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Riassunto esame letteratura italiana, prof Cavalli, libro consigliato Storia della Letteratura Italiana, U. Dotti Appunti scolastici Premium

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Esame di Letteratura italiana docente Prof. A. Cavalli

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Francesco PETRARCA (1304 - 1374)

Francesco Petrarca è il primo scrittore della storia della letteratura italiana

consapevole del proprio ruolo e il primo grande intellettuale europeo che abbia

avuto conscienza del proprio "mestiere" di poeta. Si trattava di un uomo che

sapeva riconsocere il valore dello spazio e del tempo, che si sentiva individuo

nella storia con un preciso ruolo culturale da svolgere. E da un nuovo senso della

storia e della cultura derivavano la sensibilità del poeta verso le opere degli

antichi e il suo desiderio di lasciare memoria di sè attraverso i propri scritti

letterari. Con la figura di Petrarca la letteratura e la poesia si affermarono come

discipline di grande dignità, in nulla inferiori a scienze ritenute fondamentali come

la giurisprudenza o la medicina. Nella

formazione e nell'attività di Petrarca riveste un ruolo d'eccezione il rapporto con

gli autori dell'antichità latina e greca. Petrarca riceve i primi codici di classici latini

dal padre e nella sua biblioteca trovano posto non solo gli autori latini, ma anche

i Padri della Chiesa e alcuni autori greci, soprattutto in traduzione latina tra cui

Omero, Platone ed Aristotele. Quest'ampia disponibilità di codici permette a

Petrarca di maturare un amore per i testi originali della cultura filosofica e

letteraria degli antichi. Petrarca percorre le pagine di questi volumi interrogandosi

sull'attendibilità e la correttezza dei testi spesso corrotti dal lavoro di copiatura

eseguito durante il Medioevo. E tanto più amati sono gli autori letti, quanto più

nascosta e radicata è la loro presenza, la loro voce che si fonde con quella del

poeta. Questi autori, tanto ammirati, mettono radici nella parte più intima della

sua anima, parlano con lui. E' dunque un'imitazione intima e necessaria, nata da

esigenze profonde, quella che lo spinge ad imitare gli antichi. Per Petrarca la

lingua dell'anima, della confessione intima, rimane il latino = nella consolidate

forme del latino egli si muove con più spontaneità, vi si affida per la

composizione di opere di argomento filosofico ed erudito e soprattutto vi si

abbandona senza esitazioni per esprimere le sue più segrete riflessioni. Il poeta

si avvicina anche al volgare, durante il soggiorno a Bologna, ma quest'ultimo è

un codice linguistico che non gode della tutela dei "padri" e ha ancora bisogno di

affermarsi. Nel ricorrere al volgare il poeta è più controllato, cauto, lo sottopone

al vaglio del suo rigore. Questo spiega perchè la sua produzione latina sia

maggiore rispetto a quella in volgare, che comprende solo i "Trionfi" e il

"Canzoniere".

IL CANZONIERE - si distingue da tutte le espressioni poetiche precedenti per la

volontà di proporsi come "opera unitaria", consapevolmente costruita per

raccontare un'esperienza biografica e poetica esemplare e irripetibile. Il modello

letterario più importante per la composizione del Canzoniere tuttavia è, la Vita

Nuova di Dante. In quell'opera la morte di Beatrice aveva spinto il poeta a

ripensare e a raccontare la propria vicenda amorosa e poetica. Petrarca si ispira

a questa esperienza, arricchendo ed elaborando il tema dell'assenza con

implicazioni tematiche nuove, maturate nel dialogo con gli amatissimi classici.

I temi sono molteplici:

1. AMORE - Il Canzoniere è prima di tutto il diario dell'amore del poeta per Laura,

una donna incontrata, il 6 aprile del 1327 in una chiesa di Avignone. Il poeta

rappresenta il sentimento amoroso sotto vari aspetti: il potere salvifico della

donna, la solitudine del poeta, l'assenza dell'amata, la sua bellezza. Quello con

Laura è un sentimento amoroso difficile e contraddittorio, che oscilla fra

l'inclinazione del poeta a cedere all'illusione e alle vane speranze e la crudeltà

della donna, bella e indifferente. La morte di Laura nel 1348 imprime una svolta

alla vicenda che si rifletta nella divisione del Canzoniere nella sezione delle "rime

in vita" e in quella delle "rime in morte" di Laura.

2. LA PRECARIETà DELLA VITA - La morte di Laura contituisce un evento

emblematico nella lettura della vita e della poesia dell'autore. Il tempo della peste

è il tempo della morte che sottrae gli affetti e spinge a riflettere sul passato e

sugli errori che si sono commessi. Petrarca sa che l'amore sensuale per Laura è

stato un giovanile errore che lo ha allontanato da Dio e che gli ha procurato solo

vergogna e pentimento. D'altra parte il "sentimento del tempo" e della fragilità

esistenziale è il nucleo portante e ispiratore da cui prende avvio la poesia

petrarchesca; l'errore amoroso si configura come esemplare e si confronta di

continuo con l'eterno a cui Petrarca non dimentica mai di dover tendere.

3. LA PERCEZIONE DEL TEMPO - Il Canzoniere è scandito da percezioni

temporali che sempre oscillano dal passato, in cui si rivolge la memoria, al

presente che riflette sul passato, al futuro dell'eternità su cui si concentra lo

sguardo del fedele. Il passato è il tempo del ricordo, della rievocazione

dell'amore; il presente è il tempo della consapevolezza, della coscienza

dell'errore; il futuro è invece il tempo in cui Petrarca vorrebbe guardare in modo

saldo, un tempo in cui l'innamoramento si è già placato.

4. AMORE E PAESAGGIO - Un altro legato all'amore per Laura è costituito dai

luoghi, che tendono a perdere i loro contorni reali e fisici e a diventare luoghi

letterari, deputati ad esprimere un particolare stato d'animo.

5. L'INTERESSE POLITICO - Petrarca è anche un uomo profondamente calato

nella realtà storica del suo tempo, resa difficile e conflittuale dal tramonto del

modello comunale e dal profilarsi della nuova realtà signorile in cui cerca una sua

collocazione

STILE - Il Canzoniere decreta per la prima volta la supremazia del genere lirico,

destinato a essere un tratto costante della letteratura successiva. Petrarca rende

canonici il sonetto e la canzone aprendo le strade per il madriegale. Nel verso

petrarchesco grande importanza ricopre il livello fonico non solo per la sonorità

delle parole, ma anche per il ritmo e il verso, le sue pause, le sue accentazioni, in

un legame profondo tra significante e significato, tra i suoni del verso e i sospiri

del poeta.

1. "Erano i capei d'oro a l'aura sparsi" Canzoniere, Sonetto con schema rime

ABBA ABBA ADE DCE

In questo sonetto il poeta descrive il suo amore per Laura facendo riferimento

alle movenze della lirica stilnovistica, avvicinandosi tanto alla Vita nuova di Dante

quanto al periodo napoletano di Boccaccio. Il sonetto appare diviso in due parti:

nelle prime due quartine Petrarca celebra la bellezza fisica della donna, ma nelle

ultime due compare prepotentemente il tema stilnovistico della donna angelo che

gli ruba il cuore. A differenza di Dante, però, Petrarca basa la descrizione della

donna sul suo ricordo, affidandola alla mediazione della soggettività; alla

sofferenza continua e disperata del poeta corrisponde infine il presente

dell'ultimo verso in cui il poeta declama di amare Laura anche se la donna non

dovesse essere più così bella come un tempo, ciò evidenzia anche un altro

aspetto importante della lirica del Canzoniere, ovvero il passare del tempo e la

caducità del tutto.

2. "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono" Canzoniere I, sonetto con schema

rime ABBA ABBA ADE CDE

E' il sonetto che apre il Canzoniere, con funzione di proemio, fornisce al lettore una

chiave interpretativa per l'intera opera, rivelando la ormai precisa volontà del poeta di

dare una struttura organica e unitaria alla propria raccolta. Il sonetto è formato da 2

quartine e 2 terzine. Dopo aver presentato con forte autocritica la propria storia di

traviamento, il poeta esprime la sua speranza di trovare nel suo pubblico, formato da

tutti coloro che hanno provato l'esperienza dell'amore, pietà e perdono. Subito, però, si

sostituisce il sentimento amaro della vergogna per l'illusione amorosa che ha fatto del

poeta motivo di chiacchiere per tutta la gente; dunque dopo il traviamento amoroso, non

restano che il pentimento e la consapevolezza dell'illusiorietà dei beni materiali.

Nel proemio svolge un ruolo significativo il lettore, a cui Petrarca si riferisce con il "voi"

iniziale. Si rivolge ad un pubblico vasto che non fa riferimento solo ad una classe elitaria

e a quest'ultimi si rivolge l'Io del poeta che narra la propria storia d'amore, il proprio

percorso esistenziale cercando anche il supporto dei lettori stessi. L'intera lirica è inoltre

scandita dal contrasto tra l'antico errore della passione amorosa e l'acquisizione di una

nuova e matura saggezza, tuttavia è lo stesso poeta a rivelare al lettore che il processo

di rinsavimento non è del tutto completato, non è ancora una conquista certa e definitiva.

3. "Chiare, fresche et dolci acque" Canzoniere

Canzone di 5 stanze ognugna di 13 versi, quattro endecasillabi e nove settenari.

Questa canzone è ambientata nello spendido paesaggio di Valchiusa raffigurato

secondo le convenzioni del locus amoemus: sui luoghi si riflette la natura celestiale della

donna e il poeta, malinconico al pensiero della morte, esprime il desiderio di esservi

sepolto, perchè Laura, vedendo un giorno la sua tomba, possa essere pervasa da pietà.

All'inizio la canzone ci presenta la donna amata nell'atto di bagnarsi presso il fiume

Sorgue. Tutta la lirica è come attraversata da una sospensione al presente. Le immagini

quasi visionarie del futuro, dominate dall'idea della morte e dal pensiero consolatorio

delle lacrime dell'amata sulla tomba del poeta, si avvicendano alla rievocazione del

passato. Ne consegue un andamento drammatico. I toni chiari del paesaggio di

Valchiusa, presenti nella prima stanza, lasciano il posto, nella seconda al pensiero della

morte consolato solo dalla pietà dell'amata. Nella quarta stanza si presenta nuovamente

lo scenario di un paesaggio dai tratti idealizzati, quasi dominato da una dea che tutto

anima e placa allo stesso tempo grazie alla sua bellezza. Nell'ultima stanza, infine, si fa

strada la consapevolezza del dissidio: il luogo in cui Laura è comparsa è l'unico in cui il

poeta sembra trovare pace, ma si presenta al tempo stesso come la fonte dei suoi

problemi. La donna, inoltre, compare ancora una volta secondo

i dettami della tradizione stilnovistica; d'altra parte il topos dell'apparizione della donna in

una nuvola di fiori risale già all'epoca di autori latini come Ovidio e Orazio, ha un

precedente significativo nell'apparizione di Beatrice nel Purgatorio.

4. "Vergine bella, che , di sol vestita" Canzoniere Canzone di 10 stanze di 13 versi

ciascuna

La data di composizione di questa "preghiera" alla Vergine, che conclude l'opera, si

colloca nel 1363. La canzone, nella forma di una continua invocazione alla Vergine, è

espressione della volontà del poeta di concludere la sua raccolta con una ritrattazione

del suo canto d'amore per Laura. Nella canzone di Petrarca sono riconoscibili gli

elementi costitutivi della supplica. Prima di tutto si rileva il voativo Vergine posto in

apertura di ciascuna strofa. In ogni stanza inoltre, si può distinguere una parte iniziale

dedicata alle lodi della Madonna e una seconda parte in cui in poeta le si rivolge

direttamente per chiedere perdono e salvezza. L'oscillazione fra queste due parti

fornisce anche la struttura globale della canzone in cui il motivo della lode, prevalente

nelle prime cinque stanze, lascia il posto all'autoconfessione e alla richiesta d'aiuto nelle

ultime dieci. La supplica si tinge di toni personali, originati dall'intenzione del poeta di

riscattare la propria vita passata e l'insana passione amorosa. E' significativo che a

conclusione della raccolta delle sue liriche Petrarca abbia scelto una preghiera alla

Vergine, che testimonia il suo desiderio di abbandonare le cose terrene e ritrovare Dio.

Il poeta opera una vera e propria sostituzione dell'oggetto del suo amore e del suo

canto. E' significativa l'utilizzo per la Vergine di aggettivi attribuiti precedentemente a

Laura e impiegati qui in senso più adeguato. Il confronto tra Laura e la Vergine diventa

esplicito nell'ultima stanza, quando il poeta con un'efficace interrogativa retorica si

chiede come potrà innamorarsi della Vergine, se ha amato con tanta devozione una

donna terrena Giovanni BOCCACCIO (1313 - 1375)

Giovanni Boccaccio è il primo grande narratore della nostra letteratura. Infatti,

una volontà inesauribile di sperimentazione e una profonda rielaborazione della

tradizione classica e romanza lo ha condotto a fondare in volgare toscano nuovi

generi letterari: il romanzo in prosa (Filoloco), il romanzo psicologico (Elegia di

madonna Fiammetta), il primo libro di novelle (Decameron), il romanzo epico

(Teseida). Tutta la

produzione creativa di Boccaccio, inoltre, è caratterizzata da un'esplicita

consapevolezza teorica, come provano le numerose riflessioni critiche in cui lo

scrittore chiarisce gli scopi della propria scrittura.

Nella biografia di Boccaccio è fondamentale il rapporto con altri due padri della

letteratura italiana: Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Il gusto della

sperimentazione letteraria gli deriva dalla riflessione sulle opere di Dante, prima

fra tutte la Divina Commedia da cui trae temi, silemi, situazioni, vocaboli e moduli

retorici. E' infatti con il registro comico e realistico che Boccaccio si misura

direttamente, soprattutto nella stesura del Decameron, e in questo senso il Dante

dell'Inferno rappresenta per lui un vero e proprio modello stilistico. Il

rapporto con Petrarca risulta, invece, più controverso. Boccaccio apprezza le

opere del poeta e a seguito del loro incontro nel 1350, fra i due si instaura un

vivo rapporto culturale e di amicizia. Tuttavia, a seguito di ciò cambieranno

alcune posizioni letterarie e filosofiche di Boccaccio; la ricerca e lo studio dei testi

della letteratura classica, la trascrizione dei codici, la svolta verso una letteratura

enciclopedica e sapienzale sono le mutazioni più evidenti. Le posizioni di

Boccaccio, però, non cambieranno mai per quanto riguarda il Decameron,

nonostante le critiche di Petrarca nei confronti dell'opera.

DECAMERON - Con il Decameron (1349 - 51) Boccaccio ha consegnato alla

letteratura non solo il primo libro di novelle, ma anche una fonte inesauribile di

temi, di situazioni, di personaggi oltre che un modello di prosa letteraria

d'invenzione con il quale si confronteranno gli scrittori a venire. Inoltre, egli ha

lasciato un suggestivo affresco del proprio mondo, immortalato negli essenziali

momenti storici che lo hanno caratterizzato (dall'ascesa del nuovo ceto mercatile,

alla crisi economica finanziari e sociale della prima metà del 300, alla calamità

della peste). Nel redigere il manoscritto, egli ha delimitato l'inizio e la fine del

Decameron e ha diviso le giornate mediante un breve sommario iniziale e ha

premesso brevi riassunti alle singole novelle. L'autore sottolinea in questo modo

che la raccolta di novelle che egli propone al pubblico dei lettori è un libro

organizzato e strutturato, che si distingue pertanto dalle precedenti miscellanee

di narrazioni "aperte". Il titolo modellato sul

greco si rifà chiaramente alle 10 giornate nel corso delle quali sono condotte le

narrazioni. Boccaccio immagina che dieci giovani, lasciata Firenze durante

l'epidemia di peste, si rifugino a Fiesole e che narrino una novella a testa per

dieci giorni per un totale di 100 novelle.

IL TEMPO STORICO - Dopo il Proemio, in cui l'autore anticipa le ragioni del

narrare, si apre l'introduzione alla prima giornata che racconta l'accadimento

drammatico della peste nera a Firenze e l'incontro fra i 10 giovani nella chiesa di

Santa Maria Novella. Boccaccio comincia la sua opera con la descrizione della

pestilenza che ha colpito la città nell'aprile del 1348 e di cui è stato testimone

diretto. In questa catastrofe senza precedenti Boccaccio comprede che è

avvenuto un passaggio cruciale della storia: la crisi economica e finanziaria di

Firenze, che era già iniziata con i clamorosi fallimmenti delle compagnie

commerciali, acquista con la peste nera le proporzioni di un totale collasso

politico e civile. Cominciare dalla testimonianza di questo evento drammatico

significa prima di tutto segnare una data, il 1348. Il Decameron è un'opera

letteraria che vuole trasmettere un messaggio, un progetto di vita e una visione

del mondo che hanno i loro presupposti in quella data e che si realizzano a

partire da quella catastrofe.

IL PERCORSO DELLA BRIGATA - La metafora della letteratura come cammino

chiarisce la prima fondamentale finalità dell'opera. Se è vero che le cento novelle

sono state scritte per divertire, è altrettanto vero che nella cornice si compie un

percorso di rinnovamento umano, spirituale e civile. L'incontro casuale dei dieci

giovani e la loro decisione di fuggire insieme da una città priva di ogni ordine

civile e morale rappresentano una via d'uscita e un modo per rinascere. La peste

segna la fine di un mondo, la brigata l'inizio di un altro. La brigata è un elite

sociale, formata da dieci giovani aristocratici che desiderano riproporre insieme

un modello di vita perduto. E' anche un elite letteraria, poichè con le novelle essa

si impegna a inventare un mondo narrativo. E', infine, un'èlite che si assume un

compito morale, offrendo ai lettori un ideale percorso salvifico con finalità peda.

Innanzitutto, i giovani scelgono di rifugiarsi sulle colline fiesolane, in uno scenario

meraviglioso, ovvero il contrario della città maleodorante. Nella descrizione di

Boccaccio questi luoghi presentano i tratti caratteristici del locus amoenus, un

tòpos di ascendenza classica (-Petrarca). In questo Eden, sospeso dalla realtà,

si frantuma lo spaventoso scenario della peste. Solo qui i giovani possono

superare la drammatica esperienza, recuperare un ordine e finalmente pensare

ad una rinascita.

Tutti i narratori dovranno esercitaresi su un tema, prescelto dal re o dalla regina

della giornata. La scelta di passare la giornata a far musica, a cantare e a parlare

d'amore in un giardino, rientra nello stile e nei comportamenti tramandati dalla

cultura cortese. In questo giardino i dieci giovani riescono a ricostruire i modi e le

forme di quella raffinata cultura. Nella ricerca di ordine e di armonia, ottenuta

attraverso una sorvegliata organizzazione di vita e di pensiero, i 10 giovani

riescono a rilanciare le ragioni di una nuova morale contro la dispersione di ogni

senso di civiltà e contro la morte. Essi non solo sopravvivono, ma ricostruiscono

e progettano di ritornare a Firenze, rinnovati interiormente. L'esperienza letteraria

è un mezzo per affrontare nuovamente la vita dopo l'evento apocalittico della

peste. La scelta di narrare permette alla brigata di inquadrare la molteplicità della

vita e di descrivere la complessità del mondo reale.

La parola acquista nel Decameron un potere sorprendente, poichè attraverso

essa si inventa e si ragiona. Infatti, i giovani raccontano e commentano,

intrecciando alle novelle nuove riflessioni. Nella cornice, tra una novella e l'altra,

nasce, così uno spazio dialogico, in cui i giovani si confrontano, esprimendo ogni

volta, a seconda dei temi trattati sentimenti di stupore, di vergogna o di rabbia.

Raccontare, infine, è anche un gioco: la rinascita di questo gruppo di

sopravvissuti avviene in una dimensione mondana, laica e materialista, che si

concretizza nel piacere del cibo, della danza, del canto e dei racconti provocatori

e salici. I giovani non tracendono mai le regole che si sono dati e i loro

comportamenti rimangono nei confini di un'ideale vita comunitaria. Onestà,

armonia e amicizia fraterna sono i valori che hanno guidato la loro rinascita e che

daranno loro la forza di tornare a Firenze. Valori che si aggiungono alle virtù

cortesi per eccellenza, come la magnanimità e la generosità. Sono, dunque,

queste le virtù che i giovani della brigata hanno scelto di preservare dalla morte.

Il Decameron offre al lettore non solo un'opera di svago, ma come "trattato di

comportamento".

LA POETICA - Il Decameron contiene numerose riflessioni sull'arte del narrare,

Boccaccio infatti si interroga molte volte sui temi, sulla scelta del genere

letterario, sullo stile. Le sequenze delle 100 novelle offrono a Boccacciola

possibilità di rappresentare la monteplicità del mondo, proponendo con libertà i

fatti più disparati. Per poter scegliere secondo le diverse inclinazioni, lo scrittore

suggerisce alle sue lettrici di utilizzare le rubriche, in modo che possano decidere

liberamente se avventurarsi tra le ortiche o raccogliere le erbe migliori.

Nel dialogo immaginario tra lo scrittore e il suo pubblico emerge l'individuazione

delle donne come lettrici ideali del Decameron. Per Boccaccio le donne prima di

tutto amano, leggono per diletto e per consolazione, sognano, fantasticano e

inventano. Boccaccio fa convergere sulla donna le diverse componenti della sua

sensibilità artistica nel tentativo di cogliere il centro nevralgico dal quale partono

le sue suggestione poetiche. Il Decameron ha un destinario esterno (le donne) e

uno interno (i componenti della brigata). Boccaccio è solo l'autore che si limita a

trascrivere i racconti dei narratori con tutto il resto. Nella cornice i giovani sono

contemporaneamente narratori e destinari. Questa duplice comunicazione

letteraria spiega bene anche le due principali finalità dell'opera. La prima riguarda

il rapporto tra l'autore e le sue lettrici: fra il Proemio, l'introduzione alla 4 giornata

e la Conclusione dell'autore Boccaccio spiega che il Decameron è un'opera

letteraria scritta per consolare e distrarre, in grado di offrire consiglio e supporto

a tutte le donne affrante. La seconda finalità è legata alla storia dei 10 giovani e

al rapporto tra la fuga dalla distruzione di un mondo e la ricostruzione di un

nuovo paradigma morale e sociale. In un certo senso i giovani della brigata

compiono un percorso parallelo a quello delle ipotetiche lettrici di Boccaccio.

La lingua scelta per le novelle è il volgare fiorentino unito in alcuni casi con modi

di dire provenienti da altri dialetti italiani. La prosa è prevalente anche se

alternata con paratassi. Sul piano sintattico risula perciò molto movimentata: ai

periodi lunghi e complessi di sovrappongono frasi brevi e scambi di battute

veloci. NUOVA IDEA DI SOCIETà - Nelle cento novelle

si rispecchia l'intera società medievale fra 200/300, colta nell'articolazione delle

sue gerarchie: in mondo clericale, quello laico che si muove dal basso della

popolazione fino ai vertici. Tutti i personaggi anche quelli di bassa condizione

possono riscattare se stessi grazie alla propria intelligenza ed è proprio questo lo

spirito mentale della nuova classe mercantile emergente. I protagonisti si trovano

in situazioni difficili a causa dell'articolarsi del fato e dell'amore, ma riescono a

cavarsela non grazie all'intervento divino, ma grazie alle proprie capacità. Vi è un

ideale borghese di fondo che si esplica non solo nel modo di fare dei personaggi,

ma anche in alcune tematiche come il viaggio. Si tratta di un viaggio fisico

attraverso spazi e quindi luoghi diversi, ma anche interiore che conduce verso

una crescita psicologica. MOTTI, BEFFE E

CONTROBEFFE - L'intelligenza si manifesta anche nei "motti", nelle "beffe" e

nelle "controbeffe". I motti sono brevi battute di spirito, che possono servire a

scampare un pericolo, a esprimere ironicamente un giudizio severo oppure a

sottolineare una virtù personale. Sono frasi breve e ad effetto e mai

eccessivamente offensive. Tutte le categorie sociali partecipano a questa gara

d'intelligenza. La beffa è una storia fasulla, più o meno complicata che viene

architettata per una finalità pratica oppure per puro divertimento ad esercizio

dell'ingegno. Le beffe e le controbeffe di mariti, mogli e amanti rappresentano

l'aspetto più divertente. RELIGIONE - Il tema religioso è

sotterrato nell'intera opera. Centro della polemica non è la fede, che non viene

mai messa in discussione, ma il clero, accusato di corruzione, malvagità e

ipocrisia. Il clero viene rappresentato in modo grottesco, con storie di frati e di

suore che si abbandono agli istinti sessuali, facendo leva sulla presunta dignità

della proprio carica ecclesiastica.

EROS - La forza irresistibile che muove e travolge i destini umani è l'eros. E' il

cardine attorno al quale ruotano le vicende ed è il motivo scatenante della

maggior parte delle azioni. La sessualità prorompe senza indugi nelle trame del

Decameron. D'altra parte non tutte le storie hanno come tema principale l'amore

carnale, ma anche quello più dolce e romantico. Mentre i 3 giovani della brigata

si dedicano ai racconti più trasgressivi con le "novelle che pungono", le 7 donne

si incaricano di introdurre i temi dell'avventura e della magia, fino a coglieere gli

aspetti più nascosti dell'anima, insistendo anche sui toni macabri che confinano

con il visionario.

1. PROEMIO

Boccaccio spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere l'opera, chiarisce

le finalità del narrare e presenta brevemente la struttura. In primo luogo

Boccaccio pone in primo piano la propria esperienza personale: ha sofferto per

amore e ha cercato la compassione degli amici che a loro volta, hanno alleviato

le sue angosce. Boccaccio descrive un amore passionale che lo ha stremato, ma

così come tutte le cose "mondane" ha trovato una sua fine (tale riflessione si

collega al proemio del Canzoniere). Boccaccio poi spiega che, una volta

superate le prove più difficili, non ha dimenticato l'aiuto degli amici e quindi le

esigenze del narrare nascono da un gesto di gratitudine nei confronti di

quest'ultimi. Tuttavia, l'autore sceglie di indirizzare l'opera alle donne, perchè

vivendo in una condizione di subalterneità, sono più indifese e più esposte ai

rischi dell'amore. I sentimenti vengono ingigantiti dalla solitudine, mentre gli

uomini possono ricrearsi con altre attività. Alla fine del Proemio, Boccaccio offre

qualche informazione sulla struttura dell'opera, anche se tralscia di dire che vi

saranno novelle non solo amore e avventurose, ma anche di motto, beffa e

controbeffa. Inoltre, non viene indicato un unico genere letterario, bensì vengono

elencati una serie di generi che si sovrappongono.

2. INTRODUZIONE ALLA IV GIORNATA

Boccaccio sospende la narrazione della brigata e inserisce una sua personale

comunicazione al lettore in cui affronta le critiche che sono state rivolte alla sua

opera. Lo scrittore riepilogando i termini della polemica, compie un'accurata

difesa della sua opera e ne offre una prima interpretazione. Il ragionamento

dell'autore è molto ordinato: nell'esordio introduce la sua difesa mediante il tema

dell'invidia che ha colpito la sua opera, vengono poi elencate una serie di critiche

che riguardano il genere di pubblico scelto d'autore, la scelta del genere letterario

così come la scelta di dedicarsi alla letteratura "per procurarsi il pane". Boccaccio

risponde alla prime critiche ricorrendo alla novella delle papere, racconta di un

ragazzo di 18 anni che, dopo aver condotto una vita eremitica, nel momento in

cui vede una donna se ne sente attratto = l'interesse per le donne è un fattore

naturale. Boccaccio alla fine riprende il tema dell'invidia, stupendosi di come

questi critici si siano interessanti delle sue "novellette" piuttosto che dedicarsi ad


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
A.A.: 2015-2016

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