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L'intercultura in prospettiva pedagogica

Capitolo 1: L'irruzione di una società multiculturale come trend della contemporaneità

La pedagogia del Novecento: tra laicizzazione del reale e trasformazione sociale

Il Novecento si è caratterizzato come un secolo di continuità ma anche di rottura con la tradizione, sia dal punto di vista del progresso scientifico e tecnologico, sia delle rispettive trasformazioni sociali. Nella seconda metà del '900 il trattamento delle differenze bio-psicologiche e socio-culturale venne denunciato quale discriminazione a svantaggio delle donne, dei soggetti con handicap psico-fisico, delle classi sociali subalterne e delle culture minoritarie piuttosto che come valorizzazione delle rispettive risorse.

La società borghese venne accusata di perpetuare e rinnovare una discriminazione a sfavore di tali differenze. La scuola fu accusata di essere borghese. La scuola venne invitata a ripensarsi in quanto scuola obbligatoria e pubblica, prima nelle condizioni di accesso poi anche in quelle di successo, richiamando alla necessità di verificare e riorientare costantemente il percorso formativo. La pedagogia fu accusata di asservire un modello di società borghese. La pedagogia fu invitata a ripensarsi, evitando i rischi di essere un sapere di senso comune e un sapere solo di tipo pratico e quindi di asservire le ideologie della classe dominante.

La pedagogia intraprese un lungo percorso per diventare: autonoma dalla filosofia costruendosi come sapere di tipo teorico e pratico. Scienza caratterizzata da ricorsività fra teoria e prassi e capace di coniugare istanze oggettive e soggettive, metodi quantitativi e qualitativi.

Nel '900 si intese la pedagogia: un sapere teorico e pratico sulla modificabilità umana, potenzialmente intento a mitigare gli estremi facendo dialogare e integrando le istanze razionaliste e socio-centriche con le istanze fenomenologie e individualiste. Una disciplina che si pone da connettore fra le scienze dell’educazione per conoscere la formazione come sintesi tra soggetto bio-psicologico, società e cultura e, di conseguenza, per contribuire alla macro-finalità di una formazione multidimensionale e/o integrale, nell’utopia dell’uguaglianza sociale e nell’orizzonte di senso della libertà individuale.

In questa prospettiva si inserirono anche la consapevolezza e la necessità di una ricorsività fra teoria e prassi intesa intrinseca e ineludibile alla formazione onnilaterale dell’uomo. Il divario tra teoria e prassi si risolve portando a integrazione, nei soggetti, consapevolezza teorica ed esperienza pratica. Tale integrazione diviene possibile attraverso la lingua e il lavoro.

L'irruzione di una società multiculturale: tra progresso scientifico-tecnologico e movimenti-cambiamenti sociali

La migrazione costituisce un fenomeno che ha da sempre contrassegnato la storia della filogenesi e l’ontogenesi. Non si può considerare la migrazione come un fattore nuovo; la novità consiste nell’ampiezza e nell’articolazione del flusso che ne rende complessa sia l’analisi logica che la progettualità sistemica. Il fenomeno migratorio si caratterizza soprattutto per la facilità e la velocità degli spostamenti materiali e virtuali in tutto il pianeta, nonché per la globalizzazione del mercato economico e del sistema di produzione.

Il nostro Paese ha affiancato un nuovo flusso a quello precedente che diede vita a una massiccia emigrazione esterna (prima verso il Nuovo Continente poi dal Sud al Nord dell’Europa, ed interna dal Meridione al Settentrione, dalle campagne alle città). Considerazione importante perché consente di sottolineare che ad un flusso non si è sostituito un altro flusso. Di conseguenza sia l’analisi che l’intervento possono essere attivati trattando la migrazione come un fenomeno unico di emigrazione e immigrazione.

Sotto un profilo pedagogico e didattico, la migrazione contemporanea richiede pensiero e azione di continuità come di discontinuità (cioè di riconoscimento dello specifico formativo) di processi e pratiche di istruzione e di educazione in differenti età e contesti di vita. Come trend della contemporaneità l’irruzione di una società multiculturale richiede soprattutto la costruzione di un pensiero interculturale che volga verso la formazione di una neocittadinanza.

La sperequazione socio-economica e la globalizzazione dei mercati, della cultura e delle menti

Nella società contemporanea gli effetti della migrazione si ripercuotono sia sui Paesi d’origine, alimentando aspettative di miglioramento e margini di ulteriore sviluppo, che su quelli di approdo, riducendo o implementando ricchezze economiche e demografiche. Il mondo occidentale è oggi crocevia di migrazioni massicce alla ricerca di migliori condizioni di vita, caratterizzate da giustizia sociale, libertà individuale, riconoscimento dell’uguaglianza e della valorizzazione delle differenze.

Le società in condizioni di svantaggio economico perseguono la conquista dei beni diffusi in quelle a capitalismo avanzato e tendono a imitarne gli stili di consumo e di vita, prestandosi a forme di globalizzazione delle economie, delle culture e delle menti. La società contemporanea è diventata anche un sistema interattivo basato sugli scambi e fortemente caratterizzato da interdipendenze con intensità e tipologie nuove, rendendo possibili transizioni culturali che oltrepassino costrizioni geografiche e resistenze all’altro. Lo spaesamento costituisce un denominatore comune fra differenti flussi migratori che segna sia i migranti che gli autoctoni. La coesistenza è una condizione necessaria ma non sufficiente affinché possano realizzarsi significativi progetti di interazione e scambio.

Le premesse teoriche e progettuali

La complessità del fenomeno migratorio è un tema che interessa non solo l’antropologia, ma tutte le scienze umane. Il contributo delle differenti scienze ha contribuito a ritenere che le culture non coincidano con entità statiche, ma piuttosto costituiscono fenomeni plurali e in perenne movimento, attraversati da continue tensioni, relazioni e scambi reciproci non estranei al più ampio sistema sociale. Di conseguenza, neanche le identità culturali sono insieme stabili e oggettivamente definibili di tratti, ma si costruiscono e si modificano nel contesto delle interazioni sociali e rapporti politici.

La migrazione pone l’uomo come altro che, per essere collocato realmente in un luogo fisico e mentale d’incontro, va conosciuto in quella storia sociale, culturale e personale con cui è venuto costruendo i valori e i significati di sé, dell’altro e del mondo. Le culture e le identità culturali non possono che essere trattate per la loro natura relazionale e processuale, ossia all’interno tanto di una concezione più dinamica e plurale dell’identità, quanto di una concezione più fluida delle differenze culturali.

Da un lato la cultura è di per sé stessa intercultura perché si sviluppa a partire dal dinamismo umano, dall’altro lato l’impensato può essere pensato solo attraverso l’esterno di una cultura profondamente altra rispetto alla nostra. Una progettazione che si preoccupa di intervenire soltanto sulle strategie di integrazione senza interrogarsi e tenere conto delle specifiche caratteristiche culturali è riduttiva e scade in un didatticismo fine a se stesso. Il discorso e l’azione privilegiati in questa sede perciò maturano dal tentativo di tenere insieme la categoria della pluralità e quella della relazione, individuando tempi, spazi e relazioni che non isolino né omologhino, ma si configurino viceversa come contesti d’incontro.

La nostra epoca storica presenta la necessità di costruire una civiltà del dialogo interculturale e della cultura di pace al fine di gestire una realtà socio-politico-economica ed ambientale di carattere complesso, globalizzato e interdipendente; questa necessità chiama in causa il trinomio istruzione-educazione-formazione, che deve fornire alle generazioni i quadri di riferimento etico-culturali e gli strumenti critico-ermeneutici più idonei per vivere nella complessità e nella problematicità.

Il terreno di analisi e intervento si sposta tanto alle età della vita quanto ai luoghi della vita, intesi come spazi di ristrutturazione e di riorganizzazione costante delle esperienze da progettare in funzione del benessere individuale e di comunità.

Il confronto con altri trend del cambiamento socio-culturale

L’irruzione di una società multiculturale si confronta con altri trend della contemporaneità amplificandone la complessità sia per i rispettivi nessi, sia per le ricadute formative in termini di lifelong, lifewide e lifedeep learning.

  • L'allungamento del ciclo e/o corso di vita: ha originato nuove coorti generazionali, collocabili in “mondi” molto differenti per condizioni e sistemi di vita che si sono affiancate all’infanzia e all’età adulta, e ha richiesto un’educazione permanente come risorsa specificatamente rivolta alle differenti età di cui ha peraltro segnato le caratteristiche e i legami intergenerazionali. La mancata istruzione ed educazione o la diversa alfabetizzazione per soggetti provenienti da altre culture possono ridurre le possibilità di accesso e successo, di inclusione e integrazione in un altro paese, con particolare riferimento anche alla lingua o ai linguaggi delle tecnologie di settore.
  • L’esplosione della tecnica e della cultura simbolica: ha segnato ricorsività tra uomo e ambiente e i nessi fra pensiero e linguaggio; essa è l’esito della manipolazione della natura e della sua trasformazione in cultura da parte di un uomo implicato in un rapporto co-evolutivo con l’ambiente, capace di forme di adattamento attivo all’ambiente stesso, tramite cui è pervenuto alla manipolazione/produzione/trasformazione costante di artefatti materiali e simbolici volti a ridurre e/o a compensare la sua incompletezza biologica. Le ampie ricadute di questo trend sono rilevabili in termini di evoluzione sia dell’uomo, sia delle altre forme di vita, nonché di quelle culture che mantengono con la natura un rapporto autenticamente diverso da quello tipico della società a capitalismo avanzato. L’esplosione della cultura simbolica è stata segnata dalla produzione del linguaggio; dall’altro lato l’esplosione della tecnica ha aperto a rischi di iper-specializzazione, dell’alienazione dai prodotti e dai processi, dell’omologazione, della sovraesposizione dell’interazione con l’artefatto, della sottoesposizione dell’integrità psicofisica e della dimensione socio-relazionale nei termini di profondi legami intra e intre-generazionali. L’esplosione della tecnica e/o della cultura simbolica propone quella tra uomo e ambiente come un’interazione reciproca, in grado di ridurre e/o eliminare i confini di spazio e tempo nel pensiero, nell’emozione e/o nell’azione degli individui segnato dalla tecnologizzazione dell’uomo e della umanizzazione del tecnologico. Questa esplosione è un cambiamento le cui caratteristiche sono meglio comprensibili se lette in continuità con altri cambiamenti, a partire dall’alfabetizzazione debole.
  • L’alfabetizzazione debole: può essere intesa da un lato non un analfabetismo di base dovuto a un mancato diritto di accesso agli alfabeti, ma un analfabetismo in uscita dovuto a un mancato successo del sistema formativo; dall’altro intendiamo la risultante di una produzione e di una proposta invasiva, persuasiva, superficiale, omologante ecc dei contenuti e delle modalità che segnano i mass e i personal media. L’alfabetizzazione debole richiede una formazione di qualità come successo formativo, formazione multidimensionale e sviluppo di un pensiero critico- riflessivo. Si tratta di un necessario ripensamento del curricolo nei termini dell’intenzionalità di fornire informazioni prestabilite e/o sistematizzabili e decontestualizzabili e, di conseguenza, del consentire di trasformare l’informazione in conoscenza e questa in sapere e in coerenti e responsabili comportamenti organizzativi e ri-orientativi.
  • L’aumento del tempo libero: ha contribuito al fatto che specifici gruppi-target si siano affiancati alle istituzioni classiche dell’educazione, ossia la famiglia e la scuola. Le possibilità di usufruire di servizi/agenzie/attori con funzioni di alfabetizzazione e di socializzazione che rientrano nei sistemi formali e non formale si sono ridotte drasticamente, per i migranti, soprattutto a causa dell’impossibilità di accedere a titolo oneroso, della collocazione in contesti limitrofi che non rendono possibile il loro raggiungimento o per motivi culturali/religiosi. I contesti di vita devono essere emancipati da una funzione autoritaria e repressiva, luoghi dell’esclusione e della marginalizzazione, della solitudine ecc, mirando invece ad assolvere una funzione di liberazione e di emancipazione.

Educare nella e alla migrazione

La società contemporanea mostra risposte schizofreniche alla migrazione di cui si caratterizza in modo sempre più significativo e irreversibile: alla richiesta di rispetto nei confronti del migrante si affianca il disprezzo del migrante emarginato sociale e culturale, promuovendone rispettivi schemi di pensiero e modelli di comportamento. Gli approcci e le strategie devono essere in grado di smarcarsi dalla parzialità e dall’emergenza di ingenue filantropie, razionalizzandosi e storicizzandosi all’interno di una progettualità con valenza pedagogica e didattica, a breve, medio e lungo termine che abbia come obiettivo condiviso educare nella e alla migrazione entro e/o a favore del benessere individuale e di comunità.

Bisogna progettare nei termini di un’educazione alla salute psico-fisica, alla sicurezza sociale ed economica, alla piena partecipazione alla vita della comunità, alla co-costruzione e allo scambio di saperi a livello culturale supportati da una rete di contesti, interventi e figure e da una prospettiva di modificabilità umana a cui educare/responsabilizzare tutta la società. La progettualità deve basarsi sulla conoscenza dei bisogni di cui è portatore l’altro, ma anche su un’assegnazione di bisogni che l’altro può avere ma di cui non sa di avere bisogno.

In ottica sistemica è necessaria la cura del contesto e l’attivazione del soggetto secondo proposte capaci di attualizzare la ricorsività tra teoria e pratica, intrinseca e ineludibile nella formazione dell’uomo secondo una prospettiva onnilaterale che consenta a tutti di non essere alienati né dal processo né dal prodotto.

Capitolo 2: La migrazione contemporanea: fattori sociali, culturali e psicologici

Dalle ricadute al ripensamento dei sistemi sociali

Per le sue ricadute nel macrosistema e nel microsistema come nei sistemi intermedi, l’irruzione di una società multiculturale pone necessario rilevare e trattare sinergicamente il profilo quantitativo e quello qualitativo della migrazione. Tra i principali errori d’interpretazione, possiamo considerare che non si tiene in considerazione né la dimensione progressivamente trasformativa della migrazione dovuta all’impatto del fenomeno sulla società di approdo, né la prevalenza di migrazioni verso l’Italia per motivi di sopravvivenza e/o di ordine economico ritenendo, erroneamente, le migrazioni del nostro tempo storico come condizioni transitorie piuttosto che interessate ad una stabilizzazione.

L’Italia continua ad essere un paese per certi versi esportatore e per altri importatore di manodopera migrante. Il primo aspetto è quello meno preoccupante, con una sottovalutazione ingenua e/o tendenziosa; per il secondo aspetto, l’immigrazione, sappiamo che la differenza culturale è psicologicamente intesa più come un peso che come una possibile risorsa. Nel mondo globalizzato le migrazioni sono vasi comunicanti che permettono uno scambio a beneficio dei Paesi di approdo e dei Paesi di origine.

La società contemporanea acquista sempre più consapevolezza del cambiamento come fattore endogeno al progresso e recepisce l’incertezza e la crisi come elementi cruciali che incidono sull’esistenza sia dei migranti che degli autoctoni, mettendone in discussione preesistenti e contingenti modelli di integrazione. Il fenomeno migratorio deve essere trattato nella sua doppia valenza di emigrazione e di immigrazione, necessitando di un inquadramento pedagogico e didattico a livello di sistema.

A livello pedagogico si tratta di analizzare e di revisionare con intenzionalità e flessibilità, integrando responsabilità e autonomia, l’interazione e l’interdipendenza fra:

  • Macrosistema e microsistema: modo in cui la condizione giuridica dei migranti è trasversalmente trattata sul piano delle politiche internazionali, nazionali e locali richiede di approfondire il modo in cui gli interventi predisposti hanno o meno tenuto conto di nuovi e impellenti bisogni di natura bi-psicologica e socio-culturale interessando autoctoni e non e il modo in cui ne hanno tenuto o meno anche in termini di lifelong, lifewide e lifedeep learning.
  • Differenti sistemi in cui lo stesso soggetto afferisce, tanto da poter considerare le competenze individuali come caratteristiche della persona in un contesto e il soggetto come nodo nella rete costituita dai suoi gruppi di appartenenza.
  • Differenti gruppi e/o figure professionali presenti negli specifici servizi e/o agenzie, sia di pari sia di diverso grado e funzione, con i loro sistemi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher universitaria2312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cerrocchi Laura.
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