Sunto “Pedagogia generale”, prof. D’Arcangeli, libro consigliato
“Luigi Credaro e la Rivista Pedagogica (1908-‐1939)”, Marco
Antonio D’Arcangeli
CAPITOLO I
1. La “Rivista Pedagogica”, il fronte antidealistico e Luigi Credaro
Gli studi sull’esperienza del “fronte antidealistico della pedagogia italiana” alternativa alla “scuola
attualistica” degli anni tra il 1900 ed il 1940, in prima epoca giolittiana, subiscono un improvviso
arresto dopo l’uscita del volume di Franco Cambi nel 1989 “ L’educazione tra ragione ed ideologia
“. Eppure, per gli approfondimenti in esso contenuti, l’effetto sarebbe dovuto essere il
contrario. Dal presupposto della
irriducibilità di scienza e morale nonché dall’affermazione del primato della” Ragion Pratica” in
quanto scopo dello intervento educativo, pur con l’insostituibile apporto della Ragion Pura, e, per
finire dalla conoscenza sperimentale doveva scaturire una riflessione pedagogica ricca e complessa
che poteva costituire l’unica alternativa alla teoria neoidealista. Nella accertata
(epistemologica= studio critico che accerta le origini) legittimità della pedagogia, nella sua
separazione dalla filosofia, nel rimarcare il costitutivo pluralistico del fatto educativo e nella
molteplicità dei piani di esplicazione e nella sua assoluta autonomia in contrasto con le
“risoluzioni” ed “identificazioni” del Gentile, si situano alcune tematiche centrali di una esperienza
teoretica della quale la “ Rivista Pedagogica “ fondata da Luigi Credaro ( autore di molte opere tra
filosofia, storiografia filosofica e pedagogia, nonché politico in senso ampio ) nel 1907, costitui’ il
principale organo di aggregazione ed il privilegiato strumento di espressione.
La genesi di questa teoresi educativa di chiara ispirazione Kantiana, con decisivi apporti
Herbatiani, rimanda al convergere delle traettorie del “positivismo critico” proposto dalla
“Rivista di Filosofia e Scienze Affini” di Giovanni Marchesini –autore della teoria delle “finzioni”(
con la quale intendeva integrare la lezione ricevuta in gioventù da Roberto Ardigò, caposcuola del
positivismo italiano) nonché teorico del concetto che compito fondamentale della filosofia è
quello della definizione di un’etica pedagogica – e dell’orientamento “neokantiano”, che
intendeva ridefinire in senso autodogmatico la natura e le funzioni della filosofia raccolta nella
“Rivista Filosofica” di Carlo Cantoni. Su
entrambi i fronti predominava l’interesse per l’approfondimento dei rapporti fra mondo della
natura e mondo dei valori e tra filosofia teoretica e filosofia pratica. Il dibattito si era concentrato
sulla nuova scienza psicologica con tentativi di elaborazione di una nuova metafisica e tentativi di
esplorare le vie di una filosofia umanistica e l’affermazione del ” primato della Ragion Pratica”
tradotta in una indagine etica che sottolineava la complessità e le “soluzioni di continuità” della
vita spirituale. Queste 2 filosofie
(positivismo critico e neokantismo, naturalmente), pur decise ad elaborare una nuova immagine
dell’uomo nel mondo, restarono sempre indecise tra un orientamento metodologico e la
costruzione di una nuova Weltanschauung (concezione della vita o l’esistenza e i fini del mondo e
la posizione in esso dell’uomo). Tant’è che i loro fragili impianti teoretici furono facilmente
smontati dalle acute e corrosive critiche di Croce e Gentile che riuscirono a imporre l’egemonia del
neoidealismo. Peraltro, l’approccio umanstico, se trasferito dai
“massimi sistemi” a più concrete dinamiche spirituali, avrebbe potuto dare risultati migliori.
I massimi rappresentanti di questo indirizzo, quasi avvertendo questa possibilità, andarono via via
concentrando gli studi sulle problematiche educative. I frutti più significativi e duraturi
di questi studi furono raccolti appunto nella “Rivista Pedagogica “ del Credaro e grazie alla
iniziativa di quest’ultimo furono indirizzati in questa direzione.
Luigi Credaro, già collaboratore della “Rivista Filosofica” e della “Rivista di Filosofia e Scienze
Affini” seppe cogliere le interne e parallele dinamiche delle 2 esperienze e intuire il “ luogo” dove
esse potevano incontrarsi per procedere assieme materializzandole appunto nella “R. P.” che
anticipò di un anno l’uscita della “ Rivista di Filosofia” (diversa da Rivista Filosofica) già concordata
da Carlo Cantoni e G. Marchesini ed uscita in ritardo per la morte di Cantoni per dare vita al
programma più propriamente teoretico del fronte antidealistico. L’importanza di Credaro nella
costituzione e nel consolidamento dello schieramento pedagogico antidealistico è unanimemente
riconosciuto. Ma il suo operato non viene inquadrato e scandagliato in profondità allo interno
di una lunga vicenda spirituale attraverso quel percorso che porterà da una” filosofia” ad una “
pedagogia.” E’ un percorso che inizia negli ultimi decenni
dell’800 e che rimanda al percorso del positivismo italiano con il suo progressivo slittamento dal
piano “critico” (cioè proposte metodologiche tese al rinnovamento dello studio del mondo
umano) a quello “ naturalistico “ (sistema ontologico-‐metafisico fondato sulla ipostatizzazione dei
risultati della ricerca empirica ) e la conseguente crisi di fine secolo. Fu un tentativo di mediazione
fra idealismo e positivismo che si mosse su itinerari di ricerca prevalentemente sul campo della
storiografia filosofica. Questo percorso
coinvolgerà oltre al Marchesini l’hegeliano Spaventa, lo spiritualista Mamiani ed ancora di più
Giovanni Gentile con la sua opera “Origine della Filosofia Contemporanea” del 1917.
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