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Il Quattrocento

I quarant'anni che separano la morte di Enrique IV e l'ascesa al trono di Isabel (1479) dalla morte di Fernando il Cattolico (1516) sono un periodo di eccezionale importanza nella storia della trasformazione politica e culturale della Spagna.

Unificazione e riorganizzazione

Dal 1479, con la conclusione della guerra di successione al trono di Castiglia e l'ascesa di Ferdinando al trono di Aragona, i due regni della penisola sono uniti e vi è una politica di restaurazione dello stato e di riorganizzazione del regno. La congiunzione dei due regni fu una semplice unione personale e dinastica che vide esclusa la moneta, l'economia, le istituzioni e la lingua.

Politica di espansione

La politica di espansione condotta dalla corona consentì la riunificazione pressoché totale della penisola e la scoperta del Nuovo Mondo e il controllo del Mediterraneo. Lo sforzo espansionistico trasformò il debole e isolato regno castigliano in una potenza mondiale e, i Re Cattolici s'impegnarono nel raggiungimento di un doppio obiettivo principale: porre fine al periodo di anarchia che aveva caratterizzato il regno di Enrique IV e restaurare il potere reale. Si trattava di un passaggio da un'organizzazione statuale di tipo medievale a quella di centralistico stato moderno.

Riforme istituzionali

Per prima cosa bisognava dotare la nuova Spagna di moderne istituzioni e strutture capaci di preponderare il potere reale. Nelle Cortes di Madrid e in quelle di Toledo, si gettarono le basi di questa riforma su due punti essenziali: la messa in ordine delle finanze pubbliche e il governo del regno. La prima questione fu risolta arginando il fenomeno di alienazione delle imposte a favore dell'aristocrazia, ma la seconda comportò una serie di misure che finirono per assicurare alla corona: la direzione della politica generale, il controllo sui senorios (territori soggetti al regime signorile), la sottomissione delle città attraverso i corregidores. L'alta nobiltà vide ridimensionato il suo ruolo politico, ma non quello economico.

Base sociale della monarchia

Furono altri i ceti che costituirono la base sociale, sulla quale la monarchia fondò la sua forza: la piccola e media nobiltà (hidalgos), le classi medie con formazione universitaria e il clero rinnovato e riformato. All'alto clero appartenevano: Pedro González de Mendoza, Hernando de Talavera, Francisco Jiménez de Cisneros. Questi ultimi due svolsero una funzione importantissima: l'evangelizzazione del riconquistato regno di Granada e la riforma clericale, monastica in particolare.

Unità religiosa

L'epoca dei Re Cattolici segnò una svolta decisiva, ponendo fine all'atteggiamento di tolleranza religiosa e quindi, l'unità del regno si fondava sul presupposto dell'unità di fede religiosa. L'istituzione dell'Inquisizione (1480), l'espulsione degli ebrei e la conversione forzata dei musulmani furono i tre momenti salienti con i quali questo progetto si concretizzò, lasciando alla Spagna futura una pesante eredità, i cui frutti non tarderanno a dare il loro contributo.

Rinnovamento culturale

In ambito culturale, il livello di rinnovamento va misurato in rapporto al grado di ricezione e di assimilazione della cultura umanistica. Nel 1482 Juan de Lucena scrisse un'epistola exhortatoria a las letras nella quale viene proposta una delle idee centrali dell'umanesimo spagnolo: la difesa della sintesi di “armi e lettere”. Lucena esprime uno dei tratti che meglio definiscono la nuova cultura umanistica, il fatto cioè che la conoscenza della “grammatica”, ovvero del latino sia considerata come assolutamente imprescindibile anche nella formazione di un laico.

Sforzi educativi dei Re Cattolici

I Re Cattolici avevano compiuto una serie di sforzi miranti ad innalzare il livello culturale dei nobili. La stessa regina aveva cominciato ad imparare il latino. Presso la corte era stata istituita una scuola palatina dove si avviavano i giovani nobili allo studio del latino sotto la guida di valenti maestri provenienti dall'Italia. Ma la risposta più efficace al rinnovamento culturale arrivò dalle università che videro impegnati alcuni dei migliori maestri spagnoli e italiani nella formazione dei giovani di maggior affidamento.

Funzionari pubblici e riforma amministrativa

I funzionari pubblici (letrados) furono i veri protagonisti della riorganizzazione amministrativa dello stato voluta dai Re Cattolici. Il decreto del 6 luglio 1493 stabiliva un legame formale tra istituzione universitaria e amministrazione reale in quanto, prevedeva per i letrados, un periodo di studi universitari non inferiore ai dieci anni. I sei centri universitari esistenti erano destinati ad aumentare in numero, dimensioni o prestigio.

Rinnovamento culturale e stampa

Nell'accingersi a combattere la battaglia contro le barbarie medievali, in nome dei nuovi principi umanistici, Antonio de Nebrija scelse di cominciare da un'università, la più antica e prestigiosa: Salamanca. Dopo il suo insediamento come professore di latino, si dotò di un esile manuale “Introduciones latinae” col quale diverse generazioni future sarebbero state avviate alla lettura dei classici latini. Si venne così a creare una convergenza d'interessi con la politica generalmente riformatrice della corona e il progetto culturale rinnovatore dell'umanista. Il vasto programma che Nebrija realizzò fino alla sua morte (1522), ne fanno un esempio unico di interprete e diffusore della cultura umanistica in Spagna tra Quattrocento e Cinquecento.

Diffusione delle idee umanistiche

Tuttavia è facile supporre che le riforme e le conquiste culturali avrebbero tardato ancor più ad imporsi se non avessero trovato nella stampa un valido alleato. In Spagna la prima stamperia comparve nel 1472 a Segovia e ben presto si diffuse in una ventina di centri urbani. A ciò si aggiunse un altro fattore che contribuì in maniera incisiva nella circolazione delle idee: il libero commercio nella penisola dei libri stampati all'estero.

Introduzione della stampa in Spagna

Fino ad allora il maggior canale di contatto con la cultura umanistica italiana era stato costituito dai grandi signori che potendo contare su solide amicizie italiane avevano assicurato l'introduzione in Spagna dei codici contenenti i testi classici ma con la stampa e il libero commercio ciò fu drasticamente ridimensionato. Alla fine del Quattrocento dalle tipografie spagnole erano usciti poco meno di un migliaio di titoli, numero destinato a crescere nei primi due decenni del secolo successivo.

Progetti editoriali ambiziosi

Nel 1517 dalle stamperie di Alcalà furono licenziate le seicento copie di cui si componeva l'intera tiratura dei sei volumi della Bibbia Poliglotta, opera riuscita sia dal punto di vista scientifico che da quello tipografico alla quale però venne meno il favore della sorte. Una serie di sfortunati fattori come la morte del suo patrocinatore, il ritardo di cinque anni con cui fu concessa l'autorizzazione papale, il silenzio che era calato sull'iniziativa e il naufragio della nave che trasportava in Italia numerose copie dell'opera, ne decretarono il fallimento.

Produzione letteraria

La maggior parte delle opere pubblicate erano di consumo strettamente peninsulare, molte delle quali erano testi concepiti in funzione della loro utilità, come corpus di leggi, manuali ecc. Una percentuale non trascurabile era costituita da opere classiche. Di queste però pochissime erano le edizioni originali, mentre abbondavano le traduzioni. Si trattava spesso della riproposta di precedenti versioni lungi dall'essere considerate come espressione dell'umanesimo.

Riflessioni sulla lingua

In ogni caso, frequentemente i traduttori colgono l'occasione, nei prologhi, per una riflessione sul rapporto tra la lingua castigliana e il latino. Tali riflessioni rimandano a un aspetto non secondario della questione della lingua, e di quella letteraria in particolare. L'episodio più significativo della nobilitazione del castigliano è rappresentato dal prologo di Nebrija alla Gràmatica castellana, imperniato sul vincolo che l'autore stabilisce tra norma linguistica e norma letteraria, attraverso il criterio dell'uso.

Prospettive di Nebrija

Per un verso Nebrija esprime il convinto augurio che la propria lingua si trovi al culmine, dall'altro denuncia l'assenza in essa di una tradizione letteraria illustre. È una posizione complessa e per certi tratti contraddittoria quindi è giusto affermare che la lingua è “en la cumbre” perché sorge sulla base di una politica e pratica di un imperialismo in atto. Quanto alla produzione letteraria spagnola, Nebrija la considera illustre tout court in quanto può stare “debaxo del arte”.

Poesia e retorica

La questione viene ripresa da Juan del Encina nell'Arte de poesía castellana. Anche Encina ricorre alla medesima espressione “en la cumbre” che sottolinea il primato culturale spagnolo in stretta derivazione da quello storico e politico. L'Arte di Encina è l'unico testo di precettistica poetica, in un'epoca che risulta particolarmente avara di testi teorici. Al tempo dei Re Cattolici, il recupero della retorica classica costituiva un fenomeno ormai largamente consumato.

Trattati di retorica

Nel Quattrocento non si produssero trattati originali di retorica, ad eccezione dei Rhetoricorum libri quinque di Giorgio di Trebisonda. Nel 1515 Nebrija pubblicò un trattato retorico Artis rhetoricae compendiosa coaptatio ex Aristotele, Cicerone et Quintiliano, nel quale l'umanista non offriva un lavoro originale ma si limitava a compendiare i tre grandi autori classici. Quello di Nebrija non fu l'unico trattato di retorica prodotto in Spagna visto che tre anni prima un suo discepolo, Fernando Manzanares, aveva pubblicato i Flores rhetorici.

Storiografia e propaganda

Con il rafforzarsi dell'istituzione monarchica, la Corona mostrò un crescente interesse per la storiografia che finì con l'assolvere una duplice finalità. La costituzione di una monarchia forte richiedeva che il passato e il presente della nazione fossero sottoposti a una nuova visione che fosse ancorata a una prospettiva maggiormente unitaria, essendo la monarchia impegnata in uno sforzo di proiezione all'esterno, la Corona dovette sentirsi obbligata non solo a garantire una maggiore conoscenza della Spagna all'estero, ma anche ad operare un rovesciamento dell'immagine spagnola, vista come una terra barbara e marginale.

Figura del cronista regio

Questa duplice finalità fu all'origine di una serie di conseguenze che riguardarono sia la figura del cronista regio, sia il tipo di ricostruzione storica che si attendeva da lui, sia i nuovi modelli letterari ai quali tale ricostruzione dovette adeguarsi. Per quanto riguarda la prima questione, dalla metà del secolo, l'ufficio di cronista regio aveva acquistato un notevole prestigio. Nel periodo dei Re Cattolici la figura del cronista regio si sgancia sempre di più da quella del funzionario di corte.

Contributo di Palencia e Pulgar

Palencia e Pulgar coincidono nell'incarnare la figura del cronista ufficiale come letrado al servizio della corona che sentiva di contribuire con la sua opera al disegno di fondare l'identità nazionale, ed era perciò in grado di far sentire la sua voce che ormai poco o nulla aveva a che vedere con quella dell'anonimo segretario di un tempo. Passando alla seconda metà del regno, l'interesse storiografico della Corona crebbe col passare degli anni e la figura dello storico subì ulteriori mutamenti, così da soddisfare quegli interessi.

Scelta linguistica

Re Fernando ribadì la scelta del latino, sia per la composizione di nuove cronache, sia per quelle preesistenti in volgare. Il monarca mostra di avere particolarmente a cuore la scelta linguistica, e ciò si spiega col fatto che la sua maggiore preoccupazione era per un più ampio orizzonte culturale e, di conseguenza, per un destinatario non solo spagnolo. All'opera storiografica di intellettuali umanisti, stranieri e non, Ferdinando affidava il compito di rendere possibile la conoscenza del paese all'estero, con ciò mirando ad accrescere la reputazione della Corona.

Ruolo del cronista regio

La figura del cronista regio non aveva più nulla a che vedere col funzionario della Corona e, il re aveva bisogno di intellettuali indipendenti con formazione universitaria e umanistica. Dallo storico della corona si pretendeva una rielaborazione dei fatti più o meno lontani che serviva la causa del patriottismo, della propaganda monarchica. La molteplicità dei punti di vista doveva far posto a una prospettiva maggiormente unitaria, dalla quale il passato veniva ricostruito e interpretato come una logica concatenazione di eventi che dalla triste confusione delle lotte intestine portava alla monarchia dei Re Cattolici. Trovavano così giustificazione sia la monarchia dei Re Cattolici, sia la missione spirituale e temporale realizzata attraverso espansione interna e esterna.

Diego de Valera e le cronache storiche

Diego de Valera compone la Crónica abreviada de España o Valeriana nel 1481 che è un compendio dall'antichità al regno di Juan II e prosegue col Memorial de diversas hazanas che riguarda il regno di Enrique IV e termina con la Crónica de los Reyes Católicos, i cui 92 brevi capitoli ripercorrono i primi quattordici anni del nuovo regno. Valera mostra di essere estraneo alle tensioni innovative che smuovono la storiografia dell'epoca. Egli si avvalse delle Decades del Palencia che erano improntane a una posizione maggiormente personale e che era indicata come un esempio di obiettività.

Prospettive di Pulgar e Palencia

Pulgar invece scrisse la cronaca castigliana più funzionale alla politica della corona, egli intendeva mostrare la positiva trasformazione che la Castiglia aveva subito dall'unione di Fernando e Isabel alla conquista di Granada. Pulgar differiva da Palencia soprattutto per una prospettiva favorevole a Isabel e al Gran Cardinale, laddove Palencia finì con l'adottare un punto di vista maggiormente propizio a Fernando. A renderlo diverso dai secondi è l'assunzione di una prospettiva unitaria in favore della corona.

Traduzioni e adattamenti

Una copia della Crónica del Pulgar fu consegnata a Nebrija perché la traducesse in latino. Nell'adattarla Nebrija mirò a due scopi: il complesso di aggiunte e soppressioni, a testimonianza del prevalente interesse per il lettore straniero con l'intento di orientare l'opera a un pubblico diverso rispetto a quello a cui era indirizzata l'opera, e, in secondo luogo, il processo di adattamento, nel privilegiare una maggiore coesione e compattezza del racconto storico, esaltando il ruolo svolto dai Fernando e Isabel.

Discorsi e varietà stilistica

L'inserimento di discorsi era una delle modalità con cui gli storici classici si prefiggevano di ottenere l'effetto di varietas ritenuto essenziale al genere storico nella sua adesione alle regole dell'eloquenza. Pulgar è forse l'esempio più compiuto di opera storica umanistica. Nebrija nell'adattare la cronaca castigliana, prestò la dovuta attenzione alle esigenze della inventio, operando una selezione di avvenimenti e preoccupandosi di evidenziarne le cause; non si sottrasse alle richieste della dispositio, che soddisfece ordinando e distribuendo il materiale, in forma tale da realizzare una narrazione organica e variegata al tempo stesso; e, ottemperò agli obblighi della elocutio, osservando la norma capitale del decorum e, operando la scelta del latino.

Rinnovamento del racconto storico

Il tentativo più consistente di rinnovamento del racconto storico tradizionale consiste nell'impegno di Palencia, nelle sue Decades, di favorire una narrazione in grado di coordinare i molteplici fili e temi della realtà storica, facendo così giustizia della tecnica accumulativa e del salto brusco da un tema all'altro, che caratterizzavano il racconto delle cronache medievali. Nessuna delle opere fino ad ora menzionate arriva a coprire l'intero arco temporale dei Re Cattolici; l'unica cronaca completa si deve a Andrés Bernáldez che scrisse le Memorias del reinado de los Reyes Católicos. Egli era estraneo alla cultura umanista, infatti adottò una inedita angolatura di un curato di campagna da cui sono osservati e narrati i più importanti avvenimenti del regno. L'opera assume così un carattere originalmente popolaresco, sia nel taglio narrativo che nello stile, si fonda su informazioni dirette, come accade spesso per le vicende dell'Andalusia.

Generi letterari

Infine vi sono il genere biografico, che si distingue tra ritratto panegirico e la galleria di personaggi, e il genere archeologico.

Antonio de Nebrija e gli studi humanitatis

Nel prologo delle Introduciones latinae del 1488 Nebrija enuncia il nucleo essenziale del programma umanistico: l'ignoranza della lingua latina è la causa principale dello stato di decadenza in cui versano tutte le altre scienze, per cui si dovrà preliminarmente recuperare la conoscenza di esso. Egli colloca a fondamento dell'intero ordinamento del sapere da grammatica, e con essa gli altri studi humanitatis (lettura e commento degli autori classici).

Nebrija contro i barbarismi

Nel penultimo decennio del Quattrocento, Nebrija ingaggia in Spagna una battaglia contro i barbarismi simile a quella intrapresa in Italia da Lorenzo Valla. La situazione degli studi classici nella penisola iberica si presentava simile a quella italiana anteriore a Valla e simile a quella contro la quale reagì Petrarca. Nei primi tre quarti di secolo le opere degli autori classici non circolavano più negli ambienti colti spagnoli, un esempio è il marchese di Santillana che confessava di ignorare il latino. Ed era questa la situazione con cui dovette fare i conti il poco più che trentenne Nebrija.

Impatto delle Introduciones latinae

Il momento decisivo in questa battaglia condotto contro la moderna barbarie fu costituito da un piccolo libro: le Introduciones latinae, in cui Nebrija si proponeva di insegnare i rudimenti del latino. I criteri di composizione dell'opera si fondavano sul rifiuto dei grammatici medievali e sulla concezione della grammatica come arte “del bel parlato e scritto”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valerioabbonizio89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Arquez Rubio.
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