Parte 1: Strumenti della conoscenza elementare
Concetti
Un concetto è un’unità non indivisibile, cioè che non se ne possono individuare aspetti che sono a loro volta concetti. I concetti non sono pensabili come veri o falsi, ma si può valutarne l’utilità. Si dice intensione l’insieme degli aspetti che lo contraddistinguono dagli altri (connotazione), ed estensione l’insieme dei referenti di un concetto (denotazione); intensione ed estensione sono così legati da un rapporto inversamente proporzionale. Per ogni diverso modo di articolare l’intensione di un concetto si forma quindi una diversa scala di generalità. Due concetti possono appartenere alla stessa scala di generalità solo se possiamo istituire tra loro il rapporto genere/specie. I concetti possiedono anche la caratteristica della flessibilità.
Strutture concettuali: classificazioni, tipologie e tassonomie
Queste strutture concettuali hanno in comune la caratteristica di non essere né veri né falsi e neppure pensabili come tali. Descriviamoli uno ad uno.
Classificazione
La classificazione è un’operazione con la quale si riconduce un oggetto ad una classe. Individuiamo il fundamentum divisionis, cioè l’unico criterio di classificazione, con esso si intende dividere un concetto o una categoria in base a un criterio/insieme di classi. Le regole sono la mutua esclusività, che è quella proprietà di ogni possibile coppia di classi tale che nessun referente possa essere attribuito contemporaneamente a 2 o più classi, e esaustività. Quest’ultimo è un requisito dell’insieme delle classi.
Tipo
Un tipo è un concetto la cui estensione è l’intersezione delle estensioni delle n classi che vengono combinate per formarlo. Il numero di tipi in una tipologia è il prodotto del numero di classi in ciascuno dei fundamenta considerati. Questo potrebbe causare una proliferazione dei tipi ed un rimedio abituale è la riduzione del loro numero e quindi della complessità intellettuale della tipologia: riduzione. Se nella definizione delle classi intervengono più criteri contemporaneamente, allora l’insieme dei tipi individuati costituisce una tipologia.
Tassonomia
Ai fini di una procedura di classificazione si utilizzano più criteri non contemporaneamente, ma con ordine di successione. Così, dopo aver diviso un fundamentum, l’estensione di un concetto, dividi una o più classi così ottenute ciascuna per altri fundamenta. Le tassonomie sono dei preasserti, quindi strutture concettuali la cui proprietà è l’utilità.
Asserti
Gli asserti sono locuzioni che affermano qualcosa a proposito del soggetto, pensabile come vero o falso (tutto il contrario dei concetti e delle strutture concettuali). Possono esprimere una relazione tra due concetti o una relazione tendenziale. Individuiamo due tipi di asserti, quelli universali che sono falsificabili e quindi si ricerca l’eccezione e non le prove della verità, e poi gli asserti esistenziali che sono verificabili. La fallacia assertoria è un errore nascosto del ragionamento che porta violazione delle regole di un confronto argomentativo collettivo. Con una facile immagine possiamo definire gli asserti come ponti che collegano i piloni (concetti) sui quali sono basati.
Colonne della matrice, proprietà e variabili
Una variabile è un vettore di segni che rappresenta gli stati dei casi sulle proprietà. I tipi di proprietà che si trasformano in variabili sono diversi a seconda del tipo di unità di raccolta/unità di analisi e sono:
- Proprietà aggregate che hanno unità di raccolta che non coincidono con l’unità di analisi.
- Proprietà globali che hanno unità di raccolta che coincidono con l’unità di analisi.
- Proprietà individuali che hanno unità proprie dell’individuo.
- Proprietà contestuali che sono a livello superiore, relative al contesto.
Matrice dei dati
Matrice dei dati è l’organizzazione sistematica della raccolta e registrazione delle informazioni che interessano sugli oggetti che studiano (tabella a doppia entrata, formata dall’incrocio tra vettori riga e vettori colonna).
Definizione operativa
Il complesso di regole attraverso cui siamo in grado di rilevare lo stato di ciascun caso e registrarlo nelle forme opportune. La definizione operativa per i casi è una sola, per le proprietà vale per ognuna diversamente. La sensibilitàtitolo di studio potrebbe essere: 0 nessun titolo, 1 licenza elementare, 2 licenza media e così via.
Fedeltà dei dati
Un dato fedele rappresenta correttamente il corrispondente stato secondo le convenzioni della definizione operativa. Si individuano anche delle fonti di infedeltà come errori di memoria, incomprensioni nella domanda, errori materiali di trascrizione e così via, ma soprattutto la desiderabilità sociale che è un effetto di disturbo che entra in gioco quando il soggetto che risponde ad un’intervista o questionario ha la possibilità di dare risposte che possono essere considerate socialmente più accettabili rispetto ad altre. Ci sono delle procedure per controllare la fedeltà dei dati. L’ispezione delle distribuzioni di frequenza ci serve per scoprire eventuali codici non previsti, e questa procedura è definita wild code check (analisi monovariata). L’alternativa si basa sul controllo della coerenza detta consistency check e si può applicare ad un numero limitato di situazioni (analisi bivariata). Un terzo tipo di controllo si può applicare a qualsiasi proprietà. È stato un metodo adottato in un centro di ricerche metodologiche dell’università di Lodz in Polonia, e corrisponde al controllo di fedeltà delle risposte con intervista sull’intervista.
Attendibilità delle variabili
Si pone un problema di attendibilità quando il ricercatore si chiede se il dato che ha rilevato corrisponde o meno al dato effettivo, cioè all’effettivo stato dell’oggetto sulla proprietà considerata. Distinguiamo empirismo che ha il primato dell’attendibilità sulla validità, e il costruttivismo che ha il primato della validità sull’attendibilità. Occorre procedere con veri e propri controlli di fedeltà del dato tenendo conto dei vincoli della definizione. I controlli di attendibilità individuati detti coefficienti di correlazione sono il test-retest, lo split-half ed il test di equivalenza (parallel form). Il test-retest consiste nella somministrazione dello stesso test alla medesima popolazione in due unità di tempo distinte correlando le due serie di punteggi. È un coefficiente individuato nel 1904 da Charles Spearman. L’applicazione sociologica è dunque come prima battuta la somministrazione di un test a un campione, la registrazione delle risposte o delle soluzioni per punteggi, e l’individuazione dei punteggi di ogni soggetto. In un secondo momento si risomministra il test agli stessi soggetti dopo un po’ di tempo. Lo split-half è una drastica semplificazione del precedente coefficiente, e si tratta di un test che sarà suddiviso in due metà di eguale lunghezza per ottenere due vettori di punteggi da correlare tra loro. Un altro coefficiente di correlazione è il test di equivalenza che consiste nel correlare i punteggi ottenuti su due test differenti ma definiti equivalenti o paralleli.
Validità
La validità
- Content validity: la validità per contenuto si basa su un livello puramente semantico ed analizza la concordanza semantica tra l'indicatore e la dimensione del concetto che intende indicare. È un prerequisito per tutte le altre strategie di controllo della validità.
- Criterion validity (concurrent, predictive, known groups): la validità per criterio è formata dalla validità concomitante, validità predittiva e dai gruppi noti. Nella validità concomitante si analizzano i coefficienti di relazione dei diversi indicatori di una dimensione di concetto, ritenendoli validi nel caso in cui queste relazioni siano positive. (I1, T1; I2, T2). Nella validità predittiva, analizzando il punteggio di un determinato indicatore, se ne presuppone il conseguente successo (I1, T1; I2, T2). Nella validità per gruppi noti (o postdittiva) si presuppone il comportamento di determinati individui ed il test viene ritenuto valido se rispetta l'ipotesi iniziale. (I1, T2; I2, T1). Nella validità per Frigerio si analizza quindi la validità di un determinato indicatore con l'ausilio e la comparazione di un indicatore-criterio.
- Convergent validity: la validità convergente si attiva quando non sono disponibili gli appena citati indicatori-criterio. In questo caso vengono separati gli indicatori che possiamo considerare positivamente relazionati con la dimensione concettuale, tramite la validità per contenuto. Verranno così considerati validi quegli indicatori che avranno un risultato convergente ovvero maggiormente simile. (Es. XZK alcuni indicatori a differenza di altri PR).
- Construct validity: la validità per costrutto si basa interamente su un criterio logico e si rifà alla teoria soggiacente al test. Il supposto indicatore si associa con variabili che dovrebbero avere una relazione empirica forte con il concetto da indicare. Questa validità ritiene come universalmente valida la teoria di riferimento articolandosi in due fasi. Nella prima fase si elaborano ipotesi basandosi sulla teoria, e nella seconda si otterranno ed analizzeranno i risultati del test. La teoria deve essere necessariamente specificata.
Classificazione, conteggio, misurazione e scaling
La classificazione, come la tipologia e la tassonomia, è una struttura concettuale alla quale possono essere assegnati tre significati:
- Procedura intellettuale che consiste nella divisione dell’estensione semantica di un concetto in più categorie o classi secondo un fundamentum divisionis.
- Procedura materiale che consiste nello stesso elenco delle classi o categorie ottenute dalla suddivisione dell’estensione semantica del concetto individuato.
- L’attribuzione di un determinato caso di osservazione ad una ed una sola categoria/classe.
La classificazione si utilizza per proprietà qualitative. Al fine di arrivare ad una classificazione bisogna tener conto di quattro criteri indispensabili: l’unicità del fundamentum divisionis che è la proprietà del concetto a monte le cui modalità costruiscono le varie categorie. Il FD è l’unico criterio di classificazione, con esso si intende dividere un concetto o una categoria in base a un criterio/insieme di classe. Poi c’è quello della mutua esclusivitàesaustività
La misurazione è un'operazione logica che permette di trasformare le proprietà continui in variabili di una matrice di dati-variabili. Le proprietà continue sono proprietà con un numero infinito di stati impercettibilmente distinguibili l’uno dall’altro. Queste si dividono in misurabili e non misurabili, come le prime gli stati si possono registrare senza intervento, mentre nelle seconde gli stati si possono registrare solo con intervento attivo dell’individuo. Le proprietà continue sono proprietà con la virgola e sono quando alcune proprietà hanno un numero infinito di stati impercettibilmente diverso l’uno dall’altro come i punti di una linea (spazio, tempo).
Il conteggio è invece l’operazione logica attuabile su proprietà discrete. Le proprietà discrete sono proprietà senza virgola per classificare, ordinare e misurare tutti i fenomeni sociali (sesso, professione). Queste proprietà si dividono in categoriali quando tra gli stati non c’è nessuna relazione ma solo una differenza qualitativa, sono ordinali quando gli stati hanno relazioni d’ordine tra loro e quindi si possono ordinare tutti lungo una scala, ed infine proprietà cardinali quando gli stati hanno relazioni per le quali si può calcolare un rapporto. Dobbiamo fare riferimento all’autonomia semantica. Questa è la capacità di ciascuna categoria di assumere un significato nei confronti della categoria e proprietà a cui si riferisce. A seconda del tipo di variabile è possibile individuare un diverso grado di autonomia semantica. Il grado di autonomia semantica appunto si riduce per le modalità delle variabili categoriali ordinate per le quali bisogna specificare ciascuna modalità in rapporto alla variabile stessa. Ad esempio, invece, nelle variabili cardinali l’autonomia semantica è quasi del tutto assente ed i valori registrati in matrice avranno senso solo se connessi alla variabile dai quali derivano.
Scala di Likert
È una scala ordinale che produce variabili con categorie ordinate (no affermazioni). Le frasi scelte (point items) dal ricercatore vengono somministrate ad un sotto-campione. Esse si scelgono in base alle risposte di un campione di soggetti. Per ogni affermazione sono previste alternative di risposta che formano una scala di accordo/disaccordo. Il punteggio di un soggetto è la media della somma dei punteggi su ogni frase. La scala si dice ben costruita se l’atteggiamento del soggetto è favorevole all’oggetto e il suo punteggio è alto. Limiti: trasforma una proprietà continua in una sequenza di categorie ordinate. C’è un problema dell’attendibilità e della fedeltà dei dati, quindi potrebbero verificarsi delle distorsioni introdotte dall’intervistato. Si incontra il problema del response set che viene risolto in parte con l’inversione della polarità semantica. Il response set è la tendenza a scegliere sempre la stessa risposta.
Paradigma procedurale di Lazersfeld
Nel caso in cui sia impossibile effettuare una definizione operativa, oppure questa non sia ritenuta affidabile, si ricorre al concetto di indicatore che è un elemento ponte in grado di collegare il concetto generale alle sue manifestazioni empiriche. Il suo paradigma procedurale risale al 1958/1959 con la quale traduzione operativa ci permette di passare dai concetti (entità astratte) a indici empiri (operativizzazione). Questo paradigma dispone di 4 fasi:
- La rappresentazione figurata del concetto.
- La specificazione delle dimensioni del concetto.
- La scelta degli indicatori.
- La sintesi degli indicatori in indici empirici.
Dal momento che Lazarsfeld sosteneva che un concetto potesse e dovesse unicamente nascere dall’osservazione, la prima fase consiste proprio nell’osservazione ripetuta dell’oggetto di indagine al fine di concettualizzarlo ed individuare quelle regolarità che permettono di creare un’immagine del fenomeno. Questa visione può essere contestata in quanto è ben dimostrabile come i concetti non nascano unicamente dall’osservazione. Il concetto esostrutturato è costituito da un concetto disposizionale ovvero latente e quindi non empiricamente rilevabile se non in presenza di uno stimolo grazie al quale le dimensioni diventano manifeste. Questo concetto non si esaurisce nella somma delle sue dimensioni ma, al contrario, se ne può appurare uno stato di potenza (in assenza dello stimolo) ed uno stato di atto. Per analizzare un concetto esostrutturato è necessaria una procedura diagnostica di tipo retroduttivo o deduttivo.
Il concetto endostrutturato non presenta nessun concetto a monte e le dimensioni variano dipendentemente. In questo modello si osservano concetti disposizionali, quali ad esempio l’ansia. Al contrario del precedente, questo tipo di concetto si esaurisce nella somma delle sue dimensioni. Infine, il concetto insieme è costituito dall’unione delle varie dimensioni le quali però non co-variano come quelle del concetto sopra citato. Anche il concetto insieme si esaurisce nella somma delle sue dimensioni. La terza fase è quella riguardante la scelta degli indicatori che sono concetti vicini al livello di rilevazione empirica con uno stesso nesso di relazione semantica con il concetto generale. I criteri per la scelta degli indicatori sono ben 5:
- Attenzione al contesto socio-economico-culturale.
- Attenzione alla teoria di riferimento.
- Gli indicatori devono essere adatti all’unità di analisi.
- Si deve consultare la comunità scientifica.
- La suscettibilità alla produzione di dati attendibili.
La relazione indicatore-concetto è costituita da una procedura verso l’alto in quanto un indicatore può rimandare a diverse proprietà ed una verso il basso considerando che per ogni concetto generale si hanno vari indicatori. L’ultima fase è quella della sintesi degli indicatori in indici empirici. Questi ultimi inquadrano il concetto nella sua totalità e risultano abbastanza completi.
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