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Sunto Poesia italiana del Novecento Lorenzini, libro consigliato “Guido Gozzano – Indagini e

letture” Edoardo Sanguineti

Chiara Betti – Arti Visive

“Torino d'altri tempi”

Gozzano (Torino 19 dicembre 1883 – Torino 9 agosto 1916)

di fronte a Torino Gozzano si comporta con un'ambivalenza affettiva, in bilico tra consenso patetico

e critico distacco. Amore unito a denuncia inclemente per l'ambiente natio.

CITTA'

D'Annunzio → gloriose memorie, Gozzano → Torino poveramente

paesaggi preziosi borghese, raffigurata in

tono minore

Anche Torino a suo modo è una “città morta”, gli è cara la Torino d'altri tempi, recuperabile

esclusivamente per via di fantasia e sogno.

Soltanto il passato è bello, perciò il contemporaneo mondo borghese non è suscettibile di

trasfigurazione, è chiuso in un'irrimediabile prosaicità, non è riscattabile da nessuna arte. Agli occhi

di Gozzano non restano che due soluzioni: la strada del dannunzianesimo e la via che egli ha ormai

intrapreso, quella dell'ironia. La lingua della tradizione poetica è lingua morta, Gozzano utilizza la

lingua della tradizione per creare un effetto di straniamento.

Estetismo a contatto con la provocante verità di un livello basso di intonazione quotidiana.

L'insorgere del prosaico denuncia l'impossibilità di una redenzione estetica della vita.

“Intossicazione”

“non l'arte imita la vita, ma la vita l'arte”, motivo ricorrente in Gozzano.

Distacco da ogni passata bellezza. Chi crede che la frattura tra la realtà ed una vita bella

rappresentata dall'arte sia sanabile, finirà per venire intossicato dalla letteratura.

Giovane Gozzano contaminato dal dannunzianesimo/ Gozzano adulto criticamente disincantato. Il

contatto tra vita e arte può ristabilirsi solo tramite l'ironia; l'”intossicazione” viene superata tramite

la sua denuncia poetica; il vissuto è oggetto di rappresentazione poetica solo per i suoi limiti, per la

sua grezza quotidianità.

Rottura con la tradizione in Gozzano = fine di modelli acriticamente partecipabili.

Fine di ogni eroe positivo.

“La Casa dei secoli”

Momenti delicati, in cui è possibile cogliere i principali temi della poetica di Gozzano, si alternano

zone opache ed inerti.

Gozzano amava dilettarsi nel ritrarre, in particolare figure femminili, che perseguono sempre uno

stesso tipo di bellezza: occhi chiari, profilo dritto, bocca voluttuosa, mascella forte. Tipo segnato

soprattutto psicologicamente, mulier fortis, donna virile. La vera donna di Gozzano è Carlotta, non

quella di “L'amica di Nonna Speranza”, ma quella fittizia de “L'esperimento”.

Gozzano è anche poeta di stili: filosofia dell'abbigliamento e dell'arredamento. Il mondo è da

leggersi come un immenso museo di arti decorative, un mondo praticabile liricamente in quanto

abbigliato ed arredato, mentre la prosaica quotidianità è sospesa in critica trasposizione. Per

Gozzano recuperare il passato significa fuggire dal consumarsi delle cose, approdare ad un luogo in

cui risulta negato il presente ed il fluire della vita, un' “oasi risparmiata dal tempo”. Recupero del

tempo porto per negazione, dimenticando la vita moderna. Questa “Casa dei secoli” è una sorta di

allegoria della casa ideale di Gozzano, il rifugio dalla prosaica quotidianità del presente, luogo di

sospensione della vita contemporanea.

“Un vergiliato sotto la neve” (aprile 1911, in occasione dell'Esposizione mondiale a Torino)

Vergiliato esercitato nei confronti dell'amica d'infanzia Jeannette.

La neve è cara a Gozzano perché cancella ogni traccia di modernità, riportando l'incanto del

passato; anche la figura di Jeannette riporta alla ribalta il passato.

“Vergiliato” (<Virgilio, fare da guida) termine dannunziano, deriva da Il Piacere (1889), a proposito

delle passeggiate romane di Andrea Sperelli e Maria Ferres. La relazione D'Annunzio – Gozzano è

tutta definita dall'opposizione tra i due vergiliati: l'uno svolto nella Roma imperiale e papale, in un

clima di passione teatralmente sublime, l'altro nella Torino dell'Esposizione con una Jeannette

crestaia (sartina).

Il giorno livido pubblicato il 23 febbraio 1911 ed è chiaramente ispirato a Il Fuoco (1900), in

particolare al congedo della Foscarina e Stelio Effrena.

Il 18 novembre del 1911 Gozzano pubblica un articolo dal titolo La città moritura, in cui medita

circa l'imminente distruzione dei padiglioni dell'Esposizione, dove si rivela che Jeannette è una

variante borghese della dannunziana Foscarina.

“Nel parco”

La geografia poetica di Gozzano, accanto ad una Torino filtrata nelle sue memorie storiche, presenta

quasi esclusivamente il lontano ambiente canavesiano, secondo una proposta sostanzialmente

omogenea.

Quello del parco, già presente nelle liriche giovanili, è un topos letterario dominante nel gusto

europeo del tempo. Parco è sottotemi: fontana, statue, cigno.. → luogo tipico della natura

aristocratica, di quella che fu una vita splendida.

Nella cultura borghese quello del parco si presenta come uno spazio morto, in rovina, in cui si

rifugiano il sogno e la nostalgia. Il parco non è natura, ma storia delle aristocrazie defunte.

Tutto il Poema Paradisiaco, celebrazione del parco poetico dell'immaginazione decadente, vive di

uno struggente anelito per il tempi che non sono più.

Sul tema della statua D'Annunzio insiste per ben tre sonetti dell'Hortus larvarum.

Del topos del parco, è soprattutto il tema delle statue ad attirare Gozzano (Viale delle statue), ma il

passato si estenua nel divertimento delle mode evocate, negli abiti e nella letteratura. Siamo alla

strada che conduce all'Amica di Nonna Speranza.

Sempre nel 1904 incontriamo le statue nel Frutteto, ma qui lo sfacelo è sottratto al clima di

decadenza incantata ed inizia ad avvicinarsi al gusto di “c

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.betti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Poesia italiana del Novecento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lorenzini Niva.
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