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Così per Brioschi, la logica platonista rischia di rendere insolubile il problema della

validità dell'interpretazione, poichè, cercando nel testo stesso i suoi criteri di

interpretazione col fare appello ad un'intuizione privilegiata dell'essere, o vi si troverà

quelli che essa stessa vi ha proiettato o non ve ne troverà affatto e si condannerà a

riprodurre la perenne alternativa tra "dogmatismo dell'evidenza" e "arbitro

incondizionato". La prospettiva nominalista invece sa di non poter trovare nel testo altro

che quello che l'interprete ha saputo mettervi e che le regole e le categorie che si

applicano ai simboli, vi si applicano perchè grazie ad essi sono stati costruiti come

simboli, senza pericoli di autoconferma o mere illusioni di conferma. Il testo, infatti non

potrà nè confermare nè smentire la nostra interpretazione, per il semplice fatto che esso

è il risultato di questa interpretazione.

3. CAPITOLO; RICERCA LETTERARIA E CULTURA SCIENTIFICA

1.3 UNITà DEL FINE

De Sanctis approfondì la logica intorno all'idea della conoscenza, fondata sui due

strumenti della percezione e dell'appercezione sostanuta la prima dai sensi, riferita l'altra

agli stati d'animo. La percezione si lega all'ambito del conoscibile, mentre

l'appercezione al limbo dell'inconoscibile. Se il legame tra la fine del corporeo e il

principio dello spirituale rimane ignoto ed anche la scienza, il cui compito consiste nel

trasformare l'essere nel sapere non riesce a svelarlo, si offre come mezzo determinante

per l'apprendimento il pensiero che può altresì giungere attraverso il linguaggio alla

formulazione dei concetti e da questi alle leggi delle cose, che è lo scopo della scienza.

Questa concezione può essere applicata anche al rapporto tra scienza e letteratura,

intendendo una come esperienza e l'altra come pensiero, entrambi finalizzati al

conseguimento di una consocenza totale. L'accostamento non elude neppure di

configurarsi come risultato finale di quella contrapposizione pretesa alla

complementarietà fra investigazione scientifica e creazione poetica, protese a dare

forma all'informe coscienza.

La scienza non è completamente razionale. La creazione di concetti scientifici ha la sua

origine in concetti metafisici fondamentali, che non è possibile verificare empiricamente.

Il piano del metafisico, dunque, retaggio da sempre intangibile della prospettiva

letteraria, da motivo di scontro diventa terreno di incontro tra due schieramenti diversi.

Come non vedere la somiglianza del processo gnoseologico che conduce lo scienziato

alla sua scoperta e l'artista alla sua creazione, alla luce della comune potenza? In

entrambi i casi si tratta di condurre il disordine vero l'ordine.

Nell'ambito di una realizzazione artistica non si può mai prescindere da quel principio

generativo che s'identifica con la figura dello scrittore e a cui corrisponde un campo di

possibilità e un insieme di tendenze destinate a realizzarsi solo in parte. Vale a dire che

quando lo scrittore inizia il suo viaggio attraverso il deserto delle pagine bianche opera

una più o meno consapevole selezione all'interno del ventaglio della sua virtualità.

Nel circuito della ricerca scientifica esiste una datità delle leggi che limita il piano

interpretativo e circoscrive la sfera soggettiva dello sperimentatore, senza tuttavia

impedirgli il punto di partenza che poi è il punto in comune di ogni processo

gnoseologico. = Il coraggio dell'intellettuale che consiste nel conservare attivo e

vivente l'instante della conoscenza nascente e nel farne la sorgente della percezione,

costituisce ancora una volta un comune terreno d'intesa tra i due poli cognitivi. L'intento

che qui si persegue, ad ogni modo, non è di escludere vi siano differenze tra i due

circuiti conoscitivi, quanto piuttosto di prospettarne i possibili punti di contatto e di

abbattere alcune differenze che li separano: ma soprattutto nella certezza che ciò che

può accomunare scienza e letteratura è la loro origine e il loro fine.

Così lo scienziato come il letterato tendono costantemente alla lettura e

all'interpretazione del messaggio che accompagna l'uomo nel suo cammino enigmatico

su questa terra. Tutto parla continuamente e non conta se l'approccio è all'essoteoria di

una legge fisica o al fascino esoterico di un'emozione, importa che siano ogni volta di un

poco diradate le tenebre dell'ignoto e che il destinatario della rivelazione si renda più

consapevole di ciò che opera in lui e intorno a lui, oppure della sensazione interiore che

la descrizione puntuale o simbolica del poeta renda più chiara, consentendone una

compiuta riappropriazione, una fruizione totale e inesperibile altrimenti. Se il processo

artistico non può essere solo conoscenza in senso passivo ossia nel senso che l'artista

non utilizza soltanto la percezione del fenomeno per realizzare la sua opera ma nel

polimorfico gioco creativo fa intervenire ben altri fattori, tra cui primari l'emotività e

l'impulso fantastico, può però essere conoscenza in senso attivo, ossia nel senso di

ampliare gli orizzonti cognitivi del suo fruitore, allo stesso modo in cui opera la scienza

nei confronti del suo utente.

Arnold supporta il primato della conoscenza letteraria, valorizzandone le capacità di

sintesi, in contrapposizione al procedimento scientifico non in grando di appagare

l'innata tensione etica ed estetica dell'uomo.

Huxley tenta un approccio più conciliativo, attribuendo alla letteratura il compito di

insistere sulla singolarità degli eventi, colti nella loro diversità e molteplicità e quindi

relativa incomprensibilità, mentre la scienza tenderebbe ad un sistema monistico, dove

l'enorme varietà dell'universo sarebbe in qualche modo ridotto ad unità.

Preti nel suo commento all'Huxley sostiene la possibilità di un capovolgimento di tale

assunto nel suo contrario, giacchè la scienza può anche fermarsi ad un'irriducibile

pluralità, oppure addirittura proclamare un ideale puramente descrittivo del sapere.

Mentre la letteratura, nella pretesa di passare oltre il singolo per intuirvi l'universale,

rischia di mistificare la molteplice varietà di situazioni e di sistemi di valori nell'unità di

qualche paradigma. Elkana riconosce alla ricerca

scientifica una tensione metafisica, protesa al conseguimento di quell'essenza, come

fine alla sola letteratura, rintracciando nel procedimento artistico la possibilità di attingere

le "essenze" che invece la investigazione scientifica non avrebbe potuto mai

raggiungere, intesa com'era a cercare soltanto le relazioni esteriore fra i fenomeni.

Goethe giungeva ad ammettere il potere della poesia di andare al di là dell'apparenza

delle cose, per penetrare nella divina idea che le genera. Preti, a sua volta, assolutizza il

dualismo invertendo i termini della questione, ossia affidando alla cultura scientifica il

compito di operare secondo parametri esclusivamente logici che, come tali, tendono al


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Cavalli Annamaria.

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