Il dibattito sul rapporto lettore-testo
Intorno al problema del rapporto lettore-testo è nata una sorta di scontro tra i sostenitori di due posizioni contrapposte e apparentemente inconciliabili. Da una parte, Franco Brioschi, sostenitore dell'osservatore rispetto all'oggetto osservato, che assume un'evidenza indottagli dall'occhio del lettore, mai innocente. Dall'altra parte, Luperini, sostenitore di una sorta del "pragmatismo" del testo.
Le posizioni di Brioschi e Luperini
Per Brioschi conta soprattutto la funzione della comunità interpretante come input della relazione, laddove Luperini, per timore di cadute in un pericoloso soggettivismo interpretativo, si dirige verso l'altro polo, facendo prevalere nel rapporto tra estraneità e familiarità, implicito nella precomprensione, il primo termine rispetto al secondo, rendendo preminente non la domanda svolta dalla comunità interpretativa, bensì la risposta oggettivamente allestita da un testo.
Per sostenere il suo punto di vista, Luperini chiama in causa l'esistenza nell'arte di una "dialettica del dialogo" collegata con l'atteggiamento dell'allegoria. Ciò si contrappone all'idea di Gadamer, secondo cui l'arte non può avere carattere allegorico, poiché il significato andrebbe ricercato in essa e non altrove, mentre è simbolica, perché lega invisibile e visibile nel momento di individuale interpretazione.
Allegoria e materialismo storico
A Luperini, l'allegoria pare un modo per reinserire l'arte nella storia, salvando questa dalla sua "ottusità" e mantenendo di quella la razionalità. Ma se ogni interpretazione è razionale, il problema - secondo Luperini - consiste nel fatto che il postulato della "perfezione" del testo anziché favorire l'oggettività dell'operazione critica, tende a proiettarla verso il soggettivismo, facendo prevalere il procedimento retorico della persuasione su quello scientifico della dimostrazione. A ciò, Luperini propone l'incontro tra allegoria e materialismo storico, si tratta di attivare una critica dell'allegorica, in grado di allestire un nuovo rapporto tra comprensione e spiegazione. Noi giochiamo con la realtà un gioco di coordinazione, in cui la percezione dipende meno da ciò che vediamo che da ciò che sappiamo o ci aspettiamo di vedere. Le attese però non sono ostacoli per l'oggetto, ma condizioni di possibilità.
La prospettiva di Brioschi
Ora, secondo Brioschi, la nostra tendenza ad entificare il mondo fuori di noi ha significato solo alla luce della coscienza della costante modificazione di tale processo di fronte a nuovi eventi. È la dialettica dello scambio e del ricambio delle percezioni, in cui svolge una funzione determinante il concetto a priori di Kant: rifiuto del dato grezzo, componendosi nei legami interdipendenti fra dati e ipotesi e del ripudio di ogni concezione raffigurativa del linguaggio, a favore della teoria secondo cui i sistemi simbolici ci permettono di ricostruire il mondo dandogli una forma. Si tratta di una concezione che fa perno sull'empirismo, per cui la conoscenza ha il suo centro di gravità nell'oggetto, ma si collega direttamente al soggetto. La posizione teorica di Brioschi sembra risentire dell'influsso della filosofia logica di Putnam.
La teoria di Putnam
Putnam: punta sul nostro essere razionali nel corso del tempo e quindi tiene conto del mutare dei nostri criteri di valutazione e giustificazione della verità. È necessario superare l'idea di un mondo diviso fra fatti "neutri" - oggetti - e valori "arbitrari" - soggettivi -, perché ciò alla fine comporterebbe una visione unica della realtà, non meno improponibile di una pluralità incondizionata. Putnam associa componenti oggettive e soggettive, conviene che, se la mente non copia semplicemente un mondo che possa essere descritto da una sola teoria vera, neppure lo costruisce a suo piacere; ma sono la mente e il mondo insieme che costruiscono la mente e il mondo. Si tratta di un "relativismo condizionato", in cui la concezione della verità è legata a quella di razionalità e di morale, e tutte sono intese all'interno della nostra tradizione e dell'eco che di essa si ripercuote fino a noi.
Conclusione: il rapporto tra testo e lettore
Pare quasi impossibile decretare una preminenza nel rapporto multiforme e pluriprospettico tra l'oggetto - testo - e il soggetto - lettore. Anzi verrebbe da chiedersi se non sia anche possibile invertire i ruoli, parlando di un testo-soggetto e di un lettore-oggetto. Del resto, da Bachtin in poi, nessuno si sognerebbe di negare che nella dialogicità di ogni processo cognitivo il testo è attivo e reagisce non solo dando risposte, ma ponendo domande.
-
Riassunto esame letteratura teatrale della grecia antica, prof. Cavalli, libro consigliato "Le parole del mito" di …
-
Riassunto esame Letteratura teatrale della Grecia antica, prof Cavalli, libro consigliato: Lo spettacolo nel mondo …
-
Riassunto esame letteratura centrale della Grecia antica,prof. Cavalli, libro consigliato Lo spettacolo nel mondo g…
-
Riassunto esame letteratura italiana, prof Cavalli, libro consigliato Storia della Letteratura Italiana, U. Dotti