L'età di Filippo II
L'epoca di Filippo II (1557—1598) inizia con la battaglia di San Tintin. Filippo II trova la Spagna in gravissime condizioni dal punto di vista soprattutto economico, ma anche politico ed amministrativo. La mancanza di sicurezza economica si riflette sulla situazione politica: lo spopolamento delle campagne, le Americhe che non sono in grado di produrre economia, l’inurbamento delle città produce masse di disoccupati, le continue guerre portano peste, fame, miseria. Ci troviamo davanti ad un regno che va perdendo sempre di più di credibilità.
L'Europa si divide in due blocchi: cattolicesimo e protestantesimo diventano i protagonisti dello scenario militare europeo. Varie sono le imprese militari:
- Battaglia di Lepanto (1571)
- Scontri militari contro la Francia che già dai tempi di Carlo V era il nemico numero uno della Spagna
- Scontri contro l’Inghilterra
- Rivolta dei Pezzenti nelle Fiandre (1580). Manda in questa battaglia il figliastro Don Carlos. Pur sapendo che non era dedito alle attività militari, lo costringe a capeggiare la spedizione. Il figliastro perderà qui la vita.
Con Filippo II tutto si concentra a Madrid, la città viene, infatti, definita sede del regno. Filippo II si fa costruire il palazzo dell’Escorial, dove rimaneva chiuso e non parlava con nessuno.
Religione e politica
Filippo II assume il cattolicesimo non solo come religione, ma assume anche il pensiero che l’accompagna. Si fa paladino di un dogmatismo monarchico che si sostiene ad un dogmatismo cattolico. Tutte le imprese militari che porta avanti hanno lo scopo di una crociata che serva a vincere il protestantesimo e le eresie che circolavano in Europa e a far trionfare il cattolicesimo. Tutto il teatro successivo, soprattutto quello di Calderón, assumerà questo progetto politico ed ideologico che sarà adottato anche dai successori di Filippo II, Filippo III e Filippo IV, fino alla fine della monarchia de los Austrias. La lotta era necessaria non solo contro le eresie, ma anche contro gli ebrei e i moriscos: Filippo II continua infatti con le persecuzioni e le cacciate; l’ultima cacciata degli ebrei dalla Spagna sarà nel 1611 e ci saranno anche tentativi di conversione di massa. Siamo nel periodo della Controriforma.
Emerge sempre più la figura dell’hidalgo. La Spagna si chiude al resto del mondo. Filippo II, rifacendosi al pensiero della seconda Scolastica che accompagna la Controriforma, acuisce la tendenza a sminuire e a negare la validità dell’operato dell’uomo nelle attività pratiche e lo spinge sempre più verso attività di riflessione ascetica, di preghiera, all’atteggiamento di sublimazione, per superare il contingente legato al peccato, alla materia, in un percorso che va dal basso verso l’alto, un percorso trascendentale proprio dell’epoca di Filippo II e della Controriforma. La sublimazione del corpo serve a superare il contingente per raggiungere la vita eterna e ricongiungersi con Dio.
Arti e scienze
Questo pensiero ascetico e trascendentale è rappresentato anche nelle arti figurative, come ad esempio in “Surrectio Christi” di El Greco, dove abbiamo, in basso, le figure dei dannati, in alto la figura del Cristo Risorto che anela verso il cielo, ma tra la terra e la sublimazione del corpo non c’è soluzione di continuità. Ciò comporta una sensazione di vanità delle cose umane e una sfiducia nell’operato dell’uomo.
Scoperte scientifiche
Scoperte scientifiche: il sistema tolemaico viene superato dal sistema copernicano, tuttavia non scompare del tutto. Le scoperte scientifiche che permettono di studiare l’universo (come il cannocchiale) e danno una nuova visione del mondo hanno come conseguenza il fatto che l’uomo non si sente più al centro del mondo, come accadeva durante l’Umanesimo. Si diffonde, così, un senso di desplaziamento e la tendenza all’ascetismo, alla preghiera, questo anelo verso l’alto come superamento del contingente, del peccato e come compensazione a questo senso di insicurezza.
Controriforma e società
Con la Controriforma l’opera dei Gesuiti diventa fondamentale, ma si accompagna ad una certa decadenza della Università, soprattutto Salamanca ed Alcalà. Decisivo risulta il controllo da parte della Controriforma e per volere di Filippo II sul tribunal de la Inquisición e dell’Index. Da una parte si sviluppa l’oratoria con scopi didascalici e persuasivi che svolge un ruolo molto importante perché la Controriforma adotta una retorica di persuasione e cerca di instaurare un dialogo con le masse; dall’altra la produzione dell’ascetica e della mistica, fenomeno letterario tutto spagnolo. Altro elemento importante è la costruzione di conventi e la nascita di nuovi ordini religiosi, che proliferano in maniera incredibile. Tra i rappresentanti dell’Ascetica abbiamo Santa Teresa, tra i mistici abbiamo San Juan de la Cruz.
L’oratoria religiosa assume i toni di un massiccio apostolato che spera in conversioni di masse e non di individui. Si accentuano, quindi, i motivi di carattere didascalico e retorico che vengono a costituire l’apparato essenziale di tutta la produzione. L’ascetica sposta già l’accento sul fatto individuale. Eminentemente didascalica, ricorre anch’essa alle forme di più spiccato valore suatorio, ma, seppure attenta alle reazioni emotive, è soprattutto interessata da metodi di vita spirituale che permettano di giungere alla maggiore perfezione consentita alle umane possibilità. Lo scarto maggiore si ha con la mistica, che è la via della perfezione gratuitamente concessa da Dio ad alcune anime in stato di grazia.
Nell’ascetica abbiamo la presenza della preghiera mentale, anche quella fatta per gli altri, e del contatto con i proseliti. Santa Teresa, infatti, fonderà conventi in tutta la Spagna, c’è quindi una parte attiva, un contatto con l’altro. Il mistico si considera un’anima prediletta, un eletto. Tra Santa Teresa e San Juan vi è anche una differenza nella formazione: San Juan è un umanista colto, Santa Teresa è assillata dal suo non sapere. San Juan vive una vita ritirata, solitaria, è in continuo dialogo con Dio. La sua opera è divisa in 4 trattati: dalla noche oscura del alma, cioè dalla fase del peccato, si arriva al matrimonio mistico con Dio. Santa Teresa nelle sue opere distingue quattro gradi di contemplazione che portano al ricongiungimento con Dio.
La Spagna durante Filippo II
Durante il regno di Filippo II abbiamo in Spagna un movimento hacia dentro: la Spagna si richiude su se stessa.
Manierismo
Manierismo: nasce dalle arti figurative. Si caratterizza per la perdita del centro, organizzandosi attraverso una bi-planarità, che può essere orizzontale o verticale. La perdita del centro investe qualsiasi forma d’arte essendo, queste imitazione della realtà.
Il romanzo pastorale
L’Arcadia del Sannazzaro, pubblicata a Venezia nel 1504, ebbe in Spagna una grande diffusione, tanto che presto fu tradotta in castigliano, raggiungendo una rapida ed ampia diffusione. Questo pieno successo, verificatosi all’epoca di Carlo V, rispondeva alla tendenza, allora comune, di accogliere produzioni nuove, all’ammirazione per la letteratura italiana, al rinascimento mentalismo dominante, al fervido entusiasmo per ogni manifestazione letteraria raffinata e cortigiana. La testimonianza dell’adattamento e dell’assorbimento del genere in Spagna si dà, in realtà, solo verso la metà del secolo, nel 1559, con la pubblicazione dei Siete libros de la Diana scritti da Jorge de Montemayor.
Possiamo considerare Jorge de Montemayor a cavallo tra il Rinascimento e le forme manieriste, alle quali appartiene più per la forma che non per la visione del mondo o l’impianto ideologico. È portoghese ma si trasferisce in Castiglia, dove diverrà il cappellano della regina (moglie di Filippo II). È anche un raffinato poeta e scrive una raccolta di liriche con il titolo di “Obras”, pubblicate ad Anversa nel 1554, in seguito separate e pubblicate con il titolo di “Segundo cancioniero” e “Segundo cancioniero spiritual” nel 1558. Il romanzo si apre con il “Canto de Orfeo” dedicato a las damas de Valencia da parte dell’autore. Questo espediente verrà utilizzato da imitatori e successori. Questo romanzo ebbe un successo enorme: venne rieditato per ben 40 volte negli anni successivi. Nella ristampa del 1561 venne inserita la inedita novela morisca de “El Anbencerraje y la hermosa Jarifa”. Intercalare romanzi o racconti all’interno di qualche edizione era una cosa comune all’epoca.
Il romanzo in questione, oltre all’Arcadia, si rifà anche al tema dell’amore secondo i codici neoplatonici e a tutta la trattatistica rinascimentale in generale. In particolar modo si rifà ancora una volta ai dialoghi di Leone Ebreo. Perché? Perché le storie dei personaggi, che loro stessi raccontano, hanno come argomento l’amore e, in particolare, l’amore non corrisposto (non dimentichiamo che si tratta di un autore portoghese: la tristezza, la malinconia sono proprie della cultura portoghese, al massimo rappresentate da quella musica, il “fado” che è un lamento rispetto alle forze ineluttabili del destino).
Struttura del romanzo
Il romanzo prevede 4 coppie di personaggi:
- Diana e Sireno: coppia mitica, all’infuori di un vero e proprio scenario
- Selvaggia e Silvano: hanno come sfondo lo scenario pastoril
- Belisa e Arsenio: scenario pueblerino, del villaggio (siamo comunque sempre all’interno di uno scenario bucolico, come la coppia precedente)
- Felix e Filismena: scenario cortesano
L’introduzione della coppia cortesana rompe la compattezza, l’unità dello scenario bucolico e sarà una variante che si ripeterà. Secondo Valla Arse, lo studioso che ha fatto più ricerche nell’ambito del romanzo pastorale, è una dimostrazione del fatto che il romanzo pastorale, in realtà, non attecchisce molto in Spagna.
I 7 libri di cui è costituito questo romanzo si possono distinguere in tre tappe:
- Dal I al II libro le coppie cominciano a raccontare le proprie storie lungo un percorso...
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