per

tendenza. Inoltre la sospensione con messa alla prova può esser chiesta una sola volta.

Ad un primo sguardo, la sospensione con messa alla prova sembra essere finalizzata a risolvere il problema del

sovraffollamento carcerario (infatti la legge che l’ha introdotta è dedicata proprio alle pene non carcerarie) -> tuttavia,

in realtà l’effetto di “decarcerizzazione” è quasi nullo , in quanto i reati che vi rientrano difficilmente sono punibili con

detenzione carceraria vero scopo : economia processuale-> infatti tale rito consensuale era già stato sperimentato nel

giudizio minorile (differenze = anche d’ufficio e senza limiti-> la finalità qui è quella di tutelare il minore e favorire

la sua rieducazione e reinserimento sociale) -> nel giudizio per gli adulti, l’imputato ha 2 interessi: bloccare il

processo (costo non solo economico) e ottenere l’estinzione del reato ; interesse pubblico: deflazione processuale

(con chiusura del processo prima del dibattimento).

Problema dubbi di incostituzionalità per contrasto con il principio della presunzione d’innocenza (art 27cost), in

quanto si applicherebbe una pena prima che l’imputato sia giudicato colpevole-> ma questo istituto è applicato da

tempo nel giudizio minorile-> si giustifica con un allentamento della presunzione d’innocenza, a beneficio

dell’esigenza di proteggere la personalità e la dignità del minore, nella fase del suo sviluppo-> infatti il fine è la

rieducazione e non quello sanzionatorio. Per gli adulti-> la sospensione ha, invece, un carattere sanzionatorio e

persegue un fine di economia processuale, si potrebbe giustificare cosi:

- art 27 prevede la presunzione d’innocenza a tutela della dignità umana-> ma con le dovute cautele, a tale

principio si può derogare per poter meglio tutelare la dignità umana stessa

- affinità con altri riti speciali che prevedono un volontario assoggettamento alla sanzione da parte

dell’imputato (es: oblazione, normative che prevedono l’estinzione del reato a seguito del tentativo da parte

dell’imputato, di rimuovere il pericolo o i danni generati dalla sua condotta-> non hanno carattere

sanzionatorio, ma riparatorio, condotte virtuose idonee a degradare l’illecito da penale a amministrativo o

civile -> in questo si differenzia la messa alla prova-> affidamento ai servizi sociali non ha alcuna relazione

col pericolo ingenerato col reato, ma ha finalità proprie della pena: rieducazione e riconciliazione con

l’offeso).

- affinità con patteggiamento-> però nel patteggiamento, come ha precisato anche la Corte Cost, la pena non è

autoattribuita dall’imputato, ma comunque imposta dal giudice. Nella sospensione con messa alla prova,

invece, assistiamo all’applicazione di pena senza previa condanna

Quindi qualche dubbio di incostituzionalità resta.

Art 464-bis INTRODUZIONE richiesta è presentata oralmente o per iscritto, personalmente dall’imputato o dal

difensore munito di procura speciale. Può avvenire in 2 diversi momenti:

• Art 464-ter prima che sia esercitata l’azione penale durante le indagini preliminari: in questo caso, il

giudice trasmette gli atti al pm affinchè esprima il consenso o dissenso entro 5 gg -> la richiesta può essere

accolta solo se c’è il consenso del pm (ma dissenso deve essere motivato). In caso di rigetto, l’imputato può

rinnovare la richiesta prima dell’apertura del dibattimento di primo grado.

• Art 464-bis  dopo che sia esercitata l’azione penale qui non c’è bisogno del consenso del pm, ma è

necessaria un’intesa con l’ufficio locale per l’esecuzione penale esterna-> deve elaborare un “programma di

trattamento”, contenente-> a) modalità del reinserimento sociale dell’imputato; b) impegni assunti

dall’imputato; c) condotte riparatorie volte a una riappacificazione con la persona offesa.  tale programma va

allegato alla richiesta, che può essere proposta prima che siano formulate le conclusioni nell’udienza

preliminare, oppure prima della dichiarazione di apertura del dibattimento (nei casi di citazione diretta o

direttissima), oppure entro 15gg dalla notifica del decreto che dispone il giudizio immediato, oppure, infine,

con l’opposizione al decreto penale di condanna.

La sospensione è preclusa a chi abbia già richiesto e ottenuto un rito speciale alternativo al dibattimento (giudizio

abbreviato, patteggiamento, oblazione)  a differenza di quanto avviene nel processo minorile, in cui la sospensione è

ammessa anche se l’imputato abbia chiesto il giudizio abbreviato. Niente impedisce, invece, all’imputato adulto di

chiedere il giudizio abbreviato, patteggiamento o oblazione se la messa alla prova dovesse avere esito negativo.

Art 464-quater Sulla richiesta il giudice decide in camera di consiglio, sentite le parti e la persona offesa, se c’è. La

sua valutazione deve riguardare:

- la volontà effettiva dell’imputato (a tal fine può disporre la comparizione dell’imputato)

- se la richiesta è stata presentata nei termini

- se la persona era legittimata a presentarla

- se l’imputato è stato dichiarato delinquente professionale, abituale o per tendenza o meno

- ragioni sostanziali-> deve valutare se il programma di trattamento è idoneo al reinserimento sociale

dell’imputato sulla base dei parametri previsti dall’art 133cp può modificare o integrare il programma, con

il consenso dell’imputato

- deve valutare la corretta qualificazione giuridica del fatto -> molto importante perché, ad esempio,

l’imputazione di favoreggiamento potrebbe apparire come un concorso di persone nel reato (punito con

reclusione superiore a 4anni); così come può avvenire l’ipotesi inversa: in cui c’è la mutazione

dell’imputazione più favorevole all’imputato avviene nel caso di contestazione di fatto diverso o di

riqualificazione del fatto : in questi casi l’imputato deve essere rimesso in termini per poter chiedere la

sospensione con messa alla prova

- deve valutare se, negli atti, ci sono prove sufficienti per prosciogliere l’imputato-> in tal caso deve chiudere

il processo ai sensi dell’art 129 (= patteggiamento). In caso, invece, di incertezza sulla responsabilità

dell’imputato, il giudice deve accogliere la richiesta di sospensione (se ricorrono gli altri presupposti)

Il giudice può:

rigettare  in tal caso l’imputato può reiterare la richiesta davanti al giudice del dibattimento, prima della

 dichiarazione di apertura del dibattimento stesso. [se il primo destinatario della richiesta è stato il giudice del

dibattimento, però, la reiterazione è impossibile-> solo ricorso x cassazione del provvedimento di rigetto]

accogliere  con ordinanza, il giudice ammette la sospensione del procedimento con messa alla prova

Contro tali provvedimenti possono ricorrere per cassazione imputato e pm (anche su istanza della persona offesa)->

solo per motivi elencati dall’art 606 no censure su questioni di fatto (come idoneità del programma di trattamento),

che sono di esclusiva competenza del giudice. Impugnazione non sospende il procedimento.

TERMINI il periodo di messa alla prova ha una durata minima di 10gg e una durata massima:

- 2anni-> se si procede per reati per i quali è prevista una pena detentiva (sola \congiunta \alternativa alla pena

pecuniaria)

- 1anno-> se si procede per reati x i quali è prevista la sola pena pecuniaria

Questi termini iniziano a decorrere dalla sottoscrizione del verbale di messa alla prova dell’imputato.

EFFETTI DELLA SOSPENSIONE CON MESSA ALLA PROVA:

• “Nel caso di sospensione con messa alla prova non si applica l’art 75 comma 3” il danneggiato, costituito

parte civile, è costretto a uscire dal processo -> anche nel caso in cui la messa alla prova avesse esito negativo

e il processo riprendesse il suo corso ordinario, la decisione del giudice arriverebbe dopo molto tempo, quindi

conviene al danneggiato far valere la sua pretesa risarcitoria in sede civile-> che non resta sospeso fino

all’esito del processo penale.-> eccezione alla regola (art 75 comma 3) che paralizza l’azione civile finchè è in

corso quella penale, quando il danneggiato, costituitosi parte civile, abbandona la sede penale.

• la sospensione blocca il corso del processo ordinario e provoca anche la sospensione della prescrizione del

reato

• Art 464-quinquies  l’esecuzione della messa alla prova avviene nelle modalità previste nel programma di

trattamento e nei termini stabiliti dal giudice nell’ordinanza che accoglie la domanda. -> entro tale termine

l’imputato deve adempiere agli obblighi e prescrizioni relativi alle condotte riparatorie o risarcitorie. Il

termine può essere prorogato, su istanza dell’imputato, non più di una volta e solo per gravi motivi. Durante

l’esecuzione della messa alla prova, il giudice, sentiti imputato e pm, può modificare con ordinanza le

prescrizioni originarie.

• Art 464-sexies  essendo sospeso il procedimento, è preclusa la possibilità di svolgere attività di indagine

volte a raccogliere fonti di prova utili per l’accertamento della responsabilità-> però, essendo incerto l’esito

della messa alla prova, è possibile che il processo debba continuare nelle forme ordinarie: il giudice può

acquisire, con le modalità previste per il dibattimento, le prove non rinviabili e quelle che possono condurre

al proscioglimento dell’imputato -> l’assunzione di tali prove avviene in camera di consiglio , su richiesta di

parte, e vi provvede il giudice che ha emesso l’ordinanza di sospensione

Art 464-septies Decorso il periodo di sospensione, il giudice deve valutare l’ESITO DELLA MESSA ALLA

PROVA, sulla base del materiale fornitogli dall’ufficio per l’esecuzione penale esterna, che è tenuta a presentare al

giudice una relazione conclusiva:

esito positivo  il giudice emette sentenza che dichiara estinto il reato, in camera di consiglio. [singolare

o sentenza di assoluzione che segue l’esecuzione della pena-> e non esclude l’applicazione di sanzioni

amministrative]. La legge tace riguardo la possibilità di impugnazione di tale sentenza-> si ritiene che sia

appellabile ai sensi dell’art 593, sia da parte del pm che da parte dell’imputato (interesse ad ottenere un

proscioglimento con formula art 129)-> il giudice d’appello annulla l’estinzione del reato e decide nel merito

dopo aver rinnovato il dibattimento. La sentenza è anche ricorribile per cassazione, ma solo per errores in

procedendo o in iudicando e non per quanto riguarda l’esito della prova, che è insindacabile

esito negativo  il giudice dispone con ordinanza che il processo riprenda il suo corso-> è una revoca

o implicita dell’ordinanza di sospensione

Art 464-octies prevede, invece, un’ordinanza di revoca esplicita dell’ordinanza di sospensione del procedimento

con messa alla prova-> questo avviene in caso di condotte riprovevoli dell’imputato durante la messa alla prova. Il

giudice deve fissare un’udienza in camera di consiglio cui sono invitate a partecipare le parti e la persona offesa, per

la valutazione dei presupposti della revoca emette ordinanza di revoca-> ricorribile per cassazione. Una volta

diventata definitiva, il procedimento riprende il suo corso dal momento in cui era rimasto sospeso e riprende il corso

ordinario-> imputato può optare per riti alternativi al dibattimento.

Art 464-novies Nei casi di esito negativo della messa alla prova, o di revoca della sospensione la richiesta di messa

alla prova non può più essere riproposta.

Problema in caso di revoca o di esito negativo, il processo riprende il suo corso, ma davanti a quale giudice? La

legge non lo specifica, ma dovrebbe essere quello del dibattimento. Se la sospensione era stata concessa dal giudice

delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare, non c’è alcun problema, ma se questa era stata disposta dal

giudice del dibattimento-> il processo continuerebbe davanti alla stessa persona fisica, con dubbi riguardo la sua

imparzialità. Al riguardo non soccorrono le incompatibilità previste dall’art 34, che riguardano solo le funzioni

giurisdizionali collocate nelle diverse fasi del procedimento penale-> qui la fase è la stessa  Corte cost ha sancito

l’incompatibilità alla funzione dibattimentale del giudice che, all’esito di un precedente dibattimento, abbia ordinato

la trasmissione degli atti al pm a norma dell’art 521 a tale soluzione bisognerebbe arrivare anche nel caso di esito

negativo di messa alla prova.

Se il giudizio che segue al fallito tentativo di messa alla prova si conclude con una sentenza di condanna, la pena

andrà determinata tenendo conto del periodo di affidamento in prova già trascorso: 3giorni di affidamento in prova

corrispondono a 1 giorno di detenzione o a 250 euro di pena pecuniaria. Nessuna corrispondenza, invece, è stabilita in

relazione alla reclusione domiciliare o arresto domiciliare.

GIUDIZIO IMMEDIATO RICHIESTO DALL’IMPUTATO

Questo procedimento rientra tra quelli consensuali e si differenzia in questo dal giudizio immediato richiesto dal pm,

quello custodiale e quello obbligatorio, che fanno parte dei procedimenti speciali autoritativi-> infatti sono contenuti

nel libro VI del cpp.

Il giudizio immediato chiesto dall’imputato previsto dall’art 419, comma 5, nell’ambito della fase preparatoria

dell’udienza preliminare-> “l’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con

dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno 3gg prima della

data dell’udienza.” -> caratteristiche fondamentali:

• a differenza degli altri procedimenti consensuali appena visti, qui la rinuncia non riguarda la fase

dibattimentale, ma l’udienza preliminare e, inoltre, non sortisce alcun effetto a parte quello processuale (di

eliminazione dell’udienza preliminare) e non diminuzioni di pena o altri vantaggi

• presupposto del rito è la dichiarazione con cui l’imputato rinuncia all’udienza preliminare, che deve essere

depositata in cancelleria personalmente o per mezzo di difensore munito di procura speciale

• ulteriore requisito è il rispetto del termine per la presentazione della richiesta-> entro 3gg dalla data fissata

per l’udienza preliminare

• la legge non prevede ulteriori presupposti (solo richiesta + rispetto termini)-> non ci sono particolari

condizioni oggettive o soggettive che devono realizzarsi per poter ottenere tale rito speciale. [interesse

dell’imputato a chiedere il giudizio immediato-> se esistono prove decisive per la sua innocenza è preferibile

accelerare i tempi per il suo proscioglimento dibattimentale, rispetto a ottenere un proscioglimento di natura

provvisoria e revocabile (non luogo a procedere)]

Davanti alla dichiarazione di giudizio immediato, il giudice non deve operare alcuna valutazione di ammissibilità, a

parte quello riguardante la legittimazione del richiedente e il rispetto del termine.  appurata l’esistenza di questi due

presupposti, deve emanare un decreto di citazione a giudizio.

Nel caso di riunione di procedimenti-> la giurisprudenza ritiene che il giudice può omettere di emanare il decreto di

giudizio immediato e imporre la prosecuzione del processo, quando l’accoglimento del rito immediato provocherebbe

una separazione dei procedimenti-> esigenze di efficienza prevalgono sulla volontà dell’imputato.

Una volta ottenuto il giudizio immediato non può più esser chiesto il giudizio abbreviato, né il patteggiamento, né

la sospensione del procedimento con messa alla prova -> non è ammesso che l’imputato in breve tempo revochi la

scelta di anticipare il dibattimento, per compiere una scelta opposta e incompatibile.

autoritativi:

Sono i procedimenti che si instaurano a seguito di un atto imperativo del magistrato-> da sempre presenti nel nostro

ordinamento. Le ragioni che possono stare alla base della scelta di semplificare il procedimento, amputandone una

fase, sono diverse: evidente fondatezza dell’accusa, esigenza di celerità per reati particolarmente allarmanti, scarsa

gravità dei reati. In questi casi, la legge introduce delle deroghe al principio di uguaglianza e della presunzione di

non colpevolezza-> se tutti i cittadini fossero da ritenere ugualmente innocenti, sarebbe logico che il processo penale

debba consistere, per ognuno di essi, nelle stesse fasi-> sopprimere una fase solo per alcuni imputati comporta una

disparità di trattamento, che però si giustifica su stati di fatto, indicati con precisione dalla legge, che rendono

evidente la fondatezza dell’accusa (es: flagranza o confessione). [la discriminazione è più discutibile quando si

giustifica con esigenze di tipo politico, come quella di perseguire con celerità reati allarmanti o quella basata sul

rilievo che reati meno gravi esigono minor rispetto delle garanzie procedurali].

GIUDIZIO IMMEDIATO

Ce ne sono di 3 tipi (oltre a quello richiesto dall’imputato, che rientra tra i procedimenti consensuali):

1. RICHIESTO DAL PUBBLICO MINISTERO

Art 453 “quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, il pm chiede il giudizio

immediato se l’indagato è stato interrogato sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova oppure, a seguito di

invito a presentarsi, l’indagato non sia comparso, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che

non si tratti di persona irreperibile”  presupposti sono:

• evidenza della prova -> chiaramente di colpevolezza (altrimenti il pm sarebbe dovuto a richiedere

l’archiviazione). Essendoci prova evidente di colpevolezza, verificare la fondatezza dell’accusa sarebbe

superfluo-> per questo è ragionevole sopprimere l’udienza preliminare.

• necessario che il giudizio immediato non pregiudichi gravemente le indagini-> nel 2008 questo comma è

stato modificato, prima prevedeva solo: “il pm può chiedere..”-> per eliminare spazi di discrezionalità in capo

al pm, il legislatore del 2008 ha voluto ancorare la richiesta di rito immediato all’esistenza di “evidenza della

prova”, in presenza della quale il pm è tenuto a chiedere il rito però, in realtà residua un margine di

discrezionalità nella scelta di richiedere tale rito o meno, anzi è stato ampliato dalla previsione: “ salvo che ciò

pregiudichi gravemente le indagini”-> il pm è autorizzato a non richiedere il giudizio immediato se ritiene che

questo possa essere gravemente pregiudizievole per la buona riuscita delle indagine

• interrogatorio dell’indagato -> la soppressione dell’udienza preliminare comporta la soppressione di

un’occasione per esercitare il diritto alla difesa : per questo non si può disporre il giudizio immediato senza

che la persona sottoposta alle indagini sia stata messa in condizione di interloquire con il magistrato penale su

“fatti dai quali emerge l’evidenza della prova”  in interrogatorio-> però non è necessario che l’interrogatorio

sia effettivamente avvenuto : basta che gli sia stato notificato un invito a comparire per l’interrogatorio  tale

invito deve contenere la descrizione dei fatti che rendono evidente la prova –> se l’indagato non compare,

questo non impedisce il giudizio immediato (a meno che la mancata comparizione non sia dovuta a legittimo

impedimento o irreperibilità).

“Se il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni

che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati,

salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale il rito ordinario” in

caso di connessione, il codice impone la separazione del procedimento suscettibile di rito speciale, a meno che non

risulti indispensabile la riunione dei procedimenti, oppure se il rito speciale pregiudica gravemente le indagini.

Art 454 TERMINE entro 90gg dall’iscrizione della notizia di reato nel registro-> il pm deve trasmettere la richiesta

di giudizio immediato alla cancelleria del gip insieme a:

- fascicolo contenente la notizia di reato

- documentazione relativa alle indagini

- verbali degli atti compiuti davanti al gip

- corpo del reato e altre cose pertinenti al reato (se non devono essere custoditi altrove

Art 455 DECISIONE DEL GIUDICE entro 5gg dalla richiesta, il giudice deve pronunciarsi sull’ammissibilità del

rito speciale:

se la prova non gli appare evidente o manca un altro dei presupposti-> il giudice rigetta la richiesta con

 decreto non motivato-> gli atti tornano al pm, che eserciterà nei modi ordinari l’azione penale

altrimenti-> decreto di giudizio immediato, ugualmente non motivato Art 456 si applicano le disposizioni

 di cui all’art 429, commi 1e2 (= decreto che dispone il giudizio)-> con lo stesso decreto si introduce il

giudizio immediato : tale analogia con il decreto che dispone il giudizio giustifica anche l’assenza di

motivazione, volta a preservare l’imparzialità del giudice dibattimentale. Assenza di motivazione, d’altra

parte, rende insindacabile il provvedimento (così come quello di rigetto)-> a meno che non sia stato emesso

senza il previo interrogatorio-> in questo caso si rientra nei casi di lesione del diritto alla difesa (178 lett c)

->nullità a regime intermedio-> giudice dibattimentale dovrebbe constatare e dichiarare l’invalidità

restituendo gli atti al pm.

Una volta accolto il giudizio immediato, si apre la fase degli atti preliminari al dibattimento imputato può chiedere

il giudizio abbreviato o il patteggiamento (di tale possibilità deve far menzione il decreto)-> i due riti possono anche

esser richiesti in via subordinata.

Art 458giudizio abbreviato l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato nei 15gg successivi all’ultima

notificazione del decreto di giudizio immediato all’imputato o al suo difensore, a pena di decadenza. Se la richiesta è

ammissibile, il giudice fissa con decreto l’udienza di giudizio abbreviato.

Patteggiamento in tal caso, la richiesta da parte dell’imputato non è presa in considerazione se manca il consenso

del pm-> però le norme non prevedono entro quale termine tale consenso deve pervenire (prima della riforma del 99

era previsto un termine sia per l’imputato per la richiesta, sia per il pm per il consenso-> con la riforma è venuto meno

questo termine)-> spetta al giudice stabilirlo. (= tutto questo vale anche per la richiesta di sospensione con messa alla

prova, che può esser chiesta quando il giudizio immediato sia stato chiesto cumulativamente per reati ammessi alla

sospensione con messa alla prova connessi con altri più gravi).

Competente a pronunciarsi sulla trasformazione del rito gip-> se accoglie la richiesta, fissa l’udienza di giudizio

abbreviato o patteggiamento; se rigetta-> il procedimento continua nelle forme ordinarie art 457 trasmette il

decreto che dispone il giudizio immediato, insieme al fascicolo del dibattimento, al giudice competente per il

giudizio. Sia la richiesta di giudizio abbreviato che quella di patteggiamento, possono essere rinnovate davanti al

giudice del dibattimento.

2. GIUDIZIO IMMEDIATO CUSTODIALE

Nuovo caso di giudizio immediato è stato introdotto nel 2008 Art 453,comma1bis “Il pm richiede il giudizio

immediato, anche fuori del termine previsto dall’art 454, e comunque entro 180gg dall’esecuzione della misura, per il

reato in relazione al quale l’indagato si trova in stato di custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi

gravemente le indagini” la richiesta è, quindi, presentata nei confronti di un indagato sottoposto a custodia

cautelare, per il quale già esistono “gravi indizi di colpevolezza” richiesti dalla legge per l’applicazione di tale

misura-> tali gravi indizi devono raggiungere un certo grado di solidità (= quando il tribunale del riesame ha

confermato la misura o dopo che sia decorso il termine per l’impugnazione del provvedimento che la dispone).

Il termine per la richiesta è di 180gg che decorrono dall’esecuzione della misura cautelare, e non dalla data di

iscrizione della notizia di reato quindi la richiesta di giudizio immediato non ha alcuna relazione con la durate delle

indagini, ma l’unico presupposto necessario è il dato oggettivo dello stato di custodia cautelare (-> paradosso: il

latitante potrà godere dell’udienza preliminare).-> questo dato oggettivo non lascia spazio alla discrezionalità del pm e

questo porta a una maggiore applicazione del rito immediato dubbi :

• di opportunità -> la scelta di prevedere come presupposto di tale rito lo status di persona in custodia, porta a

privare tali soggetti delle chances difensive esercitabili a seguito dell’avviso di chiusura delle indagini e

dell’udienza preliminare. Essendoci tale sacrificio del diritto alla difesa, tale rito non dovrebbe esser scelto in

modo autoritativo. Inoltre è anche pericoloso legare il procedimento cautelare e quello principale in un

rapporto di interdipendenza l’incidente cautelare ha uno svolgimento autonomo rispetto a quello principale

e, quindi, far dipendere la sorte del secondo dall’esito del primo espone gli indagati e imputati a censurabili

sperequazioni-> importanti espressioni del diritto alla difesa dipendono dall’andamento e dai tempi della

vicenda cautelare.

• di costituzionalità-> perché il giudizio immediato comporta un sacrificio del diritto alla difesa. La legge si

preoccupa di tutelare solo la posizione di colui che, sottoposto a misura custodiale, riacquista la libertà a

seguito di revoca o annullamento dell’ordinanza cautelare in quanto sono sopravvenuti elementi tali da far

apparire insussistenti i gravi indizi di colpevolezza-> in questi casi: art 455, comma 1bis in tal caso il giudice

rigetta la richiesta di rito immediato-> ma questo significa che, se l’insussistenza dei gravi indizi di

colpevolezza affiora dopo l’accoglimento della richiesta stessa, la scelta del giudizio immediato non può più

essere revocata.

Inoltre, in caso di una misura custodiale erroneamente disposta, il giudizio immediato che si è instaurato a seguito di

tale misura non solo è irrituale, ma è anche lesivo di un diritto fondamentale se, dopo la scadenza del termine per il

ricorso al tribunale del riesame e dopo che sia già stato instaurato il giudizio immediato, la custodia cautelare viene

revocata o sostituita, per l’attenuarsi dei gravi indizi di colpevolezza oppure quando emerge che la misura era stata

disposta per un titolo di reato sbagliato e censurato dalla corte di cassazione-> il giudizio immediato ormai è già stato

instaurato e non si può tornare indietro: avviso di chiusura delle indagini e udienza preliminare restano precluse.

3. GIUDIZIO IMMEDIATO OBBLIGATORIO

Tale giudizio immediato viene imposto ex lege quando c’è stata opposizione al decreto penale di condanna->

presupposto del rito speciale non è l’evidenza della prova. Ratio nel procedimento per decreto, l’udienza preliminare

è ritenuta superflua non solo perché l’accusa è ancorata a fatti incontestabili (tant’è che il giudice li aveva ritenuti

sufficienti a giustificare un provvedimento di condanna), ma anche perché l’accusa ha per oggetto reati di scarsa

gravità, che non sempre sono agevoli da provare.

Quindi, le ragioni che stanno alla base di questo rito speciale sono di carattere politico-> trattandosi di reati di scarsa

gravità, difficili da provare, la tenuità delle sanzioni giustifica il giudizio immediato.

Però, la maggior parte di questi reati rientra tra quelli previsti dall’art 550 a citazione diretta davanti al giudice

monocratico: il relativo procedimento si svolge già di per sé senza udienza preliminare-> quindi, in realtà, il sacrificio

imposto da questo giudizio immediato è riservato a una limitata cerchia di reati -> quelli che sono punibili con

sanzioni sostitutive di pene detentive, dei quali si occupa il tribunale collegiale (il cui processo, se non culmina in un

decreto penale, è destinato a svolgersi con le forme ordinarie, compresa udienza preliminare).

Procedimento si applicano norme previste per il giudizio immediato ordinario-> unica differenza: l’atto introduttivo

non è una richiesta del pm, ma un ATTO DI CITAZIONE, che il gip emette d’ufficio, quando ritiene che ogni altra

via a una soluzione anticipata del processo è ormai preclusa.

GIUDIZIO DIRETTISSIMO

Questo rito speciale prevede la soppressione dell’intera fase preliminare e la contrazione di quella

predibattimentale. Anche questo rito è instaurato a seguito di un atto imperativo del magistrato  presupposto =

evidenza “qualificata” del fondamento dell’accusa (=\= giudizio immediato: evidenza generale)-> 2 classiche

situazioni: -situazione di flagranza che legittima l’arresto o l’allontanamento dalla casa familiare ; -confessione resa a

brevissima distanza dall’inizio dell’indagine.

Art 449 è stato parzialmente modificato nel 2008 “quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il

pm , se ritiene di dover procedere può presentare direttamente l’imputato in stato d’arresto davanti al giudice del

dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro 48h dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida

le disposizioni dell’art 391….Il pm procede, inoltre, al giudizio direttissimo, salvo che ciò pregiudichi gravemente le

indagini, nei confronti della persona che nel corso dell’interrogatorio ha reso confessione ” :

• presupposti sono: ARRESTO e CONFESSIONE-> sono facili da accertare

• prima della riforma del 2008, la norma recitava “il pm può procedere”, adesso solo “procede”-> ad indicare il

suo dovere di procedere a giudizio immediato se ricorrono i presupposti-> unici limiti: 1)“salvo che ciò

pregiudichi gravemente le indagini” (espressione poco chiara) -> indica che il pm deve essere guidato, nella

scelta di questo rito speciale, dall’esigenza di assicurare la completezza dell’indagine; 2) se il reato per il

quale ricorrono i presupposti per il giudizio direttissimo è connesso con altri per i quali non ricorrono tali

presupposti, si procede alla separazione dei procedimenti-> a meno che ciò non pregiudichi gravemente le

indagini o sia indispensabile la riunione dei procedimenti.

• LIMITI TEMPORALI riforma del 2008 ha allungato anche il termine entro il quale presentare o citare a

giudizio l’imputato-> 30gg (prima 15)-> conseguenza è l’ampliamento della occasioni di richiedere il giudizio

direttissimo.

Art 450 MODALITA’ 2 diversi casi:

1. la persona in stato di custodia cautelare o arrestata-> dopo l’udienza di convalida, viene presentata dal pm

direttamente al giudice dibattimentale. L’imputazione viene contestata oralmente in udienza, appena prima che

il dibattimento sia aperto-> dopo il pm forma il fascicolo del dibattimento e lo consegna al giudice. Non esiste

un pre-dibattimento.

2. l’imputato libero (o perché rimesso in libertà dopo l’udienza di convalida, o perché dopo aver confessato non

si trova in stato di custodia cautelare) –> deve essere citato a comparire all’udienza di giudizio direttissimo, da

parte del pm, nel rispetto del termine di 3gg. In questo caso l’imputazione è contestata per iscritto nel decreto

di citazione-> che deve essere notificato anche al difensore (può visionare ed estrarre copie degli atti

d’indagine del pm e del fascicolo del dibattimento, anche se la legge non lo prevede espressamente)  c’è qui

il tempo per una breve indagine da parte del pm, fino al decreto di giudizio direttissimo.

Art 451 SVOLGIMENTO “si osservano le disposizioni degli art 470 e ss (dibattimento)”:

i testimoni possono essere presentati direttamente in udienza, senza bisogno di previa citazione

 l’imputato ha facoltà di chiedere un termine (non superiore a 10gg) per organizzare meglio la sua strategia

 difensiva-> in questo lasso di tempo il dibattimento resta sospeso e il difensore può visionare ed estrarre copia

degli atti inseriti nel fascicolo del dibattimento ed eventuali atti d’indagine presenti presso la segreteria del pm

l’imputato ha diritto, a pena di nullità ex art 178 lett c, di essere avvertito della facoltà di chiedere il giudizio

 immediato o il patteggiamento (o la sospensione con messa alla prova) prima che sia dichiarato aperto il

dibattimento.

Art 452 la legge non prevede una formale richiesta di giudizio direttissimo, ma questo può essere considerato un

modo di esercitare l’azione penale da parte del pm-> ciò significa che il giudice è chiamato a esercitare il suo

sindacato su tale atto se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dai casi previsti dall’art 449, il giudice dispone

con ordinanza la restituzione degli atti al pm-> il codice non parla di un provvedimento di inammissibilità, ma la

restituzione degli atti contiene un’implicita statuizione d’inammissibilità.

GIUDIZIO DIRETTISSIMO DAVANTI AL GIUDICE MONOCRATICO

Ha caratteristiche peculiari-> nella versione originaria dell’istituto, il giudizio direttissimo era ammesso con molta

parsimonia -> riforma del 1999 ha novellato l’art 558 giudizio direttissimo può essere promosso davanti al giudice

monocratico per gli stessi casi in cui risulta ammissibile davanti al giudice collegiale.

Differenze udienza di convalida d’arresto si svolge davanti allo stesso giudice del dibattimento, se il pm presenta

l’arrestato entro 48h dall’arresto-> altrimenti si svolge davanti al gip. Inoltre, nell’udienza di giudizio direttissimo,

l’imputato ha facoltà di richiedere un termine a difesa di 5 giorni (=\= collegiale: 10gg) e non ha diritto di essere

avvertito di tale facoltà.

GIUDIZI DIRETTISSIMI ATIPICI

Casi eccezionali in cui il giudizio direttissimo può essere promosso anche in assenza dei presupposti previsti dall’art

449 fondamento: reati particolarmente allarmanti e gravi, per i quali è più sentita l’esigenza di giudicare con

maggiore celerità. -> sono contenuti in leggi speciali:

- reati concernenti armi e esplosivi

- reati di discriminazione razziale, etnica o religiosa

- alcuni reati commessi in occasione di manifestazioni sportive

- reati collegati all’illegale reingresso e permanenza degli stranieri nel territorio dello Stato (presentazione

immediata davanti al giudice di pace)

In tutti questi casi, il giudizio direttissimo rappresenta il modo ordinario di procedere-> derogabile solo nel caso in

cui si rendano necessarie “speciali indagini” (tranne nel caso del reingresso illegale dello straniero-> si ritiene di

facile accertamento) in tal caso il pm è legittimato a scegliere il rito ordinario con un atto giudicato insindacabile.

Invece, è sindacabile, da parte del giudice dibattimentale, l’apprezzamento negativo sulla necessità di indagini

speciali-> in tal caso, il giudice del dibattimento trasmette gli atti al pm che eserciterà l’azione penale in un altro

modo. La necessità di “speciali indagini”, si ha ogni volta che le investigazioni, per la loro complessità e durata, sono

incompatibili con la speditezza che del giudizio direttissimo.

Quindi, questo rito speciale può essere preceduto da una preliminare fase investigativa, che può durare anche alcuni

mesi-> la legge non determina i limiti temporali-> la giurisprudenza soccorre, stabilendo che si applicano gli stessi

termini previsti per l’instaurazione del giudizio direttissimo tipico-> 30gg dall’arresto o dall’inizio dell’indagine.

Le leggi speciali non prevedono uno svolgimento del giudizio direttissimo atipico-> segue le norme disposte per

quello tipico-> anche qui l’imputato può chiedere la trasformazione in giudizio abbreviato, patteggiamento o

sospensione del processo con messa alla prova.

CONTESTAZIONE DEL REATO CONCORRENTE O CONTINUATO

Questa fattispecie è estranea all’elenco dei procedimenti speciali contenuta nel cpp, ma presenta tutte le caratteristiche

tipiche del giudizio speciale autoritativola contestazione suppletiva del reato concorrente o continuato può avvenire:

• durante l’udienza preliminare (art 423) -> in questo caso l’azione penale si esercita senza previa indagine

preliminare

• durante il dibattimento (art 517)-> comporta l’amputazione dell’intera fase preliminare del processo, oltre

che di quella predibattimentale

Questo istituto trova la sua giustificazione nell’opportunità di giudicare cumulativamente le regiudicande connesse

ai sensi dell’art 12-> se affiora un fatto che appare in rapporto di continuazione o di concorso formale con quello già

contestato se viene accertata la responsabilità dell’imputato, per l’applicazione della pena, si deve osservare l’art

81cp prevede un calcolo che sarebbe impossibile o comunque difficoltoso, se i due fatti contestati fossero giudicati

separatamente (-> a riguardo il cpp prevede un rimedio in sede esecutiva: art 671-> in caso di errore nel calcolo

della pena, dovuta alla separazione dei giudizi-> ma in ogni caso è sempre preferibile prevenire l’errore).

Per questo-> previsto un atto imperativo e insindacabile del pm con cui viene contestato un reato concorrente o

continuato tale atto comporta la soppressione dell’indagine preliminare (se la contestazione avviene durante

l’udienza preliminare) oppure la soppressione dell’intera fase preliminare del processo e del predibattimento (se

avviene durante il dibattimento).  l’imputato perde molte garanzie difensive, soprattutto se la contestazione avviene in

dibattimento (no facoltà di assistenza e intervento esercitabili nell’udienza preliminare e nella fase predibattimentale)

-> per questo ha diritto ad ottenere una sospensione dell’udienza per poter preparare la sua difesa in ordine al nuovo

addebito (= giudizio direttissimo) + ha diritto ad ottenere l’assunzione di nuove prove in relazione al nuovo reato

contestato.

Infine, l’imputato può chiedere di essere ammesso all’oblazione per il reato concorrente contestato in dibattimento,

oppure l’ammissione al patteggiamento o al giudizio abbreviato per il reato concorrente.

procedimenti misti:

Sono situazioni complesse, in cui il procedimento scaturisce da un atto imperativo del magistrato penale, combinato

con il consenso dell’imputato o con l’accordo delle parti principali del processo.

PROCEDIMENTO PER DECRETO

Per i reati di lievissima entità, la legge ammette che il provvedimento di condanna sia emesso, sotto la forma di

decreto, al termine dell’indagine preliminare, senza un previo contraddittorio eliminazione della fase

dibattimentale, viene attuata in modo autoritativo dal giudice, su richiesta del pm, sulla base di un dato oggettivo: che

si tratti di un reato per il quale è applicabile, in concreto, la pena pecuniaria.

Carattere misto a seguito dell’emanazione del decreto, l’imputato può opporvisi, provocando una prosecuzione

processuale -> quindi c’è un atto autoritativo che instaura il procedimento speciale, ma per poter continuare è

necessario un consenso (anche tacito) dell’imputato. [struttura molto simile ai procedimenti monitori civili].

Il legislatore ha cercato di ampliare l’ambito di applicazione di questo procedimento:

- nel 1988-> anche reati per i quali la pena pecuniaria era applicata in sostituzione di una breve pena detentiva +

è stato introdotto anche un incentivo premiale-> riduzione della pena sino alla metà rispetto al minimo edittale

- nel 1999-> anche reati perseguibili a querela (non solo d’ufficio) + accresciuto i vantaggi

- dlgs 231\2001-> anche gli illeciti imputabili alle persone fisiche se sanzionabili con pena pecuniaria

Art 459 INTRODUZIONE richiesta del pm presentata al gip insieme al fascicolo con gli esiti delle sue

investigazioni, entro 6 mesi dalla registrazione della notizia di reato nel registro tale richiesta è un atto di esercizio

dell’azione penale-> deve contenere: -identificazione dell’imputato; -imputazione; -pena da applicare (diminuita fino

alla metà del minimo della pena edittale).

Il giudice deve valutarne l’ammissibilità:

- valutare se l’imputato non debba essere prosciolto ai sensi dell’art 129-> in caso positivo, il giudice emette

sentenza che chiude definitivamente il processo, ed è impugnabile solo con ricorso x cassazione (perché il

giudice d’appello non sarebbe competente ad adottare il decreto di condanna)

- valutare se la richiesta è stata presentata entro il termine di 6 mesi dall’iscrizione della notizia di reato nel

registro

- nei reati perseguibili a querela, il giudice deve verificare che il querelante non abbia dichiarato la sua

contrarietà al procedimento per decreto

- valutare se è necessario applicare una misura di sicurezza personale-> questa non può essere disposta con

decreto e, quindi, il giudice dovrà rigettare la richiesta di procedimento speciale

- deve valutare la congruità della pena stabilita dal pm-> in tal caso il giudice dovrà rigettare la richiesta, ma

non può modificarla

Giudice:

• rigetta la domanda restituisce gli atti al pm, con atto insindacabile (a meno che non debba pronunciare

sentenza ai sensi dell’art 129)

• accoglie la domanda emette decreto di condanna art 460-> decreto contiene: a) generalità dell’imputato e

della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria; b) enunciazione del fatto e delle circostanze;

c)esposizione sommaria dei motivi di fatto e diritto ; d) dispositivo; e) avviso che l’imputato e la persona

civilmente obbligata possono proporre opposizione entro 15gg dalla notificazione del decreto e che l’imputato

può chiedere, con l’opposizione il giudizio immediato \abbreviato\patteggiamento; f) avvertimento che in caso

di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo; g) avviso che l’imputato e la persona civilmente

obbligata possono nominare un difensore.

Il decreto è idoneo a divenire irrevocabile ed esecutivo se entro 15 gg dalla sua notificazione all’imputato, questo non

vi si oppone l’avvertimento di tale eventualità è contenuto nel decreto: assolve la funzione di informazione di

garanzia -> il problema della NOTIFICAZIONE del decreto è molto importante, anche perché è possibile che

l’imputato fosse ignaro del procedimento a suo carico (emissione del decreto non presuppone la previa contestazione

dell’addebito) rimedi per evitare che l’imputato scopra di essere condannato quando sono ormai scaduti i termini per

proporre opposizione:

- rimedio preventivo-> vietata la procedura di notificazione prevista per l’imputato irreperibile-> in caso di

irreperibilità, il giudice deve revocare il decreto di condanna e restituire gli atti al pm, che eserciterà l’azione

penale con le forme ordinarie o con altro rito speciale (stessa cosa avviene quando la notificazione al

domicilio indicato non è possibile-> corte cost)

- rimedio successivo-> art 462-> restituzione in termini per proporre opposizione, quando l’interessato

dimostra di non aver avuto conoscenza del decreto per ragioni non imputabili a lui

Una volta scaduto il termine per opporsi, senza che l’imputato abbia presentato opposizione-> decreto diventa

definitivo e costituisce titolo per eseguire la condanna per molti aspetti il decreto è simile alla sentenza di condanna

(sotto il profilo del ne bis in idem e ai fini del giudizio di revisione), ma per altri ci sono molte analogie con la

sentenza che applica la pena su richiesta delle parti :

1. accertamento contenuto nel decreto di condanna non è idoneo a sortire effetti vincolanti nei giudizi civili e

amministrativi

2. il decreto non può prevedere una misura di sicurezza personale

3. il condannato non è più obbligato a pagamento delle spese processuali, né gli possono essere applicate

sanzioni accessorie

4. il reato oggetto del decreto è destinato a estinguersi se nei 5 anni successivi (2 per le contravvenzioni),

l’imputato non ne commette un altro della medesima indole. Inoltre, in tali ipotesi, è possibile la sospensione

condizionale della pena

5. la condanna inflitta con decreto, anche se iscritta nel casellario giudiziale, non deve essere menzionata nei

corrispondenti certificati richiesti dai privati.

Art 461 OPPOSIZIONE entro 15gg dalla notificazione. Legittimati sono: imputato, civilmente obbligato e la

persona giuridica (tramite il suo rappresentante legale)-> opposizione ha 2 risultati:

• sospende l’esecuzione della condanna (opposizione = impugnazione)

• impone che l’accertamento del fatto avvenga in forme diverse (opposizione= dissenso rispetto al rito

speciale)

In quanto atto di impugnazione, l’opposizione ha alcuni caratteri peculiari:

- è priva di effetti devolutivi il processo è destinato a proseguire davanti al giudice di primo grado e non

davanti a un giudice di grado superiore

- l’opponente non deve necessariamente indicare i motivi dell’impugnazione deve solo indicare: gli estremi

del provvedimento di condanna, data e giudice del decreto

- non c’è il divieto di reformatio in peius è possibile che l’opponente otterrà una condanna più grave rispetto

a quella contenuta nel decreto

- effetto estensivo art 463 nel caso in cui ci siano più persone imputate dello stesso reato, se l’opposizione è

proposta da alcuni di questi, l’esecuzione del decreto resta sospesa per tutti finchè il giudizio conseguente

non sia definito con pronuncia irrevocabile. Allo stesso modo, se l’opposizione è proposta solo dall’imputato

o dalla sola persona civilmente obbligata, gli effetti si estendono anche alla parte che non ha proposto

opposizione. [art 73 dlgs231\2001-> qualsiasi tipo di impugnazione proposta dall’imputato del reato da cui

dipende l’illecito amministrativo dell’ente, giova all’ente e viceversa].  bisogna, però, precisare che l’effetto

estensivo non si produce automaticamente = si verifica solo se il giudizio si conclude con un proscioglimento

nel merito (il fatto non sussiste o non è previsto dalla legge come reato o non costituisce reato)-> art 464

prevede che in questi casi il giudice revoca il decreto di condanna .

Opposizione si propone con dichiarazione depositata nella cancelleria del giudice che ha emesso il decreto con tale

atto, l’opponente può chiedere che il giudizio sia proseguito con un altro procedimento speciale-> giudizio

immediato, giudizio abbreviato, patteggiamento, sospensione con messa alla prova ( richiesta va rivolta allo stesso

gip che ha emesso il decreto penale) o oblazione ( richiesta al giudice procedente -> gip, finchè il fascicolo del

dibattimento non è trasmesso al giudice dibattimentale). Tale scelta va fatta necessariamente nella dichiarazione di

opposizione, per nessuna ragione l’imputato può contare su una rimessione in termini. [non ha senso prevedere il

giudizio immediato, perché il procedimento sarebbe comunque continuato in tale forma].

Una volta ricevuta la dichiarazione di opposizione, il giudice deve verificarne l’ammissibilità (legittimazione

dell’opponente e rispetto del termine):

• se è inammissibile-> il giudice che ha emesso il decreto di condanna ne ordina l’esecuzione tale ordinanza

è ricorribile per cassazione.

• se l’ammette-> il decreto penale di condanna viene revocato (effetto di revoca ex lege)-> il dibattimento si

svolge secondo le regole ordinarie , oppure il giudizio continua secondo le forme del rito speciale chiesto

dall’opponente .

[il querelante non vanta alcun diritto in tale procedimento-> solo la comunicazione del decreto penale, ma se non

avviene non c’è alcuna conseguenza; la persona offesa-> ha diritto ad essere citata in giudizio, anche se solo

costituendosi parte civile avrà maggiori garanzie e facoltà di intervento.]

GIUDIZIO DIRETTISSIMO SU ACCORDO DELLE PARTI

Art 449,comma2 in caso di mancata convalida dell’arresto, non si può instaurare il giudizio direttissimo salvo che

ci sia il consenso dell’imputato e del pm-> il procedimento si svolge nelle stesse forme previste per il giudizio

direttissimo, ma cambia il presupposto= non basta il dato oggettivo dell’arresto in flagranza, ma è necessario anche

quello soggettivo del consenso.

Fra giudizio di convalida e instaurazione del giudizio direttissimo-> c’è rapporto pregiudiziale:

• in caso di esito positivo del primo-> si procede immediatamente al giudizio

• in caso di esito negativo -> impedisce il giudizio direttissimo imposto autoritativamente

Il motivo per il quale il legislatore ha previsto la necessità del consenso, però, non si spiega solo con questa relazione-

> il motivo è che ha voluto enfatizzare l’affermazione di “evidenza probatoria” che si ottiene con il giudizio di

convalida la convalida infatti rappresenta una conferma del quadro indiziario (= cioè che esistano elementi di prova

idonei a sostenere l’accusa)  per questo la mancata convalida rappresenta un ostacolo al giudizio direttissimo

imposto .

Tuttavia, sono varie le ragioni che possono portare alla mancata convalida-> non sempre legate all’evidenza del

reato: esempio: arresto in flagranza per reato che non rientra tra quelli elencati dagli art 380\381.  per questo viene

richiesto il CONSENSO-> non sono previste forme particolari per esprimerlo:

- pm-> può manifestarlo citando l’imputato a comparire

- imputato-> oralmente o per iscritto, anche per mezzo di difensore non munito di procura speciale, ma il

consenso dell’imputato può essere anche dedotto dal suo comportamento

CONTESTAZIONE DEL FATTO NUOVO

Quando il pm, nel corso del processo per altra imputazione a carico dello stesso imputato, contesta a questo un nuovo

fatto (non connesso, altrimenti non sarebbe necessario il consenso dell’imputato)  in questo caso esigenze di

economia processuale non possono essere soddisfatte a scapito dei diritti dell’imputato : per questo il suo consenso è

necessario. Distinzione:

• contestazione in udienza preliminare in questo caso la sequenza procedurale resta priva della fase

dell’indagine preliminare -> con il proprio consenso, l’imputato rinuncia a quelle facoltà di intervento ed

assistenza che la legge gli attribuisce in quella fase (: diritto ad essere interrogato sul fatto addebitato prima

della richiesta di rinvio a giudizio; diritto di difendersi davanti ad alcune iniziative del pm-> art 364\366). In

questo caso, non essendoci in gioco la decisione di merito, il consenso può essere prestato anche dal difensore,

anche se privo di procura speciale

• contestazione in dibattimento in questo caso si ha la soppressione dell’intera fase preliminare del

processo, e di quella predibattimentale (molto simile al giudizio direttissimo) -> anche qui abbiamo una tutela

del diritto alla difesa: sospensione del processo (da 20 a 40 gg) e ammissione di prove relative al nuovo fatto

contestato. Tuttavia, l’imputato perde molte facoltà-> rinuncia a contrastare l’accusa in udienza preliminare,

rinuncia a scegliere un altro rito speciale (abbreviato, patteggiamento, oblazione, messa alla prova-> non

possono essere richiesti in relazione ai reati contestati a norma dell’art 518). In dibattimento c’è in gioco la

decisione di merito, per questo l’atto di consenso è atto personalissimo-> deve essere prestato direttamente

dall’imputato presente nel dibattimento (contestazione del fatto nuovo non è ammessa per l’assente)

Oltre al consenso dell’imputato, è necessario anche un atto AUTORIZZATIVO del giudice  art 518 attribuisce al

giudice il potere di autorizzare la contestazione suppletiva del fatto nuovo, solo nel caso in cui vengano verificati 2

elementi: 1) consenso dell’imputato; 2) che la contestazione del fatto nuovo non nuoccia alla speditezza del

procedimento-> vaglio di opportunità.

CAP VII: GIUDIZIO

Nuova fase del processo-> si instaura con il decreto che il giudice emette al termine dell’udienza preliminare (oppure

con decreto di giudizio immediato). Ma l’imputato può anche essere citato a giudizio con atto del pm davanti al

tribunale in composizione monocratica (550), oppure quando si trova in stato di libertà e si procede a giudizio

direttissimo; oppure, ancora, sempre nel caso di giudizio direttissimo, può essere presentato direttamente dal pm

all’udienza dibattimentale (se è in stato di custodia cautelare o arresto).

Le disposizioni contenute nel libro VII sono dettate per il tribunale in composizione collegiale e per la Corte

d’Assise-> ma in forza del rinvio generale compiuto dall’art 549, si applicano anche al tribunale in composizione

monocratica, in quanto applicabili.

GIUDIZIO = giudizio ordinario di primo grado, che culmina nel dibattimento, nel quale le parti si affrontano per

porre le basi probatorie della decisione finale  è il momento centrale del processo -> riforma dell’88 aveva proprio

questo scopo obiettivo fissato dalla legge delega = “attuare i caratteri del sistema accusatorio”(parità parti;

imparzialità giudice, formazione della prova in contraddittorio).

Nodo centrale della questione rapporti tra le indagini preliminari e dibattimento-> la lettura del verbale di un atto

d’indagine, in dibattimento, vale per trasformare quell’atto da scritto a orale, e quindi utilizzabile? -> No perché resta

comunque pregiudicata l’immediatezza (giudice che assume la prova deve essere quello che decide) nei codici

previgenti: i verbali erano utilizzabili + giudice prendeva visione di questi preventivamente  soluzione opposta =

indagini preliminari servono solo a raccogliere informazioni che il pm può usare solo per le proprie determinazioni

interne troppo drastica-> esigenze pratiche: indagini possono durare a lungo ed è indispensabile consentire

l’acquisizione in giudizio di prove, che per loro natura sono irripetibili.

Tuttavia, a pochi anni dall’entrata in vigore del codice-> difficoltà di applicazione della riforma dovuta soprattutto

all’inadeguatezza delle strutture organizzative + diffuso rifiuto sul piano culturale  sentenze della Corte Cost

finirono per cancellare alcune disposizioni chiave della riforma-> in particolare quella che stabiliva l’inutilizzabilità

delle prove non acquisiti in dibattimento sulla base del “principio di non dispersione della prova”, per il quale

nessuna dichiarazione a contenuto probatorio deve sfuggire alla valutazione del giudice, non importa il momento e le

modalità in cui sia stata raccolta.

Il recupero dell’effettiva centralità del dibattimento fu lungo e travagliato:

- L267\1997 -> aveva lo scopo di restituire priorità all’acquisizione dibattimentale della prova, limitandola,

però, alle dichiarazioni dell’imputato nei confronti di altre persone-> per questo: incostituzionale

- legge costituzionale-> modifica art 111Cost non menziona mai il “giudizio accusatorio”, ma in realtà

introduce alcuni caratteri fondamentali di tale sistema, in attuazione del “giusto processo”, già riconosciuto a

livello internazionale (cedu):

-parità delle parti  partecipazione di accusa e difesa in ogni stato e grado del procedimento, in posizione di

parità (prima c’era sbilanciamento a favore del pm)

-oralità-immediatezzaoralità intesta come rapporto diretto tra il giudice e le prove: colui che ascolta è colui

che decide (in alcuni casi manca l’immediatezza: es incidente probatorio)

-concentrazione del processo tendenziale unità di tempo nella quale va celebrato il giudizio, destinato a

svolgersi in una sola udienza o in più udienza contigue, in modo che la decisione sia il più vicino possibile

alla rappresentazione dei fatti da ricostruire

-distinzione delle funzioni del giudice e dell’organo dell’accusa  per non pregiudicare l’oggettività del

giudizio

- principio del contraddittorio nella formazione delle prove per superare quell’orientamento della Corte

Cost che considerava illegittima l’inutilizzazione delle dichiarazioni rese durante le indagini (secondo tale

orientamento, il principio di oralità si attuava dando lettura in dibattimento di tali dichiarazioni)-> adesso la

prova utilizzabile in dibattimento è solo quella assunta davanti al giudice, con l’intervento delle parti

Tuttavia, l’art 111 prevede 3 eccezioni al principio di contraddittorio nella formazione della prova:

1. consenso dell’imputato (= riferimento ai procedimenti consensuali, che altrimenti sarebbero incostituzionali)

2. accertata impossibilità di natura oggettiva (= consente acquisizione di prove irripetibili in dibattimento)

3. provata condotta illecita (= diretta ad alterare le fonti di prova non acquisite in dibattimento)

Per quanto riguarda le prove che possono stare alla base della decisione finale, ci sono 2 chiavi di interpretazione:

• art 187  sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono all’imputazione, alla punibilità e alla determinazione

della pena o della misura di sicurezza . Quindi il thema decidendum è delineato dal pm quando esercita

l’azione penale

• art 526  il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento-> principio di legalità della prova. Tale principio va coordinato con l’art 191 che

sancisce l’inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge.

La nostra costituzione, però, non prevede un processo di parti in senso stretto, in quanto questo comporterebbe la

disponibilità dell’azione penale e la disponibilità delle prove in capo alle parti-> conseguenza: totale passività del

giudice, inteso come mero arbitro invece è sancita l’obbligatorietà dell’azione penale + giudice dispone di poteri

d’iniziativa, anche per l’assunzione di prove-> casi sono previsti dalla legge come eccezioni.

La riforma dell’art 111 Cost, ha portato la necessità di riformulare l’intera disciplina riguardante l’utilizzazione

dibattimentale degli atti d’indagine (soprattutto art 550, in tema di testimonianza) obiettivo era quello di sancire la

centralità del dibattimento, ma il perseguimento di tale obiettivo è avvenuto non senza costi e ambiguità:

- l’inutilizzabilità delle precedenti dichiarazioni ha indotto il legislatore a limitare il diritto al silenzio

dell’imputato che abbia riferito fatti che riguardano la responsabilità altrui -> viene imposto all’imputato un

dovere di collaborazione col pm che non è coerente con l’inviolabilità del diritto alla difesa

- per ristabilire la parità delle parti, è avvenuto il dislocamento dei poteri di formazione della prova, in capo al

pm e al difensore-> possono consensualmente sottrarre al contraddittorio elementi di prova raccolti fuori

dall’udienza (con acquisizione concordata al fascicolo per il dibattimento degli atti del pm e di investigazione

difensiva; con accordo sull’acquisizione delle precedenti dichiarazioni del testimone contenute nel fascicolo

del pm)

- modifiche contestuali al rito abbreviato-> si è trasformato da giudizio consensuale a vero e proprio giudizio

ordinario (avviene a richiesta dell’imputato, ma fortemente incentivato dalle diminuzioni di pena) -> quindi

dibattimento perde la sua centralità.

Il giudizio si divide in 3 momenti: 1) atti preliminari; 2) dibattimento; 3) atti successivi al dibattimento  a ognuno di

questi corrisponde un titolo del libro VII:

ATTI PRELIMINARI

Questa fase si estende dalla ricezione del decreto che dispone il giudizio (conclusione dell’udienza preliminare) fino

alla costituzione delle parti. -> la competenza funzionale in questa fase spetta al presidente del tribunale o della corte

d’assise Art 465 il compito di fissare l’udienza dibattimentale, invece, è affidato allo stesso giudice che dispone il

giudizio (per eliminare i tempi morti)-> art 132 disp att stabilisce che il giudice dell’udienza preliminare deve

richiedere il giorno e ora della comparizione al presidente del tribunale -> questo li individua sulla base dei criteri

stabiliti dal CSM (es: alcuni giudizi hanno priorità assoluta-> reati più gravi e di allarme sociale, quelli a carico di

imputati detenuti, giudizi direttissimi o immediati) e li comunica senza formalità (anche con mezzi telematici)

inoltre-> Art 465 “il presidente del tribunale o corte d’assise, ricevuto il decreto che dispone il giudizio, può, con

decreto, per giustificati motivi, anticipare o differire l’udienza non più di una volta, con decreto. Questo viene

comunicato al pm e notificato alle parti private, alla persona offesa e ai difensori (in caso di anticipazione->almeno

7gg prima della nuovaudienza)”.

Art 466 “durante il termine per comparire, le parti e i loro difensori hanno facoltà di prendere visione , nel luogo in

cui si trovano, delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria atti e documenti raccolti nel fascicolo x il

dibattimento ed estrarne copia”.

Art 467 altro compito del presidente del tribunale o corte d’assise assunzione di prove non rinviabili-> a richiesta

di parte e osservando le forme previste per il dibattimento. -> presupposti sono gli stessi che durante le indagini

preliminari o l’udienza preliminare consentirebbero un incidente probatorio. -> i verbali degli atti urgenti compiuti

sono inseriti nel fascicolo x il dibattimento.

Art 468 Almeno 7gg prima dell’udienza di dibattimento, le parti devono presentare le LISTE DEI TESTIMONI,

periti e consulenti tecnici, nonché delle persone di cui all’art 210-> con l’indicazione delle circostanze su cui

l’esame deve vertere a pena di inammissibilità-> perché non sono consentite “prove a sorpresa”-> ciascuna parte

deve conoscere i fatti che le altre intendono provare. Il presidente emette un decreto con il quale autorizza la

CITAZIONE dei testimoni, periti, consulenti tecnici, persone indicate nell’art 210-> la citazione può essere negata

solo per le testimonianze vietate dalla legge o manifestamente sovrabbondanti (: non si tratta di una valutazione

sull’ammissibilità della prova-> spetta solo al collegio; è una valutazione compiuta solo sulla base dei dati contenuti

nelle liste). [art 468 non elenca l’esame delle parti-> può essere richiesto senza bisogno di preavviso, non potendo

costituire una “prova a sorpresa”. Corte Cost, però, ha stabilito che l’art 468 è applicabile anche al caso in cui

l’imputato sia chiamato a rilasciare dichiarazioni nei confronti di altre persone, senza assumere la veste di testimone.]

“Il presidente può stabilire che la citazione dei testimoni\periti\consulenti tecnici\persone 210-> sia effettuata per la

data fissata per il dibattimento oppure per altre successive udienze” nel caso di dibattimenti di lunga durata,

questa disposizione ha lo scopo di evitare inutili comparizioni di chi non dovrà partecipare all’udienza. Il comma 4bis

di questo articolo (introdotto nel 1992) insieme alle liste deve essere depositata anche la richiesta di acquisizione dei

verbali di prove provenienti da altri procedimenti-> il deposito serve a far conoscere all’altra parte della richiesta.

“Se si tratta di verbali di dichiarazioni di persone alle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è

autorizzata dal presidente solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l’esame a norma dell’art 495” scopo

è di rimandare la citazione al momento dell’ammissione della prova-> perché art 190-bis stabilisce che l’ammissione

della prova orale deve seguire l’acquisizione del documento ex art 238, e può anche essere rifiutata dal giudice, nei


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher juliaranel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Paolozzi Giovanni.

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