Introduzione: Miti e Modelli Culturali dell'età Asburgica
La letteratura della Spagna moderna nasce in un contesto di profonde contraddizioni. I fasti dell'impero, la
supremazia raggiunta in Europa e il cosmopolitismo della corte asburgica, uniti alla ricchezza proveniente dalle
nuove Indie, sono elementi che non rispecchiano la reale situazione del paese. Tale ambiguità si riflette anche
nelle arti e nella poesia, infatti, nell'età di Carlo V, la letteratura vive il suo apogeo, così come l'impero vive il suo
momento di massimo splendore. La Spagna, infatti, promuove la cultura aprendosi e proiettandosi in Europa, con
un moto verso l'esterno che possiamo definire “hacia afuera” e che si oppone a quello tipico della Spagna di
Filippo II dell' “hacia adentro”.
Fra il 1516 e il 1536, nella penisola si susseguono importanti avvenimenti. Nel settore politico assistiamo alla
rivolta dei “comuneros” (I comuneros erano gli abitanti dei comuni castigliani, che nel 1520 si ribellarono a Carlo
V, per protestare contro il fiscalismo regio e la politica imperiale. La rivolta, guidata dai ceti medi urbani e
dai letrados, aveva come obiettivo la difesa delle tradizionali autonomie cittadine contro l'avanzata
dell'accentramento statale e di sottoporre al controllo delle Cortes i poteri della monarchia. La rivolta fu repressa
nel 1521 in seguito alla sconfitta delle forze dei ribelli a Villalar) a favore di una migliore organizzazione
dell'economia, che verrà poi soffocata nel sangue a Villalar nel 1521: con tale sconfitta si dissolvono le speranze
di affermare un'economia borghese in Spagna. L'oro delle Indie è un'illusoria fonte di arricchimento perché,
piuttosto che investire nell'industria e nell'agricoltura, si preferisce concentrare i beni americani nelle
“encomiendas”, a vantaggio di pochi colonizzatori. Tutto ciò accade nel corso della diaspora ebraica, all'epoca dei
conversos (gli ebrei convertiti) che, pur restando partecipi della vita pubblica giungono spesso ad organizzarsi in
comunità clandestine.
Dunque, a partire dal 1530, il paese vive un contrasto tra lo splendore cortigiano e le folle di emarginati, per i
quali si prospetta un destino sociale incerto. Ciò è dovuto al fatto che la Spagna ha esteso i suoi confini, ma non è
riuscita a creare una coscienza politica moderna perchè non aveva una solida struttura feudale capace di
realizzare un equilibrio fra centro e periferia del paese. Questo ha determinato l'accentuarsi dell’individualismo
delle nobiltà locali e il mancato inserimento di una borghesia attiva nel rapporto tra monarchia e popolo: la lotta
1
per la Reconquista finisce per relegare in secondo piano qualsiasi iniziativa economica, a favore della guerra.
Pur ospitando le minoranze ebraiche e assimilando costumi e modi di vita dei musulmani, la Castiglia medievale è
sempre più tesa ad accentuare la propria centralità mediante una crociata religiosa. Così, nel 1492 (lo stesso anno
della scoperta dell'America e della caduta di Granata) avviene la cacciata degli ebrei dalla penisola: un
provvedimento di portata storica, anche perchè con esso la monarchia spagnola non esita ad espellere in nome
dell'integrità ideologica e razziale, il solo nucleo etnico capace di garantire al paese un’ attività economica
fiorente.
Già nella prima metà dei Cinquecento, l'idea di grandezza assume in Spagna una dimensione fondamentale e non
1 La Reconquista fu il periodo di 750 anni in cui avvenne la conquista dei Regni moreschi musulmani di al-Andalus della
Penisola Iberica da parte dei sovrani cristiani, che culminò nel 1492, quando Fernando e Isabella, i Re Cattolici, espulsero
dalla Penisola l'ultimo dei governanti musulmani, unendo gran parte di quella che è la Spagna odierna sotto il loro potere. La
Reconquista inizia con la battaglia di Covadonga e con la sconfitta dei musulmani nel 72, per terminare nel 1492 con la
conquista di Granada. Negli ultimi anni di al-Andalus, la Castiglia aveva la potenza militare necessaria a conquistare i resti
del Sultanato di Granada, ma i re preferirono incassare i tributi imposti ai musulmani, dal momento che il commercio
granadino con il Vicino Oriente islamico e il Nordafrica era ancora florido e i tributi erano il principale mezzo con cui
incassare il prezioso oro africano, che poi si diffondeva nell'Europa medioevale, priva di tale metallo prezioso. Nel Medioevo,
la lotta contro i musulmani fu collegata alla lotta dell'intera Cristianità, quindi, gli ordini militari furono chiamati a svolgere la
loro attività militare nella Penisola iberica. I grandi territori concessi in premio agli ordini militari e ai nobili, furono alle
origini del latifondismo in Andalusia ed Estremadura. Così la coesione, anche culturale, tra cristiani, musulmani ed ebrei
cessò ufficialmente con la limpieza de sangre.
si identifica solo col mito della forza guerriera, ma condiziona la visione dei rapporti sociali e della vita stessa,
suscitando il disprezzo verso ogni attività pratica e un bisogno di celebrazione dei valori attraverso le apparenze.
Di conseguenza, si crea una folla di scontenti e di degradati sociali che diventa un male così profondo, da essere
oggetto di predicazione. Il culto dell'abito e dell'apparenza, la boria nobiliare sono propri di soggetti fuori della
realtà, in contrasto non solo con la morale cristiana, ma anche con il buon senso comune Da queste contraddizioni,
quindi, emerge una fioritura letteraria di alto livello, che talvolta trasfigura la realtà storica (Garcilaso), ma spesso
la rappresenta con grande verità, come nel caso del Lazarillo de Tormes (il primo esempio europeo di romanzo
moderno).
Accanto a queste manifestazioni, si colloca il codice dell' “hidalguìa”, che si afferma in ogni strato sociale come
forza egualitaria. All'etica delle apparenze, quindi, si oppone il valore della dignità dell'uomo, come individuo
inter pares, perciò l'hidalguìa assume un forte accento democratico e riflette la necessità di ricercare un livello
esistenziale, un beneficio comune a tutta la specie umana, nella convinzione che ad ogni uomo spetti, se è
cristiano, una dignità al di sopra di ogni casta o fede politica. La morte quindi, è vista come il punto d’incontro in
cui vengono meno le diseguaglianze reali e le frustrazioni della vita. L’hidalgo del XVI secolo contesta la realtà,
in quanto contrappone la sua individualità alla società reale: può essere da un lato un falso profeta, un visionario,
ma può anche rappresentare l’unico eroe di una società in decadenza. Si tratta di cavalieri e soldati, scudieri e
signori, sindaci e contadini, fino a Don Chisciotte e ai “galanes” delle commedie di cappa e spada. Tale ricchezza
di contraddizioni impedisce qualsiasi tentativo di dare una definizione univoca a questa età sotto il profilo
letterario. I contatti con Erasmo, la rinascita dell'interesse per il modo classico, i viaggi in Italia di umanisti e poeti
spagnoli, gli incontri fra gli umanisti dei due paesi che determinano un rinnovamento nella poesia e la diffusione
della teoria neoplatonica dell'amore, sono i primi segni del nuovo cosmopolitismo. Il concetto di arte come ideale
di perfezione formale della singola opera, accentua nel letterato spagnolo la coscienza del valore della sua
missione: ciò spiega perchè vengano mosse censure ai libri di cavalleria, esprimendo il rifiuto, proprio
dell'umanista, di ogni manifestazione estranea ai suoi canoni ideali.
Capitolo II “Poeti colti e prosatori aulici alla corte di Carlo V”
GARCILASO DE LA VEGA
Garcilaso de la Vega nacque a Toledo nel 1501. Di famiglia illustre, fu educato presso la corte tra principi e
umanisti; entrò presto al servizio dell’imperatore, ma fu esiliato per aver partecipato a una sommossa; nel 1520
divenne membro della guardia reale e nel 1521 fu ferito durante la rivolta dei comuneros che difendevano le
autonomie cittadine. Accanto all’imperatore, conobbe il suo amico Juan Boscàn con cui condivise sia il percorso
di vita nella corte, sia la gloria e il merito di aver espresso sulla carta la naturalezza dell’endecasillabo spagnolo.
Nel 1523 fu nominato cavaliere di Santiago e sposò una dama di corte, ma il matrimonio non lo rese mai felice.
Nel 1526, durante le nozze dell’imperatore a Granata, conobbe Isabel Freyre (l’Elisa dei suoi poemi), della quale
si innamorò perdutamente, ma il rifiuto della corte che le faceva Garcilaso e il suo successivo matrimonio con un
altro uomo, suscitarono nell’animo del poeta una profonda malinconia che condizionò la sua opera anche dopo la
morte della donna. Garcilaso viaggiò quindi in Italia in compagnia di Carlo I che doveva ricevere la corona
imperiale dal papa; tornato in Spagna, venne esiliato dal re su un’isola del Danubio per non aver rispettato i suoi
ordini, facendo da testimone a un matrimonio proibito dalla corona. Tramite la mediazione del suo grande amico il
Duca di Alba, fu perdonato e inviato a Napoli come luogotenente del vicerè; in questi anni conobbe la cultura
italiana e strinse amicizia con lo spagnolo Juan de Valdès e gli italiani Pietro Bembo e Bernardo Tasso. Dopo la
morte di Isabel, fu nominato sindaco di Reggio Calabria, incarico che abbandonò per arruolarsi nelle truppe
imperiali che combattevano contro i turchi di Barbarossa; ma, durante l’assalto alla fortezza di Muy in Provenza,
venne colpito alla testa da un sasso e morì poco dopo a Nizza nel 1536.
Garcilaso diviene celebre perché incarna l’ideale del perfetto cortigiano rinascimentale e del perfetto cavaliere,
giacchè era soldato e poeta allo stesso tempo; conosceva alla perfezione il greco, il francese, il latino e il toscano e
scrisse una breve produzione in versi che non pubblicò mai in vita. Fu il suo amico Boscàn a riunire i manoscritti,
a revisionarli e pubblicarli assieme alle proprie opere con il titolo di “Las obras de Boscàn y algunas de Garcilaso
de la Vega” (1543). Il libro divenne importante perché presentava i nuovi metri di origine italiana: il sonetto, la
canzone, le ottave, il verso libero, i temi mitologici e arcadici, nonché un linguaggio fatto di frasi brevi e dotato di
grande musicalità. L’opera completa di Garcilaso, quindi, si compone di 3 egloghe, circa 38 sonetti, 2 elegie, 5
canzoni e 1 epistola.
Sonetti Garcilaso
SONETTO 1 “Cuando me paro a contemplar mi 'stado…”
Nelle prime due quartine il poeta dice che preferisce soffrire per amore, piuttosto che non provare alcun
sentimento perché, secondo lui, perdere l’amore equivale a morire. Quindi, Garcilaso sviluppa un tema tipico
dell’epoca: quello dell’Amata-Nemica, nel senso che la donna amata può provocargli più dolore di qualsiasi altra
persona con il suo comportamento indifferente e ostile. Garcilaso afferma inoltre di essere disposto a morire per la
sua donna e che in realtà sta già morendo d’amore.
SONETTO 4 “Un rato se levanta mi esperanza...”
In questo sonetto Garcilaso afferma di essere disposto a fare qualsiasi cosa per amore, anche se ormai è stanco di
soffrire perchè, come dice nella prima quartina, la sua speranza in un attimo si riaccende, ma poi stanca torna a
spegnersi, giacchè non ottiene mai ciò che desidera. Nella successiva terzina si mostra disposto a superare
qualsiasi inconveniente o problema minacci la sua relazione amorosa, pur di stare accanto alla sua dama,
arrivando a spingersi dove altri non sono mai arrivati ed esaudendo qualsiasi desiderio lei abbia.
SONETTO 5 “Escrito està en mi alma vuestro gesto…”
IL sonetto si compone di 2 quartine (Abba-Abba) e 2 terzine (Cde-Cde). La rima è per tutto il poema, quella
consonante e i 44 versi sono endecasillabi. Il tema prediletto da Garcilaso è l’Amore e la sua poesia è
caratterizzata da 2 aspetti che riguardano la tematica amorosa: il Petrarchismo e il Platonismo. Petrarca compose il
2
suo famoso Canzoniere in cui canta a Laura , donna sposata che non ricambiava l'amore del poeta, ma che lui
continuò ad amare anche dopo la morte. Questa forma di scrittura ha generato un modello di poesia amorosa che
si ispira all’amor cortese, che consiste nel venerare l’amata come un essere sublime e per cui raggiungere l’amore
significa vivere pienamente; la natura ricopre grande importanza, poiché consente di esprimere liberamente gli
stati d’animo del poeta. Un’altra filosofia legata alla poesia amorosa di Garcilaso è il Platonismo, secondo cui
l’uomo desidera sentirsi completo, cosa che può avvenire solo contemplando la bellezza e trovando l’amore.
Accanto a questo tema e strettamente legato ad esso, c’è anche quello della natura fondata sul topico medievale
del Locus Amoenus, un paesaggio spesso di campagna semplice, bello ed armonico.
Il sonetto è scritto in I persona ed è dedicato ad Isabel Freyre, l’amore platonico di Garcilaso, quindi, si tratta di
2 Laura è un nome simbolico che rappresenta il lauro, che è a sua volta simbolo della vittoria rappresentata nel mito di Dafne
.
e Apollo
un’appassionata dichiarazione d’amore dell’autore alla sua amata. Nelle prime due strofe, l’autore cerca di
spiegare la ragione del suo amore: la perfezione dell’amata è colpevole del forte sentimento che prova, in virtù del
quale egli arriva a divinizzarla. Nelle due terzine poi, il poeta descrive i suoi sentimenti. Gli ultimi due versi sono
i più vivi del sonetto, collegati tra loro tramite un parallelismo e la ripetizione di “por vos”, che sottolinea la
colpevolezza dell’amata e il tributo che lui le deve. In questi stessi versi, il poeta mostra una chiara antitesi tra la
vita e la morte, perché l’amore non ricambiato rende amara l’esistenza, perciò esso va di pari passo con il dolore,
per questo, il poeta è combattuto tra il desiderio di vivere e la voglia di morire. L’ultimo verso sottolinea anche il
legame con la sua principale fonte italiana: Petrarca, perchè, se per Petrarca era impossibile conquistare l’amore di
Laura, lo stesso accade a Garcilaso con la sua Isabel.
SONETTO 10 “Oh dulces prendas por mi mal halladas…”
Il sonetto si compone di 14 versi endecasillabi divisi in 2 quartine e 2 terzine, mentre la rima è quella consonante:
ABBA/ABBA; CDC/DCD. Il ritmo è di tipo saffico (accenti sulla 4° e 8° sillaba) nelle prime due quartine; mentre
si complica nelle terzine, dove Garcilaso utilizza ritmi eroici (specialmente nei versi 11 e 12). Il tema del sonetto è
il dolore che il poeta prova nel vedere le vesti della sua amata, ormai morta; le quali, tempo addietro gli
provocavano allegria e gioia. Il sonetto è diviso in tre parti: la prima corrisponde alla prima quartina, in cui
Garcilaso descrive i vestiti della sua amata, la cui visione un tempo era per lui motivo di felicità; la seconda parte
corrisponde alla seconda quartina, che si apre con una domanda retorica con cui il poeta esprime lo stupore nel
rendersi conto che ora, in assenza della donna, quelle stesse vesti gli trasmettono solo dolore e angoscia, la terza
parte corrisponde alle 2 terzine e si apre con un’antitesi (due termini opposti) BENE-MALE, per sottolineare la
contraddizione di sentimenti che suscita in lui la visione di queste vesti. Alla fine, nell’ultimo verso, mediante
3
un'allitterazione , l’autore richiama l’idea di una lenta e terribile morte che provoca in lui il ricordo di Isabel.
SONETTO 11 “Hermosas ninfas, que en el rìo metidas…”
Il poeta si rivolge alle ninfe che vivono sulle sponde del fiume e chiede loro di lasciare il lavoro che stanno
svolgendo per ascoltare la sua storia; promette di non trattenerle troppo, perché è così triste ciò che deve
raccontare, che finirà per scoppiare in lacrime o saranno loro, visto il tema tanto doloroso, a smettere di ascoltarlo.
Il poema si rifà a una tradizione classica di tipo mitologico. le ninfe sono esseri immaginari che si diceva
vivessero sulle sponde dei fiumi. Il Rinascimento, epoca di Garcilaso, recupera la letteratura greco-latina, dove i
miti avevano grande importanza; ma il poema può anche essere considerato bucolico, perché presenta uno
scenario di campagna, in cui probabilmente il personaggio che parla con le ninfe è un pastore innamorato. La
metrica è quella tipica dei sonetti: 2 quartine e 2 terzine per un totale di 14 versi tutti endecasillabi con rima
consonante (ABBA/ABBA-CDC/DCD).
SONETTO 14 “Como la tierna madre qu’el doliente…”
I temi principali di questo sonetto sono: il lamento amoroso, presente in ogni verso e che si esprime attraverso il
dolore del poeta, e la natura, che il poeta manifesta paragonando il suo lamento con quello di un bambino che, in
lacrime, chiede qualcosa a sua madre. Le prime due quartine esprimono la sofferenza di un malato in lacrime che
spasima con tutta l’anima, ma che, inevitabilmente accrescerà il suo dolore. Nelle due terzine Garcilaso si mette
nei panni del malato, spiegando che commisurerà il suo pensiero alla dolcezza della sua amata. Il sonetto è
formato da 14 versi endecasillabi divisi in 2 quartine con rima ABBA/ABBA e 2 terzine con rima CDC/DCD,
3 L'allitterazione è la ripetizione di certi fonemi per ricordare o enfatizzare un elemento o un concetto. 4
mentre la rima è per tutto il poema quella consonante. Per quanto riguarda le figure retoriche, abbiamo: l'iperbato
5
(inversione dell’ordine delle parole: “le està con lagrimas pidiendo”; l'iperbole (“Màs pìdemele y llora…
olvidando su muerte, y aun la mìa”) e la metafora (“quitarle este mortal mantenimiento”)
SONETTO 23 “En tanto que de rosa y d’azucena”
Il sonetto 23 tratta il
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