Estratto del documento

Metodologia delle scienze sociali

Capitolo terzo: I concetti

Molti autori hanno provato ad illustrare il concetto di concetto, ma nel nostro caso si "segue" o prende in considerazione chi vede, come Sartori, nei concetti le "unità fondamentali del pensiero". Si tratta di unità tutt'altro che rigide ed omogenee tra loro; non sono quindi unità ultime o indivisibili, quindi possiamo dire che un concetto è un'unità divisibile poiché se ne possono individuare vari aspetti, i quali sono a loro volta altri concetti. L'insieme di tali aspetti è detto intensione del concetto (vedo l'oro e prendo in considerazione il colore e il peso, altri invece la duttilità).

Così facendo possiamo dire che un concetto è la sua intensione, ovvero l'insieme dei suoi aspetti e si distinguono gli aspetti definitori o necessari, da quelli contingenti, intesi come accessori. Dall'altra parte, l'insieme dei referenti di un concetto è detto la sua "estensione", la quale riguarda sempre un determinato ambito spazio-temporale. (Concetti universali non hanno limiti di tempo.) Tuttavia è molto raro che l'ambito spazio-temporale venga ben fissato, tanto che la maggior parte dei nostri concetti quotidiani non hanno un'estensione delimitata con precisione.

Bisogna inoltre sottolineare che un concetto una volta formatosi va a facilitare l'inquadramento di altre situazioni, sentimenti ed oggetti, riducendo così la complessità di ciò che viene sperimentato; tale processo è detto tipizzazione. Un concetto può essere generale (avere come referente un tipo) oppure avere anche un referente singolare, individuato nello spazio e nel tempo.

A tal proposito, articolando l’intensione, si riduce l’estensione e per ogni modo diverso di articolare l’intensione di un concetto, si forma una diversa scala di generalità; in base agli aspetti considerati, si può inserire un concetto in innumerevoli scale. Tuttavia due concetti possono appartenere alla stessa scala di generalità solo se istituiamo fra loro un rapporto di genere/specie. Istituendo così il criterio fundamentum divisionis.

I gatti sono felini, i quali sono mammiferi. Se 2 cerchi hanno un’intersezione, i relativi concetti non fanno parte della stessa scala di generalità.

3 questioni fondamentali

  • Consapevolezza dei concetti: chi pensa dev'essere consapevole dei concetti che ha in mente in un dato momento. Tuttavia un concetto formulato da A al tempo t non sarà mai uguale al concetto formulato da A al tempo t', anche se A denomina i due concetti allo stesso modo.
  • Apertura dei concetti: i concetti devono essere aperti e ciò si contrappone alla tesi che vede invece i concetti ben delimitati. Questa apertura dei concetti permette sia una certa flessibilità che una concettualizzazione delle situazioni nuove decisamente più veloce.
  • Creazione di concetti: secondo Durkheim, i concetti sono opera della società poiché se un concetto è comune a più uomini o a tutti, ciò significa che sia opera della comunità. Tuttavia, Schutz ritiene che sia la cultura a fornire agli individui i concetti già consolidati, ma anche gli strumenti per costruirne dei nuovi; infatti ogni individuo, ogni gruppo sociale ha un proprio patrimonio concettuale che si differenzia in vari modi e si evolve continuamente.

Strutture concettuali: classificazioni, tipologie, tassonomie

Classificazione

La forma elementare di classificazione si basa sul rapporto genere/specie. Se tutti i gatti (specie) sono felini (genere), ma non tutti i felini sono gatti, i referenti del concetto di felino si dividono almeno in due classi: gatti e non gatti, ovvero A e non A.

Le quattro regole della classificazione

  • Nella dottrina classica, i generi si suddividono in specie considerando un solo aspetto dell'intensione del concetto di genere, aspetto detto fundamentum divisionis. Nella classificazione è infatti richiesta l'unicità del fundamentum divisionis, il quale stabilisce la disposizione delle classi; se infatti si cambia criterio da una classe all'altra, la classificazione non sarà valida.
  • I confini fra le classi sono assai delimitati quindi: data una coppia di classi, nessun referente dev'essere attribuibile ad entrambe le classi (mutua esclusività, la quale è una proprietà di ciascuna coppia di classi).
  • Il complesso di classi dev'essere esaustivo, ovvero ogni possibile stato sulla proprietà dev'essere assegnabile ad una delle classi. (L'esaustività è un requisito dell'insieme delle classi.)
  • Poiché l'esaustività è un obiettivo difficile da raggiungere, in molte situazioni di ricerca, di solito si crea una classe residuale denominata con "altro", alla quale vengono assegnati gli stati che non sono attribuibili alle altre categorie, aventi invece un significato specifico. La categoria residuale "altro" non si deve però confondere con le categorie come "non so" o "non rispondo", le quali indicano dei dati mancanti che saranno esclusi nell'analisi. Tuttavia tali categorie potranno dare informazioni utili sia sull'intervistato che sul sondaggio somministrato. Infatti, una quantità elevata di "non so" significa che i temi presenti nel questionario non interessano gli intervistati; una quantità elevata di "non risponde" significa che le domande toccano temi troppo personali e delicati. Una quantità elevata della categoria "altro" significa che la classificazione è stata operata con superficialità. Tali difetti si possono eliminare effettuando uno studio pilota, cioè somministrando prima il questionario ad alcuni membri diversi tra loro, ma appartenenti comunque alla stessa popolazione che si intende studiare.
  • Ultima regola è quella dell'equiparazione del grado di generalità delle classi e categorie; idealmente infatti tutte le classi devono avere lo stesso grado di generalità.

Appunti:

  • La classificazione più semplice è quella categoriale poiché si possono stabilire tra le classi delle relazioni di uguaglianza e diversità. Tale classificazione ha delle variabili categoriali.
  • Più alto è invece il livello di classi ordinate; le proprietà ordinali e le rispettive variabili. Esempio: se si considera il titolo di studio, l'ordine sarà basato sul grado di scolarizzazione.
  • La classificazione metrica si ottiene confrontando l'ammontare delle proprietà con un'unità di misura. Vi è da precisare che la misurazione è una forma speciale di classificazione e ci deve perciò essere per forza un'unità di misura.

Tipologia

La tipologia, avente un grado di complessità maggiore, è prodotta articolando simultaneamente due o più fundamentum divisionis (due o più aspetti dell’intensione di un concetto di genere). In tal modo si crea un insieme n-dimensionale di tipi. Un tipo è un concetto la cui estensione è l’intersezione delle estensioni delle n classi combinate per formarlo.

Il numero dei tipi in una tipologia è dato dal prodotto del numero delle classi in ciascuno dei fundamenta considerati; ciò comporta però un elevato numero di tipi, di cui alcuni non hanno nessun referente, bisogna perciò effettuare una riduzione, aggregando fra loro due o più tipi. Tuttavia, non è opportuno aggregare tipi se la loro estensione congiunta supera l’estensione di altri tipi.

Tassonomia

Con un grado di complessità ancora più elevato, la tassonomia è prodotta se dopo aver diviso l’estensione di un concetto applicando un fundamentum divisionis, l’estensione delle classi così ottenute venga suddiviso applicandone altre. L’ordine in cui i fundamenta vengono considerati è determinante poiché una tassonomia ottenuta applicando la proprietà X per articolare l’intensione di un concetto di genere e poi applicando la proprietà Y per i concetti di specie ottenuti, non sarà mai la stessa usando prima la proprietà Y e poi quella X.

Il termine usato nelle scienze come botanica e zoologia è quello di tàxon e indica la suddivisione a qualsiasi livello di generalità quindi ogni tàxon è una specie rispetto al tàxon più generale, la cui intensione contribuisce nell’articolazione.

Da precisare che sia i concetti che le tre strutture concettuali hanno in comune una caratteristica: non sono né veri né falsi, poiché un concetto non afferma nulla e quindi non si può dire se sia vero o falso, così come per le strutture dal momento che nella realtà ce ne saranno molte altre alternative.

Vi è anche da dire, che sia i concetti che le strutture sono componenti necessarie di tutte le affermazioni possibili poiché individuano oggetti cognitivi su cui si potranno formulare affermazioni vere o false. Per questo motivo, individuiamo le affermazioni come asserti e i concetti e le strutture concettuali come pre-asserti.

Gli asserti

A differenza dei pre-asserti, l'asserto è l'unico strumento di pensiero che può essere considerato come vero o falso con un adeguato controllo empirico. Tuttavia però anche il controllo non ci permette di ottenere un esito preciso per vari motivi, quali la mancanza di elementi sufficienti per pronunciarsi in maniera univoca e il fatto che l'asserto in questione sia generale, ovvero attribuisce un certo comportamento ad una pluralità di soggetti che però non tengono tutti quel dato comportamento (l'asserto è quindi sia vero che falso).

Vi sono poi asserti che si riferiscono ad un numero limitato di oggetti che hanno uno status particolare rispetto alla coppia concettuale vero/falso; si tratta di asserti chiamati universali e dei loro corrispondenti detti esistenziali.

Esempio: Asserto universale è: i corvi sono neri; asserto esistenziale è: esiste almeno un corvo che non è nero. Asserto tendenziale prevede la relazione fra due concetti mediante una proposizione.

I vari asserti si esprimono attraverso gli enunciati; tuttavia, un solo asserto può esser espresso attraverso vari enunciati in base alle lingue.

Esempi di asserti e tipi

  • Definizione descrittiva o lessicale: si trovano nei dizionari e sono affermazioni che attribuiscono appunto un significato ad un termine; possono essere sottoposte al giudizio V/F.
  • Definizione stipulativa o nominale: si cerca di dare all’espressione in questione un significato, non è possibile il giudizio V/F e riguardano termini o espressioni sia nuovi e sia già usati con altri significati.

Capitolo sesto: Tipi di proprietà

Le proprietà si trasformano in variabili. I vari tipi di proprietà variano in base al tipo di un’unità di analisi.

Proprietà aggregate

Per raccogliere le informazioni che ci interessano, bisogna far riferimento all’unità di raccolta di livello inferiore rispetto all’unità di analisi. Esempio: parlando di un comune, esso ha come proprietà aggregata il numero degli abitanti, ma per raccogliere questa informazione, si deve contare gli abitanti stessi.

Proprietà globali

Avendo come unità di raccolta il collettivo, le proprietà di tale collettività sono caratteristiche esclusive del gruppo, ovvero non derivano dalle proprietà dei singoli membri. Si tratta di quelle proprietà in cui le due unità di raccolta ed analisi coincidono e spesso si attribuiscono ad organizzazioni, istituzioni e comunità. Esempio: prendiamo in esame il comune e le sue proprietà globali saranno il sistema politico.

Proprietà individuali

Si tratta di quelle proprietà che si riferiscono all’individuo. Esempio: l’età, il genere, il titolo di studio.

Proprietà contestuali

Sono quelle proprietà che si riferiscono a un’unità di raccolta di livello superiore, ovvero sono le proprietà che riguardano l’individuo, ma che si riferiscono al contesto in cui è inserito tale soggetto. Esempio: il quartiere in cui risiede il soggetto.

Definizione operativa: da proprietà a variabile nella matrice

Una variabile è un vettore di segni che rappresentano gli stati dei casi sulle proprietà; abitualmente si tratta di numeri. Esempio: Intervista a Valeria Rossi; la proprietà è l’età e lo stato sulla proprietà è 18. Quindi nella matrice, troveremo sul vettore-riga il nome Valeria Rossi, mentre nel vettore-colonna troviamo la proprietà. Nella cella vi è il numero 18, il quale è diventato un dato. Una matrice di dati si ha quando tutti i segni trovati vengono interpretati diventando perciò dati.

Se vogliamo considerare proprietà non rappresentabili direttamente con cifre, vedi titolo di studio, si deve collegare a ciascun titolo un particolare numero; tale prassi si chiama piano di codifica.

Esempio:

  • 0 = nessun titolo
  • 1 = licenza elementare
  • 2 = licenza media
  • 3 = diploma di scuola superiore
  • 4 = laurea triennale
  • 5 = post-laurea
  • 9 = informazione mancante

Per le informazioni mancanti, si deve sempre scegliere una cifra specifica; un numero da 0 a 9 se si adottano numeri ad una cifra oppure da 0 a 99 per i numeri a due cifre. Tale piano di codifica è però poco sensibile. La sensibilità è il rapporto che vi è tra il numero di stati di una proprietà considerati nel piano di codifica e il numero di stati differenti che quella proprietà può veramente assumere: la sensibilità si aumenta, aumentando gli stati e più il numero delle classi è alto e più potrà rilevare proprietà più complesse.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 18
Riassunto esame Metodologia, prof. Fasanella, libro consigliato Metodologia delle scienze sociali, Marradi Pag. 1 Riassunto esame Metodologia, prof. Fasanella, libro consigliato Metodologia delle scienze sociali, Marradi Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia, prof. Fasanella, libro consigliato Metodologia delle scienze sociali, Marradi Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia, prof. Fasanella, libro consigliato Metodologia delle scienze sociali, Marradi Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia, prof. Fasanella, libro consigliato Metodologia delle scienze sociali, Marradi Pag. 16
1 su 18
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale.mazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Fasanella Antonio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community