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Lo spettacolo nel mondo greco

Conosciamo solo una cinquantina di opere complete e qualche opera frammentaria. Nel solo V secolo sono state composte almeno 2300 opere di teatro, ma a noi sono arrivate solo 7 tragedie di Eschilo, 7 di Sofocle, 18 di Euripide, mentre per quanto riguarda la produzione comica possediamo soltanto 11 commedie di Aristofane e 1 di Menandro. Possiamo studiare solo i testi e solo quel poco che sappiamo sulla pratica teatrale. Queste opere sono state fissate per iscritto dalla volontà di Licurgo, uomo politico ateniese, nella seconda metà del IV secolo. Questo vuol dire che molte opere sono state messe per iscritto anche un secolo dopo la loro messa in scena, quindi i copioni potrebbero essere stati alterati e modificati nel corso di questi anni.

Il contesto delle rappresentazioni teatrali

Il momento in cui andavano in scena queste opere era in occasione di una grande festa, le "grandi Dionisie", istituite alla fine del VI secolo dal tiranno Pisistrato (535/532 a.C.). Il teatro è la novità che Pisistrato dona alla città, per mantenere l'appoggio della popolazione di cui ha bisogno per continuare a esercitare il proprio potere assolutistico. Tutto quello che avviene prima non lo conosciamo, ma nemmeno i primi 60 anni di questa istituzione. L'opera più antica di teatro al mondo che possediamo è "I Persiani" di Eschilo (472 a.C.). Quest'opera fu scritta quando Atene era già una democrazia, quindi abbiamo completamente perso la possibilità di conoscere il teatro durante una tirannia. Durante questo periodo lo scrittore poteva già esprimersi in modo libero e senza limitazioni (parresia = libertà di parola/isegoria = uguaglianza di voto). Quali fossero le caratteristiche di un teatro privo di libertà non lo sappiamo. Si è perso anche il processo evolutivo delle Grandi Dionisie stesse, il teatro è già un genere di comunicazione poetica già adulto, non conosciamo il lento percorso dalla semplicità delle origini alla sua piena maturità.

Aristotele dice che se non c’è azione non c’è teatro. La parola sostenuta dall’azione ha un influsso sul pubblico più potente di qualsiasi altro mezzo, poiché si basa proprio sull’empatia. Nulla è più forte del teatro. Platone sostiene che la parola poetica, che si comunica attraverso la bellezza e l’empatia, è pericolosa poiché marchia a tal punto che nessun ragionamento razionale potrà poi togliere questo marchio. Platone odia il teatro perché lo considera il mezzo di comunicazione più pericoloso, poiché tutta l’importanza che la città dava al momento teatrale poteva danneggiarla. Egli chiamava Atene con il termine dispregiativo teatrocrazia, anziché democrazia, dal momento che Atene decide di fare del teatro il mezzo di comunicazione fondamentale della propria civiltà.

Rapporto tra vicende mitiche e teatro

Il teatro antico continua a rielaborare in forma poetica le proprie storie popolari, non inventa le trame in tragedia, mentre in commedia sì proprio perché il comico deve illudere alla propria contemporaneità. Nel mondo greco il comico e il drammaturgo erano due figure ben distinte. Il teatro greco propone sempre ai suoi spettatori delle storie che il pubblico conosce già e il drammaturgo sa che il pubblico sarà in grado di cogliere tutte le novità del messaggio dell’opera. Il drammaturgo greco dà per scontati alcuni passaggi che il pubblico del tempo sa, mentre oggi questo risulta problematico.

Es: Oreste uccide la madre è una scena fissa, ma il drammaturgo può decidere le ragioni di questo gesto. Es: Citazione di Atteone nel "Le Baccanti" di Euripide. Mitema: (unità minima di qualunque racconto mitico, struttura base che posso utilizzare e modificare) molto presente quello dell'eroe aggredito da un gruppo femminile [es. Penteo -> baccanti, Atteone -> cagne, Oreste -> Erinni]. Importanza degli oracoli -> modo di comunicazione divina, l'oracolo dice quello che accadrà ma sta all'uomo capire le sue parole. Fondamentale la responsabilità personale, l'obbligo della scelta ma di base gli uomini del mondo greco non sono mai veramente padroni del proprio destino, è sempre il dio ad avere l'ultima parola. Dato che gli dei non danno dei punti di riferimento se li devono costruire gli uomini (es. obbligo di asilo). Tutto orale (differenza con testi scritti delle religioni moderne come Bibbia, Corano ecc).

Organizzazione del teatro greco

Non possiamo valutare la preistoria del teatro greco, tutto ciò che sappiamo va dal pieno V secolo in poi, quando il teatro era già pienamente istituzionalizzato ed affermato e diventa il simbolo della partecipazione di un’intera comunità di eguali. Siamo a conoscenza solo di due rituali anteriori al V secolo, già attivi in Delfi nel VII/VI secolo, celebrati ogni 8 anni presso il santuario della città, in onore di Apollo. Non abbiamo testimonianza di parola in questi rituali, né l’utilizzo di qualche testo recitato, sappiamo solo che celebravano il dio attraverso la rievocazione delle sue imprese, dove gli officianti impersonavano figure divine e umane e con la presenza di un pubblico di celebranti che assisteva. Le azioni erano di carattere simbolico più che realistico, con situazioni schematiche e movimenti fissi, estranei alla verosimiglianza.

  • Septerione: questa festa celebrava il momento in cui Apollo uccide la precedente dominatrice del luogo, la dragonessa, per diventare padrone della terra di Delfi e costruirvi il suo santuario. Nello spazio antistante il santuario veniva costruita una baracca di legno con dentro un tavolo ed da un ingresso laterale del santuario irrompeva un giovane armato (emizales = ragazzo con entrambi i genitori in vita) seguito da altri che correndo rovesciava la baracca e il tavolo e di nuovo di corsa correva fuori. Il giorno dopo il gruppo rientrava nell’area sacra incoronati di fiori e cantando. Queste azioni simboleggiano il mito di Apollo, il quale si purifica dal sangue del drago e può tornare per edificare il suo luogo sacro. Si tratta di azioni simboliche, in cui il celebrante e il pubblico hanno gli stessi codici di interpretazione, poiché non sono presenti gesti realistici. Non c’è teatro per via del non utilizzo della parola, se non nel momento del canto, c’è solo un utilizzo dell’azione.
  • Carilla: una sacerdotessa appendeva ad un albero delle bamboline che poi si mettevano a dondolare. La storia di Carilla è molto triste, rimanda alla fondazione della città di Delfi. Nella notte dei tempi la città era in preda alla carestia, ma il sovrano era colmo di grano nei suoi magazzini e non lo concedeva. La piccola Carilla ebbe il coraggio di chiedere al re in atto di supplice, inginocchiata con le mani che stringevano le ginocchia del re. Il sovrano negò il grano e colpì la giovane con un sandalo. Carilla si impiccò quindi per la disperazione. Anche in questo caso il pubblico ha il codice per interpretare la vicenda, altrimenti dal gesto di appendere le bambole non capirebbe nulla.

Feste dionisiache

Dioniso: Nella tradizione culturale occidentale Dioniso è sempre stato contrapposto al fratello Apollo, simbolo di rigore e controllo di sé, al contrario di Dioniso, dio della sfrenatezza e degli istinti, prerogativa che gli conferisce di essere identificato con la divinità del vino, con il quale l’uomo trova libertà nell’assenza di leggi e inibizioni. La versione generalmente più conosciuta è quella che lo vuole come madre Semele, figlia di Armonia e di Cadmo, re di Tebe (Dioniso è chiamato anche il Dio che nacque due volte: prima incompleto dal ventre di Semele e poi dalla coscia di Zeus). I racconti mitici che lo riguardano hanno spesso il loro nucleo nel delitto più orribile, ossia l’assassinio del figlio da parte del genitore (es. reso folle dalla vendetta di Dioniso, di cui non voleva accettare la divinità, il re tracio Licurgo uccise il figlio scambiandolo per una pianta di vite). Secondo la tradizione dopo un lungo pellegrinaggio torna nella sua città natale Tebe, dove deve farsi riconoscere come Dio ma inizialmente non viene accettato. Egli rende allora le donne folli che abbandonano le loro case per recarsi sul colle. Il re Penteo va a spiare queste donne e decide di travestirsi da donna e sale in cima ad un albero per non farsi vedere. A capo di queste donne vi è proprio sua madre, la regina. Le donne lo vedono e in preda alla magia allucinatoria di Dioniso tirano giù l’albero e scambiano il re per un leone, quindi festose lo fanno a pezzi. Questa è la storia a cui Euripide dedicò un’intera tragedia, “Le baccanti”. In un brano cantato dal coro prima di questa fine tragica Euripide cita velocemente il nome di Atteone, lo sventurato cacciatore con la madre in quel gruppo di baccanti. Il pubblico greco capisce subito il collegamento mentre quello contemporaneo no, deve andare ad analizzare questo mito. Un giorno egli vide la dea Artemide nuda mentre faceva il bagno (la madre di Dioniso morì perché ha voluto vedere Zeus nelle sue vere sembianze). Artemide spruzza d’acqua Atteone che si trasforma in un cervo e quando i suoi cani da caccia lo vedono lo sbranano. Atteone non riesce a comunicare ai cani chi è in realtà proprio come Penteo. Il pubblico sa collegare i due eventi, basati entrambi sull’impossibilità di comunicare e sulla percezione distorta della realtà (tecnica teatrale in cui faccio come una matrioska, ci sono una serie di storie che hanno una loro identità e io inserisco una storia dentro l’altra).

A una delle più famose epifanie del dio è invece dedicato l’Inno Omerico a Dioniso: vi si narra la storia dei pirati che scambiarono il dio per un ricco giovane, lo rapirono e furono per questo tramutati in delfini. Secondo la tradizione popolare il delfino si mostra così amico dell’uomo proprio per scontare quell’antica colpa.

Le Grandi Dionisie si inseriscono all’interno di un’organizzazione delle feste in onore di Dioniso che prevede 4 momenti fondamentali: le Piccole Dionisie nel mese di Poseidone (dicembre-gennaio), le Antesterie nel mese di Antesterione (febbraio-marzo) e appunto le Grandi Dionisie nel mese di Elafebolione (marzo-aprile).

  • Oscoforie: In realtà le celebrazioni in onore di Dioniso cominciavano probabilmente ad ottobre con la festa per la vendemmia delle Oscoforie, in cui veniva anche ricordato il ritorno trionfale di Teseo da Creta dopo la spedizione contro il Minotauro. I tralci di vite venivano portati in una gara di corsa tra 20 efebi (scelti dalle 10 tribù) dal santuario di Dioniso fino a quello di Atena Scirade. I vincitori venivano premiati con una coppa contenente una bevanda composta da vino, miele, formaggio, farina e olio. Non si hanno notizie di rappresentazioni drammatiche durante questa festa.
  • Piccole Dionisie (rurali): non si svolgevano ad Atene ma nei demi attici (in date diverse) per celebrare forse la spillatura del vino novello. La festa durava alcuni giorni e potevano partecipare tutti, anche gli schiavi. Vi era una processione fallica in cui veniva portato per le strade un grande fallo di legno, simbolo propiziatorio di fertilità per campi e bestiame. Tipico di questa festa era anche il gioco dell’askoliasmos, gara in cui i partecipanti si sfidavano in esercizi di equilibrio su otri unti di olio. Non bisogna dimenticare inoltre le attività ludiche popolari in cui la danza e il canto dionisiaco venivano eseguiti sia dagli abitanti che dai buffoni girovaghi. Nel V secolo abbiamo le prime attestazioni di agoni teatrali ben strutturati, con programmi limitati rispetto a quello ateniese, dove venivano messi in scena drammi nuovi o opere replicate. Nel IV secolo le attività sceniche all’interno delle Dionisie Rurali si intensificarono, anche grazie alla costruzione di nuovi teatri e alla crescente importanza delle compagnie dionisiache professionali.
  • Haloa: contemporanea alle Dionisie Rurali, la ‘festa dell’aia’, in onore di Dioniso, Demetra e Persefone, celebrata ad Atene e ad Eleusi. All’interno di rituali agricoli legati alla fertilità si compiva il sacrificio di una mucca gravida alla Terra e un toro a Poseidone. Peculiare di questa festa era la riunione delle donne in Eleusi per la celebrazione di un rituale notturno e di un banchetto da cui gli uomini erano esclusi, dove queste donne si scambiavano insulti e mangiavano focacce a forma di fallo e vulva, questo ci fa intendere il medesimo ambito di allentamento rituale e controllato dalle norme sociali, come tutte le altre feste dionisiache.
  • Lenee: celebrate in gennaio/febbraio in Atene, in occasione di agoni teatrali secondi per importanza solo a quelli delle grandi Dionisie. Il termine deriva dal torchio per pigiare l’uva. Secondo alcuni un elemento peculiare della festa sarebbe il culto delle menadi intorno al dio-colonna, rappresentazione di Dioniso. Certa anche nelle Lenee la presenza di un solenne sacrificio e di una processione, priva però del fallo. Attorno al 442 a.C venne ufficialmente istituito un concorso teatrale riservato alla commedia e successivamente anche alla tragedia. Partecipavano alla gara 5 commediografi con 1 opera ciascuno e 2 tragediografi con 2 tragedie a testa ma senza dramma satiresco. Assenza di spettatori stranieri a causa della scarsa praticabilità del mare durante l’inverno.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.sara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cavalli Marina.
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