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Introduzione

Il teatro occidentale si identifica con l'Atene di metà VI secolo a.C., quando il tiranno Pisistrato ampliò a tutta la cittadinanza la possibilità di partecipare alle feste per il culto di Dioniso. Tra il 535 e il 532 a.C. Pisistrato istituì, all'interno delle Grandi Dionisie, una gara tra poeti per la rappresentazione di spettacoli tragici che fu vinta da Tespi, leggendario inventore del genere tragico.

Nei successivi cinquant'anni le Grandi Dionisie accolsero anche il ditirambo (forse nel 509 a.C.), il dramma satiresco (forse nei primi anni del V secolo) e la commedia (nel 486 a.C.). I giorni delle Grandi Dionisie assunsero sempre più importanza nella cittadinanza, soprattutto dopo la cacciata dei Pisistratidi nel 510 a.C. e le riforme della costituzione di Clistine nel 508/7 a.C. Nel V secolo il teatro diventa simbolo di partecipazione collettiva.

Il teatro fu organizzato e gestito dallo stato che favorì il coinvolgimento dei cittadini per diffondere i valori che rinsaldassero il senso di appartenenza alla città e la condivisione di interessi collettivi. Anche se all'interno di festività religiose, lo spettacolo teatrale ateniese non fu mai simile ai drammi sacri medioevali, ma si inserì in problematiche laiche più ampie, inerenti alla vita della polis.

La tragedia e il suo significato

La tragedia rielaborò i miti degli eroi e la loro connessione al mondo divino con messaggi che celebrassero la grandezza di Atene, degli dei protettori, dei progenitori e delle loro imprese, oltre che delle istituzioni democratiche. Il teatro ateniese non era propaganda di regime ma esaltava la libertà di parola con moniti e messaggi scomodi che si rifacevano al sofismo e al socratismo.

La consapevolezza del relativismo portò l'indagine tragica e comica a rimarcare la natura contraddittoria e convenzionale degli argomenti trattati. Lo spettacolo ateniese del VI-V secolo ha determinate caratteristiche:

  • Occasione religiosa
  • Limitazione ad alcuni periodi precisi dell'anno
  • Organizzazione statale
  • La forma agonale
  • Produzione annuale di opere nuove
  • Prime senza repliche
  • Il pubblico è la cittadinanza

Conoscenze e regolamentazione

Non ci sono abbastanza fonti per sapere come era lo spettacolo teatrale prima della sua regolamentazione con la polis e se questo derivi da tradizioni precedenti. La tradizione tramanda di celebrazioni al dio attraverso la rievocazione di agita delle sue imprese: queste prevedevano l'assunzione di un'identità altra da parte degli officianti che impersonavano figure umane e divine. Erano azioni simboliche dove le si alludeva alle azioni del dio attraverso uno schema di gesti, situazioni e movimenti fissi. Non se ne conoscono né i dialoghi né il testo recitativo.

L'abitudine alla rappresentazione attraverso l'azione e il dialogo si affianca alla prassi della narrazione epica e del canto monodico e corale. È plausibile pensare che l'istituzionalizzazione ateniese sia intervenuta a regolamentare la prassi popolare di drammatizzare le vicende mitiche e del quotidiano che i centri rurali e cittadini della Grecia facevano in occasione di festività religiose.

La nostra conoscenza non permette di sapere cosa avvenisse fuori da Atene e neanche cosa avvenisse di preciso prima del 472 a.C., anno della rappresentazione dei Persiani di Eschilo, il più antico testo integro giunto fino a noi. Le scarse informazioni rendono il teatro un genere “nato già adulto” per noi.

Approccio moderno e tradizione classica

L'approccio moderno è per lo studio e l'analisi dei testi drammatici che dietro a testi di elevata poesia e messaggi morali, restano soltanto dei copioni che possono aiutare a ricostruire anche lo spazio scenico. Solo nel V secolo, all'interno delle Grandi Dionisie, furono allestite almeno 2300 tragedie, commedie e drammi satireschi; il numero raddoppia se si contano anche i ditirambi.

Quello che è rimasto è solo una minima parte dei tre autori tragici più famosi: 7 tragedie integre di Eschilo, 7 di Sofocle, 18 di Euripide. Per la produzione comica esistono 11 commedie di Aristofane e una sola di Menandro, oltre a molti frammenti. Il ditirambo, che doveva essere un fastoso allestimento scenico, è un mistero. Nonostante l'esiguità dei pezzi conservati, il fatto stesso che alcune opere siano state salvaguardate indica l'importanza che il teatro aveva ad Atene.

L'importanza della trascrizione

Per quasi tutto il V secolo i momenti pubblici si basavano sull'oralità e non esisteva la lettura personale. Chi ascoltava memorizzava il testo e, nel caso del teatro, anche grazie a più visioni dello spettacolo. La trascrizione non era finalizzata alla vendita ma all'uso in certi ambiti lavorativi. Questi non sono depositari degli originali, visto che i testi sono copioni e vengono modificati fino al 330 a.C. quando Licurgo impose la redazione statale non modificabile delle opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide. A questa scelta di Licurgo va ricondotta la trasmissione solo di queste tragedie e la perdita degli altri autori.

Il controllo statale sovraintendeva al concorso teatrale e alla gestione della festa di Dionisio, cosicché la dimensione politica, religiosa e artistica convergevano. L'anno era scandito da festività di vari dei.

Le feste dionisiache

A Atene gli spettacoli per Dioniso avevano luogo in prossimità del tempio, nell'ampia area sacra. Dioniso non è solo il dio del culto bacchico ma è anche il protettore delle arti. A lui sono associati tutti i riti che prevedono l'alterazione della personalità e l'annullamento dell'identità del singolo per diventare un tutt'uno con la collettività e la disgregazione del contatto con la realtà.

Viene negato il principio di non contraddizione e la coesione del gruppo è data dalla necessità biologica di empatia e sessualità. Dioniso giustifica il teatro come la sua sostanza di assunzione di una personalità altra. Il sofista Gorgia definisce il teatro come un inganno in cui è più onesto chi più sa ingannare e più saggio chi si lascia ingannare. La maschera e il fallo sono i simboli della necessità di spogliarsi dalle costrizioni individuali per fondersi con l'altro sé.

L'invenzione del teatro si basa sulla convinzione che non può esistere la quotidianità senza momenti di devianza. I concetti derivati dal culto dionisiaco si rifanno ad Aristotele che vede nella funzione catartica dell'inganno scenico la necessità dello spettatore di stemperare il proprio carico emotivo. La statalizzazione del teatro previene il degenero di aggressività del gruppo.

La teoria platonica e aristotelica del teatro

Per la teoria platonica e aristotelica alla base del teatro c'è la mimesi (imitazione). Tragedia e commedia sono imitazione della realtà e il significato originale di mimesi è proprio quello di rappresentazione. Il processo mimetico teatrale è il percorso dall'esperienza reale immediata, l'urgenza della sua comprensione, la scoperta di connessioni tra il fenomeno ed altri e la sua rappresentazione con il fine di comunicarlo.

Per Aristotele l'uomo è l'animale mimetico per eccellenza e per questo esiste la poesia e il teatro. Nel momento teatrale risiede l'appagamento derivato dall'obbligo di imitare lo stato d'animo altrui che è stato dimostrato dipende dai neuroni specchio.

Il fenomeno teatrale ateniese

Le feste dionisiache

Le Grandi Dionisie si inseriscono nel ciclo di feste dedicate a Dioniso in Attica che prevede, fra l'autunno e la primavera, quattro momenti fondamentali:

  • Le Piccole Dionisie (o Dionisie Rurali) nel mese di Posideone (dicembre-gennaio)
  • Le Lenee nel mese di Gamelione (gennaio-febbraio)
  • Le Antesterie nel mese di Antesterione (febbraio-marzo)
  • Le Grandi Dionisie (o Dionisie Urbane) nel mese di Elafebolione (marzo-aprile)

Le celebrazioni in onore di Dioniso iniziavano il 7 di Pianepsione (ottobre-novembre) con la festa per la vendemmia della Oscoforie (da oschos, tralcio di vite ricco di grappoli), durante la quale si ricordava anche il ritorno trionfale di Teseo da Creta contro Minotauro. La celebrazione aveva una componente luttuosa per il ricordo del re Egeo che era morto dal dolore per l'erronea notizia della morte del figlio Teseo.

I tralci di vite erano portati in una gara di corsa tra efebi (ragazzi dai 18 ai 20 anni) dal santuario di Dioniso “alle Paludi” fino a quello di Atena Scirade al Falero (nome di un demo). I vincitori erano premiati con una coppa con cinque prodotti dell'annata: vino, miele, formaggio, farina e olio. Avevano diritto anche ad un posto di onore nella processione che vedeva in testa due efebi travestiti da fanciulle. Non ha notizia di rappresentazioni teatrali ma è probabile che durante la commemorazione delle gesta di Teseo ci fossero celebrazioni in forma mimetica.

Le Piccole Dionisie

Le Piccole Dionisie aprivano i festeggiamenti dionisiaci invernali, si svolgevano nei demi (regioni/suddivisioni territoriali) attici per celebrare la spillatura del vino novello. Alla festa, che durava alcuni giorni, potevano partecipare anche gli schiavi e prevedeva grandi bevute, soprattutto in occasione della processione fallica (pompé). Questa processione era un corteo che tra insulti e grida accompagnava per le strade un grande fallo di legno tenuto eretto, per propiziare la fertilità dei campi e del bestiame.

Il gioco tipico delle Piccole Dionisie era l'askoliasmos, una gara dove i partecipanti si sfidano in esercizi di equilibrio su otri gonfi unti d'olio. Parte integrante erano anche le attività ludiche popolari con danze e canti burleschi, legati al culto del vino, eseguiti sia dagli abitanti che da buffoni girovaghi. Già nel V secolo a.C. si ha notizia di agoni (competizioni) teatrali strutturati dove venivano messe in scena opere già presentate al teatro cittadino di Dioniso. Euripide avrebbe allestito sue tragedie al Pireo e sembra certa la partecipazione di Sofocle e Aristofane.

Nel IV secolo gli spettacoli si intensificarono anche grazie alla costruzione di nuovi teatri e all'aumento dell'importanza delle compagnie dionisiache professionali. Per il demo del Pireo, si sa di agoni di tragedia e commedia affidati alla sovraintendenza del demarco (capo del demo) a cui spettava la nomina dei coreghi (chi finanzia uno spettacolo teatrale). Anche in altri demi sono attestate gare di tragedia e ditirambo ma la documentazione più antica risale al V secolo a.C. nel demo di Ikarion, località dell'origine del culto di Dioniso.

Da un'iscrizione in Acarne del IV secolo si evince che i ricavi del teatro fossero calcolati come introiti nel bilancio pubblico del demo.

Contemporanee alle Piccole Dionisie

Contemporanee alle Piccole Dionisie erano gli Haloa, la festa dell'aia (halos), in onore di Dioniso, Persefone e Demetra, celebrata ad Atene e ad Eleusi. Si sa poco ma sicuramente c'erano riti per la fertilità con sacrifici di una vacca gravida e di un toro a Posidone. Secondo alcuni il nome si riferisce alle vigne (aloai) sottolineando il rapporto con il vino e Dioniso. Certo è il banchetto notturno delle donne in Eleusi, da cui erano esclusi gli uomini e, in un primo momento, anche le straniere e le non maritate.

Nel IV secolo la situazione si ribalta e il banchetto è frequentato soprattutto da etere (cortigiane, prostitute di lusso). Durante il banchetto le donne si cambiano insulti e mangiavano focacce a forma di fallo e organi sessuali femminili. Quindi anche gli Haloa si collegano ad un allentamento delle norme sociali.

Le Lenee

Le Lenee si celebravano tra il 9 e il 12 Gamelione ed erano occasione di agoni teatrali secondi solo a quelli delle Grandi Dionisie. Il nome è da ricondurre sia al torchio per pigiare l'uva (lenos) che alle baccanti dionisiache (lenai). Si sa poco dei riti e alcuni si basano sulle pitture vascolari dei vasi lenei, dove sono raffigurati gruppi di baccanti in estasi che bevono e danzano attorno a una colonna con un velo e sormontata da una maschera, rappresentante Dioniso come dio-colonna.

Secondo altri, il culto del dio-colonna è tipico della festa delle Antesterie e si collocherebbe entro le attività svolte dalle compagnie della “regina”, dette “venerabili”. Sicura è la presenza di un solenne sacrificio e di una processione senza simboli fallici ma dove rimane l'insulto reciproco.

L'importanza delle Lenee era data dal concorso teatrale, istituito nel 442 a.C. e riservato alla commedia; dal 423 aperto anche alla tragedia. La presenza di agoni teatrali durante le Lenee però è molto più antica dato che la sovraintendenza era affidata all'arconte re (magistrato che sovraintendeva anche alle Antesterie e responsabili di tutte le manifestazioni tradizionali).

Alla gara partecipavano cinque commediografi con una commedia a testa e due tragediografi con due tragedie a testa ma erano esclusi i drammi satireschi. Per i tragediografi era un'occasione minore, data anche l'assenza di pubblico straniero; per i commediografi era un'occasione importantissima perché con un pubblico di quasi solo ateniesi potevano giocare sulle trame e sulle allusioni politiche.

Le Antesterie

Le Antesterie si celebravano dal 12 al 14 di Antesterione e solo per questa occasione veniva aperto il santuario di Dioniso “alle Paludi”. Si tratta della festa più antica del culto del dio e si svolgevano in tre giorni, denominati apertura della botti, boccali e pentole. Nel primo giorno si festeggia la spillatura del vino nuovo con una cerimonia che inizia al tramonto al santuario “alle Paludi”, dove sono state collocate le botte la mattina. L'apertura delle botte era accompagnata da danze e canti.

Il secondo giorno c'era il grande bacchetto pubblico e la gara dei boccali: ad ogni partecipante era dato un tipico boccale della Antesterie della capacità di 2 litri che andava bevuto in silenzio per vincere un otre di vino. Si beveva in silenzio per ricordare la vicenda di Oreste anche se questo andava contro il carattere collettivo e rumoroso dei culti dionisiaci e con le abitudini del simposio. Secondo la tradizione Oreste, arrivato ad Atene dopo l'assassinio della madre Clitennestra, fu accolto dal re Demofonte ma venne costretto a mangiare in una tavola separa, da solo e in silenzio in modo che la città non venisse contaminata dall'onta dell'omicidio non ancora purificato.

Dopo la gara i boccali venivano inghirlandati e consegnati al santuario. C'era anche dei cortei con dei carri e i partecipanti che si scambiavano insulti connessi ai rituali di fertilità. Durante i festeggiamenti ci si poteva tingere il viso con la feccia del vino e usare maschere: queste usanze sono da ricollegarsi con la dimensione ctonia (del ciclo vitale della terra/riti esoterici) del dio, dato l'intera giornata era considerata contaminata dalle anime dei morti e dagli spiriti malvagi.

Di notte avveniva lo sposalizio della “regina” (moglie dell'arconte re) con Dioniso, preceduto da cerimonie segrete celebrate al santuario “alle Paludi” dalle 14 sacerdotesse compagnie della “regina”. Non si sa se le nozze sacre fossero consumante con l'arconte re o con un fallo rituale. Il terzo giorno era dedicato a Hermes Ctonio e si preparava una pietanza a base di cereali e miele per i morti. Probabilmente si celebrava la morte di Erigone con il gioco delle altalene con il quale le bambine celebravano la primavera e ripercorrevano l'impiccagione dell'eroina dionisiaca.

Secondo alcuni il nome delle Antesterie si rifà alle ghirlande di fiori (anthos) con cui si incoronano i bambini al compimento dei tre anni. Non ci sono spettacoli teatrali attestati fino all'epoca licurghea (350-325) con una gara fra attori comici che si giocavano il diritto di recitare alle Grandi Dionisie.

L'arrivo di Dioniso a Icaria e l'impiccagione di Erigone

Dioniso giunse per la prima in Attica per introdurre il suo culto e si fermò a Icaria. Insegnò ad Icario come coltivare la vite e produrre il vino. Icario fece assaggiare il vino ai pastori e contadini, questi, essendo ubriachi, pensavano di esser stati avvelenati e uccisero Icario gettando il cadavere in un pozzo. La figlia Erigone cercò il padre vagando senza meta, finché la sua cagna lo trovò ed Erigone si impiccò dalla disperazione. Dioniso volle punire gli ateniesi scatenando sulle bambine l'irrefrenabile desiderio di impiccarsi. La città chiese all'oracolo di Delfi un aiuto e Apollo rispose che bisogna punire gli assassini di Icario e celebrare una festa in ricordo di Erigone. La festa delle altalene si celebra a primavera per ricordare il corpo oscillante di Erigone e delle altre bambine ateniesi.

Le Grandi Dionisie

Le Grandi Dionisie concludevano il ciclo di celebrazioni invernali dionisiache con sei giorni di festa a cui partecipavano anche gli stranieri. Nella prima giornata c'era il trasporto della statua di Dioniso Eleutereo dal suo tempio alle pendici dell'acropoli fino ad un secondo tempio nei pressi dell'Accademia. Questa processione era in ricordo e in espiazione dell'antico rifiuto dei cittadini di venerare il dio, dopo che Pegaso aveva tentato di introdurne il culto. Dioniso aveva punito tutti i cittadini maschi con una forma di priapismo che solo la costruzione e la venerazione di falli dionisiaci poteva curare.

Un solenne corteo portava la statua in teatro, dove rimane per i restanti cinque giorni. Durante le Grandi Dionisie non si lavorava, i processi erano fermati come le confische per debiti, i prigionieri messi in libertà su cauzione. Il secondo giorno aveva luogo una lunga processione a cui partecipavano anche gli stranieri vestiti di porpora. Le fanciulle nobili portano ceste d'oro con le offerte per il dio; gli efebi portavano un toro destinato al sacrificio; il corteo accompagnava con danze e canti, esibendo primizie e falli.

Le carni del toro e di altri sacrifici andavano a costituire un banchetto per tutta la città. Secondo alcune dubbie fonti, il simulacro di Dioniso sarebbe stato issato su un carro a forma di nave, a ricordo dell'arrivo del dio dal mare. Questo può essere vero per le Antesterie di Smirne ma difficilmente si può ricondurre anche alle celebrazioni in Atene.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cavalli Marina.
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