Ugo Foscolo. Letteratura e politica
Foscolo è un poeta civilmente impegnato: i suoi scritti sono quasi sempre finalizzati ad un intervento nel dibattito civile e politico (la poesia deve accendere gli animi al valore, gli uomini alla civiltà; la patria è un bene supremo per il quale soffrire e, se necessario, morire). L’idea di patria va ben oltre i limiti di nascita per Foscolo: è una comunità di uomini legati tra loro da un’appassionata adesione a certe tradizioni e ad una certa storia, una comunità a cui si vuole appartenere perché la si considera unica sulla terra. Essere un sacerdote civile, un propagatore di idee comporta delle conseguenze però: l’ostilità da parte del potere (Foscolo stesso sostiene di aver subito persecuzioni legate all’attività di letterato civile, a causa della sua franchezza di scrittore).
Dopo la sua morte molti hanno cercato di fargli dire quello che volevano, lo hanno travisato e ne hanno parlato in modo riduttivo: a partire da Mazzini che lo rappresentava come modello del patriottismo (limitante perché non tiene di conto di tutto il pensiero politico e della poliedricità del Foscolo); fino al fascismo che considerava Foscolo un conservatore e antidemocratico e quindi anticipatore del partito (solo il fatto che Foscolo non accettò mai nessun compromesso ribadendo l’importanza della libertà e indipendenza dal potere politico ci dimostrano come queste idee siano infondate e sbagliate).
L’essere giacobino (moderato e mai estremista però) però non fu una scelta incosciente e azzardata, ma una scelta consapevole di un patriota spinto dal desiderio di riforma e giustizia e insieme dal disgusto per un’aristocrazia parassitaria (quella che Parini aveva deriso).
Idea di democrazia
È importante capire che l’idea di democrazia che abbiamo noi oggi (suffragio universale, rappresentanza parlamentare ampia) è molto diversa da quella di fine e inizio Ottocento (più simile ad un’oligarchia censitaria). È quindi più corretto pensare ad un Foscolo sostenitore della monarchia costituzionale (dove il princeps abbia poco o nullo arbitrio personale) o dell’oligarchia allargata, piuttosto che un repubblicano estremista (non un sostenitore della sovranità popolare, neppure in gioventù). È sicuramente fuori discussione che con gli anni la parola si sia sostituita all’azione armata (parola come unica arma capace di rigenerare l’Italia): questo ha portato non a rinnegare il giacobinismo ma a superarlo (non perché considerato sbagliato ma perché considerato causa inutile di spargimenti di sangue: nel sonetto ‘Non son chi fui’ questo è ben chiaro). Sicuramente l’involuzione napoleonica pesò molto sull’abbandono della politica attiva (interventismo armato e violento considerato inutile e inefficace).
Foscolo e la filosofia
Non possiamo considerare neanche filosoficamente Foscolo un estremista. Era legato al sensismo di Locke e quindi era fermamente convinto che ogni tipo di conoscenza dovesse derivare dall’esperienza sensibile, rifiutava la metafisica legandosi invece all’etica. È stato per questo definito ateo o progressista, erroneamente (Foscolo era stato seminarista e non inveì mai contro la Chiesa; non credeva nella perfettibilità del genere umano né nella scienza come fattore in grado di migliorare le condizioni di vita e quindi non possiamo dire fosse un sostenitore del progresso).
Origini e formazione
Foscolo nasce a Zante (dominio della Repubblica di Venezia) nel 1778 da padre di origini veneziane e madre greca: rimarrà influenzato dalla lingua e tradizione greca (il mito antico, valori di riferimento come la famiglia) e lingua e tradizione veneziana. Si trasferisce a Spalato (sempre sotto Venezia) insieme alla famiglia: lì il padre aveva trovato lavoro. È qui che Foscolo fa le sue prime esperienze scolastiche in seminario. Dal 1793 si trasferisce stabilmente a Venezia dove approfondisce la sua formazione culturale sempre seguito da preti negli ambienti dei Seminari.
A questa sua formazione legata alla sfera religiosa si aggiunge quella più profana dei salotti veneziani che inizia a frequentare (conosce le idee del giacobinismo che già infuocavano la Francia). Inizia a scrivere e lo fa dando luogo appunto a liriche civili giacobine-cristiane (in una di queste associa Napoleone ad un Messia armato, ad un redentore che potrebbe far sorgere una nuova aurora sul suolo italiano: assimila quindi la storia contemporanea alle vicende bibliche).
Influenza di Cesarotti
Una figura centrale nella formazione dell’ideologia politica del Foscolo è sicuramente Cesarotti: quest’ultimo si legava alla cultura sacro-profana, democratica ma nel senso che il governo dovesse spettare solo ai cittadini virtuosi (idee punto di riferimento per Foscolo). La rottura con quest’ultimo avvenne per due motivi:
- Foscolo rifiuta qualsiasi servilismo mentre Cesarotti diventa ‘napoleonico’ tanto da dedicare un poemetto adulatorio di nome ‘Pronea’ (in cui Napoleone veniva considerato appunto allievo della Provvidenza: Pronea)
- Poi perché il Cesarotti si distaccò dal pessimismo di Foscolo a partire dall’’Ortis’, rifiutò il catonismo (ostentazione di una rigida morale) che porta l’Ortis al suicidio e che esclude ogni possibilità di speranza per gli uomini.
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