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Foscolo: un uomo tra storia e poesia

Foscolo è un uomo che ha speso la sua vita interagendo profondamente con i fatti e le situazioni che vive (tra Venezia e Milano è attivo per oltre un ventennio): ciò che scrive scaturisce dal personale ricordo di un momento di fortissima accelerazione nella dinamica storica. Avverte la crisi dell’Antico Regime (che vive tra Zante e Spalato, fino ai diciotto anni, e dal 1792 a Venezia) l’Età Rivoluzionaria e quindi Napoleonica, (con le loro decisive novità a più livelli), la prima Restaurazione (nel periodo londinese, dal 1816).

Foscolo discute la propria identità di uomo e poeta, vive sentimenti e decisioni contraddittori, propri di una persona sradicata e indisposta a riconoscersi in un predeterminato ruolo sociale, naturalmente votata alla condizione di esule. “Vado ruminando memorie passate e versi lungo le sponde del fiume, che sono poeticamente bellissime; le hanno sempre lodate per gratitudine degli affettuosi e malinconici sentimenti che ispirano.”

Interpretazione storica e ricerca formale

La prassi interpretativa foscoliana è di matrice storica, la ricerca formale è sorretta dal gusto neoclassico (nella traduzione, la scrittura è funzionale a una lettura immediata), l’orientamento è rivolto all’empirismo inglese. Il primo periodo londinese (1816-1821) si ricorda per i “Saggi sul Petrarca: sopra l’amore, la poesia, il carattere, parallelo tra Dante e Petrarca”: il singolare rilievo dell’opera sta nello sforzo di interpretazione psicologica dell’attività petrarchesca e nell’attenzione posta per definire i caratteri del suo linguaggio poetico (“nessun vocabolo adoperato da lui è caduto dall’uso”).

Foscolo indaga le qualità e le motivazioni dell’amore tra i due protagonisti: la donna “non amando l’uomo, ama la passione da lei ispirata” (è diplomatica e prova pietas). L’interesse per Dante è notevole: “la Commedia è immedesimata nella patria, nella religione, nella filosofia, nelle passioni; nel passato, nel presente e nell’avvenire de’ tempi in che visse” (il confronto Dante-Petrarca era legato all’esperienza arcadica: radici profonde legano il Sommo alle temperie dei liberi comuni e Petrarca al riflusso oligarchico delle signorie); Foscolo interpreta il viaggio dantesco come una profezia che trova il suo fondamento nella storia: se è lo spirito profetico a dettare la parola poetica, la funzione politica è quella di riformare le istanze religiose (dopo le crociate di Gregorio VII); individua, con moderna sensibilità, la funzione narrativa assegnata al poeta, “storico de’ costumi del suo secolo, profeta della sua patria, pittore dell’umano genere”.

Le opere di Foscolo

Circa il “Decameron di Messer Giovanni Boccaccio” (1825), Foscolo stigmatizza l’improprietà concettuale di quanti considerano una sola opera come parametro dell’uso linguistico di un autore. Le “Lettere (o Gazzettino del bel Mondo): sono un singolare romanzo-saggio già dotato di una sua fisionomia stilistica, ricchissimo di umori, di implicazioni culturali che solo la critica più recente ha adeguatamente illustrato” (Balduino).

Foscolo è occupato anche da problemi inerenti al recente protettorato inglese delle isole greche: l’anno dopo, in un articolo, difende Parga, ceduta dagli inglesi all’Impero Ottomano (“Canzone sulla Grecia”, Leopardi); nel 1818 scrive la “Storia del Regno Italico”.

Il secondo periodo dell'esilio

Nel secondo periodo dell’esilio, (1821-1824) si mostra come un raffinato aristocratico, dimostrandosi capace di sottrarsi alle pressioni dell’ormai diffidente proletariato urbano e di preservare la sua lucidità intellettuale. Scrive: “Michelangelo Poeta” (1826), “Intorno ad antiquari e critici” (1826): per Balduino è uno “splendido saggio” per l’attenzione rivolta alla storiografia del Settecento; “Le donne italiane” (1826), rinvia al “Don Juan” (Byron) e a “Corinne” (M. de Stael); fondamentale è l’apporto teorico e pratico della “Nuova Scuola Drammatica Italiana”, testo di critica teatrale romantica. L’ “Hypercalypseos liber singularis” è un pamphlet vagamente biblico contro la nomenclatura culturale milanese (1810-1811; contrapposizione, in positivo, dell’esperienza fiorentina dell’ “Antologia”, rispetto a quella del “Conciliatore”; “Lettera al Verri”, rivolta conto le fazioni, incapaci di trovare uno sbocco unitario per la salvezza e l’indipendenza della “patria de’ suoi padri”).

La “Lettera Apologetica” (diffusa da Mazzini nel 1844 negli “Scritti inediti, raccolti a documentarne la vita e i tempi”) ribadisce l’opinione, ma finisce anche per diventare una più ampia difesa dell’esistenza e delle scelte di pensiero e di azione.

Motivazioni dell'esilio

Le motivazioni dell’esilio sono spiegate nel “Parere sulla istituzione di un giornale letterario” (Cattaneo), nonostante dalla “Lettera” si evince la collaborazione con le truppe austriache (Chiarini) e la legatura inconsapevole, ma per complesse ragioni, dell’esperienza mazziniana e dantesca. Mazzini in Foscolo vede il precursore del Rinascimento e ne “propone l’esempio ai giovani, perché vi imparino le virtù di indipendenza, coraggio, e amor patrio”; Cattaneo nota che “le speranze…si rivelarono ad altri, che si erano nutriti di quelle eloquenti pagine, ch’ei scriveva gemendo”.

La situazione culturale pre-1796

La situazione culturale anteriore al 1796 è variegata e complessa: da un lato è legata all’esperienza delle Riforme, è operosa, nei limiti dei diversi ambiti: si pensi a Pietro Verri e al Parini (a Milano), a Giambattista Vasco (nella Torino della “Biblioteca Oltremontana”) a Mario Pagano o Domenico Cirillo (a Napoli). D’altro canto, però, agiscono ancora i superstiti del radicalismo utopistico (che si afferma intorno al 1780, in concomitanza e in Relazione con la Rivoluzione americana): l’Alfieri (autore del trattato “Della Tirannide” - 1777-1789) e delle “tragedie della libertà”), nel 1789 è ancora appassionato alla presa della Bastiglia; dal 1792, però, è “disingannato” dal decorso delle vicende francesi e si ritira a Firenze.

Raccoglie le scritture di un particolare filone espressivo nell’opera “Delle opinioni, degli scritti e della fortuna di Didimo Chierico. Libri tre.”: alla base della formazione intellettuale del prestanome vi è l’eccletismo alessandrino di un fautore del fiorentino trecentesco; Didimo Chierico, rispetto a Jacopo Ortis, mostra una particolare capacità di autocontrollo ed esibisce uno scetticismo che ingenera un’ironia sdrammatizzante: afferma di stimare “primariamente la bellezza”, perché “la compassione e il pudore temperano tutte le altre forze guerriere del genere umano”.

Intellettuali e invasioni francesi

Il mondo letterario è perplesso circa il da farsi nel caso di un’eventuale invasione francese: medita, religiosamente più o meno ispirato, sulla vanità e “Les ruines” (Volney, 1792) del mondo storico; tende ad orientarsi verso spazi evasivi: i campi e le selve (petrarcheschi, tassiani e arcadici), gli amori (più o meno boccacceschi) le “isole felici”. In alcuni paesi italiani con l’inizio dell’Età Rivoluzionaria (dal 1796), i fatti impongono una figura di intellettuale inedita nella storia della nostra civiltà: fervido assertore dei valori messi in circolo dalla Rivoluzione francese (“uguaglianza, libertà, fraternità”), avido di azione politico-civile e, ove occorre, militare.

Foscolo, dopo un’intensa esperienza patriottica e il forte “j’accuse” lanciato con l’ “Ortis” (I ed. 1801) si attesta sul “parti du silence”, contro la situazione che si determina con il trattato di Campoformio (1797, Venezia è ceduta all’Austria dalla Francia, in cambio del Belgio e di Milano – RC, proclamata il 27/6/1797): salvo cauti attacchi alla cultura filo-bonapartista (nel 1811 con l’ “Ajace”; fiera rottura con il Monti, in nome dell’ammirato Alfieri).

Panorama culturale settecentesco

La storiografia politico-letteraria solo di recente ha riconosciuto e recuperato l’impegno concreto manifestato dall’uomo “engagé”: quale Licurgo redivivo (secondo la mentalità neoclassica del tempo), ha “fondato” le nuove strutture statuali, elaborando piani e proposte per la “miglior forma di governo”, per una scuola riformata, per un teatro di tipo nuovo, per un uso dei dialetti (in quanto funzionali all’italiano) nella recita pubblica... (Giovanni Fantoni, originario della Lunigiana, si pone in gran luce: prima nella Repubblica Cispadana, poi nella Cisalpina; dai moderati emiliani viene definito “pazzo fanatico ed entusiasta dell’eccesso”; Giovanni Pindemonte, fratello di Ippolito; il ventenne Foscolo: la “rivoluzione” non avviene, la Francia dittatoriale e i ceti proprietari, naturalmente, non la promuovono; il “retour à l’ordre” si compie già a partire dalla seconda metà del 1797 – nel 1799 si verifica la reazione austro/russa e cade la Repubblica Partenopea).

Il maturare delle tre Repubbliche con centro a Milano (prima e seconda Cisalpina, Italiana) e del Regno d’Italia comporta importanti modificazioni sociali (nel diritto, nel costume, nell’economia, nella cultura e nelle diverse istituzioni: il vecchio ordine non viene “restaurato”, nonostante la presenza di diversi focolai: nella Torino del conte Solaro della Margherita; nella Milano del processo al Pellico; nella Napoli di Ferdinando I). È questo in cui si radicalizzano le posizioni di alcuni “osservatori” critici e avversi al nuovo corso delle cose: il de Maistre delle “Considération sur la France” (1796); l’Alessandro Verri delle “Notti romane” (1792, 1804); l’ultimo acre Alfieri del “Misogallo” (1793-1799) e dei “Sermoni” [di Foscolo, 1804.1810] (che nel 1806 inizia la traduzione dell’Odissea, uscita parzialmente nel 1809 e completa nel 1822).

In questo clima, i più accorti e dotati (Luigi Lamberti, Vincenzo Monti, Giovanni Paradisi, figlio di Agostino, filosofo e poeta) riescono a detenere, a poco a poco, il controllo degli studi e delle varie attività culturali. Altri dovevano accontentarsi di una direzione di giornale, di una sistemazione liceale o universitaria, e di un pugno di zecchini a compenso di qualche opera (poema, poemetto, dramma) in celebrazione di Napoleone o dei suoi congiunti. Guardando al panorama culturale settecentesco, troviamo un discreto numero di intellettuali capaci di adeguarsi alla realtà delle cose e dei poteri: Luigi Castiglioni (nipote di Pietro Verri, nel 1790) pubblica “Viaggio negli Stati Uniti dell’America Settentrionale; Carlo Bossi, torinese diplomatico di Napoleone (dopo la sua caduta, nel 1816) “Napoleonia”: dimostra le ragioni per cui queste élites non osteggiano il sovrano.

Funzionari e intellettuali napoleonici

Funzionari in dignitosi rapporti col Regime sono: il matematico Giuseppe Luigi Lagrande, lo scienziato Alessandro Volta, gli esperti di lingue e letterature antiche orientali Tommaso Valperga di Caluso, l’archeologo Ennio Quirino Visconti. L’età Napoleonica, tuttavia, in Piemonte e in Lombardia non arresta lo sviluppo socio-economico e tecnologico: molti proseguono in una pratica di poesia, nella versificazione sterile e superficialmente ripetitiva di modelli e invenzioni classiche, secondo l’uso dell’ “establishment” culturale napoleonico (che i napoleonici hanno incoraggiato a fini encomiastici (l’impero asburgico non richiede il consenso di “forti” personalità); molti intellettuali tentano di sviluppare personali vie di ricerca, anche per comprendere e dare una risposta alla complessa realtà contemporanea: è il caso di Davide Bertolotti (attivo a Torino e Milano, nel 1812), sperimenta una memorialistica di viaggio, intesa a informare i lettori di periodici sui piccoli ma vitali luoghi della Lombardia: con il romanzo “L’isoletta dei cipressi” (1822), tenta per primo l’esplorazione della quotidianità sentimentale.

Ludovico di Breme, conciliatorista, è tra quelli che hanno una considerazione formale delle nuove scienze e tecniche e una fiducia profonda nell’utopia liberale (derivata in questo caso da Madame de Stael o Stendhal) della “perfettibilità dello spirito umano”; su questa linea si colloca naturalmente Manzoni. A Foscolo, intorno al 1820, la residenza londinese conferisce un carattere particolarissimo, certamente unico. (Foscolo nasce a Zante o Zacinto, una delle isole Jonie, che dal 1484 appartiene a Venezia): certe esperienze infantili orientano le sue scelte poetiche giovanili, almeno sino ai sonetti del 1802-1803 (ecco perché è bene annotare alcune indicazioni biografiche, per porre un primo accenno alla poesia fortemente memoriale del “primo Foscolo”: su tutto va notato, come l’autore stesso sostiene diversi anni dopo, la probabile appartenenza della famiglia di nobile condizione: probabilmente una famiglia di borghesi decaduti, nell’ottica settecentesca).

Origini e influenze

La madre (del sonetto “In morte del fratello Giovanni” – Gian Dionisio, morto suicida, come Giulio; Rubina) Diamantina Spathis (vedova di un piccolo aristocratico) è greca, il padre Andrea, a cui dedica (dopo la morte prematura, avvenuta nel 1788; nocciolo di uno psichismo e di una poetica altrimenti indecifrabili)) molti “versi giovanili”. È medico (laureato a Padova). Negli anni in cui si delinea un certo immaginario (“Don Iuan” di Byron), una certa “isola della Grecia (perfetta nel suo gioco di “limpide nubi, di mare e di spiagge, di “fronde”) il Nostro pensa consapevolmente che possiede la padronanza di un dialetto importante e che appartiene a una specificità etnico-culturale prestigiosa, ad uno spazio antropologico ideale costituito da esperienze di bellezza, di armonia dell’uomo con la natura.

La giovinezza di Foscolo

Il giovane Foscolo (dal 1794), da poco giunto a Venezia e prevalentemente privo di mezzi (dato costante nella sua vita) mostra di sapersi ambientare nel bel mondo della città (un tanto di “dandysm”, fatto di scelte raffinate e di contegni sprezzanti, che ne fanno una figura insolita in una società dominata da arrivismi a carrierismi): stringe amicizia (e un amore) con la contessa trentacinquenne Teotochi Albrizzi, che scrive un suo “ritratto”: (“l’animo è disprezzatore della fortuna, e della morte. L’ingegno nutrito di sublimi e forti idee, semieccellenti in eccellente terreno coltivati, e cresciuti. Compiacesi di non essere ricco, amando esserlo di quelle virtù che, esercitate dalla ricchezza, quasi più virtudi non sono. Ama la solitudine più profonda; ivi meglio dispiega tutta la forza di quel ferace ingegno che ne’ suoi scritti trasfonde. La sua vasta memoria è cera nel ricevere, marmo nel ritenere. Delle cose patrie adoratore, oltre il giusto disprezzatore delle straniere. Talora parlatore felicissimo, e fecondo, talora muto di voce e di persona. Pare che l’esistenza non gli sia cara, se non perché ne può disporre a suo talento”); a Milano sceglie amanti di rango patrizio (la contessa Antonietta Fagnani e la marchesa Marzia Martinengo).

All’amico Costantino Naranzi dona i “Versi dell’adolescenza” (post. a Lugano – 1831 – come “Poesie inedite di N.U.F. tratte da un Manoscritto originale”). Evidente (qui) la tradizione classica: dai lirici greci (Aracreonte e Saffo, variamente parafrasati), da Orazio giunge, attraverso il richiamato Pontano, sino al ‘700 arcadico (per il quale, oltre a “Weisse alemanno” e l’elvetico “Gassner” – Bertola – non esplicita riferimenti: è facile notare le influenze di Rolli e Ravioli).

Visioni e influenze poetiche

Tali personaggi non sono “maestri” solo per le soluzioni metrico-stilistiche, le immagini e le invenzioni, ma anche per una visione delle cose aliena dalla grande storia – si veda l’ode “La guerra” – incline a un’esperienza dell’ “io” vissuta, secondo la lezione epicurea, in termini di misura, di equilibrata ricerca del piacere (amore, nella sua pienezza psico-fisica; immersione felicitante nella natura; fruizione della “bellezza”: si veda l’ode, introdotta da un versetto del Pontano, “Nox […]/ O voluptatis comes et ministra” [“O notte, compagna e serva del piacere ”], intitolata “Il piacere”).

Ma si legga l’anacreontica “Il desiderio”:

Io non invidio ai vatile lodi e i sacri allori, né curo i pregi e gl’ori d’un duce o d’un sovran. Saran (i) miei dì beati se avrò il mio crine cinto di serto (corona) vario-pinto tessuto di tua man. Saran (i) miei dì beati se in mezzo a(l) bosco ombroso il tuo volto vezzoso godommi (mi godo) a contemplar. Che bel vederci allora (cambiar mille sembianti).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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