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Storia della letteratura latina dalle origini all'età di Silla

Parte 1 – Le origini

Il quadro storico

La data simbolica della fondazione di Roma è il 753 a.C, e ci è stata tramandata da Varrone Reatino. È tuttavia risaputo che i dati e le notizie riguardanti questa data, nonché la composizione sociale e la formazione dei primi istituti politici, risentono fortemente di elementi leggendari. Possiamo però ricordare con sicurezza intanto i principali gruppi etnici stanziati nella penisola durante il primo periodo della monarchia: nelle isole i sardi e i siculi, nel tacco i salentini (di origine greca), nel centro i sanniti, gli equi, i volsci, i sabini e i latini, e a nord del Tevere gli etruschi.

Possiamo poi dire che la gestione del potere nella zona di Roma fu prima nelle mani di personaggi locali, parallelamente alla progressiva crescita economica dei pagi (villaggi sui colli), e che poi progressivamente passò in quelle dei vicini etruschi: lo dimostra la classica distinzione storiografica, anch'essa influenzata dal mito, tra re indigeni (latini o sabini) e stranieri (etruschi), nonché la distinzione delle tribù in ramnenses (latini), titienses (sabini) e luceres (etruschi). Essi lasciarono ai Romani un gran numero di abitudini e usanze; lo stesso nome della città deriva probabilmente dal termine etrusco rumon, fiume.

Dal momento dell'istituzione della repubblica (509), il processo storico è stato dominato quindi da due costanti: l'espansione territoriale, con il progressivo assorbimento di tutte le etnie vicine e delle loro culture, e la graduale affermazione dei diritti della plebe (tribunicia potestas, leggi delle XII tavole, ius connubii).

Gli orientamenti della cultura

Venendo perciò a quello che ci interessa, bisogna subito dire che la letteratura latina ufficiale nasce e si sviluppa in ritardo rispetto ad altri settori, specialmente quello politico militare. Ciò nonostante è possibile individuare alcuni aspetti salienti della cultura romana delle origini.

  • Le leggi: la necessità di regolare i rapporti coi popoli vicini e tra la propria gente ha fatto sì che molta della produzione scritta di questo primo periodo riguardi specificamente il campo del diritto.
  • Annales e fasti: ai pontefici spettava la relazione degli annales e dei fasti: nei primi erano segnate, anno per anno, le cariche magistraturali, nei secondi i giorni propizi per lo svolgimento di attività pubbliche.
  • La religione: custodite nei libri sibillini erano le predizioni sui più importanti avvenimenti pubblici; poi c'era tutto l'apparato del culto divino e delle relative preghiere, il cui argomento principale era la richiesta di protezione dell'agricoltura, della pastorizia, della casa e dello stato.
  • Gli elogia: composti in onore degli esponenti più in vista del patriziato, atti a rinnovare nelle nuove generazioni lo spirito di sacrificio e dedizione.
  • I carmina convivalia: servivano a ricordare nel corso dei banchetti e imprese gloriose degli avi, i primi passi dell'epica nazionale. Questi sono molto utili per ricavare alcuni dei tratti fermi della cultura delle origini: valore, saggezza, equilibrio, gravitas, rispetto della parola data. Da cui si può confermare che se i greci ebbero un'attitudine più spiccata per la speculazione, i romani nacquero come popolo più pratico.

Prime manifestazioni drammatiche: prevalentemente segnate da elementi farseschi e satirici, e in diretta consequenzialità rispetto allo spirito realistico della cultura italica. Furono:

  • Fascennini: l'etimologia rimanda al termine fascinum, ovvero incantesimo, scongiuro. Erano costituiti da dialoghi recitati nel corso delle feste contadine e delle cerimonie nuziali, ricche di battute licenziose.
  • Fabula atellana: spettacolo in cui gli attori interpretavano dei ruoli fissi improvvisando su un intreccio di base (il vecchio stupido, lo scimunito, il cialtrone, il furbo).
  • Satira: molto in voga, caratterizzato in origine da una mescolanza di danza, musica, canto, mimica e dialoghi rapidi. Sono dunque la mescolanza e la varietà gli elementi che costituiscono il nucleo originario di quello che diventerà uno dei più alti esiti della produzione letteraria latina, come dimostra la probabile derivazione etimologica da lanx satura, piatto colmo di vivande.
  • Ludi scenici: testi non improvvisati accompagnati da musica e movimenti in armonia.
  • Mimo: di origine greca, consisteva in un improvvisazione con attori che cantavano e danzavano.

Temi

Primi documenti linguistici:

  • Latino e dialetti italici: si ritiene che l'alfabeto latino sia derivato da un alfabeto greco occidentale tramite quello etrusco. La lingua invece rientra nel quadro complesso della realtà linguistica italica, nella quale, oltre a quello latino, si classificano altri dialetti come l'osco-umbro, il sabino, che andarono tutti a concorrere nella costituzione del latino classico.
  • Primi documenti: da ricordare la fibula praenestina, una spilla d'oro su cui figurano il nome dell'artigiano e quello del committente, il vaso di dueno, su cui si vede un'iscrizione dal significato probabilmente religioso, e il lapis niger, un cippo che indicava per gli antichi il luogo in cui era stato sepolto Romolo.

Documenti preletterari:

  • Carmina: preghiere, suppliche, sortilegi, filastrocche, proverbi, tutte caratterizzate da particolare solennità. Da distinguere il carmen saliare e arvale, collegati alla ritualità religiosa, i carmina convivialia, che celebravano le imprese degli antenati, e i carmina triumphalia, che celebravano quelle dei generali.
  • Elogia: esaltazioni dei personaggi e imprese coraggiosi.
  • Le leggi delle XII tavole: il codice più antico del diritto romano (451-50), redatte da una commissione di dieci patrizi, furono incise su lastre di bronzo e andarono poi perdute dopo l'assedio dei galli. Testo originale perduto. Vi si nota la compresenza di norme severe e rudimentali (legge del taglione), e norme più liberali.
  • Appio Claudio Cieco: prima figura di politico e intellettuale tramandataci dalla storia, svolse un'importante attività politica e militare. Scrisse una raccolta di sententiae, tra le quali spicca la celebre espressione fabrum esse suae quemque fortunae.

Parte 2 – L'età arcaica: dalle guerre puniche ai Gracchi

Il quadro storico

Il periodo che va dalla metà del III secolo alla metà di quello successivo vide l'affermazione di Roma come potenza mediterranea, a discapito in particolare di Cartagine che mirava allo stesso obiettivo. Tre le guerre in questione (264-241, 218-201, 149-146). In contemporanea si verificò la definitiva sottomissione di due regni ellenistici, quello di Macedonia (197) e quello di Siria (189), e l' inglobamento della provincia d'Asia, lasciata in testamento ai romani (133).

Il consolidarsi dell'egemonia militare fu accompagnato da un vigoroso rimescolamento dell'assetto politico, economico e sociale. Intanto la stessa spinta imperialistica fu dovuta essenzialmente agli interessi di quanti potevano trarne profitto; inoltre gli interessi dell'aristocrazia latifondista e dei piccoli proprietari terrieri vennero a scontrarsi con quelli della borghesia emergente. Questo squilibrio si espliciterà in uno scontro ideologico e culturale tra gli scipioni, sostenitori di quest'ultima e aperti a influenze ellenistiche, e Catone il Censore, paladino dei conservatori.

Tre dunque le grandi personalità che giocarono un ruolo fondamentale nella politica di quel periodo: Annibale, Publio Cornelio Scipione l'Africano e Catone.

Gli orientamenti della cultura

Lo scontro ideologico-culturale tra gli scipioni e Catone è il fulcro della produzione letteraria del periodo.

  • Le idee di Catone: forte sentimento della romanità e della italicità, attaccamento assoluto alla tradizione del mos maiorum, netta impronta utilitaristica e pratica, priorità delle qualità morali su quelle pratiche, antiellenismo. Se la sua battaglia ebbe effetti nell'immediato (espulsione dei filosofi greci, 155), non poté comunque impedire un processo che per altro era già in atto da tempo.
  • Il circolo degli scipioni: per cinquant'anni centro di ritrovo di tutti i simpatizzanti del mondo ellenistico e dei progressisti, e centro di raccolta di tutti i pensatori orientali arrivati a Roma; per citare i più importanti: Panezio di Rodi (alla cui opera fu ispirato il de officiis di Catone), Polibio (giunto nel numero degli ostaggi della lega achea) e Cratete di Mallo.

Si capisce facilmente che quindi, nell'arco di poche generazioni, la letteratura latina poté recuperare terreno entrando in contatto con generi in Grecia già maturi come l'epica, la tragedia e la commedia, che le funsero da trampolini di lancio per la formazione di una propria identità. La prima rappresentazione teatrale ufficiale risale al 240, quando Livio Andronico tradusse e mise in scena un dramma greco; nel 207 fu fondato il collegium scribarum historiumque, associazione di scrittori e attori che significo il primo riconoscimento pubblico di queste attività.

Con Nevio, poi, si verificarono almeno due fatti originali: l'invenzione della praetexta, la tragedia di argomento e costume romano, e la creazione di un'epica originale (origini di Roma e guerre puniche). Taluni attribuiscono a Nevio anche l'invenzione della togata, commedia di costume romano.

Con Ennio siamo già in clima di classicismo, nel senso che a lui è attribuito il merito di aver portato alla perfezione lo stile tragico, di aver definito le modalità di composizione dello stile epico, di aver inventato la satira, l'esametro, il distico elegiaco.

La letteratura scenica raggiungerà quindi il suo apice con Plauto e Terenzio. Da aggiungere infine il fissarsi in questa fase di un altro tratto caratteristico della cultura romana, ovvero il propendere ad aspetti utilitaristici e pratici del sapere: ne è maggiore esempio, in questa fase, proprio Catone (de agricultura e origines).

Tematiche

Il genere teatro

Durante il ludi romani del 240 venne messa in scena, come detto, la prima opera teatrale da Livio Andronico; questo evento segna la nascita del genere teatro, che si affianca alle forme di spettacolo preletterarie dove il testo scritto non esisteva o al massimo era costituito dal canovaccio della fabula atellana. Dopo Andronico, che traduceva e riadattava testi greci, nasce e conosce il suo massimo sviluppo la produzione di testi drammatici (tragedie e commedie) latini.

È comunque opportuno riassumere brevemente alcune nozioni riguardo la tragedia e la commedia attiche, indispensabili per comprendere la grandezza e l'originalità del dramma latino, che da lì proviene.

La tragedia attica

La tragedia greca è collegata alla sfera sacra, e si può dire, pur senza entrare nel dettaglio, che costituisce uno sviluppo e una laicizzazione di cerimonie religiose nelle quali un gruppo di fedeli invocava coralmente un dio o un eroe. L'origine sacra della tragedia rese questo spettacolo un evento fondamentale per la comunità: tutti i cittadini di sesso maschile partecipavano gratuitamente alle rappresentazioni di autori diversi in gara fra loro, chiamati a decidere il migliore e a riflettere insieme su problemi politici o morali. La stessa forma del palco faceva sì che il pubblico partecipasse alla rappresentazione non solo idealmente, ma pure fisicamente.

I drammi mettevano in scena i miti greci, ben noti, attraverso cui la collettività veniva invitata a riflessioni etiche. A quanto si può dedurre studiando i massimi tragediografi greci, i miti più ricorrenti erano la saga degli atridi, il tebano, e le vicende di eroi come ercole e teseo.

Il dramma era recitato da massimo tre attori, sempre maschi, vestiti con maschere (per le parti) e alti calzari (i cothurni, a sottolineare l'imponenza del personaggio tragico). Nella sua forma più evoluta la scena era accompagnata da un coro, che danzava e dialogava con gli attori. Costumi ricchi e sfarzosi, e linguaggio lontano dalla quotidianità.

Il testo era in poesia. La struttura prevedeva un prologo informativo riguardo gli antefatti, un parodo per l'ingresso del coro, tre o quattro episodi con monologhi e dialoghi, l'esodo con l'uscita del coro; gli episodi erano intervallati dagli stasmi, con danze e canti del coro stesso. Il maggiore fu Euripide, che diede alla tragedia un'impronta più universale.

La commedia attica

La commedia romana rielabora la cosiddetta commedia nuova ateniese, sviluppatasi tra il IV e il V secolo avanti cristo. Anche in questo caso conviene ricordarne i tratti principali, per comprendere appieno l'evoluzione latina. I suoi scrittori più rappresentativi furono Difilo, Filemone e soprattutto Menandro. Questa commedia si era a sua volta sostituita a quella antica di Aristofane, facendovi scomparire i temi politici che vennero sostituiti da tematiche più private e universali. In questo modo la commedia poté rivolgersi a un pubblico più ampio, e ciò fu sostenuto dai suoi stessi caratteri costitutivi, primo tra tutti il realismo dell'ambientazione e dei personaggi.

Venivano infatti rappresentati ambienti e realtà quotidiane, con al centro come fulcro la famiglia. La scena rappresentava un esterno, con tre porte: una indirizzava al porto o alla campagna, una al mercato o alla città, quella centrale alla casa del protagonista. I temi erano propri dell'uomo, come l'amicizia, il dolore, l'amore. Raramente il tema era mitologico, costituendo tutt'al più l'oggetto di parodie. L'intreccio era quasi sempre basato sull'amore impossibile di un giovane per una donna di estrazione sociale inferiore, e alla fine, dopo l'anagnorisis (riconoscimento delle nobili origini di lei), si risolveva con il matrimonio. Alla monotonia della trama si contrapponeva l'approfondimento psicologico dei personaggi.

Il linguaggio era medio, realistico, e il testo in poesia e privo di parti cantate. Gli attori erano tre, tutti maschi, mascherati in modo che le parti fossero riconoscibili. La struttura comprendeva un prologo informativo, cinque atti, tra i quali un coro, però estraneo all'azione, eseguiva canti e balli.

Il teatro romano

A partire dalla data indicata come inizio della fase di produzione teatrale romana, il 240, iniziarono a Roma regolari rappresentazioni, i ludi scaenici, sempre durante la celebrazione di feste in onore della res publica, i ludi pubblici (romani, plebei, apollinares). Diversamente dal teatro greco, quello romano si può considerare in origine assolutamente laico, in quanto esso aveva unicamente un fine edonistico, ovvero di piacere e divertimento. Finì poi per assumere carattere più politico quando diventerà mezzo dei potenti per ingraziarsi il popolo (panem et circenses).

Tutto il popolo romano era ammesso alle rappresentazioni, comprese donne e schiavi, in quanto tra i suoi fini, il teatro greco aveva quello di agire da collante fra le classi sociali e mezzo per la costruzione di un identità nazionale. Tutti gli spettatori erano però chiaramente separati in base alle classi sociali.

Fino al 55 non esistettero strutture teatrali fisse, ma solo costruzioni precarie in legno, in cui la cavea (la gradinata per gli spettatori), era frontale, e non avvolgente come quella greca (anche questo prova il fatto che non si trattava di un rito, ma solo di un occasione di piacere). Data la mancanza di connotazione religiosa, gli attori non godevano di alcun prestigio, e non erano cittadini romani. Solo con l'istituzione del collegium le cose cambiarono: gli attori divennero dei professionisti ingaggiati per gli spettacoli da un capocomico (dominus gregis), che svolgeva ruolo di organizzatore della scena ma anche di impresario, acquistando testi e proponendoli ai committenti.

Il teatro latino si realizzò comunque prima nella forma della tragedia, con Livio Andronico, e solo dopo in quella della commedia, con Nevio, in quanto la prima si prestava meglio a diffondere i valori che la nobiltà voleva si diffondessero tra la collettività romana.

La tragedia: fabula cothurnata e fabula praetexta

La prima era quella di ambiente greco (i coturni erano gli alti calzari indossati dagli attori greci), la seconda quella di ambiente latino (dalla veste di porpora dei magistrati). Per quanto possiamo dedurre poco dalla scarsa documentazione che possediamo sulla tragedia latina, sappiamo che essa si differenzia da quella greca innanzitutto per l'assenza delle parti corali: infatti lo spazio tra il palcoscenico e le gradinate, che in Grecia era occupato dall'orchestra, a Roma era riservato alla nobiltà.

Un altra basilare differenza sta nella più intensa ricerca di pathos ed emozioni forti, per cui le scene erano spesso dominate dal gusto dell'orrido e dalla forte tragicità. Il linguaggio era perciò alto, lontano dal parlato.

Per quanto riguarda la scelta dei soggetti, le cothurnatae attingevano prevalentemente al mito troiano, sempre però nell'ottica di celebrare la libertà della repubblica romana in contrapposizione alle tirannie dell'antica Grecia. Per quanto riguarda le praetextae, quello che avvenne non fu altro che un elevamento della storia romana a mito, e questo lo si deve a Nevio. Eccoci quindi all'elemento più originale della tragedia latina: la presenza della storia, anche quella contemporanea.

La commedia: fabula palliata e fabula togata

Per la distinzione vale lo stesso discorso della tragedia: in proposito il pallium era la corta mantella degli attori attici, mentre la toga era la lunga veste tipica romana. Tuttavia per la commedia, quella di argomento latino ebbe vita breve, in quanto i romani trovarono presto sconveniente mettere in scena la società romana in versione comica, vedendo ciò come corrosivo dei valori del mos maiorum.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.terni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Facchini Claudia.
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