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Fasanella/Nobile Marradi - Gli strumenti elementari della conoscenza: concetti, asserti, spiegazioni

Gli strumenti intellettuali con cui l’uomo affronta i problemi della conoscenza della realtà possono essere classificati in tre livelli: concetti e strutture concettuali, asserti e spiegazioni.

I concetti

Un concetto è un’unità non indivisibile nel senso che se ne possono individuare vari aspetti che sono a loro volta concetti. L’insieme di questi aspetti viene detto intensione del soggetto (perché definiamo un gatto come tale). Così un concetto è la sua intensione, l’insieme dei suoi aspetti; possiamo distinguere aspetti definitori e aspetti contingenti. L’insieme dei referenti di un concetto è detto la sua estensione. L’estensione di un concetto è sempre relativa a un determinato ambito spazio temporale (il fatto che una tigre rimane una tigre anche se con tre zampe).

I concetti sono situati su differenti gradini di un’ipotetica scala di generalità. Poniamo il concetto A e il concetto B su due gradini diversi della stessa scala di generalità quando consideriamo che tutti i referenti di A sono anche referenti di B, mentre non tutti i referenti di B sono referenti di A. In tal caso, diremo che B è un genere rispetto ad A, mentre A è una specie di B. Due concetti possono appartenere alla stessa scala di generalità solo se siamo disposti ad istituire fra loro questo rapporto di genere/specie. Per ogni diverso modo di articolare l’intensione di un concetto si forma quindi una diversa scala di generalità.

Possedere un concetto non significa essere in grado di nominarlo ma essere capaci di applicarlo in modo appropriato nelle situazioni rilevanti. Comunque, non potendo fotografare il pensiero non abbiamo alcuna garanzia che: a. un concetto formulato dal pensante A sia esattamente uguale (quanto ad intensione) a un qualsiasi concetto formulato dal pensante B, anche se A e B designano il loro concetto con lo stesso termine o espressione. b. Un concetto formulato dal pensante A al tempo t sia esattamente uguale a un altro concetto formulato dallo stesso pensante A al tempo t’, anche se A denomina i due concetti allo stesso modo. E questa caratteristica dei concetti è proprio ciò che conferisce loro flessibilità. Nell’intensione dei concetti formati da un individuo c’è normalmente una significativa componente di origine inter personale; c’è però anche una componente di matrice personale che costituisce il possibile contributo di quell’individuo al patrimonio concettuale del suo gruppo.

Le strutture concettuali: classificazioni, tipologie, tassonomie

Dottrina classica = classificazione. I generi si suddividono in specie considerando un solo aspetto dell’intensione del concetto di genere e articolandolo. Fundamentum divisionis. I confini tra le classi sono rigidamente delimitati: data una qualsiasi coppia di classi, nessun referente dev’essere attribuibile ad entrambe le classi della coppia. Mutua esclusività. Se la mutua esclusività è una proprietà di ciascuna coppia di classi, l’esauritività è un requisito dell’insieme delle classi. Considerate insieme garantiscono che ogni referente del concetto di genere sia assegnato ad una ed una sola delle classi di uno schema di classificazione.

Il livello di complessità aumenta con la tipologia, che viene introdotta articolando simultaneamente più fundamenta divisionis, cioè due o più aspetti dell’intensione di un concetto di genere. In tal modo, anziché una serie unidimensionale di classi, si crea un insieme n – dimensionale di tipi. Un tipo è pertanto un concetto la cui estensione è l’intersezione delle estensioni delle n classi che vengono combinate per formarlo. Il numero di tipi in una tipologia è il prodotto del numero di classi in ciascuno dei fundamenta considerati. Questo ha tre conseguenze negative:

  • Il numero di tipi è altissimo anche se si combinano solo pochi fondamenta con poche classi ciascuno.
  • È probabile che alcuni dei tipi così costruiti siano una mera possibilità logica, priva di interesse concettuale.
  • È ancora più probabile che alcuni tipi abbiano estensione nulla o ridottissima, cioè abbiano pochi o nessun referente.

Un rimedio abituale alla proliferazione dei tipi è la riduzione del loro numero, e quindi della complessità intellettuale della tipologia. È la riduzione.

La tassonomia è una struttura concettuale che viene prodotta se – dopo aver diviso l’estensione di un concetto applicando un fundamentum divisionis – l’estensione di alcune o tutte le classi così ottenute viene suddivisa applicandone altre, e così via per suddivisioni successive. L’ordine in cui i fondamenta vengono considerati è determinante: la tassonomia che si produce usando la proprietà X per articolare l’intensione di un concetto di genere, e poi la proprietà Y per fare altrettanto con alcuni dei concetti di specie che si sono ottenuti, non è la stessa che si produce usando prima la proprietà di Y e poi la X. Dato che non si può stabilire alcuna relazione di inclusione fra le estensioni dei taxa (suddivisioni, ordini) appartenenti a rami diversi di una tassonomia, non si può confrontare il livello di generalità dei relativi concetti; è quindi opportuno ricorrere al concetto di rango che si riferisce semplicemente al numero di passaggi lungo un qualsiasi ramo della tassonomia, partendo dal concetto di più alto livello.

I concetti e le strutture concettuali (classificazioni, tipologie, tassonomie) hanno in comune una caratteristica: non sono né veri né falsi e non sono neppure pensabili come tali. Se questi non affermano nulla circa i loro referenti, è anche vero che essi sono componenti necessari di tutte le affermazioni possibili, e in un certo senso le predispongono: individuano infatti oggetti cognitivi a proposito dei quali si potranno formulare affermazioni pensabili come vere o false. (preasserti)

Asserti

Il sole è una stella – troppo sole non fa bene – il sole sorge sempre dietro quella collina – stamani il sole è sorto alle 7 – spesso al tramonto il sole si tinge di rosso – il sole è questa grossa macchia sulla lastra. L’asserto è l’unico strumento di pensiero che può essere mostrato vero o falso con un adeguato controllo empirico. Per alcuni asserti il controllo può incontrare difficoltà pratiche molto grandi e anche insormontabili a un dato stadio di sviluppo degli strumenti di rilevazione. Spesso però il controllo non ci consente di ottenere una risposta univoca sulla questione della verità/falsità di un asserto, per due motivi: pur controllandola, non abbiamo acquisito elementi sufficienti per pronunciarci in maniera univoca + l’asserto in questione è generale cioè ascrive un certo attributo o un certo comportamento a una pluralità di soggetti/oggetti che però non tutti hanno quell’attributo. In tal caso l’asserto risulta essere vero per alcuni e falso per altri.

Ci sono due diversi tipi di asserti, universali ed esistenziali. Quelli universali sono un genere che per il fatto di riferirsi a un numero illimitato di oggetti, hanno uno status particolare rispetto alla coppia concettuale vero/falso. I loro corrispondenti speculati, sono chiamati dai logici appunto asserti esistenziali.

Frasi che non esprimono asserti

Vai a quel paese – non se ne può più – mi fai accendere – che ore sono? – esci subito di qui – attento a quella moto. Le frasi che non esprimono asserti sono dette “definizioni lessicali”. Queste frasi sono abitualmente dette definizioni stipulative o definizioni nominali e possono riguardare termini o espressioni sia nuovi sia già usati con altri significati. Così, non si definiscono concetti, ma termini stabilendo una loro equivalenza semantica con altre espressioni di solito più complesse e articolate. L’equivalenza è stabilita in base ai significati attribuiti da chi fornisce la definizione a tutti termini presenti sia nel definiendum (ciò che si deve definire) sia nel definiens (l’espressione con cui si dà la definizione).

Spiegazioni causali e spiegazioni teleologiche

Non esiste qualcosa che si possa chiamare impressione sensoriale di una relazione causale (Russel). Quello di causazione non è un concetto osservativo neppure nel senso più largo, ma piuttosto una nozione altamente astratta (Oppenheim). Pur non essendo osservabile, si suppone che il legame causale intercorra tra referenti, e solo in conseguenza di questa supposizione viene proposta una certa spiegazione. La spiegazione quindi non riguarda affatto la sfera del linguaggio, e non è propria della sfera del pensiero, ma è pensata come relativa alla sfera dei referenti.

Se l’attributo specifico dei pre-asserti è l’utilità e l’attributo specifico degli asserti è l’accertabilità del loro grado di verità/falsità, l’attributo specifico delle spiegazioni è la plausibilità, cioè la loro capacità di essere giudicate (più o meno) convincenti. Un osservatore imputa un certo evento ad una o più cause. Alla luce delle loro conoscenze ed esperienze i suoi interlocutori giudicheranno più o meno plausibile la spiegazione che egli dà. Un giudizio alla plausibilità però non si può dimostrare fondato. Anche nella stessa comunità accademica soggetti e gruppi diversi possono dare giudizi contrastanti in tema di plausibilità.

Per la verità alcuni filosofi epistemologici come Hume e Kant hanno aggirato il problema della non deducibilità delle spiegazioni immaginando una struttura che è stata denominata “spiegazione nomologico-deduttiva”. Vediamo un esempio in sillogismi:

  • A. I gas si espandono se riscaldati;
  • B. L’idrogeno è un gas;
  • C. L’idrogeno si espande se riscaldato.

A e B costituiscono l’explanans (ciò che spiega) e C costituisce l’explanandum (ciò che deve essere spiegato). A è un asserto di portata universale sottoponibile a controllo empirico e falsificabile. B è un asserto che attribuisce un referente a una classe. Una volta stabiliti per definizione i requisiti di un gas, l’asserto che assegna l’idrogeno alla classe dei gas è controllabile e decidibile. C è un asserto relativo a un tipo di referente: anch’esso è sottoponibile a controllo empirico e falsificabile. Si tratta quindi di un sistema di tr.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher basileaas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Fasanella Antonio.
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