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Riassunto esame Pedagogia Interculturale, Prof. Luca Agostinetto, Libro consigliato " l'intercultura in bilico:scienza,incoscienza e sostenibilità dell'immigrazione", Agostinetto Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di pedagogia interculturale basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Luca Agostinetto: "L'intercultura in bilico: scienza, incoscienza e sostenibilità dell'immigrazione", Agostinello. Gli argomenti trattati sono i seguenti: flussi migratori, lavoro degli stranieri, immigrazione rosa, il contesto mondiale e italiano,... Vedi di più

Esame di Pedagogia interculturale docente Prof. L. Agostinetto

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tema importante, ma la questione oggi più cruciale è quella della permanenza degli

immigrati sul suolo italiano.

La caratteristica oggi più rilevante è infatti quella di una tendenza alla stabilizzazione

nel nostro paese piuttosto che un loro nuovo percorso di spostamento verso altri

stati.

Al giorno d’oggi, siamo di fronte a un’immigrazione sempre più rosa: la componente

femminile è progressivamente aumentata, fino a superare ( anche se di poco) quella

maschile: Nonostante la nostra percezione continui a vedere l’immigrazione come

un fenomeno prevalentemente maschile, in realtà già dalle dinamiche migratorie si

evince come la migrazione sia sempre più femminile.

Quindi l’immagine distorta della donna passiva che a causa di contesti degradati che

la portano quasi involontariamente a intraprendere la strada della migrazione va

sostituita con l’immagine di una donna che migra grazie ad una fitta rete di legami

che la motivano, e non è raro oggi trovare donne che vanno in un paese per creare

le condizioni per un futuro ricongiungimento familiare.

La crescita della popolazione femminile è indice di un quadro migratorio tendente

alla STABILITA’. Le migrazioni femminili sono quasi sempre diverse da quelle maschili

perché le donne più degli uomini sono legate alla famiglia e sono educate ad esserlo:

quindi anche la decisione di partire esprime legami affettivi e obbligazioni morali

persistenti: si organizzano in modo da garantire la riproduzione biologica, sociale e

culturale.  I MINORI STRANIERI

Tra la gente immigrata nel suolo italiano, una percentuale consistente è data dai

minori stranieri.

Il fatto che in Italia ci sia una così alta percentuale di minori stranieri è dato sia per la

questione del ricongiungimento, sia per la questione della natalità, e questa

situazione fa sì che l’immigrazione perda il suo carattere transitorio e vada via via

sempre più verso una stabilizzazione.

Quindi non si parla solo di ricongiungimento ma anche e soprattutto di natalità. Fare

un figlio implica un radicamento nel contesto autoctono e un’inevitabile processo di

inserimento all’interno della società.

Al giorno d’oggi i nidi sono pieni di stranieri perché la fascia di popolazione straniera

è quella più giovane e quindi la loro incidenza è più alta. La presenza straniera

giovanile non colpisce solo i nidi, le scuole materne o i centri educativi in generale,

ma anche i centri diurni e le case di riposo.

LE SECONDE GENERAZIONI

Nell’ambito delle scienze e delle politiche sociali, per seconda generazione s’intende

la generazione costituita da figli di genitori immigrati. In particolar modo, le seconde

generazioni si suddividono in:

1.0 = bambini, figli di immigrati stranieri, ma nati in Italia

1.75 = bambini nati all’estero ma in età prescolare

1.50 = bambini nati all’estero e arrivati in Italia in età scolare

1.25 = bambini nati all’estero arrivati in Italia in età adolescenziale

Ma in che modo queste generazioni possono agevolare (fattore positivo) o rendere

più complicato (fattore negativo) il processo di integrazione? A tal riguardo,

emergono 4 nodi cruciali su cui gioca la relazione tra le seconde generazioni e il

processo di integrazione culturale:

- Funzione integrativa delle 2 generazioni verso le prime (fattore positivo) :

le seconde generazioni, sono un fattore positivo rispetto alle prime generazioni

(quelle dei genitori), quando la presenza un figlio nel paese ospitante costringe il

genitore a entrare in contatto con tutta una serie di attori, per lo più di ambito socio

educativo, che hanno in cura il figlio il solo fatto che il genitore straniero presente

in Italia, debba mandare il proprio figlio a scuola, dovrà entrare in contatto con gli

insegnanti della scuola e con gli altri genitori. Questo contatto non ci sarebbe stato

senza la seconda generazione.

- Funzione integrativa verso i pari autoctoni e la società di accoglienza (fattore

positivo) : il fatto di avere delle seconde generazioni straniere nel nostro

paese, agevola il processo di integrazione anche nel percorso che gli autoctoni

hanno verso gli stranieri. Quindi le seconde generazioni, svolgono un

importante funzione sia verso le prime generazioni sia verso gli autoctoni

- Funzione d’ostacolo di integrazione (fattore negativo) riguarda il problema

della definizione dell’ identità : il bambino che vive contemporaneamente 2

appartenenze (quella dei genitori da una parte e quella della cultura che lo

ospita dall’altra) porta ad un conflitto interiore sul “chi sono io?” Questa

ambiguità capita in un periodo abbastanza complicato che è quello

dell’adolescenza in cui si inizia a costruire la propria identità personale.

- Funzione d’ostacolo di integrazione (fattore negativo) riguarda rifiuto di

:

un’integrazione subalterna questo problema è legato alla prospettiva di

affermazione sociale. Mentre per gli immigrati di prima generazione la

costruzione del processo migratorio passa attraverso l’accettazione di

numerosi sacrifici, le seconde generazioni crescono lontani dalla scelta di

emigrare dei genitori. Quindi spesso, un bambino straniero che sta cercando

di integrarsi vive la sua condizione come un inferiorità, cioè come un processo

nel quale egli deve adeguarsi a qualcosa. Questo problema si verifica con le

generazioni 1.25 (ragazzi che in età adolescenziale sono arrivati in Italia) . I

ragazzi tendono a riversare la colpa sui genitori perché questi ragazzi sono

considerati diversi dagli altri. la scelta dei genitori di emigrare allora, si riversa

sui figli. IL LAVORO DEGLI STRANIERI

Principalmente, i fattori che spingono le persone a migrare sono molteplici. Si và

dalle guerre, all’instabilità politica, alla povertà quindi all’instabilità economica. Tra

tutti questi motivi, l’emigrazione è mossa sostanzialmente da motivi economici( che

si legano con il miglioramento delle proprie condizioni di vita attraverso la ricerca di

un’adeguata occupazione), così come l’immigrazione è sostenuta dal bisogno di

lavoro da parte del paese d’accoglienza quindi si può ammettere come parte del

nostro benessere sia possibile grazie alla manodopera degli stranieri nelle fabbriche,

al loro lavoro di accudimento dei nostri anziani e alle loro mansioni nei servizi di

pulizia.

L’Italia è quindi un grande paese di accoglienza di lavoratori stranieri, che sono

destinati ad aumentare. Il lavoro immigrato, non è più una novità, è una

componente strutturale del mercato italiano.

Il grosso dei lavoratori stranieri è raccolto nei servizi( presso le famiglie, emerge la

figura della “ badante”) e nell’industria( soprattutto nell’ambito delle costruzioni).

Ad essi sono solitamente riservati i compiti più faticosi e meno ambiti e ciò che

accomuna loro è: un inquadramento peggiore in termini di mansione, una scarsa

remunerazione e una peggiore forma contrattuale.

A tal proposito si parla di “ lavoratori delle tre D” ovvero DIRTY, DEMANDING E

Sono

DANGEROUS questi i lavori che principalmente toccano agli immigrati

caratterizzati purtroppo da un numero elevato di infortuni, da orari disagiati e da

condizioni salutari insalubri.

Questo impiego nelle mansioni a più basso profilo non è la conseguenza di

incompetenze dei lavoratori migranti, ma è un fenomeno che viene chiamato brain

waste, ovvero il processo di dequalificazione professionale che consiste nell’impiego

in attività di più basso profilo che non richiedono qualifiche rispetto a preparazione

e capacità possedute dai singoli individui.

È un processo che riguarda anche gli autoctoni ma per gli immigrati comporta, oltre

all’aspetto economico, il mancato riconoscimento di abilità e competenze che in

patria invece vedevano riconosciute e prese in considerazione diversamente. Quindi

sostanzialmente non significa che gli immigrati non sono competenti ma

semplicemente che le loro competenze in Italia non vengono riconosciute, mentre

nella loro patria,sì.

I fattori di dequalificazione professionale ci spiegano come mai in determinati ambiti

professionali, troviamo prevalentemente persone immigrate.

1. Nonostante ci sia sviluppo tecnologico, in ogni paese c’è bisogno di lavoro

povero. La pulizia degli ospedali, dei treni, lavoro di stalla ecc.. sono lavori

poveri che gli autoctoni non vogliono più fare e lo fanno gli immigrati e le

comunità continuano ad avere bisogno di questo tipo di lavori;

2. Continuiamo ad avere manodopera tra gli immigrati xkè nel nostro paese non ci

sono serie politiche di formazione dedicate agli stranieri;

3. Il lavoro continua ad essere de qualificato xkè in Italia non c’è strategia di

accoglienza di immigrazione.

4. Doppia dequalificazione delle donne in quanto straniera e in quanto donna.

Quindi la donna immigrata svolge la funzione di casalinga

5. Stereotipi e pregiudizi a carattere sociale contro gli stranieri

6. Per Precarie condizioni economiche e giuridiche e gli stranieri quando arrivano

in Italia, non hanno un lavoro e si accontentano del primo lavoro che trovano

7. Difficoltà di riconoscimento dei titoli di studio

8. Mancanza di uno spazio di incontro fra domanda autoctona e offerta immigrata

9. E difficoltà linguistiche: i lavori che richiedono poche istruzioni consente agli

immigrati che non conoscono bene la lingua italiana, di lavorare

Parlando di lavoro, si introduce il concetto delle RETI ETNICHE, che sono reti di tipo

affettivo e amicale nei paesi ospitanti giochino un ruolo fondamentale durante il

processo migratorio. Esse possono attenuare le solitudini e le malinconie, aiutare

nella ricerca di un lavoro e di un alloggio. Percui, se un immigrato ha un parente o

un amico in Italia, l’immigrato può entrare in contatto con il mondo del lavoro

perché c’è qualcuno che fa da garante.

Ma l’aspetto negativo delle reti etniche è l’ETNICIZZAZIONE OCCUPAZIONALE: cioè

quel fenomeno per cui gli immigrati di determinate nazionalità o appartenenza

etnica si riversano preferibilmente in un certo settore dell’economia del paese

d’immigrazione. Finisco cioè di connotare lo straniero anche sul lavoro che dovrebbe

svolgere. (Le russe fanno le badanti x esempio; i filippini i camerieri)

Si crea così un circolo vizioso tra inserimento lavorativo a basso profilo e una “

predestinazione naturale” degli immigrati.

Dall’etnicizzazione occupazionale si passa alla segregazione occupazionale che è la

conseguenza e non la dimostrazione della teoria della specializzazione etnica.

La segregazione occupazionale è un arma tagliente che non va sottovalutata: da un

lato “ preconfeziona” le caratteristiche di una persona sulla base della sua natura

etnica, e dall’altro irrigidisce ulteriormente le possibilità di mobilità professionale,

ossia, quel processo e la possibilità che un lavoratore pensa di avere e che viene a lui

concessa, di conseguire una qualche forma di miglioramento della propria posizione

lavorativa( in termini ad esempio di avanzamento della carriera o di aumento del

compenso).

 INTEGRAZIONE SOCIALE E INSERIMENTO LAVORATIVO degli IMMIGRATI

Per comprendere al meglio il processo migratorio, bisogna definire bene 2 concetti

fondamentali , quello di integrazione sociale e quello di inserimento lavorativo.

 integrazione sociale per definire che cos’ è l’integrazione sociale, bisogna

partire dall’etimologia della parola “integrare” che significa rendere qualcosa più

completo. In ambito sociale, l’integrazione prevede l’inserimento di una persona

o di un gruppo sociale in un contesto sociale, politico e culturale di cui prima non

faceva parte o da cui ne era escluso.

A tal proposito, Luca Agostinetto, nel suo libro dice che “ l’integrazione sociale è il

tema centrale quando si parla di migrazione “ cosa significa? Secondo Agostinetto va

bene individuare in un unico concetto la pedagogia interculturale, ma questo non è

un processo molto semplice, tant’ è che per procedere nella maniera più logica e

meno pericolosa possibile, secondo l’autore bisognerebbe affermare quello che

integrazione NON E’:

-ASSIMILAZIONE il principio dell’assimilazione è quello di ospitare lo straniero.

Tuttavia, affinchè lui possa integrarsi nel nuovo contesto, deve resettare

l’appartenenza culturale identitaria per assimilarne un’altra, quindi devi essere

costretto ad apprendere, a fare propria l’identità culturale del paese che lo ospita.

Significa perciò rinunciare alla propria identità per essere accolto. Ma integrazione

non è perdere la propria identità culturale per assimilarne un’altra.

-SEPARAZIONE Il concetto di separazione è contrario a quello di assimilazione: la

separazione negli anni 70 era un atteggiamento a favore degli immigrati perché per

rispettare la loro identità, bisognava separare le 2 culture: la propria e quella

dell’altro. Quindi la separazione era vista come atteggiamento positivo e rispettoso

nei confronti degli immigrati. Ma l’integrazione non è separare la propria cultura da

quella dell’immigrato.

-MESCOLAMENTO CULTURALE(meltin pot) il meltin pot era considerato il

fondamento storico della politica di integrazione statunitense, e rappresentava la

società come un grande mortaio nel quale tutte le differenze e origini culturali

venivano “pestate”, assimilate, come in un grande minestrone. Quindi il meltin pot

non è nient’altro che il mescolamento generale di culture, che da vita ad una nuova

forma di sovraccultura. Il “melting pot” è dunque quel processo attraverso il quale la

cultura di una comunità o di una nazione è trasmessa ad un cittadino adottivo e nel

quale i gruppi e gli individui vengono incorporati, mescolati, amalgamati, in una

comune vita sociale e culturale senza che la loro identità venga valorizzata.

-SALAD BOWL col tempo, il concetto di meltin pot, venne sostituito col concetto

di salad bowl (insalatiera): questo concetto, suggerisce che l’integrazione di culture

diverse residenti in un determinato paese, si combina come in un’insalatiera i cui

ingredienti diversi convivono nella stesso contenitore mantenendo ciascuno il

proprio gusto. E così vale per le culture dove l’accento è spostato sulla dimensione

soggettiva delle etnicità e quindi l’identità viene valorizzata e non calpestata.

Il modello di riferimento di tutto questo è la società AMERICANA degli anni 50 ma

soprattutto alla sociologia che si è occupata delle grande metropoli, socializzazioni

ecc.

Questi sono gli aspetti che definiscono cosa NON E’ integrazione; pertanto COSA E’

integrazione? 

- Un PROCESSO perché ha un carattere dinamico e contestuale, cioè si

realizza in una determinata realtà socio-culturale.

- E’ RECIPROCITA’ perché tutti gli individui (autoctoni e non) si integrano tra

di loro, quindi è un processo di reciproco inserimento.

- E’ INTEGRITA’ in termini di valorizzazione dell’identità culturale, quindi

significa valorizzare le diversità e non far abbandonare le proprie radici.

- E’ PARTECIPAZIONE affinchè possa avvenire un vero processo integrativo,

bisogna favorire l’inclusione sociale, cioè la partecipazione alla vita sociale con

occasioni di incontro, ascolto e scambio tra le parti.

Quindi l’integrazione è un processo pratico che consente il riconoscimento

reciproco, l’arricchimento reciproco e l’incontro.

Promuovere l’integrazione significa creare le condizioni favorevoli per un

inserimento reciproco.

 l’altro secondo concetto importante per comprendere il processo migratorio è

dato dall’inserimento lavorativo con esso non s’intende solamente l’accesso al

mondo del lavoro, ma comprende anche le modalità di permanenza, di

inquadramento professionale e contrattuale, l’agio nel contesto lavorativo e le

relazioni con i colleghi.

 Ci sono degli indicatori che ci dicono che siamo di fronte ad un buon processo di

integrazione? Sì, quelli sociali e quelli professionali:

- 1° indicatore sociale : i Rapporti transazionali questo indicatore va a

valutare la frequenza con cui l’immigrato mantiene i contatti col proprio

paese d’origine. Ad esempio attraverso lo stipendio, lo straniero cerca di

migliorare la propria condizione x poi far arrivare la propria famiglia; oppure,

attraverso lo stipendio, invia il proprio denaro alla sua famiglia

questo

- 2° indicatore sociale: i ricongiungimenti familiari indicatore va a

valutare le possibilità che ha l’immigrato di farsi ricongiungere con la propria

famiglia questo

- 3° indicatore sociale: rapporti con comunità e buon vicinato

indicatore va a valutare l’esistenza e la frequenza di relazioni tra le persone

appartenenti ai diversi gruppi questo

- 4° indicatore sociale: uso e competenza della lingua italiana

indicatore va a valutare l’uso e la frequenza che l’immigrato fa della lingua

italiana che è un aspetto particolarmente importante perché la conoscenza

della lingua va a rafforzare le barriere dell’integrazione.

questo

- 5° indicatore sociale: gestione del tempo libero indicatore va a

valutare la disponibilità che ha l’immigrato di usufruire del tempo libero e di

mettersi in contatto in maniera informale col territorio e le persone.

Indicatori lavorativi ci dicono che tipo di integrazione ha avuto lo straniero in ambito

occupazionale: 

- 1° indicatore di lavoro : è la Modalità di accesso questo indicatore va a

valutare le modalità con cui un immigrato accede ad un luogo di lavoro che

può essere tramite le reti etniche o agenzie di lavoro

- 2° indicatore di lavoro: è il rapporto di lavoro questo indicatore va a

valutare il tipo di contratto con cui il lavoratore presta servizio

- 3° indicatore di lavoro: formazione questo indicatore va a valutare se la

persona frequenta dei corsi di formazione a carattere professionale, ma nel

caso degli immigrati la situazione è più complessa: non solo perché sono

soggetti alla dequalificazione professionale, ma anche perché non ci sono

effettivi corsi di formazione per lavoratori stranieri.

- 4° indicatore di lavoro: relazioni interpersonali questo indicatore va a

valutare se la persona straniera riesce a creare delle relazioni all’interno del

contesto lavorativo 

- 5°indicatore di lavoro: mobilità professionale questo indicatore va a

valutare le possibilità che ha un lavoratore straniero di conseguire una

qualche forma di miglioramento della propria posizione lavorativa. Nel caso

degli stranieri però, il loro lavoro è prettamente statico e questo è dovuto

anche agli stessi immigrati che hanno basse pretese. Ad ogni modo le cause

che non permettono agli immigrati di avere una mobilità professionale sono

date dai colleghi autoctoni, i quali non vogliono essere sottoposti ad un

lavoratore straniero, e la mancanza di una buona conoscenza della lingua

italiana. ALCUNE INDICAZIONI NORMATIVE

Secondo le disposizioni di norma vigenti, in Italia abbiamo avuto 3 leggi che si sono

occupate di immigrazione:

- Legge Martelli 1990

- Legge Turco Napolitano 1998

- Legge Bossi Fini 2002 (ancora vigente ed ha abrogato le precedenti o meglio le

ha inglobate)

Queste leggi sono state assorbite dalla legge bossi fini. Le date sono importanti xkè

come la volontà di esprimere politiche di immigrazione sia clamorosamente recente

e come l’italia sia poco attrezzata sulle questione. Inoltre sono leggi che sono state o

concepite, o incentivate da emergenze.

- Marenostrum l’impiego di navi della marina militare x pattugliare le acque

internazionali x salvataggio e prevenzione. (Questo era già previsto dalla Bossi

fini) Marenostrum ha consentito di salvare migliaia di vite umane.

- C.I.E centri di identificazione ed espulsione

- C.A.R.A centri di accoglienza richiedenti asilo (deve essere obbligatoria

l’accoglienza a chi richiede asilo)

- S.P.R.A.R sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati

 UN MODELLO PRATICO-PROGETTUALE

Il nesso che c’è tra integrazione sociale e inserimento lavorativo si può sintetizzare

con una frase di Zoelberg “ Wanted but not welcome”, ovvero ciò che ci preoccupa è

l’integrazione sociale degli immigrati e ciò che ci serve è il loro impiego nel nostro

mercato del lavoro.

Se proviamo allora a capovolgere la formula di Zoelber, per trovare dei nessi sempre

legittimi ma che possano svilupparsi in modo propositivo “ ciò che ci serve è

l’integrazione degli immigrati e ciò che ci preoccupa è il loro impiego nel mercato del

lavoro.

Il lavoro per gli immigrati è molto importante perché è visto come una via di

salvezza da una vita disagiata e molto spesso racchiude in sé il senso del loro

viaggio. Dalla nostra parte il loro lavoro è invece una necessità.

Un buon metodo per capire la profondità del legame che intercorre tra integrazione

e inserimento lavorativo è veder come una condizione negativa, nel nostro caso il

lavoro irregolare, produca effetti sia sul piano sociale che su quello economico,

tanto per gli immigrati quanto per noi.

Il lavoro irregolare (a nero) comporta enormi costi economici e sociale per entrambe

le parti: >Per gli autoctoni significa perdere potenzialità positive di integrazione,

ingrossare i canali di malavita, si incorre in situazioni di potenziale instabilità sociale.

>Per gli immigrati il lavoro nero produce effetti sulla realizzabilità del loro progetto

migratorio, a livello personale e familiare. Li fa incorrere in una punibilità giuridica

oltre alle condizioni di marginalizzazione e ricattabilità. Quindi il lavoro irregolare

non apporta totali vantaggi per loro e solo svantaggi per noi: illeciti vantaggi e

evidenti svantaggi ci sono da entrambe le parti.

Il modello che ci viene proposto, che viene definito come modello dell’EQUILIBRIO

SOSTENIBILE, viene definito PRATICO E PROGETTUALE perché nasce dal confronto

con la realtà e rimanda a uno specifico quadro teorico. Le finalità di questo modello

sono quelle della pedagogia interculturale, volte alla promozione di una tutela e di

un arricchimento reciproco a partire dalla scoperta delle potenzialità dialogiche e di

incontro con la diversità ( ossia di quel processo che chiamiamo integrazione

interculturale).

I SOGGETTI considerati sono quelli che danno luogo alle dinamiche multiculturali

ovvero: gli immigrati ( persone con provenienze multiculturali diverse accomunati

dall’esperienza migratoria nel nostro paese. Di essi vengono considerate le

soggettività, le appartenenze, i progetti e bisogni e i loro vissuti), le istanze sociali ( i

bisogni e i propositi di una società multiculturale come la non contrapposizione, la

reciproca comprensione e rispetto e il bisogno di sicurezza. Alcune di esse riflettono

le aspirazioni di una società in quanto tale, altre nascono da problematiche reali o

percepite connesse al fenomeno migratorio. L’attore principale di queste istanze

sociali è il sistema di WELFARE, inteso come rete di politiche, forze e realtà sociali ed

educative. ); le istanze economiche ( bisogni e aspirazioni economiche che

riguardano domanda e offerta di lavoro, consumi, costi produttivi e competitività);

la società ( il contesto nel quale si muovono tutte queste dinamiche. Abbiamo due

diversi scenari sociali : una società più chiusa e una più includente.

 RECIPROCITA’: CONDIZIONI E PROCESSI INTEGRATIVI NEL PORDENONESE

Come ben sappiamo, i percorsi integrativi non sono astratti poichè avvengono o non

avvengono in determinati contesti socio culturali.

La ricerca empirica che è stata svolta nel Pordenonese ha prima di tutto inquadrato

quello che è il contesto sociale che deve essere “concreto” e “limitato” :

 Concreto perché il contesto deve essere fornire generalizzabilità e significatività

dei risultati;

 Limitato affinchè i risultati non diventino troppo generici e quindi non più

significativi.


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Riassunto per l'esame di pedagogia interculturale basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Luca Agostinetto: "L'intercultura in bilico: scienza, incoscienza e sostenibilità dell'immigrazione", Agostinello. Gli argomenti trattati sono i seguenti: flussi migratori, lavoro degli stranieri, immigrazione rosa, il contesto mondiale e italiano, i minori stranieri, analisi nel pordenonese


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa90bay-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Agostinetto Luca.

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