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Manuale di grammatica latina

Premessa

La grammatica è la scienza che descrive come funziona una lingua, cioè il complesso delle regole che permettono di comunicare con il linguaggio verbale. Si suddivide convenzionalmente in:

  • Fonetica: studia come si pronunciano i suoni articolati di una certa linguaggio
  • Morfologia: studia le forme che la parola può assumere per esprimere le varie funzioni grammaticali (parti del discorso e flessione nominale e verbale)
  • Sintassi: studia le modalità con cui le parole si uniscono per formare frasi di senso compiuto, cioè capaci di trasmettere un messaggio (funzioni delle parole in una proposizione, rapporti fra proposizioni, funzioni che le proposizioni assumono nel periodo)

Inoltre, la stilistica studia il concreto modo di esprimersi di una persona, cioè le scelte che ciascuno opera fra le numerose possibilità che la lingua mette a sua disposizione e che sono in rapporto al tipo di messaggio; la retorica studia gli artifici di cui si avvale un discorso elaborato; infine la semantica studia il significato delle parole.

Definizioni grammaticali

Per quanto riguarda specificamente il campo della terminologia grammaticale:

  • Fonema: l'unità minima distintiva della lingua, cioè la vocale o la consonante capace di distinguersi opponendosi a un altro suono (le lettere)
  • Monema: unità minima del significato, cioè un'unità dotata di suono e senso. Quasi sempre una parola risulta formata da almeno due monemi, uno portatore di significato (radice, tema), l'altro di informazioni grammaticali (desinenza, terminazione); questo non vale per preposizioni, congiunzioni, interiezioni
  • Morfema: il monema portatore di informazioni grammaticali
  • Sintagma: due o più monemi uniti fra loro in relazione sintattica (frase senza verbo)
  • Proposizione: espressione di senso compiuto, caratterizzato dalla presenza di un nucleo incentrato sul verbo, che può essere indipendente o subordinato
  • Periodo: complesso di proposizioni legate fra loro in un rapporto di coordinazione o subordinazione
  • Enunciato: unità minima sul piano della comunicazione, cioè un'espressione posta tra due segni di interpunzione forti e in grado di fornire una comunicazione completa
  • Testo: più enunciati posti in una successione logica e coerente

Le parti del discorso sono infine le classi in cui vengono ripartite le parole in base alla loro funzione. In latino sono otto, quattro dette variabili, perché mutevoli nella forma (sostantivo, aggettivo, pronome, verbo), e quattro invariabili, perché mai soggette a modifiche (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione). Unica differenza rispetto all'italiano è l'assenza dell'articolo.

L'insieme di mutazioni relative alle parti variabili del discorso è chiamata flessione: quella nominale o pronominale è detta declinazione, quella verbale è detta coniugazione. In entrambe è necessario distinguere la parte della parola che rimane fissa (tema, ovvero il monema portatore si significato, nominale o verbale) e quella che rimane muta (desinenza, ovvero il monema portatore di informazioni grammaticali, ovvero un morfema).

Parte 1 – Fonetica

Premessa

Da distinguere fonetica descrittiva, che studia come si pronunciano in suoni articolati del linguaggio, e storica, che studia come i suoni si sviluppano dal punto di vista storico o comparativo. La fonematica studia i fonemi, cioè i suoni che in un determinato sistema linguistico assumono carattere distintivo: il fonema si può infatti definire come unità minima distintiva della lingua. I fonemi sono indicati nelle strutture alfabetiche mediante i segni grafici, ovvero i grafemi.

I fonemi-grafemi si dividono in vocali e consonanti. Sempre sonore sono le prime, cioè sempre emesse a canale espiratorio aperto; anche sorde possono essere invece le consonanti, cioè emessi a canale espiratorio chiuso o semichiuso. Queste ultime poi si distinguono, a seconda del modo di articolazione, in mute e continue, e a seconda del luogo di articolazione, in labiali, dentali, velari.

Il sistema fonetico latino

In termini semplificati risulta articolato in vocali, dittonghi, consonanti.

  • Vocali: a, e, i, o, u, y. La y si trova solo nei grecismi. La i assume valore di semiconsonante all'inizio di parola se seguita da vocale, e in posizione intervocalica.
  • Dittonghi: au, ae, oe, eu, eu, ui, yi.
  • Consonanti: Vedi schema pagina 7.

Alfabeto

L'alfabeto latino risulta composto da 23 lettere (rispetto all'italiano in più x e y). y e z furono introdotti per trascrivere la Y e la Z greche; il segno V (minuscolo u) indicava sia la v che la u. Le maiuscole venivano usate solo per nomi propri e derivati.

La pronuncia

Si distingue pronuncia scolastica e classica: nessuna delle due coincide con la vera pronuncia dei latini: la prima segue quella tradizionale della chiesa cattolica, ed infatti detta anche cattolica o romana, la seconda è anche detta restituta, in quanto ripristinata sulla base di testimonianze indirette da Erasmo da Rotterdam in epoca rinascimentale.

Scolastica:

  • Dittonghi ae e oe si pronunciano e
  • i iniziale o intervocalica è sempre muta
  • Gruppo ti seguito da vocale si pronuncia zi
  • Il gruppo gl non si legge mai come nell'italiano "aglio"
  • Il c e g assumono tratto palatale se seguiti da e e da i
  • Gruppo ph si legge f
  • H iniziale e intervocalica è sempre muta

Classica:

  • I dittonghi sono pronunciati come scritti, con l'accento sul primo elemento
  • Y pronunciata come u (come in Grecia)
  • La h indica leggera aspirazione
  • Gruppo ti è pronunciato come scritto
  • Il c e g hanno sempre suono velare
  • Gruppo gn si legge sempre come velare seguito da nasale
  • Il s è sempre sorda
  • S è sempre pronunciata
  • Gruppo ns perde il primo elemento

Per quanto concerne quantità vocalica, accento e mutamenti fonetici si rimanda alla propedeutica, più approfondita.

Parte 2 – Morfosintassi

Sezione 1: il nome (sostantivi e aggettivi)

La flessione nominale

Come detto, qualunque nome può essere scomposto in tema e terminazione. La terminazione fornisce, in latino, informazioni riguardo genere, numero e caso.

  • Genere: oltre al maschile e al femminile in latino esiste anche il genere neutro, riservato agli esseri inanimati e alle cose che che non sono sessualmente differenziabili
  • Numero: come in italiano, singolare e plurale; nel caso un sostantivo sia usato solo al singolare si parla di singularia tantum, nel caso si usato solo al plurale di pluralia tantum
  • Caso: assente in italiano, indica la funzione logico sintattica che un sostantivo, un aggettivo o un pronome assume nella proposizione. Tutte le funzioni esistenti, numerosissime, convengono in latino in sei casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo ablativo). La serie delle diverse forme che il nome o pronome possono assumere per marcare i sei casi si chiama declinazione. Le declinazioni in latino sono cinque, e si distinguono empiricamente dalla terminazione del genitivo singolare (prima -ae, seconda -i, terza -is, quarta -us, quinta -ei).

Prima declinazione

Comprende per lo più nomi femminili, alcuni maschili, nessun neutro. Ha un solo gruppo di terminazioni:

  • Singolare: -a, -ae, -ae, -am, -a, -a
  • Plurale: -ae, -arum, -is, -as, -ae, -is

Si declinano come i nomi della prima declinazione anche gli aggettivi femminili della prima classe. Il locativo presentava la medesima terminazione del genitivo e veniva usato per esprimere lo stato in luogo con i nomi di città e di piccola isola.

Particolarità

  • Il sostantivo familia presenta al genitivo l'antica terminazione in as in alcune formule di carattere giuridico (pater familias)
  • In alcune forme arcaiche il genitivo singolare termina in ai
  • In alcune forme di origine greca, il genitivo plurale ha la terminazione in um (amphorum)
  • Il dativo e l'ablativo plurali di nomi come dea o filia hanno spesso la terminazione in abus
  • Alcuni sostantivi hanno significati diversi al singolare e al plurale (copia: abbondanza, copiae: truppe)

Seconda declinazione

Comprende sostantivi maschili, femminili e neutri. Ha 3 gruppi di terminazioni (nominativo in us, um, er):

  • Singolare: -us/-er/-um, -i, -o, -um, -e/er/-um, -o
  • Plurale: -i/a, -orum, -is, -os/-a, -i/a, -is

Si declinano come i nomi della seconda declinazione anche gli aggettivi maschili e neutri della I classe (in us o in er). Il locativo aveva la terminazione in i. Dei nomi in er alcuni conservano la e del nominativo (puer, pueri), altri la perdono (magister, magistri).

Particolarità

  • Vir, viri segue la declinazione dei nomi in er
  • Il nome deus ha declinazione particolare
  • I nomi propri in -ius e -ium e i sostantivi filius e genius, al vocativo escono in -i
  • Alcuni nomi al genivo plurale presentano l'antica terminazione in -um
  • Il nome locus presenta al plurale sia la forma maschile loci che la forma neutra loca
  • Alcuni sostantivi hanno significati diversi al singolare e la plurale (auxilium: aiuto, auxilia: truppe)

Terza declinazione

Raggruppa la maggior parte dei sostantivi latini, di genere maschile, femminile e neutro. Ha tre gruppi di terminazioni: imparisillabi (una sola consonante davanti alla is del genitivo singolare) e falsi parisillabi (pater, mater, frater, senex), parisillabi (due consonanti davanti alla is) e falsi imparisillabi (urbs, nox, mons..), neutri:

  • Singolare: varie, is, i, em/im, varie, e/i
  • Plurale: es/a/ia, um/ium, ibus, es/is/a/ia, es/a/ia, ibus

Esiste un locativo singolare in i conservatosi in pochissime forme (ruri: in campagna). Seguono la terza declinazione numerosi aggettivi della seconda classe.

Particolarità

  • La terminazione dell'accusativo plurale negli scrittori, specie nei poeti, è abbastanza spesso is anziché es
  • Alcuni nomi presentano l'accusativo singolare in im e l'ablativo singolare in i (satis, febris)
  • Hanno declinazione particolare iuppiter e vis
  • Alcuni sostantivi hanno declinazione anomala, avendo al singolare le forme della seconda, al plurale quelle della terza (iugenum, iugeri/iugera, iugerum), o viceversa (vas, vasis/vasa, vasorum)

Quarta declinazione

Comprende numerosi sostantivi maschili, pochi femmili e pochissimi neutri. Presenta due gruppi di terminazioni (maschili e femminili, neutri):

  • Singolare: us/u, us, ui/u, um/u, us/u, u
  • Plurale: us/ua, uum, ibus, us/ua, us/ua, ibus

Particolarità

  • I sostantivi bisillabici in cus e i termini artus, partus e tribus hanno conservato al dativo e al dativo plurale l'originale terminazione in ubus
  • Frequente, specie in poesia, è il dativo singolare in u anziché in ui
  • Alcuni sostantivi ammettono il genitivo singolare in i, per via di contaminazioni con la seconda declinazione (senatus, exercitus); altri ammettono addirittura entrambe le declinazioni (pinus, ficus); da ricordare bene tra questi in particolare il termine domus

Quinta declinazione

Comprende pochissimi sostantivi femminili (ad eccezione di dies, maschile). Gli unici con declinazione completa sono dies e res. Hanno un solo gruppo di terminazioni:

  • Singolare: es, ei, ei, em, es, e
  • Plurale: es, erum, ebus, es, es, ebus

Particolarità

  • La e della terminazione ei è sempre lunga dopo vocale, mentre e breve dopo consonante (per accentazione e metrica)
  • Rara ma usata in linguaggio letterario è la terminazione e anziché ei al genitivo e al dativo singolari

Particolarità della declinazione

  • Sostantivo + aggettivo (res publica): seguono le declinazioni di relativa appartenenza
  • Sostantivo + sostantivo (terrae motus, agri cultura): uno dei due ha funzione di specificazione, e non subisce declinazione

In entrambi i casi i sostantivi possono anche esistere come parole uniche (republica, agricultura). Alcuni sostantivi presentano la medesima forma per l'intera declinazione (indeclinabili: fas, nefas, mane), altri presentano solo alcuni casi (difettivi: fors, sponte, opes).

I nomi propri di persona

Il cittadino romano maschio di ceto elevato aveva tre nomi: prenomen, nomen, cognomen. Il primo era il nome personale che contraddistingueva i singoli componenti della famiglia; il secondo era proprio della gens cui apparteneva una certa famiglia, il terzo indicava la specifica famiglia all'interno della gens. I cittadini che avevano acquisito grande fama avevano diritto a un quarto nome, l'agnomen (l'africano, l'emiliano). Le donne assumevano come unico nome il femminile del nomen del padre, e se più di una erano contraddistinte da un aggettivo numerale (terzia), magari al diminutivo (tertilla). Gli schiavi avevano un unico nome derivato dalla regione di origine o da una caratteristica fisica.

Gli aggettivi della prima classe

Come dice la parola, l'aggettivo ha la funzione di aggettivare, ovvero qualificare o specificare, un sostantivo, con il quale concorda in genere, numero e caso. In latino si dividono in due classi. Come detto, gli aggettivi della prima classe seguono al maschile e al neutro la seconda declinazione, al femminile la prima: presentano quindi tre uscite (us/er, a, um). Dagli aggettivi della prima classe si formano i corrispondenti avverbi di modo, aggiungendo al tema la terminazione e.

NB: il tema di un sostantivo si ottiene togliendo la terminazione del genitivo singolare.

Non mancano tuttavia formazioni diverse (bene, e non bone, valde, e non valide; multum, paulum o primum). Si comportano come gli aggettivi della prima classe i possessivi meus, tuus, suus, noster, vester. L'unica eccezione è rappresentata dal vocativo singolare di meus, che è mi. Alcuni aggettivi venivano declinati come gli aggettivi della prima classe, ad eccezione del genitivo e del dativo singolare, che presentano per tutti e tre i generi la forma ius per il primo e i per il secondo. Poiché queste terminazioni sono tipiche della declinazione dei pronomi, tali aggettivi sono detti pronominali (unus, solus, totus, alius, alter, nullus, neuter, uter).

Aggettivi della seconda classe

Seguono per tutti e tre i generi la terza declinazione, con le seguenti caratteristiche:

  • Singolare: ablativo in i
  • Genitivo: plurale in ium
  • Neutro: plurale in ia

Si possono suddividere in due grandi gruppi:

  • Aggettivi con il nominativo singolare a due terminazioni: is per il maschile/femminile, e per il neutro (fortis, forte). Le terminazioni differiscono quindi solo per nominativo, accusativo, vocativo, singolare e plurale.
  • Aggettivi con il nominativo singolare a una terminazione, valida per tutti e tre i generi (audax, audacis). Si comportano come gli aggettivi della seconda classe a una uscita i participi presenti di tutte i verbi. Da precisare che la terminazione i dell'ablativo singolare vale solo quando il participio ha valore di aggettivo; negli altri casi (avverbiale o sostantivato), la terminazione è e.

Particolarità

  • Tredici aggettivi presentano la terminazione er per il nominativo singolare maschile, e quindi hanno il nominativo singolare a tre terminazioni. Per il resto si declinano come gli aggettivi del primo gruppo (tra i più comuni acer, acris, acre; saluber; equester; silvester; terrester).
  • Sono a tutti gli effetti aggettivi della seconda classe alcuni nomi di mesi (aprilis, september, october, november, dicember).
  • Alcuni aggettivi sono indeclinabili, presentando la medesima terminazione in tutti i casi, numeri, e generi. Fra i più comuni frugi, nequam (malvagio), necesse.

Dagli aggettivi della seconda classe si formano i corrispondenti avverbi di modo, aggiungendo al tema il suffisso iter (celer: celeriter). Se gli aggettivi escono in ans, ens, ers, la formazione degli aggettivi avviene invece aggiungendo il suffisso er (sapiens: sapienter).

I gradi di intensità dell'aggettivo

L'aggettivo qualificativo può avere diversi gradi di intensità. In latino questi si trovano espressi in tre modi:

  • Avverbi: parum, minus, satis, magis, valde (molto), maxime, admodum, nimis (troppo)
  • Con prefissi come per o prae
  • Con suffissi come ior, ius (grado medio) o issumus, issima, issimum (grado massimo)

L'intensivo in ior, ius (comparativo)

Viene largamente usato nelle comparazioni di maggioranza. Ior è la terminazione per il maschile/femminile, ius per il neutro. La terminazione del genitivo è per tutti i generi ioris. Si declina come i sostantivi imparisillabi della terza declinazione. Si trova usato:

  • Comparazioni di maggioranza: concorda con il primo termine di paragone, e precede il secondo termine di paragone espresso con il quam e il caso del primo termine o, quando si trova al nominativo o all'accusativo, con l'ablativo senza preposizione (a discrezione dell'autore)
  • Per esprimere un grado debole di intensità o l'eccesso (comparativo assoluto): si traduce con espressioni come un po', piuttosto, troppo.

L'intensivo in issimus, a, um (superlativo)

Si declina interamente come un aggettivo della prima classe. Gli aggettivi che terminano in er, tuttavia, presentano di norma l'intensivo superlativo in errimus, a, um (pulcher: pulcherrimus); e quelli che escono in ilis, presentano generalmente l'intensivo in illimus, a, um (facilis: facillimus). Si trova usato:

  • Per esprimere il superlativo assoluto (senza alcun confronto)
  • Per esprimere il superlativo relativo

Particolarità

Gli aggettivi composti da un avverbio e dal tema dei verbi dico, facio, volo, formano gli intensivi dal tem

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.terni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Facchini Claudia.
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